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Category 'media'

Santoro e le droghe: siamo proprio all’anno zero.

Siamo buoni. La trasmissione dedicata al caso Morgan è stata davvero un’occasione sprecata. La scelta degli invitati e il taglio generale sulla politica delle droghe era davvero il segno della subalternità culturale ai miti e alle falsità scientifiche spacciate per verità. Il confronto, si fa per dire, si sarebbe potuto intitolare: Avanti Pupo o avanti savoia!
Far passare idee inventate di sana pianta secondo le quali lo spinello di oggi sarebbe diverso da quello del mitico sessantotto, in quanto conterrebbe una concentrazione di Thc (il principio attivo più caratterizzante) superiore di 27 volte, è una colpa grave, una sorta di reato quale è la diffusione di notizie false e tendenziose.
Riproporre la tesi del passaggio dallo spinello all’eroina e alla cocaina è davvero esilarante se non fosse un errore diseducativo che annulla le possibilità di prevenzione, di educazione e di informazione critica destinate ai giovani.
Sono solo due perle (trascuriamo le affermazioni di Barbara Palombelli per carità di patria!) somministrate nella lunga serata.
Per fortuna Adriano Celentano ha riportato a una giusta dimensione surreale una serata nata male e che rischiava di precipitare nella demagogia e nell’elogio della galera, nella santificazione della punizione e delle catene contro i consumatori di sostanze ritenuti incapaci di intendere e volere. Come dice Giovanardi i tossicodipendenti non sono persone ma zombie!
E’ un peccato che Rapporti internazionali densi di studi, dati e ricerche siano buttati nel cesso proprio nel momento si comincia a discutere della war on drugs che ha mietuto vittime nel nord e nel sud del mondo. Noi stiamo con Evo Morales che rivendica una cultura millenaria delle popolazioni e dei contadini boliviani rispetto alla violenza delle Convenzioni internazionali fondate sulla retorica salvifica e sulla ideologia moralista.
Ma non tutto è stato inutile e dannoso. E’ stato restituito l’onore a Morgan, come musicista e come individuo libero e che ha praticamente chiuso la trasmissione con la condanna esplicita del proibizionismo e degli interessi criminali che lo sostengono.
E’ davvero l’unica pista da seguire!

Dal blog di Franco Corleone.

Per la riduzione del danno dell’uomo sull’ambiente

Stavolta, dopo aver aderito ad appelli e catene a favore delle agevolazioni fiscali per l’efficienza energetica, la redazione di questo blog aderisce all’appello ai senatori per la proroga delle detrazioni del 55% lanciato da Roberto “ilKuda” Codazzi insieme ad altri blog. Hanno aderito anche: FioreBlogLetizia Palmisano, Verdi Ferrara, Franco Corleone, Sciura Pina, Sursum Corda, Pippo Civati, Letizia, La sinistra in Sesto, Minimo Impatto, Verdi Lombardi, Base Verde, PD Vedano.

Carceri aperte ai giornalisti

L’opinione pubblica ha diritto di conoscere quanto accade nei penitenziari italiani. Non esiste alcuna norma che vieti espressamente alla stampa di visitare gli istituti carcerari. Ma, negli ultimi anni, l’amministrazione penitenziaria ha ristretto sempre più le possibilità di accesso.
Il diritto all’informazione libera deve poter comprendere la visita dei luoghi di detenzione, nel rispetto della sicurezza pubblica. Al ministro della Giustizia, che denuncia l’emergenza carceri, segnaliamo che esiste anche “un’emergenza informazione”, per questo chiediamo di cambiare regole e prassi autorizzando l’accesso ai giornalisti nelle sezioni delle carceri al fine di raccontare la quotidianità della vita reclusa, non solo gli eventi tragici o eccezionali.

Primi firmatari:
Rita Levi Montalcini, Stefano Rodotà, Valerio Onida, Lucia Annunziata, Bianca Berlinguer, Rosaria Capacchione, Gian Antonio Stella

Clicca qui per aderire:
http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/01/articolo/2193/

Qui i primi risultati dell’appello:
http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/02/articolo/2292/

(via fioreblog e franco corleone)

Alcol contro cannabis

La nota di Giorgio Bignami sullo scontro fra un’auto ed un autobus nei giorni scorsi a Roma.

