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Carceri aperte ai giornalisti

L’opinione pubblica ha diritto di conoscere quanto accade nei penitenziari italiani. Non esiste alcuna norma che vieti espressamente alla stampa di visitare gli istituti carcerari. Ma, negli ultimi anni, l’amministrazione penitenziaria ha ristretto sempre più le possibilità di accesso.
Il diritto all’informazione libera deve poter comprendere la visita dei luoghi di detenzione, nel rispetto della sicurezza pubblica. Al ministro della Giustizia, che denuncia l’emergenza carceri, segnaliamo che esiste anche “un’emergenza informazione”, per questo chiediamo di cambiare regole e prassi autorizzando l’accesso ai giornalisti nelle sezioni delle carceri al fine di raccontare la quotidianità della vita reclusa, non solo gli eventi tragici o eccezionali.

Primi firmatari:
Rita Levi Montalcini, Stefano Rodotà, Valerio Onida, Lucia Annunziata, Bianca Berlinguer, Rosaria Capacchione, Gian Antonio Stella

Clicca qui per aderire:
http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/01/articolo/2193/

Qui i primi risultati dell’appello:
http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/02/articolo/2292/

(via fioreblog e franco corleone)

Appello: le carceri scoppiano

Conferenza stampa di presentazione dell’appello Giovedì 1° ottobre ore 11.30, Camera dei Deputati, Sala del Mappamondo, Roma. Vai al Comunicato stampa.

LE CARCERI SCOPPIANO.
POTENZIAMO LE MISURE ALTERNATIVE, LIBERIAMO I TOSSICODIPENDENTI!

Le carceri italiane hanno rotto il muro del silenzio. I detenuti ammassati nelle celle hanno protestato contro la loro condizione. Oggi quasi 65.000 uomini e donne sono reclusi oltre ogni limite di capienza, per cui anche il Ministro della giustizia lamenta la situazione delle galere come fuori dalla Costituzione.
Il sovraffollamento non avviene per caso, ma a causa di leggi che hanno un nome (la legge Fini-Giovanardi sulle droghe, quella sull’immigrazione e la legge Cirielli sulla recidiva) e per reati di irrilevante offensività sociale, come quello recentemente reintrodotto di oltraggio a pubblico ufficiale.
Da sola la legge sulle droghe riempie per la metà le carceri italiane. Anche gli autori della legge più punitiva dell’Europa unita si sono affannati in questi anni a sostenere che le persone tossicodipendenti non devono stare in carcere; invece accade il contrario.
L’affidamento speciale previsto per i tossicodipendenti può essere concesso quando la pena detentiva inflitta o residua non sia superiore a sei anni.
Sono oggi almeno diecimila i detenuti che si trovano in questa situazione ossia che stanno in carcere ma potrebbero usufruire di questa misura alternativa sulla base di un programma da intraprendere in comunità o presso il servizio pubblico. Un detenuto affidato in comunità costa più o meno 18 mila euro annui (all’amministrazione penitenziaria costa il triplo). Con 180 milioni di euro a disposizione le regioni italiane potrebbero pagare le rette in comunità per diecimila detenuti tossicodipemdenti oggi inspiegabilmente in carcere. Con la stessa cifra si costruirebbero al massimo tre carceri che darebbero spazio a circa 600 detenuti nel 2019 (dieci anni è la media italiana di tempo per la costruzione di un nuovo istituto). Se usati invece per liberare i tossicodipendenti si darebbe l’avvio a un processo di vera decongestione del sistema penitenziario.
Chiediamo ai responsabili del Governo e delle Regioni di predisporre un piano immediato di risorse, a partire da quelle inutilmente congelate da troppi anni nella Cassa delle ammende, per garantire l’applicazione delle norme previste per l’affidamento speciale dei detenuti tossicodipendenti e ogni altra misura idonea a potenziare il circuito delle misure alternative alla detenzione.
Chiediamo una applicazione estesa delle misure alternative, dal lavoro esterno alla semilibertà, attraverso un piano di lavori socialmente utili, impegnando le persone nella tutela dell’ambiente, del verde pubblico, nell’agricoltura, nelle zone di montagna abbandonate.
La risposta non può essere affidata all’edilizia penitenziaria, alla costruzione di nuove carceri, alla faraonica pretesa di costruire per il 2012 quindicimila nuovi posti nelle carceri italiane, dissipando ingenti risorse economiche per un risultato che già oggi sarebbe insufficiente a ricondurre nella legalità le carceri italiane.
Pretendiamo piuttosto la ristrutturazione del patrimonio esistente per renderlo coerente con i principi definiti con chiarezza assoluta dalla Costituzione per definire il senso della pena e per garantire la risocializzazione, nel rispetto dei diritti previsti dalla Riforma penitenziaria del 1975 e dal regolamento del 2000, affinchè la pena sia scontata in condizioni di umanità e dignità come previsto dalle Convenzioni internazionali.
Questo non vuole essere un generico appello, ma il primo anello di una catena di azioni pubbliche e collettive per rivendicare l’urgenza di impegni concreti e credibili.
Il Governo, le Regioni e gli enti locali possono e devono costruire una manovra coordinata per predisporre un calendario operativo di dimissioni di tutti i detenuti che, a vario titolo, hanno diritto alle misure alternative coinvolgendo associazioni, volontariato, comunità disponibili al cambiamento possibile.

