il Blog di Fuoriluogo.it

Droghe e Diritti

Contro il ritorno agli OPG “METTICI LA FACCIA!“

Continua la campagna di mobilitazione per non tornare agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) lanciata da StopOPG.






Continua la STAFFETTA DEL DIGIUNO, durante la discussione alla Camera del d.d.l. “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario”, per ottenere lo stralcio delle norme che riportano ai vecchi OPG.

Per far si che la nostra voce sia ascoltata e la campagna abbia maggior diffusione possibile abbiamo bisogno di tutti e tutte voi.

Ti chiediamo 4 semplici azioni per aderire, sostenere e diffondere il più possibile la campagna IO DIGIUNO:

1. Aderisci alla staffetta del digiuno: scrivi a redazione@stopopg.it
2. Realizza un breve video o una foto per promuovere il tuo giorno di digiuno
3. Condividi il tuo video o la tua foto sui tuoi canali social network
4. Inviaci il tuo video (durata 20”-30”…) o la tua foto: sarà parte dello spot per la campagna: invia a crbmsm@gmail.com

Vai al sito della campagna:
http://www.stopopg.it/node/1508

mer, maggio 3 2017 » news » No Comments

Mai più Opg. La parola a Montecitorio

Stefano Cecconi, comitato StopOPG, sul ritorno agli OPG per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 3 maggio 2017.






Sono usciti ieri dall’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto gli ultimi due internati, per essere ricoverati nella Rems di Barete (AQ), che in via eccezionale e provvisoria ha accolto persone da fuori regione proprio per far chiudere l’ultimo dei sei Opg italiani. Finisce così finalmente la storia dell’estremo baluardo del manicomio, rimasto aperto anche dopo la riforma Basaglia. Ma non finisce la nostra battaglia: ora dobbiamo fare in modo che l’alternativa alla logica manicomiale dell’Opg non si riduca alle sole Rems (Residenze per le Misure di Sicurezza), strutture sanitarie certamente migliori ma pur sempre detentive. La vera sfida, come prescrive la riforma, la legge 81/2014, è offrire percorsi di cura e riabilitazione con misure alternative alla detenzione. Perché ciò sia possibile bisogna dare forza ai servizi di salute mentale nel territorio e al welfare locale. E sostenere una collaborazione fra Magistratura, Regione, Asl e Dipartimenti di Salute Mentale (Dsm). Nel frattempo bisogna rendere le Rems soluzioni di passaggio, attraversabili, aperte, parte integrante delle comunità. E soprattutto non devono riprodurre, come ci è capitato a volte di vedere, visitandole, caratteristiche così marcatamente custodiali da farle sembrare dei “miniOpg”. O peggio, come nel caso di Castiglione delle Stiviere, restare Opg. Ci incoraggia però aver incontrato in queste strutture tanti operatori seri e motivati. Per questo abbiamo deciso di sostenere la costruzione, dal basso, di un coordinamento nazionale Rems e il primo atto sarà il 18 maggio prossimo a Bologna.

Intanto, a pochi giorni dalla chiusura degli Opg, siamo stati costretti ad aprire una nuova mobilitazione. Un comma del Disegno di Legge “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario”, approvato al Senato e ora in discussione alla Camera, ripristina le vecchie norme, disponendo il ricovero nelle Rems anche di detenuti, come accadeva nei manicomi giudiziari. Se non si pone rimedio, le Rems rischiano di diventare a tutti gli effetti i nuovi Opg. Sarebbe smentita non solo la riforma che ha chiuso gli Opg, la legge 81, ma anche il lavoro degli operatori che ha portato in pochi mesi a dimettere dalle Rems più di cinquecento persone. Se il problema che si vuol risolvere con l’emendamento è garantire l’assistenza sanitaria ai detenuti, troppo spesso impedita dalle drammatiche condizioni delle carceri, la soluzione è ben altra. Occorre che il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria istituisca le sezioni di osservazione psichiatrica e le previste articolazioni psichiatriche nelle carceri stesse (con strutture e personale adeguato e formato), riqualificando i programmi di tutela della salute mentale. Ma soprattutto servono misure alternative alla detenzione. Così invece le Rems diventerebbero il contenitore unico per i “folli rei e per i rei folli”, riproducendo all’nfinito la logica manicomiale. Ora la responsabilità è affidata alla Commissione Giustizia e poi all’Aula di Montecitorio e al ministro Orlando.

