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Droghe e Diritti

Magistratura Democratica, baluardo dei diritti

Patrizio Gonnella commenta il congresso di Magistratura Democratica per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 23 novembre 2016.






Patrizio_Gonnella_Associazione_AntigoneDonald Trump ha annunciato che nominerà un giudice della Corte Suprema anti-aborto. L’American Civil Liberties Union ha comunicato che l’opposizione alle politiche liberticide, razziste, medievali di Donald Trump avverrà usando tutti gli strumenti giudiziari possibili nonché portandolo davanti a tutte le Corti americane, locali, statali, federali. La via della protezione dei diritti umani e delle garanzie fondamentali passa negli Stati Uniti dalle aule di giustizia. Il matrimonio egualitario è stato conquistato con una sapiente strategia giudiziaria durata vent’anni.

Che c’entra Magistratura Democratica con Donald Trump? Md ha tenuto il suo congresso a Bologna tra il 3 e il 6 novembre. Un congresso a cui ho avuto l’onore di partecipare e intervenire. Un congresso dove si respirava a pieni polmoni un’aria di grande consapevolezza del proprio ruolo strategico nel nome della interdipendenza e indivisibilità dei diritti civili, politici, sociali, economici e culturali. Ecco cosa c’entra la nostra Md con il loro Trump. C’entra nel senso che in una fase come quella attuale dove la politica su scala planetaria è debole o addirittura anti-democratica il ruolo della giurisdizione a protezione e promozione dei diritti fondamentali è ancora più necessario. Abbiamo bisogno di una magistratura democratica e progressista. Ne abbiamo bisogno per almeno cinque ragioni diverse.

Ne abbiamo bisogno per frenare le tendenze liberticide che arrivano da settori xenofobi della politica. Non a caso Md ha approvato una mozione sul diritto d’asilo insieme all’Associazione studi giuridici immigrazione.

Ne abbiamo bisogno per costruire azioni di contenzioso strategico di fronte all’inazione della politica. La mancata introduzione del delitto di tortura è stata stigmatizzata da Corti interne e internazionali. Non è bastato a convincere le forze politiche restie a colmare la lacuna normativa in atto. Pur sapendo che il nostro non è un sistema di common law bisogna pensare a un’azione che sia additiva e non meramente resistenziale.

Ne abbiamo bisogno per compensare decisioni e posizioni di altro pezzo della magistratura che invece è avanguardia della conservazione.

Ne abbiamo bisogno per condizionare il linguaggio presente nel dibattito pubblico intorno alla giustizia. Non abbiamo bisogno delle sberle pedagogiche di cui ha parlato Piercamillo Davigo affinché la legge sia rispettata così come non abbiamo bisogno della zero tolerance del del futuro Segretario di Stato americano. E’ bello andare a un congresso di giudici, magistrati di sorveglianza e pubblici ministeri come a me è successo a Bologna e sentire altre parole chiave: non intolleranza ma dignità. Md ha approvato una mozione che ripropone la questione carceraria, partendo dalla dignità umana, puntando sulle alternative alla detenzione e finanche mettendo in discussione quel totem che è il regime di cui all’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario.

Infine ne abbiamo bisogno per avere nelle nostre campagne un partner forte, autorevole. Una delle nostre campagne è per la legalizzazione della cannabis. La partecipazione attiva di un’associazione di magistrati nel dibattito intorno a un tema che divide nettamente l’opinione pubblica e le forze politiche potrebbe avere un impatto decisivo nella campagna che le associazioni da tempo hanno messo in campo, proprio partendo dall’esperienza statunitense che ha per ora messo in soffitta la war on drugs. MD fu protagonista contro la Iervolino-Vassalli, per il referendum del 1993 e contro la Fini-Giovanardi, ora sarà certamente un alleato prezioso per la riforma.

A Bologna è rinato un soggetto rigorosamente garantista.

mer, novembre 23 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Rems, misure di sicurezza e libertà

Michele Passione scrive sulle Rems per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 9 novembre 2016






michele-passioneFormalmente, sono passati 19 mesi dalla prevista chiusura degli Opg, ma tanti problemi restano ancora sul tavolo. Dopo l’entrata in vigore di una Legge di assoluta civiltà giuridica, che ha già superato con successo un ricorso davanti alla Corte Costituzionale, continua incessante la limitazione della libertà personale di autori di reato (anche per fatti bagatellari) affetti da disturbi psichici, malgrado la legge 81 del 2014 preveda la presa in carico territoriale quale risposta primaria, ed il ricorso alle misure di sicurezza in REMS quale extrema ratio.

Com’è noto, le Regioni hanno resistito al mandato legislativo loro assegnato; le nuove residenze sono sorte con grande ritardo, con gravi deficienze organizzative, e sono per lo più già piene.

Molte sono le differenze tra le varie strutture, ma si può ragionevolmente affermare che in generale stenti a farsi strada la sicurezza della cura, piuttosto che la cura della sicurezza; a breve, peraltro, verrà meno anche il supporto organizzativo prestato dall’Amministrazione Penitenziaria per l’assolvimento degli obblighi di registrazione, e le REMS verranno gravate da nuovi compiti.

Molte, ancora, le differenze interpretative.

Così accade (è accaduto di recente in Toscana) che una persona venga “dimenticata” per più di un anno e mezzo, prima in Opg, poi in REMS, malgrado la misura di sicurezza avesse ormai raggiunto il limite massimo, senza che nessuno (Pubblici Ministeri, Magistrati di Sorveglianza, Medici) abbia mai dialogato per porre fine ad una illegittima limitazione della libertà. C’è voluto altro tempo, è servito un Tribunale, quale Giudice dell’Esecuzione (il “Giudice a Berlino”), che accogliendo la richiesta della difesa ha finalmente posto fine ad una “odiosa interpretazione della Legge nei confronti degli internati”. Non solo; accade (è accaduto) che un Pubblico Ministero cambi idea, ritenendo a settembre che la misura non fosse scaduta, diversamente da quanto rilevato due mesi prima. Accade che in alcuni Distretti sulle misure di sicurezza si ritenga competente la Magistratura di Sorveglianza, com’è ovvio, mentre in altre si sostenga che la liberazione per cessato decorso del termine spetti al Pubblico Ministero; grazie a questo (insopportabile) ping pong interpretativo si verificano dunque vicende kafkiane come quella citata, che altro non sono che l’espressione evidente di una visione burocratica del problema del disagio psichico, che investe una fetta consistente della popolazione detenuta e internata.

Una disattenzione insopportabile.

Fino a che resterà in vita il sistema del doppio binario, del folle reo, occorre che comunque la psichiatria sappia formulare prognosi e disegnare progetti di cura e sostegno con una visione diversa dal passato, senza sposare la logica della medicina difensiva, evitando del pari che le funzioni di custodia prevalgano su quelle di cura.

E’ necessario scongiurare che le REMS, figlie di un Dio maggiore (l’Opg), ne ereditino gli aspetti deteriori, non solo fisici (la contenzione, la punizione) e burocratici (con le più diverse traduzioni a macchia di leopardo del regolamento penitenziario), ma soprattutto culturali; un medico resta un medico, come una rosa è una rosa, è una rosa.

Sarebbe bene che tutti coloro che hanno cura delle persone, e che le persone hanno in cura, trovassero il modo di parlarsi per la ricerca di soluzioni, perché la Legge 81 ha bisogno del sostegno di tutti gli attori chiamati in causa, siano essi giudici, avvocati, medici, assistenti sociali, etc., affinché la limitazione della libertà personale, per qualunque ragione avvenga, si svolga sempre nel rispetto della Legge.

mer, novembre 9 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Genova: il crollo dei servizi nel silenzio delle Istituzioni

A Genova annunciato oggi uno sciopero ed una manifestazione per martedì prossimo. L’articolo di Marco Malfatto (Comunità San Benedetto al Porto) per Fuoriluogo.






Marco Malfatto (Comunità San Benedetto al Porto di Genova)Le piogge torrenziali che hanno investito la città di Genova nelle giornate del 9 e 10 Ottobre 2014 hanno lasciato ancora oggi una insolita traccia del loro passaggio. La furia di quelle giornate ha infatti inferto l’ennesima ferita al già fragile stato dei servizi che si occupano di dipendenze in città. Il Ser.T di C.so De Stefanis, riferimento per i cittadini abitanti nel Distretto Socio Sanitario 12 (300 km quadrati che vanno dalla foce del Bisagno alla Val Trebbia e sino al confine con la provincia di Piacenza), è stato dichiarato inagibile. Le forti piogge hanno reso pericolante un muro limitrofo alla struttura, che la rende pericolosa. E’ stata identificata una nuova sede definita provvisoria, presso la zona dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto dove è già ubicato il Sert territoriale afferente al Distretto Socio Sanitario 6. Sono passati due anni, e la sede lì è rimasta. Per i genovesi di quel territorio questo costituisce un profondo disagio dovendosi spostare praticamente in un’altra città per la somministrazione di terapia e per usufruire degli altri servizi.

Qualche mese fa un’altra tegola è caduta sui servizi delle dipendenze; non è solo una metafora ma la conseguenza letterale del crollo di parti del tetto nella sede del Sert dei distretti 9 e 10, immagine non più metaforica di un sistema di servizi che procede verso lo sfascio. Nonostante la sede sia stato presto ripristinata (questa volta nel territorio pertinente, ma sempre con l’accorpamento di due distretti che presentano un carico smisurato di utenti), i disagi sono sempre più tangibili. Ma finalmente qualcosa succede: gli operatori dei servizi hanno indetto uno sciopero.

Scioperano per l’abbandono di un sistema la cui storia, soprattutto nella città di Genova [1], narra di integrazione profonda con il tessuto del florido privato sociale. E testimonia un insieme di interventi che spesso sconfinano negli ancor più fragili territori dei servizi sociali tout court, e nella presa in carico di problemi in  espansione come l’alcolismo giovanile, il carcere, il gioco d’azzardo. Mentre tutti i dati sul consumo problematico di sostanze segnano un aumento soprattutto nella popolazione giovanile [2], in una Regione con una diffusione dell’eroina sopra la media nazionale [3] anche tra la folla di detenuti nel carcere di Marassi, il personale dei servizi per le dipendenze è da sempre in contrazione, e il budget a disposizione dei Sert per l’inserimento in percorsi nelle strutture accreditate è continuamente sottoposto a tagli.

Martedì 8 Novembre con una conferenza stampa presso la sede della ASL3 di Via Bertani i dipendenti dei Sert genovesi hanno annunciato uno sciopero che si terrà Martedì 15 novembre. Ritrovo alle 9 nella stessa sede, assemblea e poi marcia verso i palazzi della Regione, verso le sedi in cui i policy makers potrebbero operare un’inversione di rotta. Ci meraviglia, positivamente, questa storica reazione. Perché l”eutanasia della democrazia” come amava citare Don Gallo, passa soprattutto attraverso la disgregazione della coesione e di condivisione di un obiettivo comune. E qui non si parla di rivendicazioni salariali, ma di una rinnovata attenzione alla qualità di un sistema integrato di servizi che negli anni ha dimostrato, nonostante le contrazioni economiche, di produrre innovazione degli interventi ed una razionalizzazione della spesa realmente funzionale alla loro qualità.

[1] Si è consolidato nel tempo un modello di relazione tra Servizi e di rapporti tra operatori che ha permesso di “divenire, in Italia, il Sistema di Servizi maggiormente integrato tra Pubblico e Privato Sociale” (questa affermazione dell’allora Ministra Livia Turco è riportata dagli Atti della Conferenza Nazionale sulle Droghe svoltasi a Genova nel 2000).

[2] Dipartimento Politiche Antidroga – relazione annuale al parlamento 2015

[3] Vedi http://www.liguriainformasalute.it/sanita/ep/risorse%20comuni/pdf/03_Panoramica.pdf

mar, novembre 8 2016 » news » No Comments

Presentazione Libro Bianco sulle Droghe a Roma

Il 10 novembre a Roma, presentazione del VII Libro Bianco sulle droghe. L’incontro si terrà al CSOA La Strada a Garbatella






librobianco-romaIl Libro Bianco promosso dalla Società della Ragione e condiviso da Forum Droghe, Antigone, Cnca e da numerose associazioni e movimenti (CGIL, Comunità di San Benedetto al Porto, Gruppo Abele, Itaca, ITARDD, LegaCoopSociali, LILA. Associazione Luca Coscioni) raccolti nel Cartello di Genova, anticipa ogni anno la Relazione del Governo.

Il 12 febbraio 2014 la Corte Costituzionale ha abolito la legge Fini-Giovanardi, sancendo il ritorno alla legge Iervolino-Vassalli con le modifiche introdotte con il referendum del 1993 e quelle successive introdotte dal decreto Lorenzin. Il VII° Libro Bianco indaga le conseguenze di questo cambiamento normativo, dopo 8 anni di applicazione della legge rivelatasi incostituzionale. Nella passata edizione del libro bianco sulle droghe avevano già rilevato come la diminuzione di 9.000 detenuti avvenuta nel corso del 2014 fosse stata determinata dal calo dei detenuti per detenzione e spaccio di stupefacenti di circa 5.500 unità.

Presentazione Libro Bianco sulle Droghe
Giovedì dalle ore 19:00 alle ore 22:00
Csoa La Strada
Via Passino 24 Free Garbatella, 00154 Roma

INTERVERRANNO:
– Daniele Farina, deputato, promotore della proposta di legge
– Hassan Bassi, direttivo Forum Droghe
– Leonardo Fiorentini, Società della ragione
– Markab Mattossi, Canapa info point
– Gennaro Santoro, direttivo Antigone e autore di yes we cannabis

DURANTE L’INCONTRO APERITIVO IN CANAPA ORGANIZZATO DALL’OSTERIA POPOLARE L’ARDENTE

mar, novembre 8 2016 » Agenda » No Comments

Il senso della pena a Ferrara

Incontro sul senso della pena in ricordo di Sandro Margara a Ferrara il 29 ottobre 2016.






volantino_feLa Società della Ragione ONLUS

Sabato 29 ottobre
Ore 10 [con caffè di benvenuto]
Ripagrande12 – Centro LGBT
Via Ripagrande 12, Ferrara

Il senso della pena
Incontro in ricordo di Sandro Margara sulla pena, fra giustizia, umanità e sicurezza dei cittadini.

cop-margaraPresentazione del volume di raccolta di scritti di Alessandro Margara
LA GIUSTIZIA E IL SENSO DI UMANITÁ. Antologia di scritti su carcere, opg, droghe e magistratura di sorveglianza
(a cura di Franco Corleone, Fondazione Michelucci Press, Anno 2015)

Introduce Leonardo Fiorentini, consigliere comunale

Saluto di Marcello Rambaldi, avvocato, referente per Ferrara dell’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali

Intervengono
Franco Corleone, garante dei detenuti della Toscana
Andrea Pugiotto, costituzionalista Università di Ferrara
Marcello Marighelli, garante dei detenuti di Ferrara

Coordina, Ilaria Baraldi, consigliera comunale

Sarà offerto un caffè di benvenuto agli intervenuti in apertura dell’incontro.

Vai all’evento Facebook

mer, ottobre 26 2016 » Agenda » No Comments

Cannabis Self management

Al via il progetto di self management del consumo di cannabis promosso da Forum Droghe e CNCA.






Fumi dalla mattina alla sera, spendi un capitale e vuoi una mano a darti una regolata?
Dal 12 ottobre è online cannabis self management!
E’ semplice ed è anonimo. Fai il questionario di autovalutazione e se hai voglia di metterci le mani potrai tentare un percorso di automonitoraggio e gestione dei consumi. Potrai stabilire i cambiamenti da apportare, verificare i risultati ottenuti e confrontarti in maniera autonoma e gratuita con operatori qualificati. Prova!

schermata-2016-10-14-alle-12-42-59E’ online il sito di Cannabis Self Management, un servizio pensato per tutti i consumatori di cannabis che ritengono di poter migliorare e controllare il loro consumo quotidiano al fine di raggiungere un maggiore equilibrio e una più alta consapevolezza nella vita di tutti i giorni.

Il percorso che proponiamo è uno strumento di automonitoraggio rivolto ai consumatori di cannabis (THC), ovvero uno strumento per valutare l’indice di problematicità del proprio consumo. Si articola in più fasi ed ogni utente può decidere di interromperlo in qualsiasi momento lo ritenga opportuno tutto in modo personalizzato ed anonimo e non è richiesta la presenza fisica di chi vi partecipa. A supportare il vostro progetto ci saranno operatori che da anni lavorano sulla riduzione del danno e su percorsi di uso consapevole delle sostanze attraverso scambi via mail e via chat.

Il percorso di automonitoraggio è il risultato di un progetto realizzato da Forum Droghe e CNCA con il finanziamento di Regione Toscana – che al termine della sperimentazione metterà on line nuovi strumenti utili ai consumatori, rispettando le loro scelte e i loro tempi al fine di “autoregolare” i propri consumi.

ven, ottobre 14 2016 » news » No Comments

Dipendenze, come cambiare da sé

Harald Klingemann, sociologo, Università di Scienze Applicate, Berna scrive sul self change per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 12 ottobre 2016.






klingemannL’auto cambiamento (self change), definito in termini clinici come “remissione spontanea”, è il processo attraverso cui una persona riesce a uscire da una condizione sfavorevole, non voluta, senza un aiuto professionale: può essere l’uscita da una carriera deviante, oppure dalla dipendenza da sostanze. Il motore dell’auto cambiamento consiste nel trovare un nuovo significato nella vita e nel valutare i pro e i contro se smettere o continuare il comportamento auto distruttivo.  Il self change non è affatto raro, al contrario è la regola, come dimostrano le persone che smettono di fumare, facendo a meno di una sostanza pur “pesante”  come la nicotina. La ricerca documenta l’esistenza della “remissione spontanea” per tutte le droghe, mostrando come i consumatori utilizzino uno straordinario apparato creativo di strategie quotidiane di coping. Gli operatori delle dipendenze potrebbero imparare molto dall’esperienza di chi esce dalla dipendenza da sé.

Ma allora, perché il self change è ignorato dai servizi e pressoché sconosciuto all’opinione pubblica? Perché “si pensa che il mondo sia come lo si vede”: questo motto vale sia per i professionisti  che per il pubblico, e spiega il bias nella percezione della realtà, dovuto allo stigma attribuito alla dipendenza. Sappiamo che solo una minoranza delle persone con consumo problematico è in contatto con i servizi, ma gli operatori tendono a generalizzare partendo dalla “punta dell’iceberg”: prendendo i casi più gravi che conoscono dalla loro pratica come rappresentativi della popolazione generale. Collegata a questo, è l’idea che i tossici non siano in grado di prendere decisioni consapevoli e che la addiction sia una malattia progressiva destinata ad aggravarsi sempre più in mancanza di aiuto professionale. Questa rappresentazione diffusa fra gli operatori può essere diagnosticata come “negazione”. Infatti, la tipica uscita dalla dipendenza avviene senza l’aiuto professionale, come indicano gli studi sul self change.

La remissione spontanea non dipende solo dalle capacità delle persone, ma anche da fattori sociali. Che cosa può fare la società per favorire l’auto cambiamento? Per cominciare, una società “amica del self change” elimina le barriere per chi è in cerca di aiuto: la più importante è la non volontà degli operatori di negoziare gli obiettivi del cambiamento e il trattamento con gli utenti, proponendo l’astinenza come obiettivo unico. Eppure, sappiamo che ci sono molte strade che conducono alla addiction, e altrettante per uscirne. Secondo: una società self change friendly cerca di facilitare l’auto cambiamento. Il self change può sembrare un termine individualistico, ma le condizioni del cambiamento, ossia il “capitale di recupero” (sociale e materiale) gioca un ruolo importante ed è distribuito in maniera diseguale. Per alcuni il cambiamento è più facile che per altri, e questi ultimi hanno diritto al trattamento.

Infine, eliminare lo stigma della dipendenza è un fattore cruciale per promuovere l’auto cambiamento. Una società “amica del self change” dovrebbe lanciare campagne alla popolazione per sostenere l’idea che i comportamenti additivi possono cambiare, che il cambiamento è assai comune e merita il sostegno sociale. Una società amica del cambiamento fa sì che le persone che sono uscite da sé dalla dipendenza non debbano più nascondere il loro successo, in previsione dello stigma, del venir meno della fiducia altrui, della perdita del lavoro; al contrario, le spinge a parlare con orgoglio della propria storia, per incoraggiare gli altri sulla stessa strada.

mer, ottobre 12 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Tortura: l’Italia non può più aspettare

Il 13 ottobre in piazza per l’introduzione del reato di tortura in Italia con Antigone, Forum Droghe, Fuoriluogo, Società della Ragione e tanti altri.






torturaTortura: l’Italia non può più aspettare. Il 13 ottobre in piazza per il reato.

A dicembre saranno 28 anni che l’Italia aspetta l’introduzione del reato di tortura nel proprio codice penale.

Tanti ne sono passati da quando il nostro Paese ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, impegnandosi ad inserire questo delitto nella propria legislazione.

All’inizio di questa legislatura una proposta di legge aveva iniziato il suo iter parlamentare. Approvata al Senato nel marzo 2014, successivamente fu approvata alla Camera, all’indomani della condanna dell’Italia per le torture nella scuola Diaz da parte della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, nell’aprile del 2015. Il testo, qui modificato, fu spedito nuovamente al Senato dove è stato affossato.

Eppure in Italia non sono mancati i casi di tortura per i quali, le vittime, non hanno ricevuto giustizia. Oltre alla scuola Diaz, anche gli episodi di violenza avvenuti nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova del 2001 e le torture avvenute nel carcere di Asti nel 2004 sono attualmente all’attenzione della CEDU che, a breve, si pronuncerà su entrambi. Lo Stato italiano aveva proposto una composizione amichevole, patteggiano le torture per 45.000 a testa per ogni ricorrente, lasciando intendere quanta consapevolezza ci sia, anche da parte del governo, rispetto al fatto che quegli atti si possano qualificare come tortura. Torture per le quali, in Italia, esiste l’impunità.

Perciò Antigone ha promosso il 13 ottobre, a partire dalle ore 10.00, un sit-in in Piazza Montecitorio, per chiedere al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Ministro della Giustizia Andrea Orlando, di farsi garanti dell’approvazione del reato di tortura.

L’Italia non può più aspettare.

Hanno finora aderito: A buon diritto, ACAT Italia, ACT, Amnesty International Italia, Arci, BIN Italia, Camera Penale di Roma, CILD, CIR, Cittadinanzattiva, CNVG, Associazione Federico Aldrovandi, Forum Droghe, Fondazione Franca e Franco Basaglia, Fuoriluogo, FP CGIL, Giuristi Democratici, associazione radicale Il detenuto ignoto, L’altro diritto, Magistratura Democratica, Medici contro la Tortura, Naga, Progetto Diritti, Radicali Italiani, Ristretti Orizzonti, SIPP, Società della Ragione, Unione delle Camere Penali Italiane.

sab, ottobre 8 2016 » Agenda » No Comments

Lo stato del Carcere dopo gli Stati Generali

Convegno sul carcere del coordinamento dei Garanti dei detenuti in onore di Sandro Margara il 13 ottobre a Firenze.






stato-carcere-stati-generaliLO STATO DEL CARCERE DOPO GLI STATI GENERALI
CONVEGNO DEL COORDINAMENTO DEI GARANTI REGIONALI E COMUNALI
IN ONORE DI SANDRO MARGARA

Auditorium del Consiglio Regionale della Toscana
Via Cavour, 4 – Firenze
13 Ottobre 2016

Promotori
Garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana
Consiglio Regionale della Toscana
Fondazione Giovanni Michelucci
Provveditorato Regionale dell’amministrazione penitenziaria per la Toscana
Società della Ragione ONLUS

“L’attività di chi gestisce gli istituti non deve essere animata dalla finalità di difendersi da una pericolosità presunta, ma, al contrario, deve basarsi sulla volontà e la fiducia che si eviti il ricrearsi delle condizioni per il manifestarsi di una pericolosità futura: in questo consiste un carcere non criminogeno.”
Sandro Margara

Ore 9.30
Saluti istituzionali
Eugenio Giani, Presidente del Consiglio regionale della Toscana

Ore 10.00
Lo stato dell’arte in Italia: dagli Stati Generali dell’esecuzione penitenziaria alla Legge delega di riforma dell’Ordinamento penitenziario
Relazione di Mauro Palma, Garante Nazionale per i Diritti delle persone detenute o private della libertà personale
I nodi irrisolti del carcere, la prospettiva del Magistrato di sorveglianza nel rapporto con il Garante per i diritti dei detenuti
Fabio Gianfilippi, Magistrato di sorveglianza a Spoleto

Ore 11.30
Il caso Toscana
Restituzione dei risultati dei gruppi di lavoro organizzati nell’ambito del Seminario del giorno precedente:
Spazio della pena: dalle celle ai luoghi comuni; gli spazi per l’affettività
relazione di Corrado Marcetti
Salute in carcere: sezioni psichiatriche penitenziarie, tossicodipendenze, riduzione del danno
relazione di Katia Poneti
Trattamento rieducativo, percorsi di reinserimento e alternative al carcere
relazione di Saverio Migliori

Tavola rotonda di discussione delle proposte emerse nei gruppi di lavoro
Introduce e coordina Franco Corleone
Discussione con Emilio Santoro, Giuseppe Martone,
Maria Rita Caciolli, Fabio Gianfilippi, Lucia Castellano
Parteciperanno il Capo segreteria del Sottosegretario di
Stato Gennaro Migliore, dott.ssa Donatella Donati e la
Segretaria Particolare, dott.ssa Costanza Hermanin

Ore 13.30
Pranzo – Buffet

Ore 14.30
Quel che ci dice oggi Sandro Margara
Antonietta Fiorillo, Corrado Marcetti, Grazia Zuffa
La riforma della riforma di Sandro Margara del 2005/2006
Francesco Maisto

Ore 15.30
Le proposte dei Garanti dopo gli Stati Generali
Introduzione di Adriana Tocco
Interventi dei Garanti presenti nei 18 Tavoli degli Stati Generali

Ore 18.00
Conclusioni
Cosimo Maria Ferri, Sottosegretario alla Giustizia

Segreteria Garante
Telefono: 055.2387802 /055.2387814
e-mail: f.pratesi@consiglio.regione.toscana.it
k.poneti@consiglio.regione.toscana.it
Fondazione Giovanni Michelucci
Telefono: 055.597149
e-mail: segreteria@michelucci.it

Evento facebook: https://www.facebook.com/events/1731501893769472/

sab, ottobre 8 2016 » Agenda » No Comments

Alcol: fra self change e interventi dei servizi

La sumer school 2016 sull’alcol promossa da Forum Droghe, CTCA e CNCA.






Senza nome-2.fwSi è tenuta ad inizio settembre a Firenze, presso il centro Studi Cisl, la nona edizione della Summer School promossa da Forum Droghe, CNCA, CTCA, dal titolo “Consumi di Alcol nell’approccio di Riduzione del danno. Culture del bere, politiche pubbliche, interventi”. L’appuntamento ha avuto un grande successo di partecipazione, con più di 100 richieste di iscrizioni fra operatori delle terzo settore, operatori pubblici e persone interessate.

I tre giorni di lavoro hanno coinvolto i partecipanti in una riflessione sull’approccio della riduzione del danno applicato all’alcol: inteso non solo e non tanto come un insieme di interventi “a bassa soglia”, quanto come una precisa modalità di lettura dei consumi di alcol, che non rimane confinata in ambito clinico e sanitario ma è attenta a cogliere i significati e le culture del bere nella vita quotidiana, coi rituali sociali che tanta importanza rivestono per gli individui, come “guida informale” al “bere controllato”. In questa accezione, la Riduzione del danno può divenire un modello di politiche pubbliche che abbandona il tradizionale obiettivo di “riduzione del numero dei bevitori” per tutelare la salute attraverso la promozione dei modelli del bere più sicuri.

Seguendo questo filo di ragionamento, Franca Beccaria ha illustrato l’evolversi dei consumi di alcol in Italia e in Europa e lo sviluppo delle culture “bagnate” (come la nostra) e di quelle “asciutte” (nei paesi nordici), sotto la spinta della globalizzazione: scoprendo che l’Italia ha visto dal dopoguerra un netto calo del consumo pro capite di alcol e che anche il bere eccessivo (binge drinking) tra i giovani, oggetto di tanto allarme sociale, non solo non è aumentato negli ultimi anni, ma si è anzi ridotto. Dal canto suo, Allaman Allamani ha affrontato l’esame delle politiche pubbliche nel contesto europeo, cercando di individuare le variabili significative: mostrando che la riduzione dei consumi di alcolici è molto più legata a fattori socio-economici e demografici che agli interventi legislativi restrittivi e alle politiche alcologiche.

Per ciò che concerne la rete dei servizi, preziosa per la discussione è stata la relazione di Valeria Zavan , con una panoramica nazionale di come si siano evoluti gli interventi sull’alcol nei servizi socio-sanitari e quali siano le culture che li sostengono; e anche sui diversi approcci con cui sono trattati i consumatori di droghe illegali e i bevitori problematici.

Particolarmente interessanti sono stati i contributi dei quattro gruppi di lavoro, che hanno esplorato le possibilità di innovazione nella realtà dei loro servizi, e la presentazione di esperienze italiane (Venezia, Bologna, Milano, Firenze).

L’intervento chiave è stato svolto dal sociologo Harald Klingemann, uno dei più importanti studiosi di consumi di alcol a livello europeo, che ha esposto le evidenze sul fenomeno del self change, ossia del “recupero naturale” dei bevitori intensivi che non si rivolgono ai servizi. Nonostante questa realtà sia ormai documentata anche dalla ricerca epidemiologica, la gran parte degli operatori continua a ignorarla: come se i modelli (espliciti o impliciti) che guidano il loro operato (segnatamente il modello focalizzato sulla dipendenza) costituissero un ostacolo alla comprensione della realtà. Aprirsi a questa conoscenza permetterebbe invece agli operatori di rinnovare l’offerta di servizi, creando un sistema “self change friendly”: in una parola, un tipo di intervento attento a cogliere e valorizzare le strategie “naturali” di recupero e di autoregolazione delle persone. Iniziando con tenere in (nuova) considerazione gli intendimenti degli utenti rispetto agli obiettivi dell’intervento e considerando che, contrariamente a quanto si pensi, il “bere controllato” risulta essere la forma di recupero più comune fra i bevitori eccessivi, compresi quelli diagnosticati come alcolisti. Nella sua analisi Klingermann ha anche evidenziato alcuni dei fattori che ostacolano il percorso di self change: fra questi, la stigmatizzazione sociale e la credenza diffusa sull’incapacità dei bevitori intensivi di tornare a modelli moderati di consumo, che funziona come profezia che si auto avvera.

Il seminario curato da Grazia Zuffa si è concluso con una tavola rotonda i cui sono intervenuti fra gli altri Riccardo De Facci, vicepresidente del CNCA e Paolo Jarre del Dipartimento dipendenze della Asl Torino 3.

Tutti i materiali presentati sono disponibili sul sito di fuoriluogo nella sezione dedicata alla formazione:

http://formazione.fuoriluogo.it/formazione/summer-school/consumi-alcol-nellapproccio-riduzione-del-danno/documentazione-summer-school-2016/

mentre la registrazione integrale del Seminario a cura di Radio Radicale è disponibile sul sito:

http://www.radioradicale.it/scheda/485575/summer-school-consumi-di-alcol-nellapproccio-di-riduzione-del-danno-culture-del-bere

 

mar, ottobre 4 2016 » news » No Comments