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BOZZA DI DOCUMENTO CONCLUSIVO DELL'INDAGINE CONOSCITIVA
SULLE MODALITA' E SUI RISULTATI DEGLI INTERVENTI DI PRIMO SECONDO
E TERZO LIVELLO PER LA LOTTA ALLE TOSSICODIPENDENZE ADOTTATI IN
ITALIA, NONCHE' SULLE PRINCIPALI ESPERIENZE STRANIERE.
L'indagine conoscitiva si è articolata in due fasi: nella
prima, tra il febbraio e l'aprile 1999, una delegazione della Commissione
ha approfondito alcune realtà europee di particolare interesse,
recandosi nelle città di Amsterdam per l'Olanda, Francoforte
sul Meno per la Germania, Zurigo per la Svizzera, Madrid per la
Spagna e Lisbona dove ha sede l'Osservatorio europeo delle droghe
e delle tossicodipendenze; nella seconda fase, tra il luglio 1999
e il luglio 2000, al fine di verificare la situazione italiana nelle
diverse aree (Nord, Centro e Sud) del paese, la delegazione ha effettuato
sopralluoghi presso i servizi per le tossicodipendenze (Sert) di
Genova, Rimini e Reggio Calabria e le comunità terapeutiche
private di San Benedetto al Porto e del Centro di solidarietà
a Genova, del Centro reggino di solidarietà e della Comunità
Incontro di Santa Cristina di Aspromonte in provincia di Reggio
Calabria, della comunità Vallecchia e della comunità
di San Patrignano in provincia di Rimini.
Amsterdam
L'obiettivo prioritario della legislazione olandese è quello
di limitare al massimo i rischi che l'uso di stupefacenti comporta
per i consumatori, per le persone che li circondano e per l'intera
società. La legge olandese non vieta il consumo di droga,
ma prevede un rigido controllo sulla sua produzione (nonostante
ciò l'Olanda è a tutt'oggi il principale produttore
di ecstasy); inoltre, pur tenendo conto dei possibili rischi per
la società, si cerca di evitare che le procedure giudiziarie
e la detenzione arrechino ai tossicodipendenti un danno maggiore
di quello causato dall'abuso stesso di stupefacenti. In altri termini,
lo scopo principale della politica olandese in materia di lotta
alle tossicodipendenze è quello di tutelare la salute dell'individuo
attraverso l'adozione di una strategia di tolleranza riguardo all'uso
delle droghe, tendente peraltro a differenziare l'uso delle droghe
leggere rispetto a quello delle droghe pesanti. Questo tipo di politica
ha consentito all'Olanda di ottenere risultati positivi in termini
di consumo di stupefacenti: l'Olanda è infatti uno dei pochi
paesi in cui l'uso delle droghe non è aumentato rispetto
agli anni '70.
Nell'incontro con il dottor Ernest Buning, psicologo e responsabile
dell'Ufficio internazionale delle politiche antidroga del servizio
sanitario municipale, è stata fatta un'introduzione generale
alle politiche ed esperienze di contrasto alle tossicodipendenze
nella città di Amsterdam.
Uno degli esempi più appariscenti della politica di tolleranza
adottata è costituito dalla presenza di numerosi locali pubblici
denominati coffee shops (400 nella sola Amsterdam) nei quali è
possibile acquistare e consumare una dose di 5 gr di droga leggera
nel rigoroso rispetto delle seguenti condizioni: assenza nel locale
di droghe pesanti; divieto di vendita a persone di età inferiore
ai 18 anni; rispetto della quantità massima di presenza del
locale di droghe leggere (30 gr in teoria, ma in realtà è
tollerata la presenza fino a 500 gr); divieto di vendita e consumo
di alcolici; assenza di pubblicità; divieto di disturbo della
quiete pubblica. Il rispetto delle citate condizioni è frequentemente
verificato dalla polizia ; la loro violazione può comportare
la revoca della autorizzazione e l'apertura di un procedimento giudiziario
a carico del titolare del locale. È inoltre da osservare
che, essendo illegale la produzione e lo spaccio di droga, inevitabilmente
il gestore del coffee shop, per rifornirsi di droga, intrattiene
rapporti illegali con la criminalità, sui quali tuttavia
la Polizia chiude anche un occhio. Norme più stringenti di
divieto alla produzione di droghe leggere sono state introdotte
negli anni passati in ossequio alle convenzioni internazionali cui
l'Olanda ha aderito.
Come illustrato dal dottor Buning, le politiche di riduzione della
domanda si articolano su tre pilastri: la prevenzione primaria,
i trattamenti terapeutici disintossicanti e la riduzione del danno.
Per quanto riguarda la prevenzione primaria, nelle scuole, a partire
dai 12 anni di età, è previsto un insegnamento di
2 ore settimanali di cura ed igiene della persona denominato "prenditi
cura di te stesso" in cui viene affrontato il problema dell'uso
delle droghe, dell'alcool e del tabacco. Si privilegia un'informazione
in cui la droga viene presentata non come uno spettacolo degli orrori
(un simile approccio potrebbe tradursi in una involontaria pubblicità)
ma come un aspetto della vita rispetto al quale l'adolescente deve
sviluppare una propria capacità di resistenza; inoltre, per
rendere più efficace la comunicazione, si cerca di fare appello
al linguaggio e ai modelli del gruppo al quale ci si rivolge. Nell'ambito
del citato insegnamento nelle scuole, le strutture del servizio
sanitario, in collaborazione del Centro Jellinek (vedi oltre), offrono
un servizio a livello nazionale, comprensivo di depliants, video
e corsi di formazione dei docenti. Esistono poi specifici progetti
di prevenzione rivolti ai giovani considerati maggiormente a rischio
(ad esempio coloro che abbandonano la scuola).
Per quanto riguarda i trattamenti terapeutici disintossicanti, si
tratta di terapie a lunga durata, sia ambulatoriali che domiciliari,
che comprendono psicoterapia e riabilitazione, e sono in genere
rivolti, almeno nella prima fase, a soggetti che assumono metadone.
Esiste peraltro un elevato rischio di ricaduta: su 100 persone che
iniziano il trattamento disintossicante, infatti, solo 5 lo portano
a termine con successo.
In materia di riduzione del danno sicuramente stimolanti sono apparse
le considerazioni svolte da Peter Cohen, professore di sociologia
presso l'università di Amsterdam, il quale ha osservato che
vari e discutibili sono i concetti di "danno" soprattutto
in relazione ad un fenomeno, come la droga, che non può considerarsi
del tutto oggettivo. In particolare, a suo giudizio, va tenuto presente
che non è neutrale, rispetto al danno, la scelta politica
di ritenere legale o illegale il consumo di una determinata sostanza;
in generale può dirsi che la riduzione del danno è
funzione del contesto socio - politico - culturale e che il concetto
di danno deve includere anche i danni sociali del consumo, quali
quelli derivanti dall'emarginazione di cui possono essere vittima
i consumatori di droga. Pertanto, secondo il professor Cohen, una
maggiore accettazione sociale dell'uso di droga ha come conseguenza
una diminuzione dei connessi fenomeni di criminalità nonché
dei relativi rischi sanitari. Nella prospettiva di una politica
dinamica di riduzione del danno, ottimi risultati sono stati raggiunti
in Olanda grazie alla strategia dei "mercati separati"
che comportano un'ampia tolleranza per il consumo di droghe leggere
e di maggiori barriere invece per l'uso di droghe pesanti. Attraverso
tale distinzione, ha sottolineato il professor Cohen, si persegue
l'obiettivo di scoraggiare il giovane consumatore di droghe leggere
dal passare all'uso di droghe pesanti.
Il dottor Gien Van Brussel, capo del dipartimento droga del servizio
sanitario municipale ha illustrato le concrete iniziative assunte
in Olanda per la riduzione del danno, soffermandosi inizialmente
sui trend del consumo dei vari tipi di droga e dei rischi connessi.
Il consumo di eroina è attualmente in Olanda minoritario
rispetto agli altri tipi di droga: si calcolano in 25 - 30.000 gli
eroinomani presenti, con una durata media della dipendenza piuttosto
elevata; tra i giovani è diffuso il consumo di cannabis (il
15 - 18% dei diciottenni) con insorgenza di problemi di memoria
negli studenti che ne fanno uso; in cresciuta è il consumo
di ecstasy e delle altre nuove droghe (il 5 - 6% di giovani ne fa
uso almeno una volta) per le quali sono stati evidenziati rischi
di neurotossicità.
Dal 1983 sono stati creati spazi circoscritti al cui interno è
possibile, per un numero limitato di utenti, consumare droga e avere,
senza spesa, siringhe pulite in cambio di quelle usate: tale iniziativa
- che, come è stato verificato nel seguito dell'indagine,
rappresenta l'analogo della safe injection room svizzera e della
konsumraume tedesca- ha lo scopo non solo di ridurre l'espandersi
di malattie correlate alla droga quali l'HIV, l'HBV e l'HCV, ma
si propone anche di limitare l'attività di spaccio.
E' in corso un programma, limitato a 20 soggetti altamente problematici,
di somministrazione terapeutica di eroina.
I programmi a base di metadone (il cui numero è raddoppiato
negli ultimi dieci anni) si sono rivelati efficaci ai fini della
riduzione del consumo di eroina, dei connessi fenomeni di criminalità
e della trasmissione di malattie correlate; inoltre dopo l'avvio
di tali programmi è migliorata la qualità dell'eroina
che viene spacciata e ne è diminuito il prezzo. Il dottor
Van Brussel ha sottolineato l'importanza di coinvolgere, nella somministrazione
di metadone, anche i medici di medicina generale.
La delegazione della Commissione ha infine incontrato Ian Huib Blans,
responsabile del settore prevenzione del Centro Jellinek, interamente
finanziato dallo Stato. Sotto il profilo della prevenzione , il
Centro ha focalizzato l'attenzione sui gruppi di persone cosiddette
a rischio attraverso la sperimentazione di un programma denominato
"antenna". Esso prevede un monitoraggio nelle scuole (con
riferimento a gruppi bersaglio dell'età di 15-17,5 anni)
ed ha lo scopo di raccogliere nella prima fase dati informativi
provenienti da diverse fonti; questi vengono poi analizzati ed interpretati
da esperti, dopo di che il Centro decide in ordine alle strategie
e ai progetti da adottare in chiave di prevenzione, avendo come
principale riferimento il consumo delle nuove droghe. La tipologia
di prevenzione mira ad incrementare la consapevolezza dei consumatori
(è disponibile anche un laboratorio che offre un controllo
di qualità delle sostanze) attraverso un sistema di avvertimento
che, tra l'altro, sottopone ad alcune rigide condizioni igienico-sanitarie
l'autorizzazione per gli house parties nei quali si fa generalmente
uso di ecstasy.
