
Si sente sempre più spesso dire in giro, bar tv giornali che siano, che “non è più la marijuana di una volta, è molto più potente di quella che fumavano i 68ini“, con relativa snocciolatura di inesistenti studi sull’aumento (di almeno 25 volte) del contenuto di THC nella canapa di oggi rispetto a quella in voga negli anni 60.
Tutto falso, come dimostra NORML nel suo blog, o come è facilmente verificabile confrontando i dati sui sequestri di sostanze delle varie Relazioni sulle Tossicodipendenze in italia del nostro Governo.
Se non avete voglia di fare il confronto, potrete forse accontentarvi della parola dell’European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction di Lisbona. Infatti anche l’EMCDDA ci viene in aiuto nello smascherare il mito con un articolo scritto nel 2004:
Le affermazioni comparse sui mass media, secondo le quali la potenza della cannabis sarebbe aumentata di 10 volte o più negli ultimi decenni (oggi siamo a 25, ndr), non sono supportate da alcun dato, né negli USA, né in Europa. Sembra che i cambiamenti maggiori della potenza siano intervenuti negli USA, ma va ricordato che prima del 1980 la potenza della cannabis negli USA era bassa rispetto agli standard europei.
Sempre l’EMCDDA spiega l’aumento medio di THC con la maggior percentuale di canapa (auto)coltivata, in crescita rispetto a quella proveniente dai traffici illegali. Come dire non solo si danno i soldi alle narcomafie, ma il prodotto è pure scadente.
Anche qui, qui e qui.
Aggiornamento:
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