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Droghe e Diritti

Droghe, all’Onu si parla spagnolo

Marco Perduca scrive sul dibattito di “alto livello” sulle droghe dell’ONU per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 20 maggio 2015.

marco-perducaIl 6 e 7 maggio scorsi, al Palazzo di Vetro si son tenuti una serie di incontri in occasione del “dibattito di alto livello” convocato dal Presidente dell’Assemblea Generale come appuntamento preparatorio dell’Ungass 2016 – la sessione speciale dell’Assemblea Generale sulla droga, la prima dopo quella del 1998, che si svolse sotto lo slogan “Un mondo senza droga. Possiamo farcela”. Se a marzo alla Commissione Droghe di Vienna (Cnd 2015) s’era già segnalato l’emergere di un fronte di scettici dello status quo proibizionista, a New York si è finalmente passati alla critica costruttiva.

Jan Eliasson, vice di Ban Ki-moon, ha ricordato che lo scopo dell’Onu è di alleviare le tragedie umane, di promuovere una vita dignitosa contro tutte le discriminazioni e che l’uso del diritto penale per governare certi fenomeni sociali va nella direzione opposta. Sul fronte dei governi, i capofila dello scontento sono stati i paesi latino-americani  (per due ore la lingua ufficiale dell’Onu è stato lo spagnolo) guidati dalla Colombia, il cui ministro della giustizia Reyes Alvarado ha elencato ciò che occorre fare: recuperare l’obiettivo originario delle Convenzioni, cioè migliorare la salute e il benessere pubblico; allineare le politiche sulle droghe con gli impegni relativi alla protezione e promozione dei diritti umani, inclusa l’abolizione della pena di morte; garantire il diritto alla salute, focalizzandosi sull’eliminazione dei danni e sull’accesso alle medicine essenziali; definire misure per affrontare le nuove sostanze e rivedere i sistemi per la riclassificazione delle stesse; riconoscere agli stati membri ampio margine per adeguare ai propri contesti nazionali le politiche internazionali di controllo; migliorare la partecipazione di tutte le agenzie dell’Onu e della società civile ai lavori di preparazione dell’Ungass; promuovere alternative all’incarcerazione, quindi decriminalizzare l’uso; promuovere lo sviluppo alternativo e tutelare l’ambiente. Puro buon senso riformatore. Da parte di chi ha subito gli effetti nefasti della guerra alla droga.

Una settimana dopo queste parole, con motivazioni legate alla salute pubblica e all’inquinamento, il governo liberal-conservatore di Bogotà ha sospeso l’ultra ventennale Plan Colombia, cioè le fumigazioni aeree delle piantagioni di foglia di coca che alcune stime ritengono essere costate quasi due miliardi di dollari senza aver ridotto minimamente le oltre 300 tonnellate annue di pasta di coca prodotta nel paese andino. Una repressione cieca e inutile.

Durante il dibattito in plenaria e negli eventi laterali a New York, l’Organizzazione mondiale della salute (Oms) ha insistito sulla necessità di privilegiare gli aspetti dell’uso degli stupefacenti legati alla salute, l’Università delle Nazioni Unite ha richiamato la necessità di una valutazione delle strategie in atto, mentre invece, buon ultimo ma per questo non certo meno importante, lo United Nations Development Program (Unpd) considera la guerra alla droga un potente limite allo sviluppo umano ed economico di intere regioni e nei prossimi mesi elaborerà degli indicatori per offrire ulteriori elementi all’ allarme.

Di fronte a tutto ciò, l’Europa continua a mantenere un profilo basso ritenendo che il grosso del lavoro debba esser fatto a Vienna dove l’Ufficio sulle Droghe e il Crimine, (Unodc), continua a non volersi confrontare con questo nuovo scenario di crescenti richieste riformatrici – e non solo perché il direttore è un diplomatico russo.  E’ vero che durante l’Ungass l’Unione Europea sarà presieduta dal governo olandese, ma occorre arrivarci preparati per cogliere appieno l’occasione.

gio, maggio 21 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Rototom, Bob Marley è innocente!

Leonardo Fiorentini scrive sull’aultima udienza al Processo al Rototom per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 13 maggio 2015.

Leonardo FiorentiniOggi a Udine si svolge l’ultima udienza del processo che vede imputato Filippo Giunta, lo storico organizzatore del Rototom Sunsplash, per agevolazione del consumo di sostanze durante l’edizione del Festival del 2009, l’ultima ad essere organizzata a Osoppo nel parco del Rivellino.

Un processo iniziato sull’onda repressiva della Fini-Giovanardi e di una furiosa caccia alle streghe. A seguito dell’assedio lanciato dalle forze dell’ordine durante quell’edizione, furono effettuati 103 arresti fra i 150.000 frequentatori del festival ai sensi della nuova normativa antidroga. Per lo più consumatori di cannabis, vero obbiettivo della legge. Un assurdo accanimento nei confronti del Festival che coinvolse anche Ispettorato del lavoro, Vigili del Fuoco, NOE, NAS, Finanza, Vigili urbani di vari comuni, tutti impegnati a trovare fantasiose irregolarità nell’organizzazione del Rototom.

Oggi Giunta, assistito dagli avvocati Alessandro Gamberini e Simona Filippi, sarà in tribunale per rendere la sua testimonianza e forse per ascoltare la sentenza. Siamo convinti che si arriverà ad una piena assoluzione ma un grave delitto è stato far perdere ad Osoppo un grandissimo evento musicale e culturale. Il Friuli, terra di Pier Paolo Pasolini, Loris Fortuna e Beppino Englaro, è stato purtroppo il teatro di una operazione repressiva e di censura di un’intera comunità, colpevole di amare il reggae e quindi la cannabis, per una supposta proprietà transitiva fantasiosamente applicata al diritto penale.

Osoppo rimpiange il suo Festival, che aveva garantito più di 500.000 euro di investimenti regionali sul Parco del Rivellino, e che secondo stime de il Sole 24 ore faceva girare fra i 5 e i 7 milioni di euro. Un rimpianto per gli amministratori di Osoppo, che insieme all’intera comunità locale e ad un vasto movimento di artisti, intellettuali e attivisti si sono schierati nel tempo al fianco degli organizzatori sotto lo slogan “Non processate Bob Marley”.

Del resto in Spagna a Benicassim, dove è emigrato nel 2010, il festival è cresciuto continuamente confermandosi come il Festival Reggae più importante d’Europa incrementando le presenze sino alle 240 mila dello scorso anno. L’Università di Castellon ha stimato una ricaduta economica sul territorio di circa 24 milioni di euro. Anche per questo difficilmente Rototom tornerà in Italia. Insomma Osoppo, il Friuli e l’Italia hanno perso, a causa dell’ottusa foga proibizionista, non solo un grande evento musicale e culturale, ma anche una grande risorsa per l’economia locale.

Con la sentenza di oggi ci auguriamo si compia un ulteriore passo verso la sconfessione delle politiche proibizioniste italiane, almeno nelle aule dei tribunali. Mentre il mondo guarda avanti, oltre la war on drugs, le sue vittime ed i suoi palesi insuccessi, in Italia il dibattito sulla riforma della politica sulle droghe fatica ad arrivare sui tavoli della politica nonostante la Fini-Giovanardi sia ormai stata cancellata dalla Corte Costituzionale. Se in Parlamento qualcosa si muove, con la costituzione di un intergruppo per la legalizzazione della cannabis recentemente promosso da Benedetto Della Vedova, il Governo pare voler far finta di niente. Il Cartello di Genova sta mettendo a punto un calendario di iniziative con al centro la pubblicazione di un nuovo Libro Bianco sugli effetti della legge antidroga. La Società della Ragione intende aprire il confronto su una nuova legge sulle droghe, proprio da Udine. Un appuntamento fondamentale, per costruire una posizione italiana seria e riformatrice in vista di UNGASS 2016, la sessione ONU sulle droghe prevista per il prossimo anno.

mer, maggio 13 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Il percorso di ricerca sui consumi di droghe nei setting naturali (2009-2014)

Presentazione Forum Droghe, in collaborazione con Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza della Toscana (CTCA) e l’università di Firenze, e col sostegno della Regione Toscana, ha condotto una ricerca qualitativa in due stadi fra i consumatori di cocaina toscani nei setting naturali (fra soggetti cioè reclutati non attraverso i servizi per le dipendenze) nel 2009/2010 e […]

Presentazione

Forum Droghe, in collaborazione con Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza della Toscana (CTCA) e l’università di Firenze, e col sostegno della Regione Toscana, ha condotto una ricerca qualitativa in due stadi fra i consumatori di cocaina toscani nei setting naturali (fra soggetti cioè reclutati non attraverso i servizi per le dipendenze) nel 2009/2010 e nel 2010/2011 (I consumi giovanili nei setting naturali: ricerca fra i consumatori di cocaina). Sempre nel 2009/2010, Forum Droghe ha condotto una ricerca qualitativa a Torino, fra i consumatori di cocaina (La percezione dei consumatori di cocaina circa l’uso “controllato” e “incontrollato”).

Nel 2012/2013, in collaborazione con Agenzia Regionale di Sanità della Toscana, è stato condotto un nuovo studio sui consumi di alcol e droghe fra i giovani reclutati nelle scene del divertimento notturno (Sostanze legali e illegali nel mondo giovanile: modelli di consumo, contesti e tendenze).

Lo studio in due step 2009-2011 in Toscana, I consumi giovanili nei setting naturali: ricerca fra i consumatori di cocaina, è stato condotto intervistando 115 soggetti tramite un questionario semistrutturato. Sono state inoltre effettuate 10 interviste in profondità e condotti 2 focus group.

Lo studio 2009/2010 di Torino, La percezione dei consumatori di cocaina circa l’uso “controllato” e “incontrollato”, ha coinvolto 21 soggetti con interviste in profondità.

Lo studio 2012/2013 sui consumi di alcol e droghe, Sostanze legali e illegali nel mondo giovanile: modelli di consumo, contesti e tendenze, ha coinvolto 103 soggetti tramite interviste semistrutturate e interviste in profondità (10). Sono inoltre stati condotti due focus group.

Seguendo un filone di ricerca psicosociale ispirato al social learning, che ha preso l’avvio in America e nel Nord Europa, questi studi si sono proposti di indagare i modelli di consumo di droga e la loro evoluzione nel tempo insieme alla percezione dei consumatori circa il consumo controllato/incontrollato, alla ricerca delle strategie individuali di autoregolazione dei consumatori stessi e dei meccanismi di regolazione sociale.

Pubblicazioni

cocaina il consumo controllatoNel volume Cocaina, il consumo controllato (2010), a cura di Grazia Zuffa, Edizioni Gruppo Abele, Torino, sono presenti saggi circa il primo step delle ricerche 2009/2010 in Toscana e sullo studio di Torino (S.Bertoletti, P.Meringolo, Viaggio fra i giovani consumatori invisibili, pp.161-190; S. Ronconi, Non solo molecole. Evidenze biografiche e stereotipi chimici, pp.109-159).

I risultati più importanti dei due step della ricerca toscana I consumi giovanili nei setting naturali: ricerca fra i consumatori di cocaina sono stati esposti nel saggio di Grazia Zuffa, Patrizia Meringolo, Fausto Petrini (2014), “Cocaine users and self regulation mechanisms”, in Drugs and Alcohol Today (Emerald), vol.14, issue 4, pp.194-206, (ISSN: 1745-9265);

I risultati principali dello studio 2012/2013 Sostanze legali e illegali nel mondo giovanile: modelli di consumo, contesti e tendenze sono reperibili nel volume di ARS Toscana (2014), Dal consumo integrato alla marginalità sociale: lo stato delle dipendenze patologiche in Toscana, pp.77-112;

Materiale scaricabile

  • Report dello studio I consumi giovanili nei setting naturali: ricerca fra i consumatori di cocaina
    Scarica in formato pdf: Cocaina-Toscana-report.pdf
  • Report dello studio La percezione dei consumatori di cocaina circa l’uso “controllato” e “incontrollato”
    Scarica in formato pdf: Report-cocaina-Torino.pdf
  • Report dello studio Sostanze legali e illegali nel mondo giovanile: modelli di consumo, contesti e tendenze
    Scarica in formato pdf: report-ricerca-ARS.pdf

mar, maggio 12 2015 » Studi e Ricerche » No Comments

La scena della canapa: salva la data per la summer school 2015

Summer School 2015. Firenze, 3-4-5 settembre 2015 presso il Centro Studi CISL, via della Piazzola 71

cannabisSummer School 2015
Firenze, 3-4-5 settembre 2015
Centro Studi CISL, via della Piazzola 71

La scena della canapa.
Mappe, strumenti e dialoghi per una transizione in atto

Il processo di normalizzazione della canapa – nella sua più ampia accezione per come suggerito da Zinberg – ci pone, non da oggi, di fronte alla necessità di innovare sguardi e competenze.

Quella della canapa è una scena in rapida e profonda transizione, a più dimensioni: sono mutati o sono in movimento la percezione sociale attorno al suo consumo, gli stili di consumo – quelli giovanili in modo particolare,   le pratiche naturali dei consumatori in prospettiva di autoregolazione e controllo e le nuove modalità di autorganizzazione, le politiche e i passaggi legislativi che in diverse parti del mondo hanno imboccato la strada della legalizzazione e delle diverse forme di regolazione, investendo anche lo scenario delle strategie globali. Si è aperta una stagione che è anche fatta di ambivalenze: se da un lato infatti cresce socialmente e culturalmente la prospettiva della normalizzazione, in cui perde terreno la centralità del sistema dei controlli formali e legali a favore di contesti e dinamiche di governo sociale del consumo, con un nuovo protagonismo dei consumatori e delle loro pratiche, dall’altro lato emergono nuove problematiche legate a modelli di consumo definito “intensivo” e alla produzione di canapa modificata che, ad esempio, portano l’EMCDDA a promuovere per il 2015 un’azione mirata al trattamento dei problemi correlati. Un dibattito ancora aperto, su cui gli osservatori, le conoscenze e le esperienze sia degli operatori sia dei consumatori hanno sguardi che è oggi reciprocamente significativo sviluppare e confrontare.

Lo scenario che si prospetta, infatti, pone questioni che sono indubbiamente ma non esclusivamente di “politica delle droghe” o di architettura legislativa: di più, esso interroga e intercetta da vicino le pratiche professionali che sono influenzate da “un diverso setting” del consumo destinato ad avere ricadute tanto sulle strategie dei consumatori quanto sui modelli operativi degli interventi.

La domanda che poniamo al centro del percorso di quest’anno è: la normalizzazione del consumo di canapa e la direzione che si sta prospettando a livello globale e locale in ambito regolativo e di governo sociale del fenomeno, disegnano un contesto favorevole a interventi efficaci di promozione di consumo controllato, di prevenzione dei rischi e dei danni correlati, e di trattamento dei consumi intensivi? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questi trend dal punto di vista delle pratiche professionali? E quali sono oggi i punti di convergenza e accordo tra consumatori e operatori? E, ancora: cosa suggeriscono le pratiche e gli osservatori di chi lavora in questo campo?

L’obiettivo che il percorso della Summer School 2015 vuole perseguire è quello di individuare scenari praticabili di innovazione dei modelli operativi e delle prassi relative ai consumi di cannabis, con attenzione ai consumai giovanili e alla valorizzare delle pratiche naturali dei consumatori

Le aree che il percorso propone:

  • un aggiornamento sui risultati della ricerca internazionale e nazionale attorno agli stili di consumo della canapa, con il coinvolgimento degli “osservatori” sul campo di ricercatori, operatori e consumatori;
  • apprendimenti dalla pratiche professionali, nei diversi ambiti del trattamento dei consumi intensivi, del sostegno all‘autoregolazione e alla limitazione dei rischi
  • apprendimenti dalla pratiche naturali e/o organizzate dei consumatori e confronto sulla loro ricaduta in termini proattivi
  • analisi e confronto su forza/debolezza delle prassi attuali
  • aggiornamento su norme e trend -legislativi in atto o che si prospettano
  • identificazione comune dei possibili trend di innovazione

Come da tradizione, la Summer School 2015 intende valorizzare competenze e saperi dei partecipanti, offrire ai corsisti l’opportunità di rivedere i modelli operativi esistenti alla luce dei nuovi trend, ampliare lo sguardo sui fenomeni grazie al pluralismo dei contributi di relatori di diverse discipline e sguardi e a una prospettiva internazionale.

Anche quest’anno la Summer School si avvarrà di un contributo a livello europeo, con la presenza di Tom Blickman (TNI, NL) che ha curato il più recente e approfondito studio attorno alle prospettive delle politiche europee, ai pro e contro di diversi modelli di regolazione della canapa e alle esperienze dei Cannabis Social Club.

Verrà richiesto il rilascio dei crediti ECM

A breve il programma dettagliato su www.fuoriluogo.it e www.cnca.it

Info: segreteria@forumdroghe.it

gio, maggio 7 2015 » Agenda » No Comments

Droghe, al Pigneto prove di dialogo

Claudio Cippitelli scrive per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 6 maggio 2015

cippitelli-claudioIn occasione di Spiazziamoli, evento organizzato da Libera e altre realtà in 50 piazze a Roma contro le mafie, il comitato abitanti del Pigneto ha distribuito semi di cannabis, spiegando il gesto con un manifesto: “Attenzione: questo è un seme di cannabis, genera libertà, se piantato e coltivato è un potente maficida. Sabato 7 Marzo(…) distribuzione di semi di cannabis e raccolta di firme per la legalizzazione dei cannabis social club. In tanti paesi legalizzando le droghe leggere si sottraggono soldi ai trafficanti, si restituisce dignità ai consumatori, si libera economia per tutta la comunità. In Italia, a Roma, al Pigneto l’ipocrisia del proibizionismo riempie le strade di droga, violenza e repressione”. Che cosa ha spinto un comitato civico ad una posizione così inedita? Sei strade rappresentano il centro del Pigneto, già abitato da operai e artigiani e con una convinta partecipazione alla resistenza: poi, dagli anni ’90, la gentrificazione. I prezzi modesti degli affitti attirano gli studenti fuori sede e vi trovano casa molti lavoratori immigrati; il prezzo delle abitazioni richiama famiglie della piccola e media borghesia. Il Pigneto, descritto da Ferrarotti nel ’90 come “vivace, carino e anche molto economico” comincia una trasformazione che lo renderà una delle mete della movida romana, sino ad essere paragonato al Greenwich Village. Ma la magia dura poco, i locali di tendenza allontanano ogni altra attività, il quartiere vive un notturno senza alcun progetto, sregolato, in grado di offrire solo food and beverage. In tale contesto di sovraffollamento, che si trasforma in caos e degrado, trovano spazio attività di spaccio sempre più incontrollate, praticate in larga parte da giovani immigrati. Una miscela esplosiva alla quale i cittadini del Pigneto stanno rispondendo avanzando proposte intelligenti e ragionevoli. In un recente incontro presso l’Assessorato alle Politiche sociali, nel denunciare i problemi comuni a tutto il territorio cittadino (microcriminalità, spaccio, dipendenze, cattiva gestione della migrazione, povertà, movida sregolata), hanno avanzato la richiesta di fare del Pigneto un laboratorio, proprio in virtù della concentrazione di tali fenomeni in un quadrante urbano limitato, sperimentando modalità d’intervento innovative, coordinate, che non richiedono risorse ingenti.

Nella piattaforma si legge, tra le altre cose, la richiesta di appoggiare le ”iniziative per promuovere un cambiamento dell’attuale legislazione in materia di droghe verso un approccio non punitivo per i consumatori e di liberalizzazione per i derivati della cannabis (e la) creazione del “social club Pigneto”, associazione con la finalità di promuovere sul territorio una visione laica e pragmatica sul consumo e l’abuso di droghe, di promuovere campagne informative e di prevenzione e, in generale, di contribuire al dibattito politico e culturale nella società”. Si chiede di avviare e coordinare attività di mediazione, di informazione e riduzione del danno, un “Progetto Migranti” in grado di prendere contatto con “giovani migranti, spesso giovanissimi” che dallo spaccio minuto “rimediano quel minimo di sussistenza necessario alla sopravvivenza”, pedine sacrificabili e subito rimpiazzate, alle quali offrire percorsi diversi. In ultimo, il Comitato abitanti Pigneto chiede di ospitare “una conferenza nazionale sulle droghe e sulla legalizzazione della cannabis”, individuando nel nuovo cinema Aquila, un bene sequestrato all’organizzazione criminale che negli anni ’80 riempì di eroina le strade della Capitale, la sede dell’evento. Un laboratorio dunque, altro che sassate.

mer, maggio 6 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Assemblea 2015 di Forum Droghe

Sabato 16 maggio a Firenze si incontra il cartello di Genova per una nuova politica sulle droghe sulle orme di Don Gallo. Nel pomeriggio assemblea ordinaria di Forum Droghe.

FirenzeCare amiche e cari amici,

con la presente vi comunico che, come da Art. 10 del nostro Statuto, è stata convocata l’Assemblea Annuale di Forum Droghe in prima convocazione il giorno 30 aprile 2015 alle ore 23, ed in seconda convocazione il giorno 16 maggio 2015 dalle ore 10.30 alle ore 16 presso la sede dell’Associazione in Via di San Salvi, 12 – Palazzina 31 Firenze con il seguente ordine del giorno

Dalle ore 10.30 alle ore 13.00

Introduzione del Presidente

Il Cartello di Genova “Sulle Orme di Don Gallo per una nuova politica sulle droghe”

Interventi sulle campagne e iniziative future

Interventi preordinati:.

Ore 13.00 Buffet

Dalle ore 14.00 alle ore 16.00

Comunicazioni del Presidente
Approvazione Bilancio d’Esercizio 2014
Rinnovo delle cariche
Resoconto dell’attività svolta e programma prossime iniziative
Varie ed eventuali

Questo appuntamento vuole essere una assemblea aperta a tutti coloro che sono impegnati nella battaglia per i diritti e una diversa politica sulle droghe.

Nella speranza che possiate partecipare numerosi a questo importante appuntamento dell’Associazione ricordo che, chi fosse impossibilitato, può far pervenire una delega al seguente indirizzo email segreteria@forumdroghe.it.

Per meglio poter organizzare la pausa pranzo vi chiedo di confermare per tempo la vostra presenza.

Un caro saluto

Firenze, 22 aprile 2014

La Presidente

Maria Stagnitta

lun, maggio 4 2015 » Senza categoria » No Comments

Un’altra tappa verso UNGASS 2016

Perché è importante il Dibatto Tematico di alto livello sulle droghe dell’Assemblea Generale verso UNGASS 2016 del prossimo 7 maggio.

Assemblea Generale ONUIl 7 maggio 2015, l’assemblea generale dell’Onu terrà un dibattito tematico di alto livello a supporto del processo di avvicinamento alla sessione speciale dell’assemblea generale sul problema mondiale della droga (UNGASS) fissata per l’aprile 2016. UNGASS sarà un momento critico per il dibattito internazionale sulle politiche sulle droghe e rappresenterà l’opportunità per una valutazione onesta sui successi e sui fallimenti della politica globale di controllo sulle droghe. C’è una forte necessità di questo tipo di dibattito, ed è per questo che nel 2012 il Presidente della Colombia, Guatemala e Messico hanno richiesto che UNGASS si tenesse nel 2016 (anzichè nel 2019 come originariamente pianficato).1 Il Segretario Generale dell’ONU ha sollecitato gli stati membri affinché impieghino l’opportunità di UNGASS per “affrontare un ampio e aperto dibattito che consideri tutte le opzioni possibili”.

L’esigenza fondamentale che il processo di UNGASS sia ampio e inclusivo è stata inoltre riaffermata dall’Assemblea Generale:
“Riafferma la propria decisione, come raccomandato dalla Commissione sulle Droghe (CND), che la sessione speciale dell’assemblea generale sul problema mondiale della droga del 2016 debba avere un processo di preparazione inclusivo che preveda estese consultazioni sostanziali, permettendo agli organi, enti e agenzie specializzate delle Nazioni Unite, alle più importanti organizzazioni nazionali ed internazionali, alla società civile e agli altri rilevanti portatori di interessi, di poter contribuire pienamente al processo, nel rispetto delle regole procedurali e delle pratiche stabilite”. (risoluzione 69/201 paragrafo 49, sottolineature aggiunte).

La preparazione per UNGASS è già stata avviata da molti mesi, guidata dalla Commissione sulle Droghe (CND), la cui sede è a Vienna, mediante assemblee recenti tenutesi a marzo durante il Segmento Speciale dedicato ad Ungass, durante la 58° sessione della CND.

Il dibattito di Alto Livello del 7 maggio, come richiesto dalla Risoluzione 69/2014 dell’assemblea Generale, rappresenterà la prima volta in cui la preparazione di UNGASS sarà discussa in maniera sostanziale a New York e per questo offre la possibilità di coinvolgere sia la l’intera ONU che le missioni diplomatiche dei vari paesi con sede a New York. Anche se è compito della CND guidare5 i preparativi per UNGASS, il fatto che questo dibattito si terrà sotto gli auspici dell’Assemblea Generale, come una “sessione speciale”, rappresenta l’eccezionale opportunità di dare l’importanza e l’urgenza necessarie alla discussione sul futuro del controllo internazionale sulle droghe.

Scarica il rapporto in Italiano (scarica la versione inglese) [Dal sito di IDCP]

lun, maggio 4 2015 » news » No Comments

The untouchable. Alle radici delle torture

Sergio Segio per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 29 aprile 2015

225px-Giovanni_De_GennaroSe Genova del luglio 2001, con il suo carico indelebile di torture, cicatrici nei corpi e ferite nella memoria, costituisce un indubbio spartiacque nella storia recente italiana, Napoli, marzo 2001, costituisce la prova generale della “macelleria messicana”. Nel primo caso il premier era Silvio Berlusconi, nel secondo Giuliano Amato. Governi di orientamento e composizione dunque differenti, ma con un tratto unificante: il capo della polizia in entrambe le occasioni era Gianni De Gennaro; il quale proseguirà la sua carriera al vertice dei servizi segreti, poi quale sottosegretario di Stato per la sicurezza della Repubblica e, attualmente, come presidente di Finmeccanica.

Di Genova 2001 si è tornato a parlare, grazie alla Corte europea per i diritti umani, sino a ripescare dal dimenticatoio, tardivamente e svogliatamente, la proposta di introduzione del reato di tortura nel codice penale. Della sua prova generale è, invece, andata persa ogni memoria. Eppure, anche lì, nella caserma Raniero, fu istituita un’apposita “stanza delle torture”, mentre i manifestanti, già feriti e percossi, furono addirittura prelevati dagli ospedali e dal pronto soccorso per essere condotti in quell’infame luogo, tanto che i poliziotti vennero imputati anche di sequestro di persona. Inutile dire che alla fine nessuno fu condannato e che il capo della polizia solidarizzò con gli agenti accusati.

La rimozione di quegli avvenimenti è probabilmente facilitata dalle ipocrisie di certa sinistra e dalle sue lunghissime code di paglia. Ma, soprattutto, cancellare le tracce e il ricordo di tali misfatti serve a impedire interrogativi sul filo, nero e sotterraneo, che lega prima e seconda Repubblica nonché governi di opposte maggioranze. Uno “Stato nello Stato” la cui finalità, naturalmente, è il potere e la propria continuità; strumenti e condizioni per assicurarla sono l’incontrollabilità e, appunto, l’impunità.

Uno dei volti e delle ricorrenze di questo potere è l’utilizzo della tortura: uno strumento che abbisogna di omertà, per quanto riguarda la catena operativa, e di incondizionata copertura per quanto riguarda l’aspetto politico. È stato così a Genova, con il rifiuto di istituzione di una commissione di inchiesta e con il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini presente nella sala operativa della Questura di Genova durante i fatti e con il ministro della Giustizia Roberto Castelli in visita a Bolzaneto mentre erano in corso le torture. È successo lo stesso a Napoli, con membri di governo e vertici della polizia solidarizzare pubblicamente con i poliziotti imputati. Era successo negli anni Ottanta del secolo scorso, quando solo i Radicali e rari giornalisti ebbero il coraggio di denunciare le torture allora accadute. I “Garage Olimpo” non erano solo in Argentina. Davanti al documentato dossier del partito Radicale il presidente del Consiglio allora in carica, Giovanni Spadolini, definì i numerosi episodi di tortura «palesemente inverosimili», arrivando a ipotizzare che la denuncia fosse una strategia messa in campo dalle organizzazioni armate, come «ultima carta per accreditare l’immagine di uno Stato torturatore e seviziatore, tendenzialmente autoritario».

Era il 1982. Uno dei parlamentari radicali, Marco Boato, concluse amaramente: «è la prima volta che la tortura viene denunciata come pratica sistematica, senza suscitare, salvo rarissime eccezioni, né proteste, né condanne, né inchieste amministrative». Un’assenza di reazioni che è stata anche in seguito, e permane, una costante. Giacché va garantito che quell’armadio della vergogna rimanga sigillato, a tutelare impunità di Stato e continuità di carriere.

mer, aprile 29 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Opg, le tante resistenze alla chiusura

Michele Passione scrive sulla chiusura degli OPG per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 22 aprile 2015

Michele Passione scrive sulla chiusura degli OPG per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 22 aprile 2015Il prossimo 24 giugno la Corte Costituzionale deciderà sulla questione sollevata dal Tribunale di Sorveglianza di Messina, che lamenta la violazione di ben 13 articoli della Carta (e, tra essi, di 4 Principi fondamentali) ad opera della legge 81/2014, che prevede la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari. Le disposizioni censurate sono quelle secondo le quali la sola mancanza di un progetto di cura non può costituire motivo a sostegno del giudizio di pericolosità, nè che lo stesso può fondarsi sulla base di elementi inerenti le condizioni di vita individuali, familiari e sociali delle persone.

Non trattandosi di lettura “a rime obbligate”, come si dice tecnicamente, ben potendosi dare un’interpretazione diversa e costituzionalmente orientata della norma denunciata come illegittima, si può confidare che la Consulta saprà proteggere la novella.

Infatti, la norma criticata dai Giudici siciliani riassegna alla Magistratura l’onere della decisione sul destino delle persone, quando non avvenga (come la legge peraltro impone di fare) una presa in carico da parte dei Servizi.

Quanto all’accusa di neo positivismo, derivante dal dimidiato parametro di valutazione della pericolosità, essa appare francamente risibile; la modifica introdotta dalla legge semplicemente tende ad impedire la coazione a ripetere la misura dell’internamento.

La ragione dell’attacco frontale è sempre la stessa, la cosiddetta sicurezza sociale. Regioni totalmente inadempienti come il Veneto, oppure orientate a scatenare un conflitto tra le diverse ed incompatibili esigenze di detenuti ed internati, come la Toscana; Comuni restii ad accogliere “i matti” sul territorio, secondo un’insopportabile logica nimby, psichiatri ossessionati dalla “posizione di garanzia”, che temono accresciuta, magistrati autori di interpretazioni bizzarre.

In mezzo a tutto questo, restano volti e nomi, finalmente restituiti a se stessi, ma che devono essere accompagnati verso la via di uscita e la liberazione da una condizione che per decenni li ha obbligati “a viver come bruti”.

Di sicuro, il difficile viene ora. E’ necessario che la Magistratura comprenda fino in fondo che non può delegare ai periti un giudizio che le compete, e che l’Avvocatura sappia adempiere al suo ruolo di tutela dei diritti, con consapevolezza e preparazione.

E’ indispensabile che il personale medico, tutto, si apra al bisogno di cura, abbandonando pratiche medioevali come la contenzione, massicciamente praticata, non solo negli Opg.

In prospettiva, ovviamente, bisognerà superare la logica del doppio binario, in nome della quale si è edificato un sistema di potere sul quale pochi hanno aperto gli occhi ed alzato la voce.

Come è emerso con chiarezza dalle Relazioni dei Ministri della Salute e della Giustizia, le persone ritenute non ancora dimissibili per ragioni connesse alla loro patologia sono meno di un centinaio; vien dunque da chiedersi a cosa serva, e a chi, prevedere una pluralità di strutture neo manicomiali, anche con l’ausilio del privato sociale, che nella loro parcellizzazione rischiano di ricreare un sistema che si vuole superare. Il modello Castiglione delle Stiviere, che con sapiente maquillage si appresta a proseguire gattopardescamente lo schema di asylum, non può diventare l’esempio da seguire, ed anzi va fortemente contrastata la pretesa di poter tuttora conciliare la cura con gli stessi strumenti del passato.

Territorio, inclusione, partecipazione, responsabilità, cura delle persone, non solo delle malattie, sono le coordinate di civiltà e di umanità su cui orientare il cammino che ci attende.

(dossier chiusura Opg su www.fuoriluogo.it)

 

mer, aprile 22 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Droghe: Renzi abbandoni Serpelloni

L’appello perchè Serpelloni sia lasciato solo nell’azione civili intimidatoria contro Franco Corleone per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 15 aprile 2015

Giovanni Serpelloni

Giovanni Serpelloni

Se ce lo consentissero le migliaia di persone perseguitate ingiustamente (incarcerate o anche solamente limitate nei loro diritti civili a forza di sanzioni amministrative), potremmo dire che il peggio che ci resta della peggiore stagione proibizionista è in quella protervia tecnocratica con cui per sei anni è stato gestito e affondato il Dipartimento delle Politiche Anti-droga presso la Presidenza del Consiglio dei ministri: le relazioni al Parlamento svuotate di contenuti, le conferenze nazionali ridotte a misere farse, le Regioni esautorate, i finanziamenti ai servizi accentrati e occultati. Di tutto questo è stato responsabile, politicamente, il sedicente “tecnico” Giovanni Serpelloni, al vertice del DPA dal 2008 al 2014 per volontà di Carlo Giovanardi. Cancellata la legge dalla Consulta, congedato Serpelloni, pensavamo che si potesse aprire una nuova pagina nella politica sulle droghe, ma ecco che da un recesso della storia una mano si allunga nel presente e cerca in sede giudiziaria una improbabile rivincita. Decideranno i giudici, chiamati maldestramente in causa. A noi il dovere di denunciare l’ennesima prova di arroganza, al Governo in carica la responsabilità di distinguersene. (Ste. Anast.)

Al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi
Al Capo Dipartimento delle Politiche Anti-droga, Dott.ssa Patrizia De Rose.

Mercoledì 22 aprile presso la prima sezione civile del Tribunale di Roma inizierà il processo contro Franco Corleone per una accusa di diffamazione intentata dall’ex Capo del Dipartimento delle politiche antidroga Giovanni Serpelloni, in relazione a una intervista data ai giornali locali del Gruppo Espresso nell’ambito di un’inchiesta sulle spese del Dipartimento politiche antidroga.
Franco Corleone, attualmente Garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana, è stato a lungo parlamentare e per cinque anni sottosegretario alla Giustizia, impegnato con passione e determinazione sui temi del diritto e del carcere. Da trent’anni si occupa della politica delle droghe e per noi è sempre stato un punto di riferimento.
L’enormità del risarcimento richiesto, trecentomila euro, dà la misura del carattere intimidatorio della citazione in giudizio, fatta quando – ricordiamo – il dr. Serpelloni aveva ancora responsabilità di vertice nell’amministrazione pubblica e si faceva assistere dall’avvocatura dello Stato.
Si tratta di una grave azione che colpisce il diritto di critica, nel caso di specie una legittima contestazione dei criteri di conduzione delle politiche antidroga da parte del dr. Serpelloni, che allora come oggi Franco Corleone e i promotori di questo appello considerano autoreferenziale e senza controllo.
Ma dal 17 luglio 2013, giorno in cui è iniziata la causa, tutto è cambiato.
La legge Fini-Giovanardi, la cui applicazione era all’origine della polemica politica, è stata cancellata in seguito a una sentenza di incostituzionalità da parte della Consulta. Il dr. Serpelloni è stato allontanato dalla responsabilità del Dipartimento Anti-droga ed è tornato nella sua sede di lavoro, la Asl 20 di Verona (che poi ne sia stato licenziato per giusta causa qui non ci interessa).
Quel che è in gioco non è l’esito del processo, siamo infatti convinti che non potrà che essere affermata l’innocenza di Corleone e la legittimità del suo comportamento, ma la libertà di critica e la condivisione di una cultura del confronto da parte delle istituzioni pubbliche.
Il Presidente del Consiglio e la nuova responsabile del dipartimento antidroga sono certamente a conoscenza della questione e non possiamo credere che condividano questa azione legale carica di intransigenza ideologica e di intimidazione.
Il codice di procedura civile indica loro la strada per chiudere una vicenda assai imbarazzante. Chiediamo a Matteo Renzi e a Patrizia De Rose di compiere un atto di discontinuità attraverso una indicazione chiara all’Avvocatura dello Stato di non interesse al proseguimento della causa e la conseguente rinuncia agli atti in giudizio. Serpelloni sia lasciato solo in questa pretestuosa, temeraria e intollerante iniziativa giudiziaria.

Stefano Anastasia
Stefano Cecconi
Riccardo De Facci
Patrizio Gonnella
Leopoldo Grosso
Luigi Manconi
Ivan Novelli
Massimo Oldrini
Marco Perduca
Andrea Pugiotto
Maria Stagnitta

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