Alla luce delle informazioni acquisite, è possibile affermare
che in Olanda la politica di tolleranza adottata è il risultato
di una mediazione pragmatica fra l'orientamento favorevole della
cittadinanza alla legalizzazione delle droghe leggere e l'esigenza
di rispettare le convenzioni internazionali sottoscritte nonché
di limitare il fenomeno del drug tourism attraverso misure più
restrittive rispetto al passato. Particolarmente sviluppate risultano
le strategie di riduzione del danno in una prospettiva che comunque,
in linea di massima, intende il consumo di droghe come una scelta
individuale da lasciare alla singola persona. Il giudizio espresso
dai responsabili ed esperti incontrati sui risultati conseguiti
dalla politica di tolleranza è sicuramente positivo, pur
con l'avvertenza che non necessariamente analoghi risultati potrebbero
essere conseguiti in contesti socio-culturali diversi da quello
olandese.
Francoforte sul Meno
La politica antidroga seguita dall'attuale Governo tedesco presenta
aspetti innovativi, sulla base del riconoscimento che in passato
in Germania la criminalizzazione dei consumatori di droga aveva
avuto l'effetto di incrementarne i prezzi e di alimentare la criminalità
e la prostituzione. Adottando lo slogan "aiutare i tossicodipendenti,
punire gli spacciatori" il Governo tedesco si è pertanto
dimostrato favorevole alla somministrazione controllata dell'eroina,
per la prima volta sperimentata in Svizzera, ed ha manifestato anche
l'intenzione di rendere meno severe le sanzioni sul possesso delle
droghe leggere. Secondo i suoi fautori, il progetto di distribuzione
controllata di eroina non deve essere inteso come una sorta di droga
di Stato, da distribuire a chiunque la richieda, ma rappresenta
una sperimentazione terapeutica su piccoli gruppi di persone, accompagnata
da misure di sostegno psico - sociale con progressive e prudentissime
verifiche dei risultati. Il progetto nasce dalla convinzione che
il problema principale non è costituito dall'eroina in quanto
tale, ma dalla "dipendenza", intesa come uno stile di
vita complessivo comportante rischi sanitari e comportamenti illegali.
Sulla base del presupposto che l'eroina non è un veleno,
visto che l'organismo umano è capace di metabolizzarla, occorre
quindi intervenire per migliorare la qualità di vita del
tossicodipendente. Il drogato è un paziente che deve seguire
un iter terapeutico sotto precise condizioni: frequenza quotidiana
del centro per assumere la sostanza, divieto assoluto di far ricorso
al mercato nero, ecc; lo scopo è educarlo a prendersi cura
della propria salute.
In Germania vi sono attualmente 1 - 1,5 milioni di consumatori
di droga; di essi 400.000 sono abituali mentre 600.000 assumono
droga solo una volta alla settimana. E' da osservare che il problema
della tossicodipendenza nella parte orientale della Germania non
ha dimensioni rilevanti; in particolare il numero dei decessi è
ancora basso. E' in aumento il fenomeno della politossicomania da
più droghe pesanti e l'estendersi del consumo di ecstasy
sta mobilitando una campagna informativa a livello nazionale.
A Francoforte la delegazione della Commissione ha inizialmente incontrato
il dottor Glaser, assessore municipale per le finanze e la sanità,
il quale ha posto in evidenza la rilevante riduzione dei morti per
consumo di droga verificatasi nella città tra il 1991 e il
1997 (si è passati da 147 a 22 decessi). A suo giudizio,
alla base di tale risultato vi è una politica di contrasto
alla droga fondata su una rete integrata dei servizi sanitari e
sociali interessati, compreso il settore della giustizia, e sulla
doppia strategia di repressione da un lato e di aiuto e di assistenza
dall'altro; sono inoltre stati considerevolmente potenziati ed estesi
i programmi di riduzione del danno a base di metadone, il cui obiettivo
finale è comunque la fuoriuscita dalla dipendenza; sono state
inoltre realizzate le cosiddette konsumraume, locali dove i tossicodipendenti,
soprattutto eroinomani, possono consumare la dose in condizioni
igieniche controllate.
Per quanto riguarda la somministrazione controllata di eroina è
in fase di avvio un progetto sperimentale che dovrebbe coinvolgere
7 grandi città, tra cui Francoforte, per un totale di 1000
tossicodipendenti.
La delegazione ha poi visitato il centro di emergenza per tossicodipendenti
ubicato nel quartiere della stazione ferroviaria che, come centri
analoghi, si ispira al principio di offrire una molteplicità
di servizi che dal primo contatto si sviluppano attraverso il sostegno
e l'assistenza fino alla consulenza e al trattamento. Tale centro,
presso il quale lavora una équipe multiprofessionale di medici,
infermieri e assistenti sociali, affronta le problematiche di primo
impatto e stabilisce un contatto iniziale con i tossicodipendenti
che frequentano la zona. Comprende un'unità di strada, una
sala di consumo, un ambulatorio medico con erogazione di trattamenti
sostitutivi a base di metadone ed anche trattamenti per casi gravi
di politossicodipedenza e letti per pernottamenti di emergenza.
La delegazione ha quindi incontrato la signora Schardt, direttrice
dell'associazione European Cities on Drug Policy (ECDP) che comprende
attualmente 31 città europee ed è nata nel 1990 sulla
base di una risoluzione che ha come punti caratterizzanti l'abbandono
dell'illusione di una società senza droga e l'esigenza di
attribuire un ruolo determinante ai comuni. La signora Schardt ha
affermato che i pilastri di un'efficace politica antidroga, secondo
il programma dell' ECDP, sono la prevenzione, la terapia, la riduzione
del danno e la repressione; viene anche sottolineata l'esigenza
di una chiara ripartizione delle competenze tra diversi organismi
e servizi pubblici e privati e la necessità di un approccio
pragmatico e coordinato.
Successivamente, presso il centro ambulatoriale per la terapia sostitutiva
del servizio di soccorso del Ordine di Malta, il direttore del centro,
dottor Krause, ha illustrato gli interventi sostitutivi a base di
metadone, sottolineando l'importanza della collaborazione tra le
strutture impegnate nel campo della tossicodipendenza e gli altri
servizi sanitari, con particolare riferimento a quelli ospedalieri
in caso di necessità di ricovero. Il trattamento dei tossicodipendenti
affetti da AIDS è realizzato dal centro in collaborazione
con il policlinico universitario di Francoforte. Caratteristica
originale del centro è la pratica dell'agopuntura su pazienti
cocainomani: pur in assenza di studi controllati a riguardo, sembra
che le applicazioni quotidiane riducano la dipendenza.
E' stata poi visitata la struttura diurna-notturna East Side, nata
nell'intento di togliere dalla strada i tossicodipendenti e la prima
in Germania ad essere dotata di una konsumraume. L'esperienza di
questa struttura ha dimostrato - secondo il direttore, dottor Happel
- che anche le persone affette da tossicodipendenza sono in grado
di integrarsi autonomamente in un contesto di regole di convivenza
sociale, come è stato evidenziato in quei momenti di crisi
in cui il frequente ripetersi di fenomeni di violenza e aggressività
ha avuto fine con la minaccia della chiusure dell'istituto.
Di grande interesse è risultata poi l'attività di
recupero socio-scolastico svolta dall'istituto Herman Hesse, una
struttura modello unica nel suo genere nell'intera Germania. Compito
di questa struttura, dotata di 150 posti, è quello di preparare
soggetti con problemi di droga ai diversi esami scolastici fino
alla maturità. Il professor Schmitt ha precisato che condizione
per l'iscrizione è la volontà del soggetto di vivere
senza droga: circa il 50% degli iscritti supera gli esami di maturità
e circa il 25% continua a studiare all'università.
Nell'ultimo incontro a Francoforte sono state affrontate con il
responsabile del reparto per la terapia delle tossicodipendenze
e per le consulenze psichiatriche dell'ospedale civico, dottor Koher,
le problematiche mediche relative alla tossicodipendenza e alle
patologie psichiatriche associate.
Zurigo
In Svizzera la legge federale sugli stupefacenti vieta il consumo
e il traffico di droga.
La politica del Consiglio federale nella lotta contro la tossicodipendenza
si fonda su quattro pilastri: la prevenzione, la terapia, la riduzione
dei danni/aiuto alla sopravvivenza, la repressione. In tutti questi
settori la Confederazione lavora in stretta collaborazione con i
cantoni, le città, i comuni e le organizzazioni private.
Obiettivi di tale politica sono quelli di ridurre il numero di nuovi
consumatori, di incrementare il numero di coloro che intendono liberarsi
dalla tossicodipendenza, di ridurre i rischi in cui incorrono i
consumatori di droghe e, infine, di proteggere tutta la popolazione
da quelle che sono le conseguenze negative della tossicodipendenza.
Si noti la dizione "ridurre i danni/aiuto alla sopravvivenza":
essa contribuisce a chiarire la complessità di questo punto
programmatico della politica antidroga, nel quale gli aspetti psicologici
e sociali risaltano al pari di quelli sanitari. Va in questa direzione
la principale finalità dei trattamenti con metadone a lungo
termine e con eroina: la stabilizzazione del paziente cui può
seguire nel tempo il suo reinserimento sociale e il suo rientro
nel mondo del lavoro. In sostanza si intende abbattere lo stereotipo
che vuole i tossicodipendenti irrimediabilmente invalidati, dimostrando
invece che con opportune politiche di sostegno essi possono essere
integrati socialmente.
Occorre inoltre osservare che in Svizzera le politiche antidroga
hanno avuto grande sviluppo anche in risposta al fenomeno, di grande
impatto sociale, delle cosiddette scene all'aperto - ovvero raduni
di centinaia tossicodipendenti con relative attività di spaccio
e consumo - verificatesi a Zurigo dapprima, tra il 1986 e il 1992,
nel parco di Platzsspitz, e successivamente, tra il 1992 e il 1994,
nella vecchia stazione di Letten.
