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Piano Carceri: l’incredibile storia ricostruita da Ristretti Orizzonti

Riceviamo e pubblichiamo su fuoriluogo.it il comunicato stampa di Ristretti Orizzonti che ricostruisce temporalmente (L’incredibile storia del) “Piano carceri” tra annunci del Governo e titoli giornalistici.

64.000 in carcere… e le misure alternative con il contagocce

Oggi vediamo gli effetti di una folle campagna securitaria, imposta dalla politica. Domani ci sarà da pagare un conto molto molto salato, in termini economici e sociali. Pubblichiamo il comunicato stampa di Francesco Morelli (Centro Studi di Ristretti Orizzonti).

Settembre è iniziato con l’ennesimo “record” negativo per le carceri italiane: i detenuti sono oramai 64.000. L’aumento dall’inizio del 2007 è stato di 25.000 persone, molte di più dei posti che dovrebbero essere creati dal “piano carceri”, che dovrebbe essere discusso in Consiglio dei Ministri entro la metà del mese.
Un “piano” che dovrebbe portare alla creazione di 17.000 nuovi posti detentivi, con una spesa di circa un miliardo e mezzo di euro. Ma i soldi a disposizione, a conti fatti, sono soltanto 320 milioni (200 arrivano dal F.A.S. e 120 dalla Cassa delle ammende), per il resto il Governo conta di ottenere l’aiuto dei privati (Confindustria?) e dell’Unione Europea, ma da entrambi finora non sono arrivate parole chiare… piuttosto dei “vedremo” e “se ne parlerà”.
Entro il 2012, comunque, il Governo conta di avere portato a termine il “piano straordinario di edilizia penitenziaria”… affidandosi alla speranza che i cantieri funzionino come orologi svizzeri e che i detenuti, nel frattempo, non siano diventati 90 o 100mila!
Naturalmente nessuno ha pensato che, oltre a costruire nuove celle, si porrà il problema del mantenimento e della sorveglianza dei 20-30 mila detenuti in più “ospitati” nelle galere. Per chi non lo sapesse, il costo medio giornaliero di un detenuto si aggira sui 150 euro, per cui è facile calcolare quanto costerà questo ampliamento del sistema penitenziario: ogni anno servirà un altro miliardo e mezzo di euro, per il funzionamento “a regime”… e almeno 10.000 agenti in più, oltre che a centinaia e centinaia di nuovi impiegati, educatori, dirigenti, etc.

Per la disastrata economia italiana, insomma, un bel “salasso” di cui non ci sarebbe bisogno.

Perché una diversa soluzione sarebbe possibile e in molti – almeno a parole – concordano: le “misure alternative” alla detenzione sono più efficaci in termini di riduzione della recidiva, costano di meno, consentono alle persone condannate di fare qualcosa di utile per la società e le vittime dei reati, e così via…
Purtroppo queste rimangono mere dichiarazioni di intenti, perché alla prova dei numeri ci accorgiamo che dopo l’indulto del 2006 le misure alternative sono state concesse con il “contagocce”: in 3 anni i detenuti sono passati da 37.000 a 64.000 (aumentando di ben 27.000), mentre i condannati a pene extra-carcerarie sono rimasti intorno ai 10.000, nel bilancio tra le misure “esaurite” e quelle che sono iniziate.
La folle campagna securitaria – imposta dalla politica per ragioni che hanno poco a che vedere con la repressione della criminalità – oggi sta dispiegando appieno i suoi effetti sul sistema giudiziario e penitenziario, ma domani presenterà “il conto” dei costi economici e sociali, e sarà un conto molto molto salato.

Pane e libertà a Sollicciano

Dal blog di Franco Corleone l’articolo uscito oggi sul Manifesto.

