Sto caricando....
Post recenti:

Sottoscrivi i feed RSS

Categorie

Archivio

Archive for novembre, 2009

Legge sulle droghe e le carceri che scoppiano

LA LEGGE SULLE DROGHE E LE CARCERI CHE SCOPPIANO
Le cause, i numeri, i paradossi di una crisi annunciata. Le ragionevoli proposte per uscirne
.

LUNEDI’ 30 NOVEMBRE ORE 11.00
c/o Associazione Radicale Adelaide Aglietta
Via Botero  11/f Torino

Le carceri scoppiano. Oltre un terzo delle persone  detenute lo sono ai sensi della legge 49/2006 sulle droghe, la Fini Giovanardi. E sono in crescita denunce, segnalazioni alle Prefetture, processi e condanne:  una immensa macchina repressiva messa in moto per la gran parte per colpire consumatori o piccoli spacciatori. Un costo, uno spreco, un danno, una sofferenza, per i singoli e per la società, che non ha alcuna contropartita in termini di dissuasione, contenimento e governo del fenomeno.

Mentre il governo caparbiamente rifiuta ogni valutazione  sull’applicazione della legge, ricercatori indipendenti, operatori e  associazioni  promuovono analisi e studi  per colmare questo vuoto politico e scientifico

Nel corso dell’incontro saranno  presentati:
Il LIBRO BIANCO sull’applicazione della legge Fini Giovanardi, a cura di Antigone e Forum Droghe

La ricerca condotta in Toscana su L’IMPATTO PENALE E SANZIONATORIO DELLA LEGGE ANTIDROGA, a cura di Forum Droghe e Fondazione Michelucci

L’Appello “LE CARCERI SCOPPIANO: POTENZIAMO LE MISURE ALTERNATIVE, LIBERIAMO I TOSSICODIPENDENTI”, promosso da Forum Droghe, Antigone, Gruppo Abele, Arci, La  Società ella Ragione, Ristretti Orizzonti, Comunità  San Benedetto al Porto, Coordinamento nazionale  dei Garanti Territoriali dei Diritti elle Persone private della libertà personale, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Cnca, Seac-Coordinamento  enti associazioni volontariato penitenziario,  Fondazione Basaglia, Cooperativa Cat

INTERVENGONO
Franco Corleone, Società della Ragione, già sottosegretario alla Giustizia
Alessio Scadurra, Antigone, curatore del Libro Bianco sulla Fini Giovanardi
Grazia Zuffa Curatrice della ricerca condotta in Toscana
Cecco Bellosi, CNCA
Bruno Mellano, Presidente Radicali Italiani, Associazione radicale Adelaide Aglietta

Coordina Susanna Ronconi,  Forum Droghe – COBS

Oltre la barbarie, per il rispetto.

In occasione della Conferenza delle Regioni su droghe e dipendenze a Torino (1 e 2 dicembre) il COBS – coordinamento operatori bassa soglia Piemonte, Forum droghe, Antigone, Infoshock Gabrio insieme ad altre reti e associazioni locali e non hanno messo insieme il seguente calendario di iniziative:

  • sabato 28 novembre dalle ore 15.30 in piazza Castello presidio contro la repressione di consumatori e contesti di consumo. Intervengno sound system locali e non (scarica il volantino: volantino.pdf)
  • lunedì 30 novembre, ore 11, sede da confermare, conferenza stampa su: Libro Bianco sugli esiti penali della Fini Giovanardi (Antigone e Forum Droghe) e ricerca sulle sanzioni penali in Toscana (Forum Droghe), rilancio dell’Appello per la scarcerazione delle persone tossicodipendenti e presentazione delle iniziative del 1 dicembre.
  • martedì 1 dicembre dalle 9.00 alle 19.00 presidio OLTRE LA BARBARIE, PER IL RISPETTO, davanti alla sede della Conferenza delle Regioni, corso Stati Uniti 23 (vai alla convocazione)
  • martedì 1 dicembre dalle 18.00 alle 20.00: Le parole per dirlo: RDD o PPC? – Incontro satellite tra gli operatori, le associazioni, gli amministratori attorno alle politiche di riduzione del danno e gli esiti dell’approccio penale al consumo di droghe, presso la sede della Conferenza, corso Stati Uniti 23, 1° piano (scarica la convocazione: 1dicincontroautoconvocato)

Rapporto sulla droga, l’Italia è sempre meno europea

L’articolo di Massimiliano Verga sulla Relazione europea 2009 sull’evoluzione del fenomeno droga per la rubrica di Fuoriluogo sul manifesto del 26 novembre 2009.

L’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze di Lisbona (OEDT) ha recentemente pubblicato la consueta Relazione annuale sull’evoluzione del fenomeno della droga in Europa. Come sempre, l’OEDT si propone di offrire una panoramica dei consumi nell’Unione. Al contempo, individua ogni anno un tema al quale dedicare qualche decina di pagine, con l’illusione di chiarire la faccenda. Procediamo per gradi e partiamo dai consumi. È ormai una battaglia persa quella di auspicare una maggiore omogeneità, sia con riferimento alle fasce d’età considerate, sia in merito agli anni in cui sono stati raccolti i dati a livello europeo. Ad ogni modo, maneggiando le pinze del caso, dalla lettura del rapporto apprendiamo che sembrano esservi alcune piccole novità per quanto riguarda il consumo di Cannabis (in calo), mentre “non vi sono segnali di miglioramento per quanto riguarda il consumo di cocaina ed eroina”. I consumatori lifetime di Cannabis (almeno una una volta nella vita) sono circa 74 milioni, cifra che scende a circa 22 milioni con riferimento all’ultimo anno e a 12 milioni con riferimento all’ultimo mese. I consumatori lifetime di cocaina sono circa il 4% della popolazione dell’Unione (13 milioni), cifra che si riduce ad un terzo (4 milioni) per quelli che dichiarano di aver consumato almeno una volta nell’ultimo anno ( last year) e a 1,5 milioni per quelli che hanno usato nell’ultimo mese (last month). Sono 12 milioni gli europei che hanno fatto uso di anfetamine almeno una volta nella vita, mentre sono 2 milioni a dichiarare un consumo nell’ultimo anno e la metà i consumatori nell’ultimo mese. Per gli oppiacei (un calderone dove l’OEDT non specifica mai di quali sostanze parla), apprendiamo che i consumatori “problematici” (altra definizione tutt’altro che chiara) sono circa 1,5 milioni.