Nell'incontro con la delegazione della Commissione il dottor Uli
Loker, vice direttore dell'Ufficio federale di sanità e responsabile
per i problemi connessi alle dipendenze e all'AIDS, ha inizialmente
riassunto nei seguenti termini i risultati conseguiti negli ultimi
anni: chiusura delle cosiddette scene all'aperto; riduzione del
50% dei morti per overdose; riduzione del numero dei tossicodipendenti
sieropositivi; raddoppio, tra il 1991 ed il 1998, del numero di
persone che entrano in terapia e dei soggetti che seguono il trattamento
sostitutivo a base di metadone (circa il 30% degli utenti riesce
a disintossicarsi in media dopo due anni); miglioramento delle condizioni
generali di vita dei tossicodipendenti ed incremento delle loro
possibilità di reinserimento sociale. Ha poi sottolineato
l'importanza dell'approvazione, nell'ottobre 1998, di una disposizione
di legge che consente la somministrazione controllata dell'eroina.
Tale trattamento terapeutico è considerato utile solo con
riferimento alle problematiche presentate da quei tossicodipendenti
che non risultano altrimenti integrabili. L'ammissibilità
al trattamento deve rispettare rigorose condizioni: un'età
minima di 18 anni, uno stato di dipendenza di almeno 2 anni, almeno
due fallimenti in precedenti trattamenti terapeutici, la presenza
di gravi deficit a livello psichico, sanitario o sociale. I pazienti
devono accettare le regole di condotta previste dal programma e
devono collaborare con il connesso programma di ricerca: ciò
rappresenta una rottura psicologica rispetto al precedente contesto
di vita assolutamente sregolata. La somministrazione di eroina è
consentita solo nei 18 centri autorizzati sottoposti al controllo
e alla verifica del centro federale di sanità. Il dottor
Loker, ha inoltre dato conto, giudicandola positivamente, della
possibilità di introdurre in Svizzera la non punibilità
del semplice uso di droghe leggere o eventualmente di un sistema
di opportunità al consumo controllato di tali sostanze sul
modello olandese.
Il programma a base di eroina è stato illustrato dal dottor
Daniel Teichman, responsabile medico del policlinico Zokl 2, istituto
privato riconosciuto che offre all'utente numerosi servizi di supporto,
tra i quali un asilo nido dove la madre può lasciare il bambino
durante la terapia. Nel 1999 circa 80 soggetti hanno ricevuto il
trattamento di eroina presso tale istituto (su un totale di 800
nell'intera Svizzera). Gli utenti ritirano allo sportello la loro
dose prescritta di eroina: quella liquida è consumabile solo
nella safe injection room del centro, mentre l'eroina in pillole
dopo una prima fase in cui è obbligatorio consumarla nel
centro può essere consumata anche a casa, ma solo per la
dose rimanente per il giorno in cui si ritira.
I pazienti devono pagare 15 franchi svizzeri per la dose giornaliera;
i disoccupati sono sovvenzionati dalla assistenza sociale. Il trattamento
a base di eroina è più intenso e più costoso
di quello a base di metadone; in particolare vi è una maggiore
assistenza socio-psicologica, con un colloquio ogni settimana invece
che ogni tre mesi. Il rapporto costi-benefici del programma è,
a giudizio dei responsabili, positivo: infatti il costo individuale
giornaliero del programma è di 51 franchi a fronte del quale
devono calcolarsi 95 franchi di risparmio per minori spese sanitarie
e giudiziarie.
Il dottor Teichman ha inoltre evidenziato che in linea di principio
il programma di eroina è orientato all'astinenza, anche se
naturalmente fino al momento della decisione di tentare un trattamento
disintossicante esso ha lo scopo concreto di ridurre i danni connessi
al consumo di eroina. Si stima che nell'intera Svizzera i potenziali
utenti del programma siano circa 3000 e si intende pertanto aumentare
le strutture ad esso dedicate.
Nel successivo incontro il dottor Daniel Meli, responsabile medico
della associazione Arud cui appartengono i policlinici Zokl 2 (programmi
di eroina) e Zokl 1 (programmi di metadone) ha illustrato tali ultimi
programmi volti alla riduzione del danno e alla stabilizzazione
delle condizioni di vita e al sostegno nei trattamenti di astinenza.
In particolare è stato sottolineato che all'utente ben integrato
è consentito di portare a casa un certo numero di dosi fino
ad un massimo pari alla quantità necessaria per una settimana
(in Svizzera peraltro il metadone può essere prescritto anche
dai medici generici che abbiano frequentato un corso della durata
di mezza giornata). Il policlinico Zokl 1 offre inoltre trattamenti
specifici per pazienti sieropositivi e per quelli affetti da epatite
C.
Come illustrato dal dottor Michael Herzig coordinatore per i problemi
connessi all'uso di droga del dipartimento municipale degli affari
sociali, nell'ambito della organizzazione socio-sanitaria in materia
di droga esistono a Zurigo 7 centri di contatto, di cui 6 dispongono
di una safe injection room. Si è cercato di evitare il più
possibile l'ubicazione di questi centri nella periferia, favorendo
al contrario una loro integrazione nei quartieri centrali; si è
inoltre usata l'accortezza di prevedere orari diversi di apertura
allo scopo di evitare prolungate soste degli utenti nello stesso
luogo. In particolare la safe injection room del centro di Sailer
Graven è aperta tutti i giorni dalle ore 12,00 alle 19,00.
Come sottolineato da Claudius Naisch, responsabile del centro, è
stata la prima sala aperta a Zurigo: gli utenti sono 60 - 100 al
giorno e l'età media è di circa 30 anni. Nella struttura
opera costantemente un'équipe di 4 persone tra operatori
sociali, infermieri e assistenti psichiatrici e pedagogici; un medico
è presente due volte alla settimana e comunque sempre reperibile.
Il centro opera rispettando l'anonimato degli utenti; all'ingresso
una guardia privata controlla la carta di identità solo per
verificare la residenza a Zurigo dell'utente e l'età: i tossicodipendenti
con meno di 18 anni sono indirizzati verso altre strutture.
La situazione concernente lo stato di salute dei tossicodipendenti
è stata presentata dal dottor Alfred Studer, responsabile
dei programmi sanitari per tossicodipendenti della città
di Zurigo. In Svizzera si sono compiuti grandi sforzi realizzando
massicce campagne informative per ridurre i rischi di contagio da
HIV e garantendo la distribuzione gratuita di siringhe pulite. A
Zurigo sono stati predisposti 14 distributori automatici di kit
di sopravvivenza a pagamento acquistabili anche in farmacia; si
calcola ne vengano venduti 200.000 all'anno. A Zurigo il servizio
pubblico si occupa inoltre dei trattamenti ambulatoriali e di pronto
soccorso. Vi è poi una clinica municipale di disintossicazione
con due reparti: di disintossicazione (12 posti letto) e di assistenza
a lungo termine orientata all'astinenza e al reinserimento (20 posti).
Dei pazienti che si sottopongono a trattamenti di disintossicazione,
circa il 30% abbandona prima della conclusione, il 20% porta a termine
con successo il trattamento, mentre il restante 50% viene inserito
in un programma di trattamento a lungo termine. Importante in tale
ambito è la collaborazione con gli enti e le strutture private.
Le strategie di ordine pubblico sono state illustrate dal tenente
Norbert Klossner, capo del reparto antidroga della polizia criminale
di Zurigo, il quale ha sottolineato come la forte e costante presenza
di polizia nelle strade ha contribuito molto ad impedire il riformarsi
delle ormai storiche "scene all'aperto". In linea di principio
il consumo di droghe leggere non gode di alcune tolleranza anche
se in via di fatto la Polizia privilegia la repressione del consumo
e dello spaccio di droghe pesanti. Esistono peraltro in Svizzera
negozi che vendono cannabis e attirano turisti: solo nella città
di Zurigo nel 1998 sono stati denunciati 30 casi di vendita di droghe
leggere in esercizi commerciali. In materia si è in attesa
di un intervento legislativo.
Assai interessante è risultato il riepilogo dei costi delle
misure adottate in materia di droga dai comuni e dai cantoni: complessivamente
vengono spesi 500 milioni di franchi per la repressione e una cifra
oscillante fra i 300 e i 500 milioni di franchi per la prevenzione,
la riduzione del danni e la terapia. La repressione assorbe dunque
da sola oltre la metà delle risorse a discapito degli altri
tre pilastri (in particolare i responsabili elvetici hanno lamentato
l'insufficienza delle risorse per la prevenzione). Appare pertanto
legittimo domandarsi quanto sia opportuna una simile distribuzione,
anche tenendo presente che l'attività di polizia e giudiziaria
non hanno finora ottenuto risultati decisivi nel ridurre l'importazione,
il commercio ed il consumo di droga.
Lisbona
Una delegazione della Commissione ha visitato l'Osservatorio europeo
delle droghe e delle tossicodipendenze (OEDT) e ne ha incontrato
i dirigenti.
L'Osservatorio, dotato di un organico di 50 dipendenti, è
un'agenzia semi autonoma dell'Unione europea istituita nel 1993
ed operativa del 1995. Il compito dell'OEDT consiste nel fornire
all'Unione e agli Stati membri informazioni obiettive, affidabili
e comparabili a livello europeo sul fenomeno delle tossicodipendenze.
Le informazioni trattate o prodotte dall'istituto dovrebbero contribuire
a fornire una visione globale del fenomeno utile ai fini delle misure
e degli interventi che l'Unione o gli Stati membri intendano assumere.
Nell'incontro con il dottor Georges Estievenart, direttore dell'Osservatorio,
sono state illustrate le principali funzioni dell'istituto:
- raccogliere ed analizzare i dati sulle droghe comunicati degli
Stati membri o da fonti comunitarie, nazionali non governative,
e da organizzazioni internazionali;
- migliorare la comparabilità, l'obiettività e l'affidabilità
dei dati;
- diffondere le informazioni prodotte;
- cooperare con enti e organizzazioni europee e internazionali e
con Paesi terzi.
L'Osservatorio dispone di una rete informatizzata denominata "rete
europea di informazione sulle droghe e le tossicodipendenze"
(REITOX). Tale rete collega tra loro le reti nazionali di informazione
sulle droghe, i centri specializzati esistenti negli Stati membri
e gli organismi internazionali che collaborano con l'Osservatorio.
