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Droghe e Diritti

#IoDiserto. I disertori della guerra ai poveri

Alessandro Metz racconta l’assemblea degli operatori autoconvocati contro i decreti Minniti – Orlando che ha lanciato l’appello #IoDiserto.

Un disegno securitario e repressivo, una guerra dichiarata ai poveri e chi vive una marginalità sociale dettata da problemi di reddito, da problemi legati a dipendenze da sostanze legali e illegali, senza fissa dimora o semplicemente giovani.

Questo il disegno complessivo che sta dietro ai due decreti Minniti – Orlando che in questi giorni Camera e Senato stanno trasformando in legge.

Leggi che andranno a comprimere il diritto d’asilo e la libertà di tutti e che andranno a stravolgere il vivere sociale delle nostre città. Dentro questa trasformazione c’è un cambio radicale del ruolo degli operatori sociali, che per alcune fattispecie saranno parificati alla figura del pubblico ufficiale.

Significa in questo modo far venir meno il ruolo di terzietà dell’operatore, ruolo che si basa sulla costruzione del rapporto di fiducia con la persona che supporta nel suo percorso di emancipazione e miglioramento delle condizioni di vita, trasformandolo di fatto in controllore sociale.

Proprio per questi motivi sabato a Roma è nata la Rete degli Operatori e Operatrici sociali contro i decreti Minniti – Orlando. Rete nata a conclusione della prima assemblea nazionale autoconvocata che ha visto la partecipazione di più di duecento operatori provenienti da sedici diverse regioni italiane.

Una assemblea ricca di interventi ragionamenti e proposte, che ha decretato il #IoDiserto.

#IoDiserto sarà lo strumento per comunicare e condividere la volontà di non essere oggetti passivi e ubbidienti a chi li vuole anello della catena di controllo sociale e di repressione; proprio perché, essendo anello debole, può esprimere una potenza enorme nel resistere e nel far inceppare il meccanismo securitario. Il bisogno di strumenti comuni, legali e giuridici, sociali e politici possono essere trovati solo in una dimensione costruita assieme a molti altri e dentro quella campagna culturale, sociale e politica di cui si vedono già le premesse e di cui vogliono essere uno dei motori. Per questi motivi la Rete ha deciso di darsi continuità promuovendo assemblee territoriali ma mantenendo e rafforzando anche la dimensione nazionale di collegamento e coordinamento per iniziare a costruirli questi strumenti, una cassetta degli attrezzi, da poter utilizzare nella quotidianità. La preoccupazione è enorme, la restrizione dei diritti di alcuni diventa la restrizione delle libertà di tutti, minare il diritto d’asilo significa compromettere il diritto alla vita. L’istituzione di “tribunali speciali” per migranti, il diritto differenziale a seconda della “categoria sociale” di appartenenza, il confino urbano che può essere agito dal Sindaco e dal Questore nei confronti delle persone che “minano il decoro urbano” utilizzando il mini-daspo, sono solo gli strumenti più eclatanti, significativi di un disegno più ampio. Il messaggio è chiaro: nessuno è uguale davanti alla legge. Questo è solo l’inizio, ne sono consapevoli, ma la presenza e la ricchezza delle proposte e dei ragionamenti che sono emersi dalla prima assemblea dimostra che hanno la voglia e la necessità di continuare insieme questo percorso. Non come “categoria” ma come cittadini, uomini e donne, che nelle città, in cui vivono e lavorano, hanno gli strumenti per smascherare le carenze del sistema di accoglienza, l’assenza di politiche sociali adeguate e gli abusi che troppo spesso vengono perpetrati sulla pelle dei più deboli. Convinti che in un mondo diviso in “categorie sociali” da colpire prima o poi viene toccata anche quella in cui ognuno di noi viene “costretto”.

E’ solo l’inizio, ma almeno è un inizio che parte bene.

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mar, aprile 11 2017 » news | 4236 visite |

i volti dell'alienazione

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