Le pagine romane dei quotidiani hanno fatto scialo di titoli e foto intorno a una carambola del 24 gennaio in via Ostiense, tra un’auto con guidatore alticcio (0,8 all’etilometro) e un autobus con conducente poi risultato positivo alla cannabis. Quest’utimo stava tornando al deposito; e dopo aver  speronato  in frenata il seguace di Bacco, il quale aveva improvvisato un’inversione illecita, e anche un’altra vettura innocente, roteando si era fracassato contro un palo rimbalzando poi contro un platano. In tanto sfracello, Deo gratias, danni solo lievi alle persone, ma ingentissimi alle cose pubbliche e private.

Ovviamente non tenteremo di sentenziare sulle rispettive responsabilità; ma ci sembra opportuno  seguire il caso ed eventualmente farci sentire quando verrà giudicato. Infatti è più che certa  la  pericolosità della guida con un’alcolemia di 0,8, a fronte del limite legale di 0,5  che peraltro è già sul filo del rasoio (in Svezia, per esempio, è stato abbassato a 0,2, un quarto del livello nel nostro allegro pilota).

Per contro resta a carico dell’accusa la prova che l’autista del bus (già sospeso)  avesse assunto una quantità consistente di cannabis non molto tempo prima dell’incidente: altrimenti siamo alle solite – la canna che lascia tracce anche per più giorni dall’ultima assunzione, ecc. ; e comunque dubius pro reo – il che non sottrae il soggetto alle grinfie della Fini-Giovanardi, né lo esonera dal concorso di colpa se correva oltre i 50 alla fine del turno. O meglio: se correva verso la scuderia dopo varie ore di snervanti acrobazie nel traffico caotico di Roma, con dovizia di vetture parcheggiate impunemente in doppia e tripla fila; e qualora in movimento, pilotate col cellulare in mano incollato all’orecchio. (Per incidens, l’aumento del rischio di incidenti è lo stesso – circa 4 volte – sia con l’uso manuale del cellulare, illecito, che con il viva voce, perfettamente lecito: insomma il disprezzo per le evidenze scientifiche nelle nostre normative non si limita allo stravolgimento delle gerarchie di rischio tra le varie sostanze lecite e illecite).

Ecco la nuova newsletter di Fuoriluogo

On line il numero 0 della nuova newsletter di Fuoriluogo. Si tratta di un numero sperimentale, sia nei contenuti che nella forma. Potrebbero esserci problemi di visualizzazione a seconda del programma o della webmail che utilizzate per leggere la vostra posta. Scrivete a fuoriluogo@fuoriluogo.it per segnalazioni, commenti e suggerimenti.

Oggi in edicola, sabato in Assemblea

Oggi in edicola trovate 2 pagine dedicate alle politiche sulle sostanze curate da Forum Droghe sul quotidiano ecologista Terra, in vista dell’assemblea di Forum Droghe di sabato.
Sempre oggi, sul Manifesto, Susanna Ronconi presenta l’agenda per il 2010 dell’altra Italia delle droghe nella rubrica settimanale di Fuoriluogo.
Insomma, oggi passate in edicola, sabato fate un salto a Firenze!

Alcol e droghe, se la politica rifiuta la scienza

Grazia Zuffa sul difficile rapporto fra politice e scienza per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 17 dicembre 2009. On line la scheda su David Nutt e la classificazione delle droghe.

Meglio un bicchiere di vino coi genitori a casa, sentenzia la star del calcio dallo schermo televisivo. Da mesi il messaggio imperversa su tutti i media, piatto forte della campagna governativa di prevenzione della droga. Quanto possa allettare un adolescente la prospettiva di una serata coi propri vecchi, è facile immaginare, né la promessa bicchierata migliora le cose. Anzi, c’è il rischio che l’associazione fra alcol (legale) e divertimento (lecito) aumenti il fascino trasgressivo delle droghe (illecite). Lo dice il buon senso, senza scomodare la psicologia dell’età evolutiva.

A pensarci bene, il vero obiettivo dello spot non è la salute dei ragazzi, ma il sostegno all’idea che ci siano droghe “inaccettabili” versus l’accettabilità dell’alcol. Inaccettabili perché dannose o perché illegali? Su questo delicato quesito, è in corso da almeno un decennio lo scontro fra scienza e politica, venuto allo scoperto con la pubblicazione nel 1999 del rapporto redatto dal farmacologo Bernard Roques, accademico di Francia. Roques stilò la seguente classifica del rischio: l’alcol al primo posto, insieme ad eroina e cocaina, poi gli psicostimolanti (ecstasy) e tabacco, all’ultimo gradino la canapa. Nella patria dello champagne ci fu al tempo molto clamore, sostanzialmente per nulla: il governo francese tirò dritto per la sua strada. Alla fine d’ottobre, David Nutt, docente di psicofarmacologia allo Imperial College di Londra, presidente dello Advisory Council on the Misuse of Drugs (ACMD), organo consultivo del governo britannico, è stato sollevato da questo incarico. La sua colpa è di aver sostenuto che alcol e tabacco sono più pericolosi di molte droghe illegali, inclusi LSD, ecstasy e cannabis. A detta del segretario di stato Alan Johnson, che gli ha dato il benservito, la posizione del professor Nutt “danneggia gli sforzi per dare al pubblico messaggi chiari sul pericolo delle droghe”. Tanto, per sancire il divorzio fra messaggio (politico) e informazione (scientifica). Tanto, per chiarire che la scienza non può studiare le droghe (legali e illegali) allo stesso modo. Anche la scienza deve essere “politicamente corretta”. In un articolo pubblicato sul Guardian (3/11), David Nutt riporta il dialogo con un politico tipo, mettendo in ridicolo il corto circuito logico. Il politico: “Non puoi comparare i danni di un’attività legale con quelli di una illegale”. Nutt: “Perché no?”. Il politico: “Perché una è illegale”. Nutt: “Perché è illegale?”. Il politico: “Perché è dannosa”. Nutt: “Dunque abbiamo bisogno di mettere a confronto i danni per stabilire se deve essere illegale. Non pensi?”. Il politico: “Ma non puoi comparare i danni di un’attività legale con quelli di un’attività illegale”. Si badi bene. E’ opinabile che il danno delle sostanze si misuri solo sulla farmacologia. Il rischio per la salute è in gran parte determinato dalla frequenza e dall’intensità dell’uso, su cui influiscono i rituali sociali e i modelli d’uso. Sono variabili di cultura più che di chimica. Com’è opinabile che per le sostanze più pericolose la scelta giusta sia l’illegalità: molte overdose da eroina sono dovute alla clandestinità e all’ignoranza della concentrazione della sostanza che si sta usando; sono a carico delle politiche antidroga più che della farmacologia.

Dunque, sulla classificazione delle droghe e sulle scelte che ne conseguono è bene discutere a fondo. Ma la politica rifugge dal confronto sugli argomenti, perché la proibizione si muove su un terreno altro dalla razionalità. Il rapporto fra ricerca e politica non è senza contraddizioni. Da un lato, i politici proibizionisti si appellano alla scienza per dimostrare che alcune sostanze sono dannose e perciò da proibire. Dall’altro, scoprire che alcune droghe illegali sono meno pericolose dell’alcol mina il fondamento della proibizione. Come lo incrina ammettere che solo una parte del danno droga correlato risiede nella nocività delle droghe. Alla radice, il conflitto è fra la “ragione” scientifica e la retorica della politica proibizionista. La proibizione non ha finalità pragmatiche, è uno strumento ideologico che si autolegittima. Piace perché cavalca i cattivi sentimenti d’intolleranza, nello spirito dei tempi nostri. Allora avanti, “duri sulle droghe”. What else?

La legge sulle droghe e le carceri che scoppiano

La legge sulle droghe e le carceri che scoppiano. Le cause, i numeri, i paradossi di una crisi annunciata. Le ragionevoli proposte per uscirne. Ecco la registrazione della conferenza stampa di Torino, 30 novembre 2009.

Approfondimenti:
Libro Bianco sugli esiti penali della Fini Giovanardi: scarica la sintesi aggiornata in pdf.
Ricerca sulle sanzioni penali in Toscana: leggi il sommario ella ricerca.
Aderite all’Appello per la scarcerazione delle persone tossicodipendenti.

Sono intervenuti Franco Corleone (Società della Ragione, già sottosegretario alla Giustizia), Alessio Scadurra (Antigone, curatore del Libro Bianco sulla Fini Giovanardi), Grazia Zuffa (Curatrice della ricerca condotta in Toscana), Cecco Bellosi (CNCA), Bruno Mellano (Presidente Radicali Italiani, Associazione radicale Adelaide Aglietta). Coordina Susanna Ronconi, Forum Droghe – COBS

Last Minute. Cronache dal Mondo diseguale

0 cop RapportoDirittiGlobali 2009:cop«Perché mai gli stessi che hanno creato il problema dovrebbero poi essere quelli che lo sanno risolvere?» (Charles De Gaulle)

Quest’anno il Rapporto sui diritti globali, giunto alla sua settima edizione, esce nel pieno degli effetti della crisi finanziaria mondiale sulle economie reali di tutti i Paesi del pianeta.

Una crisi che non solo ha mostrato ma ha accentuato le disparità e le diseguaglianze. Così che mentre gli enti economici sovranazionali iniziano già a brindare allo scampato pericolo e alla ripresa, ricominciando a incamerare ingenti profitti, i lavoratori e le loro famiglie continuano a pagare sulla propria pelle i costi della crisi, con la perdita del lavoro, l’impoverimento e l’indebitamento.

Negli USA il nuovo amministratore delegato di AIG, il colosso delle assicurazioni il cui salvataggio da parte del governo è costato 182 miliardi di dollari, si è assegnato recentemente uno stipendio da 7 milioni l’anno, 13 volte quello del presidente degli Stati Uniti. Richard Fuld, già al vertice della Lehman Brothers, il gigante finanziario fallito un anno fa, dal 2003 al 2007 ha incassato oltre mezzo miliardo di dollari di compensi. John Thain, ex amministratore delegato di Merrill Lynch, nel 2007 ha percepito 10 milioni e 700.000 euro. A crisi già iniziata, ha speso un milione e 200.000 dollari per ammodernare il suo ufficio; solo il cestino dell’immondizia è costato 1.700 dollari, più di un mese di salario operaio.

Non che in Italia ci sia maggior moderazione. Nel 2008 40 grandi aziende hanno distribuito ai propri manager 282 milioni di euro di compensi. Nonostante la crisi, appena il 5,5% in meno dell’anno precedente.

Al capo opposto della piramide sociale, crescono le difficoltà e le fatiche. Secondo i dati riferiti dal Rapporto sui diritti globali, nel 2009 i disoccupati nel mondo dovrebbero aumentare di almeno 30 milioni di unità, che potrebbero arrivare a 50 milioni senza interventi correttivi da parte dei governi. Complessivamente, si arriverebbe così a 200 milioni di disoccupati, cui aggiungere i lavoratori poveri, che diventerebbero il 45% del totale. La crisi, generata da una finanza avida e liberata da ogni freno e controllo, insomma, la stanno pagando i soliti noti: pensionati e lavoratori dipendenti.

Anche in Italia, dove, nonostante ottimismi fuori luogo, licenziamenti e cassa integrazione avanzano senza trovare efficace contrasto e con minori ammortizzatori. Nel 2008, in particolare negli ultimi mesi dell’anno, 186.000 persone hanno perso il lavoro. Sono un milione e mezzo le famiglie italiane che non arrivano a fine mese, che non riescono a pagare affitti e bollette; quasi un milione quelle in condizione di povertà assoluta, 2 milioni e 653.000 famiglie sono in condizione di povertà relativa. È sufficiente una spesa imprevista di 700 euro perché 1 una famiglia su 3 precipiti da una condizione di vulnerabilità sociale a una di povertà.