Per ogni Stato membro viene designato un centro specializzato, governativo
o non governativo, al quale possono essere affidati compiti specifici.
Il centro governativo italiano è presso il Ministero dell'interno.
Gli obiettivi prioritari perseguiti nel triennio 1998-2000 dall'OEDT
sono:
- il consolidamento e miglioramento dei sistemi epidemiologici e
relativi alla riduzione della domanda, con particolare riferimento
alle informazioni e alla valutazione scientifica dei rischi associati
alla nuove droghe sintetiche;
- il consolidamento e rafforzamento della rete informatizzata REITOX;
- il miglioramento dell'affidabilità e della comparabilità
dei metodi dei sistemi informativi e degli indicatori-chiave adottati
dai vari Stati membri. E' stata concordata l'adozione comune di
cinque indicatori chiave: la domanda di trattamenti, i decessi legati
alla tossicodipendenza, le percentuali di mortalità tra i
consumatori di droga, la prevalenza di consumo dei vari tipi di
droga, le stime di prevalenza della tossicodipendenza. E' stata
inoltre raccomandata l'adozione di linee-guida per la valutazione
degli interventi diretti alla riduzione della domanda e di adeguati
tempestivi indicatori del consumo di droghe sintetiche;
- lo sviluppo di strumenti e metodologie per la comparazione delle
legislazioni esistenti nei paesi dell'Unione.
Il ruolo del Dipartimento degli indicatori epidemiologici è
stato discusso nell'incontro con il responsabile Mr. Richard Hartnoll.
Obiettivo del Dipartimento è la puntuale descrizione della
situazione esistente nei vari paesi membri; la difficoltà
principale è costituita dalla raccolta di dati che siano
il più possibile omogenei, considerato che le definizioni
e le metodologie sono diverse nei vari Stati: si rende pertanto
necessario adottare strumenti standardizzati comuni. Esempi di tal
genere sono un questionario comune ai vari Paesi sul consumo delle
diverse droghe e un protocollo di valutazione standardizzato in
materia di trattamenti.
Altre importanti attività svolte dal Dipartimento sono il
monitoraggio del consumo di droghe e della sua evoluzione, e l'analisi
scientifica dei dati acquisiti, con specifico riferimento al rapporto
tra il consumo di droga e le problematiche sociali e politiche connesse
nonché agli effetti delle politiche seguite e delle possibili
alternative.
Per il Dipartimento concernente le attività di riduzione
della domanda, la dottoressa Petra Paola Merino ha illustrato i
principali ambiti di attività, quali in particolare:
- la promozione della cultura dell'informazione e della valutazione,
con lo scopo di adottare programmi di riduzione dei danni e di prevenzione
dotati di sistemi di valutazione non esclusivamente scientifica,
ma relativa anche alla qualità dei servizi offerti (rapporto
costi/benefici, tasso di soddisfazione degli utenti);
- studi di carattere teorico: ultimamente è stato realizzato
uno studio sulle attività di riduzione della domanda nel
sistema della giustizia penale, e riguardante in particolare le
misure alternative al carcere, mentre si sta realizzando, in collaborazione
con la regione Lazio, uno studio sui trattamenti sostitutivi attivati
in Europa;
- sistemi di informazione e comunicazione soprattutto via internet.
Il dottor Danilo Ballotta, funzionario dell'Ufficio legislazione
comparata e strategia, ha fatto presente che a partire dal 1998
l'Osservatorio ha avviato un nuovo ambito di lavoro, diretto a fornire
un'informazione comparata sugli aspetti legislativi e politici che
caratterizzano i sistemi in vigore nei vari Stati membri. L'obiettivo
è quello di evidenziare i problemi ed i differenti modi di
affrontarli, facendo riferimento non tanto alla lettera della legge
ma alle sue concrete modalità applicative; l'intento è
anche quello di contribuire ad una più corretta informazione
da parte dei mass media sui temi attinenti alla droga. In prospettiva
questa attività di comparazione dovrebbe svilupparsi nel
senso di offrire ai Governi informazioni attendibili sugli effetti
delle varie strategie possibili.
Madrid
In Spagna detenere droga in quantità limitata per consumo
personale non costituisce reato, pur rientrando nei poteri discrezionali
della Polizia sequestrare tali quantitativi. La posizione ufficiale
del Governo e del Parlamento è contraria alla liberalizzazione
di qualsiasi tipo di droga compresa la cannabis. I tossicodipendenti
condannati a pene detentive al di sotto di un certo limite hanno
la facoltà di scegliere tra la detenzione ed il sottoporsi
ad un trattamento terapeutico. Per quanto riguarda un programmi
di somministrazione controllata di eroina,, la posizione ufficiale
del Governo spagnolo è quella di attendere, prima di assumere
decisioni in merito, risultati della valutazione dell'esperienza
Svizzera da parte dell'Organizzazione mondiale della sanità.
In Andalusia, peraltro, si pensa di avviare un'iniziativa pilota
rivolta a quegli eroinomani che non riescono a stabilizzarsi con
l'uso del metadone
La delegazione della Commissione ha incontrato il dottor Emiliano
Martin, vice direttore generale del Dipartimento governativo per
il Plan Nacional sobre Dogras (PNsD), il quale dispone di forti
poteri di impulso e di coordinamento rispetto alla 17 comunità
autonome che hanno la gran parte delle competenze attuative, mentre
il ruolo dei comuni varia a seconda del rilievo che nel loro territorio
assumono i problemi attinenti alla droga. Il dottor Martin ha ricordato
come l'obiettivo principale degli anni '80 sia stato quello di creare
una grande rete di centri di assistenza principalmente rivolti agli
eroinomani: sono stati istituiti 700 centri pubblici che assistono
circa 120.000 tossicodipendenti all'anno.
Ora invece, con il declino del consumo di eroina e l'affermarsi
di nuove droghe, le priorità di intervento si sono modificate:
da un lato si tratta di gestire i vecchi eroinomani con i problemi
sanitari e sociali associati, dall'altro lato occorre affiancare
ad un'efficace politica di prevenzione lo sviluppo di servizi di
assistenza in grado di rispondere ai nuovi problemi. Fino all'inizio
degli anni '90 esistevano unicamente programmi miranti al recupero
e al reinserimento del tossicodipendente ( denominati "liberi
dalla droga") i quali, pur assicurando un maggior controllo
del fenomeno ed il conseguimento di qualche successo nella attività
di recupero, lasciavano irrisolti problemi importanti, quali il
controllo e il trattamento delle malattie associate e l'esistenza
di un gran numero di tossicodipendenti che non si rivolgevano ai
centri di assistenza. Si è così dato avvio alla distribuzione
controllata di metadone nell'ambito dei programmi diretti alla riduzione
del danno che comprendono anche la distribuzione di siringhe e preservativi:
attualmente in Spagna circa 60.000 tossicodipendenti seguono un
trattamento di metadone (erano 30.000 nel 1997).
Il dottor Francisco Rabado e la dottoressa Sonia Moncada, entrambi
funzionari del Dipartimento governativo per il PNsD. si sono soffermati
sulle problematiche evocate dalle nuove droghe. In particolare hanno
evidenziato che, a differenza dell'immagine associata al consumo
di eroina, l'uso di droghe sintetiche non ha niente a che fare con
l'emarginazione, essendo percepito dai giovani come poco rischioso,
socialmente accettato e anzi facilitante le relazioni e l'integrazione
sociale. Per tale motivo in Spagna si sta compiendo uno specifico
sforzo in materia di prevenzione con un duplice obiettivo: sensibilizzare
l'intero ambiente sociale, creando una cultura alternativa alla
droga, ed educare gli adolescenti a stili di vita salutari. Occorre
pertanto intervenire sia nel sistema educativo (soprattutto con
programmi di formazione degli insegnanti i quali, in ogni singola
materia, dovrebbero contribuire ad impartire un'educazione alla
salute e a potenziare negli adolescenti la capacità individuale
di scelte responsabili) sia nei mass media (non solo con campagne
di sensibilizzazione ma anche responsabilizzando gli stessi mezzi
di informazione).
La dottoressa Nieves Herrero, capo del Dipartimento del Piano municipale
contro le droghe della città di Madrid, ha illustrato le
attività di prevenzione primaria nella capitale. Nel 1995
è stato avviato uno specifico programma di prevenzione contro
l'alcolismo giovanile che si articola nella formazione degli insegnanti,
nella sensibilizzazione delle famiglie e in campagne pubblicitarie,
anche televisive, rivolte a trasmettere un messaggio positivo sulle
possibilità di divertimenti alternativi. Uno studio di valutazione
dell'impatto del programma ha accertato che esso ha contribuito
a sviluppare, soprattutto negli adolescenti infradodicenni, un atteggiamento
più critico nei confronti del consumo di alcool e dei connessi
messaggi pubblicitari, nonché una maggiore capacità
di resistere alla pressione del gruppo; sembra inoltre che il consumo
di alcool da parte dei minori si stia lievemente riducendo (è
da ricordare che in Spagna la vendita è proibita ai minori
di 16/18 anni a seconda del tasso alcolico della bevanda).
La dottoressa Herrero si è poi soffermata sui 7 centri di
attenzione al tossicodipendente (CAD) esistenti a Madrid: in ognuno
di essi lavora un'équipe di 3 medici, 4 psicologi, 3 operatori
sociali, 3 psicoterapeuti, 1 infermiere e 1 educatore sociale. Risulta
opportuno che lo stesso centro offra sia programmi di metadone sia
programmi "liberi dalla droga", in modo che l'utente dei
primi possa usufruire di tutti i servizi di appoggio di chi segue
i secondi. L'obiettivo di tale accostamento è quello di facilitare
il passaggio dalla stabilizzazione al recupero, anche stimolando
per emulazione le motivazioni dei soggetti. Dal 1992 è inoltre
attivo un programma di attenzione agli adolescenti a rischio con
lo scopo di evitare che in tali casi si instaurino l'abitualità
e la dipendenza: attualmente il programma dà assistenza a
circa 1500 giovani.
