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Dalla Rete

Uno studio su Shakespeare «Faceva uso di
marijuana per scrivere le sue opere»
LONDRA - William Shakespeare: dovuti esclusivamente al genio i suoi
capolavori o anche allinflusso di qualche spinello? A trasformare
il bardo di Stratford on Avon in un precoce predecessore di Aldous
Huxley e dei suoi esperimenti allucinogeni sono due professori del
Sudafrica, che nei testi del grande poeta inglese hanno trovato
riferimenti che, sostengono, possono lasciare pochi dubbi: Shakespeare
faceva ampio uso di marijuana. Da Amleto ai sonetti - sottolineano
Frances Thackaray e Nick van der Merwe in uno studio realizzato
per la Shakespearean Society of Southern Africa - le opere dello
scrittore morto nel 1616 sono piene di surreali metafore. Sogni,
visioni, percezioni soprannaturali: il mondo di Shakespeare, precisano,
non è fermamente ancorato alla realtà. E il poeta
- aggiungono - era al corrente delleffetto della canapa indiana,
al punto di arrivare a comporre la frase: «Linvenzione
in una nota erba». Per ora si tratta di semplici congetture
letterarie, per quanto autorevoli, ma la teoria dei due ricercatori
del Transvaal Museum di Pretoria potrebbe presto trovare conferme
scientifiche. Thackaray e Van der Merwe hanno chiesto e ottenuto
in prestito alcune pipe usate dal bardo e ritrovate nella sua abitazione
di Stratford. I cimeli sono ora in mano alla polizia, che - grazie
a un nuovo esame - spera di riuscire ad accertare cosa fumava il
poeta 400 anni fa.
Che in Inghilterra la marijuana abbondasse già nel 16esimo
secolo non è una novità: nel 1563 la regina Elisabetta
I aveva varato una legge secondo la quale gli agricoltori con più
di 60 acri di terreni erano obbligati a coltivare la canapa. Pena:
multa di cinque sterline. Oggi sono poco più di 15.000 lire.
Allora era un efficace deterrente. Sinora, però, si è
sempre pensato che la marijuana venisse usata come medicinale, mentre
le parole di Shakespeare, secondo i due studiosi, indicano che se
ne conoscevano già anche gli effetti allucinogeni.
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