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Droghe e Diritti

Da Castrocaro a Lavagna: non è la cannabis ad uccidere

Fabio Scaltritti commenta per Fuoriluogo la tragica vicenda del suicidio del minorenne a Lavagna a seguito di una perquisizione a casa per possesso di hashish.

La tragica vicenda di Lavagna ricorda per alcuni, troppi, aspetti l’episodio di Alberto Mercuriali, l’agronomo di Castrocaro Terme suicidatosi anche lui per una perquisizione nel 2007.

In comune hanno gli stessi elementi di base: la giovane età della vittima (in questo caso addirittura minorenne), la modica quantità della sostanza ritrovata (comunque sempre cannabis), lo stigma sociale e mediatico (reale e potenziale), il rischio penale e giudiziario (iper)percepito, la vergogna e l’impotenza indotta anche dal coinvolgimento della famiglia e – a monte – l’abuso di impiego delle Forze dell’Ordine.

Per ricordare le vittime di questi episodi, ed a partire con le istanze di revisione delle politiche sulle droghe proposte dal Cartello di Genova, crediamo che sia giusto insistere sulle proposte di legge per la regolamentazione legale della cannabis, a partire da quella dell’intergruppo CannabisLegale, da quella di iniziativa popolare e da quelle promosse dalle associazioni e ferme in parlamento da troppo tempo.

La regolamentazione della cannabis non è più derogabile. Se l’effetto giuridico è stato in parte ridotto (ma non risolto) dalla Corte Costituzionale con l’abolizione delle parti peggiori della Legge cd “Fini-Giovanardi”, la punizione e il divieto rappresentano ancora oggi due delle pietre pesantissime sulle quali si costruisce lo stigma e la condanna sociale. E si producono vittime.
E’ evidente poi come nei centri di Provincia tali fenomeni siano amplificati  dai media (esattamente come nel caso di Mercuriali a Castrocaro), purtroppo più attenti a riportare episodi di lieve entità che a riflettere sulle possibili (imprevedibili?) conseguenze che la loro divulgazione scatena nei soggetti più disarmati.

Ci chiediamo infine se le FFOO, in periodi di scarse risorse come questi, debbano ancora impiegare il loro tempo nella perquisizione a casa di un sedicenne per (non) scovare pochi grammi di hashish. Al di là dell’obbligatorietà dell’azione penale qual’è il senso, anche pedagogico, di andare a perquisire la casa del ragazzino con la famiglia presente? Tempo e denaro sprecati e se, come ribadito più volte dalla Guardia di Finanza, l’obiettivo è quello di tutelare i minori, questo è evidentemente scentrato, anzi, tragicamente capovolto.

I narcotrafficanti 16enni esistono: a Bogotà, in Messico, in Bolivia, non di certo a Lavagna, periferia “bene” di Genova.

Facciamo qualcosa perchè la morte di questi giovani non sia vana.

Fabio Scaltritti
Associazione Comunità San Benedetto al Porto

mar, febbraio 14 2017 » nota a margine | 1012 visite |

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