Venendo al tema speciale: con le parole dell’Osservatorio, “la poliassunzione costituisce un altro aspetto notevolmente problematico, in presenza di una gamma sempre più ampia di sostanze disponibili e di modalità sempre più complesse di assunzione di stupefacenti”. Peccato, ancora una volta, che sfugga il legame diretto tra questi aspetti e le politiche proibizioniste. E peccato che la stessa chiave di lettura non venga presa in esame di fronte a quello che Gotz, il direttore dell’Osservatorio, definisce un “bersaglio mobile”, cioè il “problema del costante aumento della complessità del mercato delle droghe sintetiche in Europa, dove fornitori altamente innovativi riescono a eludere i controlli offrendo sostituti non regolati”.

La parte più interessante del Report è quella sulle politiche di riduzione del danno. Anche perché vengono riprese alcune riflessioni già avanzate nei precedenti Report. Conforta dunque constatare che la riduzione del danno, secondo lo OEDT, debba essere “inclusa a tutti gli effetti” in “una politica efficace sulle droghe” e che occorra passare da un “sistema adatto a tutti a un insieme di misure mirate”. Vale a dire, la riduzione del danno non è più un tabù, anche se non è del tutto chiaro se quello dell’Osservatorio sia un auspicio oppure una resa di fronte alle politiche che stanno fortunatamente prendendo piede in diversi paesi dell’Unione.

E conforta anche il fatto che l’OEDT non storce troppo il naso sui programmi che prevedono lo scambio di aghi e siringhe, laddove afferma che tali programmi “possono operare a livello locale (…) talvolta nell’ambito di un quadro legale nazionale specifico che ne consenta l’attuazione, tuttavia in genere senza che ciò sia strettamente necessario”. Tradotto, questo significa che finalmente ci si sta allontanando dall’idea che tali politiche rappresentino “favoreggiamento” o “incitamento” all’uso di droghe (virgolettato nel Report). Tutto questo lascia ben sperare, anche se può sorprendere il lettore italiano, visto l’ostracismo al termine stesso, riduzione del danno, decretato dal Dipartimento antidroga; per non dire delle recenti inqualificabili affermazioni dello zar Giovanardi in merito alla morte del giovane Cucchi.

Insomma, l’OEDT resta ancora schiavo di alcune lacune imbarazzanti, ma ha cominciato ad aprire gli occhi. Purtroppo, anche in materia di droga, dalle nostre parti viene il sospetto di essere sempre meno europei.

Presidio a Torino il 1 dicembre.

OLTRE LA BARBARIE, PER IL RISPETTO E PER UNA POLITICA NON REPRESSIVA  SULLE DROGHE

PRESIDIO A TORINO IL 1 DICEMBRE DALLE ore 9.00
CORSO STATI UNITI 23

Nei giorni 1 e 2 dicembre, a Torino si tiene la Conferenza  delle Regioni e delle province Autonome “La governance nel settore delle dipendenze”. E’ un appuntamento istituzionale da cui chi come noi – operatori, associazioni, consumatori – è stato colpito e deluso dalle scelte ideologiche e autoritarie della Conferenza governativa di Trieste, si aspetta almeno un segno di ragionevolezza in controtendenza, un dibattito aperto, pragmatico e plurale attorno alle politiche e alle pratiche in tema di consumi e  dipendenze. Le stesse Regioni si sono più volte scontrate con il governo su questi temi, sono state anche fortemente penalizzate nella conferenza nazionale, servizi e  operatori del pubblico sono stati ridicolizzati e umiliati dal Dipartimento di Giovanardi, alcune politiche – come la riduzione del danno – che molte Regioni praticano e sostengono, sono state addirittura cancellate dal vocabolario governativo.  Tuttavia e nonostante questo, nessuna sede istituzionale ha ancora  ritenuto indispensabile una seria valutazione degli esiti della legge e dell’approccio repressivo, ed anzi, chi prova a studiare questi esiti viene zittito e umiliato, come accade al gruppo di ricercatori universitari che ha analizzato l’applicazione delle sanzioni amministrative.

E’ proprio questo scenario, fatto di arroganza istituzionale, di approcci  criminalizzanti, di enfasi punitiva e insieme di ideologismi, a permettere e incentivare il più pieno arbitrio, la peggior ferocia istituzionale, la totale mancanza di qualsiasi rispetto per i consumatori, a calpestarne diritti,dignità, vita.

La morte di Stefano Cucchi non è che una e l’ultima di tante morti e di tante offese al diritto e ai diritti: non un caso isolato, ma l’ovvia conseguenza di uno stigma, di un disprezzo, di una criminalizzazione che fanno dei consumatori di droghe delle non-persone, degli invisibili.

Contro ogni ipocrisia, noi sappiamo che la barbarie non è un accidente, ma si costruisce: con le leggi punitive, le immagini mass mediate, un  senso comune pompato e strumentalizzato. E’ così che un agente si sente autorizzato a pestare, e un medico a non curare. E’ così che si ammazza. Ed è anche così che accade che una politica ragionevole ed efficace come la riduzione del danno faccia paura:  perché la sua efficacia si basa sulla dignità, sulla consapevolezza e sul rispetto. Parole che l’attuale politica sulle droghe non conosce.