Per cancellare una norma così distruttiva, stopOpg ha lanciato un digiuno a staffetta, proprio durante la discussione del Disegno di Legge alla Camera. Alla staffetta (vedi www.stopopg.it), avviata dall’ex Commissario per il superamento degli OPG Franco Corleone, partecipano in primo luogo i rappresentanti di stopOpg, tra cui don Luigi Ciotti, ma anche operatori della salute e della giustizia, associazioni di utenti e familiari. Un piccolo atto per una grande impresa: garantire dignità e piena cittadinanza a tutte le persone, senza discriminazioni, come vuole la nostra Costituzione.

mer, maggio 3 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Assemblea 2017 di Forum Droghe

L’assemblea annuale di Forum Droghe si terrà il 13 maggio alle ore 10 presso la sede dell’associazione in Via di San Salvi, 12 – Palazzina 35, Firenze.






Carissima, Carissimo socio,
Con la presente ti comunico che è stata convocata l’assemblea ordinaria prevista dallo statuto in prima convocazione per il giorno 30 aprile 2017 alle ore 23, presso la sede dell’associazione in Via di San Salvi, 12 – Palazzina 35, Firenze;
ed in seconda convocazione per il giorno 13 maggio 2017 alle ore 10 sempre presso la sede dell’associazione in Via di San Salvi, 12 – Palazzina 35, Firenze
con il seguente Ordine del Giorno:
1. Relazione Introduttiva della Presidente Maria Stagnitta
2. Interventi programmati: Franco Corleone, Stefano Anastasia, Marco Perduca, On. Marisa Nicchi, On. Filippo Fossati (da confermare), On. Sergio Lo Giudice (da confermare), ed altri
Ore 14.00 Buffet
Dalle ore 15.00
3. Approvazione bilancio 2016 dell’Associazione (intervento di Debora Coppini)
4. Rinnovo degli Organi dell’Associazione: Consiglio Direttivo, Comitato Scientifico, Presidente, Segretario/a, Tesoriere
5. Resoconto dell’attività svolta e programma prossime iniziative
6. Varie ed eventuali
Il programma dell’assemblea prevede che la mattina sia dedicata a momenti di confronto fra i soci e alcuni esperti che possano attraverso delle relazioni aggiornare l’assemblea sulla situazione politica italiana. Il programma dettagliato sarà fornito ai soci al più presto. La fine dell’Assemblea è prevista per le ore 17.30 del pomeriggio.

Via preghiamo di confermare la vostra partecipazione all’indirizzo: segreteria@forumdroghe.it.

mer, aprile 26 2017 » Agenda » No Comments

#IOdigiuno contro il ritorno agli OPG

Lanciata la mobilitazione contro il ritorno agli OPG






StopOPG ha lanciato una mobilitazione nazionale contro il ritorno agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari previsto dalla riforma della Giustizia ora in discussione alla Camera.

In particolare stopOPG propone una nuova staffetta del digiuno, durante la discussione del DdL alla Camera, per ottenere lo stralcio della norma in questione. Tutte le informazioni a questa pagina:
http://www.stopopg.it/node/1508

Vi invitiamo ad aderire (scegliendo il o i giorni di digiuno e scrivendo all’indirizzo redazione@stopopg.it “nome e cognome, città, ev. associazione di appartenenza, ev. incarico-professione, giorni di digiuno).

A questa pagina trovate invece la lettera-appello dell’ex commissario straordinario per la chiusura degli OPG Franco Corleone:
http://www.francocorleone.it/sito/2017/04/12/mai-piu-opg/

mer, aprile 12 2017 » Agenda, news » No Comments

L’Aids, priorità nell’agenda politica

Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe, presenta il Piano Nazionale di Interventi contro Hiv e Aids che è arrivato alla Conferenza Stato Regioni per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 12 aprile 2017.






Finalmente il nostro Paese ha un Piano Nazionale di Interventi contro Hiv e Aids. Il documento, valido per il triennio 2017-2019, è stato recentemente inviato dal Ministero della Salute alla Conferenza Stato-Regioni. Si tratta di un piano innovativo sia per i contenuti, il linguaggio utilizzato e le indicazioni elaborate sia per quanto riguarda il processo di stesura, che ha visto un forte coinvolgimento della società civile italiana. Gli obiettivi aderiscono a quelli indicati dalle principali agenzie internazionali, Unaids, Oms, Ecdc, che puntano a sconfiggere l’Aids entro il 2030 attraverso un drastico calo delle nuove infezioni tra adulti e l’aumento fino alla soglia del 90% del numero delle persone testate e trattate.
Il Piano nazionale Aids/Hiv delinea diverse strategie per raggiungere gli obiettivi indicati: interventi per ridurre il numero delle nuove infezioni, strumenti di prevenzione combinata, accesso al test ed emersione del sommerso, accesso alle cure, mantenimento in cura delle persone con Hiv in trattamento, lotta allo stigma e tutela dei diritti delle persone con Hiv allo scopo di promuovere lo empowerment e il coinvolgimento attivo delle popolazione chiave.
Rispetto agli strumenti individuati, viene analizzata la situazione attuale, si evidenziano le criticità, si definiscono gli obiettivi e i risultati da raggiungere, e infine si indicano alle regioni e agli enti attuatori le proposte e le strade da percorrere per arrivare ad una vera policy sull’Hiv in Italia, capace di coinvolgere la società civile.
Tra le importanti indicazioni contenute nel Piano, ne segnaliamo alcune: sugli strumenti di prevenzione, si sottolineano il ruolo preservativo e l’utilizzo della terapia; per gli interventi verso le popolazioni chiave e vulnerabili, si afferma la validità dell’approccio di riduzione del rischio e del danno e si riconosce l’importanza del coinvolgimento attivo e dell’empowerment delle comunità di riferimento, per rendere efficaci tali strategie; per l’accesso al test Hiv, oltre a potenziare l’offerta più “tradizionale”, si propone di incrementare e favorire il modello Cbvct (community-based voluntary counseling and testing) raccomandato fortemente dalle linee guida internazionali. Tale modello prevede l’utilizzo dei test rapidi in contesti non sanitari quali le sedi delle associazioni, i servizi a bassa soglia, i luoghi di ritrovo e d’aggregazione attraverso il coinvolgimento dei rappresentati delle stesse comunità, adeguatamente formati. Continuare a garantire la gratuità del test e la possibilità di eseguirlo in anonimato è un’altra delle priorità del Piano. Per gli interventi verso i giovani, una novità importante è la proposta di inserire nel curriculum formativo scolastico l’educazione alla salute e alla sessualità, prevenzione compresa, attivando il protagonismo giovanile mediante l’educazione tra pari. Circa la presa in carico e il mantenimento in cura, il Piano chiede alle strutture sanitarie di dotarsi di strategie e strumenti personalizzati e innovativi sul singolo paziente che favoriscano l’adesione alla cura.
Ora diventa fondamentale la firma del recepimento del Piano da parte della Conferenza Stato-Regioni e il reperimento dei fondi per avviare quanto prima i programmi indicati dal documento.
Altro aspetto su cui vigilare è sicuramente quello degli adeguamenti legislativi, normativi e amministrativi necessari a rendere il piano operativo nel più breve tempo possibile: dalle modifiche della legge 135/90, alle norme che riguardano l’accesso al Test Hiv per i minorenni, alla riorganizzazione dei servizi regionali, alla riforma del sistema di sorveglianza secondo le priorità indicate.

mer, aprile 12 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

#IoDiserto. I disertori della guerra ai poveri

Alessandro Metz racconta l’assemblea degli operatori autoconvocati contro i decreti Minniti – Orlando che ha lanciato l’appello #IoDiserto.






Un disegno securitario e repressivo, una guerra dichiarata ai poveri e chi vive una marginalità sociale dettata da problemi di reddito, da problemi legati a dipendenze da sostanze legali e illegali, senza fissa dimora o semplicemente giovani.

Questo il disegno complessivo che sta dietro ai due decreti Minniti – Orlando che in questi giorni Camera e Senato stanno trasformando in legge.

Leggi che andranno a comprimere il diritto d’asilo e la libertà di tutti e che andranno a stravolgere il vivere sociale delle nostre città. Dentro questa trasformazione c’è un cambio radicale del ruolo degli operatori sociali, che per alcune fattispecie saranno parificati alla figura del pubblico ufficiale.

Significa in questo modo far venir meno il ruolo di terzietà dell’operatore, ruolo che si basa sulla costruzione del rapporto di fiducia con la persona che supporta nel suo percorso di emancipazione e miglioramento delle condizioni di vita, trasformandolo di fatto in controllore sociale.

Proprio per questi motivi sabato a Roma è nata la Rete degli Operatori e Operatrici sociali contro i decreti Minniti – Orlando. Rete nata a conclusione della prima assemblea nazionale autoconvocata che ha visto la partecipazione di più di duecento operatori provenienti da sedici diverse regioni italiane.

Una assemblea ricca di interventi ragionamenti e proposte, che ha decretato il #IoDiserto.

#IoDiserto sarà lo strumento per comunicare e condividere la volontà di non essere oggetti passivi e ubbidienti a chi li vuole anello della catena di controllo sociale e di repressione; proprio perché, essendo anello debole, può esprimere una potenza enorme nel resistere e nel far inceppare il meccanismo securitario. Il bisogno di strumenti comuni, legali e giuridici, sociali e politici possono essere trovati solo in una dimensione costruita assieme a molti altri e dentro quella campagna culturale, sociale e politica di cui si vedono già le premesse e di cui vogliono essere uno dei motori. Per questi motivi la Rete ha deciso di darsi continuità promuovendo assemblee territoriali ma mantenendo e rafforzando anche la dimensione nazionale di collegamento e coordinamento per iniziare a costruirli questi strumenti, una cassetta degli attrezzi, da poter utilizzare nella quotidianità. La preoccupazione è enorme, la restrizione dei diritti di alcuni diventa la restrizione delle libertà di tutti, minare il diritto d’asilo significa compromettere il diritto alla vita. L’istituzione di “tribunali speciali” per migranti, il diritto differenziale a seconda della “categoria sociale” di appartenenza, il confino urbano che può essere agito dal Sindaco e dal Questore nei confronti delle persone che “minano il decoro urbano” utilizzando il mini-daspo, sono solo gli strumenti più eclatanti, significativi di un disegno più ampio. Il messaggio è chiaro: nessuno è uguale davanti alla legge. Questo è solo l’inizio, ne sono consapevoli, ma la presenza e la ricchezza delle proposte e dei ragionamenti che sono emersi dalla prima assemblea dimostra che hanno la voglia e la necessità di continuare insieme questo percorso. Non come “categoria” ma come cittadini, uomini e donne, che nelle città, in cui vivono e lavorano, hanno gli strumenti per smascherare le carenze del sistema di accoglienza, l’assenza di politiche sociali adeguate e gli abusi che troppo spesso vengono perpetrati sulla pelle dei più deboli. Convinti che in un mondo diviso in “categorie sociali” da colpire prima o poi viene toccata anche quella in cui ognuno di noi viene “costretto”.

