Le nostre critiche all’impostazione della Conferenza riguardavano principalmente il mancato coinvolgimento dei principali attori della politica delle droghe nella preparazione; la programmazione blindata delle sessioni tematiche senza spazi di dibattito libero aperto ai partecipanti; la mancata previsione di una valutazione degli effetti della legge Fini Giovanardi approvata nel 2006; la censura della riduzione del danno. Il tutto aggravato dal previsto ricorso al televoto, che sanciva il carattere di puro evento mediatico propagandistico della Conferenza.
Abbiamo comunque accolto l’invito del capo dipartimento antidroga Giovanni Serpelloni ad uno scambio di idee. Abbiamo presentato la nostra posizione, chiedendo pregiudizialmente il riconoscimento di Forum droghe insieme ai soggetti firmatari dell’appello “Trieste è vicina” come portatori di una posizione alternativa agli indirizzi governativi. Per sancire questo ruolo abbiamo avanzato richieste minime di agibilità politica, dalla previsione di un nostro intervento nelle plenarie di apertura e chiusura, alla presenza di uno spazio interno alla Conferenza per organizzare eventi paralleli, fino alla possibilità di diffondere i materiali di documentazione (da parte di nostra e di qualsiasi altro soggetto).
Al di là dei riconoscimenti a parole, la risposta del capodipartimento è stata negativa su tutti i fronti. Da qui la decisione di non partecipare ad una Conferenza in cui non sono previsti spazi di critica.
Il governo italiano avrebbe deciso di rompere il fronte europeo a Vienna che finora aveva difeso compattamente le politiche di riduzione del danno e la loro inclusione nella “dichiarazione politica” da sottoporre agli stati membri in occasione della valutazione decennale delle politiche sulle droghe dell’Onu.
È questa la denuncia dei senatori radicali eletti con il Pd, Marco Perduca e Donatella Poretti, i quali hanno presentato due interrogazioni parlamentari, al Ministro degli esteri e al Dipartimento delle politiche antidroga, «per ottenere chiarimenti circa i motivi che hanno fatto convocare la Quinta Conferenza nazionale sulle droghe a Trieste in concomitanza del segmento ministeriale della Commissione Onu sugli stupefacenti previsto a Vienna l’11 e 12 marzo, e per capire il perché la conferenza nazionale abbia escluso il Parlamento dal processo preparatorio e non preveda spazi di dibattito coi partecipanti».
In sostanza, Perduca e Poretti accusano il governo di boicottare la linea dell’Ue sul tema della riduzione del danno organizzando la Conferenza nazionale in contemporanea con la riunione di Vienna.
«Notizie informali relative ai negoziati a porte chiuse per la preparazione della 52esima Commissione Onu sugli stupefacenti – si legge in una delle due interrogazioni – vorrebbero la delegazione italiana opporsi alla presa di posizione consensuale dell’Unione europea relativamente alle politiche di cosiddetta riduzione del danno. Tale veto cancellerebbe non solo il lavoro di anni portato avanti in seno all’Unione europea nel tentativo di fondere approcci e esperienze diverse, ma indebolirebbe enormemente la crebilità dell’Ue in seno alle Nazioni Unite in materia di cura alle tossicomanie. Si chiede se tali anticipazioni corrispondano alla reale posizione tenuta dalla delegazione italiana durante i summenzionati negoziati e, se confermato, quali sarebbero le contro-proposte presentate dalla delegazione italiana e gli argomenti scientifici sui quali esse si appoggiano». Perduca e Poretti chiedono inoltre se non si ritenga opportuno «pur mantenendo una posizione scettica, non bloccare l’approccio basato sulle migliori pratiche ampiamente documentate negli altri stati membri dell’Ue».
