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Droghe e Diritti

Caso ketamina, proibizione contro salute

La seconda parte dell’inchiesta di Salvina Rissa sulle NPS per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 17 dicembre 2014

ketaminaDi fronte al proliferare di nuove sostanze psicoattive (Nps) sul mercato, il parlamento europeo ha approvato nuove regole nel maggio 2014. Come illustrato nella precedente puntata di questa inchiesta (Manifesto, 10 dicembre), le indicazioni europee prevedono una gradualità nel controllo legale, sulla base dei differenti livelli di rischio delle sostanze, riservando la proibizione ai casi estremi. E’ una linea a prima vista ragionevole, ma ci sono due inciampi. In primo luogo, nel campo della sanità pubblica, l’armonizzazione delle regole è responsabilità degli stati membri, a differenza di altri settori. Governare le Nps dal livello europeo non è dunque semplice, tanto più in quanto esistono notevoli differenze fra i paesi rispetto ai tipi di sostanze diffuse. Secondariamente, l’esperienza di cento anni di controllo internazionale delle droghe insegna che le logiche repressive tendono ad avere la meglio sulle istanze di salute pubblica. Ciò è avvenuto e avviene nonostante le Convenzioni prevedano un ruolo determinante della Oms nel valutare i rischi delle sostanze e nell’indicare le tabelle in cui inserirle. Eppure, in molti casi, la Cnd (Commission on Narcotic Drugs, l’organismo di governo del sistema antidroga) e lo Incb (International Narcotics Control Board, che controlla l’applicazione delle convenzioni) hanno dato indicazioni in contrasto col pronunciamento della Oms. Questo conflitto di competenze e di potere è bene evidenziato nel saggio di Christopher Hallam, David Bewley Taylor e Martin Jelsma (Scheduling in the international drug control system), pubblicato nel giugno 2014 (TransNational Institute, Series on Legislative Reform of Drug policies, n.25).

Gli autori si soffermano sul caso esemplare della ketamina, una sostanza catalogata fra le Nps. La ketamina è un anestetico, diffuso in molti paesi in via di sviluppo, dove è spesso il solo farmaco disponibile per l’anestesia negli interventi chirurgici. E’ una medicina sicura anche per la chirurgia in situazioni di emergenza. In anni recenti, la ketamina si è guadagnata una certa fortuna come sostanza ricreativa allucinogena, suscitando la preoccupazione degli organismi di controllo antidroga. Dietro la spinta emergenziale, il Comitato di Esperti sulla Dipendenza da Droga della Oms (Ecdd) ha stilato nel 2006 un rapporto di valutazione: a fronte di rischi molto limitati di dipendenza, il comitato sottolineava il grande valore terapeutico della ketamina, raccomandando perciò di non includerla nelle tabelle delle sostanze proibite. In assoluto contrasto col parere della Oms, nello stesso 2006 la Cnd chiedeva agli stati membri di proibire la sostanza nelle leggi nazionali; mentre lo Incb, nei suoi rapporti annuali, continuava a denunciare “l’abuso” di ketamina, senza minimamente rispondere alle argomentazioni della Oms. Nel 2012, il comitato di esperti sulle droghe della Oms ripeteva la raccomandazione di non inserire la ketamina fra le sostanze proibite, per non compromettere gli interventi chirurgici di emergenza nei tanti paesi in cui non sono disponibili anestetici alternativi altrettanto validi. Ma il rapporto del 2012 va oltre la questione di merito della ketamina e avanza una critica radicale di “sistema”. Dietro insistenza della Cnd e dello Incb – si denuncia- molti stati membri hanno messo al bando la ketamina nelle legislazioni nazionali (e l’Italia è uno di questi), ottenendo per tale via di proibirla su scala internazionale. In tal modo si sono aggirate le procedure previste dalle convenzioni. “La Cnd non ha mandato di decidere senza il parere della Oms. Quanto allo Incb, non ha proprio alcun tipo di mandato in merito”, conclude lapidario il rapporto Oms.

Il saggio originale di Hallam et al.: Hallam C., Bewley Taylor, B., Jelsma, M., Scheduling in the international drug control system, Series on legislative reform of drug policies n.25, June 2014

mer, dicembre 17 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Recluse a Lecce

Venerdì a Lecce presentazione del volume “Recluse, lo sguardo della differenza femminile sul carcere” a cura di Grazia Zuffa e Susanna Ronconi,edito da Ediesse Edizioni.

recluse_copertinaVenerdì 19 dicembre alle ore 20.30 presso il Circolo Arci Zei Spazio Sociale, in via Corte dei Chiaramonti 2 Lecce, verrà presentato il libro “Recluse, lo sguardo della differenza femminile sul carcere” di Grazia Zuffa e Susanna Ronconi, edito da Ediesse Edizioni.

