home



































   
ospiti
 
 
 

   
 

 

Una pista da sballo.
Ritratto dell'architetto Beppe Riboli, che arreda le discoteche a seconda delle droghe che si usano al loro interno…

di Ettore Colombo

"Ueh, giornalista! Che poi se travisi quello che ti ho detto ti metto sotto con la Ferrari, - perché io c'ho la Ferrari - chiaro, giornalista?!".

Ecco, Beppe Riboli, di professione teorica architetto, in pratica "creativo", così ci tiene a dire lui, è proprio uno di quei personaggi - milanesi, milanesissimi - che uno vorrebbe uscirci insieme, la sera. Semplicemente per capire come è possibile che un uomo di 40 anni, dal look-stile "come superare gli anni Ottanta senza accorgersene", che le donne, se proprio deve chiamrle, le chiama "quelle fighe lì" e che "va a letto la mattina presto/ per poi svegliarsi col mal di testa", sia non solo l'inventore dei principali locali da ballo - e da sballo - del Paese, non solo l'unico designer, creativo o come dir si voglia che i medesimi locali li progetta, li fa costruire e poi li arreda a perfetta immagine e somiglianza delle droghe che vi si consumano dentro, ma soprattutto che si tratti di una persona che - sull'argomento droghe - ha le idee molto più chiare e libere di tanti moralisti e/o proibizionisti. Tutto nasce quando, un paio di mesi fa, in un talk show - "Sù e giù", ideato da Gregorio Paolini e condotto da Natascha Lusenti - ci capita di vedere (di domenica sera e su Rai Uno…) la faccia di Riboli che parla di ecstasy ed eroina, haschisch e mariujana, cocaina e anfetamina come se fosse un dotto esperto del settore.

Ci incuriosiamo e scopriamo che Riboli non è altro che un designer (pardon, creativo!) di locali alla moda e che (testuale) "Quando ne progetto uno tengo sempre ben presente il tipo di droga che vi verrà consumata all'interno. Non a caso", spiega in tutta tranquillità e al telefono, "dal tipo di colori, luci, arredi e naturalmente musiche di un locale si capisce subito che tipo di sostanze stupefacenti si usano, là dentro". Già, basta un'occhiata. Forse viviamo in un "mondo a parte", meno male che c'è Riboli, ad aprirci gli occhi: "Ogni tipo di epoca, quindi di musica, e quindi di locale, ha il suo tipo di droga. Negli anni Settanta, col rock, c'era l'Lsd e la pischedelia, e l'eroina, certo. Negli anni Ottanta andava forte il reggae e di conseguenza i 'cannoni', poi il rave con le pasticche, adesso va di moda l'ecstasy, ma ormai è già in calo... In grande spolvero oggi c'è la cocaina, magari mischiata ad altro". Insomma, dimmi dove vai (a ballare) e ti dirò cosa ti fai (di droga). Riboli descrive i locali - che arreda e naturalmente che frequenta - con l'annoiata sicurezza di un sociologo dei consumi giovanili: "L'ecstasy? Si consuma in locali enormi e molto bui, con scarsissimi arredi, poche sedie, colori violenti alle pareti. La pista può arrivare al 50% del locale, gli impianti sonori ti sfondano i timpani, i bar sono serpentoni lunghissimi, non c'è servizio al tavolo e i cocktail sono spesso delle vere droghe a loro volta: illeciti, proprio come il volume delle casse. Il pubblico è di target medio-basso, ma spende cifre folli per divertirsi. Esempi? Il Cocoricò di Rimini e tutti i locali della costa. La cocaina, invece, si trova in locali molto raffinati, pieni di salette vip e priveé, ricchi di colori chiari, asettici, con piste da ballo piccole, che non superano il 10% della superficie totale del locale, magari con la disponibilità di due o tre piste dove impazzano generi musicali diverse, molte sedie, spesso con il servizio ai tavoli, i bar molto più piccoli, i drink più sofisticati. Il target è medio-alto, ma è proprio lì che i gestori guadagnono meno: le donne di solito non pagano, i vip neanche a parlarne, la formula è quella della drink card: free entrance, paghi le consumazioni all'uscita. Old Fashion e Hollywood a Milano, il top. Le droghe leggere, infine, vanno - da sempre - nelle birrerie, nei disco-bar: arredamento colorato, foto e poster alle pareti, niente pagamento all'ingresso, possibilità di consumare piatti freddi e caldi, alcolico preferito la birra, che va a fiumi. Serata tranquilla, da passare con amici e ragazza, magari guardando una partita, o chiacchierando".
Riboli ha una vita intensa: ha progettato e disegnato locali dovunque, da Sidney a Londra, da Miami ad Amsterdam, ma la mecca resta qui: "In Italia ci sono 6 mila discoteche, più di ogni altro Paese al mondo. Noi abbiamo una vera e propria cultura del divertimento e facciamo di tutto per assecondarla. Le droghe vengono di conseguenza. Tutto qui. E poi sa cosa le dico? Io sono antiproibizionista e radicale da sempre: sono le statistiche a dirlo che ne ammazzano di più alcool e fumo. E poi credo che se lo Stato volesse veramente colpire il grande spaccio potrebbe farlo e invece non lo fa. Se le droghe leggere fossero completamente liberalizzate, per la malavita sarebbe un brutto colpo. Per il resto - eroina, cocaina - io proverei almeno a non farne un tabù. E poi lo sa com'è, no? Lo si fa sempre per lo stesso motivo: cuccare!". No, non lo sappiamo com'è, ma dall'architetto (pardon, il creativo…) Riboli crediamo di non essere i soli ad avere qualcosa da imparare…