Per questo, al presidio del primo dicembre, lottiamo - insieme -  contro la barbarie degli omicidi degli “invisibili”, e per una politica ragionevole  che al centro metta il RISPETTO  e non il codice penale. E’  questo il solo modo per interrompere l’ormai infinito elenco dei morti, dei suicidi, degli incarcerati, degli umiliati. Il solo modo che conosciamo di “governare” consumo e dipendenze.

Vi chiediamo di inviare la vostra adesione a: cobspiemonte@gmail.com e di essere con noi, il 1 dicembre, OLTRE LA BARBARIE, PER IL RISPETTO

Primi promotori:
COBS – Coordinamento degli operatori dei servizi a bassa soglia del Piemonte; Rete Socialeinmovimento; InfoShock-Gabrio; Associazione Isola di Arran; Giornale di strada Polvere, Forum Droghe, Associazione Adelaide Aglietta

Difendiamo il Rototom Sunsplah! Solidarietà a Filippo Giunta.

rototom Il Rototom Sunsplash è sotto attacco, accusato dall’autorità giudiziaria di “agevolazione all’uso di marijuana”. Questa criminalizzazione di un importante evento culturale si avvale, non a caso, di una delle norme più ideologiche e antigarantiste della legge Fini-Giovanardi. Aderisci all’appello a sostegno di Rototom su www.fuoriluogo.it.

Appello.
Difendiamo il Rototom Sunsplah! Solidarietà a Filippo Giunta!

Dopo 16 anni di un’esperienza di cultura unica, il festival reggae più grande d’Europa che si svolge a Osoppo nel mese di luglio, viene dipinto come un’associazione a delinquere il cui organizzatore, Filippo Giunta, sarebbe responsabile di agevolazione all’uso di marijuana.
La cultura rasta che rappresenta una pezzo della storia anticolonialista e antirazzista viene caricaturizzata e disprezzata.
Questa operazione di criminalizzazione è opera dei carabinieri di Udine che hanno utilizzato impropriamente una norma della legge Fini-Giovanardi: è una accusa inconsistente ma che mette a rischio la vita del festival.
Siamo di fronte a un teorema che attacca la democrazia e i diritti fondamentali di libertà e di espressione.
Il festival Rototom Sunsplash ha rappresentato un punto di incontro per centinaia di migliaia di giovani europei amanti della pace e della fraternità; la musica è uno strumento per affermare valori che si contrappongono alle logiche della violenza e della sopraffazione.
Il Friuli si è dimostrato una terra di libertà nel solco del pensiero delle sue personalità più rappresentative, da Pier Paolo Pasolini a Padre Davide Turoldo e Loris Fortuna.
Qualcuno vuole cancellare il pensiero laico e far tornare l’oscurantismo più bieco.
Dobbiamo impedirlo! Chiediamo alla Magistratura di respingere un’operazione bieca nell’ispirazione e sgangherata dal punto di vista del diritto e di decidere immediatamente l’archiviazione di una indagine puramente ideologica e strumentale. La Giustizia è una cosa seria e deve alimentare la fiducia dei cittadini nello stato di diritto e nel rispetto delle regole. Una decisione diversa aumenterebbe la sfiducia, soprattutto dei giovani, nello Stato e nelle sue istituzioni.
È ora di dire basta a una politica delle droghe che riempie le carceri di tossicodipendenti e ingolfa i tribunali di decine di migliaia di processi per detenzione di sostanze stupefacenti irrogando condanne inique per spaccio presunto!

Primi firmatari:
Hassan Bassi, Stefano Bertoletti, Giorgio Bignami, Gianluca Borghi, Giuseppe Bortone, Vanna Cerrato, Franco Corleone, Leonardo Fiorentini, Don Andrea Gallo, Marina Impallomeni, Axel Klein, Franco Marcomini, Fabio Scaltritti, Grazia Zuffa

Nome e Cognome:

E-mail:

Non visualizzare il nome sul sito:

