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International Drug Tribune

a cura di Marina Impallomeni

Da New York a Vienna.
Il cammino della riforma

La “campagna di Vienna” per la riforma della politica Onu sulle droghe può contare su un alleato di un certo peso. Si tratta del settimanale inglese The Economist, che all’inizio di aprile ha dedicato a questa questione un servizio piuttosto approfondito. Dalla sessione speciale dell’Assemblea generale del ‘98 a New York, quando fu lanciato l’obiettivo di liberare il mondo dalla droga entro il 2008, alla fine ingloriosa di Pino Arlacchi costretto ad abbandonare tra le polemiche il suo incarico alla guida dell’Odccp, fino alle più recenti tensioni determinatesi nei rapporti tra l’Onu (in particolare l’agenzia Incb) e quei paesi che negli ultimi anni hanno avviato un ripensamento in senso liberale delle loro politiche (come la Gran Bretagna, la Svizzera, il Canada): l’articolo ripercorre una serie di tappe importanti, fornendo al lettore una sorta di mappa generale.
Il lavoro di documentazione accumulato in anni di lavoro da Ong e ricercatori traspare chiaramente in filigrana, segno che questi hanno ben seminato producendo delle competenze che non possono più essere negate. Tra l’altro registriamo con piacere il fatto che in questi anni – ma anche ultimamente a Venezia – molti degli esperti citati dall’Economist sono venuti a esporre i loro contenuti in Italia per iniziativa del Forum Droghe. Ethan Nadelmann (Drug Policy Foundation, New York) e Martin Jelsma (Transnational Institute, Amsterdam) sono nomi già noti ai lettori di Fuoriluogo. Ad essi si aggiunge, proprio in questo numero, anche quello di Cindy Fazey dell’Università di Liverpool.
Per quanto riguarda le previsioni politiche, va detto che l’anonimo estensore dell’articolo non lascia molto spazio alle illusioni. «Il cammino verso una politica razionale sulle droghe – scrive – sarà verosimilmente lungo». Vorremmo tanto che si sbagliasse.

“Illegal Drugs: Just Say Maybe” The Economist, 3 aprile 2003

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