Promosso da:
Forum Droghe, Antigone, Gruppo Abele, Arci, La Società della Ragione, Ristretti Orizzonti, Comunità San Benedetto al Porto, Coordinamento nazionale dei Garanti territoriali dei diritti delle persone private della libertà personale, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca nazionale, Seac (Coordinamento enti e associazioni volontariato penitenziario), Fondazione Basaglia, Cooperativa Cat (Firenze)

Prime adesioni
Stefano Anastasia, Sergio Alberti, Beatrice Bassini, Paolo Beni, Rita Bernardini, Stefano Bertoletti, Giorgio Bignami, Gianluca Borghi, Giuseppe Bortone, Stefano Cecconi, Claudio Cippitelli, Luigi Ciotti, Maurizio Coletti, Franco Corleone, Sandro Del Fattore, Andrea Gallo, Maria Grazia Giannichedda, Patrizio Gonnella, Leopoldo Grosso, Franco Marcomini, Sandro Margara, Bruno Mellano, Patrizia Meringolo, Mariella Orsi, Pier Paolo Pani, Livio Pepino, Morena Piccinini, Stefano Regio, Susanna Ronconi, Fabio Scaltritti, Sergio Segio, Maria Stagnitta, Franco Uda, Stefano Vecchio, Grazia Zuffa

Per aderire compilate il form qui sotto (riceverete una mail per confermare la sottoscrizione ed evitare abusi).

Nome e Cognome:

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Non visualizzare il nome sul sito:

Leonardo Fiorentini, mariapia passigli, redazione Fuori Binario, Alessio Garofalo, davide toschi, Non pubblicato, Paolo Severi, Emanuela Terzian, Non pubblicato, danilo sandalo, Filippo Franchetto, Massimiliano Mastellaro, Liz O\'neill, leonardo galloppa, Monica Zucchetti, elia de caro, lorenzo lanzoni, Lorella Sanguanini, Benetti Gabriele, salvuccio iacono, davide torsani, Luigi Bozzetti, Galdino Robustelli Test, elisabetta polatti, Federica Fioretti, Andrea Michelazzi, Enrica Recanati, Elena Gimelli, giovanna canigiula, luigi paganelli, daniela marendino, Antonino Di Girolamo, Enrica Paccoi, Luisa Acerbi, enrico fletzer, Sabrina Penon, Flavia D\'Avanzo, Nino Ansaldo Patti, stefano petrella, Marco Favazza, riccardo fabbrini, Enrico Bongiolatti, Licia Rita Roselli, elia moretti, massimo lorenzani, giorgio roversi, franco vanzati, Marina Pensa, Alfonso Marzocchi, Stefano Cecconi, Matteo Zanibelli, Non pubblicato, Francesca Belotti, Patrizia Costantini, cinzia paltenghi, associazione loscarcere lodi, Alessandra Maneschi, Non pubblicato, Non pubblicato, Anita Maugeri, edoardo bottini, enrico frate, Bruno Mellano, Giulio Manfredi, Alberto Giust, Antonella Casu, claudia pagliano, stefano turi, Maria Teresa Menotto, Il granello di senape Venezia, maria chiara buffa, Fabrizio Franchellucci, katia scaglia, samantha cheli, Roberto Spagnoli, luca Borello, isio maureddu, alberto ventrini, Jolanda Casigliani, Alessandro Litta Modignani, Gianfranco Spadaccia, EMANUELE IANNARELLI, Donatella Poretti, Massimiliano Iervolino, Alessandro Rosasco, maria grazia caldirola, Cristina Scagliarini, aldo valenti, Non pubblicato, Antonio Leo, ALESSIO SEMPRINI, Concetta Esposito, Alice Spalletta, Alessandro Buttafuoco, Franca M.Catri, Juan Carlos Jordan, Elisabetta Fabiani, carla costa, Franco Cilenti, maurizio baruffi, Gianni Pizzini, alessandro cristofaro, alessandro borgini, Roberto Ricci, G.M, Lamberto Iannucci, Sara Mariano, valentina pesarin, Pierugo Bertolino, Leonardo Annulli, alessandro zolo, Silvio Giordano, Fiorenzo Mancinetti, maarina flank, Non pubblicato, Joli Ghibaudi, angela pallone, Tamara Izzi, Matteo Congedo, mario cesari, Paolo Cimini, Silvia Guerrini, Andrea Fallarini, Arianna Cavallo, Cinzia Sbardella, Elvio Ghigliordini, Anna Bassanelli, Maurizio Casetta, Adriana Filip, Luisa Tomasi, Giorgio Tomasello, Andrea Sciarnè, Elisabetta Rossi, Non pubblicato, Paola Matteo, giuseppe di pino, Luca Nanfria, Rosalba Altopiedi, margherita celano, Lucio Bertè, Luna D\'Ambrosio, Vittorio Agnoletto, Roberto Potrich, Non pubblicato, cristina stella, rosella chirizzi, Daniele Pulino, Giuseppe Pompilio, Non pubblicato, maria palma (lella) giorgetti, Francesca Piervenanzi, il marXigliese, maurizio de zordo, stefano di puccio, Francesca Vianello, luca bacchetta, maurizio contursi, Sergio Tatarano, roberto trerè, Fabio Ferrari, Non pubblicato, lorena splendori, Anna Perone, bigi anna, Giuseppe Fornaro, Gemma Marino, giovanni capelli, Mario German De Luca, Sandra Bettio, Laura Maccarrone,