Matteo Viale, Mariano Buccetti, walter cataldi, Elena Cicorella, alessandro zolo, mario poggi, Matteo Fugazzaro, Ilaria Zuccalà, ANITA RUBINO, Elia De Caro, Duccio Braccaloni, Roberto Rosso, Alfonso Marzocchi, Cecilia Ottaviani, Non pubblicato, lucia soldini, Fabrizio Forte, Pamela Bonaventura, ferruccio ughi, Silvia Tessitore, marcella schiavo, salvuccio iacono, marco ciani, Non pubblicato, claudio meloni, ale collo, Michele Citoni, Flaviana Errico, Mario Ruggiero, enrico frate, paolo filippi, Non pubblicato, gilia mariotti, ottavio bisiani, fabio bracci, Marcello Biglioli, sandra gaetani, Non pubblicato, Eleonora Brianzoli, alessandra gori, jorge mauricio de iure, Daniele Grasso, roberto confente, ugo mazzia, carla liberatore, catya menichelli, angela fuggiano, Marco Sacco, Federazione dei Verdi di Ferrara, Valentina Simonetti, Jonathan Tartaglia, marco magistri, federica paludetto, Daniele Marchegiani, sandra giurissevich, Claudia Talotti, Giovanni Pulina, domenico massano, alberto canzutti, Elga Mapelli, Non pubblicato, Paolo Cassani, Non pubblicato, Malvicini Jacopo, Matteo Casamonti, Nadia Montanari, Isabella Cocuzza, elena ialenti, Non pubblicato, Non pubblicato, Non pubblicato, Polona Natlačen, Ana Tomasic, gogita laureni, Marta Cherubini, sara vuk, massy, SARA VALENTE, Sterle Peter, Jurij Jermančič, Yasar Bernasconi, Jernej Cater, Denis Silvani, Non pubblicato, Non pubblicato, Eva Kovačec, Dolores Rožej, Jernej Mlinar, Non pubblicato, Riccardo Cola, dj mightyvibes, alessandro pancaldi, Selena Fadi, Non pubblicato, sandro maroso, Silvio Zagato, valle bianca, Angelica Crisci, Non pubblicato, billecocq etienne, antonio ciardo, Non pubblicato, martina francescutti, maria stagnitta, Roberto Franchelli, Massimo Carlucci, Non pubblicato, Joe Valia, Barbara Pinese, Giuliano Benedetti, Non pubblicato, francesco santoro, ombretta pasetti, Sabrina Spagnoli, aniello violetti, giacomo quarta, bushkillah sound, massimo corinaldesi, Federica DiFrancesco, Non pubblicato, Non pubblicato, Rosalba Calabretta, Emanuele Sacco, Non pubblicato, Giovanni Mastrocinque, ivan tagliento, zabrina, Davide Capogrossi, Mauro Gomiero, Aldo de Dominicis Rotondi, Laura Pugnale, Non pubblicato, gianantonio carraro, giorgia piemonti, Non pubblicato, Nicolas Driutti, doriaman, Angelica Catini, serena tirabassi, Stasi Mauro, Nicola D\'Errico, Vincenzo Esposito, Mattia Marcantoni, Davide Furlanetto, Non pubblicato, Non pubblicato, Francesco SAlentino, Elena Luppino, Sara Marini, Francesco De Lucia, marco durante, Maria Castellucci, Non pubblicato, Non pubblicato, Non pubblicato, Francesco Sasdelli, Garzetta Paolo, francesco fosella, Manuele Bulgarelli, Danilo Basolu, Non pubblicato, ettore silverii, Martina Spanio, Gabriella Invernizzi, marina flank, Andrea Fernandes da Fonseca, lorenzo lanzoni, Miguel Rozalen, Non pubblicato, Daniele Begotti, Andrea Vezzoli, Non pubblicato, ARMANDO D\'ELIA, elisabetta benamati, gioberta pesce, giulio ferraro, fabrice vivirito, Francesco Zago, vesna bocko, Mara Larese, Elia Manzotti, Mauro Grisi, Capaldo Luciano, Carolina Cloos, Mario Morleo, Non pubblicato, Non pubblicato, paolo cadeddu, Non pubblicato, Valentina Soravitto, statti alba, Luzzi Cristiano, Tamara Izzi, Andrea Rota, valerio marchione, Sweet T, luca hallenstein, matteo bacciaglia, Claudio Azzarello, Non pubblicato, Non pubblicato, alessandro pesce, Cristian Sain, nadia polizzi, sophia, Cristina Scagliarini, Adriana Filip, Maurizio Casetta, Non pubblicato, Fabio Rinaldi, Non pubblicato, Monica Zucchetti, Ranieri Furlan, Rosanna Conti, Luisa Tomasi, Luca Angelucci, Andrea Sciarnè, Nino Ansaldo Patti, Francesco Russo, Elisabetta Rossi, Non pubblicato, gabriele padovan, Giuseppina Praino, antonella furlotti, giampero crisanti, gaia calligaris, Non pubblicato, Sabrina Cortesi, noemi urso, cristina canicatti, Non pubblicato, milena persia, Claudia, Non pubblicato, Gianluca Rancilio, Manuela Altamura, Non pubblicato, renato marotto, luana chinaglia, Leonardo Fecchi, Jacopo lupoletti, andrea scudellari, Alice Miggiano, luciano dentamaro, andrea nasolini, stefano ungarelli, adriana franzini, charlie Pelham, Non pubblicato, Fabio Agnorelli, tommaso ferretti, Pietro Pagani, Alice Casali, Giuliano Landini, giulia testino, Luca Marsigliani, mama afrika, simone pallaro, Non pubblicato, Non pubblicato, luana gnaccarini, Lorenzo Pronti, Fabio Zoboli, arianna fabbro, Buoni Francesca, stefano petrella, carnevali cristiano, matteo taronno, claudia pozzi, Non pubblicato, Giorgio Baù, sara catanese, jeff hoffman, stefano scavino, Davide Calvetto, Non pubblicato, francesca scalisi, Andreas Starzacher, Simone Rapisarda, manuela antonello, Galdino Robustelli, Batsceba Hardy, Daniele Grote Alexander, ennio beretta, Vittorio Bruni, silvia pomina, irene baldan, Non pubblicato, trstulli giovanni, paolo novaro, Non pubblicato, Non pubblicato, Federico Romele, Marianna Sanna, matilde spoldi, erica valentini, Arianna Petrolati, jayne ribeiro, elisa pioppi, marco boaria, Stefania Passafiume, Valentini Nicolas, chiara massolin, Vincenzo Furfaro, Paolo Dossena, Non pubblicato, Chiara Cellupica, Lorenzo Bianchi, Vale Bury, Non pubblicato, alessandro gallucci, Marco Medri, Sandro Mogni, Luigi De Carlo, Serena Torricelli, Gianni Cavallini, umberto palermo, Non pubblicato, Non pubblicato, Non pubblicato, mele adriano, luigi costa, ONEDA KABALI, Debora Fioranelli, Non pubblicato, Non pubblicato, foppoli lucio, Marco D\'Ambros, marzia parmigiani, Barbara Inzerillo, Federico Demichelis, Elisabetta Brizzi, chiara turoli, federico codarini, roberto trerè, Non pubblicato, Non pubblicato,

