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Alcol contro cannabis

La nota di Giorgio Bignami sullo scontro fra un’auto ed un autobus nei giorni scorsi a Roma.

Le pagine romane dei quotidiani hanno fatto scialo di titoli e foto intorno a una carambola del 24 gennaio in via Ostiense, tra un’auto con guidatore alticcio (0,8 all’etilometro) e un autobus con conducente poi risultato positivo alla cannabis. Quest’utimo stava tornando al deposito; e dopo aver  speronato  in frenata il seguace di Bacco, il quale aveva improvvisato un’inversione illecita, e anche un’altra vettura innocente, roteando si era fracassato contro un palo rimbalzando poi contro un platano. In tanto sfracello, Deo gratias, danni solo lievi alle persone, ma ingentissimi alle cose pubbliche e private.

Ovviamente non tenteremo di sentenziare sulle rispettive responsabilità; ma ci sembra opportuno  seguire il caso ed eventualmente farci sentire quando verrà giudicato. Infatti è più che certa  la  pericolosità della guida con un’alcolemia di 0,8, a fronte del limite legale di 0,5  che peraltro è già sul filo del rasoio (in Svezia, per esempio, è stato abbassato a 0,2, un quarto del livello nel nostro allegro pilota).

Per contro resta a carico dell’accusa la prova che l’autista del bus (già sospeso)  avesse assunto una quantità consistente di cannabis non molto tempo prima dell’incidente: altrimenti siamo alle solite – la canna che lascia tracce anche per più giorni dall’ultima assunzione, ecc. ; e comunque dubius pro reo – il che non sottrae il soggetto alle grinfie della Fini-Giovanardi, né lo esonera dal concorso di colpa se correva oltre i 50 alla fine del turno. O meglio: se correva verso la scuderia dopo varie ore di snervanti acrobazie nel traffico caotico di Roma, con dovizia di vetture parcheggiate impunemente in doppia e tripla fila; e qualora in movimento, pilotate col cellulare in mano incollato all’orecchio. (Per incidens, l’aumento del rischio di incidenti è lo stesso – circa 4 volte – sia con l’uso manuale del cellulare, illecito, che con il viva voce, perfettamente lecito: insomma il disprezzo per le evidenze scientifiche nelle nostre normative non si limita allo stravolgimento delle gerarchie di rischio tra le varie sostanze lecite e illecite).

Lo spot definitivo

Ed eccolo lo spot del Governo annunciato nella conferenza stampa ammericana di qualche giorno fa.

Per il commento ci affidiamo al post di Luca Borello sul suo blog:

DROGA E PREVENZIONE: L’INUTILITA’ DEGLI SPOT E L’UTILITA’ DEI LIMITI

Fatico a stabilire quale sia l’aspetto più ridicolo del nuovo spot antidroga ideato dagli ottusi Crociati capitanati dal povero Giovanardi, illuminato nella sua missione dalla “scientificità” di Serpelloni (il medico-scrittore-compositore-pittore) e dall’utopia senza uscita di San Patrignano (che non necessita di presentazioni).

Forse è che si riferisce ad un astratto concetto di “droga”, evidentemente poco chiaro agli ideatori stessi, senza considerare che la causa più frequente di devastazione cerebrale è l’abuso del legalissimo alcol.

O forse è il fatto che la retorica del “cervello bucato” non solo è tanto antica quanto inefficace (qualcuno forse ha ancora dei dubbi sul fatto che “la droga fa male”? Il consumo di droga è forse per questo diminuito?), ma anche imprecisa. Perché le droghe sono tante, e tra le varie e gravi controindicazioni causate all’abuso (ABUSO: non uso), non necessariamente compare il danno cerebrale (presente invece in diversi e legalissimi psicofarmaci); l’idea del “cervello bucato” ha avuto una certa fortuna associato ai danni dell’ecstasy, ma è stata accantonata nel momento in cui ci si è resi conto che non è necessariamente vero, e soprattutto che la tecnologia dello “scanning cerebrale”, usata per dimostrarla, è nuova e controversa: quelle macchie colorate che Serpelloni indica come “buchi nel cervello” (ogni macchia corrisponderebbe al 5% in meno di sostanza cerebrale!) in realtà non si sa bene cosa siano, e la maggior parte dei milioni di persone che hanno usato regolarmente ecstasy durante il boom degli anni ‘90 sono vive, vegete e capaci di intendere e di volere. Ad oggi, l‘ecstasy è considerata una sostanza meno pericolosa dell’alcol.

Ma forse, a ben vedere, l’aspetto più ridicolo è un’altro.

Ammettiamo anche che tutto quello che sottintende e afferma lo spot sia vero: la droga, qualunque droga (tranne l’alcol, di cui Giovanardi è appassionato consumatore), anche se usata una sola volta, distrugge, ammazza, avvelena.

Anche i più ottusi proibizionisti non possono evitare di ammettere che se la droga viene usata, una ragione ci sarà. Anche i più feroci sostenitori della Guerra alla Droga sanno che oggi le sostanze si consumano (prevalentemente) per raggiungere migliori prestazioni sia in ambito ricreativo che lavorativo: non ci vuole molto ad arrivarci, dato che, tolta la polivalente cannabis, a farla da padrone sono proprio gli stimolanti e le sostanze prestazionali in genere.

Allora, che senso ha fare uno spot così, quando quello in onda appena prima invita a rincorrere la forma fisica perfetta ammuccandosi pastiglie “naturali”, quello seguente indica come indispensabile il superfluo, e quello ancora seguente ti dice che se ti ingolli quella pastiglia il mal di testa ti passa in un momento e la vita ti sorride?

Chi usa droghe oggi non lo fa perché è stupido, autolesionista, ignorante, pazzo. Chi usa droghe (mica solo  i ragazzini in discoteca) lo fa perché le trova utili a vari scopi, pratici o ricreativi, anche se sa che possono fare male. Non è poi così diverso dal guidare ai 200 allora in autostrada perché si è in ritardo: è pericoloso, molto pericoloso, ma è visto (da chi lo fa) come utile allo scopo.

Chi usa le droghe lo fa perché è immerso in una società altamente medicalizzata: sa che c’è una pastiglia per ogni problema, dalla diarrea all’infelicità; lo fa perché per stare al passo con i ritmi del lavoro e del divertimento ha bisogno (qualche volta) di un sostegno, perché lo stress (alle volte) è troppo da sopportare senza l’aiuto di un bel cannone di marijuana. Aggiungiamoci poi la retorica del “no limits” e del “primato a tutti i costi” che domina l’immaginario collettivo e guida il sistema produttivo, e capiamo da cosa possa derivare l’abuso: il doping non è mica solo nello sport, anche se fa comodo pensarla così.

Una campagna coerente ed efficace contro le droghe dovrebbe essere una campagna contro l’abuso di droghe.
Per l’alcol, la nostra “droga culturalmente controllata”, che uccide più che tutte le droghe illegali messe assieme (25000 morti all’anno solo in Italia) si invita alla moderazione, al “bere responsabile”: si sa che tanto la gente beve comunque. Dato che si sa anche che la gente si droga comunque, perché non fare lo stesso per le sostanze? Chi ci ha provato, è stato accusato di incitare al consumo.

Paradossalmente, la prevenzione efficace contro le “droghe” forse non avrebbe nemmeno bisogno di parlare di droghe.
Basterebbe parlare di limiti. Educare al riconoscimento e al rispetto dei limiti umani: fisici e psichici, individuali e collettivi. Educare al rifiuto dell’idea dominante del “tutto e subito”. Educare alla moderazione. Inquinamento, crisi economica ed energetica, disturbi come bulimia o anoressia, consumo di droghe e dipendenze: è tutto intrecciato, sono sintomi diversi di una stessa malattia etica.

I limiti dovrebbero essere considerati sacri, non un impedimento al raggiungimento di chissà quale scopo nel minor tempo possibile. Siamo una società rovinata e che sta rovinando il pianeta a causa della brama del primato a tutti i costi. Un recordista sportivo che afferma “neanche io supero mai i miei limiti” mi parrebbe un messaggio molto più potente delle lampadine che si spengono nel cervello.

(Questo articolo è apparso su droghe.aduc.it.)

Modificazione degli stati di coscienza: la paura rassicurante

Vi è un paese  in cui si sperimenta su larga scala, l’universo della popolazione, la modificazione dello stato di coscienza attraverso fini tecniche di suggestione ipnotica e di induzione sensoriale, tramite immagini e parole reiterate in modo costante ed ossessionante: il rap delle cifre truccate, il tormentone delle verità ribaltate con precisa scansione temporale. Un gruppo di neuroscienziati, coadiuvati da garzoni di bottega, travestiti da scienziati ed addetti agli aspetti logistici necessari al laboratorio/scena, si è posto al governo del paese:

  • dell’economia si occupa la neuroeonomics virtuale che approfondisce gli aspetti ludici e gratificanti degli interessi sugli interessi: guadagni tu e sono contento io, potenza dell’illusione scientifica,
  • dell’istruzione si narra che si è approntato un programma di e-nurolearning a maestro variabile, si dimezza, si raddoppia, si triplica, si toglie. ma soprattutto si sperimenta la fashion way all’apprendimento con divisa consona alla condotta, sobrietà nello stile a garanzia del profitto
  • agli interni rifulge la strategia tesa a reificare i contenuti inconsci, interni appunto, proiettando nella diversità la propria insignificanza che persiste attraverso l’espulsione dei minacciosi diversi, complicato, ma efficace
  • a governare l’esercito ci pensa un ministro esperto in sperimentazione  sui processi mnestici, ha sottoposto la popolazione ala straordinaria esperienza della storia alla rovescia: rivedere le vicende storiche attraverso il ribaltamento dei ruoli, sembra aiuti non solo la memoria, ma anche la percezione emotiva nei confronti degli eventi, i carnefici diventano vittime e gli imbecilli, per ingenuità ed in buona fede naturalemnte, fulgidi strateghi

ma il meglio del programma di governo si esprime nella disseminazione di cifre da capogiro che vanno da 0 a 250.000 a scansione variabile a seconda del giorno e del target per rappresentare sempre la stessa realtà. Le strade insanguinate sono subito sgombre da percoli, la droga imperversa senza consumatori, gli spacciatori riempiono le carceri svuotandole, la droga è sconfitta dalla fermezza inerme, l’alcol è vietato e giustamente promosso, i genitori possono stare tranquilli vivendo terrorizzati, un nuovo clima fiducioso si instaura nelle famiglie basato sul sospetto, il braccialetto incatena liberando, ci si arricchisce impoverendo. E’ fantastico una droga del genere nessun psiconauta o adolescente in  cerca di esperienze e sensazioni forti avevano mai neppure immaginato, è una droga che ti prende, il suo trip è esilarante, la tua coscienza percepisce uno stato di levità che ti fa fluttuare nel realismo onirico nel quale incontri la voce suadente del primo ministro ebbro di successo e di virile sex appeal, per discrezione il lume della ragione è spento, si consigliano occhiali da sole quando qualcuno oserà riaccenderlo, l’impatto potrebbe essere sconvolgente. Se qualcuno fosse interessato o si fosse semplicemente seccato, per usare un eufemismo, propongo la realizzazione di un programma riabilitativo a vita che ci riporti al gioioso grigiore del realismo, dopo la sbornia della governance drug.

Appello in bottiglia da naufraghi nel paese la cui individuazione, comprensiva di descrizione dell’attuale governo, permetterà di vincere un piacevole soggiorno in un villaggio turistico in cui dalla mattina alla sera ci si diverte a smettere di sognare.

