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Dalla Rete

Eco a favore delle droghe leggere?
Lo ipotizza un articolo di "Studi Cattolici", il mensile vicino all'Opus Dei diretto da Cesare Cavalleri, che stronca senz'appello Baudolino, il nuovo romanzo dello scrittore.

ROMA - Nel nuovo romanzo di Umberto Eco, Baudolino, che ha già venduto 400 mila copie, sarebbe nascosto tra le righe un messaggio in favore della legalizzazione delle droghe leggere. Lo ipotizza un articolo di Studi Cattolici, il mensile vicino all'Opus Dei diretto da Cesare Cavalleri, che stronca senz'appello l'opera del più celebrato intellettuale italiano contemporaneo. Se Civiltà Cattolica, l'autorevole rivista dei Gesuiti, aveva usato toni abbastanza morbidi nella recensione apparsala scorsa settimana, Studi cattolici ci va giù pesante, definendo Baudolino ''una sorta di karaoke medioevale da villaggio delle vacanze'', perché il Medioevo dipinto da Eco è ''da burla, da parodia''. Terminata la lettura del romanzo, afferma Cavalleri nell'articolo anticipato dalla rivista, rimane l'impressione di ''un libro stucchevole, pedante, supponente e sussiegoso''. Insomma, un'opera che ''non insegna nulla al lettore'', ma che farà contento l'autore, poiché con il nuovo successo editoriale si ritroverà ''con un conto in banca vertiginoso''. Ogni qualvolta escono romanzio saggi di Eco, la rivista diretta da Cavalleri non perde occasione per pubblicare una stroncatura. Qualche anno fa arrivò addirittura a paragonare il semiologo dell'Università di Bologna all'''Anticristo'': un'accusa durissima, poi chiarita con uno scambio epistolare. Ora Cavalleri riconosce che in Baudolino ''non ci sono gravi sbandamenti morali; anzi, c'è in filigrana un sommesso elogio degli affetti familiari''. Un elemento positivo turbato però dall'''atteggiamento sintomatico'' di Eco verso le droghe leggere. Un neo, sottolinea Studi cattolici, emerge quando Eco parla del ''miele verde'', cioè della droga. Commenta a tal proposito Cavalleri: ''I ragazzi che il perfido Aloadin drogava per servirsene occasionalmente come assassini vivevano in catene illusidi vivere in Paradiso. Sembrerebbe, dunque, una condanna della droga, e però il trovatore Abdul, per cantar meglio, assumeva una piccola dose di miele verde. Come dire che basta non esagerare, magari perorando per la legalizzazione delle droghe leggere''. (8 GENNAIO 2001, ORE 17:25)