Rototom, uno spazio libero di pluralità culturale

Ecco l’articolo di Axel Klein, Università del Kent. Dal Report pubblicato in Drugs and Alcohol Today, volume 9, settembre 2009. Il Rototom Sunsplash è sotto attacco, accusato dall’autorità giudiziaria di “agevolazione all’uso di marijuana”. Questa criminalizzazione di un importante evento culturale si avvale, non a caso, di una delle norme più ideologiche e antigarantiste della legge Fini-Giovanardi. L’appello a sostegno di Rototom su www.fuoriluogo.it

Il Rototom Sunsplash, il più grande festival reggae al di fuori della Giamaica, si tiene da sedici anni nella cittadina di Osoppo, in Friuli. C’è qualcosa di incongruo in un festival reggae in questo angolo magnificamente imprevedibile del nord-est italiano, dove Linton Kwesi Johnson, Horace Andy e Beenie Man si esibiscono insieme a gruppi musicali eurorock influenzati dal reggae e provenienti da Berlino, Budapest, Belgrado. Come tutti i festival musicali, il Rototom offre dieci giorni di fuga nella fantasia, un ritorno all’innocenza dell’infanzia dove gli sconosciuti sono amici, si consumano droghe e il bisogno di lavorare è sostituito dal dolce far niente. L’esperienza è resa molto più intensa dalla presenza di varie attrattive tipicamente italiane, come l’eccellente cucina locale e un moderato di consumo di alcol tra i partecipanti, ma il clima – in questa cittadina all’ombra delle Alpi – non è fra le attrazioni. Tra le circa mille persone giunte dal Regno Unito, i regolari acquazzoni rafforzano il proposito di fare festa cancellando qualunque traccia di nostalgia di casa. Il Rototom è insolito perché è un festival auto-finanziato, mentre quasi tutti gli eventi italiani ricevono qualche forma di sussidio pubblico. La necessità economica ha prodotto un’eccellente organizzazione e il luogo è notevolmente ordinato, molto diverso dalla devastazione e dal tappeto di rifiuti che caratterizzano alcuni spazi utilizzati per i festival in Gran Bretagna. Un’altra qualità, di valore meno immediato, è la libertà degli organizzatori di trasformare il festival in un luogo di discussione, aggiungendo una dimensione politica a un evento altrimenti edonistico. Ogni pomeriggio si tengono dibattiti presso l’«università del reggae», con presentazioni a cura di Piero Saro del movimento Slow Food, con sociologi giamaicani, e col sottoscritto, direttore di Drugs and Alcohol Today, su questioni di attualità, comprese naturalmente le politiche sulle droghe. Questi dibattiti vengono registrati e trasmessi sul web e nelle stazioni radio locali, media di importanza crescente in un paese in cui i canali della comunicazione sono dominati dal primo ministro, Silvio Berlusconi. In Italia c’è un bisogno evidente di ritagliare spazi di discussione su questioni controverse come le droghe e l’immigrazione – o piuttosto, spazi in cui sia possibile ascoltare voci dissenzienti.
Data la natura esplosiva del dibattito sull’immigrazione in Italia, proprio mentre le forze di polizia dedicano molto tempo e molte energie a stare addosso agli stranieri, è stato bello vedere che molte funzioni di supporto erano gestite con competenza da personale africano. Il servizio d’ordine era svolto da nigeriani e congolesi, le condizioni sanitarie erano garantite da angolani, mentre un gruppo di donne Wolof leggeva il futuro. Saggiamente, hanno dato ascolto alle loro stesse previsioni e sono andate via prima di martedì, quando è piovuto per un giorno intero.
Il festival costituisce un tentativo lodevole di integrare diversi gruppi di migranti e di celebrare la pluralità culturale in questo hinterland tradizionalista di Venezia. L’opportunità di dialogare, nel contesto italiano, ha un valore molto maggiore di quanto non possano immaginare i visitatori britannici. Ho un’unica riserva su una certa ingenuità che prevale nei confronti della realtà caraibica. Gli aspetti sgradevoli, dalla disuguaglianza sociale all’omofobia alimentata da musicisti come Beenie Man – «Well I’m think of a new Jamaica, me come to execute all of the gays» («Bene penso a una nuova Giamaica, sono venuto a giustiziare tutti i gay») – vengono avvolti in una patina rasta di felicità e benessere tropicale. Forse un compito in più per la prossima volta, per coloro che vogliono provare un festival estivo alternativo e amano viaggiare con l’ombrello.

Italia nella Top Five del consumo di cocaina

Dalle agenzie di oggi i dati e le dichiarazioni rilasciate durante la presentazione del rapporto 2009 dell’Emccda a Bruxelles. Scarica il rapporto (in formato pdf) da fuoriluogo.it. Qui trovate invece la rilettura dei dati italiani a cura di Giovanardi e Serpelloni.

Oltre 13 milioni di europei adulti hanno provato cocaina nella loro vita. Di questi, 7,5 milioni sono giovani (15-34 anni), tre milioni dei quali l’hanno usata negli ultimi 12 mesi. La «neve» si conferma perciò, secondo il Rapporto 2009 dell’Osservatorio europeo sulle droghe presentato oggi a Bruxelles, la sostanza stimolante illegale più popolare nel vecchio Continente, e il suo uso è in costante aumento. Il consumo di cocaina resta concentrato nei Paesi occidentali, mentre rimane basso in altre parti d’Europa. E l’Italia si conferma uno dei Paesi a più alta prevalenza, insieme a Danimarca, Spagna, Irlanda e Regno Unito. In questa cinquina, avverte l’Oedt, nell’ultimo anno l’uso tra i giovani si è attestato tra il 3,1% e il 5,5%, mentre nella maggior parte degli altri Paesi europei si registra una tendenza alla stabilizzazione o all’aumento del consumo nella fascia d’età 15-34 anni. In aumento anche il numero di sequestri di cocaina (92 mila nel 2007 contro 84 mila nel 2006), benchè il quantitativo complessivo recuperato si sia ridotto a 77 tonnellate (121 nel 2006). Tra i pazienti che entrano per la prima volta in terapia per disintossicarsi, il 22% ha indicato la cocaina come sostanza primaria. Nel 2007 sono stati segnalati circa 500 decessi associati al consumo di questo potente stimolante. Se la cocaina, insieme all’amfetamina, primeggia come stimolante nell’Europa occidentale, la metamfetamina si appresta però, secondo l’Oedt, a prendere piede in misura significativa in questo ricco mercato, grazie anche alla facilità con cui può essere prodotta. Storicamente, l’uso di questa sostanza si concentra nella Repubblica ceca, dove sono stati individuati quasi 400 piccoli laboratori di metamfetamina. Ma nell’ultimo anno la disponibilità di questo stimolante sta aumentando in alcune zone dell’Europa del Nord, come Svezia e Norvegia.

Sono circa 74 milioni gli europei, uno su cinque degli adulti, che hanno provato hashish o marijuana nella loro vita, 22,5 milioni (6,8%) ne hanno fatto uso nell’ultimo anno e 12 milioni (3,6%) nell’ultimo mese. La cannabis resta dunque la sostanza illecita più comunemente usata in Europa, ma dopo gli aumenti vertiginosi degli anni ‘90 e inizio del 2000, i nuovi dati segnalano un calo di popolarità dello spinello una tantum, in particolare tra i giovani. Non nell’uso quotidiano, però, che coinvolge circa 4 milioni di europei. Il dato emerge dal Rapporto annuale 2009 sull’evoluzione del fenomeno della droga in Europa, presentato stamani a Bruxelles dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Oedt) e che fa riferimento all’anno 2007. La cannabis è la droga preferita dai più giovani, e infatti le percentuali si alzano se si considera la fascia di età 15-24 anni: il 15,9% l’ha usata nell’ultimo anno, l’8,3% nell’ultimo mese. Ma se raffrontati con i primi anni del 2000, sono in diminuzione, e soprattutto in quei Paesi, come il Regno Unito, dove a metà degli anni ‘90 si registravano le più alte stime sulla prevalenza di Europa. Nei Paesi per i quali è stata analizzata la tendenza nel periodo 2002-2007, alcuni hanno riferito cali almeno del 15% e altri hanno registrato una situazione stabile. La tendenza si conferma anche per gli studenti (15-16 anni): in sette Paesi, soprattutto dell’Europa settentrionale e meridionale, il consumo una tantum di cannabis è rimasto stabile e basso, mentre la maggior parte dei Paesi dell’Europa occidentale che avevano consumi elevati o in crescita fino al 2003, hanno registrato un calo o una stabilizzazione nel 2007. Dei 4 milioni di europei che fuma ogni giorno a quasi (l’1% della popolazione adulta), circa 3 milioni ha un’età compresa fra 15 e 34 anni (2,5%). E l’Italia si colloca tra i Paesi dove il consumo è più alto: al primo o secondo posto tra gli adulti che l’hanno usata una tantum, nell’ultimo anno o nell’ultimo mese, lo stesso tra i giovani (15-34 anni) ed è tra i Paesi a più alta prevalenza anche nella fascia 15-24.

Internet è un mercato sempre più importante per la vendita di sostanze psicoattive che rappresentano un’alternativa legale allo ’sballò. Una piazza virtuale che consente ai rivenditori di offrire a un vasto pubblico sostanze alternative e aggirare i controlli. Lo evidenza la relazione annuale 2009 sull’evoluzione del fenomeno della droga in Europa, presentata dall’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Oedt) oggi a Roma e a Bruxelles. Dai dati emerge che il controllo di Internet rappresenta anche per i ricercatori un «elemento sempre più importante per individuare le nuove tendenze delle droghe». Nel 2009 l’Osservatorio ha condotto un’indagine su 115 negozi online in 17 Paesi dell’Ue. La maggior parte dei venditori individuati si trovava nel Regno Unito (37%), in Germania (15%), nei Paesi Bassi (14%) e in Romania (7%). L’ampia varietà di sostanze messe in vendita va dalle droghe tradizionali usate in alcune parti del mondo, a sostanze di sintesi ottenute in laboratorio e non testate sull’uomo. Tra i nuovi prodotti messi in vendita quest’anno vi sono le cosiddette ‘party-pills’ (droghe ricreative), contenenti alternative legali alla sostanza di recente individuazione benzilpiperazina.
Tra le altre novità di mercato, i marchi differenti e le confezioni attraenti. Un esempio tipico è il prodotto a marchio ’spices’, spesso venduto come incenso. Le informazioni riportate sulla confezione sostengono che si tratta di una miscela di erbe o piante «fino a 14 ingredienti», ma i test hanno dimostrato che spesso contengono cannabinoidi sintetici. Prodotti che hanno allarmato diversi Paesi, che hanno deciso di bandire o intraprendere azioni legali anti-spices. «I tentativi di eludere i controlli sulle droghe commercializzando sostanze sostitutive – spiega il direttore dell’Osservatorio, Wolfgang Gotz – non sono nuovi. Ciò che è nuovo è l’ampia gamma delle sostanze attualmente individuate, la commercializzazione aggressiva di prodotti con etichettature errate, l’utilizzo crescente di Internet e la velocità con cui il mercato reagisce alle misure di controllo».

La situazione dei consumi di sostanze stupefacenti in Europa, almeno per quanto riguarda le droghe tradizionali, sembra essersi stabilizzata ma è su livelli troppo elevati: lo ha detto Wolfgang Goetz, direttore dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, presentando stamani nella sede del Parlamento Ue la Relazione annuale 2009 dell’Oedt. «Non si assiste nel complesso – ha spiegato – ad aumenti significativi dei consumi di sostanze» come cocaina, eroina o cannabis (per la quale si registra una tendenza al calo, ha detto), ma «il fenomeno della droga – ha aggiunto – è in costante evoluzione e sono tante le nuove sfide che abbiamo davanti». A cominciare, ha spiegato, dalle droghe sintetiche, dove il mercato cambia in continuazione per sfuggire ai controlli. Goetz ha sottolineato l’importanza degli interventi di riduzione del danno e del trattamento delle tossicodipendenze, che in Europa, ha detto, «sono sempre più collegati e spesso vengono erogati dallo stesso servizio».

L’uso combinato di diverse sostanze stupefacenti rappresenta uno dei nuovi trend nel consumo di droghe, ma anche un serio motivo di allarme. È quanto emerge dal rapporto 2009 dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (Oedt), presentato oggi a Roma e a Bruxelles. I dati evidenziano che nel Vecchio continente la cosiddetta «poliassunzione» con l’uso combinato di diverse sostanze causa o complica i già difficili problemi da affrontare sul fronte della lotta alla droga e della tutela della salute. Nella relazione di quest’anno al problema della poliassunzione è dedicato un documento specifico, che offre una panoramica di questo comportamento tra giovani studenti di 15-16 anni, ma anche tra giovani adulti 15-34enni e consumatori problematici di stupefacenti. Fra gli studenti più giovani interpellati in 22 Paesi, il 20% ha riferito un consumo di alcol e sigarette nell’ultimo mese; il 6% di cannabis con alcol e/o sigarette; l’1% di cannabis con alcol e/o sigarette più un’altra sostanza, dall’ecstasy all’eroina. La ricerca indica che tra gli studenti la poliassunzione può aumentare il rischio di effetti tossici e problemi cronici di salute negli anni a venire. Tra i giovani adulti (15-34 anni) la poliassunzione è un sintomo di abitudini più radicate di consumo di sostanze e comporta rischi maggiori. I ‘fortì consumatori di alcol hanno una probabilità da 2 a 6 volte superiore di aver fumato cannabis nell’ultimo anno rispetto ai coetanei, e da 2 a 9 volte maggiore di aver usato cocaina. (segue) (Ram/Col/Adnkronos) 05-NOV-09 12:05 NNN

Le persone che consumano droga non limitano quasi mai il loro consumo a un’unica sostanza: oggi, in Europa, il consumo combinato è responsabile della maggior parte dei problemi legati alle sostanze stupefacenti. E l’alcol è la sostanza «principe» che lega con tutte le altre. La conferma viene dall’Osservatorio europeo sul fenomeno delle droghe, che in occasione della presentazione oggi a Bruxelles della sua Relazione annuale sulle droghe ha reso noto un focus speciale sulla poliassunzione. L’allarme dell’Osservatorio riguarda soprattutto i giovani: tra gli studenti europei, dati recenti mostrano una forte associazione tra il cosiddetto ‘binge drinking’ (un numero elevato di drink alcolici nella stessa serata) e consumo di droga, soprattutto in ambienti ricreativi. I dati tratti da uno studio condotto recentemente dall’Oedt rivelano che poco più del 20% degli studenti dai 15 ai 16 anni aveva usato alcol e sigarette durante il mese precedente, un altro 6% aveva consumato cannabis e alcol e l’1% aveva usato questo gruppo di sostanze in aggiunta a un’altra droga (ecstasy, cocaina, amfetamine, Lsd o eroina). Complessivamente, una media di circa il 30% degli studenti di questa età avevano consumato due o più sostanze nel mese precedente, con 91 combinazioni differenti.

Nella lotta alla diffusione di consumo di droga, «c’è una dimensione nazionale che è completamente superata: non ci sono più frontiere e la lotta contro la droga non deve e non può conoscere più frontiere nè frammentazione»: è questo il messaggio che la Commissione Ue, per bocca del portavoce Michele Cercone, invia agli Stati membri nel giorno in cui l’Osservatorio europeo sul fenomeno delle droghe ha presentato la sua Relazione annuale. Il portavoce ha ricordato che con la ratifica del Trattato di Lisbona, «si potrà andare avanti in modo più coordinato in questa lotta contro un fenomeno che è veramente drammatico in Europa».

Cucchi, la lunga tradizione di ordinaria tortura

Leggi l’articolo di Giorgio Bignami sul Caso Cucchi per la rubrica settimanale di Fuoriluogo sul Manifesto del 5 novembre 2009.

Ragionando sui casi di Stefano Cucchi, di Federico Aldrovandi e dei molti altri morti di botte, sui massacrati della macelleria di Genova, non molti sanno che questo modo di trattare i cittadini scomodi è uno “stile di lavoro” al quale la nostra forza pubblica è stata e rimane nei secoli fedele. Qui non parliamo delle violenze del regime fascista; né delle cariche selvagge dei celerini di Scelba; né di poche mele marce o schegge impazzite, ma della “ordinaria amministrazione” di una lunga serie di governi democratici, dalla nascita dello Stato unitario a oggi.

Risalendo al secondo dopoguerra, troviamo testimonianze come quella di E.A. nei Racconti siciliani di Danilo Dolci. In base a vaghi sospetti, molti poveracci del tutto estranei a qualsiasi reato venivano regolarmente “interrogati” con metodi Abu Ghraib (o peggio) per poter poi esibire un colpevole al colto e all’inclita, a qualsiasi costo. Ancora più indietro, nei primi anni del ‘900, una relazione di ben 80 fitte pagine pubblicata sulla  Rivista Sperimentale di Freniatria (Vol. XXX, Fasc. I-III, 1904), intitolata “Il caso D’Angelo (Morte dopo brevissima detenzione nel carcere – Sospetto di violenze – Delirio acuto – Concorrenza letifera)”, firmata dai periti dell’accusa, analizza un caso di morte violenta a Regina Coeli il 5 maggio 1903.

Giacomo D’Angelo è un giovane marinaio con uno stato di servizio di buon livello prima nella Regia Marina, poi nella marina mercantile. Molti testimoniano del suo “carattere docile”, della sua “assoluta mancanza di scaltrezza che lo rendeva facile zimbello dei suoi amici e dei suoi compagni di lavoro” (un discreto accenno, forse, a un lieve ritardo mentale). Forse gli piace  un pò troppo il vino; e a un  certo punto, sulla goletta dove è imbarcato, comincia a reagire un pò bruscamente ai compagni di lavoro e al comandante, il quale decide di licenziarlo in tronco e di sbarcarlo allo scalo romano di Ripa Grande. D’Angelo protesta, si dichiara vittima di una ingiustizia. Interviene la Benemerita e il nostro si ritrova a Regina Coeli. Durante il passaggio in Questura, a causa di una omonimia, viene anche accusato ingiustamente di furto, il che non può che esacerbare il suo stato d’animo e rendere più clamorose le sue reazioni.

Dopo un  periodo di detenzione relativamente tranquilla, incomincia a dare i numeri. Viene allora sbattuto in isolamento e poco dopo, a seguito di un atto di ribellione, immobilizzato su di una branda con “camicia di forza rimontante sino all’alto del collo con mani conserte al seno mediante fissazione posteriore; ampia fascia passante sull’alto del petto, annodata posteriormente al tronco e legata alla testata della branda; vincoli periascellari; fissazione dei ginocchi; immobilizzazione delle estremità inferiori”: cioè mezzi di contenzione che i periti definiscono brutali, di grave impedimento alla respirazione, addirittura “rifiuto dei vecchi manicomi”. D’Angelo si divincola furiosamente senza sosta, grida a squarciagola “oh Dio, m’ammazzate”, “superiore, scioglietemi, che qua io muojo, non ci posso più resistere!”. Passano e ripassano secondini e medico del carcere, i quali giudicano la situazione normale o almeno non preoccupante. Dopo 48 ore di contenzione, D’Angelo smette di divincolarsi e di urlare; dopo altre due o tre ore viene portato in infermeria; dopo altri 45 minuti muore.

L’autopsia viene eseguita solo dopo riesumazione a molti giorni di distanza, quindi i periti non possono accertare se a monte della sintomatologia neuro-psichica iniziale vi fosse o meno qualche fatto patologico. Ma con chiarezza e durezza si pronunciano sul ruolo, almeno come concause, della contenzione dura e prolungata, delle disastrose condizioni igieniche (il detenuto nelle sue deiezioni, la cella calda e senz’aria), dell’incuria assistenziale, ecc. ecc.. Su questo aspramente si scontrano durante il processo con i periti della difesa, in primis il neurologo Giovanni Mingazzini, il quale sostiene a spada tratta la tesi della morte naturale: sì, proprio lo stesso Mingazzini che qualche anno dopo sarà uno dei primi a indossare la camicia nera e a incalzare i suoi colleghi per una applicazione dura e pura della riforma Gentile nella facoltà medica romana.

Insomma, plus ça change, plus c’est la même chose. Revisionisti, alla carica!

L’omicidio bianco di Diana Blefari

Da Micciacorta.it, di Sergio Segio e Susanna Ronconi – 2 novembre 2009

Prima di tutto, stanno i nomi delle cose. È qui che si crea il discrimine, spesso assai sottile, sempre controverso, tra verità e menzogna.

Il nome appropriato per definire la morte di Diana Blefari è: omicidio bianco. Una morte annunciata sino a rendere rauca la voce, hanno detto i suoi avvocati. Inutilmente, dato che, nelle carceri italiane, pietà l’è morta, come ci mostrano le cronache quotidiane.

Ma pietà l’è morta anche sulle pagine di piombo di certi media e certi blog. Basti un titolo di oggi: «Possiamo dire che non ce ne frega un cazzo del suicidio di un’assassina?».

Del resto, lo ricorda persino il famigliare di una vittima delle Br sulla Stampa odierna, il commento che facilmente capita di sentire è: «Uno di meno».

Commenti e titoli che non scandalizzano nessuno, tanto avanti è andato il processo di incarognimento di questo paese, sapientemente costruito e abilmente indirizzato verso i marginali o, come in questo caso, verso gli sconfitti.

La costruzione quotidiana dell’odio procede, nella massima indifferenza. Dunque, con la massima ed estesa complicità.

L’odio, purtroppo, è seme altamente riproduttivo. Quando viene sparso con tanta distratta abbondanza è destinato a crescere, ad avvelenare. Di nuovo.

Nella semina di trent’anni fa, almeno vi era una regia: quella degli strateghi della tensione, di quelli che hanno avuto tutto da guadagnare – avendo molto da perdere e da nascondere – dagli “opposti estremismi”, dal destabilizzare per stabilizzare. Allora ci avevano avvelenato i cuori, offuscato la vista e armato le mani e noi, ciechi e sordi, infuriati e addolorati, ci siamo cascati.

Ora, c’è solo la maramaldaggine e l’inchiostro velenoso di chi, senza più doversene vergognare, ben rappresenta la diffusa attitudine di mostrarsi servile con i potenti e arrogante con i deboli.

È proprio vero che, come diceva il vecchio di Treviri, la storia si ripete sempre due volte, prima in forma di tragedia e poi di farsa. Ma anche dalle farse possono ricominciare le tragedie.

Noi, invece, speriamo che dalla tragedia della morte, di chiunque e dunque anche di Diana Blefari, possa spuntare il fiore della pietas. Un fiore che è il vero, duraturo e necessario, antidoto all’odio.

Intervista alla sorella di Stefano Cucchi

Dal blog di Beppe Grillo l’intervista alla sorella di Stefano Cucchi (via blogbabel).