Franco Marcomini

I numeri secondo Giovanardi

Non c’è strada che porti alla pace che non sia la pace, l’intelligenza e la verità.
Gandhi

Chiariamo subito: i morti sulle strade sono una (fra le tante) tragedia nazionale. Però questo non significa che ogni mezzo sia lecito per affrontare il problema.

Prendiamo, a puro titolo esemplificativo, il nostro Carlo Giovanardi, che dopo lo scandalo delle cifre truccate sui test antidroga sulle strade, continua imperterrito nell’opera di disinformazione terroristica: nel corso del programma di Raidue ‘Insieme sul Due’, intervistato a proposito delle stragi del sabato sera, Giovanardi ha infatto ricordato che oltre “250 mila persone hanno perso la vita (in 50 anni? ndr), un numero non lontano dalle perdite che l’Italia ha avuto nella prima Guerra Mondiale.” (fonte notiziario Aduc)

Ecco: che il bilancio di circa 5000 morti l’anno sia un bilancio comunque tragico non c’e’ dubbio. Che questi siano tutti dovuti alla guida sotto effetti di sostanze ne dubitiamo un po’ di più. In effetti su questo ci viene in aiuto uno studio ACI-ISTAT che per il 2006 conta il 2% di incidenti (pur gravi) dovuti allo stato psico fisico del conducente (1,5% per alcol o sostanze psicotrope).

Lo stato psico-fisico alterato del conducente, pur non rappresentando una percentuale elevata del totale dei casi (2%), va segnalato per la gravità degli eventi. Le cause principali che rientrano in tale categoria sono: l’ebbrezza da alcool (4.246 casi pari al 71% della categoria), il malore, l’ingestione di sostanze stupefacenti o psicotrope ed il sonno che con 1.586 casi pesano per il 26,4%.

Comunque sia, 5000 morti l’anno sulle strade potrebbe essere un dato di per sè preoccupante. Invece no, Giovanardi ha bisogno di rincarare la dose, e spiega come questo numero sia “non lontano alle perdite che l’Italia ha avuto nella prima Guerra Mondiale”. Come dire: è come una guerra, e come sappiamo in guerra tutti i mezzi sono leciti, soprattutto quelli repressivi. Peccato che la storia ci dica (confrontate qui, qui e qui) che i morti italiani nel primo conflitto mondiale siano stati oltre 650.000 (che diventa il triplo di 250.000 se calcoliamo anche le vittime civili).

Insomma pur di creare allarme, sociale e politico, si fa di tutto. Anche sparare cifre a caso. Se questo poi serve solo a pizzicare qualche ragazzino che si è fatto una canna la settimana prima, in fondo non è colpa di Giovanardi. E’ che ormai l’hanno abituato così…

I test a tampone e le cifre drogate

Negli appunti a margine di fuoriluogo abbiamo pubblicato il testo della lettera che ho inviato al Manifesto e che riporto:

Egregio Direttore,
In riferimento al servizio apparso sul Manifesto in data 31/08/08, con il titolo “Sballo al volante, uno su due si fa” ritengo doveroso effettuare alcune osservazioni:

  1. Nell’approfondimento viene riportato che su 80 controlli il 46,2% risultava positivo ad alcol e/o droghe, con netta prevalenza per l’alcol. Peccato che le cifre non siano quelle, come riporta correttamente ad esempio il quotidiano locale il Verona del primo settembre: “ “Drogate” le cifre sui controlli, positivi sei autisti su cento”. Sempre nello stesso giornale vi è un’intervista con Pierpaolo Pani, presidente della Società Italiana Tossicodipendenze, che richiama con precisione la necessità di essere meno allarmisti e più concreti nell’incrementare sia i controlli che le azioni educative. Questo richiede certezza delle risorse, validità degli strumenti utilizzati e molto meno propaganda.
  2. Ecco i fatti: sono stati fermate 576 persone e testate solo 80 con un criterio di discriminazione sconosciuto: di queste solo 37 erano intossicate, 37 su 576, circa il 6%. Questo gioco dei numeri non lascia molti dubbi sull’intera vicenda ed impone una riflessione critica che riaccenda il lume della ragione per disintossicarsi dalla droga mediatica dell’allarmismo.
  3. Nell’intervista con Giovanni Serpelloni si ritrovano affermazioni poco chiare sul piano scientifico e generalizzazioni che creano un’opinione pubblica distorta e disposta a tollerare qualsiasi azione in nome del bene comune. Non è corretto fondare i programmi su grossolane imprecisioni scientifiche che non tengono conto o meglio volutamente ignorano che il rischio è relativo alla quantità, tipologia chimica e soprattutto a quanto tempo prima di mettersi alla guida le sostanze sono state assunte. Insomma, vogliamo essere sicuri che le persone non guidino sotto l’effetto di sostanze che alterano la coscienza o vogliamo punirli perché il giorno prima si sono fatti una canna? Il fine non può sempre giustificare i mezzi, soprattutto se generano falsità culturalmente fondative.

Franco Marcomini
Medico SERT
Comitato scientifico Forum Droghe

E’ comunque importante aprire una discussione su due ordini di fattori:

  1. lo stabilirsi di una politica di marketing dell’immagine dell’efficienza nel campo delle dipendenze attraverso episodi estemporanei, per nulla originali e piuttosto ridicoli nella forma organizzativa; ad esempio cosa serve un team medico o comunque professionale, quando sono sufficienti e credibili i test effettuati dalle forze dell’ordine (come del resto prescrive la legge)? L’intervento dei servizi deve avvenire in un secondo momento a scopo educativo e certificativo a supporto del giudizio di idoneità che spetta alle commissioni medico provinciali delle patenti. Vista la scelta di Serpelloni come probabile direttore del dipartimento antidroga non c’è da stupirsi dei metodi. Piuttosto viene legittima una curiosità: a quando un bel volume patinato con schemi, fotografie a colori, ponderoso nella bilancia, non certo nei contenuti, come ci ha abituato l’esperienza veneta di questi anni? Suggerisco i titoli: management del marketing of DUI (driving under intoxication), oppure marketing del management. Potremmo aprire un concorso a premi.
  2. L’allarmismo che diventa l’asse portante di una politica che nasconde la riduzione degli investimenti sia nel  campo della prevenzione che del trattamento    delle dipendenze.

E per chiudere: a quando la stupita adesione da parte dei professionisti dell’eclettismo culturale di fronte a tanta abilità mediatica, con relativa nomina sul campo, honoris causa, a specialista di materie sconosciute? i precedenti ci sono già, basta applicare la procedura.

Povero Giovanardi, ce l’hanno tutti con lui…

“Quella del guidatore designato e’ la strada piu’ sbagliata di tutte”
Chi potrà mai aver detto una castroneria simile? Troppo facile rispondere, il nostro sottosegretario alla Presidenza del Consiglio preferito, Carlo Giovanardi che parla della civile pratica di non far bere un guidatore a turno, a margine di un dibattito a Cortina InConTra, come riporta il Notiziario Aduc.
E poi ha anche il coraggio di spiegare meglio il suo pensiero:
“anche se il ragazzo non beve ma passa la notte in mezzo a musiche e locali, non dormendo, rientra nel rischio. Alle 4 del mattino anche chi non ha bevuto e’ nelle condizioni peggiori per guidare. Le statistiche dicono che quelle sono le ore peggiori per guidare”
Della serie, tanto vale che beva, almeno si inzucca felice…
E chiude:
“Ogni volta che noi proponiamo di fare qualcosa anche il presidente dell’Ordine dei Medici dice che i controlli non servono e io rimango allibito”
Povero Giovanardi, ce l’hanno proprio tutti con lui…
Commenti anche su fioreblog e sul blog di Don Franco Barbero.