il manifesto
7 Ottobre 1998

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EUROPARLAMENTO

Uno spiraglio nel voto sulle droghe

- A. P. - ROMA

S trasburgo ha detto di nuovo "no" alla legalizzazione delle droghe leggere. Ha tuttavia confermato la rotta repressiva nei confronti dei narcotrafficanti e, soprattutto, ha espresso un parere favorevole per una strategia di "riduzione del danno" (harm reduction) nei confronti dei tossicodipendenti, attraverso anche una rivalutazione europea del ruolo delle comunità terapeutiche.

L'Europarlamento ha respinto a larga maggioranza gli emendamenti presentati dai radicali per la legalizzazione nell'Ue delle droghe leggere e la somministrazione, dietro prescrizione medica, di farmaci sostitutivi e di programmi di sperimentazione per la somministrazione di droghe. Il documento dell'Europarlamento, presentato dall'ex-ministro della sanità olandese, la socialista Hedy D'Ancona - riscritto dopo che l'aula l'aveva rinviato in commissione in gennaio - è stato approvato con 361 voti a favore, 92 contrari e 22 astensioni. Si tratta comunque, nonostante la rigidità con cui sono state accolte le proposte di apertura a forme di sperimentazione, di un passo in avanti dell'Unione europea verso una minore rigidità nei confronti del giudizio complessivo sulle droghe.

Non più solo e unicamente repressione, come unica via, ma anche la ricerca di percorsi alternativi alla pura e semplice proibizione. così, se è vero che gli eurodeputati hanno bocciato in particolare gli emendamenti radicali per la somministrazione controllata delle droghe pesanti, la legalizzazione delle droghe leggere, l' organizzazione legale del mercato dell'hashish o per il riconoscimento "che l'hashish è meno nocivo del tabacco e dell'alcol", tuttavia hanno invece sottolineato l'importanza della strategia di riduzione del danno che comprende anche un maggior investimento nelle comunità terapeutiche.

Chi invece si ostina a essere duro d'orecchie è il responsabile per la lotta alle droghe e direttore generale dell'Onu a Vienna, Pino Arlacchi il quale continua a implorare i talebani afghani perché la smettano di produrre e smerciare oppio. E' sì vero che nel 1998 in Afghanistan sono state prodotte 2.100 tonnellate di oppio, 700 meno dell'anno scorso, ma il calo è dovuto soprattutto alle condizioni climatiche poco favorevoli. Dal rapporto dell'Onu emerge che la produzione di oppio rende in un anno almeno 69 milioni di dollari. Si teme che, a causa del minor quantitativo prodotto quest'anno, il prezzo sul mercato possa rapidamente crescere. L'80 per cento dell'eroina consumata nel Vecchio Continente, viene prodotta da oppio dell'Afghanistan.


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