il Blog di Fuoriluogo.it

Droghe e Diritti

Consumatori invisibili e Self Regulation

DALL’AUTOMONITORAGGIO VIA WEB ALLA CONSULENZA NEI SERVIZI: L’APPROCCIO DI AUTOREGOLAZIONE PER CONSUMATORI “INVISIBILI” Giornata di restituzione del progetto “Nuovi modelli di consumo di droga, nuovi modelli di servizi per consumatori invisibili: il modello self regulation” (Forum Droghe, CTCA, Azienda USL 10) Lunedì 27 marzo 2017 Aula formazione palazzina 31- area San Salvi Via San Salvi, […]

DALL’AUTOMONITORAGGIO VIA WEB
ALLA CONSULENZA NEI SERVIZI:
L’APPROCCIO DI AUTOREGOLAZIONE
PER CONSUMATORI “INVISIBILI”

Giornata di restituzione del progetto “Nuovi modelli di consumo di droga, nuovi modelli di servizi per consumatori invisibili: il modello self regulation” (Forum Droghe, CTCA, Azienda USL 10)

Lunedì 27 marzo 2017
Aula formazione
palazzina 31- area San Salvi
Via San Salvi, 12 – Firenze

Programma

ore 9,30 Saluti
Lorenzo Roti, dirigente settore Diritti di cittadinanza e coesione sociale Regione Toscana

ore 10 Introduzione
Lo sviluppo del progetto toscano
“Consumatori invisibili”
Grazia Zuffa, Forum Droghe

ore 10,30
Il modello di autoregolazione: i punti chiave, i punti di forza, le aree problema
Susanna Ronconi, Forum Droghe

L’automonitoraggio via web per consumatori di cocaina e di cannabis
Stefano Bertoletti, Forum Droghe e CTCA

ore 11,30 Dibattito
L’approccio di autoregolazione in setting innovativi (Firenze e Napoli)

ore 12
Alcuni casi di consulenza vis a vis
Federica Gamberale – Centro Java, Firenze

Ore 13-14 pausa pranzo

Ore 14
L’esperienza di Mama Coca a Napoli
Chiara Cicala, psicologa, Asl Napoli 1

Ore 15
Il modello di autoregolazione nei SerD: spunti per l’applicazione nel sistema dei servizi
Stefano Vecchio, Dipartimento Dipendenze Asl Napoli 1. Ne discutono con lui: Marco Becattini (Dipartimento Dipendenze Ausl Toscana sud est), Guido Intaschi (responsabile SerD di Viareggio), Antonella Manfredi (dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Asl Toscana centro)

16,30 Conclusioni
Maria Stagnitta (presidente Forum Droghe) e
Fabrizio Mariani (presidente CTCA)

ISCRIZIONE OBBLIGATORIA E GRATUITA
Posti limitati**
Scadenza delle iscrizioni: 24 marzo 2017
Per iscriversi compilare il form qui sotto
**Sarà data priorità agli operatori della Regione Toscana
Per informazioni scrivere a: formazione@fuoriluogo.it

mer, febbraio 22 2017 » Agenda » No Comments

Da Castrocaro a Lavagna: non è la cannabis ad uccidere

Fabio Scaltritti commenta per Fuoriluogo la tragica vicenda del suicidio del minorenne a Lavagna a seguito di una perquisizione a casa per possesso di hashish.






La tragica vicenda di Lavagna ricorda per alcuni, troppi, aspetti l’episodio di Alberto Mercuriali, l’agronomo di Castrocaro Terme suicidatosi anche lui per una perquisizione nel 2007.

In comune hanno gli stessi elementi di base: la giovane età della vittima (in questo caso addirittura minorenne), la modica quantità della sostanza ritrovata (comunque sempre cannabis), lo stigma sociale e mediatico (reale e potenziale), il rischio penale e giudiziario (iper)percepito, la vergogna e l’impotenza indotta anche dal coinvolgimento della famiglia e – a monte – l’abuso di impiego delle Forze dell’Ordine.

Per ricordare le vittime di questi episodi, ed a partire con le istanze di revisione delle politiche sulle droghe proposte dal Cartello di Genova, crediamo che sia giusto insistere sulle proposte di legge per la regolamentazione legale della cannabis, a partire da quella dell’intergruppo CannabisLegale, da quella di iniziativa popolare e da quelle promosse dalle associazioni e ferme in parlamento da troppo tempo.

La regolamentazione della cannabis non è più derogabile. Se l’effetto giuridico è stato in parte ridotto (ma non risolto) dalla Corte Costituzionale con l’abolizione delle parti peggiori della Legge cd “Fini-Giovanardi”, la punizione e il divieto rappresentano ancora oggi due delle pietre pesantissime sulle quali si costruisce lo stigma e la condanna sociale. E si producono vittime.
E’ evidente poi come nei centri di Provincia tali fenomeni siano amplificati  dai media (esattamente come nel caso di Mercuriali a Castrocaro), purtroppo più attenti a riportare episodi di lieve entità che a riflettere sulle possibili (imprevedibili?) conseguenze che la loro divulgazione scatena nei soggetti più disarmati.

Ci chiediamo infine se le FFOO, in periodi di scarse risorse come questi, debbano ancora impiegare il loro tempo nella perquisizione a casa di un sedicenne per (non) scovare pochi grammi di hashish. Al di là dell’obbligatorietà dell’azione penale qual’è il senso, anche pedagogico, di andare a perquisire la casa del ragazzino con la famiglia presente? Tempo e denaro sprecati e se, come ribadito più volte dalla Guardia di Finanza, l’obiettivo è quello di tutelare i minori, questo è evidentemente scentrato, anzi, tragicamente capovolto.

I narcotrafficanti 16enni esistono: a Bogotà, in Messico, in Bolivia, non di certo a Lavagna, periferia “bene” di Genova.

Facciamo qualcosa perchè la morte di questi giovani non sia vana.

Fabio Scaltritti
Associazione Comunità San Benedetto al Porto

mar, febbraio 14 2017 » nota a margine » No Comments

La chiusura degli Opg è costituzionale

Michele Passione commenta la sentenza della Corte sulle misura di sicurezza e l’apertura delle ultime REMS per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto dell’8 febbraio 2017






Ogni tanto succede, ed è bello poter dare qualche buona notizia.

La Legge 81 del 2014, che ha disposto ciò che già dal 2008 era previsto – la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari – ha superato nei giorni scorsi un altro attacco, dopo quello portato, poco dopo la sua entrata in vigore, ad opera del Tribunale di Sorveglianza di Messina.

Con sentenza n.22/2017, depositata il 26 gennaio scorso, la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile un’altra questione di legittimità costituzionale, questa volta sollevata dal Gip di Napoli, che aveva ritenuto in contrasto con la Costituzione la disposizione che àncora la durata della misura di sicurezza alla pena massima prevista per il reato commesso.

Censurando per vari motivi le argomentazioni del Giudice a quo, la Corte ribadisce comunque che “la norma impugnata è diretta ad evitare i cosiddetti ergastoli bianchi, cui può dar luogo la permanenza a tempo indeterminato in strutture detentive per l’esecuzione di misure di sicurezza, e pone così fine a situazioni in cui per l’infermità mentale, anche nel caso di commissione di reati di modesta gravità, persone senza supporti familiari o sociali rimanevano perennemente private della loro libertà in un contesto di natura penale”.

Parole chiare.

La seconda buona notizia è data dal fatto che proprio ieri ha chiuso, finalmente, anche l’Opg di Montelupo; resta dunque aperta ormai la sola struttura siciliana di Barcellona Pozzo di Gotto, ultimo baluardo estremo per la custodia dei folli rei. Sono solo tredici internati, ma sono persone che subiscono una detenzione illegale intollerabile e che si protrae per colpevole distrazione delle istituzioni.

Proprio a Barcellona, non a caso, nei prossimi giorni si recherà una delegazione di StopOpg, per sostenere l’operazione di chiusura, mentre il Tribunale messinese aveva contestato “la necessità ed urgenza (!) di introdurre modifiche strutturali di istituti secolari come la pericolosità sociale, indirettamente stravolti dall’intervento riformatore”.

Ancora.

Il 27 e 28 gennaio scorsi centinaia di persone (amministratori, politici, medici, associazioni, giuristi) hanno preso parte a Trieste, provenendo da tutta Italia, ad un confronto su quanto realmente necessario per il definitivo superamento della logica custodiale in materia di salute mentale, e per la sua trasformazione in autentica inclusione sociale.

Infine (ed è un’altra buona notizia): con ordinanza del 2 maggio 2016 il Magistrato di Sorveglianza di Padova ha sollevato questione di legittimità costituzionale della disposizione penitenziaria che impedisce agli internati di proporre richiesta risarcitoria per la violazione dell’art.3 CEDU e per la conseguente riduzione della misura di sicurezza

Non è possibile elencare in questa sede tutto il cammino fatto, e quanto c’è ancora da fare.

Dovendo indicare i maggiori resistenti alla riforma, non ci sarebbero dubbi; come già segnalato, una parte della magistratura (anche di legittimità), restia a liberarsi di istanze securitarie e/o paternalistiche, tuttora dispone misure di sicurezza (a centinaia si contano quelle provvisorie non ancora eseguite), in spregio allo spirito della Legge, che eleva a obiettivo la residualità della detenzione.

Per mettere davvero in sicurezza una straordinaria riforma è indispensabile la collaborazione di tutti; la formazione di una vera e nuova cultura forense in materia, troppo spesso appannaggio di pochi esperti del settore tra gli avvocati; l’abbandono di ogni forma di giurisprudenza e di medicina difensiva, e un’adeguata informazione dell’opinione pubblica, il cui consenso e sostegno è indispensabile perché si colga il cammino di civiltà sino ad oggi percorso.

mer, febbraio 8 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Droghe. Il governo batta un colpo!

Appello sulle politiche sulle droghe in Italia






Noi sottoscritti,
convinti che i tempi siano maturi per promuovere una riforma radicale delle leggi e politiche in materia di sostanze stupefacenti basata sulle evidenze scientifiche, le buone pratiche internazionalmente riconosciute e il buon senso:

chiediamo al Governo di nominare un responsabile per questioni relative alla droga e alle dipendenze che, tra le altre cose, ottemperi anche agli obblighi di legge convocando, con oltre quattro anni di ritardo, la VI Conferenza nazionale sulle sostanze stupefacenti;

chiediamo a Governo e Regioni, nel quadro dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, il rilancio e la riorganizzazione dei servizi per le dipendenze con il coinvolgimento della società civile e degli utenti nella prospettiva della “riduzione del danno”, con politiche di intervento finalizzate al benessere di chi usa sostanze e alla prevenzione dei rischi connessi all’abuso e alla clandestinità dei consumi, all'analisi delle sostanze e verso la sperimentazione delle stanze del consumo e dei trattamenti con eroina;

chiediamo al Governo e alle amministrazioni regionali, considerando che i primi quantitativi di cannabis terapeutica preparati dallo Stabilimento farmaceutico militare di Firenze sono acquistabili in farmacia, di adeguare la produzione alla domanda effettiva e di dare ampia pubblicità alla prescrivibilità di tali prodotti per garantire il pieno godimento del diritto alla salute di migliaia di persone con le patologie più varie.

invitiamo il Governo, a oltre due mesi dal deposito della proposta di legge di iniziativa popolare per la regolamentazione legale della cannabis, a facilitare il percorso di discussione parlamentare delle numerose proposte di legge sulla cannabis (a partire da quella dell’intergruppo per la cannabis legale) e di revisione generale del Testo Unico sugli Stupefacenti (309/90);

chiediamo infine a Governo e Parlamento, in vista della tenuta della prossima sessione speciale dell'Assemblea generale dell'ONU sulle droghe, di dare piena attuazione agli impegni assunti nell'aprile 2016 al Palazzo di Vetro contenuti nel documento conclusivo della UNGASS.

Promotori
A Buon Diritto – Antigone - Associazione Luca Coscioni – CGIL - CILD (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili) - CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza) - Comunità di San Benedetto al Porto (Genova) - Forum Droghe – FP CGIL – ITARDD (Rete italiana per la Riduzione del Danno) - La Società della Ragione – LegacoopSociali – LILA – Possibile - Radicali Italiani

Leopoldo Grosso (presidente onorario Gruppo Abele) - Franco Corleone (Garante dei detenuti della Toscana) - Francesco Maisto (Presidente Emerito del Tribunale di Sorveglianza. Coordinatore del Tavolo sulla Sanità degli Stati Generali della Esecuzione Penale)

Nome e Cognome:

E-mail:

Associazione/Qualifica (non sara' pubblicato):

Non visualizzare il nome sul sito:

Leonardo Fiorentini, - Non pubblicato, - Non pubblicato, - Giulio Manfredi, - Chiara Cicala, - Ermes Zaccanti, - Pamela BERLINCIONI, - Giovanni Foresti, - Domenico Palumbo, - Piero Cane, - ATTILIO GRAZIANO PUOTI, - Non pubblicato, - Bruno Mellano, - sandro cirilli, - Domenico Brandelli, - CLAUDIO MINETTI, - Paolo Crocchiolo, - Anna Bigi, - Donatello Alunni Pierucci, - emanuela terzian, - Sergio Brunello, - Maurizio Borghi, - Alessandro Antonaroli, - Luca De Prato, - vito catussi, - cristina stella, - Non pubblicato, - Alessandra Naldi, - Giorgio Bignami, - Francesco Racchetti, già Garante dei Detenuti Comune di Sondrio, - Laura Supino, - Maria Di Benedetto, - Giovanni Savia, - Alessandro Esposito, - Gregorio Antonio Salis, - Caracciolo Vincenzo, - Lella Cosmaro, - clelio pulici, - Hassan Bassi, - Giacomo Franceschetti, - Arnaldo Pontis, - Michele Macelletti, - Simone Pastrolin, -

[Cliccando su aderisci accetti che i tuoi dati siano utilizzati per il solo fine della registrazione della tua sottoscrizione alla presente petizione. I dati non saranno in alcun modo ceduti a terzi o utilizzati per altri fini se non strettamente legati all’aggiornamento rispetto alla presente mobilitazione.]

gio, febbraio 2 2017 » news » No Comments

Oltre le Rems: lavorare per la Salute Mentale

TRIESTE 27 e 28 gennaio 2017: Si conclude a Trieste la storia degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari.






oltre le remsEvento promosso da stopOPG Regione Friuli Venezia Giulia, Azienda Universitaria Integrata di Trieste.

stopOPG, ha deciso di organizzare alcuni eventi – a Trieste il 27 e 28 gennaio, a Roma il 16 febbraio 2017 – a conclusione del faticoso processo di chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari: mancano infatti pochi giorni alla chiusura degli ultimi due Opg ancora aperti (Montelupo F.no e Barcellona Pozzo di Gotto).

  • TRIESTE 27 gennaio 2017, ore 17 in Consiglio Regionale Piazza Oberdan
  • TRIESTE 28 gennaio 2017, ore 9 – 17 al Teatro Franco e Franca Basaglia, Parco culturale di San Giovanni

Il processo di superamento degli OPG con la loro chiusura si trova in una nuova fase: ora è cruciale dimostrare, con le pratiche, che le stesse Rems possono essere ridimensionate e forse del tutto superate. E questo implica ragionare su cosa si costruisce intorno e prima delle Rems, per evitare che diventino i nuovi contenitori, certo più decorosi degli Opg ma destinate a riprodurne la funzione. Per fare in modo che il superamento degli Opg, come ci ha insegnato l’esperienza della chiusura degli Ospedali Psichiatrici, sia accompagnata dalla costruzione di concrete alternative alla logica manicomiale, per affermare invece il diritto alla salute mentale e alla piena e responsabile cittadinanza delle persone sofferenti.

L’occasione è importante per mettere a confronto voci ed esperienze di vari Dipartimenti di Salute Mentale e Rems italiane, della Magistratura, dei cittadini utenti e dei loro familiari, oltre che per gli interventi di rappresentanti delle Istituzioni nazionali e locali.

Scarica il Programma con gli interventi. Il confronto é libero.

Le informazioni per partecipare

Segreteria Organizzativa:

Michela Rondi

Segreteria Dipartimento di Salute Mentale – ASUI Ts
Via Weiss, 5 – 34128 Trieste
Tel. +39  040 399 7439, fax +39 040 399 7363
Mail: dsm@asuits.sanita.fvg.it
A Trieste:

Tutte le soluzioni alberghiere su: www.retecivica.trieste.it

Tutti i B&B su: www.bbplanet.it/dormire/trieste/

Vi chiediamo di segnalarci da subito la partecipazione scrivendo a redazione@stopopg.it

gio, gennaio 26 2017 » Agenda » No Comments

La contenzione meccanica in Italia. Il rapporto di A Buon Diritto

Martedì 28 febbraio A Buon Diritto presenta a Roma il rapporto sulla contenzione meccanica.






contenzione meccanicaSINTESI RAPPORTO
CONTENERE LA CONTENZIONE MECCANICA IN ITALIA. PRIMO RAPPORTO SUI DIRITTI NEGATI DALLA PRATICA DI LEGARE COERCITIVAMENTE I PAZIENTI PSICHIATRICI NEI SPDC”

A un anno dalla presentazione in Senato della campagna per l’abolizione della contenzione “E tu slegalo subito“, A Buon Diritto pubblica la sintesi della sua ricerca “Contenere la contenzione meccanica in Italia. Primo rapporto sui diritti negati dalla pratica di legare coercitivamente i pazienti psichiatrici nei Spdc“, a cura di Sergio Mauceri.

La contenzione meccanica, che consiste principalmente nel legare i polsi e le caviglie del paziente per immobilizzarlo al letto, è una pratica sconosciuta ai più nonostante sia molto frequente in moltissime strutture: i servizi psichiatrici di diagnosi e cura (Spdc), i servizi di neuropsichiatria infantile, le residenze sanitarie assistenziali (Rsa), i reparti di medicina e quelli geriatrici, i pronto soccorso, le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), le case di cura private e le comunità terapeutiche. La contenzione meccanica è una modalità largamente utilizzata in psichiatria per la gestione degli episodi di agitazione e aggressività all’interno dei SPDC e secondo una ricerca condotta nel 2004 (a tutt’oggi l’unica disponibile) dall’Istituto Superiore di Sanità presso un campione di SPDC sull’intero territorio nazionale, nel 60% dei casi le strutture facevano ricorso a pratiche di contenzione meccanica e in oltre il 70% erano presenti gli strumenti idonei per farvi ricorso. Si stima che nei reparti psichiatrici per acuti, in Italia, avvengono in media 20 contenzioni ogni 100 ricoveri. È un problema molto esteso quindi, che coinvolge migliaia di persone in tutto il Paese ogni giorno.

La presentazione del rapporto completo si terrà martedì 28 febbraio alle ore 11 presso la sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro al Senato della Repubblica, in collaborazione con la rete della campagna nazionale per l’abolizione della contenzione E tu slegalo subito e con gli interventi della senatrice Nerina Dirindin e del senatore Luigi Manconi.

 

mer, gennaio 25 2017 » Agenda » No Comments

Carcere, etica e diritto alla salute

Grazia Zuffa scrive sul diritto alla salute in carcere per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 4 gennaio 2017.






L’inizio d’anno, lontano dalla fretta quotidiana, invita a riflettere su alcune questioni fondanti del vivere civile. Così è per un tema “eticamente sensibile” come la salute delle persone private della libertà. Gli organismi internazionali, in specifico l’Organizzazione Mondiale della Sanità, da tempo attirano l’attenzione sul problema ribadendo il principio dell’uguaglianza del diritto alla salute per tutti i cittadini: si veda la dettagliata guida Health in Prisons del 2007. Sulla base dello stesso principio, il Comitato Nazionale di Bioetica, nel 2013, ha stilato un parere, “La salute dentro le mura”, ricco anche di indicazioni operative. Se l’idea non è più controversa, lo stesso non si può dire per la sua applicazione. In Italia, il passaggio della sanità penitenziaria al Servizio Sanitario Nazionale ha rappresentato un passo avanti decisivo nella parità di trattamento, ma non ha sciolto tutti i nodi della gestione della salute: che risiedono nella tensione, e nel potenziale conflitto, fra istanze di sicurezza e diritti della persona. Un esempio è il rapporto col medico curante, che per i cittadini “fuori le mura” inizia con la libera scelta del professionista di fiducia. E per i cittadini “dentro le mura”? La scelta non è data e il rapporto col medico di fiducia (per chi l’aveva) quasi sempre si interrompe con l’ingresso in carcere. Da segnalare nuove interessanti pratiche: come quella nel carcere di Massa, dove il detenuto ha la facoltà di scegliere il medico di riferimento fra i sanitari presenti nell’istituto. E’ un passo in avanti sulla giusta via. Anche se la libertà di scelta non riguarda solo la medicina generale in senso stretto: si pensi alla delicata funzione dei servizi delle dipendenze, a cavallo fra prestazioni di base e specialistiche.

Collegata alla libertà di scelta, è la questione del rapporto fiduciario del detenuto col sanitario, da tutelarsi a ogni costo. Sempre la Oms evidenzia un conflitto di ruoli, quando il medico curante è chiamato a giudicare le condizioni di salute del detenuto in relazione a provvedimenti che deve prendere l’autorità giudiziaria o penitenziaria: si veda la situazione in cui il medico sia chiamato a pronunciarsi sulla incompatibilità del detenuto con lo stato carcerario. Per non incrinare la relazione terapeutica, si raccomanda che il giudizio sia demandato ad altro professionista.

Non è il solo caso di possibile conflitto di ruolo del sanitario, terapeutico da un lato, di supporto all’autorità giudiziaria dall’altro. Si pensi all’accertamento dello stato di dipendenza, quando il procedimento diagnostico non è finalizzato alla scelta del trattamento più appropriato, bensì a permettere – o negare- l’accesso a misure alternative. Per i Servizi Dipendenze, il conflitto si è acuito nel 2011, quando il Dipartimento Nazionale Antidroga (Dpa) decise di “uniformare” le procedure diagnostiche al fine di distinguere i detenuti con problemi di droga, fra “assuntori” e “dipendenti”. Molto ci sarebbe da dire sulla validità scientifica di tali categorie, specie dopo le novità introdotte dal DSM V. Per il momento, basti segnalare che in questo quadro la diagnosi non ha tanto valore clinico quanto di “classificazione” dei detenuti in relazione ai benefici giudiziari, facendo una prima cernita fra soggetti – abilitati e non – ad accedere a misure alternative terapeutiche. Si attiva così quella commistione di ruoli da cui si dovrebbe prendere le distanze. Di questo risvolto etico poco si è discusso ai tempi della decisione del Dpa. E’ tempo di colmare la lacuna, restituendogli il posto che gli spetta nel dibattito sul rinnovamento del carcere.

mer, gennaio 4 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Carcere, un anno di combattimento

Franco Corleone scrive sul carcere per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 28 dicembre 2016.






Anche i provvedimenti sul carcere hanno subito lo stop nell’attesa magica del 4 dicembre e si è perso tempo prezioso. Il risultato del referendum ha determinato la crisi del governo e la nascita del nuovo esecutivo guidato da Paolo Gentiloni. Alla Giustizia è stato confermato il ministro Andrea Orlando con soddisfazione di molti, fra cui i garanti dei diritti dei detenuti, per la fiducia per le cose fatte ma soprattutto per la speranza di vedere realizzate le importanti promesse uscite dagli Stati Generali.

La situazione nelle carceri non è migliorata dal punto di vista della qualità della vita ed è assai preoccupante per il lento ma costante aumento delle presenze, infatti a fine novembre è stata abbondantemente superata la cifra di 55.000 detenuti presenti.

Il rischio del sovraffollamento incombe nuovamente in assenza dei tanto declamati provvedimenti strutturali che in realtà richiederebbero una nuova legge sulle droghe. Infatti come testimoniato dal 7° Libro Bianco sulle droghe, nonostante l’abbattimento della legge Fini-Giovanardi ad opera della Corte Costituzionale, ancora il 32% delle presenze in carcere è dovuto alla violazione dell’art. 73 della legge antidroga sulla detenzione di sostanze stupefacenti. Si tratta dunque di piccoli spacciatori o di consumatori vittime del proibizionismo, ma non mi pare che questo tema sia all’ordine del giorno, basta vedere la sorte delle proposte di legalizzazione della canapa.

Anche la via straordinaria della clemenza, richiesta alla fine del giubileo da Papa Bergoglio, non è stata presa in alcuna considerazione né dal Governo né dal Presidente della Repubblica.

Che fare dunque? Rassegnarsi all’ordinaria amministrazione accompagnata dalla silenziosa tragedia quotidiana dei suicidi, dei tanti tentati suicidi, dei troppi atti di autolesionismo e dei molti digiuni di protesta?

I garanti regionali e comunali intendono chiedere al ministro Orlando un confronto sul destino della legge delega all’esame del Senato. I tempi a disposizione perché un patrimonio di idee e proposte non venga dilapidato impongono delle scelte immediate. O lo stralcio della parte penitenziaria o, forse meglio, un disegno di legge per affrontare alcuni nodi non procrastinabili: il diritto all’affettività, il nuovo ordinamento minorile e la modifica delle misure di sicurezza urgenti dopo la chiusura degli Opg.

Nel frattempo l’idea di una iniziativa per cambiare le condizioni di vita all’interno delle patrie galere a legislazione vigente è emersa nell’ambito di un Seminario di preparazione del Convegno in onore di Sandro Margara realizzati nell’ottobre scorso, “Lo stato del carcere dopo gli Stati Generali”. Il 15 dicembre ho sottoscritto con il Provveditore dell’Amministrazione della Toscana Giuseppe Martone un documento assai impegnativo, chiamato Patto per la Riforma.

Il proposito assai ambizioso è di attuare una sperimentazione e un’anticipazione dei contenuti della riforma delineata nell’atto di indirizzo 2017, in 14 punti, dal ministro Orlando e tra cui spiccano il lavoro, l’affettività, le misure alternative, la salute.

Cose concrete dunque. A cominciare dalla sostituzione degli sgabelli nelle celle con sedie decenti. La ricerca dell’afflizione è stata costruita con cura certosina e meticolosa e occorre rompere abitudini e assuefazioni. L’elenco è lungo: garantire l’acqua calda e le docce nelle celle; rendere le biblioteche fruibili per la lettura e lo studio; attivare mense e locali per fare la spesa; progettare gli spazi e i luoghi per l’affettività.

La dignità, l’autonomia e la responsabilità passano da una diversa quotidianità. Ci aspetta un anno di combattimento.

mer, dicembre 28 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

La ludopatia e l’abuso dell’incapacità

Antonella Calcaterra, avvocato, commenta una recente sentenza della Corte di Milano rispetto all’incapacità dovuta alla ludopatia per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 14 dicembre 2016.






Che la ludopatia possa essere considerata una patologia psichiatrica (diagnosi di gioco d’azzardo patologico, G.A.P.) in presenza di alcuni indici significativi non appare discutibile.

Quello che appare discutibile è la possibile ricaduta di essa sulla capacità di intendere e di volere del soggetto al punto da abolirla completamente.

In tal senso, invece, sembra essersi espresso il Tribunale di Milano, sezione VII penale, che ha prosciolto, per totale incapacità di intendere e volere, dall’accusa di reiterati furti una donna dichiarata giocatrice patologica, “con dipendenza dall’abitudine del gioco quale condizione per cui il soggetto non può impedirsi di compiere furti in modo coattivo per garantirsi tale possibilità”. La notizia è apparsa nelle cronache giornalistiche pochi giorni fa ed è stata accolta con interesse dall’Associazione Azzardo e nuove dipendenze per il riconoscimento di malattia e della fragilità delle persone.

E’ mai accaduto che un giudice penale abbia prosciolto per totale incapacità totale di intendere e volere un tossicodipendente che aveva commesso furti o rapine spinto dall’insopprimibile necessità di procurarsi denaro per acquistare lo stupefacente necessario?

Facilissimo rispondere a questa domanda retorica.

La dipendenza da gioco, come quella da alcool e da droga, in quanto patologia, va certamente curata e trattata e sarebbe utile un sistema sanzionatorio che prevedesse, a fronte di fatti reati commessi al fine di procurarsi soldi per “giocare, drogarsi o bere”, percorsi di cura adeguati con servizi specialistici.

Sarebbe auspicabile, ad esempio, che vi fosse un ampliamento delle misure alternative di cura previste dal DPR 309/90 per i tossicodipendenti anche alle persone colpite da ulteriori e patologiche dipendenze, quale quella della ludopatia. La circostanza stessa che i servizi ormai affrontino queste problematiche attesta la  loro consistenza e suggerirebbe una uniformazione della disciplina giuridica oggi prevista solo per i tossicodipendenti e non, invece, estensibile ad altre patologie da dipendenza, secondo i dettami della Suprema Corte (Cass. Sez. I, 3.5.2016 n. 29331).

Desta invece molte perplessità una pronuncia che addirittura azzeri la capacità di intendere e volere di un soggetto: se da un lato può esserci limitazione del volere, appare francamente forzata e discutibile la esclusione completa di quella di intendere il fine delle azioni, che sono ovviamente indirizzate a soddisfare i bisogni della dipendenza in atto.

L’estensione a dismisura delle incapacità di intendere e volere rischia di stravolgere i criteri rigorosi di accertamento e riconoscimento di essa secondo i parametri giuridici e forensi e di ampliare il campo delle misure di sicurezza con pericolose derive verso applicazioni di misure restrittive già ampiamente abusate rispetto ai criteri previsti e sanciti dalla legge 81/2014 sulla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg), che fatica ad andare a regime proprio a causa dell’impropria applicazione dei nuovi principi.

La cura può passare anche attraverso un riconoscimento di penale responsabilità, con misure alternative connotate di attenzione, oppure può costituire l’elemento fondante di un progetto di messa alla prova, come previsto dalla normativa introdotto con la legge 67/2014. Disciplina peraltro applicabile anche ai recidivi e ad una vasta tipologia di reati.

Il tutto senza forzare i principi che dovrebbero caratterizzare gli accertamenti di correlazione tra malattia ed incidenza di essa al momento dei fatti sui processi volitivi e determinativi del soggetto.

mer, dicembre 14 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Magistratura Democratica, baluardo dei diritti

Patrizio Gonnella commenta il congresso di Magistratura Democratica per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 23 novembre 2016.






Patrizio_Gonnella_Associazione_AntigoneDonald Trump ha annunciato che nominerà un giudice della Corte Suprema anti-aborto. L’American Civil Liberties Union ha comunicato che l’opposizione alle politiche liberticide, razziste, medievali di Donald Trump avverrà usando tutti gli strumenti giudiziari possibili nonché portandolo davanti a tutte le Corti americane, locali, statali, federali. La via della protezione dei diritti umani e delle garanzie fondamentali passa negli Stati Uniti dalle aule di giustizia. Il matrimonio egualitario è stato conquistato con una sapiente strategia giudiziaria durata vent’anni.

Che c’entra Magistratura Democratica con Donald Trump? Md ha tenuto il suo congresso a Bologna tra il 3 e il 6 novembre. Un congresso a cui ho avuto l’onore di partecipare e intervenire. Un congresso dove si respirava a pieni polmoni un’aria di grande consapevolezza del proprio ruolo strategico nel nome della interdipendenza e indivisibilità dei diritti civili, politici, sociali, economici e culturali. Ecco cosa c’entra la nostra Md con il loro Trump. C’entra nel senso che in una fase come quella attuale dove la politica su scala planetaria è debole o addirittura anti-democratica il ruolo della giurisdizione a protezione e promozione dei diritti fondamentali è ancora più necessario. Abbiamo bisogno di una magistratura democratica e progressista. Ne abbiamo bisogno per almeno cinque ragioni diverse.

Ne abbiamo bisogno per frenare le tendenze liberticide che arrivano da settori xenofobi della politica. Non a caso Md ha approvato una mozione sul diritto d’asilo insieme all’Associazione studi giuridici immigrazione.

Ne abbiamo bisogno per costruire azioni di contenzioso strategico di fronte all’inazione della politica. La mancata introduzione del delitto di tortura è stata stigmatizzata da Corti interne e internazionali. Non è bastato a convincere le forze politiche restie a colmare la lacuna normativa in atto. Pur sapendo che il nostro non è un sistema di common law bisogna pensare a un’azione che sia additiva e non meramente resistenziale.

Ne abbiamo bisogno per compensare decisioni e posizioni di altro pezzo della magistratura che invece è avanguardia della conservazione.

Ne abbiamo bisogno per condizionare il linguaggio presente nel dibattito pubblico intorno alla giustizia. Non abbiamo bisogno delle sberle pedagogiche di cui ha parlato Piercamillo Davigo affinché la legge sia rispettata così come non abbiamo bisogno della zero tolerance del del futuro Segretario di Stato americano. E’ bello andare a un congresso di giudici, magistrati di sorveglianza e pubblici ministeri come a me è successo a Bologna e sentire altre parole chiave: non intolleranza ma dignità. Md ha approvato una mozione che ripropone la questione carceraria, partendo dalla dignità umana, puntando sulle alternative alla detenzione e finanche mettendo in discussione quel totem che è il regime di cui all’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario.

Infine ne abbiamo bisogno per avere nelle nostre campagne un partner forte, autorevole. Una delle nostre campagne è per la legalizzazione della cannabis. La partecipazione attiva di un’associazione di magistrati nel dibattito intorno a un tema che divide nettamente l’opinione pubblica e le forze politiche potrebbe avere un impatto decisivo nella campagna che le associazioni da tempo hanno messo in campo, proprio partendo dall’esperienza statunitense che ha per ora messo in soffitta la war on drugs. MD fu protagonista contro la Iervolino-Vassalli, per il referendum del 1993 e contro la Fini-Giovanardi, ora sarà certamente un alleato prezioso per la riforma.

A Bologna è rinato un soggetto rigorosamente garantista.

mer, novembre 23 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments