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24.09.2002

«Carceri, rivolta sostenuta dalla sinistra»

Dossier degli istituti di pena a Castelli: iniziativa senza successo, ecco i nomi dei parlamentari coinvolti


ROMA - La nota «riservata» di una pagina e mezzo è stata inviata al ministro Roberto Castelli prima della visita a Copenaghen, avvenuta dieci giorni fa. E in quell’occasione il Guardasigilli ha sparato alto: «La rivolta nelle carceri viene fomentata dalla sinistra». Una sortita che ha provocato durissime reazioni e polemiche infuocate. Adesso si scopre che alla base di quelle affermazioni c’è l’analisi consegnata a Castelli dai responsabili del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Un «quadro di situazione» delineato anche sfruttando le notizie dell’agenzia Ansa sulle visite dei parlamentari nelle celle.

L’ANALISI - «La protesta - scrive il Dap nel rapporto - allo stato coinvolge ottanta istituti, ossia un terzo di quelli presenti sul territorio, e laddove è avvenuta non ha riguardato tutti i detenuti, ma solo una parte di essi. Peraltro si è limitata a una battitura delle inferriate e nel rifiuto del vitto, con esclusione, salvo qualche raro caso, della preannunciata astensione dalle attività lavorative».

LA DENUNCIA - «Si tratta di un’iniziativa eterodiretta e sostenuta da alcune forze politiche che non ha trovato riscontro presso i detenuti, poiché volta solamente a determinare situazioni di tensione politica dalle quali chi è ristretto non può trarre alcun beneficio, ma semmai disagi quali l’interruzione dei servizi connessi al lavoro dei detenuti (consegna pacchi, pulizia, cucine), e la maggiore attenzione alla disciplina interna. Peraltro l’associazione "Papillon", che ha dato il via all’iniziativa, è chiaramente collegata a esponenti politici della sinistra che intendono interpretare il disagio a fini di propaganda anti-istituzionale (come ampiamente dimostrano le note Ansa allegate)». Il riferimento è a quelle notizie di agenzia che, dando conto delle proteste, parlano della visita a Rebibbia dei deputati del centrosinistra Pietro Folena, Giovanni Russo Spena, Paolo Cento e Luigi Nieri. Fra gli allegati il Dap ha inserito anche la notizia diramata il 9 settembre sul cartello di associazioni che aveva presentato un appello alle forze politiche affinché si occupassero dei problemi delle carceri. Nella lista, oltre a «Papillon», ci sono il «Gruppo Abele», «Antigone», l’«Arci», la «Caritas», «Ora d’aria», la «Conferenza Nazionale del Volontariato» e il «Forum droghe».

I RECLUSI - «Il riscontro della popolazione detenuta - avverte il Dap - è mancato, se è vero che in quasi due terzi degli istituti non si è registrata alcuna forma di protesta e nei rimanenti la manifestazione ha avuto uno svolgimento alquanto parziale, tanto con riferimento ai partecipanti, quanto con riguardo alle forme. Il ministero è invece impegnato a modificare le condizioni di vita all’interno delle carceri con un miglioramento complessivo delle condizioni sanitarie, un ampliamento dei reparti per l’Aids, un rilancio delle attività lavorative e la stesura di un piano per la ridefinizione delle capienze che ha già consentito di recuperare spazi all’interno degli istituti e distribuire meglio i detenuti, nonostante il loro incremento costante».

LE MISURE - La richiesta dei detenuti continua a essere quella di un condono di tre anni e sull’ipotesi di un indulto sono le forze politiche, stavolta compatte, a dire no. «Bisogna andarci con i piedi di piombo - dichiara Giovanni Kessler, membro diessino del Comitato parlamentare carceri -, per non dare adito a pericolose illusioni. L’indulto non può diventare lo strumento per far funzionare le carceri, e poi basta poco per far passare qualcosa che aiuterebbe solo politici in difficoltà con la giustizia». D’accordo il capogruppo dei Ds alla Camera Luciano Violante, ma anche quello di Alleanza nazionale Ignazio La Russa, che afferma: «L’indulto servirebbe a spostare il problema solo di pochi mesi. La vera questione non è graziare coloro che sono detenuti per piccoli reati, ma costruire carceri e dare condizioni di vita accettabili. Noi siamo contrari, ma un minicondono lo si può anche immaginare».

 
 

Carceri: ecco chi fomenta la rivolta
Corriere della Sera, 24.9.02

Le reazioni politiche