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Droghe e Diritti

Non è che l’inizio. In ricordo di Marco Pannella.

Sergio Segio ricorda per Fuoriluogo Marco Pannella, il leader radicale e di tante battaglie per i diritti scomparso ieri a Roma.






Marco-PannellaDi Marco mi rimarrà per sempre soprattutto un’immagine. Recente, ma non per questo motivo. Piuttosto perché dice di lui quello che era un suo carattere fondamentale, che me lo ha subito fatto stimare e costantemente sentire davvero vicino: Marco Pannella era soprattutto un combattente, instancabile e determinato come nessuno.

Pochi mesi fa eravamo nel carcere di Opera, una settimana prima di Natale, per il congresso di “Nessuno Tocchi Caino”, con Sergio D’Elia, Elisabetta Zamparutti, Rita Bernardini e tanti altri, radicali e non. Due giorni di riflessioni e interventi centrati sul tema dell’ergastolo ostativo, quella “pena sino alla morte” cui sono condannate, contro la Costituzione e ogni senso di umanità e civiltà giuridica, oltre 1100 persone. Uomini sepolti vivi per sempre in virtù di una legge iniqua, di interpretazioni capziose e di logiche vendicative.

Nel salone del carcere assisteva (ma prendeva anche la parola) una platea di detenuti, perlopiù appunto ergastolani. Molti, naturalmente, gli agenti di custodia; per una volta, però, attenti alle parole, non solo a controllare i gesti. Presenti anche il capo delle carceri, Santi Consolo, e Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale e già ministro Guardasigilli. Nell’occasione, nei rispettivi interventi – entrambi – Flick anche con una onesta e coraggiosa autocritica rispetto a posizioni precedenti – si sono pronunciati per l’abolizione di quella disumana pena; una presa di posizione forte, dato il pulpito e il ruolo, che in altri tempi o in paesi diversi dal nostro avrebbe dato i titoli delle prime pagine e di cui, invece e naturalmente, nessuno dei giornalisti pure presenti si accorse o ritenne di dare adeguato conto.

Esauriti il primo giorno gli interventi più istituzionali, nel giorno seguente il clima appariva meno formale ed era più facile accorgersi di come Marco nel carcere si trovasse davvero a casa sua e di quanto fosse circondato dall’affetto straripante dei reclusi, ma anche dalla stima dei poliziotti e del personale penitenziario.

Mentre parlava un oratore, dal tavolo della presidenza dove era seduto anche Pannella, cominciò a sentirsi un tambureggiare ritmico, prima leggero, appena avvertibile, poi via via crescente sino a farsi sovrastante e infine accompagnato dalle parole: ce n’est que un début, continuons le combat.

Marco andò avanti a ripetere a voce sempre più alta lo slogan degli studenti francesi del maggio ’68, sino a che quella platea eterogena composta da assassini, giovani universitari, docenti, guardie e ladri, preti e mangiapreti, privilegiati e deprivati di tutto, cominciò a seguirlo e a scandire quelle parole di rivolta e di speranza.

Un momento magico e incredibile, tanto più considerando il luogo, nel quale il gigante ferito dagli anni e dalla malattia rivelava intatta la sua capacità ammaliatrice e trascinante. Scandendo inopinatamente (e profeticamente, dato che ora sembra attualizzato dal diffuso fermento che scuote la Francia in queste settimane) quello slogan famoso, Marco parlava forse di sé, della fine che sentiva vicina, con la promessa – a sé e a noi che lo ascoltavamo un po’ sorpresi -, di andare oltre, di non soccombere neppure di fronte alla morte.

Allo stesso tempo, con quell’incitazione a non smettere di lottare, mi parve che parlasse di me, di noi, di chiunque sentisse o avesse mai sentito nella vita la spinta e il bisogno di rivoluzionare l’esistente. Che ci regalasse un ultimo invito a continuare “in ciò che era giusto”, come lasciò detto un’altra grande figura, Alex Langer; fosse pure a combattere contro i mulini a vento, come Marco ha spesso fatto.

Questo è allora il messaggio che mi pare, davvero, ci abbia lasciato. Perché lui, il leone indomabile, sta continuando anche adesso, anche domani, la sua e le nostre battaglie. Non possiamo lasciarlo solo, come lui non ha mai lasciati soli noi, specie quando eravamo nel pozzo nero delle carceri speciali, senza poter immaginare alcun futuro, ma avendo una certezza, che non andò mai tradita, neppure una volta. Ovvero che lui, con i Radicali, era al nostro fianco nelle battaglie più difficili, solitarie e contrastate, come quelle contro le leggi dell’emergenza e contro la tortura del “carcere duro”. Che lui e i suoi più stretti non si limitavano a combattere battaglie ideali e politiche, ma offrivano vera vicinanza; che, senza fallo, per decenni lui e i suoi sarebbero venuti a trovarci in carcere ogni Natale e ogni Ferragosto, a praticare da laici precetti evangelici.

Lì, in quel pozzo nero, ho conosciuto Marco e le persone migliori che ho avuto la ventura di incontrare nella vita e che mi hanno regalato un’amicizia per me imperitura, come anche Franco Corleone e pochi altri. E non c’è nessuna distanza politica su singoli aspetti, come ad esempio il liberismo in economia o certe posizioni in campo internazionale, che possa togliere un solo grammo dell’affetto, della stima e della riconoscenza che provo per Marco Pannella.

Continuiamo a combattere, Marco. Anche grazie a te.

Sergio Segio, 20 maggio 2016

ven, maggio 20 2016 » news » No Comments

Droga, la Consulta cancella le sanzioni amministrative

Elia De Caro commenta la sentenza della Corte Costituzionale sulle sanzioni amministrative della Fini-Giovanardi per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 18 maggio 2016






eliadecaroLa Corte Costituzionale torna a pronunciarsi sulla legge sugli stupefacenti a due anni di distanza dalla nota sentenza 32/2014 che aveva sancito l’incostituzionalità di alcuni degli interventi normativi effettuati con la Legge  49 del 2006, la famigerata Fini-Giovanardi.

Segnatamente con l’intervento del 2014 la Consulta sanciva l’illegittimità di quelle norme che avevano parificato il trattamento della cessione a terzi (e di svariate altre condotte) di droghe leggere e pesanti innalzando verso l’alto il relativo trattamento sanzionatorio.

Per effetto di tale sentenza si è resuscitato l’art. 73, I e IV comma della legge Jervolino- Vassalli del 1990 e pertanto si applica una pena con limiti edittali da 2 a 6 anni e multa da euro 5.164 a 77.488 (in luogo di una norma dichiarata incostituzionale che prevedeva la pena da sei a venti anni e la multa da euro 26.000 a 260.000).

Con la recente sentenza, la 94 del 2016, ancora redatta dal giudice Marta Cartabia, viene a essere rimossa dal nostro ordinamento un’altra norma introdotta nel 2006 ovvero l’art. 75 bis del DPR 309/90 il quale stabiliva un inasprimento delle sanzioni amministrative per l’uso personale di stupefacenti. Infatti si prevedeva la possibilità da parte del Questore, previa convalida da parte del Giudice di pace competente per territorio, di irrogare a quei consumatori, la cui condotta configurasse un pericolo per la sicurezza pubblica e che avessero riportato condanne anche non definitive per reati contro la persona, il patrimonio, sugli stupefacenti, di violazione di norme sulla circolazione stradale o destinatari di misure di sicurezza o di prevenzione o fossero già stati sanzionati per uso personale ai sensi dell’art. 75, una gamma di sanzioni solo nominalmente amministrative ma che si traducevanono in realtà in provvedimenti fortemente limitativi della libertà personale.

Tali possono definirsi l’obbligo di presentarsi almeno due volte alla settimana presso una sede di polizia, l’obbligo di rientrare presso la propria abitazione o altro luogo di dimora entro una certa ora e non uscirne prima di un’altra, il divieto di frequentare alcuni locali pubblici, il divieto di allontanarsi dal Comune di residenza, l’obbligo di comparire in uffici di polizia in orari prefissati, il divieto di condurre qualsiasi veicolo a motore. Una gamma di misure che riproduceva un misto tra misure cautelari, misure di sicurezza e prescrizioni tipiche di misure alternative alla detenzione.

La violazione di tali sanzioni amministrative, la cui durata poteva estendersi fino a due anni, comportava l’arresto da 3 a 18 mesi.

L’intero articolo 75 bis è stato ritenuto incostituzionale e scompare dal nostro ordinamento sempre sulla base delle considerazioni che la Corte Costituzionale aveva sviluppato con la sentenza 32/2014 ovvero la disomogeneità delle disposizioni introdotte dall’art. 4 quater, oggetto del presente giudizio, con la legge di conversione, rispetto al testo dell’art. 4 dell’originario decreto legge che conteneva norme di natura processuale, attinenti alle modalità di esecuzione della pena, il cui fine era quello di non interrompere programmi di recupero dalla tossicodipendenza, mentre le norme censurate introducevano anche modifiche di carattere sostanziale senza alcuna attinenza alle finalità di recupero della tossicodipendenza, realizzandosi una violazione dell’art.77 secondo comma della  Costituzione per difetto del requisito dell’omogeneità tra le norme dell’originario decreto legge e quelle introdotte in sede di conversione.

Un giudizio che cancella una norma afflittiva e che va salutato positivamente e che dovrebbe spingere la politica, il governo e il parlamento, a mettere all’ordine del giorno la riforma della legge sulle droghe.

mer, maggio 18 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Epatite C: farmaci salvavita per tutti

Le Associazioni AITF, ANED, ARRAN, EPAC, LILA, NADIR, PLUS, e le Federazioni FEDEMO, LIVER POOL, THALASSEMIA, forum TRAPIANTATI, contestano il nuovo paradigma “curiamo solo i pazienti gravi” che rischia di smantellare l’universalismo sanitario






epatite-cLe Associazioni di migliaia di pazienti affetti da Epatite C scrivono a Matteo Renzi:
“Come è possibile che 100mila persone non abbiano accesso ai nuovi farmaci salva vita?
Il Governo garantisca nuovi fondi alle regioni e assicuri un futuro a tutti!”

Pubblichiamo il testo della lettera inviata a Matteo Renzi dalle Associazioni AITF, ANED, ARRAN, EPAC, LILA, NADIR, PLUS, e le Federazioni FEDEMO, LIVER POOL, THALASSEMIA, forum TRAPIANTATI

Alla C.A. del Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Oggetto: interventi urgenti per garantire cure salva vita per epatite C a oltre 100.000 pazienti 

Gentile Presidente del Consiglio

In nome e per conto di migliaia di pazienti affetti da Epatite C, con La presente vogliamo esprimere profonda preoccupazione per la grave situazione in cui versano almeno 100.000 pazienti che tuttora non posso accedere ai nuovi e potenti farmaci salva vita che curano l’epatite C nel 95-100% dei casi.

Il primo dei farmaci innovativi in oggetto è stato autorizzato nel Dicembre 2014, ma reso rimborsabile solo ed esclusivamente per i pazienti con malattia grave o gravissima, attraverso limitazioni di accesso decise dall’Agenzia del Farmaco.

Tali limitazioni furono elaborate sulla scorta di un presunto impatto economico “devastante”, calcolato sul costo medio per terapia, ma soprattutto su un numero di pazienti da curare ancora indefinito.

Il solo fatto che nessuna Istituzione pubblica abbia provveduto a stimare con precisione il numero di pazienti con epatite C da curare rappresenta un primo fatto sorprendentemente negativo e che impedisce la elaborazione di qualunque stima di investimento necessario nel breve e medio periodo per garantire la cura per tutti i pazienti.

A una tale mancanza, ha cercato di provvedere l’associazione EpaC onlus, che attraverso la raccolta delle esenzioni per patologia di tutte le regioni Italiane, ha tentato di stimare il numero totale di pazienti diagnosticati ed eleggibili a un trattamento antivirale, in circa 160/180.000.

Se le nostre stime sono veritiere, e in virtù di imminenti rinegoziazioni dei prezzi dei farmaci con le aziende farmaceutiche, è assolutamente fattibile un piano di intervento pluriennale sostenibile per garantire la cura a tutti, da subito.

Vogliamo sottolineare che altri Paesi al mondo hanno già deciso di non porre alcun limite di accesso alle cure per l’epatite C, come l’Australia, il Portogallo, Olanda, Croazia ed altri Paesi.

Le limitazioni di accesso stanno generando una serie di storture e anomalie incredibili a cui stiamo assistendo da diversi mesi.

Parliamo del fenomeno del turismo farmaceutico, ovvero cittadini italiani che si recano nelle farmacie di Paesi come India, Marocco, Egitto per acquistare di tasca propria la formula generica di tali farmaci,disponibili per qualche migliaio di euro e altrettanto efficaci.

Nei fatti, per quello che ci riguarda siamo in presenza della fine dell’universalismo sanitario, da più parti sbandierato, poichè lo Stato non è più in grado di garantire l’assistenza farmaceutica necessaria a un esercito di pazienti.

Eppure, Signor Primo Ministro,

Ci viene detto che per curarci dobbiamo attendere che la malattia si aggravi, nonostante la letteratura scientifica e ogni elementare assunto sulla prevenzione, affermi chiaramente che le malattie infettive trasmissibili e cronico degenerative debbano essere bloccate e curate il prima possibile;

ma, soprattutto, ci viene detto che non ci sono le risorse per curare tutti.

Tuttavia nessuno sa quanti sono questi “tutti”.

Vogliamo e pretendiamo che questa follia cessi.

Noi, in rappresentanza di migliaia di pazienti affetti da epatite C, le chiediamo un intervento immediato per garantire la cura a tutti i pazienti attraverso uno stanziamento pluriennale ragionevole e che consenta all’Agenzia del Farmaco di eliminare immediatamente le restrizioni di accesso tuttora vigenti.

Cordiali saluti

Ivan Gardini
Presidente Associazione EpaC onlus

Filippo Schlosser
Presidente Nadir Onlus

Giuseppe Vanacore
Presidente ANED onlus

Sandro Mattioli
Presidente Plus Onlus

Salvatore Ricca Rosellini
Federazione Nazionale Liver-Pool Onlus                                                            

Cristina Cassone
Presidente FedEmo

Angela Iacono
Presidente Fondazione ItalianaThalassemia          

Giuseppe Canu
Presidente Forum Trapiantati e Ass. Nefropatici         

Massimo Oldrini
Presidente LILA onlus

Marco Borgogno
Presidente Nazionale A.I.T.F.

sab, maggio 14 2016 » news » No Comments

Arrestato Serpelloni

Giovanni Serpelloni, ex capo Dipartimento Antidroga, è stato arrestato oggi nell’ambito di un’inchiesta sugli appalti della Ulss 20 di Verona.






giovanni-serpelloniTre dirigenti dell’Ulss 20 di Verona sono stati arrestati dalla Gdf con l’accusa di turbativa d’asta e tentata concussione. Secondo quanto pubblicato dall’ANSA, tra gli arrestati c’è anche Giovanni Serpelloni, uomo fidato di Carlo Giovanardi e per questo già tristemente a capo del Dipartimento Politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Recentemente Serpelloni era stato reintegrato nel suo posto di lavoro a Verona a seguito del ricorso al Giudice del lavoro presentato dopo il licenziamento deciso dall’allora direttore generale dell’Ulss Maria Giuseppina Bonavina per via di una querelle nata attorno all’uso di un software clinico sulla gestione dei pazienti.

Per tutti e tre i dirigenti è stata disposta la misura dei domiciliari. In attesa di conoscere i dettagli sull’inchiesta e se le misure cautelari siano giustificate dai fatti per i quali è accusato Serpelloni, ricordiamo che per noi, e per il nostro sistema giuridico, ognuno è innocente sino a sentenza passata in giudicato.

Per approfondimenti sulla guida di Serpelloni al Dipartimento Antidroga vi rinviamo allo speciale Serpelloneide su fuoriluogo.it. Leggi il commento di Riccardo De Facci su il Manifesto del 15 maggio.

ven, maggio 13 2016 » news » 1 Comment

Svizzera e droghe, oltre il consumo zero

Matteo Ferrari scrive sulle nuove strategie svizzere sulle droghe per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto dell’11 maggio 2016.






matteo_ferrariIl governo svizzero ha adottato una strategia nazionale Dipendenze 2017-2024 che va oltre gli stupefacenti ed estende a tutte le sostanze (e al gioco d’azzardo) il modello dei quattro pilastri nato per gli stupefacenti. Nel presentare un affinamento di quanto già approvato, le autorità ricordano d’aver sviluppato una politica non più incentrata sull’astinenza. La svolta è avvenuta quando è stata abbandonata l’idea di considerare il consumatore come un criminale. La nuova politica dei quattro pilastri – prevenzione, terapia, riduzione dei danni e repressione – è poi stata inserita nella legge sugli stupefacenti con un ampio sostegno popolare.

Si vogliono ora affrontare le dipendenze nel paradigma d’una società liberale, che ricorre a mercati accessibili 24h su 24. In tale contesto, che non consente obblighi e divieti efficaci, bisogna mirare ad alleanze con produttori e commercianti e al dialogo con i consumatori.

Da sempre l’essere umano è alla ricerca di stati di ebbrezza e ogni cultur conosce forme di dipendenza. Oggi, però, siamo di fronte a molte sostanze e comportamenti a rischio di dipendenza, cui si aggiungono sempre nuove forme di dipendenza. La regolamentazione dell’offerta di tali consumi e il rafforzamento di queste specifiche competenze al consumo saranno fattori strategici.

L’attenzione si concentra sulle modalità di consumo: consumi non problematici, consumi problematici e dipendenze che necessitano d’una presa a carico. Per la Svizzera, la politica delle dipendenze è a cavallo tra la responsabilità sociale e quella individuale. È compito della società elaborare condizioni quadro che permettano di evitare per quanto possibile che dai consumi si sviluppino dipendenze.

La strategia nazionale Dipendenze pone al centro le persone, la loro qualità di vita e la loro salute, perseguendo le pari opportunità nel campo della salute. Presuppone che le persone siano in grado d’assumersi la responsabilità del proprio stile di vita e intende rafforzare il senso di responsabilità promuovendo l’alfabetizzazione sanitaria, permettendo cioè a ciascuno di prendere una decisione conoscendone i rischi e le possibili conseguenze.
L’individuo e chi gli è accanto, le sue condizioni di vita e la sua capacità di influire in prima persona sul mondo in cui vive svolgono un ruolo cruciale. Uno degli obiettivi strategici consiste nel rafforzare le risorse e le potenzialità a livello di salute. L’alfabetizzazione sanitaria dipende però molto da formazione, professione e situazione familiare. Bisogna sostenere i gruppi a rischio e particolare attenzione è da prestare a chi un reddito o un livello di formazione basso e ai migranti. È comprovato, infatti, che i comportamenti dannosi per la salute sono sostanzialmente determinati dalle condizioni di vita. Per il loro miglioramento sono quindi necessarie misure strutturali, che promuovono la salute al di fuori del sistema sanitario, ad esempio la lotta alla povertà.
Per aiutare le persone a privilegiare un uso delle sostanze e comportamenti a basso rischio, bisogna creare condizioni quadro per favorire tale evoluzione. In particolare, lo stato di salute dei migranti è meno buono di quello degli autoctoni, poiché sono esposti a maggiori rischi per la salute e hanno più difficoltà ad accedere al sistema sanitario. Spesso le loro conoscenze in materia di promozione della salute sono insufficienti e hanno difficoltà di comprensione al contatto con le istituzioni sanitarie. Pertanto la strategia nazionale Dipendenze farà capo anche alle esperienze raccolte nel Programma nazionale migrazione e salute.

mer, maggio 11 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Armistizio sulla droga, l’Onu è pronta?

Marco Perduca torna sugli esiti della sessione ONU sulla droga UNGASS 2016 per la rubrica di fuoriluogo su il Manifesto del 4 maggio 2016.






Marco PerducaNel suo intervento davanti alla plenaria della sessione speciale dell’Assemblea generale sulle droghe, Ungass, il Ministro Andrea Orlando ha affermato che l’approccio delle Nazioni unite “deve essere pragmatico piuttosto che ideologico: orientato ai risultati e che incoraggi gli Stati a promuovere politiche pubbliche motivate dal criterio dell’efficacia piuttosto che dalla demagogia”.

Niente di più condivisibile, ma niente che l’Italia avesse detto all’Onu negli ultimi anni. L’ideologia a cui fa riferimento Orlando è quella del proibizionismo che ritiene gli stupefacenti pericolosi e quindi da vietare, la demagogia è quella che divide la società in “drogati” e persone “normali” e vuole un “mondo libero dalla droga”.

La Ungass dell’aprile scorso si è aperta con l’adozione della dichiarazione di chiusura, un forzatura procedurale che dimostra la frattura tra approcci nazionali e regionali e la scomparsa di un comune sentire. Per non rompere il consenso, e soprattutto il vaso di Pandora che lo contiene, il documento di 24 pagine, ordito da un ristretto gruppo di paesi, ha dovuto tener insieme vuoti proclami di politiche “integrate, olistiche e bilanciate” e timidi accenni a riforme necessarie.

Pur adottato all’unanimità, l’outcome document è stato criticato ufficialmente da molti paesi per la mancata denuncia dell’uso della pena di morte per reati connessi agli stupefacenti e l’assenza di attenzione a contesti in cui si affrontano i problemi nel tentativo di risolverli in base a evidenze scientifiche. Una riunione di così alto livello, dove si adottano le conclusioni in esordio, è sembrata un’offesa all’importanza delle Nazioni Unite ma ha anche segnato l’inizio di una fase storica di cambiamento.

Avendo chiuso il dibattito dopo due ore, la Ungass si è trasformata quindi nel più grande simposio sul “controllo mondiale delle droghe” che sia mai stato organizzato. L’unico paragrafo della dichiarazione che s’è affacciato sistematicamente nelle cinque tavole rotonde ufficiali e nelle decine di eventi organizzati ai piani inferiori del Palazzo di Vetro è stato quello relativo alla “flessibilità interpretativa” delle Convenzioni.

Nelle intenzioni dei governi che hanno acconsentito a un documento consensuale, giocoforza debole, c’era anche quella di sganciare l’implementazione dei tre documenti Onu da un’interpretazione prevalentemente punizionista. La flessibilità viene invocata per promuovere la depenalizzazione dell’uso personale, le alternative al carcere, la proporzionalità delle sanzioni, programmi di riduzione dei rischi e dei danni che includano anche la somministrazione delle sostanze sotto controllo medico, l’uso tradizionale o religioso di alcune piante, l’aumento della produzione di oppiacei. Insomma flessibilità è sinonimo di buon senso che però esclude la legalizzazione.

Quella del 2016 era una Ungass di passaggio verso una sessione che nel 2019 dovrà rivedere la dichiarazione politica del 2009. Il modo migliore per abbandonare i dogmi e la demagogia è quello di proporre risposte di governo per fenomeni reali e diffusi senza pretendere di cancellarli. L’ingresso dell’Italia tra i paesi che laicamente si pongono di fronte al controllo delle dipendenze e dei rischi e danni a loro connessi deve esser nutrito di fatti concreti. La convocazione della VI Conferenza nazionale sulle droghe, assente dal calendario istituzionale dal 2009, è urgente: è quello il luogo istituzionale dove il Governo deve passare dalle parole ai fatti. Aspettiamo fiduciosi che le parole del Ministro Orlando si facciano strada nel Governo.

PS: Di questi temi si discuterà sabato mattina a Firenze (area San Salvi, palazzina 31, ore 10) in un incontro del Cartello di Genova promosso da Forum Droghe.

Speciale Ungass su www.fuoriluogo.it

 

 

mer, maggio 4 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Droghe. Da New York a Firenze spira il vento del cambiamento

Maria Stagnitta e Hassan Bassi presentano l’assemblea di Forum Droghe che si terrà sabato 7 maggio a Firenze.






Il 7 maggio l'assemblea di Forum Droghe a Firenze

Il 7 maggio l’assemblea di Forum Droghe a Firenze

Nell’ultimo anno la questione relativa alle politiche sulle droghe ha assunto un rilievo inusuale nel dibattito internazionale anche grazie al coraggio di alcuni stati che hanno deciso di regolamentare il mercato della cannabis e di depenalizzare il consumo di droghe. L’appuntamento Onu sulle droghe (Ungass 2016),  appena concluso a New York, e di cui abbiamo aggiornato i lettori del Il Manifesto, ha amplificato la voce del cambiamento in atto in mezzo mondo, ma non è stato in grado di produrre un documento che rispecchiasse onestamente il dibattito che si è sviluppato con parole nuove nel palazzo di vetro.

In Italia mai come in questo periodo si sono percepiti tutti i limiti di della mancanza di una presa di posizione chiara e netta nella politica delle droghe da parte del governo; navighiamo in una schizofrenia istituzionale che va dalla depenalizzazione dei reati minori anche di piccolo spaccio alle perquisizioni con i cani antidroga nelle classi delle scuole superiori di mezz’Italia (marzo 2016 sarà ricordato come mese horribilis con decine di interventi dai risultati risibili). Positivo è stato il discorso del Ministro della Giustizia Andrea Orlando all’Onu ma in madre patria continua la totale deresponsabilizzazione governativa rispetto alle contraddizioni di una legge vecchia di 26 anni che ancora incarcera chi coltiva una pianta di cannabis sul balcone e il taglio delle risorse dedicate ai servizi.

Al Dipartimento Politiche Antidroga si respira aria nuova in discontinuità con la passata gestione di Serpelloni ma manca ancora una delega politica che consenta un’interlocuzione con un soggetto responsabile per le politiche sulle droghe. 200 parlamentari hanno presentato una proposta di legge di legalizzazione del mercato della cannabis, ma sembra che questo sia per adesso a loro sufficiente. In un momento di tale confusione a cui gli Onorevoli Gasparri e Giovanardi non si sono potuti esimere  dal contribuire confondendo l’attivismo politico volontario con le gite domenicali, le associazioni e i movimenti hanno mantenuto la barra dritta e una capacità di riflessione e confronto sul tema droga sempre più ampia, seria e profonda.

I risultati sono molteplici: tre proposte di legge su cannabis e revisione 309/90, offerte alla discussione anche in Parlamento, di cui l’ultima, sottoscritta anche dal Sindaco di Parma, Federico Pizzarotti.  E, soprattutto la Conferenza “Da Genova a Milano sulle orme di Don Gallo. Cambiamo verso sulle droghe. Adesso!” che si è di fatto sostituita alla conferenza sulle droghe governativa che manca da 7 anni.

L’assemblea di Forum Droghe di sabato prossimo a Firenze sarà l’occasione per un confronto aperto sui risultati di UNGASS e sulle prospettive di lavoro a livello internazionale e locale a partire dai contenuti condivisi dal Cartello dei Genova nella Carta di Milano 2015: completa revisione delle previsioni sanzionatorie, penali e amministrative affinché le persone che usano sostanze siano liberate dalla criminalizzazione penale e dalle sanzioni amministrative stigmatizzanti ed invalidanti; depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze destinati ad uso personale; regolamentazione della produzione e della circolazione di cannabis e derivati e libera coltivazione per uso personale. E soprattutto il rilancio e la riorganizzazione dei servizi per le dipendenze nella prospettiva della “riduzione del danno” secondo pratiche salvavita sempre più diffuse nel mondo come l’analisi delle sostanze e la predisposizione di forme e luoghi per il loro uso sicuro (stanze del consumo).

mar, maggio 3 2016 » news » No Comments

La Million Marijuana March alla manifestazione Stop TTIP

Il 7 maggio a Roma anche la Million Marijuana March parteciperà alla manifestazione Stop TTIP con un proprio spezzone di corteo.






millio-ttip#‎ROMA‬, SABATO 7 MAGGIO 2016

Million Marijuana March Italia, partecipa ed invita a partecipare alla Manifestazione Nazionale Stop TTIP – Italia del 7 Maggio 2016 a Roma, dove saremo presenti con un nostro spezzone, come sempre danzante, colorato e creativo (a breve, la lista delle crew che suoneranno sui carri, consultabile anche su www.reggae.it).

Appuntamento alle ORE 14:00 in Piazza della Repubblica.

Per maggiori info, iscriviti all’evento facebook:
www.facebook.com/events/205281879857363

[Riceviamo e pubblichiamo]

AGRORESISTENZA CANNABICA
per difendere oggi i futuri raccolti, a partire dal seme!

“CONTRO OGNI FORMA DI MONOPOLIO ED OLIGOPOLIO, PER RIAPPROPRIARCI DELLA COLTIVAZIONE DI CANNABIS E TUTELARE I BENI COMUNI PATRIMONIO DELL’UMANITÀ. COME SEMPRE IN DIFESA DEI DIRITTI DI TUTTE E DI TUTTI E MAI DEGLI INTERESSI ECONOMICO-FINANZIARI DI POCHI”

Partecipare e dare il nostro contributo a questa importantissima iniziativa nell’ambito della Campagna Stop TTIP è per noi il normale prosieguo di un percorso che, da sempre, ci oppone alle prepotenze delle multinazionali, in difesa dei BeniComuni sottratti all’umanità intera, per favorire gli enormi interessi economico-finanziari di pochi.

Uno di questi beni comuni è proprio la ‪#‎cannabis‬, che in Italia rischiamo di vederci nuovamente sottratta (prima ancora di essere stata liberata) per mezzo della proposta di legge Intergruppo Cannabis legale, finalizzata al ‪#‎monopolio‬ benché mascherata da ‪#‎legalizzazione‬.

Nella guerra tra BANDE DI SPECULATORI per la ricomposizione dei propri equilibri, l’iniziativa parlamentare del cosiddetto “INTERGRUPPO” costituisce il tentativo di sostituire il controllo esclusivo oggi affidato alle mafie, con un MONOPOLIO SULLA CANNABIS, questa volta legale, da poter legittimamente cedere agli amici degli amici, tramite il meccanismo delle (redditizie) concessioni governative e certamente NON per restituire la pianta al genere umano, unico legittimo proprietario.

Intenzionati a batterci anche contro questa ennesima tentata rapina – E GIÀ ALL’OPERA PER CONCRETIZZARE LE NOSTRE FUTURE MOBILITAZIONI – manifesteremo il 7 maggio insieme alle realtà che da sempre si battono per l’acqua pubblica, per la difesa dei territori e della futura vivibilità del pianeta, opponendosi al saccheggio dei beni comuni in quelle battaglie che rappresentano, di fatto, la ‪#‎Resistenza‬ del terzo millennio allo strapotere della finanza.

Il ‪#‎proibizionismo‬ della cannabis, introdotto del 1937 negli USA e subito dopo esportato in tutto il resto del mondo, è stato il primo esempio (e lampante) della globalizzazione finalizzata al CONTROLLO DELLE RISORSE, la cui privatizzazione e monopolizzazione avviene imprigionando – e purtroppo, a volte, anche torturando ed uccidendo – chiunque osi violare il DIVIETO DI COLTIVAZIONE PERSONALE della pianta proibita.

Del resto, la cannabis è il laboratorio dove si sono potute sempre sperimentare, grazie allo strumento del proibizionismo, le tecniche più estreme di privatizzazione, alcune delle quali sono state successivamente applicate anche a altre coltivazioni.

Per queste e molte altre terribili ragioni, il 7 maggio manifesteremo PER BLOCCARE IL ‪#‎TTIP‬, un pericolosissimo accordo internazionale di natura economica tra STATI UNITI e UNIONE EUROPEA, che, ancora una volta, per il profitto di pochissimi, attacca quel Diritto delle popolazioni definito da La Via Campesina “Sovranità alimentare”.

Tenteranno di distruggere le ‪#‎biodiversità‬ e le piccole produzioni tipiche locali, alla base delle radicate culture popolari, per sostituire ciò che fino ad ora ci ha permesso di alimentarci, con i prodotti della grande industria agroalimentare, controllata dalle corporation multinazionali.

Tra le numerose aberrazioni, il TTIP vorrebbe imporre agli agricoltori il divieto ad usare le sementi delle proprie biodiversità, per sostituirle con SEMI CERTIFICATI, anche ‪#‎OGM‬, autorizzati e venduti dalle multinazionali tramite le società da loro controllate.

Per la cannabis, oltre a questo trattato internazionale – che ci auguriamo non venga mai ratificato – il controllo delle sementi rischia di essere blindato a partire dall’Italia e su due fronti ben distinti.

Alla ‪#‎Camera‬, attraverso il tentativo contenuto nella proposta legge ‪#‎CannabisLegale‬ di imporre un regime di monopolio anche sui semi e non solo sulla produzione e sulla vendita di infiorescenze e derivati (vedi: bit.ly/comunicato-3-marzo-2016).

Al ‪#‎Senato‬, attraverso la proposta del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (Mipaaf) di rendere già illegale la compravendita di semi NON certificati, inserendo un nuovo illecito amministrativo nel DDL contenente le nuove “DISPOSIZIONI PER LA PROMOZIONE DELLA COLTIVAZIONE E DELLA FILIERA AGROINDUSTRIALE DELLA CANAPA”, approvato la scorsa estate alla Camera ed ora in fase di discussione finale per l’approvazione definitiva (vedi: bit.ly/indipendenza-semi).

 

mar, maggio 3 2016 » Agenda » No Comments

A New York archiviata la war on drugs

Grazia Zuffa commenta i lavori di UNGASS 2016 per la rubrica di fuoriluogo su il Manifesto del 27 aprile 2016.






zuffaPer Ungass 2016, appena conclusa a New York, è tempo di non facili bilanci. Se ripercorriamo gli obiettivi e le aspettative del movimento internazionale delle Ong, è comprensibile un certo amaro in bocca. Il documento finale (outcome document) ripercorre in gran parte il modello declamatorio ideologico delle passate Assemblee Generali, senza passi avanti: ad esempio, si riconferma la fedeltà alle Convenzioni, senza prendere in considerazione alternative; nessun termine alla pena di morte per reati di droga e neppure richiesta di moratoria delle esecuzioni; nessuna indicazione per la decriminalizzazione del consumo personale, né per la riduzione del danno. Per di più, a sancire la volontà di chiudere subito i giochi, il documento è stato approvato addirittura prima dell’inizio del dibattito generale.

Eppure, appena finito il voto, è emersa a sorpresa la vera novità: un dibattito diretto e acceso su questioni chiave, con fronti contrapposti ben definiti, senza l’usuale linguaggio felpato della diplomazia. I paesi latino- americani promotori di questa Assemblea straordinaria (Colombia, Messico e Guatemala) hanno ripercorso le ragioni dell’insostenibilità (economica, politica, democratica) della war on drugs, ribadendo la necessità di un cambio di passo che allinei il controllo globale della droga al rispetto dei diritti umani. Ed è apparso chiaro dalle loro parole che la ricerca è a tutto campo, verso soluzioni anche al di fuori dei limiti delle Convenzioni (“ci sono altri strumenti in campo, la regolazione dei mercati della cannabis o della foglia di coca in Bolivia ne sono esempi” – ha detto Milton Romani, responsabile delle politiche antidroga dell’Uruguay. Siamo solo all’inizio di un percorso, ha concluso).

Dall’altro versante, il fronte dei “duri” ha argomentato in posizione nettamente difensiva. Così è stato per la pena di morte, rivendicata dall’Indonesia (a nome di altri paesi asiatici, africani, medio orientali) in quanto “scelta nazionale di politiche di giustizia”. Ancora più chiaro il cambio di registro sulla riduzione del danno. Un tempo ignorata o dismessa come “eresia antiproibizionista”, a New York la riduzione del danno è stata rappresentata dai tough on drugs come “l’approccio dei paesi occidentali, alternativo alla riduzione della domanda” (la riduzione della domanda è la nostra strategia, fatta di prevenzione e di risposta penale, non forzateci a scegliere la riduzione del danno – si è raccomandato il rappresentante di Singapore – a nome dei paesi asiatici).

L’approdo politico di Ungass 2016 l’ha riassunto il Segretario di Stato statunitense, William Brownfield: riformare le politiche all’interno della “flessibilità” delle Convenzioni, ridimensionare l’approccio penale, puntando sui reati violenti di traffico e tralasciando i reati minori non violenti e il consumo, cui si addice l’intervento sanitario, non la risposta carceraria (subito dopo Milton Romani ha convenuto, sposando il “riequilibrio” a favore dell’approccio di sanità pubblica).

Cambiare corso lasciando intatte le Convenzioni: è un compromesso accettabile? Per il momento, la “flessibilità” sembra l’unico strumento per tenere insieme i due fronti e lo stesso sistema di controllo Onu. Il rischio è di una divaricazione crescente fra i paesi, in seguito al “rimpatrio” delle politiche. Col vantaggio però di veder “deperire” le Convenzioni, nel loro (discutibile) carattere di prescrizione penale. Forse, solo il declino delle Convenzioni può aprire la strada alla loro possibile riforma, verso un impianto alternativo di promozione civile e umana.

Per noi Italiani, c’è anche altro di cui prendere nota: il discorso del ministro Orlando, prudente ma deciso sulla via del rinnovamento. Un cambio di passo via dal sentiero di Giovanardi e Serpelloni.

(corrispondenze da Ungass su www.fuoriluogo.it)

mer, aprile 27 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Riunione laboratorio leggi il 30 aprile a Ferrara

Il laboratorio sulle leggi del Cartello di Genova si ritrova il 30 aprile a Ferrara.






Care amiche, cari amici,

con un po’ di ritardo rispetto alle previsioni, siamo ad invitarvi a partecipare alla prosecuzione del lavoro del laboratorio del Cartello di Genova su Leggi e relazione annuale che abbiamo organizzato a Milano lo scorso novembre.

L’appuntamento, che vorremmo focalizzare sull’analisi delle ormai numerose proposte di legge in campo sulla riforma della regolamentazione delle sostanze, si terrà in concomitanza con l’assemblea de la Società della Ragione a Ferrara:

Sabato 30 aprile 2016
presso la Sala Rossa della Camera del Lavoro di Ferrara
Piazzetta Verdi 5 a Ferrara

con il seguente Ordine del Giorno:

Ore 10/13 Riunione del laboratorio sulle leggi del Cartello di Genova

Ore 13/15 Pausa pranzo

Ore 15/18 Assemblea statutaria de la Società della Ragione

A questo link trovate il dossier di Fuoriluogo con le principali proposte di legge sul tavolo, aggiornato con la nuova legge di iniziativa popolare per cui tra breve partirà la raccolta firme.

Per motivi organizzativi vi prego di segnalare la presenza alla mail leo@leonardofiorentini.it.

Qui sotto informazioni per raggiungere la sede dell’incontro.

Come Arrivare
Visualizza su Google Maps:
https://www.google.com/maps/place/Camera+Del+Lavoro+Territoriale+-+Cgil/@44.831559,11.61971,16z/data=!4m2!3m1!1s0x0:0x188bd4e6318a87d3?hl=it-IT

Treno: dalla Stazione di Ferrara sono disponibili taxi (corsa di 10 minuti scarsi) oppure Bus:
Dal piazzale antistante la Stazione – Linea 2 direzione Viale Olanda (fermata Carlo Mayr-Piazzetta Verdi, corse ogni 30 min.)
Dal Piazzale di fronte Stazione – Linea 11/A e 11/B direzione Chiesuol del Fosso/Ospedale San Giorgio (fermata Corso Porta Reno poi 450m a piedi, corse ogni 15 min.)
Scarica gli orari dei Bus urbani Tper del Bacino di Ferrara.
A piedi dalla Stazione in circa 25 minuti.

In auto: parcheggi a pagamento in Piazza Travaglio, ex Mercato Cavalli, Via dei Baluardi e Parcheggio Centro Storico (consigliato per sosta lunga). Quest’ultimo, il più lontano, si trova a 500 metri dalla Camera del Lavoro.

In aereo: navetta aeroportuale Fly&Bus dall’Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna. Vedi gli orari.

gio, aprile 21 2016 » Agenda » No Comments