il Blog di Fuoriluogo.it

Droghe e Diritti

Quali politiche per la sicurezza? Call for papers

Call for papers in vista del convegno internazionale sulla sicurezza che si terrà a Perugia il 14 e 15 novembre 2014.

sicurezza_2Università degli studi di Perugia
Dipartimento di Giurisprudenza
in collaborazione con Studi sulla questione CRIMINALE
con il sostegno di Regione Umbia

“Quali politiche per la sicurezza?”
Convegno internazionale
Perugia, 14-15 novembre 2014

Call for papers
Da almeno trenta anni uno spettro si aggira per l’Europa (e non solo). Viene chiamato “sicurezza” e acquisisce significati diversi a seconda dei contesti e degli ambienti che incrocia. Abbondano definizioni, ricerche, letteratura scientifica di ogni genere che lo analizzano, lo costruiscono e decostruiscono, e in fin dei conti gli infondono sempre nuova vita. Il convegno che vogliamo dedicargli si situa all’interno di quella particolare declinazione di questo spettro chiamata “sicurezza urbana”. Nell’interesse privilegiato su questo tema e le sue declinazioni politiche, giuridiche e culturali, vorremmo aprire a interventi e riflessioni sia teoriche che di ricerca che ne mettano in evidenza il carattere problematico e le conseguenze che derivano dall’uso che se ne fa sia sul piano locale che su quelli nazionale ed europeo.
Possiamo rilevare del resto come la questione urbana sia sempre stata centrale, e possa essere anzi considerata fondamento dell’analisi e della riflessione delle scienze sociali sul problema dell’ordine, problema per il quale, si può sostenere, le stesse scienze sociali si sono configurate come tali. Dunque, una ulteriore discussione sull’ambito di temi richiamato dalla “sicurezza urbana” può contribuire anche ad una riflessione critica sui concetti, gli strumenti, le metodologie di queste scienze.
Il convegno promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Perugia, in collaborazione con Studi sulla Questione Criminale e con il sostegno della Regione Umbria, si articolerà in una sessione plenaria la mattina del 14 novembre, una serie di workshop di approfondimento nel pomeriggio dello stesso giorno, e una tavola rotonda conclusiva la mattina seguente. Hanno già assicurato la loro partecipazione Jacques Donzelot (Université de Paris X Nanterre, Francia), Malcom Feeley (University of California, Berkeley, USA) e Maximo Sozzo (Universidad Nacional del Litoral, Santa Fe, Argentina).
Chi intenda proporre contributi e ricerche nell’ambito dei workshop sottoelencati, può inviare un abstract di non più di 500 parole al/la coordinatore/rice del ws di interesse entro e non oltre le ore 12 di giovedì 25 settembre. I contributi selezionati saranno comunicati ai proponenti entro martedì 30 settembre. Anche ai fini di una eventuale pubblicazione in rivista o volume collettaneo, i testi dei contributi nella misura massima di 60.000 caratteri (spazi inclusi) dovranno essere inviati alla segreteria del Convegno entro le ore 12 di lunedì 10 novembre.

Scarica il documento in formato pdf: Perugia Call IT_.pdf.

gio, settembre 18 2014 » Agenda » No Comments

Passato e futuro del Garantismo

Convegno a Roma in occasione dei 250 anni dalla pubblicazione di Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria

beccaria_frontespizioDipartimento di Giurisprudenza, Master in Diritto Penitenziario e Costituzione, Antigone

29 e 30 ottobre 2014

In occasione dei 250 anni dalla pubblicazione di Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria

Via Ostiense, 159 Roma

Dipartimento di Giurisprudenza

Sala del Consiglio (I piano)

PASSATO E FUTURO DEL GARANTISMO

29 ottobre ore 15

Saluti

Laura Boldrini (Presidente Camera dei Deputati)

Mario Panizza (Rettore Università Roma Tre)

Prima sessione. Il passato del garantismo

Introduce e coordina

Emanuele Conte (Università Roma Tre)

Relazioni

1. Philippe Audegean (Univesité Sorbonne Nouvelle – Parigi) Beccaria e la funzione correttiva delle pene

2. Mario De Caro (Università Roma Tre) Retributivismo e utilitarismo in Beccaria

3. Dario Ippolito (Università Roma Tre) La pena di morte tra utilitarismo e contrattualismo

4. Giulia Maria Labriola (Università Suor Orsola Benincasa Napoli) Il problema penale: alle origini del diritto di punire

5. Rosamaria Loretelli (Università di Napoli Federico II e Vicesegretario Generale della International Society for Eighteenth-Century Studies) Beccaria in Inghilterra prima di Bentham

30 ottobre ore 9.30

Seconda sessione. Il futuro del garantismo

Introduce e coordina

Patrizio Gonnella (Università Roma Tre e Presidente di Antigone)

Relazioni

1. Stefano Anastasia (Università di Perugia) Il futuro del garantismo e le pene capitali

2. Paolo Benvenuti (Università Roma Tre) Il garantismo e la giustizia trans-nazionale

3. Luigi Ferrajoli (Università Roma Tre) L’attualità del pensiero di Beccaria

4. Mauro Palma (Consiglio d’Europa) Beccaria e l’Europa delle pene

5. Marco Ruotolo (Università Roma Tre) I limiti al potere punitivo

6. Jørgen Ystehedes (Università di Oslo) La modernità di Beccaria e la prospettiva abolizionista

Conclusioni

Eligio Resta (Università Roma Tre)

Per la partecipazione agli eventi e per gli accrediti stampa scrivere a ufficiostampa@associazioneantigone.it

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1495585924028762/

gio, settembre 18 2014 » Agenda » No Comments

La drug policy che funziona

Giorgio Bignami presenta il rapporto della Global Commission on Drug Policy per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 17 settembre 2014

kofi annan, membro della Global Commission on Drug PolicyNel 2011 il rapporto della Global Commission on Drug Policy, denunciando i fallimenti della War on Drugs, analizzando i disastri di questa guerra, fece tremare i palazzi proibizionisti nazionali e planetari. Questo, sia per i suoi contenuti, sia per le firme di molti pezzi grossi dell’establishment internazionale, a partire dall’ex segretario generale dell’Onu Kofi Annan, assistiti da una scelta schiera di esperti. Dopo il rapporto del 201, la Commissione ha seguitato a lavorare su specifici problemi, per esempio i costi dell’applicazione della legge penale e la riduzione del danno (vedi il rapporto fra droghe, Hiv/Aids ed epatite C; v. http://www.globalcommissionondrugs.org/ ). Finché il 9 settembre scorso è stato pubblicato il nuovo rapporto Taking Control: Pathways to Drug Politics that Work – “Prendere il controllo: percorsi verso politiche delle droghe che funzionino”.

Qui solo qualche rapido cenno ai contenuti del rapporto, a partire dalle raccomandazioni finali: 1. spostare il più possibile risorse dalle azioni repressive e punitive agli interventi sanitari e sociali di provata efficacia; 2. porre fine sia alla criminalizzazione dell’uso e del possesso di droghe per uso personale (l’italica depenalizzazione di uso e possesso è il più delle volte una tragica frode, almeno dalla Jervolino-Vassalli in poi e ancor più negli anni della Fini-Giovanardi), sia ai trattamenti obbligatori (quasi una allusione a certe nostre comunità terapeutiche); 3. cogliere l’opportunità della prossima assemblea generale Onu sulle droghe (Ungass) del 2016 per cambiare le convenzioni internazionali, sinora ricalcate sul modello proibizionista varato a Vienna nel 1961; 4. puntare sulle alternative al carcere per i “pesci piccoli” del narcotraffico (piccoli produttori, corrieri al dettaglio, piccoli spacciatori); 5. permettere e incoraggiare i diversi esperimenti di legalizzazione controllata, a partire da (ma non fermandosi a) cannabis, foglie di coca e parte delle nuove sostanze psicoattive; quindi 6. puntare a una riduzione del potere delle organizzazioni criminali per ridurre la violenza e l’insicurezza alimentate dalle competizioni tra di loro e con lo Stato; infine 7. assicurare l’equo accesso ai farmaci essenziali, in particolare gli oppiacei per il dolore (per incidens, l’ultima relazione ad hoc al Parlamento del nostro Ministero della salute mostra qualche progresso, ma anche quanto siamo ancora lontani dagli standard di altri paesi soprattutto del centro e nord-Europa e del nord-America http://www.grusol.it/apriInformazioni.asp?id=3791 ). Poco spazio resta per le parti analitiche del rapporto. Il fallimento delle strategie di controllo è documentato dagli aumenti di produzioni e consumi di droghe pesanti; il danno alla salute pubblica e alla sicurezza dalla frequenza delle adulterazioni e delle morti da overdose, dalle restrizioni alle strategie di riduzione del danno (solo in Russia 1.800.000 iniettori sono infetti da virus Hiv); l’attacco ai diritti umani dagli oltre mille giustiziati all’anno per reati di droghe, dagli innumerevoli carcerati e reclusi in “centri speciali”, dalle gravi discriminazioni a danno delle minoranze etniche e razziali; l’incentivazione della criminalità e dell’arricchimento dei criminali dai quasi quattrocento miliardi di dollari annui di vendite al dettaglio, dall’escalation della violenza e del finanziamento del terrorismo; giù giù, sino ai dati sul dilagare della corruzione, sull’inquinamento dell’economia legale, e chi più ha più ne metta. Insomma, conclude la Commissione, vi supplichiamo, potenti della terra, facciamola finita; e per fortuna, aggiunge, qualcuno qua e là ha iniziato a capire l’antifona.