La protesta che smonta il piano Alfano

Il carcere di Firenze in questi giorni si è reso protagonista di manifestazioni vibranti per rivendicare diritti minimi alla vita e alla dignità. Sarebbe troppo sbrigativo e pericoloso parlare di rivolta, anche per non alimentare la voglia di chi vorrebbe menare le mani in nome dell’ordine e della sicurezza.
La direzione del carcere ha privilegiato la via del dialogo invece che quella dei rapporti e delle sanzioni. Ieri mattina ho partecipato a una lunga riunione con oltre trenta detenuti in rappresentanza delle sezioni del penale e soprattutto del giudiziario che è al centro della protesta per la durezza delle condizioni esistenziali.
Tutti hanno parlato, italiani e stranieri, dando una dimostrazione di solidarietà pur nella diversità di aspettative e di relazioni.
E’ stato un bagno di concretezza, attraverso la illustrazione di un catalogo di esigenze che all’osservatore esterno possono apparire banali, minime ma che nel contesto sono davvero fondamentali.
La denuncia di un pane immangiabile, di cibo scarso e scadente, dell’ora d’aria ridotta, della mancanza della doccia la domenica, dello scarso uso del campo sportivo, dei costi del sopravvitto, dell’indecenza dei materassi, della mancanza di detersivi per garantire un minimo di igiene in cella e nei bagni. Sono solo alcune delle violazioni di diritti fondamentali denunciate.
Da questo incontro è scaturita una piattaforma rivendicativa per l’applicazione del Regolamento del 2000, che doveva costituire un tassello per la realizzazione della riforma penitenziaria. Ma giace inapplicato e dimenticato nei cassetti dei sogni impossibili.
I detenuti hanno manifestato con chiarezza anche la necessità di un nuovo codice penale e soprattutto il timore di un sovraffollamento senza fine e incontrollato.
A questo proposito sanno bene il peso che una legge come quella sulle droghe comporta nell’equilibrio del carcere e hanno chiesto l’applicazione delle misure alternative per tutti e in particolare dell’affidamento speciale previsto per i tossicodipendenti. “Per avere una risposta per andare in comunità si aspetta un anno!” è stato il grido collettivo.
Un’altra questione drammatica emersa nel confronto è quella del rilascio del codice fiscale per gli stranieri; pare che dopo il decreto Maroni gli Uffici delle Agenzie delle Entrate facciano maggiori difficoltà e senza questo documento non si può accedere neppure ai lavori domestici del carcere. Per gli stranieri ciò rappresenta una vera tragedia. Anche il divieto di telefonate dirette ai cellulari invece che ai telefoni fissi è fonte di grave disagio.
In tanti abbiamo lamentato in questi anni il silenzio del carcere, ridotto a deposito di corpi abbandonati e destinati all’autolesionismo, l’unico linguaggio a disposizione degli ultimi della terra. Ora un primo fascio di luce ha illuminato questa enorme discarica sociale nelle giornate di ferragosto, grazie alla presa di parola dei prigionieri.
Occorrerà un impegno particolare da parte delle associazioni di volontariato impegnate sul carcere per rafforzare questo movimento nato dalla rivendicazione di bisogni essenziali e renderlo credibile come interlocutore dell’Amministrazione penitenziaria.
E’ bastata la richiesta del pane e dei materassi per ridicolizzare e sotterrare il piano carcere del ministro Alfano, che bussa cassa all’Unione Europea per l’edilizia penitenziaria.
Da oggi è chiaro che tutte le risorse disponibili devono essere utilizzate per migliorare le condizioni di vita quotidiana e per rispettare il principio costituzionale sul senso della pena. Non più carceri, ma meno carcere.

C’erano una volta le carceri strapiene…

C’erano una volta le carceri strapiene. Poi arrivò un Ministro, Alfano, che assicurando che “non sarà un altro indulto come quello della sinistra” (omettendo di dire che quell’indulto l’ha votato anche lui) rispolverò la vecchia favola dei braccialetti elettronici e delle espusioni facili.

Come andrà a finire quest’ennesima boutade lo sapremo fra qualche mese.

Ma che l’improvvisa presa di coscienza del ministro (“ci sono troppi detenuti”), arrivi dopo mesi di allarmismo e di campagne stampa sull’insicurezza (spesso inventate ad arte), rende evidente a tutti l’inadeguatezza della nostra classe politica a risolvere le vere questioni che assillano il paese. Se ne è accorto financo il Papa, se ne è accorta Repubblica che vi dedica, con Giuseppe D’Avanzo, il commento in prima pagina.

Insomma, il braccialetto non serve a nulla, ci ricorda Franco Corleone in un’intervista a Repubblica.it, forse sarebbe meglio investire quei soldi nei percorsi di reinserimento sociale dei detenuti, piuttosto che dare un braccialetto a chi magari manco ha un tetto sopra la testa.

NB: pure Di Pietro è contrario, ma semplicemente perchè “come ho più volte ribadito i cittadini preferirebbero ampliare le carceri piuttosto che svuotarle per riempire le strade di delinquenti“, mentre La Russa non sa proprio che farsene delle caserme vuote…

Al bando l’acetone?

Eh sì, una notizia che magari puo’ far piacere a tutti coloro che da bambini si lamentavano della puzza di acetone quando le loro mamme si facevano le unghie, o di acido muriatico mentre sei facevano le pulizie “serie”…

Ma che pone un serio interrogativo: da quando in Italia si importano le foglie di cocaina da raffinare?

E le acquirenti dovranno tenere un registro di carico e scarico?

Per combattere il traffico di stupefacenti, anche l’acetone nel mirino del ministero della Giustizia. Essendo una sostanza usata per estrarre i principi attivi e raffinare cocaina e altre droghe, un disegno di legge del Guardasigilli ne prevede il controllo del ‘traffico’, con regole specifiche sull’immissione sul mercato. Si tratta di adeguare le norme nazionali alle previsioni comunitarie sui cosiddetti ‘precursori di droghe’: oltre all’acetone anche l’acido cloridrico rientra nella categoria. Ambedue i prodotti sono largamente utilizzati nei circuiti commerciali per usi industriali.

Dal Notiziario Aduc.