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La cella e la Rete
Carceri francesi
Introduzione al rapporto
di Ettore Colombo
<Il detenuto è sotto l'occhio della guardia, la guardia
sotto l'occhio del direttore, la prigione sotto l'occhio del
popolo>. Comincia così, citando una frase del filosofo
Jeremy Bentham, la relazione della "Commissione d'inchiesta
sulle condizioni di detenzione negli istituti penitenziari francesi"
che il Senato della Repubblica ha reso pubblico il 29 giugno
scorso, suscitando una vasta eco e molte polemiche sulla stampa
e nell'opinione pubblica del Paese, non fosse altro perché
- nelle loro conclusioni - i senatori hanno usato parole durissime
di condanna per le condizioni in cui vivono i detenuti delle
prigioni francesi. <In sostanza>, scrivono i commissari
nella loro introduzione, <la commissione d'inchiesta ha potuto
constatare che le condizioni di detenzione degli istituti di
pena sono spesso indegne di un Paese che si permette di dare
lezioni all'estero sul rispetto dei diritti dell'uomo e che,
invece, è stato più volte e giustamente condannato
dalle istituzioni europee proprio per le sue violazioni dei
diritti dell'uomo>. Una denuncia - e un'autocritica - dunque,
durissima, quella dei senatori francesi, che non va però
affatto a scapito della serietà e autorevolezza con cui
è stato affrontato il lavoro d'indagine sulle condizioni
di vita nelle carceri che permette a tutti - anche a chi francese
non è - di farsi un'opinione su quel sistema carcerario.
Del resto, le cifre - citate nel rapporto con dovizia di tavole
e tabelle - parlano chiaro: alla fine del 1999, nelle 187 prigioni
della Repubblica si trovavano più di 51 mila detenuti
contro 49 mila posti disponibili. E si tratta si carceri che
spesso cadono a pezzi, se si considera che 109 (comprese quelle
situate nei Territori d'Oltremare) sono state costruite prima
del 1920 e 23 prima del 1830. Strutture, dunque, inadeguate,
a volte del tutto inagibili o a tratti decisamente disumane
e alienanti. Senza dire di un altro dato impressionante: in
Francia, il 40% circa della popolazione carceraria è
in attesa di giudizio e se le pene, negli ultimi trent'anni,
si sono fortemente allungate, si è invece dimezzata drasticamente
la percentuale dei detenuti ammessi al regime di libertà
provvisoria. <Una umiliazione per la Repubblica>, scrivono
i senatori, ma sono loro stessi ad ammettere che l'input a indagare
non è venuto dalle autorità preposte, ma dalla
pubblicazione (e dal clamoroso successo) del libro-denuncia
di Veronique Vasseur, per otto anni a capo della struttura medica
del famoso carcere parigino della "Santé".
Un libro che, raccontando delle drammatiche condizioni di reclusione
a cui erano obbligati gli "ospiti" della "Santé"
(celle di pochi metri quadrati, promiscuità e violenze
continue, condizioni igienico-sanitarie terribili e a volte
letali), ha scosso opinione pubblica e mondo politico. Il frutto
del lavoro della Commissione d'inchiesta, durato cinque mesi
e condotto con scrupolo in tutte le carceri della Francia, comporterà,
tra l'altro, l'adozione di una nuova legge che dovrebbe permettere
di rifondare e ristrutturare il sistema carcerario francese,
ma anche quello giudiziario, che la stessa Commissione ritiene
<da riformare subito>. Complessivamente, sono state individuate
circa trenta misure urgenti da adottare: vanno dall'aumento
del numero dei penitenziari e degli agenti di controllo a un
sistema carcerario più equo e più aperto verso
l'esterno (con relativa e discussa richiesta di sperimentazione
del braccialetto elettronico) al tentativo di favorire un effettivo
reinserimento dei detenuti nelle vita quotidiana fuori dal carcere
e nel mondo del lavoro. Anche in Francia, infine, in occasione
della festa nazionale del 14 luglio si è discusso di
una <grazia speciale per l'anno Duemila>, provvedimento
particolarmente caldeggiato dal clero francese, ma le polemiche
che ne sono nate tra chi insisteva sull'aumento del numero dei
reati e dei carcerati colti in "recidiva" e chi chiedeva
che dal carcere venissero esclusi <minorenni, drogati e alcolisti>,
come la comunità Emmaus, ha di fatto inasprito il dibattito.
Certo è che la Francia ha avuto il coraggio di ripensare
se stessa e di denunciare lo stato delle proprie galere ai più
alti livelli istituzionali (<Se alcuni magistrati, che in
carcere non entrano mai, avessero un maggior contatto con le
prigioni, ci penserebbero due volte prima di spedire i condannati
dietro le sbarre>, ha detto il presidente dell'altro ramo
del Parlamento, l'Assemblea nazionale, Raymond Forni). Ora,
come al solito, spetta al Governo fare la sua parte. Ma una
cosa è certa: da queste pagine viene fuori una disanima
impietosa delle carceri francesi, ma anche una lezione di autocritica
democratica lucida e impietosa da parte di una nazione da sempre
orgogliosa di sé.
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La cella e la Rete
Carceri francesi
Introduzione al rapporto del Senato
francese di Ettore Colombo new
Il
Rapporto del Senato Francese sulle Carceri new
Da Fuoriluogo
Incontri sconvenienti
di Sergio Segio
Siti Carcerari
in Svizzera
Documentazione
La nuova legge
sul lavoro in carcere
Il nuovo regolamento sulle carceri
Sanità in carcere
(dal Manifesto)
La
sanità entra in carcere (28.5.2000)
Per
uscire dal carcere drogato (3.6.2000)
Aids
in carcere (10.6.2000)
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