Leggi il sommario del rapporto della Global Commission on Drug Policy: Prendere il controllo: percorsi verso politiche delle droghe che funzionino (traduzione a cura di Giorgio Bignami)

Scarica il rapporto della Global Commission on Drug Policy: global_commission_EN.pdf. (lingua inglese)

mer, settembre 17 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Droghe, persone non molecole

Susanna Ronconi ci racconta la Summer School 2014 per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 10 settembre 2014.

Droghe, persone non molecole, di Susanna RonconiNei lunghi anni della Fini Giovanardi e del “suo” Dipartimento antidroga, c’è stato, come si sa, un mondo di operatori, scienziati, consumatori e cittadini che non ha mai smesso di opporsi e lottare per una alternativa. Meno forse si sa che dentro questo mondo c’è stato chi, diverso per ruolo e competenze, in “direzione ostinata e contraria” ha continuato a lavorare sul piano della ricerca e dell’operatività, per un diverso modo di leggere i fenomeni del consumo di droghe e di intervenire. Un lavoro di controtendenza sul piano nazionale ma fortemente ancorato ai contesti internazionali ed europei, un lavoro caparbio   caratterizzato da risorse materiali fragili compensate da impegno e competenza. Appartiene a questo mondo di minoranza – se paragonato al pensiero dominante della “malattia del cervello” – quello che, per iniziativa di Forum Droghe e CNCA, si è incontrato a Firenze tra il 4 e il 6 settembre per proporre, discutere e sviluppare con oltre cento operatori del pubblico e del privato sociale un nuovo modello operativo in tema di consumi di droghe, un “Modello operativo ecologico verso il controllo del consumo”. Di cosa si tratta e perché sta riscuotendo tanto interesse? Si tratta innanzitutto di uno sviluppo dell’approccio di riduzione del danno, e già questo lo mette all’ordine del giorno, dopo anni di ostracismo del “quarto pilastro” delle politiche sulle droghe. Ma soprattutto si tratta di una sfida scientifica e operativa, che innova su tre piani principali. Il primo, lo sguardo: il percorso che ha portato a questa proposta (un processo di ricerca e sperimentazione durato oltre 3 anni, incluso un progetto europeo) ha riattraversato decenni di ricerca internazionale sui consumi e ne ha sviluppata a livello locale, evidenziando come i consumatori di qualsiasi sostanza – che, è bene ricordarlo, per la stragrande maggioranza hanno un consumo non problematico – mettono in atto strategie efficaci di autocontrollo del proprio consumo, e che anche quando arrivano a momenti di “fuori controllo” sanno poi ritornare a consumi più moderati. E che, inoltre, apprendono dalla propria esperienza in modo evolutivo. Insomma, semplificando, la “malattia cronica recidivante” non è il destino, come sostiene il dominante sguardo medico. Secondo, gli interventi. La protezione dall’abuso e da un uso dannoso punta a sostenere le pratiche “naturali” di autoregolazione, verso un consumo il cui grado di “controllo” non è dettato da standard ma da ciò che il consumatore pensa sia bene per sé. Questa prospettiva suggerisce che l’astinenza non sia il solo buon obiettivo, ma che lo sia riuscire a sostenere uno stile di vita desiderabile. Terzo, il contesto: quel “ecologico” significa che il consumatore va pensato nel suo ambiente e non solo di fronte a una molecola, e che questo ambiente a sua volta è (può essere) fattore di protezione e sostegno all’autoregolazione. Il confronto serrato tra operatori, ricercatori, consumatori ha aperto una prospettiva, che ruota non attorno al “deficit” di chi consuma ma alle sue risorse e apprendimenti (come del resto avviene in tutta la promozione della salute), attorno a obiettivi non pre-stabiliti da servizi e politiche ma  legittimamente restituiti alla sovranità del soggetto (come del resto dettano le migliori metodologie della relazione di aiuto). Sostenere l’autocontrollo, insomma, è una prospettiva e una pratica che include, dopo un lungo ostracismo morale coperto da ragioni pseudoscientifiche, il consumatore tra i cittadini, quelli che hanno sovranità sulla propria salute e sul proprio stile di vita.

Tutti i materiali su formazione.fuoriluogo.it.

 

mer, settembre 10 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Nasce Atletico Diritti, squadra di calcio composta da migranti, detenuti e studenti

A Roma su un campo da calcio in nome dell’integrazione, dell’anti-razzismo e dei diritti per tutti. Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Antigone.

Lo stemma di Atletico Diritti, squadra di calcio composta da migranti, detenuti e studentiAtletico Diritti è una squadra composta da immigrati, detenuti o ex detenuti, studenti universitari. Atletico Diritti vuole essere una squadra di calcio a tutti gli effetti. Se il Brasile ha perso 7 a 1 nella semifinale dei mondiali organizzati a casa propria, noi potremo mai far di peggio? Certamente no.

La Società Polisportiva “Atletico Diritti” nasce dalle associazioni Progetto Diritti e Antigone con il patrocinio dell’Università di Roma Tre.

La nostra squadra di calcio è stata iscritta per la prima volta al campionato di terza categoria. Le magliette dei giocatori saranno griffate Made in Jail. Le partite casalinghe saranno disputate nel campo più suggestivo di Roma, quello della Polisportiva Quadraro Cinecittà che nasce all’ombra dell’acquedotto romano, grazie all’ospitalità di Fabio Betulli, presidente della Polisportiva, e al sostegno del Municipio Roma 7.

Atletico Diritti è una realtà totalmente autofinanziata. Tuttavia i costi sono tanti: l’iscrizione al campionato costa; il tesseramento dei giocatori costa; il magazzino, i palloni, le divise, i biglietti dell’autobus per le trasferte costano. Per questo, per portare avanti questo progetto, abbiamo bisogno di tutti. Abbiamo così lanciato un crowdfunding sulla piattaforma indiegogo, accompagnato da un video realizzato dai ragazzi dell’Angelo Mai . Oltre al crowfunding è possibile sostenerci attraverso il conto corrente bancario di Progetto Diritti onlus – IBAN IT76 V056 9603 2000 0000 6623 X37 – Causale: Atletico Diritti.

Siamo in campo in nome dell’integrazione, dell’anti-razzismo e dei diritti per tutti, in nome dello sport quale strumento di coesione e di coinvolgimento. Dateci una mano.

Pagina Facebook: www.facebook.com/atleticodiritti

mer, settembre 10 2014 » news » No Comments

Carcere e Droghe: quando le nomine?

Conferenza stampa su nomina capo DAP, Garante Nazionale dei Detenuti e capo DPA. Martedì 9 settembre, ore 11.30 alla Sala Stampa della Camera dei Deputati.

Carcere e Droghe: quando le nomine?Antigone – CNCA – Forum Droghe – Società della Ragione

INVITO.
Conferenza stampa su nomina capo DAP, Garante Nazionale dei Detenuti e capo DPA. Martedì 9 settembre, ore 11.30

Dopo molti mesi ancora si attendono le nomine del capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, del Garante dei Detenuti Nazionale e del Capo del Dipartimento per le Politiche Antidroga. A questo proposito Antigone, Società della Ragione, Forum Droghe e CNCA, hanno indetto per martedì 9 settembre alle ore 11.30 una conferenza stampa per presentare le proprie posizioni in merito a queste nomine.