Intervengono:
– Pietro Rossi, garante dei diritti dei detenuti Regione Puglia
– Susanna Ronconi, autrice del libro “Recluse”, esperta di metodologie
– Fabio Zacheo, responsabile area trattamentale Casa Circondariale di Lecce
– Anna Caputo, presidente Arci Lecce.
Modera:
– Avv. Mariapia Scarciglia, referente per la Puglia dell’Associazione Antigone e responsabile del progetto “Storie d’amore e libertà”, che un anno organizza i corsi di street art, musica e scrittura creativa all’interno del carcere di Lecce, Borgo San Nicola. I corsi hanno come partner principale il garante dei diritti dei detenuti della Regione Puglia.

Nel libro che verrà presentato venerdì, le autrici compiono un’analisi critica dell’istituzione carcere che guarda a possibili trasformazioni: pur consapevoli dell’irrisolvibile, ontologica sofferenza inflitta dalla detenzione, le ricercatrici si muovono nel solco di un «riformismo disincantato», volto a contrastare la quota di «sofferenza aggiuntiva», inutile e ingiusta, basata su un insufficiente riconoscimento di diritti umani e civili inalienabili. Con l’obiettivo di promuovere una cultura e una prassi che supportino – invece che limitare o osteggiare – le strategie di «tenuta» che la differenza femminile mette in campo.
Le donne sono una percentuale minoritaria dell’intera popolazione detenuta italiana, appena il 4%.Questa loro scarsa presenza, invece di rappresentare la garanzia di maggiori opportunità e miglior gestione degli istituti che le ospitano, si traduce troppo spesso in invisibilità e irrilevanza, e porta con sé una omologazione all’immagine della detenzione maschile che cancella ogni differenza di genere.
Questo libro si basa su interviste a donne detenute nelle sezioni femminili delle carceri di Sollicciano, Empoli e Pisa, e nasce dal desiderio di indagare la soggettività delle donne detenute e dare ad esse voce, senza assecondare visioni «patologizzanti» del reato al femminile né facili stereotipi sulla «debolezza» delle donne detenute. Al contrario, lo sforzo è di rintracciare nelle loro biografie, nelle loro autoriflessioni e valutazioni due diverse «mappe»: quella delle sofferenze, dei fattori di stress e dei momenti critici indotti dalla carcerazione, da un lato; e dall’altro, quella delle risorse, delle strategie personali, in una parola della forza e dei fattori di tenuta, resistenza e resilienza, che consente loro non solo di «tenere» durante la detenzione, ma anche, nonostante tutto, di apprendere e immaginare un futuro.

A seguire APERITIVO a cura del progetto #SBARRA della Cooperativa Piano Di Fuga.

DJ SET con Serpentine e dj Jordan

mar, dicembre 16 2014 » Agenda » No Comments

Il viaggio di Marco Cavallo a Firenze

Il docu-film di Marco Cavallo sulla chiusura degli OPG a Firenze il 16 dicembre in occasione della mostra i Volti dell’Alienazione

Il viaggio di Marco CavalloMARTEDÌ 16 DICEMBRE TORNA A SAN SALVI
IL VIAGGIO DI MARCO CAVALLO
IN UN DOCU-FILM SULLA CHIUSURA DEGLI OPG

Martedì 16 dicembre alle ore 21:15 torna a San Salvi “Il viaggio di Marco Cavallo” in un docu-film per la regia di Erika Rossi e Giuseppe Tedeschi.

Esattamente a un anno di distanza, la battaglia di Marco Cavallo insieme a StopOPG che ha attraversato l’Italia in un viaggio di oltre 4.000 km in 16 città italiane per chiedere la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, dire no ai mini OPG o manicomi regionali e chiedere l’apertura di Centri di Salute Mentale h24, è diventata un film “Il viaggio di Marco Cavallo”.

Le immagini di quel viaggio e i volti e le storie delle persone incontrate sono diventate un film  Il viaggio di Marco Cavallo, selezionato al Torino Film Festival per la sezione “Diritti e Rovesci” a cura di Paolo Virzì.