E’ solo l’inizio, ma almeno è un inizio che parte bene.

mar, aprile 11 2017 » news » No Comments

[Save the date] NPS: gli stili di consumo, i mercati, le politiche. Intanto partecipa all’indagine!

La summer school 2017 di Forum Droghe e CNCA sarà dedicata alle NPS, le nuove sostanze psicoattive. A Firenze, 8/9/10 settembre 2017.






Forum Droghe, CNCA, CTCA
Summer School 2017: 8, 9, 10 settembre 2017
Centro studi CISL- Via della Piazzuola 71-50133 Firenze

Nuove Sostanze Psicoattive:
gli stili di consumo, i mercati, le politiche

Lancio di un’indagine fra gli operatori sul tema delle Nuove Sostanze Psicoattive

La Summer School 2017, organizzata come ogni anno da Forum Droghe, CNCA e CTCA, è dedicata alle Nuove Sostanze Psicoattive (NPS). L’intento è di offrire uno sguardo comprensivo alla sfida che le NPS rivolgono, sia al sistema dei servizi per le dipendenze, sia alle politiche delle droghe, allargando lo sguardo allo scenario europeo. Gli aspetti controversi della questione emergono già nella definizione ufficiale delle NPS, che fa riferimento unicamente nel loro statuto legale di “sostanze non (ancora) classificate fra quelle illegali secondo le legislazioni antidroga”. La stessa terminologia è dunque spia dello sbilanciamento delle attuali politiche verso il pilastro penale, a scapito dei pilastri sociosanitari, in specie della riduzione del danno. Ancora più grave, la rincorsa alla messa al bando delle altresì dette Designer Drugs copre i veri caratteri di novità del fenomeno, a iniziare dalle inedite modalità di invenzione delle molecole chimiche, di produzione, di marketing, di modalità di utilizzo di queste sostanze.

Il nostro obiettivo è di offrire un inquadramento alternativo alla questione NPS, centrando non tanto sulle sostanze, quanto sui consumi di NPS. Il noto paradigma interpretativo “droga, set, setting”, ci permette di individuare diverse linee d’indagine, alla ricerca delle motivazioni che spingono i consumatori verso le nuove sostanze; delle forme in cui queste si integrano o meno coi consumi “tradizionali”; delle credenze e delle aspettative dei consumatori verso sostanze acquisite per nuovi canali; delle “regole” informali di controllo per un uso più sicuro che vengono applicate/non applicate su sostanze inedite.
Com’è nella tradizione, la Summer School 2017 si avvarrà di contributi internazionali, con la partecipazione di Danilo Ballotta (EMCDDA), Jean Paul Grund (Addiction Research Center, Utrecht), Claudio Vidal (Energy Control, Barcellona).

Indagine fra gli operatori

Per avere una base di conoscenza dal sistema italiano dei servizi, abbiamo pensato di attivare un’ indagine fra gli operatori impegnati nei diversi nodi della rete dei servizi (riduzione dei rischi e dei danni, SerD, servizi residenziali e comunità terapeutiche) attraverso un questionario. L’obiettivo è di verificare quanto i servizi abbiano familiarità con questi tipi di consumo, come si presenti lo scenario del consumo di NPS dal loro punto di osservazione, quali siano le loro aspettative rispetto a questo appuntamento formativo, e altro ancora.

Siete vivamente pregati di riempire un breve questionario on line https://goo.gl/forms/ozMtOPMVSRYC0I0x1
composto da un massimo di 20 domande entro l’8 maggio 2017.

Ci sarà di grande aiuto per il lavoro di istruzione del tema. I risultati di questa indagine saranno oggetto di discussione durante l’evento formativo della Summer School 2017.

ven, aprile 7 2017 » Agenda » No Comments

10 aprile, il momento della ragione

Stefano Anastasia scrive sulla situazione della giustizia e del carcere in questo finale di legislatura per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto del 5 aprile 2017.






La legislatura rotola verso la fine e inevitabilmente dà il peggio di sé. Non è la prima volta che accade, ma questa evidenza statistica non ci consola. Questa involuzione, infatti, potrebbe pregiudicare i risultati ottenuti negli anni difficili che sono alle nostre spalle. Ricordiamoli rapidamente: dopo la condanna europea del 2013 per il sovraffollamento inumano e degradante delle nostre carceri, anche grazie ad alcune misure legislative ad hoc, la popolazione detenuta tra il 2014 e il 2015 è diminuita di diecimila unità, tornando a livelli commensurabili con la capienza degli istituti e con la storia penale italiana; nel febbraio 2014 la Consulta ha dichiarato l’incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi, cancellando le norme più odiose della legislazione sulle droghe; qualche mese dopo viene introdotta la messa alla prova per gli adulti e la legge 81 del 2014 dà il via al superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari e cancella gli ergastoli bianchi delle misure di sicurezza senza fine.

In questi ultimi mesi, invece, l’ansia di “portare a casa” prima del termine della legislatura provvedimenti contestati o di bandiera rischia di compromettere quei risultati e di esporci nuovamente sul crinale dell’abuso del carcere, della pena, del controllo penale e amministrativo. Ne conosciamo la sequenza. Il disegno di legge di riforma dell’intero sistema di giustizia penale, legittimamente perseguito dal Ministro Orlando, porta con sé – tra le altre – la polpetta avvelenata della trasformazione delle nuove residenze sanitarie per l’esecuzione delle misure di sicurezza in tanti piccoli ospedali psichiatrici giudiziari, con il rischio che rientri dalla finestra il manicomio criminale che era stato accompagnato all’uscio dalla sollevazione popolare e istituzionale seguita allo scandalo svelato nel 2011 dalla Commissione d’indagine del Senato sul servizio sanitario. Giustamente il Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ha sollevato il problema istituzionale che impone a Parlamento e Governo di concordare con le Regioni modifiche della legislazione nazionale che possono avere un enorme impatto non solo sull’organizzazione dei servizi psichiatrici, ma anche sulla loro stessa filosofia (la trasformazione delle Rems in piccoli Opg farebbe tornare dentro il servizio sanitario nazionale l’esperienza manicomiale rifiutata dalla legge Basaglia). Nel frattempo, il neo-ministro Minniti ha voluto dare il segno della sua assunzione di responsabilità attraverso l’adozione di due decreti-legge sulla sicurezza urbana e sull’immigrazione i cui requisiti di necessità e urgenza appaiono labili, quando non completamente assenti. Molto è stato detto, in queste settimane, sui due provvedimenti. Movimenti e associazioni per i diritti civili hanno legittimamente protestato, ma il Governo sembra intenzionato tirare diritto, anche attraverso l’imposizione della questione di fiducia.

Non bisogna essere uccelli del malaugurio per prevedere che la somma di questi provvedimenti amplierà enormemente la platea delle persone sottoposte a controllo penale per fatti di minimo disvalore sociale e di nessuna pericolosità reale: persone senza fissa dimora o con problemi di salute mentale, consumatori di sostanze stupefacenti, migranti irregolari sottoposti a ogni forma di sfruttamento possibile. Non se la sicurezza sia di destra o di sinistra, ma delle conseguenze reali di questi provvedimenti deve rispondere il governo e la maggioranza che lo sostiene.

Ne discuteremo lunedì prossimo, nella sede romana del Parlamento europeo, in occasione di un’assemblea pubblica promossa da Antigone sul destino degli Stati generali dell’esecuzione penale e dell’assemblea annuale della Società della Ragione.

mer, aprile 5 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Garante dei detenuti: la relazione 2017

Ecco la relazione del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Mauro Palma, presentata Martedì 21 marzo, alle ore 10, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio.