Nel contempo, avanza un’altra crisi, meno evidente e ancor meno contrastata: quella dei diritti umani, che vede tra le vittime i migranti. Nel solo 2008 hanno perso la vita almeno 1.500 migranti nel tentativo di raggiungere l’Europa, di cui 1.235 nelle acque del Mediterraneo, 642 nel solo Canale di Sicilia, dove le morti sono più che raddoppiate negli ultimi due anni.

In Italia, il governo del fenomeno immigrazione si è tradotto in leggi obiettivamente discriminatorie e in un “incattivimento” generalizzato. Tanto che l’Italia, per ciò ripetutamente censurata dagli organismi europei e delle Nazioni Unite,  sta diventando una “Penisola della paura”, dove vengono cinicamente alimentate “guerre tra poveri”.

I dodici mesi appena trascorsi, e forse ancor più quelli a venire, si sono caratterizzati per l’emergere deciso di un nuovo oggetto politico: l’ambiente. Lo stato di salute del mondo è ormai così compromesso da essere arrivato ai tempi supplementari, all’ultimo minuto. La bancarotta ecologica incombe. Dopo e grazie a quella finanziaria, grazie a una logica di sviluppo senza fine e senza freni, grazie alla “dittatura del PIL”, dell’imperativo alla crescita, che vede una parte del mondo (e dell’Italia) sprecare senza remore e un’altra arrancare per sopravvivere.

Sono questi i temi e gli spunti, ripresi dal Rapporto sui diritti globali, messi in scena al teatro Litta in Last minute – Cronache dal mondo diseguale, curato dal regista Antonio Syxty, che già lo scorso anno, nello stesso teatro, aveva diretto Dormono, dormono sulla collina, rappresentazione sul dramma delle morti sul lavoro, tratta dalla precedente edizione del Rapporto sui diritti globali.

Camera del Lavoro Metropolitana di Milano, Associazione SocietàINformazione, Casa editrice Ediesse
presentano
LAST MINUTE. CRONACHE DAL MONDO DISEGUALE
Reading teatrale in occasione dell’uscita del Rapporto sui diritti globali 2009 (ed.Ediesse)

Il rapporto annuale sulla globalizzazione e i diritti nel mondo, giunto al suo settimo anno di uscita, promosso da Associazione Società Informazione, CGIL, ARCI, ActionAid, Antigone, Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza, Forum Ambientalista, Gruppo Abele, Legambiente.

Milano, venerdì 25 Settembre, ore 21
Teatro Litta, Corso Magenta 24

Testi e contributi a cura di Sergio Segio
Reading teatrale a cura di Antonio Syxty

Con Gaetano Callegaro
Silvia Cinque
Paolo Taccardo
Marina Tristano

Direzione tecnica Fulvio Melli

Partecipano
Onorio Rosati, Segretario generale Camera del Lavoro Milano
Maurizio Gubbiotti, Coordinatore della Segreteria nazionale di Legambiente
Sergio Segio, Direttore Associazione Società INformazione

Ingresso libero sino a esaurimento posti

Info
Diritti Globali: http://www.dirittiglobali.it.

Ufficio stampa casa editrice Ediesse: Carla Pagani
Via di Porta Tiburtina 36 Int. 9 III piano – 00185 Roma
[T] 06 44870286 [C] 338 1143059 [@]ufficiostampa@ediesseonline.it
www.ediesseonline.it

Hotta Underground Base

Il 25 settembre apre un nuovo spazio a Bologna: H.U.B – nodo di interscambio un’idea dell’Associazione culturale Livello 57. L’esperienza del Livello57 di Bologna continua con l’inaugurazione di un un nuovo spazio a Bologna, in 25 settembre, col nome di H.U.B., in via Serra 2h, dietro la stazione dei treni.
Maggiori info