Gli spazi della pena e l’architettura del Carcere

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Sabato 13 giugno 2009 al “Giardino degli Incontri” del Carcere di Sollicciano – Firenze. Il Seminario di propone di raccogliere idee e tematizzazioni per un convegno internazionale già in programma per il prossimo autunno. Il punto di partenza è la corrispondenza di forma e funzione nella pena. La struttura architettonica, la qualità edilizia e la collocazione urbanistica del penitenziario corrispondono alla sua funzione, al modo di interpretare la pena privativa della libertà in diversi contesti culturali, sociali ed economici. Chi si propone di riformare la pena, non può rinunciare a ripensare la forma penitenziaria, almeno fino a quando il carcere resterà dominante nelle nostre culture e nelle nostre pratiche punitive. D’altro canto, la rinnovata emergenza del sovraffollamento penitenziario ha spinto il Governo ad assumere la questione edilizia come strumento principe per farvi fronte, attraverso la nomina di un Commissario ad hoc e la predisposizione di un ‘piano carceri’ finalizzato all’ampliamento della capacità ricettiva del sistema penitenziario. Merita dunque confrontarsi sul progetto governativo, per valutarne non solo le scelte di fondo (quale carcere? Per quale pena?), ma anche la fattibilità e i costi (non solo economici) che esso porta con sé.
Scarica l’invito.

Da La Società della Ragione, via Franco Corleone.

A Trieste ci saremo, per discutere liberamente e senza omissioni

Padova – Diffidenti, ma presenti. Antigone, CGIL, CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza), CNND (Coordinamento Nazionale Nuove Droghe), Forum Droghe, Forum Salute Mentale, Gruppo Abele e Itaca Italia prendono posizione in vista della Conferenza nazionale sulle Droghe – che avrà luogo a Trieste dal 12 al 14 marzo prossimi – con un documento comune, reso noto oggi, intitolato “A Trieste senza dogmi né pregiudizi“.

I promotori del documento sottolineano che la Conferenza «rappresenta un diritto e un bisogno (in questi anni negato o trascurato) di chi a vario titolo è investito dalle politiche sulle droghe». Tuttavia, «la Conferenza di Trieste non si presenta, al momento, come quell’occasione di confronto aperto e di interlocuzione con la politica e con il legislatore di cui si avverte la necessità. Di più: essa neppure sembra adempiere realmente al dettato del DPR 309, che all’art. 8 chiarisce come la finalità prima della Conferenza sia di valutare l’applicazione della legge al fine “di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall’esperienza applicativa”.» La cosiddetta Fini-Giovanardi, infatti, non sarà oggetto delle discussioni previste nel programma dell’evento.
Le organizzazioni firmatarie del documento sottolineano poi diverse altre criticità, tra le quali vanno ricordate il rischio che gli operatori pubblici finiscano per essere un’esigua minoranza – facendosi carico il Governo solo delle spese dei rappresentanti delle comunità –; la presenza di un non meglio identificato “televoto” nella plenaria finale, con cui i partecipanti dovrebbero esprimere il loro “gradimento” sulle diverse proposte, procedura che si presta a facili strumentalizzazioni e non adeguata a una reale interlocuzione, considerata anche l’assenza nelle plenarie di un confronto tra le diverse posizioni esistenti tra gli addetti ai lavori; l’assenza di una riflessione sui servizi di prossimità e di riduzione del danno, scelta che pare ispirata da puri preconcetti ideologici.

I promotori del documento intendono operare «affinché sia garantita a Trieste l’opportunità di dibattere – anche con iniziative al di fuori della Conferenza – i temi cruciali della politica delle droghe, dando voce a tutti gli operatori coinvolti e a tutti coloro che sperimentano sulla loro pelle e nel loro lavoro quotidiano gli effetti degli attuali indirizzi punitivi, a cominciare dai consumatori.»
Tra le questioni fondamentali che si intende discutere – e per niente o non sufficientemente valorizzate nel programma della Conferenza – si segnalano la riflessione sull’approccio preventivo ai consumi di sostanze e sull’esasperazione in atto dei “controlli”; la collocazione degli interventi di riduzione del danno nel sistema dei servizi; una valutazione della legge attualmente in vigore, con il suo approccio penale nei confronti delle droghe; il rapporto tra scienza e politica, con la tendenza di quest’ultima a piegare le evidenze a fini ideologici.

I firmatari del documento promuoveranno, da qui all’inizio della Conferenza, quattro o cinque incontri, in diverse città italiane, in cui coinvolgere gli operatori territoriali, vista l’assenza di luoghi istituzionali che si propongano una tale finalità.

Il 27 febbraio prossimo, infine, in occasione di un incontro organizzato dalla Funzione pubblica della Cgil per riflettere sullo stato dei servizi pubblici delle dipendenze, avrà luogo una conferenza stampa dei promotori del documento in cui verranno rese note le iniziative poste in essere prima e in contemporanea con i lavori della Conferenza.

Ecco il testo completo del documento.

Il caso Ronconi. Cronaca di un’ordinaria persecuzione.

Il “Corriere della Sera” del 22 gennaio ha pubblicato ? con molta evidenza, parecchie imprecisioni e altrettante omissioni ? un articolo dal titolo «Fondi al progetto dell’ex Br. Bufera sulla Provincia di Lodi».

In verità, la bufera ancora non c’era, ma è stata provocata dall’articolo nel quale, attraverso l’intervista a un rappresentante dell’Associazione vittime del terrorismo, si esprimeva disappunto e indignazione: «Questa notizia è una nuova offesa e una ulteriore sofferenza per tutti noi. La Ronconi è stata fatta uscire dalla porta per farla rientrare dalla finestra».

Il riferimento è alle dimissioni che lo scorso anno Susanna Ronconi è stata costretta a dare, dopo una virulenta campagna politico-mediatica, dalla Consulta nazionale sulle tossicodipendenze.

Ma qual era questa notizia? Ha scritto il quotidiano: «Con i soldi, 60 mila euro, della Regione Lombardia (centrodestra), la Provincia di Lodi (centrosinistra) affiderà all’ex terrorista Susanna Ronconi (Brigate rosse e Prima Linea) il progetto “Lavoro debole” per l’inserimento nel mondo del lavoro di detenuti ed ex detenuti presenti sul territorio lodigiano».

In realtà, il progetto non è stato affidato a Ronconi, ma vede come titolari una rete di associazioni e cooperative sociali. Ronconi ? che, giova ricordare, ha scontato per intero la propria condanna ed è stata tra le prime a dissociarsi dal terrorismo e ad ammettere i propri errori ? collabora nella veste di esperta e consulente con una di queste. Dalla prima tranche del progetto, per il suo lavoro, durato un anno e mezzo, ha ricevuto dalla cooperativa sociale 7.500 euro lordi.

Questa la realtà delle cose, sottaciuta dal quotidiano nel suo articolo. Subito dopo il quale è cominciato un triste scaricabarile tra assessori, sino a una dichiarazione della Provincia di Lodi di non assumere altre iniziative che vedano coinvolti ex terroristi.

Se questa decisione si confermasse, si introdurrebbe così un gravissimo e incredibile precedente, in base al quale l’ente pubblico si potrà arrogare il diritto di sindacare sui dipendenti o collaboratori di qualsiasi azienda o, appunto, associazione e cooperativa intrattenga rapporti economici con esso. Fatto che dubitiamo possa considerarsi legale e che, a questo punto, potrebbe estendersi nei confronti di chiunque delle centinaia di ex terroristi che, scontata la condanna, lavorano in vari ambiti, compreso il Terzo settore che, ovviamente, intrattiene rapporti anche economici con enti pubblici, fornendo servizi e occupandosi di welfare. Alla faccia delle leggi e della Costituzione.

Dunque, grazie alla «bufera» sollevata ad arte, Ronconi ha perso, o comunque rischia concretamente di perdere, la possibilità di lavorare alla seconda tranche del progetto lodigiano, ma è facile prevedere che tale accanimento nei suoi confronti produrrà effetti ancora più drastici, allargati e duraturi. Infatti, chi si azzarderà in futuro a proporle un qualsiasi lavoro con la certezza del pubblico linciaggio?

Sull’insanabile dolore e sulle ragioni dei parenti delle vittime non si discute, ma qui pare essere in atto una vera e propria persecuzione. Proprio su questa vicenda, un autorevole giornalista che in questi anni ha scritto diversi libri con i familiari delle vittime, per dare loro visibilità, voce e sostegno, nel suo blog ha censurato gli attacchi a Susanna Ronconi, parlando esplicitamente di «caccia all’uomo». In questo caso, peraltro, si tratta di «caccia alla donna», elemento che forse c’entra qualcosa con il particolare e ricorrente accanimento proprio nei suoi confronti.

Negli anni scorsi, numerosi opinionisti ed esponenti di partiti avevano sostenuto che gli ex terroristi andavano dissuasi dal parlare, scrivere, presenziare, occuparsi di politica, essere impiegati in enti pubblici o istituzioni. Ora, con la vicenda di Lodi, pare essere stata introdotta una proibizione extra legem ancora più drastica: gli ex terroristi non devono, tout court, più poter lavorare.

Noi pensiamo che ciò non sia né giusto né accettabile in uno stato democratico e di diritto.

A distanza di oltre 30 anni non si riesce ancora a voltare la dolorosa pagina dei conflitti armati degli anni Settanta e ogni tentativo di storicizzazione e riconciliazione è rimasto arenato e bloccato dai contrasti, dalle miopie e anche dalle strumentalizzazioni politiche.

Per ricomporre quelle fratture e, per quanto possibile, sanare quelle sofferenze è probabilmente troppo presto. Oppure troppo tardi. Ma non possiamo rassegnarci alla vendetta senza fine e all’imbarbarimento di regole e sentimenti pubblici.

Chiediamo a tutti di aderire a questo testo, in solidarietà con Susanna Ronconi e con quanti altri venissero a trovarsi in analoga situazione.

 

Primi firmatari:
 

don Luigi Ciotti (Presidente Gruppo Abele e Libera), Paolo Beni (Presidente ARCI), Lucio Babolin (Presidente CNCA-Coordinamento nazionale comunità di accoglienza), Patrizio Gonnella (Presidente Antigone), padre Camillo De Piaz, Franco Corleone (segretario Forum Droghe), Grazia Zuffa (direttrice “Fuoriluogo”)

 

Le adesioni possono essere comunicate a: gruppoabele.milano@fastwebnet.it o a appelli@fuoriluogo.it, specificando le aventuali qualifiche o appartenenze

 

Siamo tutti lavavetri!

Freak Antoni diceva più o meno che una volta toccato il fondo non ci resta che scavare. Le recenti proposte del Ministro Amato e dei Sindaci del Centro Sinistra probabilmente faranno la fortuna dei venditori di badili. Vi rimandiamo ai commenti di Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone sul Manifesto, di Luigi Manconi e Andrea Boraschi sull’Unità, del sociologo Enrico Pugliese, da aprile on line e di Giuseppe D’Avanzo, addirittura su Repubblica. Ecco anche la lettera aperta a politici e giornalisti del CNCA sulle città e la sicurezza.