dal sito del Ministero
degli Affari Sociali
RELAZIONE ANNUALE AL PARLAMENTO SULLO STATO
DELLE TOSSICODIPENDENZE IN ITALIA, 1998
Nota dell'Ufficio Stampa
La Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze
in Italia è giunta quest'anno alla sua nona edizione.
La Relazione che viene presentata oggi al Parlamento dal Ministro
per la Solidarietà sociale, relativa all'anno 1998, è
divisa in tre parti:Le politiche di contrasto alle tossicodipendenze;
Le attività di contrasto alle tossicodipendenze e, infine,
una serie di Argomenti di approfondimento.
Dal 1990 ad oggi, il fenomeno ha seguito un'evoluzione estremamente
complessa, difficilmente riconducibile entro semplici misurazioni
o schemi interpretativi. E' questa la ragione per cui anche
quest'anno la Relazione -scritta con la collaborazione dei ministeri
della Sanità, dell'Interno, di Grazia e Giustizia, della
Difesa e della Pubblica istruzione- più che un elenco
di dati propone l'osservazione e l'analisi del fenomeno e delle
strategie messe in atto per contrastarlo al fine di aprire un
dibattito e una verifica utili ad affrontare gli eventuali adeguamenti
normativi e organizzativi.
Il fenomeno appare mutevole e variegato sia per
quanto riguarda il panorama dei consumatori che quello delle
sostanze. Tra le principali caratteristiche risulta evidente
l'affermarsi, soprattutto tra i più giovani, di una visione
dell'abuso di sostanze più tesa a procurare effetti stimolanti
ed eccitanti che non quelli propri dei depressori del sistema
nervoso. In luogo della estraniazione, della fuga da sé
e della anestesia dei problemi, il mondo giovanile si proietta
alla ricerca di "performances" elevate, energizzazioni
durevoli, alla ricerca di rapporti più facili e più
disinibiti con gli altri.
Prende campo rispetto ad un generico desiderio di "sballo"
un'esigenza di onnipotenza che sembra appagata in particolare
dalla cocaina e da una tipologia di derivati amfetaminici. Proprio
la cocaina si presenta in quantità più significative
sul mercato e investe i giovani e i giovanissimi, con un'estensione
che travalica lo stato socio-economico cui sino ad ora era confinata.
Le nuove sostanze, connesse con gli stili di vita, la tendenza
a combinare insieme sostanze diverse (poliassunzione), spiegano
in gran parte perché sempre più vistose nel panorama
nuovo della tossicodipendenza siano le dimensioni delle problematiche
psichiatriche. Emergono infatti disturbi della personalità,
pesanti alterazioni del tono dell'umore e, in qualche caso,
veri e propri quadri psicotici.
I problemi posti dai nuovi consumi di droghe impongono quindi
l'organizzazione di un'offerta terapeutica e di integrazione
sociale con un approccio multidisciplinare complesso.
Un impegnativo processo di cambiamento sta infatti investendo
le strutture pubbliche e private impegnate nella prevenzione
e cura delle tossicodipendenze. I servizi di assistenza pubblici
(Sert) stanno adoperandosi per offrire un dettagliato approccio
diagnostico con l'attuazione di interventi e terapie personalizzate
e adatte alle varie tipologie di soggetti. Anche le comunità
terapeutiche stanno affrontando cambiamenti significativi con
l'attuazione di programmi caratterizzati da maggior elasticità
e personalizzazione. Diverse comunità si sono dotate
di un supporto di carattere psichiatrico o psicologico e hanno
iniziato a impiegare le terapie psicofarmacologiche in associazione
agli interventi relazionali ed educativi.
Alcune Regioni hanno cominciato a realizzare un vero e proprio
sistema di servizi che integra le competenze del servizio pubblico
con quelle del privato sociale, superando la conflittualità
un tempo esistente.
Se da una parte l'azione delle forze dell'ordine e l'offerta
terapeutica e riabilitativa delle strutture sia pubbliche che
del privato sociale rappresenta la risposta all'impatto della
quota emergente del fenomeno, la ricerca scientifica, biologica
e sociologica, sempre più devono raccordarsi e coordinarsi
per cercare di illuminare con maggiore conoscenza l'insieme
delle strategie di intervento e agire significativamente anche
sulla "quota sommersa" del fenomeno.
Purtroppo, gli studi epidemiologici per la valutazione del numero
degli utilizzatori di sostanze (quindi comprensiva della parte
"sommersa" del fenomeno che non appare alle istituzioni)
sono ancora scarsi. Gli studi epidemiologici più significativi
realizzati nel 1998 nell'ambito dei progetti promossi dall'Osservatorio
Europeo di Lisbona, permettono comunque di raggiungere, anche
se in riferimento alla sola eroina, una sufficiente conoscenza
della popolazione "nascosta" che in Italia fa uso
di questa sostanza.
Utilizzando i dati dello studio europeo e aggiornandoli al 1998,
si può stimare che in Italia le persone (fra i 15 e i
54 anni) che hanno provato almeno una volta nella loro vita
l'effetto dell'eroina siano non meno di 300.000. Si badi bene:
si parla di consumatori anche occasionali, non necessariamente
tossicodipendenti, ma il dato dà un'idea della diffusione
della sostanza.
I soggetti tossicodipendenti in carico ai Sert ( per la maggioranza
persone che fanno uso primario di eroina, anche se la percentuale
è in leggero calo) sono 137.657 (138.218 nel 1997).),
di cui 21.532 risultano inviati alle comunità terapeutiche.
Dei soggetti in trattamento presso i Sert, circa l'86% è
di sesso maschile mentre la fascia di età prevalente
è quella tra i 20 e i 34 anni (71,6%).
Nel tempo si assiste ad un progressivo innalzamento dell'età
media dei soggetti in trattamento: il numero di quelli in età
più giovane (fino a 24 anni) si è ridotto, in
confronto al 1991, di quasi 14 punti ed è aumentata significativamente
la quota di ultratrentenni, passata, nello stesso periodo di
tempo, dal 29,5% al 52,4%. Si conferma l'andamento decrescente
del numero di tossicodipendenti in trattamento presso i Sert
con infezione da HIV (dal 28,8% del 1991 al 16,2% del 1998)
mentre rimane alta la percentuale delle infezioni da epatiti
B e C.
Alla data del 31 dicembre 1998 il numero di detenuti tossicodipendenti
è risultato pari a 13.567, valore sostanzialmente sovrapponibile
a quello dell'analogo periodo del 1997.
Nel 1998 sono transitati nei Servizi della Giustizia minorile
1.418 casi di assunzione di sostanze stupefacenti. Circa il
78% degli assuntori è compreso nella classe di età
14-17 anni, di cui oltre il 97% maschi. La maggior parte dei
ragazzi transitati nei Servizi della Giustizia minorile ed assuntori
di sostanze stupefacenti sono italiani (81,4%). Il 63,9% assume
cannabis, il 17,1% eroina, il 17,1% cocaina.
In leggero calo le segnalazioni per assunzione di droga presso
il personale militare, (2.838 contro i 2.947 del 1997). Tra
i militari la maggioranza dei consumatori (anche occasionali)
di sostanze stupefacenti sono i giovani in servizio di leva
(85,5%). Rispetto al 1997, si registra una flessione nell'uso
di eroina ed un incremento nell'uso di cocaina, ecstasy ed alcool.
In generale si osserva una tendenza al decremento del numero
totale dei decessi per abuso di sostanze stupefacenti (1076,
contro i 1160 del 1997 e i 1566 del 1996), con un aumento tra
gli assuntori più anziani che costituiscono più
della metà di tutti i decessi per droghe
Da Fuoriluogo:
L'incertezza dei dati.
E delle politiche governative
Cecilia D'Elia su Fuoriluogo, settembre
1999
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