L’inserimento di un riferimento esplicito alle politiche di riduzione del danno nella dichiarazione politica di Vienna è da settimane al centro di un’aspra contesa tra le delegazioni dell’Ue e la delegazione degli Stati Uniti, che ha portato le trattative a una situazione di stallo. Gli Stati Uniti in un comunicato ufficiale dell’incaricato d’affari Geoffrey Pyatt dichiarano di sostenere «i programmi di scambio siringhe» nell’ambito di una strategia complessiva per ridurre la trasmissione di Hiv/Aids ed altre malattie che si trasmettono attraverso il sangue» ma, si legge nel documento, «continuano a ritenere che l’espressione “riduzione del danno” sia ambigua». Secondo la diplomazia americana infatti «alcuni la interpretano in modo da includere pratiche che gli Stati Uniti non desiderano appoggiare». (m. i.)
Leggi gli altri articoli sull’appuntamento di Vienna dallo Speciale sulla campagna per la revisione UNGASS di fuoriluogo.it.
Padova – Diffidenti, ma presenti. Antigone, CGIL, CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza), CNND (Coordinamento Nazionale Nuove Droghe), Forum Droghe, Forum Salute Mentale, Gruppo Abele e Itaca Italia prendono posizione in vista della Conferenza nazionale sulle Droghe – che avrà luogo a Trieste dal 12 al 14 marzo prossimi – con un documento comune, reso noto oggi, intitolato “A Trieste senza dogmi né pregiudizi“.
I promotori del documento sottolineano che la Conferenza «rappresenta un diritto e un bisogno (in questi anni negato o trascurato) di chi a vario titolo è investito dalle politiche sulle droghe». Tuttavia, «la Conferenza di Trieste non si presenta, al momento, come quell’occasione di confronto aperto e di interlocuzione con la politica e con il legislatore di cui si avverte la necessità. Di più: essa neppure sembra adempiere realmente al dettato del DPR 309, che all’art. 8 chiarisce come la finalità prima della Conferenza sia di valutare l’applicazione della legge al fine “di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall’esperienza applicativa”.» La cosiddetta Fini-Giovanardi, infatti, non sarà oggetto delle discussioni previste nel programma dell’evento.
Le organizzazioni firmatarie del documento sottolineano poi diverse altre criticità, tra le quali vanno ricordate il rischio che gli operatori pubblici finiscano per essere un’esigua minoranza – facendosi carico il Governo solo delle spese dei rappresentanti delle comunità –; la presenza di un non meglio identificato “televoto” nella plenaria finale, con cui i partecipanti dovrebbero esprimere il loro “gradimento” sulle diverse proposte, procedura che si presta a facili strumentalizzazioni e non adeguata a una reale interlocuzione, considerata anche l’assenza nelle plenarie di un confronto tra le diverse posizioni esistenti tra gli addetti ai lavori; l’assenza di una riflessione sui servizi di prossimità e di riduzione del danno, scelta che pare ispirata da puri preconcetti ideologici.
I promotori del documento intendono operare «affinché sia garantita a Trieste l’opportunità di dibattere – anche con iniziative al di fuori della Conferenza – i temi cruciali della politica delle droghe, dando voce a tutti gli operatori coinvolti e a tutti coloro che sperimentano sulla loro pelle e nel loro lavoro quotidiano gli effetti degli attuali indirizzi punitivi, a cominciare dai consumatori.»
Tra le questioni fondamentali che si intende discutere – e per niente o non sufficientemente valorizzate nel programma della Conferenza – si segnalano la riflessione sull’approccio preventivo ai consumi di sostanze e sull’esasperazione in atto dei “controlli”; la collocazione degli interventi di riduzione del danno nel sistema dei servizi; una valutazione della legge attualmente in vigore, con il suo approccio penale nei confronti delle droghe; il rapporto tra scienza e politica, con la tendenza di quest’ultima a piegare le evidenze a fini ideologici.
I firmatari del documento promuoveranno, da qui all’inizio della Conferenza, quattro o cinque incontri, in diverse città italiane, in cui coinvolgere gli operatori territoriali, vista l’assenza di luoghi istituzionali che si propongano una tale finalità.
Il 27 febbraio prossimo, infine, in occasione di un incontro organizzato dalla Funzione pubblica della Cgil per riflettere sullo stato dei servizi pubblici delle dipendenze, avrà luogo una conferenza stampa dei promotori del documento in cui verranno rese note le iniziative poste in essere prima e in contemporanea con i lavori della Conferenza.
Ecco il testo completo del documento.
Ci approssimiamo a grandi passi verso le conclusioni della quinta (la quarta mi è sfuggita) conferenza nazionale sulle politiche antidroga, in direzione ostinata e conforme con la plaudente emozione di una platea pronta a schiacciare il pulsante:
• Non esiste un diritto a drogarsi e questa azione è da considerarsi illecita per i danni che il consumo delle sostanze arreca alla singola persona e alla società;
• Ogni terapia, intervento sulla persona tossicodipendente per la tutela e il ripristino della sua salute e della sua integrazione sociale e lavorativa è accettabile, purché sia inserito in un programma più ampio dove il fine ultimo sia il recupero totale della persona.
Pronti, via, fantasticoooooooo….!!!!!!! non ci crederete ma il cento per cento dei partecipanti ha fatto accendere centinaia di luminose lampadine azzurre che illuminano un’Italia svettante sul resto del mondo. Dopo l’impero romano, il medioevo delle arti e dei mestieri, il rinascimento, l’illuminismo, l’eroica lotta di liberazione dal nazi fascismo ( si può ancora dire o è lesa maestà per l’incantevole momento, magico, che il nostro paese attraversa ?), l’era della tecnoetica a valenza selettiva, il fulgido oscurantismo . Certo, bisogna ammetterlo, se non ci fossero bisognerebbe inventarli, se non altro per poterci beatamente godere delle cangianti imprese dell’immaginazione al potere, ossimoro sessantottino di uomini e donne disperatamente alla ricerca di un guizzo giovanile che non ha più bisogno di protesi chimiche dal momento che è intrinsecamente e perennemente drogato dal rewarding del risultato immaginario, spinta propulsiva della finanza creativa che ha allegramente messo in ginocchio un intero pianeta, con il merito indiscusso di averlo fatto ridendo. E mentre i fasti delle conclusioni, semplici, chiare, indiscutibili vibrano nei cuori di quanti orgogliosamente potranno dire “io c’ero”, una standing ovation si catena nel paese: orde di genitori scendono dai condomini, si incontrano nei pianerottoli, affollano gli ascensori con indomito spregio per la claustrofobia, si abbracciano commossi, cantano inni di ringraziamento. Frotte di giovani danzano ed inscenano caroselli con gli occhi lucidi ed arrossati dalla commozione. Le sorti progressive del paese conosceranno nuove tappe, non ci sarà più dissenso, finalmente il pensiero unico, prodotto inossidabile dello stato etico ritrovato, rasserena le menti non più obbligate a pensare, anzi, guardate un pò quale fortuna, obbligate a non pensare: che pace, che tranquillità. E la scienza?. Beh, insomma , non esageriamo con questa scienza, la scienza siamo noi, tutto ciò che vogliamo che sia è scienza, la scienza è immagine, marketing, strumento utile allo spavento rassicurante o alla rassicurazione spaventante , ossimori vincenti del nuovo corso. La scienza, la scienza, la scienza, la poesia, l’arte, l’amore, la compassione, il dolore, l’eros, il desiderio, il mistero dell’essere umano, la sua ostinata ricerca, i suoi tondi e le sue svettanti conquiste, la spiritualità che ha animato gli esseri liberi: tutte categorie vetuste soppiantate dai mirabolanti effetti della tecnica. Il Grande Fratello diviene fiction e realtà l’incubo antico prende forma concreta: tutto è sotto controllo: pre consultazioni, consultazioni, organizzazione, rapidità, efficienza, immagine, immagine, sempre immagine, con la sua forza diabolica annulla il piano simbolico e svilisce il reale, esaspera il riflesso narcisistico che contempla la propria autocelebrazione. Di fronte a questo soffice intrigo mi sorge spontanea una domanda: l’alcol etilico e la nicotina sono le droghe più potenti e quindi il drogarsi attraverso loro non è un diritto: che cosa significa? che è un reato? che d’ora in avanti è vietato? Sento un profondo legame con Trieste perchè in quella città ho incontrato una persona straordinaria che mi ha fatto comprendere, amare, essere amico degli alcolisti,
di quelli che continuavano a bere, senza preoccuparsi dei danni a sè ed agli altri
di quelli che riuscivano ogni tanto a smettere,
di quelli che riuscivano a rimanere a lungo astinenti, senza nulla migliorare nel loro carattere e nella loro esistenza,
di quelli che si cimentavano nel difficile percorso della ricerca della sobrietà ,
di quelli che si contraddicevano, se ne andavano, ritornavano o fuggivano
di quelli che (molti)……. non sono riconducibili alla presunzione del recupero totale, ma hanno il diritto sacrosanto di essere amati e di trovare sollievo per la loro sofferenza
degli alcolisti (tutti) ai quali il buon senso, la saggezza e la scienza consigliavano di evitare la retorica della guarigione e del recupero totale. Quella straordinaria esperienza che continuo a percorrere con entusiasmo mi ha insegnato che il delirio pagano di rifare un uomo senza difetti è la negazione più cogente che non affronta alla radice la questione fondamentale della sofferenza che consiste nella capacità di accettare sè stessi nei propri limiti. Solo questa dolorosa e liberante consapevolezza garantisce la sottrazione dall’imbecillità dell’intolleranza e dalla bestialità del giudizio che spengono ogni afflato verso la costruzione di un rapporto empatico, unica ed insostituibile funzione affettiva ed esistenziale nei rapporti d’amore tra gli esseri umani, ed in particolare per la relazione genitori e figli: l’empatia è infinitamente più perspicace del drug testing, da somministrare una volta all’anno, ed i drug testing non colmerà mai il vuoto desolante dell’assenza di empatia. L’empatia si impara e si costruisce, il drug testing si somministra: la distanza è infinita ed incolmabile.
Di fronte a questo avvilente non dibattito e di fronte ad un presunto sapere senza esperienza, è necessario riprendere la dignità delle coscienze per evitare la degradante deriva culturale che schematizza in maniera ipocrita, propone soluzioni impraticabili e maneggia la sofferenza e la difficoltà umana con disinvolta manipolazione. Nessuna ragione tattica o strategica può rendere anche parzialmente condivisibile tutto questo: le coscienze libere alzino il tono della loro voce, senza arroganza, ma senza arrendevole rassegnazione. Ripensiamo al nostro incontro quotidiano con le persone perchè in quell’incontro vi è la forza ed il coraggio di cercare la verità, con umiltà e determinazione. Essere dentro o fuori rispetto alla conferenza poco importa, ciò che conta è evitare la retorica vuota dell’allineamento istituzionale in nome della nostra responsabilità soggettiva, l’unica etica che nella sua contraddittoria molteplicità costituisce il moderno stato laico e liberale
Franco Marcomini
La Drug Policy Alliance e il Marijuana Policy Project lanciano il boicottaggio dei cereali Kellogg’s, dopo la scelta di licenziare Michael Phelps per essere stato fotografato con un bong in mano.
La scelta di non rinnovare il contratto con l’olimpionico di nuoto arriva dopo la squalifica, sulla fiducia, di due mesi comminata dalla Federazione di nuoto americana.
Fuoriluogo.it non puo’ che aderire a questa campagna contro la criminalizzazione della canapa (anche nello sport) ed invitare tutti a non consumare più cereali della nota multinazionale. Anche perchè ce ne sono di più buoni, e pure biologici…
PS: Un po’ peggio, va detto, è andata a coloro che erano con lui alla festa: 8 ragazzi sono stati arrestati come riporta il Notiziario Aduc.
ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E DEGLI ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI BERGAMO
COMUNICAZIONE N. 4 DEL 05.02.09
DISEGNO DI LEGGE SULLA SICUREZZA: LA POSSIBILITA’ PER I MEDICI DI DENUNCIARE I CLANDESTINIIl Consiglio dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Bergamo esprime il proprio dissenso per la recente disposizione di legge che dà facoltà al medico di denunciare gli extracomunitari clandestini che si rivolgano a lui per essere curati.
Tale disposizione determina una situazione di incertezza da parte del malato che eviterà di rivolgersi alle strutture sanitarie per essere curato, con gravi rischi per la salute pubblica, con particolare riguardo alle malattie infettive nuovamente emergenti, e rischia di creare circuiti di cura clandestini.
La disposizione è inoltre in contrasto con i contenuti dell’art.3 del Codice di Deontologia Medica e metterà gli Ordini nella condizione di non poter perseguire il sanitario che decidesse di violare i principi etici storici della nostra professione.
Il Consiglio si rivolge al mondo politico bergamasco, e in particolare al Ministro Roberto Calderoli iscritto all’Ordine di Bergamo, perchè si attivi per ottenere la revoca di una normativa in contrasto con la tradizione e la cultura della nostra gente.
Dal Blog di Marcello Saponaro, via fiore|blog.
Solo pochi giorni, fa tre membri del Congresso Usa avevano indirizzato alla nuova ambasciatrice americana all’Onu una lettera di protesta, denunciando il tentativo della delegazione statunitense di impedire che la riduzione del danno sia menzionata nella dichiarazione politica attualmente in corso di preparazione a Vienna. E questo, nonostante il presidente Obama abbia espresso la propria intenzione di rimuover il bando che impedisce di finanziare a livello federale i programmi di scambio siringhe.
Nella stessa direzione dell’Olanda si è espresso anche il nuovo direttore esecutivo di Unaids, Michel Sidibé: “Solo l’accesso universale alla riduzione del danno – ha detto nel corso della conferenza – può darci i risultati che ci servono”.
La posizione espressa da Sidibé corrisponde a un approccio ben preciso che accomuna l’Unaids a molte altre agenzie Onu come l’Oms, l’Undp e l’Unfpa, e che considera la tutela della salute – anche quella dei consumatori – come una priorità e un diritto imprescindibile della persona (vedi a questo proposito “La revisione dell’Onu della politica globale sulle droghe illegali: una guida per la partecipazione critica della società civile” a cura della rete internazionale Idpc).
Per Koenders la riduzione del danno “è un elemento cruciale della lotta contro l’Aids (…). È necessario un migliore equilibrio tra sicurezza pubblica e politiche della salute. La riduzione del danno è un metodo efficace – le evidenze esistono da tempo”. Il ministro ha rivendicato gli ottimi risultati conseguiti dall’Olanda grazie alle politiche di riduzione del danno: il numero di infezioni da Hiv nel gruppo dei consumatori problematici di droghe pesanti, ha spiegato, è sceso da 180 nuove diagnosi nel 2002, a sole 30 diagnosi nel 2005: un calo, ha sottolineato il ministro, del 600%. “Dopo tutto – ha aggiunto – un mondo interamente libero dalle droghe è una utopia”.
Koenders si è detto felice che l’Ue abbia incluso la riduzione del danno tra gli strumenti per la prevenzione dell’Hiv nella sua strategia sulle droghe fino al 2012, ed ha voluto ricordare le parole pronunciate dal Segretario generale dell’Onu in occasione della Giornata mondiale 2008 contro l’abuso di droghe: “Mentre festeggiamo il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, chiedo (…) agli stati membri di garantire che le persone che lottano con la tossicodipendenza abbiano pari opportunità di accesso ai servizi sanitari e sociali. Nessuno deve essere stigmatizato o discriminato per la sua dipendenza da droghe”. (m.i.)
«Non si può considerare l’assunzione di droghe e di alcol come un’attenuante per compiere reati, ma deve essere un’aggravante». Lo ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno dopo l’aggressione subita, a Nettuno, da un cittadino indiano al quale tre ragazzi hanno dato fuoco. «La gente -ha aggiunto – non può permettersi in condizioni di incoscienza di diventare un pericolo per gli altri». In merito a quanto avvenuto Alemanno ha spiegato che «da questo ennesimo efferato atto di violenza emerge una cultura dello sballo allucinante e che ci fa fare cose agghiaccianti. Per divertirsi si da fuoco ad una persona in condizioni di follia e di totale perdita di autocontrollo a causa di alcol e droga».
«L’orrore che tutti noi abbiamo provato alla notizia della brutale aggressione che ha ridotto in fin di vita un giovane indiano a Nettuno, in queste ore è aggravato dai dettagli rivelati dagli aggressori quando sono stati catturati: i tre hanno confessato di essere sotto l’effetto di alcool e stupefacenti». Lo ha affermato Jole Santelli (PDL), responsabile sicurezza Fi e vice presidente della Commissione Affari Costituzionali. “Bene, anzi, male: basta con il giustificazionismo – aggiunge Santelli -. Se le sostanze stupefacenti trasformano l’uomo in bestia, esse sono delle aggravanti del reato, di certo non costituiscono una giustificazione o un affievolimento della responsabilità”.
Anche Cicchetti si unisce al coro «Mi auguro che la dolorosa vicenda dell’indiano colpito e poi bruciato da tre individui di straordinaria capacità criminale fornisca elementi di riflessione a chi ancora si attarda a difendere l’uso delle droghe, leggere o pesanti che siano». È quanto dichiara, in una nota, il capogruppo di An alla Regione Lazio, Antonio Cicchetti. «Mi auguro altresì che ci sia un sussulto di responsabilità civile – aggiunge – in quanti da sempre trovano un motivo per accorrere in soccorso dei tanti, troppi Caino che come i tre bruti di Nettuno infliggono ferite mortali al vivere civile. È ora che la nostra società, per troppo tempo piegata a favore di quanti mortificano quotidianamente i valori umani, torni ad essere concretamente solidale nei confronti dei tanti Abele che pagano inconsapevolmente un prezzo assurdo e confini in un carcere duro, senza pietismi, tanto ingiusti quanto inconcludenti, i Caino di turno».
Secco il commento di Franco Corleone, ex sottosegretario alla Giustizia e Segretario di Forum Droghe: “Che la canapa trasformasse dei ‘bravi’ ragazzi in razzisti ed aguzzini è l’ultima barzelletta di chi è accecato dall’ideologia, ma soprattutto vuole trovare un comodo alibi per coprire le proprie responsabilità. Ai tre delinquenti va detto di non fare i furbi! Nessuna sostanza li farà giudicare incapaci di intendere e volere e andare assolti! O è questo che vogliono Alemanno e i suoi sodali?”
La foto qui sopra è come al solito destinata a far scandalo. Ma quello del nuotatore statunitense Michael Phelps è solo l’ultimo caso di atleta messo alla gogna per aver (forse) fumato cannabis. Recentisssimo in Italia il caso di Apodaca, cestista della Carife di Ferrara.
Lo scoop è del magazine britannico “News of the World” che ipotizza anche che il Re delle olimpiadi di Pechino – otto medaglie d’oro vinte – possa essere ora squalificato per doping, anzi per presunto doping visti i 1500 drug test “passati” dal campine statunitense…
La foto risale allo scorso novembre e sarebbe stata scattata durante una festa all’Università della Carolina del Sud cui il nuotatore avrebbe partecipato per incontrare un’amica: Phelps ha un bong in mano che avvicina alla bocca. Ed è subito scandalo.
Uno scandalo di proporzioni tali che potrebbe essere oscurato solo all fratellastro di Barck Obama arrestato in Kenya per consumo di cannabis (via notiziario aduc).
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