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Archive for settembre, 2008

Costi e ricavi del proibizionismo

Secondo NORML (via notiziario aduc) gli studi sulla Marijuana, commissionati a vario titolo da governi e enti vari, sono arrivati a quota 17.000. Mica male come spreco di denaro pubblico, visto che nessuno di questi è ancora riuscito a dimostrare l’assoluto pericolosità della cannabis.

Allo stesso tempo Luca Borello, sul suo nuovo blog, ci aiuta a capire che a fronte di costi crescenti per l’amministrazione pubblica, la scelta della Moratti non ha altro obiettivo che ripianare un po’ i bilanci della War on Drugs italiana. E al limite quelli di San Patrignano…

La Moratti multa i tossicodipendenti.
Un’ottima idea per guadagnare dal proibizionismo.

La Moratti, forte del decreto Maroni, ha deciso che a Milano chi verrà sorpreso a consumare sostanze stupefacenti in luoghi pubblici potrà essere multato di 500 euro, o in alternativa farsi “curare”, come se le cose fossero davvero così semplici.
Va detto subito che, al di là dei dubbi che qualunque persona assennata potrebbe sollevare sulla reale utilità della proposta, questo discorso una logica ce l’ha. Ed è quella del profitto.
Oggi, secondo le stime dell’ONU e di analisti indipendenti, a fronte di una spesa pubblica globale di 40 miliardi di euro l’anno per mantenere le politiche proibizioniste (retate, arresti, spese giudiziarie, incarcerazioni), la criminalità organizzata guadagna tra i 400 e i 500 miliardi di euro con il traffico delle sostanze stupefacenti messe al bando.
Per ogni euro speso dai contribuenti per vietare i traffici di droga, la criminalità ne guadagna dieci volte tanto. C’è decisamente qualcosa che non va: paghiamo un sacco di soldi per rendere illegale qualcosa in modo che chi la commercia al mercato nero guadagni palate di quattrini.
Qualunque imbecille, di fronte a questa situazione paradossale, pur di togliere la droga dalle mani dei mafiosi e dirottare quei 40 miliardi di euro a scopi più intelligenti, penserebbe a qualche strategia sensata di liberalizzazione delle sostanze, magari mettendole sotto controllo medico.
La Moratti no.
La Moratti, da buona berlusconiana della prima ora, ha pensato di guadagnarci. Si è spremuta le meningi, e ha capito come fare.
Prendiamo in considerazione il costo di una “pallina” di cocaina o eroina da strada, i cui prezzi sono precipitati negli ultimi anni fino alle 10-20 euro a dose (almeno a Torino, nei contesti di strada; in altri, sempre a Torino, una dose di cocaina può costare anche 50-80 euro).
Con l’idea della multa, la Moratti potenzialmente può guadagnare 500 euro ogni 10-20 incassate dai narcotrafficanti a Milano, ribaltando il rapporto costi-benefici del proibizionismo: sarebbe lei a guadagnare fino a 50 volte più che i narcotrafficanti. Chiamala scema. Il fatto che le mafie da questa storia non perdano niente nell’ottica morattiana non fa che sottolineare il fatto che si tratta di un ottimo affare per tutti.
Insomma: ora non gli resta che battere i bassifondi di Milano alla ricerca di tossici da multare. I quali, per altro, difficilmente avranno a disposizione 500 euro da regalare al sindaco, e questo è in effetti il punto debole del piano. Peccato. I tossici saranno costretti a scegliere in blocco la gita a San Patrignano, a prendere sberle per pranzo e per cena, il che consentirà a Muccioli jr. di incassare ancora più denaro in beneficenza.
Alla faccia di chi dice che con il proibizionismo non ci guadagna nessuno.

Ed eccola l’ordinanza Made in Moratti: multe a chi si droga in strada.

Non si è lasciata scappare l’occasione, dopo le mille ordinanze estive dei suoi colleghi sindaci, lady Moratti cala l’asso di briscola: multe a chi si droga. Baruffi: “Già ora un pubblico ufficiale ha il dovere di intervenire di fronte al consumo di stupefacenti”. Salvini: “Mi aspettavo qualcosa di meglio, non è una canna l´emergenza numero uno per la salute e la sicurezza in città”. Moratti: “I provvedimenti sulla sicurezza saranno associati a politiche per chi accetta di seguire percorsi di recupero”. Il sociologo Martinotti: “Il problema è medico, non etico”. È pura demagogia, per uno spinello non è mai morto nessuno, semmai ci si addormenta È come mandare i carri armati a dare le multe per strada.
Nella Rassegna stampa italiana del Mappamondo di fuoriluogo.it gli articoli da Repubblica Milano e dal Notiziario Aduc.

Il mistero del cellulare di Federico

Dal blog dedicato a Federico Aldrovandi, riportiamo il post di Patrizia Moretti sul mistero del telefono cellulare di Aldro:

Verrà mai fatta luce su ciò che accadde il 25 settembre?

Da allora si è passati di giallo in giallo.

Il giallo delle 5 ore di ritardo nell’avvisare i genitori che chiamavano al cellulare e mandavano messaggi che venivano letti dalla polizia senza risposta.

Il giallo dei manganelli rotti scomparsi da via Ippodromo durante i rilievi e consegnati alla scientifica soltanto il giorno dopo.

Il giallo degli stessi manganelli consegnati ai medici legali della procura soltanto mesi più tardi “per i necessari rilievi”.

Il giallo degli interrogatori a tappeto degli abitanti di via ippodromo che non i sa da chi fossero stati disposti.

Il giallo della chiamata del magistrato inquirente che non si sarebbe recato sulla piazza dove vi era ancora il cadavere di mio figlio, in quanto non le sarebbe stata rappresentata la violenta colluttazione di cui era rimasto vittima.

Il giallo della registrazione interrotta della conversazione nelle quale un agente intervenuto parlava di ciò che era accaduto dicendo “stacca”.

Il giallo dei brogliacci del 113 corretti o manomessi per i quali sono state aperte altre inchieste.

Il giallo delle deposizioni rese e poi ritrattate.

Il giallo delle macchie di sangue documentate dalle foto dei giornalisti coperte di sabbia messa non si da chi.

Il giallo delle fotografie scattate dai medici legali ma assenti dal fascicolo del pubblico ministero.

Il giallo della relazione di servizio, mai trovate, dell’intervento in via Aldighieri che sarebbe avvenuto in contemporanea con le numerose chiamate non risposte fatte da Federico prima di morire in via ippodromo.

Il giallo delle analisi del sangue di mio figlio che, rifatte a Torino, danno dati decine e decine di volte inferiori rispetto a quelli fatti a Ferrara.

Ed ora quello del telefono di Federico, che risponde a chiamate ed effettua chiamate numerose ore dopo la sua morte quando si trova in custodia presso gli uffici della questura.

Vorrei che qualcuno mi spiegasse come può succedere tutto ciò senza che nessuno sia chiamato ad assumersi le proprie responsabilità.

Vorrei che qualcuno mi dicesse perché il telefono di Federico alle 19.01, quando era morto da 12 ore, ha chiamato il numero di un cellulare di cui è titolare un funzionario della questura, vorrei ancora che qualcuno mi spiegasse perché qual numero era memorizzato nella rubrica del telefono di mio figlio in modo anonimo.

Ma esigo rispetto, esigo verità e per cortesia mi si risparmi l’affronto di giustificazioni grottesche o risibili.

Quello era il telefonino di un ragazzino, morto durante un intervento di polizia, appena maggiorenne, il cui cadavere era stato portato poche ore prima all’obitorio, telefono preso in custodia dai dirigenti della questura nel corso delle indagini che non avrebbe in alcun modo, e non sono parole mie, essere manipolato o toccato, e tantomeno usato.

Mi si risparmino per cortesia le tesi dello smarrimento della relazione di via alighieri, dell’errore in buona fede nella correzione dei brogliacci, ecc. ecc. ecc.

Quello era il telefono, ribadisco, di mio figlio, morto in circostanze allora tutte da chiarire.

Non si può pensare cha abbia chiamato quel numero per errore né si può pensare che quel numero sia stato memorizzato ancora per errore, né che quel telefono abbia risposto ad altre chiamate ancora per errore.

Io chiedo da cittadina: è pensabile che tutto ciò possa accadere in un paese civile nel 2008?

Qualcuno mi risponda.

Vai allo speciale di fuoriluogo.it.

Luca Zanotti estradato

Luca Zanotti è stato estradato ieri.

Il ventiquattrenne, prelevato in mattinata, rischia oltre dieci anni. cIl paese Ellenico ha spiccato un mandato di arresto europeo. “Traffico internazionale, detenzione e spaccio di droga” le accuse a suo carico.

Leggi l’articolo di Repubblica e le notizie su antiproibizionisti.it.

Anche su Wittgeinstein.

Il blog.

20.000 strisce sotto i mari

Il sommergibile

Il sommergibile


Non è la prima volta che succede, chissà se la marina militare USA ha dovuto ritirare fuori le bombe di profondità?

Un sommergibile carico di cocaina è stato intercettato da una nave militare degli Stati Uniti a 350 miglia al largo del Guatemala, nell’Oceano Pacifico. Nascosti in un compartimento stagno, 37 involucri che racchiudevano stupefacente per un valore stimato di 187 milioni di dollari

Da Repubblica.it

A tre anni dalla morte di Federico Aldrovandi

Il 25 e 26 settembre in occasione del terzo anniversario della tragica morte di Federico Aldrovandi, l’Associazione Verità per Aldro sta organizzando a Ferrara, due iniziative per ricordarlo.

Giovedì 25 settembre 2008 ore 21.30
piazza Trento e Trieste a Ferrara
FIACCOLATA PER ALDRO

Venerdì 26 settembre
CONCERTO

Per non dimenticare.

Associazione Verità per Aldro
per info: +39 347 1340481

Vai al blog di Patriza Moretti.

Via fioreblog.

Una cella per tutti. Prostitute, clienti delle stesse e ultras: ecco perchè Alfano vuol far posto nelle carceri italiane

Finalmente il Governo Berlusconi svela i motivi per cui vuole liberare un po’ di celle con espulsioni e braccialetti. Presentato oggi dal Ministro Carfagna, ed approvato dal Consiglio dei Ministri il Disegno di Legge sulla prostituzione.

Diventa reato la prostituzione in luogo pubblico. Le lavoratrici del sesso e i loro clienti rischiano l’arresto, da 5 a 15 giorni, e un’ammenda da 200 a 3mila euro. Per chi sfrutta la prostituzione minorile da 6 a 12 anni, multe da 15mila a 150mila.

Scoppia la polemica: critico il Gruppo Abele di Don Luigi Ciotti e le prostitute.  Carla Corso ribatte alle affermazioni del ministro Carfagna che ha detto di provare “orrore per chi vende il proprio corpo”: “Eppure la signora ha usato il suo corpo per arrivare dove è arrivata, facendo calendari…

Nello stessa giornata Matarrese rende disponibili nuove strutture: se servono contro gli ultras, celle anche negli stadi.

Leggi la rassegna stampa sul mappamondo italiano di fuoriluogo.it.

Da Repubblica.it, L’Unità, Il Corriere della Sera.

Modificazione degli stati di coscienza: la paura rassicurante

Vi è un paese  in cui si sperimenta su larga scala, l’universo della popolazione, la modificazione dello stato di coscienza attraverso fini tecniche di suggestione ipnotica e di induzione sensoriale, tramite immagini e parole reiterate in modo costante ed ossessionante: il rap delle cifre truccate, il tormentone delle verità ribaltate con precisa scansione temporale. Un gruppo di neuroscienziati, coadiuvati da garzoni di bottega, travestiti da scienziati ed addetti agli aspetti logistici necessari al laboratorio/scena, si è posto al governo del paese:

  • dell’economia si occupa la neuroeonomics virtuale che approfondisce gli aspetti ludici e gratificanti degli interessi sugli interessi: guadagni tu e sono contento io, potenza dell’illusione scientifica,
  • dell’istruzione si narra che si è approntato un programma di e-nurolearning a maestro variabile, si dimezza, si raddoppia, si triplica, si toglie. ma soprattutto si sperimenta la fashion way all’apprendimento con divisa consona alla condotta, sobrietà nello stile a garanzia del profitto
  • agli interni rifulge la strategia tesa a reificare i contenuti inconsci, interni appunto, proiettando nella diversità la propria insignificanza che persiste attraverso l’espulsione dei minacciosi diversi, complicato, ma efficace
  • a governare l’esercito ci pensa un ministro esperto in sperimentazione  sui processi mnestici, ha sottoposto la popolazione ala straordinaria esperienza della storia alla rovescia: rivedere le vicende storiche attraverso il ribaltamento dei ruoli, sembra aiuti non solo la memoria, ma anche la percezione emotiva nei confronti degli eventi, i carnefici diventano vittime e gli imbecilli, per ingenuità ed in buona fede naturalemnte, fulgidi strateghi

ma il meglio del programma di governo si esprime nella disseminazione di cifre da capogiro che vanno da 0 a 250.000 a scansione variabile a seconda del giorno e del target per rappresentare sempre la stessa realtà. Le strade insanguinate sono subito sgombre da percoli, la droga imperversa senza consumatori, gli spacciatori riempiono le carceri svuotandole, la droga è sconfitta dalla fermezza inerme, l’alcol è vietato e giustamente promosso, i genitori possono stare tranquilli vivendo terrorizzati, un nuovo clima fiducioso si instaura nelle famiglie basato sul sospetto, il braccialetto incatena liberando, ci si arricchisce impoverendo. E’ fantastico una droga del genere nessun psiconauta o adolescente in  cerca di esperienze e sensazioni forti avevano mai neppure immaginato, è una droga che ti prende, il suo trip è esilarante, la tua coscienza percepisce uno stato di levità che ti fa fluttuare nel realismo onirico nel quale incontri la voce suadente del primo ministro ebbro di successo e di virile sex appeal, per discrezione il lume della ragione è spento, si consigliano occhiali da sole quando qualcuno oserà riaccenderlo, l’impatto potrebbe essere sconvolgente. Se qualcuno fosse interessato o si fosse semplicemente seccato, per usare un eufemismo, propongo la realizzazione di un programma riabilitativo a vita che ci riporti al gioioso grigiore del realismo, dopo la sbornia della governance drug.

Appello in bottiglia da naufraghi nel paese la cui individuazione, comprensiva di descrizione dell’attuale governo, permetterà di vincere un piacevole soggiorno in un villaggio turistico in cui dalla mattina alla sera ci si diverte a smettere di sognare.

Franco Marcomini

I numeri secondo Giovanardi

Non c’è strada che porti alla pace che non sia la pace, l’intelligenza e la verità.
Gandhi

Chiariamo subito: i morti sulle strade sono una (fra le tante) tragedia nazionale. Però questo non significa che ogni mezzo sia lecito per affrontare il problema.

Prendiamo, a puro titolo esemplificativo, il nostro Carlo Giovanardi, che dopo lo scandalo delle cifre truccate sui test antidroga sulle strade, continua imperterrito nell’opera di disinformazione terroristica: nel corso del programma di Raidue ‘Insieme sul Due’, intervistato a proposito delle stragi del sabato sera, Giovanardi ha infatto ricordato che oltre “250 mila persone hanno perso la vita (in 50 anni? ndr), un numero non lontano dalle perdite che l’Italia ha avuto nella prima Guerra Mondiale.” (fonte notiziario Aduc)

Ecco: che il bilancio di circa 5000 morti l’anno sia un bilancio comunque tragico non c’e’ dubbio. Che questi siano tutti dovuti alla guida sotto effetti di sostanze ne dubitiamo un po’ di più. In effetti su questo ci viene in aiuto uno studio ACI-ISTAT che per il 2006 conta il 2% di incidenti (pur gravi) dovuti allo stato psico fisico del conducente (1,5% per alcol o sostanze psicotrope).

Lo stato psico-fisico alterato del conducente, pur non rappresentando una percentuale elevata del totale dei casi (2%), va segnalato per la gravità degli eventi. Le cause principali che rientrano in tale categoria sono: l’ebbrezza da alcool (4.246 casi pari al 71% della categoria), il malore, l’ingestione di sostanze stupefacenti o psicotrope ed il sonno che con 1.586 casi pesano per il 26,4%.

Comunque sia, 5000 morti l’anno sulle strade potrebbe essere un dato di per sè preoccupante. Invece no, Giovanardi ha bisogno di rincarare la dose, e spiega come questo numero sia “non lontano alle perdite che l’Italia ha avuto nella prima Guerra Mondiale”. Come dire: è come una guerra, e come sappiamo in guerra tutti i mezzi sono leciti, soprattutto quelli repressivi. Peccato che la storia ci dica (confrontate qui, qui e qui) che i morti italiani nel primo conflitto mondiale siano stati oltre 650.000 (che diventa il triplo di 250.000 se calcoliamo anche le vittime civili).

Insomma pur di creare allarme, sociale e politico, si fa di tutto. Anche sparare cifre a caso. Se questo poi serve solo a pizzicare qualche ragazzino che si è fatto una canna la settimana prima, in fondo non è colpa di Giovanardi. E’ che ormai l’hanno abituato così…

C’erano una volta le carceri strapiene…

C’erano una volta le carceri strapiene. Poi arrivò un Ministro, Alfano, che assicurando che “non sarà un altro indulto come quello della sinistra” (omettendo di dire che quell’indulto l’ha votato anche lui) rispolverò la vecchia favola dei braccialetti elettronici e delle espusioni facili.

Come andrà a finire quest’ennesima boutade lo sapremo fra qualche mese.

Ma che l’improvvisa presa di coscienza del ministro (“ci sono troppi detenuti”), arrivi dopo mesi di allarmismo e di campagne stampa sull’insicurezza (spesso inventate ad arte), rende evidente a tutti l’inadeguatezza della nostra classe politica a risolvere le vere questioni che assillano il paese. Se ne è accorto financo il Papa, se ne è accorta Repubblica che vi dedica, con Giuseppe D’Avanzo, il commento in prima pagina.

Insomma, il braccialetto non serve a nulla, ci ricorda Franco Corleone in un’intervista a Repubblica.it, forse sarebbe meglio investire quei soldi nei percorsi di reinserimento sociale dei detenuti, piuttosto che dare un braccialetto a chi magari manco ha un tetto sopra la testa.

NB: pure Di Pietro è contrario, ma semplicemente perchè “come ho più volte ribadito i cittadini preferirebbero ampliare le carceri piuttosto che svuotarle per riempire le strade di delinquenti“, mentre La Russa non sa proprio che farsene delle caserme vuote…