La stessa si terrà presso la sala conferenza della Camera dei Deputati (via della Missione 4).

Parteciperanno: Susanna Marietti (Associazione Antigone), Stefano Anastasia (Società della Ragione), Franco Corleone (Garante dei Detenuti della Toscana), Stefano Regio (CNCA), Maria Stagnitta (Forum Droghe).

Per i giornalisti non accreditati presso la Camera dei Deputati è necessario mandare conferma della propria partecipazione entro domenica 7 settembre, specificando anche se si utilizzeranno fotocamere o videocamere, all’indirizzo: ufficiostampa@associazioneantigone.it
Per gli uomini è obbligatoria la giacca.

ven, settembre 5 2014 » Agenda » No Comments

Una pianta di canapa non è reato

Franco Corleone commenta la recente sentenza della Cassazione sulla coltivazione di canapa per autoconsumo per la rubrica di Fuoriluogo su Il Manifesto del 3 settembre 2014.

CANNABIS_balconeUna recente sentenza della Cassazione, la numero 33835 del 29 luglio 2014, ha affermato con nettezza che la coltivazione di poche piante di marijuana in un vaso, destinate ad uso esclusivamente personale non costituisce reato secondo quanto previsto dall’art. 73 della legge sulla droga 309/90.

La VI Sezione Penale (presidente Milo, relatore Di Stefano) ha accolto il ricorso del Procuratore generale della Corte d’Appello di Sassari avverso la condanna confermata dalla stessa Corte d’Appello il 7 febbraio 2013 contro P.A. per aver coltivato due piante di canapa indiana.

La decisione assume un particolare rilievo perché viene dopo la sentenza della Corte Costituzionale, la 32/2014 che ha annullato l’unificazione del trattamento sanzionatorio per le diverse droghe previsto dalla Fini-Giovanardi e in qualche modo sollecita il Parlamento ad affrontare finalmente un punto controverso che provoca assurde persecuzioni, soprattutto di giovani che amano prodursi la sostanza senza ricorrere al mercato illegale.

Tanti giudici di merito e diverse sezioni della Cassazione si sono confrontati con il senso del dettato della legge che distingue nettamente tra detenzione e coltivazione. Infatti mentre la detenzione per uso personale, risulta pacifico, è soggetta a sanzione amministrativa, la coltivazione sempre e comunque comporterebbe una sanzione penale.

Lo spartiacque è stato rafforzato dalla sentenza 28605 del 2008 delle Sezioni Unite della Cassazione che ribadiva che la condotta della coltivazione non poteva essere sottratta al rilievo penale perché non è menzionata nell’art. 75 della legge antidroga tra i comportamenti soggetti ad illecito amministrativo. Aggiungeva anche una valutazione risibile in quanto la coltivazione “merita un trattamento diverso e più grave” rispetto alla detenzione, per il solo fatto di aumentare la quantità complessiva di stupefacenti presenti sul mercato. Il carattere ideologico, fondato su un pregiudizio moralistico, era reso evidente da una retorica conclusione: l’azione poneva in pericolo “la salute pubblica, la sicurezza e l’ordine pubblico e la salvaguardia delle giovani generazioni”. La sentenza, che si limita ad una lettura pedissequa, meccanica e superficialmente riduttiva di un fenomeno storicamente e culturalmente complesso, non ha alcun pregio giuridico e interpretativo. Ed infatti è stata contraddetta dalle sentenze, che abbiamo commentato in questa rubrica, di giudici come Salvini, Pilato, Renoldi e da alcune sezioni della Cassazione.

La recente sentenza non si confronta con gli argomenti sostenuti in precedenza, in particolare la differenza tra coltivazione industriale e “casalinga”, e la presenza drogante nella pianta, ma valorizza la destinazione all’uso personale sotto il profilo del principio di offensività come delineato dalla Corte Costituzionale soprattutto nelle sentenze 360/1995 e 260/2005.

Se da una parte si pone il principio dell’offensività in astratto – rileva la sentenza – dall’altro si pone l’accertamento del fatto, l’offensività in concreto, affidato al giudice. Si tratta di una rottura del tabù.

La via maestra è però quella della politica. Come sosteneva Giancarlo Arnao, la Convenzione di Vienna sulle droghe del 1988, al par. 2 dell’art. 3, equipara la coltivazione per consumo personale al possesso e all’acquisto. E’ davvero ora che sia definita la liceità della coltivazione personale o all’interno dei social cannabis club, come prevede la legge dell’Uruguay, sottraendola alla discrezionalità del giudice. Bisogna evitare processi inutili, che portano ad assoluzioni perché il fatto non costituisce reato. La giustizia deve essere liberata dalla caccia alle streghe.

 

 

mer, settembre 3 2014 » Senza categoria » 1 Comment

Se Il Fatto si schiera contro i giudici

Sergio Segio per la rubrica di Fuoriluogo su Il Manifesto del 26 agosto 2014

Se Il Fatto si schiera contro i giudiciAl quotidiano Il Fatto, si sa, piace andare (o sembrare) controcorrente. Anche quando – e in effetti è caso più che raro – si tratti di contrastare giudici e sentenze. Nel caso in questione, per giunta, i giudici son quelli più alti e la sentenza è della Corte Costituzionale con cui, il 12 febbraio 2014, la “Fini-Giovanardi” è stata abolita. Gli effetti “carcerogeni” di quella legge, introdotta surrettiziamente nel 2006 dal governo Berlusconi, sono stati annualmente documentati in un Libro Bianco realizzato da Forum Droghe, altre associazioni e comunità terapeutiche. In breve: il numero degli ingressi in carcere per droga è arrivato a superare il 30% del totale, quello dei presenti in carcere sfiora il 40%. Una parte rilevante (almeno il 30-40%) è ristretta in forza del comma 5 dell’articolo 75 della legge sulle droghe, quello che sanziona le condotte di “lieve entità”, ovvero il piccolo spaccio o la detenzione a fine personale. Va poi considerato che un detenuto su quattro è tossicodipendente; e così pure il fatto (quello vero, con la minuscola) che il 45% delle denunce per droga riguarda i cannabinoidi.
Lo scandalo vero è che alcune migliaia di persone condannate in base alla Fini-Giovanardi, ora cassata, continuano arbitrariamente a restare in carcere, almeno tremila quelle condannate per la “lieve entità”. Tanto che una rete di associazioni e comunità ha promosso la campagna “Cancellare le pene illegittime”.
Per il Fatto (quello con la maiuscola e con la contraddizione in termini), all’opposto, la preoccupazione è tale da far strillare nel titolo di apertura e nelle prime due pagine del 20 agosto scorso: «La riforma della giustizia: spacciatori in libertà», «Le svuotacarceri lasciano i mercanti di morte liberi di delinquere indisturbati, beffando toghe, polizia e vittime». E ancora: «È il paese dei pusher liberi. Il governo congela le pene»; «Dopo 48 ore tornano tutti liberi»; «Impotenti. Se va ai domiciliari i poliziotti lo devono pure accompagnare a casa in macchina e organizzare i turni di controllo». E via forcaiolando.
Cotanto sdegno trae motivo nel dato, riportato con enfasi, che nel giugno 2014 su 1243 persone segnalate per droga ne sono state arrestate solo 903, mentre nel giugno dell’anno precedente le cifre erano doppie. Ulteriore apprensione deriva ai cronisti dalla crescita (dopo molti anni di trend inverso) degli accessi alle misure alternative al carcere e, in generale, dalla diminuzione del numero dei reclusi, calati a 54.414 (per 49.402 posti).
Dovrebbe essere una buona notizia, di rientro del sistema nella legalità, una prima risposta positiva ai richiami e alle ripetute censure rivolte all’Italia dalla Corte europea dei diritti umani.
Invece, dopo le cronache scandalizzate a tutta pagina, il quotidiano delega l’approfondimento a un esperto, già magistrato. Il quale critica la nuova misura che esclude la reclusione nel caso in cui il giudice preveda una pena futura inferiore ai 3 anni. Secondo il commentatore del Fatto, che paradossalmente si professa a favore della vendita degli stupefacenti in farmacia e che conclude auspicando la costruzione di nuove carceri, la necessità della carcerazione preventiva si motiva non in ragione della gravità del reato ma in base alla pericolosità del suo autore. Naturalmente, chi consuma droghe è pericoloso per antonomasia. Anzi, come ha insegnato Nils Christie, è un nemico perfetto. Si dimentica (forse) che la nozione di pericolosità sociale è stata introdotta, non per caso, dal codice fascista Rocco.
Era il 1930. Quei bei tempi andati, quando le carceri erano ancor più zeppe e di diritti umani nessuno poteva parlare.

