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International Drug Tribune
a cura di
Marina Impallomeni
Uno zar declassato
Parlando alla radio in un programma della Bbc per annunciare le
sue dimissioni, ha detto che la Gran Bretagna si starebbe spingendo
sulla strada della depenalizzazione «più in là
di qualunque altro paese al mondo». E per difendere la sua
posizione intransigente sulle droghe, non ha trovato di meglio
che criticare quei politici «che traggono vantaggio dal
fare dichiarazioni politiche». Keith Hellawell, nominato
“zar antidroga” in pompa magna nel 1997 da Tony Blair
ma declassato poi a semplice “consulente”, si è
dimesso dal suo incarico dopo che il ministro Blunkett ha avviato
la riforma della politica sulle droghe in Gran Bretagna.
Alla sua breve ma intensa carriera politica come coordinatore
e responsabile della guerra alla droga “made in Uk”,
dedica un interessante commento Matthew Tempest su The Guardian
del 10 luglio scorso. Tempest offre due possibili interpretazioni
per spiegare i motivi che portarono alla nomina di Hellawell,
alle quali corrispondono due diverse ricostruzioni della politica
sulle droghe messa in campo dal governo di Tony Blair.
Secondo la prima ipotesi Hellawell, che come alto funzionario
di polizia si era messo in luce rilasciando dichiarazioni di stampo
liberale sulla cannabis e sulla legalizzazione delle case di piacere,
sarebbe stato scelto dal governo per preparare il campo a un graduale
“ammorbidimento” della politica sulle droghe, in particolare
sulla cannabis, e per fare da parafulmine agli eventuali attacchi.
Se le cose andarono così, il suo atteggiamento ottusamente
intransigente sarebbe stato anche la causa della sua graduale
defenestrazione. La seconda ipotesi è invece che Tony Blair,
nel ‘97, non vedesse affatto la riforma della politica sulle
droghe come una questione di attualità politica, e semplicemente
abbia rubato l’idea di uno “zar antidroga” al
suo amico Bill Clinton. Comunque siano andate le cose, il piano
non ha funzionato.
Matthew Tempest,
“Spliff personality”, The Guardian, 10 luglio 2002
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