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Droghe e Diritti

Droga e sicurezza, parole da riscrivere

Grazia Zuffa scrive per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 19 novembre 2014.

Grazia Zuffa scrive su droga e sicurezza per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 20 novembre 2014.Da tempo il tema della sicurezza domina il dibattito pubblico e il binomio droga-sicurezza ha storicamente occupato la scena, anche se oggi sembra sopravanzato dall’allarme per lo straniero, nelle nostre città sempre più affollate di poveri e deprivate di servizi e di opportunità.

Tuttavia, il “discorso droga” rimane centrale per comprendere il “discorso sicurezza” e viceversa.

Nel recente convegno svoltosi a Perugia, promosso dal dipartimento di giurisprudenza e dalla Regione Umbria – Quali politiche per la sicurezza?-, Giuseppe Mosconi avanzava riserve sul termine stesso “sicurezza”, che evoca una minaccia da cui difendersi, condizionando la conseguente risposta “contro”.

Le politiche sulle droghe a livello internazionale si sono costruite fin dall’origine come politiche “contro” per eccellenza (la “minaccia droga”): miranti a “ridurre fino a eliminare la disponibilità di droghe illegali” tramite lo strumento penale (questa è ancora la dizione che recitano le dichiarazioni finali dei meeting periodici delle Nazioni Unite). Da notare: in ossequio a questa finalità “contro”, le convenzioni internazionali, e a cascata le leggi nazionali, vanno contro principi consolidati del diritto, come quello della proporzionalità della pena in relazione alla consistenza del reato: non solo le pene legate alla droga sono in genere elevate, più elevate dei reati di violenza, ma i reati minori sono schiacciati su quelli più gravi: basti pensare all’equiparazione della semplice cessione di droga (senza alcun lucro) sullo spaccio.

La scelta della proibizione cento anni fa si fondò sull’idea che l’uso di determinate sostanze psicoattive causasse il “degrado” personale, familiare e sociale e spingesse al crimine, convogliando il biasimo su coloro che indulgevano all’uso di droghe, piuttosto che sulla povertà e le ineguaglianze sociali. Oggi la ricerca ci dice che la gran parte dei consumatori di droghe illegali riesce a tenere sotto controllo i consumi, così come avviene per l’uso di bevande alcoliche. E come ha mostrato il criminologo Alex Stevens nel suo libro Drugs, Crime and Public Health, esistono solide evidenze che i danni legati alle droghe (in particolare l’uso intensivo e la violenza legata al mercato illegale) si concentrano nelle aree socialmente deprivate. Dunque, egli sostiene, la lotta all’ineguaglianza dovrebbe essere centrale nell’affrontare la questione sicurezza. Ciò non è, anzi. Il tema droghe-sicurezza è occupato dalle politiche “dure”, che si presentano senza alternative. Nonostante la politica cerchi di rilegittimarsi tramite il modello tecnocratico, con relativa enfasi sul ruolo degli esperti e della scienza, il discorso politico sulla droga si fa forza invece del suo valore simbolico, dell’essere “contro”, senza compromessi e mediazioni. La costruzione della “minaccia” droga permette di governare i conflitti delle società post moderne, giustificando le disuguaglianze fra cittadini in termini di diritti, garanzie, accesso al bene sicurezza, a scapito di chi usa droghe.

Se l’establishment politico, internazionale e nazionale, sembra incapace di una svolta, la spinta viene “dal basso”: dal movimento per la legalizzazione della cannabis negli Stati Uniti, dal rifiuto della “guerra alla droga” nei paesi dell’America Latina, dalla “resistenza” (nonostante i tagli al welfare) della riduzione del danno: intesa come paradigma di risoluzione dei conflitti (si pensi ai conflitti urbani) tramite la mediazione fra soggetti e interessi diversi, per garantire opportunità e diritti per tutti, senza discriminazioni. Saprà questa spinta influire sulla prossima Assemblea Generale dell’Onu sulle droghe del 2016? Questa è la sfida che ci sta di fronte.

gio, novembre 20 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Global Drug Survey 2015 al via!

Global Drug Survey 2015 (GDS), la più vasta ricerca indipendente sui consumi di droghe è ora accessibile anche ai consumatori italiani. Grazie alla collaborazione di Forum Droghe, dal 17 novembre al 20 dicembre 2014 sarà on line la versione in italiano della Global Drug Survey e potrai partecipare al più vasto monitoraggio sui consumi di droghe promosso da ricercatori indipendenti, basato su informazioni fornite da consumatori di tutta Europa e del mondo in modo anonimo e diretto.

Global Drug Survey 2015Nel 2014 circa 80.000 persone in tutto il mondo hanno scambiato informazioni e conoscenze partecipando alla Global Drug Survey, e i risultati sono stati diffusi a livello globale raggiungendo oltre un milione di persone. Il manuale di riduzione del danno, redatto grazie alle informazioni dei partecipanti, è stato letto da circa  30.000 persone (High Way Code, www.globaldrugsurvey.com/brand/the-highway-code/ solo in inglese).

Global Drug Survey 2015 è ancora più accessibile: tradotta in 10 lingue, incluso l’italiano, conta di coinvolgere almeno 120.000 partecipanti. Il tuo contributo è fondamentale: in un tempo in cui i cambiamenti nel mondo delle droghe sono costanti e rapidi, sapere cosa le persone consumano, come e perché è cruciale. GDS ha una attenzione particolare verso le nuove sostanze psicoattive e quelle che si trovano sul web, ma al tempo stesso non perde di vista  i consumi di droghe legali, alcool, tabacco e farmaci. Chiediamo a chi consuma cosa consuma, come, perché, quali i danni eventuali, le ragioni per smettere, le regole per contenere i rischi…. E si tratta di una conoscenza non fine a se stessa: l’obiettivo di Global Drug Survey 2015 è quello di costruire il più vasto e dettagliato manuale di uso sicuro di droghe, basato sui saperi e sulle competenze dei consumatori, perché se i governi continuano a ripetere che è necessario  “dire di no” alle droghe, milioni di persone nel mondo continuano a “dire di sì”, e cercano di evitare rischi e danni.

Global Drug Survey 2015 è obiettiva e indipendente, e si avvale di molti ricercatori esperti che pongono domande capaci di “leggere” i consumi di droghe in un modo diverso,  finalmente nella prospettiva dei consumatori.

I risultati della Global Drug Survey 2015 saranno resi pubblici in giugno, sul sito www.globaldrugsurvey.com

Global Drug Survey 2015 è parte di un più vasto progetto di informazione e comunicazione con e tra i consumatori: vuoi testare e auto monitorare il tuo consumo? Vai in www.drugsmeter.com/ (solo in inglese)
Per saperne di più: www.globaldrugsurvey.com/custom-surveys 

Il promotore della Global Drug Survey 2015 è Adam Winstock, ricercatore e psichiatra a Londra.

Contatti: Global Drug Survey
Fergusson House
124/128 City Road
London
EC1V 2NJ
+44 (0)20 7324 3536
info@globaldrugsurvey.com

dom, novembre 16 2014 » news » No Comments

Cassazione, stop alle pene illegittime

Luigi Saraceni scrive sulle pene illegittime per la rubrica di fuoriluogo sul Manifesto del 12 novembre 2014

SaraceniIn un momento di appannamento, se non di declino, della ragione giuridica (e non solo), è confortante leggere le parole scritte dal massimo vertice giurisdizionale, le Sezioni Unite della cassazione, nella sentenza depositata il 14 ottobre scorso in materia di esecuzione di pene “incostituzionali” (presidente Santacroce, estensore Ippolito).

Il quesito cui la cassazione doveva rispondere era, in sommaria sintesi, il seguente: la sentenza della Corte costituzionale che dichiara illegittima una norma di legge che prevede un aggravamento di pena, si applica solo ai processi in corso o anche alle condanne passate in giudicato?

Il problema è diventato, in questi ultimi tempi, molto pressante, a causa di una legislazione insensata che, accanto alle leggi ad personam, e per coprirne l’indecenza, si è accanita contro l’emarginazione sociale, producendo una serie di norme repressive che hanno costretto la Consulta a intervenire per ripristinare la legalità costituzionale.

Intanto, nelle more delle decisioni della Consulta, molte condanne (in particolare per fatti di droga o contro gli immigrati), sono diventate definitive e allora in seno alla magistratura ordinaria, compresi i giudici della cassazione, è nato un contrasto.

Per alcuni la parte di pena dichiarata illegittima va eliminata dalla condanna, essendo evidente che stare in carcere per scontare una pena irrogata in base ad una legge che non ha diritto di cittadinanza nel nostro ordinamento, è una palese iniquità. Per altri invece, la “intangibilità del giudicato” non consentirebbe di ritoccare le pene in corso di espiazione.

Su questo contrasto sono intervenute le Sezioni Unite che hanno optato per la prima soluzione, con una motivazione che, al di là del caso specifico, scrive un pezzo di storia dell’esercizio della giurisdizione penale.

Due erano le questioni di principio implicate nella decisione dei giudici di piazza Cavour: la particolare incidenza delle pronunce di incostituzionalità sulle leggi penali; i limiti e la funzione del “giudicato penale”.

Su entrambi i temi si sono affrontati, sin dall’entrata in vigore della Costituzione, le due contrapposte anime della magistratura sul terreno dell’esercizio della giurisdizione penale: l’una dominata dalla esigenza di continuità con il passato e influenzata, come scrive la Cassazione, “dall’affermato ed egemone primato del potere statuale su qualsiasi diritto della persona”; l’altra che, invocando il primato dei nuovi valori costituzionali, ha rivendicato la massima espansione dell’efficacia “retroattiva” delle pronunce della Consulta e “con la proclamazione dei diritti fondamentali, ha dato l’avvio ad una mutazione del significato totalizzante dell’intangibilità del giudicato quale espressione della tradizionale concezione autoritaria dello Stato, rafforzandone per contro la valenza di garanzia individuale”.

La decisione della cassazione avrà certamente le sue ricadute positive sulle condanne passate in giudicato, in particolare a riguardo delle insensate pene per le cosiddette droghe leggere, comminate dalla Fini-Giovanardi, dichiarata incostituzionale dalla Consulta nel febbraio scorso.

Per quanto non strettamente vincolante in via generale, la decisione del massimo organo giurisdizionale dovrebbe spazzare via le residue resistenze che la parte conservatrice dei nostri giudici ha finora opposto all’applicazione equa e ragionevole delle ripetute pronunce di illegittimità di norme repressive incompatibili con i principi costituzionali.

Ma intanto il documento va segnalato perchè consente di sperare che sul terreno giudiziario ci sia ancora uno spazio per l’affermazione della ragione.

Vai alla campagna sulle pene illegittime (dal sito de La Società della Ragione).

 

mer, novembre 12 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Il fallimento del carcere 250 anni dopo Beccaria

Convegno internazionale sul carcere a Firenze il 21 e 22 novembre a due secoli e mezzo dalla pubblicazione del “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria

deidelittiedellepeneRegione Toscana – Consiglio Regionale
Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Toscana
Festa della toscana 2014

DELITTI E PENA: 250 ANNI DOPO BECCARIA
Il fallimento del carcere

21-22 NOVEMBRE 2014
SANT’APOLLONIA – VIA SAN GALLO – FIRENZE

DELITTI E PENA: 250 ANNI DOPO BECCARIA
Il Convegno intende riflettere sul senso della pena, sulla funzione dell’istituzione carceraria e su nuove, possibili, prospettive sanzionatorie che riducano il ricorso alla carcerazione.
L’ambizione è quella di costruire una piattaforma capace di guardare lontano e di tracciare una riforma del sistema penale e penitenziario innovativa e credibile. L’attenuazione del sovraffollamento carcerario è certamente un primo, importante, passo, ma non risolve il problema generale ed il Convegno – a due secoli e mezzo dalla pubblicazione dell’opera Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria – vuol richiamare tutti alla responsabilità, in un momento in cui: tardano ad arrivare le nomine del Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e del Garante nazionale; il percorso di superamento degli OPG in Italia appare ancora molto incerto; non è ancora stato introdotto il reato di tortura; molte persone si trovano ancora ristrette dopo la bocciatura della Fini-Giovanardi da parte della Corte costituzionale.

Il Convegno è stato organizzato in collaborazione con:
– DIPARTIMENTO DI SCIENZE GIURIDICHE DELL’UNIVERSITÀ DI FIRENZE
– FONDAZIONE GIOVANNI MICHELUCCI
L’iniziativa è realizzata nell’ambito della FESTA DELLA TOSCANA che celebra l’abolizione della pena di morte nel Granducato di Toscana (1786).

La partecipazione al Convegno darà titolo all’acquisizione dei CREDITI FORMATIVI in materia penale, riconosciuti dall’Ordine degli Avvocati di Firenze.
Info crediti: Segreteria del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Toscana.

21 NOVEMBRE 2014

ORE 09.30 PRIMA SESSIONE
SALUTI ISTITUZIONALI
Alberto Monaci Presidente del Consiglio regionale della Toscana
Enrico Rossi Presidente della Giunta regionale della Toscana
Sigfrido Fenyes Vicepresidente Ordine degli avvocati di Firenze
INTRODUZIONE
Franco Corleone Garante delle persone sottoposte a misure
restrittive della libertà personale della Toscana
RELAZIONE GENERALE
No Prison, senza se e senza ma
Massimo Pavarini Professore Ordinario di Diritto penale,
Università di Bologna

CARCERE DEI DIRITTI
INTRODUZIONE
Emilio Santoro Professore Ordinario di Filosofia del diritto,
Università di Firenze
INTERVENTI
Stefano Anastasia Ricercatore Filosofia e sociologia del Diritto,
Università di Perugia
Marcello Bortolato Magistrato di Sorveglianza di Padova
Alberto Di Martino Professore di Diritto penale, Scuola
Superiore Sant’Anna di Pisa
Antonietta Fiorillo Presidente Tribunale di Sorveglianza di Firenze
Glauco Giostra Professore Ordinario di Procedura penale,
Università La Sapienza, Roma
Eriberto Rosso Presidente della Camera Penale di Firenze

QUALE PENA
INTRODUZIONE
Luciano Eusebi Professore Ordinario di Diritto penale, Università
Cattolica di Milano
INTERVENTI
Silvia Cecchi Sostituto Procuratore presso la Procura di Pesaro
Gherardo Colombo ex-Magistrato
Michele Passione Avvocato
Carlo Renoldi Magistrato
ORE 13.30-14.30 BUFFET

ORE 14.30 SECONDA SESSIONE
IL CARCERE, LA DIGNITÀ E GLI SPAZI DELLA PENA
INTRODUZIONE
Mauro Palma Presidente del Consiglio europeo per la cooperazione nell’esecuzione penale
INTERVENTI
Carmelo Cantone Provveditore Regionale dell’Amministrazione penitenziaria della Toscana
Carla Ciavarella Direttore della CC di Nuoro e della CR di Tempio Pausania
Patrizio Gonnella Presidente della Associazione Antigone
Francesco Maisto Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna
Alberto Magnaghi Architetto urbanista, Professore Emerito, Università di Firenze
Corrado Marcetti Direttore della Fondazione Michelucci
Leonardo Scarcella Architetto, Responsabile tecnico del Ministero della Giustizia
Mario Spada Architetto urbanista, coordinatore della Biennale dello spazio pubblico
Maria Stagnitta Presidente di Forum Droghe
Luca Zevi Architetto
Grazia Zuffa Psicologa, componente del Comitato Nazionale di Bioetica
ORE 17.30 SPAZIO DIBATTITO E DISCUSSIONE

22 NOVEMBRE 2014

ORE 09.30 INIZIO LAVORI
INTRODUZIONE
Livio Ferrari Giornalista, scrittore e cantautore, promotore del
Manifesto No Prison

ATTUALITÀ E PROSPETTIVE DELL’ABOLIZIONISMO
SESSIONE INTERNAZIONALE
INTRODUZIONE
Giuseppe Mosconi Professore Ordinario di Sociologia del diritto, Università di Padova
INTERVENTI
Erich Schops Anvp di Parigi
Sebastian Scheerer Professore Emerito di Criminologia, Università di Amburgo
David Scott Senior lecturer in Criminology, Liverpool John Moores University

ORE 11.30 VERSO GLI STATI GENERALI DEL CARCERE
SINTESI DELLE SESSIONI DI LAVORO PRECEDENTI

ORE 12.00 TAVOLA ROTONDA
L’UTOPIA CONCRETA
MODERA
Laura Zanacchi Redattrice di “Fahrenheit” e curatrice di “Dei delitti e delle pene. 250 anni dopo Beccaria”, Rai Radio 3
PARTECIPANO
Guido Calvi Avvocato
Francesco Cascini Magistrato, Vice capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria
Donatella Ferranti Presidente Commissione Giustizia Camera dei Deputati
Pier Giorgio Morosini Componente del CSM
Andrea Pugiotto Professore Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Ferrara
ORE 13.30 CONCLUSIONI
ORE 14.00 FINE LAVORI E BUFFET

É STATO INVITATO IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA ANDREA ORLANDO

DAL MANIFESTO “NO PRISON”

[…] Con l’avvento dell’era moderna, la società occidentale ha ritenuto che la pena privativa della libertà – cioè il carcere – avesse sia la virtù di minimizzare la sofferenza della reazione penale, sia la capacità di intimidire i potenziali violatori dal delinquere, nonché di educare i condannati a non recidivare.
[…] I dati di questo fallimento sono davanti agli occhi di tutti coloro che intendono il vero senza pregiudizi ideologici: il carcere non solo tradisce la sua mission preventiva, cioè non produce sicurezza dei cittadini nei confronti della criminalità, ma nel suo operare viola sistematicamente i diritti fondamentali.[…]
La prigione, sempre ed ovunque, viola i diritti fondamentali e compromette gravemente la dignità umana dei condannati. Certo: non tutte le carceri sono uguali sotto il profilo del rispetto dei diritti dei detenuti. […] Ma non esiste esempio storico di un carcere capace di limitare la sofferenza del condannato a quella sola che consegue alla privazione della libertà personale.[…]
Il riformismo penitenziario può oggi giustificarsi solo in una strategia di riduzione del danno. Si può, se lo si vuole, limitare quantitativamente le pene detentive; si può, se lo si vuole, contenere la sofferenza del carcere. […] Ma così operando non si converte il fallimento carcerario in successo. Anche il carcere migliore è nella sostanza inaccettabile. […]
Liberarsi dalla necessità del carcere perché pena inutile e crudele non comporta affatto rinunciare a tutelare il bene pubblico della sicurezza dalla criminalità. Anzi: per il solo fatto di rinunciare al carcere si produce più sicurezza dal pericolo criminale, stante che il carcere è fattore criminogeno esso stesso. Una società senza prigioni è più sicura, come più sicura è una società senza pena di morte. […]
La risposta al delitto non può che essere un intervento volto ad educare ad una libertà consapevole attraverso la pratica della libertà. Questa deve essere la regola. […] Nei limitati casi in cui questo non sia immediatamente possibile, solo eccezionalmente, si possono prevedere risposte di tipo custodiale nei confronti della criminalità più pericolosa, ma in quanto extrema ratio a precise condizioni. […]
Per superare la cultura della pena e del carcere e riportare le persone che hanno violato la legge alla legalità ed al rispetto delle regole è assolutamente necessario che anche le regole siano rispettose delle persone! Dalle persone non possiamo pretendere cose anche giuste ma in modo ingiusto!

Per informazioni:

UFFICIO DEL GARANTE DELLE PERSONE SOTTOPOSTE A MISURE RESTRITTIVE
DELLA LIBERTÀ PERSONALE DELLA TOSCANA
Via de’ Pucci, n°4 – 50122 Firenze
Segreteria organizzativa:
EMANUELAMASOLINi – telefono: 055.2387806
email: e.masolini@consiglio.regione.toscana.it
KATIA PONETI – telefono: 055.2387814
email: k.poneti@consiglio.regione.toscana.it
FABIO PRATESi – telefono: 055.2387802
email: f.pratesi@consiglio.regione.toscana.it

ven, novembre 7 2014 » Agenda » No Comments

Cucchi, le domande senza risposte

Stefano Anastasia scrive sul caso Cucchi per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 5 novembre 2014

anastasiaStefano Cucchi è morto a causa di azioni e omissioni del personale addetto alla sua cura e custodia, ma non ci sono prove che le persone responsabili di tali azioni e omissioni fossero quelle portate in giudizio. Questo, in sostanza, quanto deciso dalla Corte di appello di Roma venerdì scorso. Ancora una volta, una morte tutt’altro che naturale di una persona trattenuta coattivamente sotto la responsabilità dello Stato non ha però responsabilità penali acclarate (salvo che la Cassazione non disponga il rinnovamento del giudizio sulla base di un qualche errore di interpretazione delle norme da parte della Corte di appello). E’ questo il problema che questa sentenza ci pone: la sostanziale impunità delle violenze (e dell’incuria) su persone la cui vita è affidata alle istituzioni pubbliche. Se non vogliamo che i principi di garanzia dell’imputato nel processo penale, richiamati dal Presidente della Corte di appello di Roma, non si risolvano in una foglia di fico per coprire le responsabilità pubbliche e istituzionali, il problema dell’impunità delle morti accadute sotto la custodia dello Stato va affrontato in ogni sede e a ogni livello.

Non è in discussione la libertà di associazione sindacale e meno che mai la libertà di opinione dei dirigenti sindacali nella Polizia di Stato, ma è mai possibile che i responsabili del Sap e del Coisp continuino a dire le cose che dicono, scaricando la responsabilità di quanto accaduto sulla famiglia nella quale – fino al giorno del suo arresto – Stefano Cucchi godeva di ottima salute? Le loro farneticanti dichiarazioni ledono solo la dignità e l’immagine delle loro persone e dei sindacati di cui sono portavoce (hanno, cioè, solo una rilevanza privata) o ledono l’immagine e la dignità anche del corpo di polizia cui appartengono?

Non sono in discussione i principi della formazione della prova in dibattimento e della sussistenza della colpevolezza solo quando sia dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio, ma siamo sicuri che nell’assoluzione dell’altro ieri non vi sia una implicita condanna del funzionamento della giustizia italiana quando interviene su queste cose? Se non sono quasi mai quelli rinviati a giudizio, non c’è un difetto di indagine e di autonomia della magistratura inquirente (e forse anche di quella giudicante) dalle forze di polizia e dagli apparati istituzionali serventi la funzione giudiziaria?

Non è in discussione il principio di personalità nella responsabilità penale, ma siamo sicuri che l’Amministrazione penitenziaria, la Polizia di Stato, l’Arma dei carabinieri, e finanche le articolazioni interessate del Servizio sanitario nazionale non abbiano nulla da dire o da fare in termini di responsabilità disciplinare e di formazione deontologica del personale addetto alle “relazioni con il pubblico”, quando il pubblico gli muore tra le mani per proprie azioni e/o omissioni?

Tutte queste domande rimaste aperte dietro quella, davvero capitale, di Ilaria Cucchi (ma allora chi è stato?) non ammettono auto-assoluzioni nascoste dietro sacri principi garantisti, scuse di circostanza e qualche colpo sul petto. A queste domande devono rispondere le autorità politiche, amministrative e giudiziarie competenti, dal Ministro dell’Interno a quello della Giustizia, dal vertice dell’Amministrazione penitenziaria al Capo della polizia, dal Comando generale dell’arma dei carabinieri ai responsabili dei servizi sanitari, fino al Consiglio superiore della magistratura. Fino a ora di risposte se ne sono sentite poche e maldestre. Ne aspettiamo di più chiare e convincenti.

mer, novembre 5 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Contro l’ergastolo, le parole del Papa (e della Costituzione)

Andrea Pugiotto commenta le parole del Papa per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 29 ottobre 2014.

Andrea Pugiotto commenta le parole del Papa sull'ergastolo per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 29 ottobre 2014.Lo spettacolare discorso del Pontefice sui temi della giustizia penale ha il destino segnato. All’inizio echi sui media e plauso generale; poi i primi distinguo e i persistenti silenzi; infine la sua riduzione a profetica testimonianza.

E’ un déjà vu. Inviato un anno fa, il messaggio del Quirinale sulla condizione carceraria non è stato mai discusso in Senato. La Camera invece, asserendo incredibilmente che non lo si potesse dibattere in Aula, preferì discuterne i contenuti di sponda, dopo cinque mesi e due rinvii, in un emiciclo semivuoto.

Destino comune perché comune è il denominatore dei due documenti: lucidità di diagnosi, rigore nella prognosi, chiarezza nell’indicare i rimedi. Inevitabile, per la politica, la tentazione del fuggi fuggi generale.

Eppure, per la posta in gioco, l’intensa riflessione del Papa chiama all’assunzione di responsabilità tutti: chi plasma il diritto penale (il legislatore), chi gli dà forma di diritto vivente (i giudici e la dottrina giuridica), chi ne controlla la legittimità (la Consulta), chi è chiamato a informare senza cedere alle semplificazioni del populismo penale (i media). Vedremo chi sarà all’altezza della sfida.

Esserne all’altezza significa assumerla integralmente. Soprattutto nel punto di massima contraddizione: il ripudio della pena capitale e dell’ergastolo. In Italia, infatti, non c’è più la pena di morte, mentre sopravvive la pena fino alla morte.

Ha ragione Francesco: «L’ergastolo è una pena di morte nascosta». Quanti sanno, infatti, che in Italia esistono non uno ma più ergastoli (comune, con isolamento diurno, ostativo)? Quanti sanno che, oggi, gli ergastolani sono 1576? Molti reclusi da oltre 26 anni, senza liberazione condizionale; altri da più di 30 anni, durata massima per le pene detentive. Quanto a quelli ostativi (1162, la stragrande maggioranza), sono ergastolani senza scampo: per essi le porte del carcere non si apriranno mai. Dobbiamo forse attenderne la morte, per riconoscere che tutte queste persone scontano una pena senza fine?

Nel frattempo, su di loro ci si accanisce. Leggi recenti negano agli ergastolani il beneficio della liberazione anticipata speciale, la durata massima dell’internamento in ospedale psichiatrico giudiziario, finanche il rimedio risarcitorio per detenzione inumana. Come se la loro colpa fosse uno stigma irredimibile, quando invece per Costituzione tutte le pene «devono tendere» alla risocializzazione del reo.

La pena di morte, «in tutte le sue forme» viene collegata dal Papa «con l’ergastolo», entrambe abolite in Vaticano nel 2013. Altrettanta coerenza è pretesa dalla Costituzione. Il suo art. 27, 4° comma, rifiuta sanzioni irrimediabili: la pena di morte è vietata perché condannare un innocente è sempre possibile. L’ergastolo, al contrario, è un atto di fede cieca verso un’infallibilità giudiziaria che la Costituzione esclude.

La fallacia normativistica di un ordinamento a prova di errore si spinge, con l’art. 4-bis dell’ordinamento penitenziario, al paradosso kafkiano: se condannati all’ergastolo ostativo, auguratevi di essere davvero colpevoli, perché solo il colpevole può utilmente collaborare con la giustizia (guadagnando così una possibile libertà). Ma se malauguratamente foste innocenti, peggio per voi: dovrete rassegnarvi a morire murati vivi.

Quarant’anni fa la Consulta liquidò il problema della costituzionalità dell’ergastolo con una motivazione più breve di questo articolo. Da allora mai più un tribunale ha risollevato la questione. Molti giudici, commossi e ammirati, avranno letto le parole del Papa contro il «fine pena mai». Sapranno anche ascoltarle?

mer, ottobre 29 2014 » Senza categoria » No Comments

Mariella Gramaglia, in ricordo della bella politica

Per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 22 ottobre 2014 pubblichiamo, a pochi giorni dalla scomparsa di Mariella Gramaglia, la sua dichiarazione di voto in occasione dell’approvazione della legge sulle droghe Jervolino-Vassalli nel 1990.

Mariella GramagliaL’esperienza in Parlamento di Mariella Gramaglia è stata breve, ma intensa. Nella discussione della legge sulle droghe Jervolino-Vassalli nel 1990, ebbe un ruolo di rilievo, come testimonia la sua dichiarazione di voto finale in nome del gruppo. Ispirazione umanitaria unita a pragmatismo (contro l’ideologia e la retorica governative), rivendicazione dei diritti per tutti e difesa dello Stato di diritto (contro gli strappi emergenziali): sono i tratti salienti di questo intervento così come del suo impegno politico più generale.

“La Sinistra Indipendente voterà contro questo disegno di legge con sicura determinazione e con la coscienza di compiere il proprio dovere. Colleghi del governo, voi avete puntato i vostri occhi e le vostre intransigenze solo sulla figura del tossicodipendente. Di lui però, colleghi, non sapete nulla, nemmeno quello che la gente per l’esperienza di vita sa benissimo, e cioè che si tratta di una persona sofferente nella mente, nella psiche e nel corpo e non di un delinquente; se lo trattate da criminale, ne farete un criminale, se lo trattate da spacciatore ne farete uno spacciatore, se ne fate un cittadino di serie B lo consegnerete nelle mani dei trafficanti.
Ne fate un criminale, perché imponendo una sanzione per il solo consumo voi lo spingete alla clandestinità e alla segretezza, a sfuggire quei servizi sociali che qualora non potessero salvarlo dalla droga potrebbero almeno contenere i suoi mali peggiori: la crisi di astinenza, i rischi di overdose, il pericolo dell’Aids.
Ne fate uno spacciatore perché, incapaci come siete di graduare le pene in questo disegno di legge, prevedendo come prevedete da otto a vent’anni per reati diversissimi tra loro, dai reati piccoli a quelli gravissimi, lo invitate implicitamente a fare di più e peggio, a dirsi che una volta che ha saltato il fosso della dose media giornaliera, tanto vale delinquere alla grande.
Lo consegnate infine nelle mani dei trafficanti, perché di fronte ad una collettività nemica l’unico perverso amico, l’unico boss e l’unico protettore sarà per il tossicodipendente il trafficante.
In più, con questa legge, intendendo punire nel tossicodipendente lo spacciatore senza porvi neanche il problema della prova, voi infliggete un’ennesima ferita alla nostra civiltà giuridica: confondete i reati con i comportamenti, per quanto autolesivi possano essere; assumete una presunzione di colpevolezza senza prova, che noi non possiamo accettare e che stravolge l’intera cultura del diritto.
Alla vigilia della discussione alla Camera, noi della Sinistra Indipendente parlammo di “modica qualità” del dibattito politico su questa materia. Oggi ci sentiamo di essere più severi e di parlare di parlare di infimo esito di questa discussione, con le opposizioni ridotte via via la silenzio, con la maggioranza sorda ad ogni ragionamento, anche a quelli di buon senso, e con i “soldatini di piombo” intenti a votare per il vicino nell’indifferenza dei più. Mi fa piacere, forse mi consola, ripensare alla saggezza dei tanto vituperati olandesi che dicono: “Noi olandesi costruiamo le dighe, gli altri popoli fanno la guerra, ma ad ogni appuntamento internazionale scopriamo che i nostri interlocutori hanno perso un’altra guerra mentre le nostre dighe non sono state abbattute..”.
Ebbene, colleghi della maggioranza, signori del Governo, noi continueremo a progettare le nostre dighe con i tanti operatori del diritto e della sanità che abbiamo incontrato in questi mesi e in questi anni e che sono consapevoli dei diritti e dei doveri della loro funzione. Nessuno di quelli che abbiamo incontrato, e sono tantissimi, nei servizi pubblici e nelle comunità private, ritiene che questa vostra legge li aiuterà a lavorare meglio.”

mer, ottobre 22 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Sigarette porporate

L’iconoclasta commenta la notizia delle sigarette, benefit “vizioso” per i porporati vaticani.

Il cardinale Crescenzio Sepe regala ai detenuti dell’OPG di Secondigliano stecche di sigaretteLa clamorosa notizia delle “sigarette cardinalizie”, apparsa su Repubblica del 9 ottobre (p.24), fa riflettere sulle contraddizioni di chi si accanisce contro i consumatori di droghe illecite, e in particolare di cannabis – comprese le demonizzazioni vaticane, notevolmente amplificate dalla popolarità di Bergoglio, il quale ripetutamente torna su questo argomento. Per chi non avesse visto il succitato articolo: tra i vari benefici di cui fruiscono cittadini sia vaticani, sia italiani dipendenti della Santa Sede (benzina scontata, &c) – benefici che tra l’altro servono come integrazione, a spese di quelli di noi che pagano le tasse, dei salari vaticani spesso piuttosto bassotti – spiccano i 500 (diconsi cinquecento) pacchetti di sigarette al mese cui hanno diritto i porporati: in parte a prezzo “normale”, cioè già fortemente scontato date le esenzioni fiscali concordatarie mussoliniane e poi craxiane, in parte a prezzo ulteriormente ridotto. L’articolo avanza dubbi sulla destinazione di tali imponenti quantità di droga: quanta parte se ne va in regalini a parenti, amici, clientes? quanto invece passa a un elettronico “mercato grigio”? Ma questo dilemma, in verità, poco ci interessa; ci interessa piuttoso lo stridente contrasto – cautamente ignorato dai vari schieramenti sociali e politici, forse anche per evitare una impopolare critica a Bergoglio – tra il proibizionismo duro e puro nei riguardi delle droghe illecite e questa elargizione urbi et orbi di una droga al top della patogenicità. Tra l’altro, pur dopo alcune misure limitative introdotte a seguito di passati scandali, sono proseguite in diverse forme le manipolazioni operate dalle multinazionali del tabacco al fine di accrescere il già forte potenziale della nicotina di indurre dipendenza; un potenziale, secondo gli esperti, addirittura superiore a quelli dell’eroina, degli psicostimolanti e del crack. Insomma, stretta la foglia della cannabis, ma larga la manica per Nicotiana tabacum…

L’iconoclasta.

mar, ottobre 21 2014 » l'iconoclasta » 1 Comment

Città e riduzione del danno in Europa

Susanna Ronconi scrive per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 15 ottobre 2014.

Susanna Ronconi scrive sulla la rete europea per la Riduzione del Danno per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 15 ottobre 2014.Bilancio positivo e nuove sfide per la riduzione del danno europea (RDD): nata a Marsiglia nel 2011, da operatori, consumatori e città, la rete europea EuroHRn ha fatto il punto ad Amsterdam, il 2 e 3 ottobre. Si è cominciato dal contributo dell’Olanda, che si è interrogata sul proprio pluridecennale modello, offrendo una riflessione su alcune questioni cruciali. Intanto la centralità, nella RDD di successo, del paradigma dell’apprendimento sociale, quel “consumatori si diventa” giocato in prospettiva di un consumo più sicuro, autodeterminato e centrato su competenze individuali e collettive in grado di proteggere da rischi e danni; in seconda battuta, l’attenzione a non incentivare, con scelte politiche e legislative, processi di etichettamento dei consumatori, come quelli relativi alla criminalizzazione (ma anche alla patologizzazione), il che consente di costruire un contesto sociale incline alla normalizzazione del consumo e a facilitare la coesione sociale: per intenderci, quella scelta che alla fine degli anni ’60 consentì la rinuncia a sanzionare una quota importante della gioventù olandese. Ma anche, su un altro piano, scelte di politica sociale, in cui certi fattori “determinanti” la qualità della vita dei consumatori a rischio di esclusione giocano un ruolo incisivo, come e più di specifiche politiche “delle droghe”. L’Europa di Eurohrn, dalla Scandinavia ai Balcani, dall’Italia all’Estonia, non è l’Olanda, ma queste “lezioni apprese” hanno risuonato con concretezza e forza nelle esperienze comuni. Una sfida condivisa è apparsa quella dei nuovi consumi e dei consumatori del loisir: lo scenario è quello di una produzione mutante e “home made” di molecole, in un mercato frammentato e veicolato dal web, e dall’altro di consumatori lontanissimi dall’immagine del consumatore-tipo su cui la RDD è andata costruendosi negli anni ’80 e ’90: i nuovi consumatori si collocano agli antipodi di ogni lettura all’insegna del modello medico o di quello dell’esclusione sociale. Una distanza che è risuonata non solo tra gli operatori alla ricerca di prassi rinnovate, ma anche nella neo-nata rete europea dei consumatori, Euronpud (European Network of People who use Drugs) che ne ha fatto un fulcro critico. Tre temi specifici nei lavori della rete. Le stanze del consumo, analizzate in una aggiornata tornata di ricerche: 83 in tutta Europa, con un trend di clienti che non accenna a diminuire, una differenziazione nell’offerta che si adegua al mutare dei consumi e una conquistata capacità di interagire con i contesti urbani. E una novità: una rete europea delle stanze che offrirà esperti a chi vuole aprirne una (e l’Italia, si sa, potrebbe fruirne per superare un ormai insostenibile gap). La lotta alle overdose: studi di assessement sulle migliori prassi europee, con le tante variabili che, insieme, dovrebbero concorrere all’efficacia degli interventi. Ruolo importante è risultato quello dei consumatori e delle loro competenze, e qui l’Italia – per una volta… – può vantare come miglior prassi la distribuzione del farmaco salvavita, il naloxone, nell’ambito degli interventi di bassa soglia e di peer support. Infine, il lavoro della RDD nei e con i contesti urbani è stata posta come un trend necessario del suo sviluppo: le città continuano ad essere attori e luoghi privilegiati della RDD che deve assumere sempre più la dimensione di una politica integrata nelle politiche municipali. Proprio agganciandosi a questa priorità, la rete italiana ITARDD – che di EuroHRn è focal point nazionale – terrà il suo appuntamento annuale 2014, il 14 e 15 novembre a Napoli, proprio sui contesti urbani e i loro attori (www.eurohrn.eu )

mer, ottobre 15 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Nasce la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili

Il 17 ottobre la prima conferenza pubblica

CILDNasce la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili. Primo esperimento di contaminazione delle libertà la Cild nasce da un grandissimo numero di organizzazioni della società civile italiana che hanno deciso di dar vita a questa Coalizione, pur nella eterogeneità dei temi trattati e delle proprie storie. Il presidente è Patrizio Gonnella, attuale presidente dell’Associazione Antigone.
Le associazioni che aderiscono sono: A buon diritto, Antigone, Arci, Arcigay, Asgi, Associazione 21 Luglio, Associazione Luca Coscioni, Associazione Nazionale Stampa Interculturale, Associazione Tefa Colombia – Cooperazione Internazionale Modena, Cie Piemonte, Certi Diritti, Cipsi, Cittadinanzattiva, Cittadini del mondo, Cospe, Diritto di sapere, Fondazione Leone Moressa, Forum Droghe, Lasciatecientrare, Lunaria, Movimento Difesa del Cittadino, Naga, Parsec, Progetto Diritti, Società della Ragione, Zabbara.
Le grandi questioni di cui ci occuperemo riguardano la lotta al razzismo e ogni forma di discriminazione, i diritti delle persone immigrate e di etnia rom e sinti, il contrasto a un sistema penale e penitenziario privo di garanzie e irrispettoso della dignità umana, la lotta alla corruzione e le battaglie per la trasparenza nella pubblica amministrazione, i diritti delle persone della comunità Lgbt, la questione droghe, i diritti dei minori, la violenza contro le donne.
Il 17 ottobre a Roma, a partire dalle ore 10 presso la sala Capranichetta (piazza Montecitorio), si terrà la prima Conferenza Nazionale che rappresenterà il primo momento pubblico della Coalizione.
In quell’occasione verranno pubblicizzate alla stampa tute le raccomandazioni presentate a Ginevra dalla nostra organizzazione al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite che, a partire dal 27 ottobre, dovrà giudicare il nostro paese.
Il 17 ottobre è prevista la partecipazione di: Luigi Manconi (presidente della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della Repubblica); Aryeh Neier (già direttore dell’American Civil Liberties Union, di Human Rights Watch e presidente della Open Society Foundations); Ivan Scalfarotto (Sottosegretario di Stato al Ministero delle Riforme costituzionali e Rapporti con il Parlamento); Min. Plen Gian Ludovico de Martino (Presidente Comitato Interministeriale per i Diritti Umani); Silvio di Francia (delegato del Sindaco di Roma per i Diritti Fondamentali); Balazs Dénes (Open Society Foundations); Aldo Morrone (presidente Fondazione Ime); Eligio Resta (Università di Roma Tre, filosofo del diritto); Antonio Marchesi (Presidente di Amnesty International); Judith Sunderland (Human Rights Watch); Mauro Palma Consiglio d’Europa; Uno studente del liceo classico Virgilio di Roma; Stefano Anastasia (Società della Ragione); Guido Barbera (Cipsi); Paolo Beni (Deputato PD); Valentina Brinis (A Buon Diritto); Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni); Francesca Chiavacci (Arci); Luca Cusani (Naga); Daniele Farina (Deputato Sel); Costanza Hermanin (Open Society Foundations); Pier Paolo Inserra (Parsec); Laura Liberto (Cittadinanzattiva); Antonio Longo (Movimento Difesa del Cittadino); Giulio Marcon (Deputato Sel); Susanna Marietti (Antigone); Gennaro Migliore (Deputato Led); Leonardo Monaco (Certi Diritti); Grazia Naletto (Lunaria); Enrica Rigo (Law Clinic Università Roma Tre); Guido Romeo (Diritto di Sapere); Arturo Salerni (Progetto Diritti); Gianfranco Schiavone (Asgi); Gianluca Solera (Cospe); Maria Stagnitta (Forum Droghe); Carlo Stasolla (Associazione 21 Luglio); Gabriella Stramaccioni (Gruppo Abele); Gabriella Guido (Vicepresidente della Cild); Andrea Menapace (Cild).
Inoltre, il giorno prima della conferenza, una delegazione della Cild, con alcuni degli ospiti internazionali, alcuni parlamentari e il vicesindaco di Roma, si recheranno in visita presso il Cie di Ponte Galeria e il carcere di Regina Coeli.
Invitiamo i giornalisti e le redazioni che volessero ricevere in futuro le comunicazioni della Cild a mandare una mail all’indirizzo: ufficiostampa@cilditalia.org per essere aggiunti alla lista stampa.

mer, ottobre 15 2014 » Agenda » No Comments