Vedi il dossier “Contro la pena illegittima” su fuoriluogo.it.

mer, agosto 27 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Droga: la politica tace, parla la Corte

Stefano Anastasia scrive per la rubrica di Fuoriluogo su Il Manifesto del 20 agosto 2014

Stefano Anastasia scrive sulle recenti sentenze in tema di droga ed il silenzio della politica su Il Manifesto del 20 agosto 2014La coltivazione di cannabis destinata all’uso personale non costituisce reato. Lo ha chiaramente motivato la Corte di cassazione con una sentenza depositata il 29 luglio scorso. Un passo importante, che fissa la corretta interpretazione della normativa sulle droghe. Incapaci di produrre una innovazione politica all’altezza del mutato contesto internazionale, in Italia il testo unico sulle droghe viene rivisto e riscritto dalla giurisprudenza, ieri dalla Corte di cassazione, l’altro ieri dalla sentenza con cui la Corte costituzionale ha giudicato illegittima l’intera legge Fini-Giovanardi. Potrebbero tranquillamente riferirvisi le argomentazioni usate da Stefano Rodotà su la Repubblica di domenica scorsa a proposito della procreazione medicalmente assistita: “negli ultimi venti anni la tutela dei diritti è stata garantita quasi esclusivamente dai giudici costituzionali e ordinari, mentre il Parlamento cercava di ridurne illegittimamente l’ampiezza o rimaneva colpevolmente silenzioso”. Un bel paradosso e il principale dei problemi per chi, come il Ministro Orlando, voglia riformare la giustizia nel solco della distinzione di ruoli tra politica e magistratura: se la politica continua a non decidere, o a decidere in senso contrario ai vincoli posti dalla Costituzione, come pretendere che non vi sia un conflitto con una giurisdizione cui sono delegate tutte le possibilità di riconoscimento dei diritti dei cittadini?

Non altro è il problema che abbiamo posto negli ultimi vent’anni in materia di droghe, sin dal referendum del 1993, che abrogò le parti più ideologiche e repressive della legge Iervolino-Vassalli, e poi qualche mese fa, all’indomani della abrogazione della legge Fini-Giovanardi. Spetta al Parlamento riscrivere da cima a fondo la legge sulla droga, tenendo conto del fallimento della war on drugs, del mutato contesto internazionale e dei cambiamenti nell’uso delle sostanze stupefacenti. E spetta al Parlamento risolvere i problemi di carattere generale sollevati da un corretto esercizio del potere giurisdizionale. Tra questi, quello delle migliaia di persone tutt’ora in carcere in forza di previsioni penali giudicate illegittime dalla sentenza della Corte costituzionale del febbraio scorso.

La perdurante ignavia del Parlamento – interrotta solo dal tentativo revanchista della Ministra Lorenzin, di reintrodurre per decreto l’intera legge Fini-Giovanardi (norme penali comprese) – ci ha costretto a riprendere la via giudiziaria. E’ possibile tollerare ulteriormente il prolungarsi dell’esecuzione di pene giudicate, nella loro misura, illegittime dalla Corte costituzionale? La Corte di cassazione ha chiaramente detto di no, ma questo non basta quando il problema sia polverizzato in migliaia di situazioni personali che richiedono ricorsi individuali al giudice dell’esecuzione, ed essendo la gran parte degli interessati privi della minima cognizione giuridica e di un’adeguata assistenza legale. Tocca allora andare città per città e carcere per carcere, a informare i detenuti e spiegare loro che possono chiedere la rideterminazione della pena e, molto probabilmente, essere scarcerati. E’ quello che stiamo facendo, con i garanti dei detenuti, le camere penali e le altre associazioni che hanno aderito alla campagna “Cancellare le pene illegittime”. In Friuli, dove la campagna è stata presentata alla stampa il 2 agosto scorso, potrebbero essere 262 su 644 i detenuti interessati al ricalcolo delle pene, a Ferrara 50 su 300. Interessa al Ministro Orlando e ai riformatori della giustizia e delle istituzioni questa riaffermazione in concreto di principi basilari dello stato di diritto?

Vedi dossier “Cancellare le pene illegittime” su www.fuoriluogo.it

mer, agosto 20 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » 1 Comment

Carcere, senza capo né coda

Franco Corleone scrive per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 13 agosto 2014

corleone-aperteNemmeno l’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva ha provveduto alla nomina del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Sono passati più di due mesi dalla non riconferma di Giovanni Tamburino e in questo periodo sono circolate le voci più disparate, dalle più inverosimili e pericolose ad alcune estremamente suggestive.

Questo tempo non è stato però utilizzato per una discussione pubblica su che tipo di gestione delle carceri sarebbe necessaria dopo la conclusione non definitiva seguita alla condanna della Corte europea dei diritti umani. Il decreto con le misure compensative non sana totalmente la situazione e l’Italia continua ad essere un paese sorvegliato speciale ancora per un anno.

E’ un vero peccato che il ministro Orlando non abbia delineato un identikit del nuovo capo del Dap che segnasse una netta discontinuità e consentisse di avanzare candidature connotate da storie e programmi alternativi.

I Garanti hanno chiesto senza esito un incontro con il ministro proprio per un confronto sul vertice del Dap, sulla nomina del Garante nazionale dei detenuti, sulla riforma del carcere.

Pare invece che come in un gioco dell’oca si sia tornati alla casella iniziale, ma ciò che appare allucinante è che per la prima volta nella storia delle carceri italiane si assisterà a un ferragosto privo del vertice responsabile. Tra ferie dei provveditori e dei direttori, del personale civile e della polizia penitenziaria assisteremo alla novità degli istituti governati dai detenuti. Purtroppo non si tratterà di una felice autogestione ma la certificazione dello stato di abbandono delle galere. Per fortuna il numero dei detenuti è sceso a quota 54.100 e il rischio di rivolte (grazie anche al meccanismo premiale) è pari a zero; l’unico pericolo è che si verifichi qualche suicidio che comunque non farebbe notizia né susciterebbe scandalo.

Il rischio è che passi la convinzione che l’emergenza sia superata e che si possa tornare al tran tran dell’ordinaria amministrazione. Non può essere così, perché migliaia di detenuti, tremila a detta del ministro Orlando, molte di più secondo la valutazione delle associazione che hanno redatto il Quinto Libro Bianco sugli effetti della Fini-Giovanardi, stanno scontando una pena illegittima a dispetto della sentenza delle sezioni unite della Cassazione. Non può essere così perché molti istituti sono ben oltre la capienza regolamentare (finalmente siamo riusciti a far eliminare dai documenti dell’amministrazione la finzione della capienza tollerabile) e soprattutto perché in troppe carceri non sono ancora adottate le prescrizioni individuate dalla Commissione Palma per rispettare i principi costituzionali e le norme del Regolamento penitenziario del 2000.

Molte questioni essenziali per il rispetto dei diritti umani sono ancora aperte. Dalla chiusura non più procrastinabile degli Opg al riconoscimento del diritto alla affettività e alla previsione del reato di tortura. Per non dire dell’esecuzione penale esterna senza uomini e mezzi su cui si stanno scaricando non solo le alternative alla detenzione, ma anche la nuova messa alla prova per gli adulti. E’ davvero ora di mettere in cantiere una Conferenza nazionale sul carcere, sul suo fallimento come strumento riabilitativo e sul senso della pena. Idee, parole e pratiche si rivelano ormai consunte e davvero l’appuntamento con un nuovo Codice Penale che superi il Codice Rocco non può essere eluso. Il 21 novembre a Firenze l’Ufficio del Garante della Regione Toscana organizzerà su questi temi un seminario internazionale. Può essere l’inizio di una riflessione. Ma sono urgenti e indifferibile le scelte che finora sono mancate e che tardano incomprensibilmente.

mer, agosto 13 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » 1 Comment