Ecco la prima relazione del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Mauro Palma, presentata Martedì 21 marzo, alle ore 10, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio.

mer, marzo 22 2017 » news » No Comments

La polizia giudiziaria fuori controllo

Luigi Saraceni scrive sulla riforma della Polizia giudiziaria per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 22 marzo 2017.






Attenendosi ad un diffuso malcostume – secondo cui a ferragosto si pubblicano i provvedimenti che si vogliono sottrarre all’attenzione dell’opinione pubblica – il governo Renzi ha pubblicato il 19 agosto scorso il decreto legislativo n. 177 sulla “razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato”. Nel provvedimento è stata introdotta alla chetichella una disposizione (art. 18, comma 5) che dice testualmente: “Il capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza e i vertici delle altre Forze di polizia adottano apposite istruzioni attraverso cui i responsabili di ciascun presidio di polizia interessato, trasmettono alla propria scala gerarchica le notizie relative all’inoltro delle informative di reato all’autorità giudiziaria, indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di  procedura penale”.

Detto in linguaggio comune, ciò significa che gli organi che svolgono funzioni di polizia giudiziaria non rispondono soltanto alla magistratura, come vuole l’articolo 109 della Costituzione, ma anche ai “superiori gerarchici”, che non sono ufficiali di polizia giudiziaria, e tuttavia vanno informati delle indagini, in violazione del segreto investigativo previsto dal codice di procedura penale.
Com’è noto, i vertici gerarchici degli organi di polizia  sono molto sensibili ai voleri dell’esecutivo, come dimostrano le recenti indagini sulla  Consip, in cui alti ufficiali dei Carabinieri sono accusati di avere illecitamente rivelato agli interessati livelli politici l’installazione di microspie, poi prontamente rimosse.

La lesione del fondamentale articolo 109 della Costituzione, che ha lo scopo di sottrarre le indagini alle interferenze di poteri esterni a quello giudiziario, è dunque evidente.

Ed è aggravata da una circolare del Capo della Polizia emanata l’8 ottobre scorso, secondo la quale l’obbligo di comunicazione alla scala gerarchica riguarda non solo l’informativa di reato, ma tutto lo sviluppo delle successive indagini.

Si tratta di un salto all’indietro di alcuni decenni. C’erano volute battaglie di anni, dentro e fuori la magistratura, per tradurre in pratica il precetto costituzionale, finalmente poi accolto nel codice di procedura penale del 1989. Ora si torna al passato, nell’indifferenza generale, salvo l’iniziativa del Procuratore di Torino Armando Spataro, che in una direttiva ai colleghi sostituti prospetta la possibilità di sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Consulta, per denunciare la contrarietà della disposizione renziana al dettato costituzionale.

Per il resto assoluto silenzio, in particolare della politica ed anche da parte di esponenti della cultura garantista. Neanche nel corso della discussione sulla sfiducia al ministro Lotti, alla presenza del serafico guardasigilli Andrea Orlando, si è levata alcuna voce sulla questione, da parte del Movimento 5 Stelle o di altri senatori garantisti. È un segno dei tempi. Pensate che cosa sarebbe successo se una norma del genere fosse stata varata dai governi Berlusconi. Si sarebbe giustamente gridato alla lesione dello stato di diritto, a un attacco alla divisione dei poteri, a una indebita interferenza dell’esecutivo nell’esercizio indipendente della funzione giudiziaria. Ma, evidentemente, a Renzi è stato dunque consentito quello che non osava fare neanche Berlusconi. Su questo almeno i due sono diversi.

Ora torna all’esame della Camera dei deputati la connessa legge delega sul processo penale, approvata a Palazzo Madama con il voto di fiducia che impedisce una vera discussione. Sarebbe perciò auspicabile una riflessione su una questione che è tutt’altro che marginale.

mer, marzo 22 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments