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Droghe e Diritti

Cannabis, il dopo proibizione in Colorado




Marco Perduca scrive per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 1 luglio 2015






Marco PerducaNel 2014 il Colorado ha legalizzato la produzione, il consumo e il commercio della marijuana. A maggio ho visitato Denver, una delle due città che ha aderito alla nuova normativa per vedere come funziona l’antiproibizionismo applicato.

La riforma è avvenuta grazie a una proposta popolare di modifica della Costituzione dello stato che ha consentito la totale decriminalizzazione della cannabis e avviato la regolamentazione della coltivazione della pianta e la sua commercializzazione in appositi “dispensari”. Il governatore del Colorado è un democratico, ma in prima battuta s’era schierato contro il referendum. A un anno dalla legalizzazione s’è ricreduto. La normativa adottata consegna al libero mercato un prodotto proibito da oltre mezzo secolo; ciò non vuol dire un laissez-faire, bensì consentire, con mille puntigliose regole, lo svolgimento di una serie di attività e comportamenti in precedenza proibiti. Dei quattro Stati che hanno legalizzato la marijuana per via di referendum popolare, il Colorado è quello che ha optato per il modello più “liberista”, che consente a più soggetti di esser presenti sul mercato purché obbediscano strettamente a un sistema di licenze per la coltivazione.

Le licenze fissano i (pochi) luoghi in cui è possibile commerciare la pianta e i suoi derivati, e definiscono le (limitatissime) possibilità di consumo in pubblico della sostanza. In virtù del proibizionismo federale, rimane ancora irrisolta la questione dell’apertura di conti bancari dove poter depositare i proventi delle vendite. Per tale ragione, i lavoratori sono pagati quotidianamente, ma rimane il rischio per la custodia dei sostanziosi incassi, specie nel fine settimana quando arrivano i turisti da fuori. Nonostante ciò, negli ultimi dodici mesi si sono registrate solo un paio di rapine.

L’introduzione della legalizzazione in Colorado mirava a tener sotto controllo il numero dei consumatori, limitare il mercato nero, calmierare i prezzi, imporre tasse e distribuire gli introiti per progetti socio-sanitari non necessariamente legati al consumo problematico degli stupefacenti. Nei primi dodici mesi, si calcola che attraverso l’imposizione di un 22% di tasse (percentuale scandalosamente alta per gli USA) nelle casse del governo locale siano entrati intorno agli ottanta milioni di dollari. Meno dei 100 previsti, ma sicuramente significativi. Per il momento, non è stato notato un incremento nel consumo.

La Corte suprema potrebbe presto prendere in considerazione le cause intentate degli stati confinanti col Colorado per presunte violazioni del diritto federale che, in virtù della ratifica delle Convenzioni Onu, non consentirebbe la produzione delle piante in tabella (tra cui la cannabis) se non per fini medico-scientifici. Fino a quando Eric Holder era Attorney General, Washington non aveva perorato la causa; ma con l’arrivo di Loretta Lynch, la controversia potrebbe esser presa in considerazione nella complessità della intricata divisione di competenze fra singoli stati e amministrazione federale.

Un recente sondaggio ha registrato che agli abitanti del Colorado il nuovo quadro normativo non dispiace: oltre il 70% degli intervistati ha detto che non tornerebbe indietro. Nel resto degli Usa, le percentuali dei favorevoli alla legalizzazione della marijuana sono saldamente intorno al 55%. Per l’election day del 2016, si prevedono almeno altri dieci referendum per la legalizzazione della marijuana, tra cui la California. E non passa giorno che un’assemblea legislativa statuale non metta in agenda riforme per consentire la prescrizione dei cannabinoidi a uso medico.

(Il dibattito in vista di Ungass 2016 su www.fuoriluogo.it)

dom, luglio 5 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Verso Ungass 2016 riunione del cartello di Genova




Riunione del Cartello di Genova per una nuova politica sulle droghe in vista della Conferenza Governativa e della Sessione ONU sulle droghe (UNGASS 2016)






Riunione delle Associazioni del Cartello di Genova per una nuova politica sulle droghe in vista della Conferenza Governativa e della Sessione ONU sulle droghe (UNGASS 2016) che si terranno nel corso del prossimo anno. Nel corso dell’incontro viene presentato il 6º Libro Bianco sugli effetti sul sistema penale, sul carcere e sui servizi della legge sulle droghe, il primo dopo la bocciatura della legge Fini – Giovanardi

mer, luglio 1 2015 » Video » No Comments

Presentato il libro bianco sulle droghe 2015




A Roma durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati






6° Libro BiancoOggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso la sala Stampa della Camera dei Deputati è stato presentata la sesta edizione del Libro Bianco Illustrazione e commento dei dati sulle conseguenze penali e l’impatto sul sovraffollamento delle carceri, sulle sanzioni amministrative e sui servizi.

Curato da la Società della Ragione Onlus, Antigone, CNCA e Forum Droghe, il Libro Bianco 2015 è il primo che vede esplicitarsi gli effetti della cancellazione della Fini-Giovanardi dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Al suo interno anche si trovano anche i dati sul consumo di sostanze in Italia forniti dal CNR e un’analisi del contesto internazionale in vista di “UNGASS 2016″, la sessione straordinaria sulle droghe dell’ONU che si terrà il prossimo anno.

Vai al libro bianco 2015.

mer, giugno 24 2015 » news » No Comments

Il Libro Bianco e due leggi sulla droga




Stefano Anastasia e Franco Corleone presentano il Libro Bianco per la rubrica settimanale di Fuoriluogo su il Manifesto del 24 giugno 2015






6° Libro BiancoOggi a Roma alla Camera dei Deputati si presenta il sesto Libro Bianco dedicato agli effetti collaterali della legge antidroga e in particolare alle sue conseguenze sanzionatorie, amministrative, penali e nelle carceri. Il primo libro bianco in cui sia possibile registrare gli effetti della clamorosa bocciatura della legge Fini-Giovanardi da parte della Consulta per incostituzionalità.

Promosso e redatto da La Società della Ragione, Antigone, Cnca, Forum Droghe e sostenuto da un ampio numero di associazioni, unite nel Cartello di Genova, anche quest’anno il nostro lavoro anticipa la relazione annuale del governo al Parlamento.

Dobbiamo denunciare con amarezza che il Governo non ha colto l’occasione offerta dalla Corte Costituzionale e sostenuta dalla Cassazione per cambiare passo sulla politica delle droghe e così non è stato ancora individuato un responsabile politico per il Dipartimento politiche antidroga. Così oggi abbiamo in vigore la resuscitata Iervolino-Vassalli e alcune parti della Fini-Giovanardi non abrogate che già il programma del Governo Prodi del 2006 prometteva di superare.

Certo alcune novità sono state introdotte soprattutto per rispondere alla situazione insostenibile del sovraffollamento delle carceri per cui l’Italia è stata condannata dalla Cedu, dall’introduzione della fattispecie autonoma per i fatti di lieve entità con una pena da sei mesi a quattro anni di reclusione (però senza distinzione tra le sostanze) all’ipotesi alternativa di irrogazione della pena del lavoro di pubblica utilità.

Presentiamo i numeri degli ingressi in carcere per violazione dell’art. 73, dei presenti nelle carceri al 31 dicembre 2014, delle misure alternative e delle segnalazioni alle prefetture per consumo e le relative sanzioni amministrative. La diminuzione di 9000 detenuti nel corso del 2014 è determinata dal calo dei detenuti per detenzione e spaccio di stupefacenti di circa 5500 unità. E’ evidente il peso che l’abrogazione della legge Fini-Giovanardi, la differenziazione di pene per le cosiddette droghe leggere e il non ingresso in carcere per i casi di lieve entità hanno prodotto. Purtroppo, e lo denunciamo, l’Amministrazione penitenziaria e il ministero della Giustizia non sono in grado di fornire dati più dettagliati sugli effetti delle diverse fattispecie penali determinate dalla legge sulle droghe e su quelli della declaratoria di incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi.

Dopo la Conferenza di Genova “Sulle orme di don Gallo”, un gruppo di lavoro promosso da La Società della Ragione ha proceduto alla elaborazione di due proposte di legge: un testo di riforma del 309/90 a partire dal risultato del referendum del 1993 e una proposta di regolamentazione della produzione, della vendita e dell’acquisto di canapa. Offriamo queste ipotesi all’attenzione dei parlamentari, in particolare a quelli che hanno costituito un intergruppo su questa questione non più rinviabile con la speranza di un fruttuoso confronto tra il mondo delle istituzioni e il movimento diffuso nelle città.

Il 2016 sarà un anno decisivo sul piano internazionale perché è convocata a New York nel mese di aprile una sessione straordinaria dell’assemblea generale delle Nazioni Unite sulle droghe per approfondire i cambiamenti avvenuti in molte parti del mondo, ma soprattutto in Sud America, dalla Bolivia all’Uruguay. Vorremmo che l’Italia arrivasse a questo appuntamento avendo abbandonato definitivamente la compagine repressiva degli stati proibizionisti e essendo invece partecipe di un impegno europeo per la modifica delle Convenzioni internazionali.

Il Libro Bianco è consultabile dalle ore 15 del 24 giugno su www.fuoriluogo.it/librobianco

mer, giugno 24 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Giornata mondiale contro la tortura a Lecce




Appuntamento a Lecce contro la tortura al 167 B il 26 giugno prossimo.






ASSOCIAZIONE ANTIGONE ONLUS E BFAKE
GIORNATA MONDIALE CONTRO LA TORTURA
26 giugno 2015 ||167 B||

Le Associazioni Antigone onlus e Bfake organizzano il 26 giugno p.v. presso lo spazio 167 b street, la Giornata internazionale per le vittime di tortura e contro il proibizionismo.
Un appuntamento giunto alla terza edizione che quest’anno dedicherà l’iniziativa alla questione Droghe e ai nuovi scenari possibili per uscire dalla morsa del proibizionismo.
Sarà presente il Direttivo della Associazione Forum Droghe una delle principali associazioni nazionali che si batte da 20 anni per la riforma delle politiche pubbliche sulle droghe a partire da una nuova rappresentazione sociale del fenomeno droga e della figura dei consumatori. Interverranno la Presidente di Forum Droghe Maria Stagnitta, la dott.ssa Beatrice Bassini e il professore Piero Fumarola dell’Università del Salento.
Dopo oltre un anno dalla sentenza di incostituzionalità della Legge Fini Giovanardi il nostro paese non ha ancora messo mani al vecchio T.U. D.P.R. 309/90, nonostante il resto del mondo nel frattempo ha aperto a regimi di liberalizzazione e legalizzazione della cannabis.
In Italia si continuano a criminalizzare i consumatori e la detenzione di quantitativi minimi di marijuana se teoricamente non è reato penale espone comunque il consumatore a un procedimento penale e/o amministrativo con conseguenze personali, sociali ed economiche rilevanti!
Le associazioni e il movimento antiproibizionista che da anni si battono per una politica sulle droghe meno ipocrita e più rispettosa dei diritti delle persone hanno lavorato con esperti e giuristi ad un nuovo testo di legge che depenalizza la detenzione e la coltivazione di cannabis per uso personale e sul diritto di accesso semplificato alla cannabis terapeutica. Sono molte le novità del nuovo testo sulla droga e la speranza è che in Commissione giustizia il testo non subisca emendamenti di nessuna sorta!
Una giornata di riflessione e di sensibilizzazione quella del 26 giugno sul tema dei diritti umani e civili e sulla necessità di introdurre il reato di tortura nel codice penale italiano.
Una giornata che vogliamo dedicare quest’anno a Don Andrea Gallo, il prete partigiano sempre accanto agli ultimi e agli esclusi un uomo che ha sempre lottato ” in direzione ostinata e contraria” .
Il collettivo 167/b street sarà affiancato per una performance di stencil da Flavio Campagna in arte F Ck, artista di fama internazionale con sede a Los Angeles che ha collaborato con il gruppo U2 e con registi del calibro di Ridley Scott.
Hanno aderito Arci Lecce, Arci Zei, Palestra Popolare Lecce, Casa Delle Donne, L.E.A., Officine Culturali Ergot, Lapiantiamo di Racale, Collettivo 167 b/street e molti altri ancora.
PROGRAMMA:
Ore 19.00
– Performance a cura del collettivo 167/b street e di F Ck;
– Mostra fotografica Casa Circondariale Borgo San Nicola di Lecce a cura di Storie d’amore e libertà;
Ore 20.00
Dibattito
– Maria Stagnitta Presidente Forum Droghe
– Beatrice Bassini psicologa Direttivo Forum Droghe
– Piero Fumarola docente di sociologia Università del Salento
Modera
Maria Pia Scarciglia Presidente Antigone Puglia

A seguire
Aperitivo di autofinanziamento
Dj set Scienza

lun, giugno 22 2015 » Agenda » No Comments

Verso UNGASS 2016




Incontro delle associazioni del Cartello di Genova in vista della Conferenza Governativa sulle droghe del 2016 e presentazione del Libro Bianco il 24 giugno a Roma.






Verso UNGASS 2016 sulle orme di Don Andrea Gallo

Verso UNGASS 2016 sulle orme di Don Andrea Gallo

Verso UNGASS 2016
Incontro delle associazioni del Cartello di Genova
in vista della Conferenza Governativa sulle droghe del 2016

Mercoledì 24 giugno 2015
ore 10-12,30
Sala del Senato di Santa Maria in Aquiro
Piazza Capranica 72 – Roma

Si terrà mercoledì 24 giugno 2015, presso la sala Sala del Senato di Santa Maria in Aquiro in Piazza Capranica 72 a Roma, la riunione del Cartello di Genova per una nuova politica sulle droghe in vista della conferenza governativa e della sessione ONU sulle droghe (UNGASS 2016) che si terranno nel corso del prossimo anno. Nel corso dell’incontro sarà presentato il 6° Libro Bianco sugli effetti sul sistema penale, sul carcere e sui servizi della legge sulle droghe, il primo dopo la bocciatura della legge Fini-Giovanardi.

Nell’occasione saranno anche presentate due proposte di legge di revisione del dpr 309/90 e di regolamentazione legale della cannabis.

Saranno presenti Stefano Anastasia, Hassan Bassi, Paola Bevere, Giuseppe Bortone, Stefano Cecconi, Domenico Chionetti, Maurizio Coletti, Franco Corleone, Elia De Caro, Riccardo De Facci, Giuseppe Di Pino, Leonardo Fiorentini, Leopoldo Grosso, Eleonora Maresca, Alessandro Metz, Sabrina Molinaro, Massimo Oldrini, Marco Perduca, Susanna Ronconi, Eriberto Rosso, Gennaro Santoro, Maria Stagnitta, Grazia Zuffa.

Alle ore 13 dello stesso giorno si terrà una conferenza stampa di presentazione del Libro Bianco e delle proposte di legge presso la sala Stampa della Camera dei Deputati (Via della Missione 4 a Roma) con la partecipazione degli esponenti del Cartello di Genova e di deputati e senatori dell’intergruppo per la legalizzazione della cannabis.

Accredito obbligatorio per entrambi gli appuntamenti ENTRO LE ORE 12 DI LUNEDÌ 22 GIUGNO: potete scrivere lasciando i propri dati a info@societadellaragione.it (foto e cineoperatori segnalino eventuale attrezzatura). Per gli uomini è obbligatorio indossare giacca e cravatta (solo giacca per l’ingresso alla Sala stampa della Camera).

 

gio, giugno 18 2015 » Agenda » No Comments

Droga, un milione di sanzioni




Sergio Segio scrive per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 17 giugno 2015






Se Il Fatto si schiera contro i giudici«Troveremo una soluzione per dire con più chiarezza che drogarsi non è lecito. […] Ma il carcere per i tossicodipendenti, quello no. In coscienza non mi sento di arrivarci. E per la verità mi sembra non ci pensino neanche i socialisti». Così dichiarava, certamente in buona fede, Rosa Russo Iervolino, madre della disciplina sulle droghe all’epoca in discussione (“la Repubblica”, 30-31 ottobre 1988).

Il numero di quanti sono finiti in galera per quella legge in un quarto di secolo (sic!), nonostante le mitigazioni introdotte dal referendum del 1993 e, all’opposto, grazie anche alla recrudescenza portata dalla legge Fini-Giovanardi del 2006, è impressionante e probabilmente incalcolabile per intero. Basti solo ricordare che i detenuti presenti in carcere al 31 dicembre sono passati dai 29.113 del 1990 ai 34.857 del 1991 e ai 46.968 del 1992.

Un numero invece definito è quello delle sanzioni amministrative (per modo di dire, dato che in caso di inottemperanza possono divenire penali). Secondo i dati più recenti, contenuti ne Le tossicodipendenze in Italia, anno 2013, a cura del ministero dell’Interno, dall’11 luglio 1990 al 31 dicembre 2013 le segnalazioni ai Prefetti a norma dell’art. 75 T.U. 309/90 – che sanziona le condotte di minore gravità, vale a dire la detenzione per uso personale – sono state in totale 989.702, 243.220 le sanzioni comminate e 142.953 le richieste di programma terapeutico, mentre le persone segnalate sono state ben 828.416 (33.431 nel solo 2013), di cui 72.754 minorenni.

Le segnalazioni riguardano in larghissima misura il possesso di cannabinoidi (727.842 in totale, di cui 28.362 nel 2013), seguiti a distanza da eroina (rispettivamente 134.581 e 2230) e cocaina (99.146 e 4350). Esattamente rovesciata la casistica dei morti: nel 2013 si sono registrate 349 vittime (secondo i dati aggiornati al 5 novembre 2014); dei 199 casi in cui è stato possibile risalire alla presunta sostanza causa del decesso, 148 sono da eroina, 30 da cocaina e solo 2 da hashish, numero di cui oltretutto è lecito dubitare, giacché «si tratta di dati non sempre supportati da esiti peritali o da esami autoptici e/o tossicologici». Insomma, la sostanza meno pericolosa è quella più pesantemente criminalizzata e perseguita.

Il fallimento delle norme in vigore è testimoniato dai numeri ma anche ammesso dagli addetti. Come scrive in premessa la pubblicazione: «Il consumo di sostanze stupefacenti, pur coinvolgendo in gran parte il mondo giovanile, continua ad avere grande diffusione nella popolazione in generale. Infatti, l’uso di droga risulta molto diffuso anche tra persone adulte e ben integrate nel contesto sociale e lavorativo, configurandosi come fenomeno esteso a tutti gli strati della società e quindi non più relegato alla condizione di emarginazione sociale».

Si potrebbe concludere con le parole di allora del vicepresidente del Consiglio, il socialista Gianni De Michelis, tifoso della linea punizionista: «È apparso chiaro che la legge del 1975 non è servita ad arginare il fenomeno della droga né a impedirne l’aggravarsi. Quindi è ormai necessario compiere un salto di qualità» (“la Repubblica”, 29 ottobre 1988).

Quel «salto di qualità», la nuova legge del 1990 imposta dagli oltranzisti catto-socialisti, oltre a non arginare, ha prodotto centinaia di migliaia di inquisiti, sanzionati, imprigionati, talvolta suicidati, costretti a un uso di sostanze reso più pericoloso dalla clandestinità e dal governo mafioso del mercato, con relativo maggior rischio di contrarre AIDS e altre malattie. In un paese civile sarebbe materia di class action e richiesta di risarcimento dei danni, individuali e sociali.

mer, giugno 17 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Obietta Siringa, la salute e i costi




Gigi Arcieri, Responsabile Drop In del Dipartimento Dipendenze 1 dell’ASLTO2, scrive per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 10 giugno 2015






eroina-siringheDa qualche anno, in modo erroneo e superficiale, quando si parla di costi standard in Sanità si fa l’esempio di una spesa standard: la siringa. E così, alla quasi totalità dei servizi piemontesi che lavorano per il contenimento delle patologie droga correlate, tre anni fa è stata cambiata la fornitura delle siringhe. Effettivamente il costo delle nuove siringhe è significativamente minore e le schede tecniche presentano i prodotti come equivalenti. Però, la qualità del prodotto non è affatto equivalente! I servizi coinvolti hanno prontamente segnalato il problema e i Dipartimenti, attraverso relazioni dettagliate, hanno ripetutamente chiesto il ripristino della fornitura precedente. Le richieste non hanno avuto esito positivo. Questo problema è grave e mette a rischio l’efficacia di questi interventi di prevenzione. Pragmaticamente, le Unità di Strada e i Drop In hanno sempre promosso comportamenti di consumo sicuro attraverso messaggi chiari e la fornitura di materiale sterile adeguato. Queste siringhe, invece, non sono affatto adeguate per i consumatori di sostanze per via iniettiva, che ormai da anni segnalano aghi che si staccano, stantuffi che non funzionano e aghi spuntati, con le ovvie ricadute in termini di uso non sicuro. I comportamenti a rischio sono ricomparsi in modo allarmante, anche perché se alla fine si ricorre all’acquisto di una siringa di buona qualità, si rischia di usarla più volte e di scambiarla. Senza contare i costi del materiale sprecato perché difettoso, che alla fine diminuiscono sensibilmente il “risparmio”. Le ricadute di tutto ciò sono nuove infezioni e nuove sieroconversioni.

I consumatori hanno subìto questa situazione lamentando quotidianamente problemi con le siringhe fino a che, dopo l’ennesimo tentativo di raccolta firme non riuscito – anche perché citare il proprio documento di identità non è privo di rischi – hanno chiesto di poter organizzare presso il Drop In un’assemblea per confrontarsi, con utenti e operatori di altri servizi, e per individuare una strategia condivisa finalizzata al cambiamento della fornitura di materiale sterile. Abbiamo ritenuto importante accogliere la richiesta ed è nata così l’Assemblea Obietta Siringa, una siringa diversa è possibile. Malgrado il rischio che diventasse un brontolio collettivo sterile e frustrante, l’iniziativa, promossa anche attraverso la rete, ha avuto una partecipazione elevata ed è stata proficua. Il confronto è stato ricco e vivace e le diverse ipotesi hanno portato a tre linee di sviluppo condivise. Sarà elaborato un documento da inviare a tutti i Dipartimenti per le Dipendenze regionali. I consumatori hanno chiesto alle associazioni Indifference Busters e Isola di Arran, come organizzazioni di consumatori, e a Cobs (Coordinamento Operatori di Bassa Soglia dei Servizi del Piemonte) e a Operatori non Dormienti di farsi portavoce per poter essere rappresentati. Poi, a due Responsabili di Struttura è stato chiesto di farsi promotori di un incontro che coinvolga i referenti istituzionali regionali. Infine, diffondere e dare visibilità al problema utilizzando diversi strumenti comunicativi. Noi del Drop In accompagneremo questo processo, sperando che contribuisca alla risoluzione del problema. Perché per noi queste iniziative sono riconducibili alle finalità fondanti della riduzione del danno, favoriscono atteggiamenti propositivi e partecipativi, sono qualificanti per i Servizi e rappresentano emblematiche esperienze di empowerment per i consumatori.

 

mer, giugno 10 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Lsd legale? Un dibattito in Norvegia




Giorgio Bignami scrive sul dibattito sull’LSD legale in Norvegia per la rubrica di fuoriluogo su il Manifesto del 3 giugno 2015






Giorgio Bignami“Se usi LSD, salterai giù dal tetto”: con argomenti come questo, pur mascherati da un linguaggio pseudoscientifico, circa mezzo secolo fa furono demonizzate e bandite le sostanze psichedeliche, classificate insieme alle droghe più “dure” nelle convenzioni internazionali e nei singoli paesi. Una decisione apparentemente legittimata dai noti casi di abuso, ma nella sostanza una grave prevaricazione ideologico-politica: e questo, tenuto conto sia dei dati sulla effettiva pericolosità, sia dei risultati che si andavano ottenendo nelle ricerche in campo psicologico e in quello della terapia di alcuni disturbi mentali. Tuttavia da qualche tempo si è avviato un processo di revisione di tale anomalia, per esempio, con lo studio del 2007 condotto nel Regno Unito da un gruppo di esperti sotto la guida del professor Nutt e con un secondo studio sui criteri di classificazione del danno delle sostanze pubblicato sul Lancet nel 2010. (http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/gran_bretagna) . In base a un indice di pericolosità comprensivo di tre componenti (danno fisico, dipendenza, danno sociale), su 20 droghe lecite e illecite l’LSD e l’ecstasy finirono rispettivamente in 14a e in18a posizione: lontanissimi da droghe illecite dure come l’eroina e la cocaina (prime due posizioni) e da droghe lecite come l’alcol (sesto) e il tabacco (nono).

Ora un servizio del New York Times dei primi di maggio, ripreso da Repubblica/NYT del 18, è dedicato a un gruppo norvegese di advocacy per la legalizzazione delle sostanze psichedeliche (principalmente LSD, ecstasy e psilocibina). L’iniziativa, lanciata dallo psicologo Pål-Örjan Johansen e da sua moglie Teri Krebs, ha avuto un successo inatteso, raccogliendo autorevoli sostegni sia scientifici che giuridici e politici. ll succitato professor Nutt ha sottolineato il contributo dell’iniziativa alla lotta contro lo stigma e la paura per gli psichedelici, e come sia in corso un vero rinascimento della ricerca su di essi dopo decenni di paranoia e di censura letali per la scienza. E aggiunge “l’LSD terrorizza i governi, che hanno una paura tremenda che cambi il modo in cui la gente guarda al mondo”. Il direttore medico dell’Agenzia norvegese del farmaco, Steinar Madsen, ha espresso il suo interesse per l’iniziativa (data la sua posizione, ovviamente, non poteva spingersi oltre). Un giudice in pensione della Suprema Corte norvegese, Ketil Lund, ha dichiarato il suo sostegno in quanto la proposta contribuisce alla battaglia contro le politiche antidroga dei paesi occidentali, che ha definito un “fallimento assoluto”. Un analogo appello dello psichiatra britannico James Rucker, per una riclassificazione di LSD e altri psichedelici tale da liberare dalle pastoie gli studi mirati alla valutazione del loro potenziale terapeutico, è apparso il 26 maggio sul Britsh Medical Journal (http://www.bmj.com/content/350/bmj.h2902 ): anche questo ripreso in un vistoso paginone di Repubblica il giorno successivo (p. 37). Comunque su molte altre azioni in questa direzione non possiamo soffermarci ulteriormente.

Insomma, si moltiplicano e si qualificano i focolai di opposizione alle politiche proibizioniste: cioè al coro di denunce dei disastri della guerra alla droga, si aggiungono strada facendo, nella marcia verso UNGASS 2016, gli specifici interventi che insistono sui danni alla ricerca scientifica, a importanti aree della terapia, all’esercizio dei diritti come le scelte ricreazionali. E quanto ai rischi, ricorda Johansen:”Ogni cosa comporta un rischio: se passeggiate in una foresta, un albero può cadervi in testa; ma questo non significa che non dovreste mai entrare in un bosco”.

mer, giugno 3 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Coltivazioni di canapa in Sardegna




Daniele Pulino, Dipartimento PolComIng, Università di Sassari scrive sulle coltivazioni illegali di canapa per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 27 maggio 2015.






Campo di CanapaPer osservare ciò che si muove nel campo delle politiche sulla cannabis può essere interessante indagare i contesti locali dove queste producono i loro effetti. Da questa prospettiva la Sardegna rappresenta un caso interessante soprattutto in tema di coltivazioni illegali considerando che, negli ultimi anni, l’isola si è collocata ai primi posti tra le regioni italiane per numero di piante di cannabis sequestrate. Questo fenomeno è stato affrontato in modo puntuale da un recente lavoro di ricerca dell’Osservatorio Sociale sulla Criminalità dell’Università di Sassari (a cura di Antonietta Mazzette, La criminalità in Sardegna. Reati, autori e incidenza sul territorio, Quarto rapporto di ricerca, Edes 2014). La ricerca segnala come, dal 2010 al 2014, in Sardegna ci siano stati 516 sequestri di coltivazioni di cannabis da parte delle forze dell’ordine che hanno portato alla confisca di oltre trentamila piante. Il fenomeno è però tutt’altro che omogeneo. Dall’indagine emerge una differenza sostanziale tra i sequestri avvenuti in aree urbane e quelli avvenuti nei comuni con meno di tremila abitanti. Nel primo caso si assiste infatti alla prevalenza di coltivazioni domestiche, realizzate con modalità che vanno dalla semplice coltivazione in vaso a coltivazioni indoor più sofisticate che utilizzano sistemi elettronici di illuminazione e aereazione. Si tratta in prevalenza di piccole coltivazioni, ovvero coltivazioni che sembrano destinate all’autoconsumo, allo scambio amicale oppure al piccolo spaccio. Nel secondo caso spicca invece la presenza di coltivazioni di grandi dimensioni (da 500 fino a oltre 2000 piante), collocate prevalentemente in terreni agricoli, con logiche che prevedono modalità organizzative complesse. Queste spesso mostrano la compresenza di altre attività illegali e della diffusione di armi da fuoco come elemento di sfondo che permea alcuni contesti territoriali dell’isola. A differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, gran parte dell’attività delle forze dell’ordine si è concentrata sulla prima tipologia di coltivazioni. Da un’analisi dei dati dell’Osservatorio fatta da chi scrive, risulta evidente come circa il 29% dei casi abbia riguardato sequestri in cui erano presenti massimo cinque piante, che sale a quota 42% se si considerano i sequestri di massimo 10 piante. Inoltre, nei casi delle coltivazioni più consistenti non è raro che gli autori siano rimasti impuniti.

Fin qui i risultati della ricerca da cui è possibile trarre alcune considerazioni. In primo luogo occorre vedere come l’azione repressiva contro le droghe in questi ultimi anni abbia avuto l’effetto di concentrarsi su quelli che Grazia Zuffa, nel V Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi ha chiamato i “pesci piccoli”, ovvero coloro che hanno commesso reati di lieve entità (Confronta il libro bianco 2014). Il caso delle coltivazioni di marijuana in Sardegna sembra suggerire che questo non sia avvenuto solo in relazione alla carcerazione, ma a partire da un’azione delle forze dell’ordine sbilanciata sul piccolo consumo. In secondo luogo la normalizzazione del consumo di cannabis che è avvenuta nell’isola si è realizzata in un quadro di politiche che, colpendo in modo forte la piccola produzione, hanno lasciato maggiori spazi di manovra a gruppi criminali strutturati nel territorio. È anche da questa prospettiva che occorre osservare come dalla Sardegna si siano mosse azioni esemplari della magistratura, quali ad esempio la sentenza del giudice Carlo Renoldi del 2011 (corte d’appello di Cagliari), che hanno sostenuto come, in alcuni casi, l’autocoltivazione possa erodere dall’interno la domanda senza finanziare l’attività della criminalità organizzata (cfr. Franco Corleone, “Un’assoluzione esemplare”, Il Manifesto, 27 gennaio 2012).

 

mer, maggio 27 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments