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La metà dei laboratori sbaglia i test antidroga

Secondo la ricerca dell’Istituto superiore di sanità, anticipata da Alberto Custodero su Repubblica il 27 marzo, il 40 per cento dei centri analisi ha fornito dati fasulli sui risultati dei test antidroga:

Mario ha sei anni. Sua mamma gli ha tagliato una ciocca di capellie l’ ha inviata ad un centro analisi per il drug test. L’ esame antidroga ha fornito un risultato choc: secondo il laboratorio, Mario assume metadone, la sostanza che si dà agli eroinomani per disintossicarli gradualmente dalla dipendenza da eroina. Ovviamente, si tratta di un “falso positivo”: il bambino non si droga, fa sport e studia dalle suore. Ma a scoprire che gli esami fatti sui capelli per individuarei figli tossici non sono assolutamente affidabili è una mamma particolare, Simona Pichini, primo ricercatore dell’ Osservatorio epidemiologico droga, alcol e fumo dell’ Istituto Superiore di sanità. Dopo il boom di richieste ai laboratori di genitori che vogliono sapere se i figli sono tossici (o di mariti e mogli che, nelle cause di separazione, fanno altrettanto nei confronti del rispettivo coniuge), l’Istituto superiore di sanità presieduto da Enrico Garaci ha deciso di sottoporre ad un controllo di qualità i laboratori di tutta Italia che effettuano analisi antidroga sui capelli. Finora, hanno aderito solo i laboratori pubblici, quelli privati (ce n’ è addirittura uno Internet in Lombardia), si sono rifiutati. Visto l’ allarme droga fra giovani confermato anche dai dati diffusi l’ altro giorno dal Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’ Interno (500 morti in un anno, raddoppio dei sequestri di cannabis, crescita di quelli di cocaina), il ricorso al drug test è diventato una moda. E un business milionario: ogni laboratorio ha una lista di attesa di cento esami al mese. E ogni test costa dai 150 ai 200 euro. Ma i risultati della ricerca dell’ Osservatorio che Repubblica anticipa sono sconcertanti: il 40 per cento dei centri analisi ha fornito dati fasulli. Non solo sono state trovate tracce di metadone nei capelli del figlio della dottoressa Pichini, ma cocaina e cannabinoidi in campioni nei quali quelle sostanze non erano presenti. E, al contrario, non sono state rilevate tracce di sostanze stupefacenti laddove, invece, c’ erano. Ecco i dettagli della ricerca. «Al controllo di qualità – ha spiegato la dottoressa Pichini – si sono sottoposti volontariamente cinquanta laboratori pubblici di tutta Italia. Di questi, il 62 % opera nel Nord Italia, il 33 % nel Centro e solo il 5 % nel Sud». «Nel corso dello studio – ha aggiunto la ricercatrice dell’ Iss – è emerso come 4 laboratori su 10 abbiano fornito dati non corretti. Campioni “bianchi”, nei quali non è presente alcuna sostanza di abuso, sono stati dichiarati positivi dal 33 % dei laboratori». La droga più frequentemente ritrovata quando non presente, secondo la ricerca dell’ Iss, è la cocaina. Ma quei centri analisi hanno fornito anche risultati “falsi negativi” in circa il 10 per cento dei casi. «Se trovare una droga quando non c’ è – sottolinea Pichini – è un grave problema, lo stesso può dirsi quando la sostanza è presente e non viene rilevata. Ciò accade soprattutto nei confronti delle anfetamine e dei cannabinoidi, sostanze che, per la natura intrinseca del capello, sono estremamente difficili da identificare». Solamente il 40 per cento dei laboratori sottoposti al controllo di qualità dall’ Iss determina le anfetamine nei capelli, mentre solo il 40 per cento individua cannabinoidi. «Tra questi – precisa Pichini – il 10 per cento non è in grado di rilevare queste sostanze quando presenti nei campioni». E’ ancora giusto, allora, il ricorso di massa a questi esami da parte di madri e padri preoccupati di avere figli tossicomani? Il controllo di qualità dell’ Iss darebbe ragione a chi sostiene che non si affronta con il narcotest sui capelli il fenomeno della tossicodipendenza giovanile visto l’ alto rischio di prendere un abbaglio. E visto pure l’ alto rischio di alterare il delicato rapporto di fiducia fra genitori e figli.

Leggi l’articolo di Pier Paolo Pani per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 28 gennaio 2009.

Quando il piccione finisce in gabbia

Anni fa si raccoglievano firme per referendum per dare un lavoro a quei bighelloni dei piccioni. Oggi i piccioni (bosniaci ma anche brasiliani) trovano facilmente un lavoro in un mondo malato di proibizionismo.

E finiscono pure loro in gabbia.

Bosnia. Arrestato il piccione spacciatore
La polizia bosniaca ha arrestato un ‘piccione spacciatore’ che trasportava droga nel carcere di massima sicurezza della citta’ di Zenica, vicino Sarajevo. “Le guardie sospettavano che l’animale fosse coinvolto in un traffico di stupefacenti: avevanoo notato quattro prigionieri in evidente stato confusionale dopo l’arrivo del piccione nella loro cella” ha dichiarato Josip Pojavnik, funzionario della prigione di Zenica. I quattro detenuti, risultati positivi a un test sull’assunzione di eroina, dovranno ora subire dei procedimenti disciplinari. Pojavnik ha spiegato che la droga era nascosta in una piccola bustina attaccata alla zampa del piccione-corriere che uno dei detenuti teneva come animale da compagnia.
“Sospettiamo che il piccione trasportasse la droga dalla citta’ di Tuzla” a 70 chilometri dal carcere di Zenica. L’uccello e’ ora sotto la custodia della polizia che indaga per scoprire chi lo riforniva. “Del piccione non sappiamo che farne, per adesso rimarra’ dietro le sbarre” della sua gabbia. Dopo la scoperta del piccione spacciatore la direzione del carcere sta pensando di interrompere un proggetto rieducativo per i detenuti basato proprio sull’allevamento di piccioni. Tuttavia Pojavnik sostiene che il piccione in questione non faceva parte di quel progetto. Quest’anno un’altro caso di piccione-pusher era stato scoperto in un carecere brasiliano, ma in quel caso i piccioni oltre alla droga traspotavano anche telefoni cellulari.

Dal Notiziario Aduc, via fioreblog.

Proibizionismi paralleli

A Bologna, notizia della settimana scorsa, vietati i piercing nella parti intime (da Repubblica, via fioreblog).

A Torino gli ultimi giorni del Tossic Park sono raccontati da La Stampa.

Due facce della stessa Italia, di due città che evidentemente sanno confrontarsi con chi le abita, che gli piaccia bucarsi un capezzolo o più pericolosamente farsi di eroina.

Senti chi parla adesso

Solo sei mesi fa finiva così la campagna avviata da Forum Droghe, Associazione Aglietta e Malega9 per la mozione sulle narcosale a Torino.
Oggi il Sindaco di Torino Sergio Chiamparino ha dichiarato:

Tempo fa in Consiglio comunale – ha ricordato il primo cittadino – c’è stato un ampio dibattito sulle cosiddette stanze del buco, da intendere non come luoghi dove drogarsi e basta, ma dove i tossicodipendenti cronici possono essere sottoposti a una sorta di somministrazione controllata». Un tema che fece grande scalpore, suscitando polemiche soprattutto quando l’idea venne ripresa a livello nazionale dall’allora ministro della Salute, Livia Turco. «È un tema – ha ribadito Chiamparino – su cui anche questo governo dovrebbe riflettere».

Qui lo speciale narcosale a Torino e il racconto di quella serata in Consiglio comunale.

Giudicate un po’ voi.

Border line. Il tossic park in un video.

Border lineMentre a Torino è stata presentata in Commissione Consiliare la petizione per l’apertura di una Narcosala è on line Border line, un viaggio dentro Parco Stura accompagnati da abitanti, frequentatori, operatori sociali, giornalisti e amministratori pubblici. Un video prodotto da videocommunity e cobs – coordinamento operatori bassa soglia piemonte. Si può vedere sul sito www.videocommunity.net.

Brindisi

Mentre suscita dibattito fra i blogger l’ultima notizia sulle dipendenze di Britney Spears, in Afghanistan i talebani brindano all’ennesimo record di produzione di oppio. Giusto quel che serve per rifornire il 93% del mercato globale. Alla faccia delle guerre (alle droghe e alle persone), delle democrazie importate e della missione di “pace” con l’hobby del diserbante. C’è chi, come il Senlis Council, ha fatto serie proposte per dare uno sbocco legale ad una produzione inarrestabile. Ovviamente inascoltate.
oppio