Un dato particolarmente interessante fornito dalla dottoressa Herrero
riguarda le percentuali di successo dei programmi "liberi dalla
droga": con l'avvertenza che tale quantificazione è
attendibile solo per i trattamenti più risalenti nel tempo,
si può affermare che il 30% dei soggetti riesce nell'intento
di cambiare vita, il 30% consegue un parziale successo (si registrano
ricadute), mentre il restante 40% non viene dimesso dal programma.
La delegazione della Commissione ha quindi incontrato il dottor
Josè Cabrera Forneiro, direttore della Agenzia antidroga
della comunità autonoma di Madrid, ente che gestisce 10.000
trattamenti (dei quali 6000 di metadone) e si occupa anche della
formazione degli operatori nonché di progetti di prevenzione
in bacini rilevanti quali l'esercito e l'università.
Infine è stato visitato il Cad del distretto di Tetuan, il
cui vice direttore, dottor Manuel Berdullas, ha tra l'altro illustrato
uno specifico programma gestito dalla Croce Rossa per i tossicodipendenti
(circa 500 a Madrid) che non intendono smettere, ed ha precisato
che i soggetti che oltre al metadone continuano ad assumere altre
droghe vengono indirizzati dal Cad alle comunità di strada
al fine di evitare dannose interferenze con gli altri pazienti.
A Madrid, nei quartieri dove vi è maggiore spaccio di droga,
esistono alcune safe injection rooms gestite da associazioni non
governative e sostanzialmente tollerate dalla polizia.
Di rilievo il fatto che, ai fini della programmazione delle attività
dei vari Cad di Madrid, la composizione e i bisogni della popolazione
della città sono accertati periodicamente utilizzando un
apposito questionario.
Genova
Nella città di Genova una delegazione della Commissione,
ha visitato il Sert della competente ASL, nonché le comunità
terapeutiche di "San Benedetto al Porto" e del "Centro
Solidarietà di Genova".
Il direttore del Sert, dottor Giampaolo Guelfi, ha indicato quali
principali problemi aperti nella gestione della struttura (i cui
utenti superano le 3000 unità, delle quali oltre 2500 in
trattamento) la persistente carenza e precarietà del personale,
nonché l'inadeguatezza delle sedi e la loro insufficiente
distribuzione sul territorio, evidenziando che l'opposizione della
cittadinanza rappresenta un grave ostacolo all'apertura di nuovi
insediamenti del Sert. In particolare, per quanto riguarda il centro
di somministrazione di metadone di Mura degli Zingari ha evidenziato
che il notevole afflusso di utenti (il centro serve oltre 300 soggetti,
di cui 177 direttamente e i restanti in affido settimanale o bisettimanale)
rende assai difficile erogare prestazioni di qualità; d'altra
parte, soprattutto a causa delle resistenze sociali esistenti, non
è stato possibile programmare l'apertura di un altro centro
nella città. Inoltre è da tener presente che il centro
di somministrazione di metadone presso l'ospedale regionale San
Martino (che non è gestito dal Sert) opera da anni in condizioni
assolutamente inadeguate.
Il dottor Guelfi ha inoltre illustrato alcuni progetti gestiti dal
Sert in collaborazione con associazioni di volontariato tra le quali
si segnala il "progetto Fenice" , nel cui ambito opera
una unità di strada che offre servizi di distribuzione e
ritiro di siringhe, di distribuzione di preservativi, di pronto
soccorso e di counselling; il Sert ha anche attivato un corso di
pronto soccorso rivolto agli stessi tossicodipendenti. Il direttore
del Sert ha sottolineato la stretta collaborazione tecnico - operativa
e funzionale esistente tra la ASL e il Comune, la quale si esplica
sopratutto nella gestione di progetti finanziati con i fondi di
cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990.
Sono stati poi ascoltati la direttrice generale del Sert di Savona,
dottoressa Francesca Romani, e il responsabile dell'unità
operativa del Sert della ASL 4 "Chiavarese" dottor Giorgio
Rebolini, i quali hanno confermato le osservazioni già formulate
dal dottor Guelfi circa la buona integrazione esistente, nella realtà
ligure, tra l'attività dei Sert e quella delle comunità
terapeutiche, mentre hanno ribadito le condizioni di insufficienza
numerica e di precarietà che caratterizzano i dipendenti
dei Sert.
Il direttore generale della ASL di Genova, dottor Giusti, ha richiamato
l'attenzione sulla necessità di maggiori investimenti strutturali
e sull'esigenza, per quanto concerne la prevenzione, di realizzare
il coinvolgimento dei medici di famiglia.
Il dottor Sergio Rossetti, assessore ai servizi sociali e alla sanità
del comune di Genova, ha sottolineato che la gran parte delle attività
svolte dal comune in materia di tossicodipendenza sono state realizzate
in stretta collaborazione con il Sert e gli enti ausiliari, sulla
base di una concezione globale del territorio e delle sue esigenze,
nel cui quadro all'ente locale spetta una responsabilità
politica di coordinamento e di aggregazione a fronte di quella gestionale
spettante alla ASL. Si è quindi soffermato sulle iniziative
assunte per il sostegno e l'inserimento socio-lavorativo degli ex
tossicodipendenti in uscita da comunità terapeutiche ed in
particolare sulle borse lavoro presso aziende private, le quali
hanno avuto un confortante successo essendo state seguite nel 30-40%
dei casi da assunzioni definitive. In materia di prevenzione ha
poi sollecitato una maggiore azione di coordinamento e di impulso
a livello statale e regionale, poiché a suo giudizio le iniziative
che attualmente interessano la scuola risultano insufficientemente
integrate e coerenti.
La delegazione della Commissione ha quindi ascoltato don Andrea
Gallo, direttore della comunità San Benedetto al Porto: si
tratta di una comunità che accoglie quanti si trovano in
situazione di disagio, con particolare attenzione al mondo della
tossicodipendenza e del disagio psichico, con un approccio sensibile
alle esigenze di riduzione del danno, di offerta di servizi a bassa
soglia e di rispetto dell'autodeterminazione dell'utente. La comunità
può ospitare fino a 120 persone in 6 strutture residenziali
e in 14 appartamenti: il lavoro si svolge preferibilmente in piccoli
gruppi (10 - 20 persone) al fine di conferire un carattere il più
possibile personalizzato all'accoglienza.
Don Gallo ha sottolineato come sin dall'inizio della sua attività
(1975) la comunità da lui diretta si sia caratterizzata come
una presenza sul territorio attiva e collaborativa con i servizi
pubblici, ai quali riconosce la centralità dell'intervento
sociale. L'azione della comunità non vuole essere né
assistenziale né sostitutiva e si dimostra tanto più
efficace quanto più l'Ente Pubblico sviluppa una rete diversificata
di servizi integrata da una strategia di prevenzione. Tale approccio
è confermato dalla circostanza che tutte le persone accolte
nella comunità sono proposte dal Sert o da altre strutture
pubbliche.
Tra le principali difficoltà relative all'attività
del Centro ha indicato il finanziamento delle opere di manutenzione
e ristrutturazione degli edifici della comunità (problema
acuito dall'elevazione degli standard richiesti per gli enti ausiliari
in base al nuovo atto di intesa tra lo Stato e le Regioni). Inoltre,
per quanto concerne la situazione genovese, ha denunciato un grave
problema di accettazione sociale rispetto al mondo della tossicodipendenza:
oltre alla permanenti difficoltà alla apertura di nuovi centri
del Sert, è purtroppo assai significativo il risultato di
un' iniziativa della circoscrizione del centro storico, la quale
ha interpellato 400 medici chiedendo loro di collaborare con il
Sert e le comunità: le risposte pervenute sono state solo
4.
Infine don Gallo ha espresso preoccupazione per la situazione nelle
carceri ed ha richiamato l'attenzione sul rischio di depotenziare
gli interventi di riduzione del danno, privilegiando soltanto percorsi
terapeutici ad alta soglia.
La dottoressa Bianca Costa, direttrice del Centro di solidarietà
di Genova e presidente della federazione italiana Comunità
terapeutiche (che comprende circa 60 centri) ha illustrato le attività
del centro che, fondato nel 1973, si ispira ai principi del "Progetto
uomo" il cui percorso riabilitativo si articola in tre fasi
della durata complessiva di circa tre anni: l'accoglienza (sia residenziale
che semiresidenziale, con un distacco dalla dipendenza fisica e
psichica dalla droga), la comunità e il reinserimento sociale.
L'istituto offre servizi nei settori della prevenzione e formazione,
del sostegno alle famiglie, dell'assistenza sanitaria, dell'assistenza
legale, della promozione culturale e spirituale.
Tra le principali attività, la dottoressa Costa ha in particolare
segnalato: il progetto "Casa bella" che, nato dalla collaborazione
con il Sert, il Comune e la Comunità San Benedetto al Porto,
offre un servizio di accoglienza notturna per tossicodipendenti
senza fissa dimora, consentendo loro di disporre di un lasso di
tempo per elaborare una scelta attiva di cambiamento; il progetto
"Diogene", che mira a creare un primo contatto con i tossicodipendenti
e si svolge nelle ore notturne nella zona della stazione Principe;
la casa di accoglienza per malati AIDS "la Tartaruga".
La dottoressa Costa ha poi richiamato l'esigenza, per quel che riguarda
i contributi del Fondo nazionale per la lotta alla droga, di riunire
in un unico soggetto le funzioni connesse all'erogazione e quelle
relative alla gestione e al controllo. Ha infine espresso la necessità
di una maggiore chiarezza nella lotta agli spacciatori e al narcotraffico,
nonché la ferma contrarietà a qualsiasi tentativo
di sperimentare, sulla scorta di taluni esempi europei, la somministrazione
controllata di stupefacenti.
Reggio Calabria
La delegazione della commissione ha dapprima effettuato un sopralluogo
presso l'attuale sede del Sert della ASL di Reggio Calabria, constatandone
l'assoluta inadeguatezza sia in termini di spazi disponibili che
di arredi e di strumentazione in dotazione. E' risultata ben evidente
l'estrema difficoltà di svolgere le delicate funzioni affidate
al Sert - tra cui in particolare la somministrazione di metadone
- in una situazione logistico-ambientale di tal genere. La delegazione
ha poi visitato i più spaziosi locali presso i quali, non
appena ultimati i lavori di ristrutturazione, verranno trasferite
una parte delle attività del Sert (i trattamenti psicologici,
l'unità alcologica e l'osservatorio sulle tossicodipendenze),
mentre l'attuale sede continuerà ad essere utilizzata per
i soli trattamenti di somministrazione di metadone.
Come è emerso dalla audizione del dottor Pasquale Bova, direttore
generale della ASL, del dottor Rubens Curia, direttore sanitario,
e della dottoressa Caterina De Stefano, responsabile del Sert, l'attuale
situazione operativa del Sert è lungi dal ritenersi soddisfacente:
a fronte di un rilevante aumento di utenti (passati negli ultimi
quattro anni da 400 a 1000, di cui circa 150 in trattamento di metadone)
deve registrarsi la già richiamata inadeguatezza logistica
insieme alla grave carenza di personale infermieristico (delle 3
unità previste in organico ne è presente solo una)
il che non può non determinare un particolare sovraccarico
e stress per lo staff medico presente. E' da aggiungere che, anche
per difficoltà conseguenti a tale situazione, si sono registrati
nella sede del Sert alcuni casi di comportamenti aggressivi di pazienti,
sfociati anche in atti di violenza nei confronti degli operatori;
inoltre, date le condizioni in cui è effettuata la distribuzione
del metadone, risulta frequente il verificarsi di episodi di spaccio
di droga all'interno degli stessi locali.
Ciò posto, le iniziative di organizzazione e di gestione
poste in atto dalla dirigenza risultano senza dubbio apprezzabili.
Si sta compiendo uno sforzo per realizzare pienamente il modello
integrato, comprendente le figure professionali del medico, dello
psicologo e dell'assistente sociale, e settimanalmente si svolge
un incontro di équipe nel quale sono discussi i casi clinici
e i programmi personalizzati che presentano maggiori difficoltà.
I vertici dell'azienda hanno peraltro osservato che, almeno per
quanto concerne l'invio dei pazienti al Sert, è assai scarsa
la collaborazione dei medici di famiglia, nonostante siano stati
svolti a tal fine tre corsi di informazione. Al momento dell'accoglienza
per ogni paziente viene svolta un'indagine clinica ( i dati di interesse
sono trasmessi dal Sert di appartenenza se il paziente non è
residente nel territorio della ASL) e viene quindi stilato uno specifico
programma.
I suindicati dirigenti si sono inoltre soffermati sulle iniziative
di inclusione sociale e lavorativa degli ex tossicodipendenti, sottolineando
come sia in fase di positivo superamento una prassi che nel recente
passato registrava una scissione tra le iniziative del Comune e
il Sert. E' stato istituito un nucleo - che riunisce rappresentanti
dell'ANCI, delle comunità terapeutiche e del Sert - al quale
è affidata l'elaborazione di progetti in comune; tra questi
vi è una unità di strada ora gestita dalla comunità
Cereso su un progetto inizialmente del solo Comune. E' in atto un
particolare sforzo, nonostante l'indubbia carenza di finanziamenti,
volto all'inclusione dei tossicodipendenti, anche attraverso centri
di accoglienza a bassa soglia, in una realtà sociale in cui
sono ben note le difficoltà sia ambientali che occupazionali.
Per quanto concerne la prevenzione, le attività del Sert
nelle scuole sono iniziate circa quatto anni fa sulla base di un
protocollo di intesa tra la ASL e il Provveditorato agli studi:
è stato istituito il Centro di informazione e consulenza
presso una ventina di istituti secondari superiori, coinvolgendo
gli operatori del Sert nell'area medica e psico-educativa, con lo
svolgimento di interventi diretti sia ai professori che agli studenti.
Sono inoltre svolti specifici interventi in casi di particolare
disagio segnalati dal preside dell'istituto.
La delegazione della Commissione ha poi ascoltato il dottor Giovanni
Pensabene, assessore alle politiche sociali del comune di Reggio
Calabria, e della dottoressa Beatrice Modafferi, responsabile della
programmazione e progettazione dell'assessorato, i quali hanno illustrato
i progetti e le iniziative del Comune concernenti la tossicodipendenza,
evidenziando come negli ultimi anni l'attenzione prevalente sia
stata portata agli interventi di prevenzione nonché di recupero
e reinserimento scolastico e lavorativo. In particolare da un lato
si è operato uno sforzo per interventi nella scuola e a sostegno
delle famiglie, dall'altro è stato implementato un progetto
di borse lavoro in aziende private, di cui però si è
dovuto constatare il parziale fallimento rispetto all'obiettivo
di inserimenti a lunga scadenza.
Sulla base di tale esperienza è ora in atto un tipo di intervento
basato sul collegamento con le associazioni sia no profit che di
volontariato operanti sul territorio: si tratta in sostanza si sostenere
iniziative volte da una parte al recupero e al reinserimento dei
tossicodipendenti, dall'altra a creare realtà di tipo imprenditoriale
diverse dal modello della comunità. Un esempio assai positivo
è a questo riguardo costituito dall'impresa di produzione
di piccole piante ortofrutticole diretta dal dottor Calabrò
che, finanziata con i fondi del programma europeo "Urban",
è riuscita a conquistare un posto nel mercato ed è
in fase di ulteriore espansione. In tale impresa, che la delegazione
della Commissione ha visitato, lavorano circa 15 ragazzi e ragazze
ex tossicodipendenti, sotto la guida di tecnici e esperti volontari.
La delegazione si è quindi recata in Santa Cristina di Aspromonte,
località Zervò, per visitare la Comunità Incontro(che
fa parte delle comunità fondate e dirette da Don Germini)
la quale opera nelle strutture, ricevute in comodato, del sanatorio
costruito negli anni '30 ed in seguito utilizzate dal corpo delle
Guardie forestali.
Nella comunità sono ospitati in media dai 20 ai 40 ragazzi,
tutti di sesso maschile, i quali seguono per un periodo di almeno
3 anni un percorso dal quale sono escluse le terapie farmacologiche
(metadone) ed il recupero è realizzato attraverso la partecipazione
ad un programma di educazione alla responsabilità personale
e sociale. I residenti, la cui giornata è scandita da attività
rigorosamente programmate (con variazioni che tengono conto delle
esigenze e dei problemi di giorno in giorno emergenti), si dedicano
tra l'altro ad impegni lavorativi quali la cura degli animali presenti
nello zoo della comunità, la falegnameria, la cucina, la
pulizia dei locali, la ristrutturazione delle strutture dell'abbandonato
sanatorio. I contatti con i familiari sono assenti nei primi mesi
e comunque molto limitati nel proseguo del programma.
Il centro non è accreditato e pertanto, non potendo essere
convenzionato con la ASL, non riceve da questa alcuna retta.
Sono stati quindi ascoltati don Pietro Catalano, presidente del
"Centro reggino di solidarietà" (Cereso), e il
dottor Antonio Polimeni, vice presidente, i quali hanno illustrato
le attività del centro che è ente di diritto pubblico,
Onlus, ed aderisce alla federazione italiana delle comunità
terapeutiche presieduta dalla dottoressa Costa. Il Cereso segue
in media circa 50 casi all'anno e fino al 1999 si ispirava ad un
progetto di stampo tradizionale, occupandosi soltanto di tossicodipendenti
che avessero cessato di drogarsi; attualmente in considerazione
dei molti soggetti che restavano esclusi da un simile approccio,
è stata istituita una pre-accoglienza durante la quale, in
collaborazione con il Sert, viene distribuito ai pazienti un trattamento
di metadone terminato il quale il soggetto può essere inserito
nel progetto comunitario.
I responsabili del Cereso hanno osservato che le insufficienze operative
dei Sert calabresi implicano una non adeguata rilevazione dell'utenza
con effetti penalizzanti per la regione Calabria in sede di riparto
del fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga. Hanno
inoltre lamentato il mancato trasferimento alle comunità
che ne hanno fatto richiesta di beni confiscati alla criminalità
organizzata, nonché la grave insufficienza delle attuali
rette corrisposte dalla ASL, il cui sistema di pagamento comporta
peraltro per le comunità ulteriori oneri finanziari.
Rimini
La realtà operativa del Sert di Rimini si inserisce in un
contesto socio-sanitario per molti versi più strutturato
ed avanzato, anche con specifico riferimento alle problematiche
connesse alla tossicodipendenza, rispetto alle situazioni verificate
in Liguria e, soprattutto, a Reggio Calabria. Indubbiamente l'articolazione
del Sert, la sua dotazione in termini di personale e di strutture,
la collaborazione esistente con le comunità terapeutiche
private, il coordinamento con le varie iniziative degli enti pubblici,
possono definirsi buoni, almeno in termini relativi. Il che ha consentito
di affrontare, nel corso del sopralluogo, anche argomenti che vanno
oltre le problematiche di ordine meramente gestionale e che riguardano
invece le tendenze che attualmente caratterizzano le tossicodipendenze
e le proposte avanzate per migliorare il livello di risposta disponibile.
Il Sert di Rimini ha un'utenza di circa 10.000 unità, nelle
quali sono compresi anche i 2000 soggetti ospitati in comunità
terapeutiche a carico del Servizio sanitario nazionale; l'età
media degli utenti, in linea con la tendenza nei Paesi del nord
Europa, sta crescendo ed è ora intorno ai 34 - 35 anni, con
in media 15 anni di tossicodipendenza pregressa; il consumo di eroina
attraversa una fase di stabilizzazione (sono in calo le morti per
overdose), mentre un elemento di preoccupazione è costituito
dall'incremento della cocaina.
Per quanto concerne l'attività del Sert, il dottor Tiziano
Carradori, direttore generale della ASL, ha sottolineato l'esigenza
di stabilizzarne le risorse in materia di personale, superando le
ambiguità e le difficoltà applicative che purtroppo
penalizzano la vigente normativa, nonché di adottare opportuni
strumenti per moderare l'eccessivo turn over. In prospettiva futura
ha rappresentato la necessità di procedere ad una sistematizzazione
ed estensione, anche al di fuori del mondo della scuola, degli interventi
di promozione volti a creare le condizioni culturali per scelte
individuali alternative all'uso di droga.
In questa prospettiva è apparso significativo il progetto
"fai la cosa giusta", che è stato illustrato dal
dottor Sergio Semprini Cesari, responsabile del Sert, che utilizza
anche 10 computer informativi posti all'entrata delle discoteche
e che è diretto a formare una corretta cultura del divertimento.
Per quanto riguarda i rapporti con le scuole, il dottor Semprini
Cesari ha affermato che le maggiori difficoltà sono costituite
dalla tendenza ad emarginare i soggetti difficili e dai limiti di
intervento da parte dei professori ai quali non è fornito
un adeguato supporto: si tratta in effetti di una tematica così
ampia che può essere affrontata solo in un contesto complessivo,
favorendo il diffondersi di una cultura nel territorio non più
caratterizzata di chiusura e timore nei confronti del tossicodipendente.
Anche in tale prospettiva è stata sottolineata la rilevanza,
all'interno del Sert, del "gruppo ricerca e organizzazione
delle risorse" il quale, dotato di professionalità prevalentemente
dell'area sociologica, svolge il compito di individuare le possibilità
che nei vari settori (dalla gestione del tempo libero all'inserimento
lavorativo) sono offerte dal territorio nelle sue diverse componenti;
al gruppo viene altresì affidata la funzione di fornire una
lettura dei risultati finali cui i vari interventi pervengono. In
effetti quest'ultima funzione è ormai avvertita come un'esigenza
primaria, insieme a quella di costruire una rete di governo degli
interventi sia pubblici che privati in grado di diversificarne l'offerta
e di ottimizzare l'uso delle risorse sulla base dei risultati ottenuti.
In questa prospettiva opera il Comitato di coordinamento tecnico
territoriale (che è composto da rappresentanti del Sert,
delle comunità, compresa quella di San Patrignano, del volontariato,
delle Onlus) che valuta i progetti di intervento ai fini della loro
ammissione al finanziamento regionale.
Un altro argomento che è stato oggetto di approfondimento,
con il contributo anche del dottor Adriano Salsi, responsabile del
servizio politiche dell'accoglienza della regione Emilia Romagna,
è stato il potenziamento degli interventi per la riduzione
del danno. Sembra ormai imporsi la consapevolezza che per una percentuale
assai elevata di tossicodipendenti "anziani" il ritorno
alla vita normale rappresenta una speranza purtroppo utopistica.
Si può calcolare infatti in una percentuale tra il 15 e il
20% il numero degli eroinomani in grado di reinserirsi pienamente
nella società (si tratta in genere dei soggetti più
giovani, la cui dipendenza dalla droga è temporalmente più
ridotta); appare pertanto inevitabile ipotizzare per coloro che
non sono in grado di uscire del tutto dalla dipendenza adeguati
percorsi di mantenimento.
Il concetto di riduzione del danno deve essere interpretato come
coinvolgente l'intero percorso terapeutico, quest'ultimo a sua volta
inteso non limitatamente all'aspetto clinico, ma comprensivo anche
dell'inserimento sociale e possibilmente lavorativo. Interventi
di riduzione del danno al momento attivati non si limitano alla
distribuzione del metadone, ma comprendono anche progetti realizzati
con il concorso degli enti ausiliari e che si avvalgono di strutture
a bassissima soglia di carattere residenziale e semiresidenziale.
Un maggior ruolo del comune nelle politiche di contrasto alla tossicodipendenza,
in passato interamente delegato alla ASL, è stato rivendicato
dal dottor Stefano Vitali, assessore ai servizi sociali di Rimini,
soprattutto per quel che riguarda gli interventi di prevenzione
primaria. Dal punto di vista del Comune è da sottolineare
che se la presenza nel territorio di importanti comunità
terapeutiche rappresenta una risorsa preziosa, d'altra parte essa
comporta anche conseguenze negative. Infatti, nella maggior parte
dei casi le persone che escono dalle comunità tendono a rimanere
nel comune di Rimini invece di far ritorno a quello di provenienza,
e ciò determina una pesante ricaduta sul bilancio comunale
in termini di interventi di sostegno sociale soprattutto per esigenze
abitative.
Un altro grave problema segnalato dal dottor Vitali è quello
dei pazienti affetti da cosiddetta doppia patologia (ovvero tossicodipendenza
che si innesta su disturbi di carattere psichico) i quali, in quanto
border line, rischiano di non rientrare in nessuna delle categorie
protette e di rappresentare quindi casi sociali a vita. In ragione
degli esposti argomenti, l'assessore ha lamentato l'insufficienza
del finanziamento che la città di Rimini riceve per gli interventi
connessi alla lotta alla tossicodipendenza, evidenziando l'opportunità
di affrontare il problema in sede di riparto delle risorse tra le
varie Regioni.
La delegazione della Commissione ha poi visitato la comunità
terapeutica di Vallecchia, la quale, nata nel 1984 anche con l'apporto
dei Sert di Rimini e di Riccione, gestisce programmi terapeutici
della durata media di 18 mesi residenziali, a cui si aggiungono
5 mesi per la fase di rientro. Nella comunità possono risiedere
circa 40 soggetti; vengono in genere preferiti i soggetti già
disintossicati o comunque alla fine del trattamento di metadone.
Si tratta di una comunità aperta nella quale viene incoraggiato
lo scambio con l'esterno e, dopo i primi mesi, il contatto con le
figure affettivamente significative; a partire dall'ottavo mese
le uscite sono progressivamente lasciate all'autogestione. All'interno
della comunità si svolgono attività lavorative, quali
coltivazioni agricole e la gestione di un maneggio e di un canile.
E' da rilevare che alcuni dei soggetti dimessi hanno organizzato,
all'interno della cooperativa Centofiori, di cui la comunità
di Vallecchia fa parte, attività lavorative in cui hanno
trovato stabile occupazione.
La comunità terapeutica di San Patrignano costituisce una
realtà importante nel panorama riminese: attualmente ospita
1200 ospiti (tra cui 120 bambini) e 251 operatori e gestisce in
piena autonomia le richieste di ingresso, comunque mai accettando
i soggetti sotto trattamento di metadone. Rispetto ad essa - come
illustrato dal dottor Cosimo Argentieri, medico della direzione
sanitaria - il Sert punta a sviluppare un rapporto di vigilanza
diretto anche ad elevare gli standard di sicurezza all'interno della
comunità, con riferimento in particolare ai requisiti minimi
richiesti per gli enti ausiliari a partire dal giugno 2001.
Nel marzo 2000 è stata rinnovata la convenzione per il riconoscimento
del centro medico polivalente esistente a San Patrignano, comprendente
circa 50 posti letto della annessa casa alloggio. La convenzione
prevede che i moduli di ammissione nella casa alloggio siano verificati
dalla ASL, che quest'ultima assicuri la presenza di infettivologi
dell'ospedale di Rimini per le problematiche connesse all'HIV e
che l'ammissione alla casa alloggio avvenga su proposta del primario
infettivologo dell'ospedale. Sull'attività della struttura
l'ASL esercita la vigilanza ed il controllo igienico sanitario.
A partire dal 1998 è notevolmente cresciuta l'utilizzazione
della casa alloggio da parte di pazienti a carico del Servizio sanitario
nazionale sia residenti nella Regione che extraregionali: attualmente
i ricoveri a carico del SSN ammontano a circa l'80% del totale e
riguardano per lo più pazienti affetti da AIDS o da cosiddetta
doppia patologia.
La visita a San Patrignano ha riguardato le varie strutture e i
vari settori di carattere lavorativo presenti nella comunità,
molti dei quali di elevata qualità e tecnologicamente avanzati:
allevamento di cani e di cavalli, allevamento di bovini e caseificio,
produzione di vini, produzione di carta da parati e di oggetti in
cuoio, falegnameria, grafica informatizzata, editoria.
Si è poi svolto un incontro con il responsabile della fondazione
San Patrignano, dottor Andrea Muccioli, il quale ha denunciato la
grave carenza, a livello sia nazionale che internazionale, di attendibili
ricerche scientifiche di follow up di trattamenti terapeutici erogati
dalle varie comunità e strutture pubbliche e private e ha
rilevato che in effetti, secondo calcoli approssimativi, la percentuale
dei recuperi effettivi a lungo termine sembra, in generale, non
superiore al 30%. Egli ha per contro rivendicato alla comunità
di San Patrignano una percentuale di successi ben superiore documentata
da una specifica ricerca di follow up realizzata dalle università
di Bologna e di Urbino sulla base di un campione significativo di
soggetti rimasti a San Patrignano per almeno di 14 mesi (periodo
peraltro inferiore a quello medio complessivo pari a tre anno e
mezzo). A giudizio del dottor Muccioli, tale successo è da
collegare alla metodologia terapeutica utilizzata a San Patrignano,
comunità in cui si cerca di riprodurre condizioni di vita
il più possibile simili a quelle esterne; unici elementi
di diversità sono rappresentati dall'assenza di droga e da
una completa partecipazione affettiva psicologica e sociale ai bisogni
delle persone.
Il dottor Muccioli ha inoltre affermato che se è certamente
giusto avere a disposizione una pluralità di risposte ai
problemi connessi alla tossicodipendenza, è indispensabile
che tutte queste risposte siano dirette al recupero integrale della
persona. Secondo questa prospettiva sono inaccettabili i programmi
di distribuzione controllata di eroina, giacché non mirano
al recupero della persona ma solo al controllo sociale dell'individuo.
Considerazioni conclusive
L'indagine svolta si è rivelata utile al fine, da un lato,
di verificare gli orientamenti e le tendenze emergenti in alcuni
Paesi europei di riferimento e, dall'altro lato, di disporre se
non di un quadro esaustivo del funzionamento del sistema italiano
di contrasto alla droga, almeno di alcune spie significative, con
particolare riferimento a quegli aspetti che possono richiedere
interventi migliorativi.
Per iniziare da questo secondo profilo, i sopralluoghi effettuati
in Italia hanno messo in evidenza situazioni tra loro non omogenee,
soprattutto per quel che attiene al funzionamento dei servizi per
le tossicodipendenze (Sert), delle ASL visitate. Mentre infatti
il Sert di Rimini può nel complesso considerarsi operativamente
adeguato, sia quello di Genova sia, soprattutto, quello di Reggio
Calabria hanno denunciato evidenti difficoltà riguardanti
in particolare l'insufficienza e la precarietà del personale
e l'inadeguatezza logistica delle sedi.
Quanto al primo aspetto, anche nel settore delle tossicodipendenze
si scontano carenze che affliggono più in generale il sistema
sanitario: ciò vale per la gravissima, perdurante insufficienza
di personale infermieristico. E' tuttavia emerso anche che l'intervento
di stabilizzazione perseguito dalla legge n. 45 del 1999 ha avuto
in sede applicativa un inadeguato riscontro, anche perché
sembra essere stato disatteso la raccomandazione rivolta al Governo
da questa Commissione a far sì che il concorso per il personale
dei Sert previsto dall'articolo 2, comma 3, della citata legge venisse
bandito a livello regionale e in tempi rapidi.
Le carenze di ordine logistico sono apparse gravi sia a Genova -
dove l'apertura di una seconda sede del Sert si scontra con l'opposizione
degli abitanti del quartiere interessato - sia, in misura maggiore,
a Reggio Calabria - dove sotto tale profilo le condizioni di lavoro
del personale del Sert sono apparse davvero critiche (anche se dovrebbero
migliorare entro breve, vista l'imminente apertura di una nuova
sede).
Inoltre la situazione ambientale generale in cui opera il Sert di
Reggio Calabria presenta particolari ulteriori problemi, tali da
condizionare significativamente la capacità del servizio,
al di la dell'encomiabile impegno di chi vi lavora, ad avere un'utenza
corrispondente al bacino potenziale.
Un elemento invece positivo - sia pure, ancora una volta, con le
diversità "strutturali" e socio-economiche che
caratterizzano realtà come Genova, Rimini e Reggio Calabria
- è invece rappresentato dal buon livello di collaborazione
riscontrato tra servizio pubblico e comunità terapeutiche
private. Sembra nel complesso prevalere la consapevolezza che, rispetto
alla molteplicità e complessità delle problematiche
e delle esigenze connesse all'universo droga, sia preferibile un
approccio il più possibile integrato e coordinato. Se tradizionalmente
il servizio pubblico assicura attività di assistenza socio-sanitaria
e di riduzione del danno (programmi a base di metadone), le comunità
terapeutiche private, oltre a svolgere i programmi di recupero e
reinserimento, sono in alcuni casi più presenti rispetto
al passato anche nella realizzazione di progetti a bassa soglia.
Di particolare interesse in tale ambito è l'esperienza riminese
del Comitato di coordinamento tecnico-territoriale (di cui fanno
parte rappresentanti del Sert, delle comunità, del volontariato,
delle Onlus) che opera in chiave programmatoria valutando i vari
progetti di intervento ai fini del loro finanziamento regionale.
Un ruolo più attivo, di aggregazione e di coordinamento,
viene oggi rivendicato dai Comuni. Ambiti privilegiati di questo
opportuno impegno sono costituiti dalle attività di prevenzione
primaria e dagli interventi per il reinserimento sociale e lavorativo,
tra i quali vanno ricordati quelli per le cosiddette borse-lavoro
presso aziende private. E' da osservare peraltro che per quanto
concerne le attività di prevenzione rivolte al mondo della
scuola è stato richiesto un maggior impulso e coordinamento
a livello sia regionale che centrale.
Appare inoltre opportuno segnalare, come la modalità operativa
cui fare riferimento, che i centri di quartiere per le tossicodipendenze
di Madrid, programmano la loro attività sulla base di dati
concernenti la composizione e i bisogni della popolazione che vengono
accertati periodicamente attraverso un apposito questionario.
Per quel che attiene agli elementi di sofferenza denunciati dalle
comunità terapeutiche visitate, il principale riguarda la
lamentata insufficienza delle rette corrisposte dalle ASL per i
regimi residenziale, semiresidenziale e residenziale vigilato. In
proposito sembra apprezzabile l'intento della regione Emilia Romagna
di introdurre un sistema di tariffe differenziali concordato con
le comunità. Queste ultime hanno inoltre richiamato l'attenzione
sul problema del finanziamento per i lavori di manutenzione e ristrutturazione
delle loro sedi connessi al soddisfacimento dei nuovi standard richiesti
per l'accreditamento come enti ausiliari.
Allargando lo sguardo agli esiti dei sopralluoghi effettuati all'estero,
una prima considerazione riguarda l'evoluzione del consumo di droga
negli ultimi anni, evoluzione che inizia a trovare riscontro anche
nella realtà italiana. Si è in presenza di una stabilizzazione
e tendenziale riduzione del consumo di eroina, mentre nelle giovani
generazioni si sono affermate le cosiddette nuove droghe sintetiche,
il cui consumo è spesso associato a quello di bevande alcoliche
e presenta modalità di tipo diverso, tali da rendere meno
facile l'instaurazione di una dipendenza (ciò tuttavia non
significa che le nuove droghe debbano considerarsi "leggere",
anche perché esse comportano rischi di neurotossicità).
Si registra inoltre un consumo assai esteso, soprattutto nella popolazione
giovane, delle droghe cosiddette leggere, quali la cannabis.
Rispetto a tale quadro, quali sono le risposte disponibili e quali
interventi occorre avviare o rafforzare? Appare preferibile, per
chiarezza, distinguere gli specifici problemi sollevati da ciascuno
dei tre tipi di consumo sopra ricordati, non senza premettere che
la questione droga rappresenta comunque un argomento scottante e
controverso per l'intera opinione pubblica e che il dibattito che
la riguarda, soprattutto su alcuni temi, come ad esempio le strategie
di riduzione del danno, resta tuttora in corso.
I consumatori di eroina sono caratterizzati da una durata della
dipendenza spesso superiore ai 10 anni e rappresentano tendenzialmente
(paradigmatico il caso dell'Olanda) un numero quasi chiuso, nel
senso che in linea di massima le nuove generazioni preferiscono
rivolgersi ad altri tipi di droga, pur essendo presenti un certo
numero di casi di politossicomania. Rispetto a tale tipo di consumo
i Governi centrali dei Paesi visitati hanno intrapreso, sia pure
con sfumature diverse, politiche incentrate soprattutto sulla riduzione
del danno, in base al riconoscimento che si è di fronte ad
una realtà che è illusorio ipotizzare di recuperare
subito ed integralmente, anche alla luce dei risultati ottenuti
sinora. In questa prospettiva si pongono sia le cosiddette safe
injection rooms istituzionalmente adottate in Svizzera, Germania
e Olanda e che anche in Spagna hanno fatto la loro comparsa, sia
i programmi di distribuzione controllata di eroina adottati in via
sperimentale nei primi tre Paesi appena citati (ma in Svizzera esplicitamente
consentiti dalla legge fin dal 1998). Tali programmi si rivolgono
a quei tossicodipendenti che non intendono o non sono in condizioni
di smettere il consumo di eroina e si propongono appunto l'obiettivo
di ridurre , sia per l'individuo che per la società in cui
vive, i danni che da tale consumo possono derivare.
Al di là delle pur legittime riserve etiche che questa scelta
può in alcuni suscitare, occorre prendere atto che i risultati
ottenuti in Svizzera sono stati positivi, tanto da convincere i
Governi olandese e tedesco a tentare la stessa strada. Non va dimenticato,
del resto, che la distribuzione controllata di eroina consente una
prima stabilizzazione dei pazienti, quantomeno in termini di accettazione
di regole di vita, di riduzione dei rischi sanitari e di sottrazione
al mondo della criminalità, e può porsi come primo
passo di un successivo percorso di fuoriuscita dalla droga.
A differenza dell'eroina, le nuove droghe sintetiche esercitano
una forte attrazione sulle attuali giovani generazioni ed il loro
consumo presenta caratteristiche tali da richiedere un mutamento
di approccio nelle iniziative di contrasto, partendo dalla presa
d'atto che tali sostanze godono di un'immagine positiva nel mondo
giovanile in termini di socializzazione e di facile controllabilità
dei rischi di dipendenza. Il fenomeno si presenta perciò
tanto più insidioso perché non è associato
a scelte e stili di vita necessariamente alternativi o emarginanti
rispetto a quelli considerati socialmente accettabili: occorre pertanto
da un lato contrapporre in positivo altri modelli di comportamento
e impiego del tempo libero, dall'altro lato sviluppare le capacità
critiche individuali sin dalla prima adolescenza.
Da questo punto di vista la strategia di informazione e prevenzione
messa in atto in Olanda e soprattutto in Spagna è sembrata
quella più adeguata a fronteggiare le nuove droghe; in particolare
è apparsa condivisibile l'attenzione prestata in questo ultimo
Paese sia al sistema educativo sia ai mass media e ai messaggi,
più o meno espliciti, da essi veicolati.
Restano le droghe cosiddette leggere (cannabis) il cui consumo riveste
caratteristiche di dannosità e pericolosità sociale
relativamente limitate, insieme ad una diffusione tale da far sembrare
velleitario il ritorno a forme di repressione conosciute in passato.
In quella che è stata definita una "concezione dinamica
della riduzione del danno", l'esempio olandese dei coffee shops
rappresenta il tentativo di sviluppare un atteggiamento di maggiore
tolleranza sociale, sia pure nel rispetto di alcune precise condizioni,
mirante anche a far risaltare in maniera più evidente le
barriere che si riferiscono invece al consumo di droghe pesanti.
In una simile prospettiva pragmatica appare in altre parole più
produttivo concentrare gli sforzi di repressione sulla produzione
e lo spaccio delle sostanze stupefacenti più nocive.
Infine un aspetto sul quale è stata ripetutamente richiamata
l'attenzione nel corso dell'indagine è costituito dall'esigenza,
al momento largamente insoddisfatta, di disporre a livello nazionale
ed internazionale di attendibili dati concernenti i risultati conseguiti
dai vari programmi realizzati tanto nel campo della prevenzione,
quanto in quelli della riabilitazione, del recupero e del reinserimento.
Si tratta certamente di un ambito nel quale è necessario
impegnarsi anche al fine di disporre in breve tempo, sulla scorta
delle indicazioni dell'Osservatorio europeo sulle tossicodipendenze,
di parametri e criteri standardizzati a livello europeo, cosicchè
ciascun programma possa essere seguito da uno studio di follow up
scientificamente valido. L'utilità di simili dati risulta
evidente se non altro in funzione delle scelte concernenti la destinazione
di risorse necessariamente limitate. Occorre però ribadire
la necessità, comunque prioritaria, di disporre di una vasta
gamma di strumenti e di interventi coordinati, tutti indispensabili
rispetto all'obiettivo di fronteggiare adeguatamente un problema
che, coinvolgendo la persona umana nella sua totalità, presenta
infinite sfaccettature e complessità ed i cui percorsi di
soluzione possono essere tra loro assai diversi.
DI ORIO relatore
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