I due registi tornano al 1973, quando nel primo reparto vuoto del manicomio di San Giovanni di Trieste un gruppo di artisti, tra cui Vittorio Basaglia e Giuliano Scabia, costruisce Marco Cavallo. È un grande cavallo realizzato in legno e cartapesta, simbolo dell’abolizione di un orrore risalente al codice penale del 1930, e che contiene idealmente i desideri degli internati. Nel novembre 2013 “Marco Cavallo” è tornato a viaggiare attraverso i 6 OPG italiani, da Barcellona Pozzo di Gotto a Castiglione delle Stiviere, con una medaglia della Presidenza della Repubblica al collo. Partendo da Trieste, ha percorso in 13 giorni oltre 4mila chilometri toccando 16 città, a sostegno della campagna stopOPG, per dire no a “mini OPG” o manicomi regionali e chiedere l’apertura di Centri di Salute Mentale h24. “Il film è un atto di denuncia, un’operazione di sensibilizzazione sulla legge votata a maggio, una speranza concreta per gli uomini e alle donne dimenticati in queste strutture dell’orrore”, afferma la regista Erika Rossi. A tenere le redini del cavallo è Peppe Dell’Acqua, direttore della Collana 180 e membro del Comitato nazionale stopOPG: “Il film continua la campagna avviata lo scorso novembre, soprattutto per vigilare e denunciare le inadempienze che già numerose rischiano di tradire il portato della legge approvata”.

La pellicola, prodotta dalla casa editrice Edizioni alphabeta Verlang di Merano, già editore della ormai nota Collana 180 –  Archivio critico della salute mentale, vede alla regia Erika Rossi e Giuseppe Tedeschi, alla fotografia Daniel Mazza e al montaggio Beppe Leonetti.

Alla presentazione del film saranno presenti Franco Corleone, garante per i diritti dei detenuti della Regione Toscana e Corrado Marcetti della Fondazione Michelucci, che nell’occasione presenterà un progetto di riqualificazione dell’OPG di Montelupo, progetto dal forte inserimento lavorativo.

Durante la serata sarà possibile visitare la mostra I volti dell’alienazione disegni di Roberto Sambonet, aperta fino al 18 dicembre.

Ingresso libero. Posti limitati. Prenotazione consigliata

Per informazioni: www.chille.it o info@chille.it o 055.6236195

mar, dicembre 16 2014 » Senza categoria » No Comments

Nuove sostanze (Nps), un approccio razionale

Salvina Rissa per la prima parte dell’inchiesta sulle Nps per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto dell’11 dicembre 2014

Nuove sostanze psicoattiveNuove Sostanze Psicoattive: comunemente conosciute come Nps (New Psychoactive Substances) sono la nuova “emergenza droga”. Tanto che, alla vigilia delle elezioni di primavera, il Parlamento Europeo ha approvato una proposta per una più rapida risposta all’incombente minaccia. Prima di entrare nel merito della decisione, è opportuno discutere la definizione stessa. Il termine Nps comprende sostanze dalle caratteristiche chimiche e dagli effetti assolutamente diversi (dagli stimolanti anfetaminici, alla ketamina dagli effetti sedativi, ai cannabinoidi sintetici). Se è vero che il mercato sforna in continuazione prodotti sintetici inediti, una sostanza come la ketamina, anestetico ampiamente usato sia in veterinaria che sull’uomo, non è davvero un prodotto “nuovo”. In più, la diffusione delle varie sostanze racchiuse sotto la denominazione di Nps è assolutamente ineguale: se nell’ultimo anno ben 82 nuove sostanze si sono affacciate al mercato, relativamente poche sono entrate nelle abitudini dei consumatori. A ben guardare, solo alcune hanno un certo impatto: la ketamina, il mefedrone (uno stimolante sintetico della famiglia delle anfetamine) e i cannabinoidi sintetici. Con notevoli differenze fra paese e paese: ad esempio, in Romania gli stimolanti hanno preso il posto dell’eroina come la droga più comunemente assunta per via iniettiva, mentre in Ungheria la cannabis sintetica è la seconda sostanza più usata.

L’unico fattore che accomuna le Nps è il fatto di essere “nuove” alla proibizione, non essendo ovviamente contenute nelle tabelle delle droghe illegali al momento della loro comparsa sul mercato.

Dunque il termine Nps tradisce l’ottica da cui si guarda al problema: rispetto alla presenza/ assenza di controllo legale, nella forma estrema rappresentata dalla proibizione. Col rischio di affrontare il problema del controllo prima ancora di una riflessione seria sul fenomeno. Per non dire che ancora una volta l’attenzione si concentra unicamente sulle (caratteristiche chimiche delle) sostanze, dimenticando l’importanza dei modelli di consumo, dei rituali e delle culture dell’uso nel determinare i rischi cui possono andare incontro i consumatori.

Proviamo invece a ragionare sulla fortuna delle droghe sintetiche, sul perché della continua innovazione dei prodotti psicoattivi che vengono immessi sul mercato. In parte, la differenziazione è un effetto del mercato stesso, così come accade per molte altre merci; in parte, è effetto della proibizione stessa, che stimola a ricercare sempre nuove formule chimiche per aggirare il divieto. Fanno parte delle misure repressive da evitare i temuti e sempre più diffusi test antidroga: da qui la fortuna dei cannabinoidi sintetici, che poi si sono conquistati una nicchia nel menu dei consumatori per i loro effetti assai diversi dai cannabinoidi naturali. Altra conseguenza dell’illegalità del mercato è la produzione di preparati sempre più potenti e sempre più concentrati, con maggior danno per la salute.

La proposta Ue si muove su due coordinate: l’accorciamento dei tempi per valutare la pericolosità di una sostanza e inserirla se del caso nelle tabelle delle droghe proibite, da un lato; dall’altro, una maggiore gradualità nel controllo, che dovrà essere proporzionato al rischio: con la possibilità di optare per forme diverse di regolazione del mercato, mentre il divieto assoluto con le relative previsioni penali sarebbe riservato alle sostanze più pericolose. E’ un approccio più razionale dell’opzione unica della proibizione attualmente in vigore per le sostanze naturali. C’è da augurarsi che ciò inneschi un ripensamento globale del governo delle sostanze psicoattive, con maggiore attenzione alla salute pubblica.

(L’inchiesta sulle Nps continuerà nelle prossime settimane)

gio, dicembre 11 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Un’indagine via web per i consumatori

Susanna Ronconi scrive sul Global Drug Survey per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 3 dicembre 2014

Global Drug Survey 2015In tempi di brain imaging e, in Italia, di emarginazione (e povertà) per quei ricercatori che vogliano conoscere stili e modelli di consumo di droghe attraverso le parole dei protagonisti, è una buona notizia quella della traduzione in italiano della Global Drug Survey (GDS) 2015, la più vasta ricerca indipendente sui consumi: grazie a un gruppo volontario messo insieme da Forum Droghe è ora accessibile on line anche in italiano, e sarà possibile anche da noi compilarne i questionari dettagliati, scegliendo le parti che più interessano o sono coerenti con il proprio stile di consumo.

Cos’ha di diverso questo monitoraggio? Prima di tutto non dipende da governi o agenzie internazionali, è promosso da un team europeo di ricercatori indipendenti coordinato da Adam Winstock, psichiatra di Londra; poi, ha un approccio che assume la prospettiva dei consumatori, pragmatico e ovviamente non giudicante, ma soprattutto attento sia alle ragioni dei consumatori per le loro scelte che alle strategie individuali mirate a un consumo sicuro. E sono proprio i consumatori a fornire, con la loro vasta partecipazione, un quadro dettagliato non solo delle sostanze d’uso (incluse quelle legali e quelle emergenti) ma anche delle modalità, delle strategie di controllo e limitazione di rischi e, di contro, di episodi problematici.

Si tratta di una conoscenza non accademica finalizzata alla consapevolezza e al benessere di chi consuma: l’obiettivo dichiarato di GDS è quello di utilizzare le informazioni raccolte per costruire un quadro realistico e aggiornato, nella prospettiva di elaborare il più dettagliato manuale di “uso sicuro” di droghe, basato sulle competenze dei consumatori, perché «se i governi continuano a ripetere che è necessario “dire di no” alle droghe, milioni di persone nel mondo continuano a “dire di sì”, ma cercano di evitare rischi e possibili danni»(GDS). Tanto che oltre alla ricerca il progetto GDS produce due servizi importanti: un manuale di riduzione del danno redatto grazie alle informazioni fornite dai partecipanti alla ricerca dello scorso anno (High Way Code, www.globaldrugsurvey.com/brand/the-highway-code solo in inglese); e Drugsmeter, un automonitoraggio on line, grazie a cui è possibile testare autonomamente il proprio consumo, per accrescere consapevolezza e limitare rischi (www.drugsmeter.com).

Nel 2014, 80.000 consumatori di tutta Europa e da Australia, Brasile, Stati Uniti, hanno partecipato in modo anonimo e senza filtri alla ricerca, e i risultati sono stati diffusi a livello globale raggiungendo oltre un milione di persone. Nel 2015 GDS è ancora più accessibile: tradotta in 10 lingue, incluso appunto l’italiano, conta di coinvolgere almeno 120.000 partecipanti e fornirà i suoi risultati on line nel giugno 2015. L’obiettivo dichiarato di facilitare il contenimento di danni e rischi, la facile accessibilità via web e la numerosa partecipazione globale dei consumatori porta il monitoraggio GDS fuori da due tradizionali “tunnel della ricerca”, quello che porta a concentrare gli studi più approfonditi sulla quota (minoritaria) di popolazione variamente istituzionalizzata; e quello che porta a lavorare su campioni limitati quando si tratti di fare ricerca su popolazioni “invisibili perché normalizzate” nel loro consumo. Non solo i numeri colpiscono, nella ricerca, ma anche l’estrema varietà di stili, sostanze e culture del consumo, altrimenti davvero difficili da raggiungere. Si può partecipare alla ricerca fino al 20 dicembre 2014 sul sito della Global Drug Survey: www.globaldrugsurvey.com/GDS2015.

mer, dicembre 3 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Consumi sicuri, una Carta delle città

Stefano Vecchio, coordinamento Itardd, scrive sulla Carta delle Città dai Consumi Sicuri per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 26 novembre 2014

Stefano Vecchio, coordinamento Itardd, scrive sulla Carta delle Città dai Consumi Sicuri per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 26 novembre 2014Il 14 e 15 novembre, Napoli ha ospitato per la seconda volta il seminario della Rete Italiana di Riduzione del Danno, Itardd, dal titolo “Il triangolo del signor Zinberg. Riduzione del danno e contesti urbani”. Il seminario si è ispirato allo studioso di Harvard Norman Zinberg e al suo modello di spiegazione dei consumi di droga fondato sulla triade drug, set and setting (sostanza-individuo-contesto): che indica in modo efficace ed immediato quanto sia riduttiva e fuorviante la concezione farmacocentrica, solo incentrata sulle caratteristiche additive delle sostanze. Al centro del seminario, è stata posto il “setting”: con specifico riferimento ai consumi di sostanze psicoattive nei molteplici contesti del divertimento e alle città intese sia come scenari dei consumi che come istituzioni locali da interrogare per un cambio di rotta politico. Sono stati analizzati a fondo i continui cambiamenti nel mondo dei consumi di sostanze, legali e illegali, individuando le specificità ma anche i tratti comuni dei diversi ambienti: dalle piazze, alle discoteche, ai club, ai grandi eventi legali (festival, concerti etc.) e auto organizzati (freeparty, teknival etc…), fino alla cosiddetta movida urbana.

La discussione in plenaria e nei gruppi di lavoro ha documentato la qualità e l’efficacia delle numerose esperienze italiane di riduzione del danno: trovando tutti concordi sull’importanza della messa in sicurezza dei diversi contesti, risultato delle sinergie tra gli organizzatori, i gestori, le organizzazioni dei consumatori, gli operatori (pubblici e del terzo settore), i servizi socio-sanitari, le iniziative concordate con gli enti locali.

E’ stato poi affrontato il tema delle città. Le esperienze nelle città italiane si sono confrontate con quella francese, presentata da Thierry Charlois, consulente “per la vita della notte” della città di Parigi.

Il ruolo che si richiede alle città, come contesto dei contesti, in una prospettiva radicalmente alternativa a quella incentrata sull’ordine pubblico, è di promuovere, in una logica di sistema, una strategia di “messa in sicurezza” dell’insieme dei contesti cittadini dei consumi di sostanze psicoattive, da quelli più marginali a quelli del divertimento giovanile: ripensando i modelli attuali dei servizi e prevedendo sperimentazioni innovative, quali le “stanze del consumo”, l’analisi chimica delle sostanze, ambienti per il consumo sicuro della cannabis (cannabis social club, coffee shop).

La sfida che la Riduzione del Danno, dal seminario di Napoli, lancia alla “polis” è quella di un nuovo protagonismo delle città italiane per un cambio di rotta nelle politiche rivolte ai consumatori di droghe, favorendo il governo e la regolazione sociale dei fenomeni, piuttosto che puntando sulla repressione: città disponibili a occuparsi dei conflitti, interessate a evitare che si trasformino in “guerre”, pronte a promuovere azioni di mediazione tra i diversi attori coinvolti.

Una città sicura è anche una città ospitale, che garantisce i diritti di cittadinanza di tutti, che attiva politiche per superare i processi di stigmatizzazione culturale che colpiscono i consumatori e non solo, che promuove processi di partecipazione dei cittadini alle scelte politiche.

Itardd lancia una sfida alle città italiane per un cambio radicale di rotta politica. Costruiamo e realizziamo insieme una “Carta delle Città dai Consumi Sicuri”.

Relazioni e sintesi finali sono reperibili sul sito www.itardd.net.

mer, novembre 26 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Libertà e sicurezza – Quali tutele per i cittadini fragili?

Convegno a Firenze il 4 dicembre

Convegno a Firenze sulla vicenda Magherini e su quali tutele per i cittadini il 4 dicembre 2014Giovedì 4 dicembre, ore 16:00 – 19:00
Sala delle Feste – Consiglio Regionale della Toscana
via Cavour, 18 Firenze

“Libertà e sicurezza – Quali tutele per i cittadini fragili?”

Organizzazione: Gruppo Misto, Componente Sinistra Ecologia e Libertà

Introduce: Mauro Romanelli, Consigliere Regionale

Interventi di:

Ilaria Cucchi
Andrea Magherini
Grazia Serra

Fabio Anselmo, Avvocato
Riccardo Noury, Portavoce di Amnesty International Italia
Lorenzo Guadagnucci, Giornalista

Luca Benci, Azione Civile Toscana
Leonardo Fiorentini, Consigliere Comunale di Ferrara
Tommaso Grassi, Consigliere Comunale di Firenze
Ornella de Zordo, Laboratorio politico PerUnaltracittà

Sono invitati i Consiglieri Regionali di tutti i Gruppi Politici

Info:
Segreteria Consigliere Mauro Romanelli
Consiglio Regionale delle Toscana
Via Cavour, 4 – Firenze
tel.055/2387506 – 664 – 665

mar, novembre 25 2014 » Agenda » No Comments

Droga e sicurezza, parole da riscrivere

Grazia Zuffa scrive per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 19 novembre 2014.

Grazia Zuffa scrive su droga e sicurezza per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 20 novembre 2014.Da tempo il tema della sicurezza domina il dibattito pubblico e il binomio droga-sicurezza ha storicamente occupato la scena, anche se oggi sembra sopravanzato dall’allarme per lo straniero, nelle nostre città sempre più affollate di poveri e deprivate di servizi e di opportunità.

Tuttavia, il “discorso droga” rimane centrale per comprendere il “discorso sicurezza” e viceversa.

Nel recente convegno svoltosi a Perugia, promosso dal dipartimento di giurisprudenza e dalla Regione Umbria – Quali politiche per la sicurezza?-, Giuseppe Mosconi avanzava riserve sul termine stesso “sicurezza”, che evoca una minaccia da cui difendersi, condizionando la conseguente risposta “contro”.

Le politiche sulle droghe a livello internazionale si sono costruite fin dall’origine come politiche “contro” per eccellenza (la “minaccia droga”): miranti a “ridurre fino a eliminare la disponibilità di droghe illegali” tramite lo strumento penale (questa è ancora la dizione che recitano le dichiarazioni finali dei meeting periodici delle Nazioni Unite). Da notare: in ossequio a questa finalità “contro”, le convenzioni internazionali, e a cascata le leggi nazionali, vanno contro principi consolidati del diritto, come quello della proporzionalità della pena in relazione alla consistenza del reato: non solo le pene legate alla droga sono in genere elevate, più elevate dei reati di violenza, ma i reati minori sono schiacciati su quelli più gravi: basti pensare all’equiparazione della semplice cessione di droga (senza alcun lucro) sullo spaccio.

La scelta della proibizione cento anni fa si fondò sull’idea che l’uso di determinate sostanze psicoattive causasse il “degrado” personale, familiare e sociale e spingesse al crimine, convogliando il biasimo su coloro che indulgevano all’uso di droghe, piuttosto che sulla povertà e le ineguaglianze sociali. Oggi la ricerca ci dice che la gran parte dei consumatori di droghe illegali riesce a tenere sotto controllo i consumi, così come avviene per l’uso di bevande alcoliche. E come ha mostrato il criminologo Alex Stevens nel suo libro Drugs, Crime and Public Health, esistono solide evidenze che i danni legati alle droghe (in particolare l’uso intensivo e la violenza legata al mercato illegale) si concentrano nelle aree socialmente deprivate. Dunque, egli sostiene, la lotta all’ineguaglianza dovrebbe essere centrale nell’affrontare la questione sicurezza. Ciò non è, anzi. Il tema droghe-sicurezza è occupato dalle politiche “dure”, che si presentano senza alternative. Nonostante la politica cerchi di rilegittimarsi tramite il modello tecnocratico, con relativa enfasi sul ruolo degli esperti e della scienza, il discorso politico sulla droga si fa forza invece del suo valore simbolico, dell’essere “contro”, senza compromessi e mediazioni. La costruzione della “minaccia” droga permette di governare i conflitti delle società post moderne, giustificando le disuguaglianze fra cittadini in termini di diritti, garanzie, accesso al bene sicurezza, a scapito di chi usa droghe.

Se l’establishment politico, internazionale e nazionale, sembra incapace di una svolta, la spinta viene “dal basso”: dal movimento per la legalizzazione della cannabis negli Stati Uniti, dal rifiuto della “guerra alla droga” nei paesi dell’America Latina, dalla “resistenza” (nonostante i tagli al welfare) della riduzione del danno: intesa come paradigma di risoluzione dei conflitti (si pensi ai conflitti urbani) tramite la mediazione fra soggetti e interessi diversi, per garantire opportunità e diritti per tutti, senza discriminazioni. Saprà questa spinta influire sulla prossima Assemblea Generale dell’Onu sulle droghe del 2016? Questa è la sfida che ci sta di fronte.

gio, novembre 20 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » 1 Comment

Global Drug Survey 2015 al via!

Global Drug Survey 2015 (GDS), la più vasta ricerca indipendente sui consumi di droghe è ora accessibile anche ai consumatori italiani. Grazie alla collaborazione di Forum Droghe, dal 17 novembre al 20 dicembre 2014 sarà on line la versione in italiano della Global Drug Survey e potrai partecipare al più vasto monitoraggio sui consumi di droghe promosso da ricercatori indipendenti, basato su informazioni fornite da consumatori di tutta Europa e del mondo in modo anonimo e diretto.

Global Drug Survey 2015Nel 2014 circa 80.000 persone in tutto il mondo hanno scambiato informazioni e conoscenze partecipando alla Global Drug Survey, e i risultati sono stati diffusi a livello globale raggiungendo oltre un milione di persone. Il manuale di riduzione del danno, redatto grazie alle informazioni dei partecipanti, è stato letto da circa  30.000 persone (High Way Code, www.globaldrugsurvey.com/brand/the-highway-code/ solo in inglese).

Global Drug Survey 2015 è ancora più accessibile: tradotta in 10 lingue, incluso l’italiano, conta di coinvolgere almeno 120.000 partecipanti. Il tuo contributo è fondamentale: in un tempo in cui i cambiamenti nel mondo delle droghe sono costanti e rapidi, sapere cosa le persone consumano, come e perché è cruciale. GDS ha una attenzione particolare verso le nuove sostanze psicoattive e quelle che si trovano sul web, ma al tempo stesso non perde di vista  i consumi di droghe legali, alcool, tabacco e farmaci. Chiediamo a chi consuma cosa consuma, come, perché, quali i danni eventuali, le ragioni per smettere, le regole per contenere i rischi…. E si tratta di una conoscenza non fine a se stessa: l’obiettivo di Global Drug Survey 2015 è quello di costruire il più vasto e dettagliato manuale di uso sicuro di droghe, basato sui saperi e sulle competenze dei consumatori, perché se i governi continuano a ripetere che è necessario  “dire di no” alle droghe, milioni di persone nel mondo continuano a “dire di sì”, e cercano di evitare rischi e danni.

Global Drug Survey 2015 è obiettiva e indipendente, e si avvale di molti ricercatori esperti che pongono domande capaci di “leggere” i consumi di droghe in un modo diverso,  finalmente nella prospettiva dei consumatori.

I risultati della Global Drug Survey 2015 saranno resi pubblici in giugno, sul sito www.globaldrugsurvey.com

Global Drug Survey 2015 è parte di un più vasto progetto di informazione e comunicazione con e tra i consumatori: vuoi testare e auto monitorare il tuo consumo? Vai in www.drugsmeter.com/ (solo in inglese)
Per saperne di più: www.globaldrugsurvey.com/custom-surveys 

Il promotore della Global Drug Survey 2015 è Adam Winstock, ricercatore e psichiatra a Londra.

Contatti: Global Drug Survey
Fergusson House
124/128 City Road
London
EC1V 2NJ
+44 (0)20 7324 3536
info@globaldrugsurvey.com

dom, novembre 16 2014 » news » No Comments

Cassazione, stop alle pene illegittime

Luigi Saraceni scrive sulle pene illegittime per la rubrica di fuoriluogo sul Manifesto del 12 novembre 2014

SaraceniIn un momento di appannamento, se non di declino, della ragione giuridica (e non solo), è confortante leggere le parole scritte dal massimo vertice giurisdizionale, le Sezioni Unite della cassazione, nella sentenza depositata il 14 ottobre scorso in materia di esecuzione di pene “incostituzionali” (presidente Santacroce, estensore Ippolito).

Il quesito cui la cassazione doveva rispondere era, in sommaria sintesi, il seguente: la sentenza della Corte costituzionale che dichiara illegittima una norma di legge che prevede un aggravamento di pena, si applica solo ai processi in corso o anche alle condanne passate in giudicato?

Il problema è diventato, in questi ultimi tempi, molto pressante, a causa di una legislazione insensata che, accanto alle leggi ad personam, e per coprirne l’indecenza, si è accanita contro l’emarginazione sociale, producendo una serie di norme repressive che hanno costretto la Consulta a intervenire per ripristinare la legalità costituzionale.

Intanto, nelle more delle decisioni della Consulta, molte condanne (in particolare per fatti di droga o contro gli immigrati), sono diventate definitive e allora in seno alla magistratura ordinaria, compresi i giudici della cassazione, è nato un contrasto.

Per alcuni la parte di pena dichiarata illegittima va eliminata dalla condanna, essendo evidente che stare in carcere per scontare una pena irrogata in base ad una legge che non ha diritto di cittadinanza nel nostro ordinamento, è una palese iniquità. Per altri invece, la “intangibilità del giudicato” non consentirebbe di ritoccare le pene in corso di espiazione.

Su questo contrasto sono intervenute le Sezioni Unite che hanno optato per la prima soluzione, con una motivazione che, al di là del caso specifico, scrive un pezzo di storia dell’esercizio della giurisdizione penale.

Due erano le questioni di principio implicate nella decisione dei giudici di piazza Cavour: la particolare incidenza delle pronunce di incostituzionalità sulle leggi penali; i limiti e la funzione del “giudicato penale”.

Su entrambi i temi si sono affrontati, sin dall’entrata in vigore della Costituzione, le due contrapposte anime della magistratura sul terreno dell’esercizio della giurisdizione penale: l’una dominata dalla esigenza di continuità con il passato e influenzata, come scrive la Cassazione, “dall’affermato ed egemone primato del potere statuale su qualsiasi diritto della persona”; l’altra che, invocando il primato dei nuovi valori costituzionali, ha rivendicato la massima espansione dell’efficacia “retroattiva” delle pronunce della Consulta e “con la proclamazione dei diritti fondamentali, ha dato l’avvio ad una mutazione del significato totalizzante dell’intangibilità del giudicato quale espressione della tradizionale concezione autoritaria dello Stato, rafforzandone per contro la valenza di garanzia individuale”.

La decisione della cassazione avrà certamente le sue ricadute positive sulle condanne passate in giudicato, in particolare a riguardo delle insensate pene per le cosiddette droghe leggere, comminate dalla Fini-Giovanardi, dichiarata incostituzionale dalla Consulta nel febbraio scorso.

Per quanto non strettamente vincolante in via generale, la decisione del massimo organo giurisdizionale dovrebbe spazzare via le residue resistenze che la parte conservatrice dei nostri giudici ha finora opposto all’applicazione equa e ragionevole delle ripetute pronunce di illegittimità di norme repressive incompatibili con i principi costituzionali.

Ma intanto il documento va segnalato perchè consente di sperare che sul terreno giudiziario ci sia ancora uno spazio per l’affermazione della ragione.

Vai alla campagna sulle pene illegittime (dal sito de La Società della Ragione).

 

mer, novembre 12 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments