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Droghe e Diritti

Per il 41bis il Garante dei diritti c’è

Francesco Maisto scrive sui diritti dei detenuti con 41 bis per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 19 luglio 2017.






Il fatto è uno, ma vale per la generalità dei detenuti. Se un detenuto parla con un familiare, il “parlare con” si definisce colloquio, e se parla poi con il Garante dei detenuti è un colloquio come gli altri o no? Secondo l’Amministrazione carceraria è un colloquio assoggettato a restrizioni, come se il Garante fosse un congiunto e quindi, potendo il detenuto in regime di carcere duro in 41 bis, fare un solo colloquio al mese (a fronte dei 6 ammessi per i detenuti comuni) deve scegliere tra un congiunto o il Garante.

È stata necessaria una argomentata ed importante ordinanza del 27 giugno 2017 del Giudice Gianfilippi, su reclamo di un detenuto in 41 bis del carcere di Terni, per decidere che non si tratta di un colloquio come altri; che deve essere disapplicata la disposizione ministeriale e che quel detenuto può parlare con il Garante della Regione Umbria, prof. Anastasia che aveva posto inutilmente un quesito al Dap.

Che la legge penitenziaria del 1975 abbia subito tante e tali restrizioni, modificazioni e distorsioni da renderne necessaria una organica revisione, come previsto dall’art. 1, comma 85 della recente legge 23 giugno 2017, n.103, non è un mistero, ma, in attesa dei Decreti, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria dovrebbe avere le risorse intellettuali per armonizzare la normativa vigente rispetto alle disposizioni di rango inferiore. Ma così non è stato. Lo statuto del Garante, per l’istituzione nel nostro ordinamento, è stato perfezionato progressivamente nel tempo.  Il D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, con l’ art. 12-bis, comma 1, lett. a), ha modificato l’art.18 della legge penitenziaria prevedendo che ” I detenuti e gli internati sono ammessi ad avere colloqui e corrispondenza con i congiunti e con altre persone, nonché con il garante dei diritti dei detenuti, anche al fine di compiere atti giuridici.”, e, con la lett.b), ha modificato l’art.67,l-bis) attribuendo ai “garanti dei diritti dei detenuti comunque denominati” il potere ispettivo alla pari di altre autorità istituzionali. Ma l’ art. 2, comma 25, lett. a), L. 15 luglio 2009, n. 94 ha modificato l’art. 41 bis, comma 2-quater, prevedendo ” b) la determinazione dei colloqui nel numero di uno al mese da svolgersi ad intervalli di tempo regolari ed in locali attrezzati in modo da impedire il passaggio di oggetti”, laddove si tratta, all’evidenza, di colloqui con i familiari. Peraltro, il comma 2 dell’art.41 bis chiarisce che sono ammesse solo le restrizioni “necessarie per il soddisfacimento delle esigenze di ordine e di sicurezza e per impedire i collegamenti con l’associazione”, ponendo un vincolo funzionale tra prevenzione speciale e restrizioni. Insomma, ogni altra restrizione è sostanzialmente inutile.

Imperterrito nella linea restrittiva, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria trascura il Diritto di reclamo previsto dall’art. 35 o.p., modificato dalla legge 10 del 2014 (“I detenuti e gli internati possono rivolgere istanze o reclami orali o scritti, anche in busta chiusa: al garante nazionale e ai garanti regionali o locali dei diritti dei detenuti”), alla pari di altre autorità istituzionali, come, ad esempio, il magistrato di sorveglianza. È fin troppo ovvio che chi parla con il Garante non effettua un colloquio in senso tecnico, ma espone un reclamo orale.

L’ordinanza del Giudice Gianfilippi deve essere dunque segnalata, non solo per l’acutezza delle argomentazioni, ma anche perché mette a fuoco tre livelli fondamentali per la riforma di un carcere civile e secondo la nostra Costituzione: la tutela dei diritti dei detenuti, il corretto rapporto tra Giurisdizione e Amministrazione, lo statuto attuale dei Garanti dei detenuti.

mer, luglio 19 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Regioni rosse contro i Garanti dei detenuti

Bruno Mellano scrive sul tentativo di azzoppare i garanti dei detenuti regionali per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 12 luglio 2017.






L’Italia è davvero un bel Paese. Mentre il Parlamento introduceva il reato di tortura, chiudendo in modo francamente inadeguato una pagina imbarazzante per la patria di Cesare Beccaria, sembra si debba registrare una grave vicenda rilevante per i diritti delle persone private della libertà. Negli stessi giorni infatti, un convegno pubblico svoltosi a Bologna ha fatto emergere il lavorio, di alcune burocrazie e di alcuni esponenti locali del PD, per procedere ad un ‘riordino’ degli organismi di tutela nati nell’ambito dei Consigli regionali. Si è trattato di un vero e proprio lancio della “campagna d’autunno” che dirigenti di spicco del PD del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna  hanno presentato come una “rivoluzione”. Sotto l’inevitabile etichetta del risparmio, il progetto emiliano-romagnolo e la copia riveduta e scorretta dell’Ufficio di Presidenza della Toscana, con l’obiettivo di costituire un “organismo unico” fra difensore civico, garante dell’infanzia e garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà, finiscono necessariamente per ipotizzare la messa in liquidazione delle esperienze consolidate.

Nello specifico, la proposta appare in evidente controtendenza con la dinamica virtuosa di un processo partito dal basso e giunto, solo nel marzo del 2016, all’attivazione del Garante nazionale delle persone private della libertà a cui il Governo ha anche attribuito compiti, funzioni e ruoli derivanti dalle convenzioni europee e dell’Onu che da anni attendevano (come per la tortura) di essere fatte vivere anche in Italia. Dunque, mentre finalmente si comincia a strutturare istituzionalmente una rete di lavoro fra i garanti delle persone private della libertà, partendo proprio dalla significativa realtà delle figure regionali attive da oltre una dozzina d’anni e dai garanti comunali presenti nelle principali città ed in molti comuni, si propone il superamento del quadro esistente. In questi giorni il Garante nazionale ha formalizzato la richiesta ai Garanti regionali di partecipare al NPM, il meccanismo nazionale di prevenzione della tortura e delle pene inumane e degradanti, in una fase storica dove il sovraffollamento penitenziario torna a mordere le carni delle persone detenute, senza che si siano registrate significative modifiche strutturali dell’esecuzione penale. Nel contempo si sta attrezzando una risposta coordinata alle richieste europee di efficace monitoraggio dei rimpatri forzati verso paesi non EU e il decreto “Minniti”, fra le tante discusse novità, ha riconosciuto ai Garanti il potere di visita e di controllo nei nuovi CPR, che si dovranno creare in ogni regione. Uguale situazione per le REMS che hanno archiviato gli OPG “regionalizzando” la presa in carico dei soggetti autori di reato prosciolti per incapacità di intendere e volere.

Pensare proprio ora alla costituzione di un soggetto unico (monocratico o collegiale, articolato con osservatori tematici o con funzionari dedicati) appare non solo non tenere in conto le decisioni nazionali per corrispondere alle tante risoluzioni sottoscritte a livello internazionale, ma assume il sapore di oltraggio verso le esperienze maturate con successo nell’ambito regionale. Una rete di tutela delle libertà individuali che ha saputo dimostrare che la capacità d’intervento e di risoluzione dei problemi stia essenzialmente nell’autonomia ed indipendenza delle figure, nella specializzazione delle competenze, nella costruzione di una rete di relazioni, nella definizione di collaborazioni fra organismi paralleli nell’attività ma spesso confliggenti negli interessi da tutelare.

E’ ora di una riflessione tra Garanti e Regioni per evitare decisioni improvvisate.

mer, luglio 12 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Toscana: approvata mozione sull’accesso alla cannabis terapeutica

E’ stata approvata nella seduta del 28 giugno del Consiglio regionale della Toscana una mozione presentata dai consiglieri di “Sì Toscana a Sinistra” sull’accesso alla cannabis terapeutica.






E’ stata approvata nella seduta del 28 giugno del Consiglio regionale della Toscana una mozione presentata dai consiglieri di “Sì Toscana a Sinistra” sull’accesso alla cannabis terapeutica.

“Come segnalato dall’associazione Luca Coscioni, nei giorni scorsi è venuto nuovamente a mancare nella farmacia ospedaliera di Careggi il Bedocran, il farmaco olandese a base di cannabis che il Sistema Sanitario Nazionale importa dall’Olanda come terapia supplementare per vari tipi di trattamento medico”, hanno dichiarato i Consiglieri regionali di Sì Toscana a Sinistra Tommaso Fattori e Paolo Sarti. “E’ una questione molto seria dato che altri farmaci cannabinoidi, come il Bediol e la FM2, ossia la cannabis prodotta nello stabilimento militare di Firenze, sono da tempo irreperibili”.

“Col nostro atto ci uniamo alle richieste che già a maggio sono emerse durante il Congresso della Società Italiana Ricerca sulla Cannabis: arrivare quanto prima a coprire il fabbisogno nazionale di cannabis medica, aumentando conseguentemente la produzione di FM2 nell’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze e migliorandone al contempo la qualità. C’è poi un enorme lavoro d’informazione da fare, anche presso i medici, oltre ad un necessario snellimento della burocrazia per rendere più agevole la reperibilità e nelle farmacie”.

“E’ enorme la distanza fra ciò che in teoria le norme garantiscono ai pazienti e la realtà quotidiana fatta di mille ostacoli che rendono complicatissimo, se non impossibile, l’accesso ai farmaci cannabinoidi. Siamo ancora ben distanti dalla reale diffusione della cannabis medica come possibilità terapeutica concreta e accessibile, anche se finalmente l’Istituto Chimico Farmaceutico Militare sta producendo piccoli quantitativi di FM2, un prodotto che può aiutare molte persone ad un costo nettamente inferiore a quello pagato per importare i cannabinoidi dall’estero. Per questo serve un dibattito sereno e obiettivo, che abbandoni i pregiudizi e che coinvolga e ascolti le associazioni e i pazienti, con il loro bagaglio di esperienza.”

gio, giugno 29 2017 » news » No Comments

Dalla semina americana al deserto italiano. Ecco il Libro Bianco sulle droghe

Presentata a Roma l’ottava edizione del Libro Bianco sulle droghe. Ecco i dati in pillole e le prime dichiarazioni dei promotori.






Copertina Libro Bianco sulle drogheÈ stato presentato oggi presso la Sala Stampa della Camera l’ottava edizione del Libro Bianco sulle droghe intitolato “Dalla semina americana al deserto italiano. Dalla Fini-Giovanardi alla Jervolino-Vassalli. Dati, Politiche e Commenti sui danni collaterali del Testo Unico sulle droghe.”

In occasione della giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga il rapporto -redatto dalle associazioni che più si sono impegnate in questi anni per la riforma della legislazione sulle sostanze – dimostra, ancora una volta, come l’attuale sistema internazionale di “controllo” delle droghe – ed in particolare la legge italiana – non solo non abbia avuto alcun risultato, ma abbia creato danni collaterali ormai insopportabili.

Come sempre il Libro bianco è diviso in tre parti. I fatti illustrano ciò che è avvenuto dal precedente: la macchina della punizione (Anastasia e Cianchella), la comparazione con l’Europa (Scandurra), le evoluzioni giurisprudenziali (De Caro e Santoro), il consumo di cannabis nella popolazione giovanile (elaborazione CNCA su dati CNR), i miti e i fatti delle droghe alla guida (Bignami) e le violazioni dell’art.187 del Codice della Strada (Bassi), il sistema dei servizi (De Facci e Bellosi), la riduzione del danno nei Livelli Essenziali di Assistenza (Cecconi e Bortone, Amerini). Le politiche non possono che partire dagli impegni internazionali assunti dall’Italia a UNGASS (Perduca e Zuffa), per poi guardare alla rivoluzione americana (Fiorentini). Le possibili implicazioni economiche della legalizzazione della cannabis in Italia (Rossi) e il ruolo di innovazione della Riduzione del Danno (a cura di Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza e Forum Droghe) chiudono il quadro. In conclusione i commenti di Leopoldo Grosso, già Portavoce del “Cartello di Genova” e Presidente onorario Gruppo Abele, e di Rosanna Dettori, Segretaria confederale Cgil.

Il Libro Bianco è promosso da La Società della Ragione, Forum Droghe, Antigone, CNCA e Associazione Luca Coscioni, con l’adesione di CGIL, Comunità di San Benedetto al Porto, Gruppo Abele, Itaca, ITARDD, LegaCoopSociali, LILA. Il rapporto è curato da Stefano Anastasia, Maurizio Cianchella, Franco Corleone, Leonardo Fiorentini e Marco Perduca ed è disponibile on line in formato pdf sul sito di Fuoriluogo: www.fuoriluogo.it/librobianco.

I dati in pillole

Come abbiamo avuto modo di sottolineare lo scorso anno, alla sentenza della Corte costituzionale n. 32 del 2014, che ha cancellato gli aggravamenti imposti dalla cd. “legge Fini-Giovanardi” non hanno fatto seguito ulteriori modifiche dell’impianto repressivo e sanzionatorio che ispira l’intero Testo Unico sulle sostanze stupefacenti Jervolino-Vassalli. Il sistema di repressione penale e amministrativo continua ad essere al centro dell’applicazione della normativa italiana sulle droghe.

17.733 detenuti presenti in carcere al 31 dicembre 2016 lo erano a causa dell’art. 73 del Testo unico che punisce la produzione, il traffico e la detenzione di droghe illecite. Si tratta del 32,52% del totale: un detenuto su tre è imputato/condannato sulla base di quell’articolo della legislazione sulle droghe. A questi si aggiungono 5.868 ristretti per art. 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope), il 10,74% del totale, in calo rispetto al 2015. Mentre i “pesci piccoli” tornano ad aumentare, i consorzi criminali continuano a restare fuori dai radar della repressione penale.

13.356 dei 47.342 ingressi in carcere nel 2016 sono stati causati da imputazioni o condanne sulla base dell’art. 73 del Testo unico. Si tratta del 28,21% degli ingressi in carcere: dei 1519 ingressi in più in carcere rispetto all’anno precedente, il 70% (1072) è dovuto a condanne o accuse di produrre, vendere o detenere droghe proibite. Si inverte il trend discendente attivo dal 2012 (adozione della famosa sentenza Torreggiani e dall’adozione di politiche deflattive della popolazione detenuta) e così torna ad aumentare anche la popolazione detenuta.

– 14.157 dei 54.653 detenuti al 31/12/2016 sono tossicodipendenti. Il 25,9% del totale, in costante aumento da alcuni anni dopo che il picco post applicazione della Fini-Giovanardi (27,57% nel 2007) era stato riassorbito a seguito di una serie di interventi legislativi correttivi. Per gli ingressi si tocca invece il massimo degli ultimi dodici anni: il 33,95% dei soggetti entrati in carcere nel corso del 2016 era tossicodipendente.

Nel 2016 tornano quindi ad aumentare le presenze in carcere, dopo alcuni anni di diminuzione, e torna ad aumentare la percentuale di detenuti per violazione della legislazione sulle droghe. Possiamo quindi ribadire che la legislazione sulle droghe e l’uso che ne viene fatto sono decisivi nella determinazione dei saldi della repressione penale: la decarcerizzazione passa attraverso la decriminalizzazione delle condotte legate alla circolazione delle sostanze stupefacenti così come le politiche di tolleranza zero e di controllo sociale coattivo si fondano sulla loro criminalizzazione.

Le segnalazioni e le sanzioni amministrative del consumo di droghe illegali

Dopo il vistoso calo del 2015 tornano ad aumentare le persone segnalate al Prefetto per consumo di sostanze illecite: da 27.718 a 32.687 (+17,92%) con una impennata delle segnalazioni dei minori (+237,15%). Aumenta sensibilmente anche il numero delle segnalazioni (da 32.478 a 36.795, +13,29%).

Si conferma marginale il peso della vocazione “terapeutica” della segnalazione al Prefetto: solo 122 persone vengono sollecitate a presentare un programma di trattamento socio-sanitario; 9 anni prima erano 3.008. Le sanzioni amministrative riguardano invece il 40,25% dei segnalati. La segnalazione al prefetto dei consumatori di sostanze stupefacenti ha quindi natura principalmente sanzionatoria.

La repressione colpisce per quasi l’80% i consumatori di cannabinoidi (78,98%), seguono a distanza cocaina (13,68%) e eroina (5,35%) e, in maniera irrilevante, le altre sostanze. Dal 1990 1.164.158 persone sono state segnalate per possesso di sostanze stupefacenti ad uso personale; di queste il 72,57% per derivati della cannabis.

Le misure alternative

Nonostante un leggero aumento delle misure alternative alla detenzione in corso, e nonostante il pur lieve aumento, nel loro ambito, degli affidamenti in prova al servizio sociale, gli affidamenti terapeutici per dipendenti da sostanze, sono leggermente diminuiti al termine del 2016, e costituiscono il 23,35% del totale degli affidamenti e il 12,77% delle misure alternative in corso alla fine dell’anno.

Le violazioni dell’art. 187 del codice della strada

Sono significativi i dati rispetto alle violazioni dell’art. 187 del Codice della Strada, ovvero guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti. I dati interamente disponibili della Polizia Stradale (2015) indicano che solo lo 0,39% dei conducenti coinvolti in incidenti stradali risulta positivo ai test antidroga. Nel 2016 solo lo 0,83% delle persone controllate a seguito di incidente stradale risultava positivo ai test, non si conoscono i dati relativi al totale degli incidenti per comparare la percentuale con il 2015.

Rispetto al nuovo protocollo operativo della polizia stradale attivo dal 2015 – che prevede l’effettuazione di test di screening sulla saliva direttamente su strada – si è rilevato come nel 2016 su 17.565 controlli l’1,22% dei conducenti fermati è risultato positivo ad almeno una sostanza stupefacente, in calo rispetto all’1,42% della campagna 2015 (su 14.767 conducenti fermati). Da notare come nel 2016 oltre il 30% dei conducenti risultato positivo al test salivare sia poi stato “scagionato” dalle ulteriori analisi di laboratorio (nel 2015 i falsi positivi furono il 21%).

Gli effetti economici della legalizzazione della cannabis

Il Libro bianco contiene un saggio dell’economista Marco Rossi (Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali, Università La Sapienza, Roma) che sviluppa argomenti già introdotti nel suo precedente scritto del 2013. Per Rossi le implicazioni economiche della regolamentazione della cannabis, assumendo una regolamentazione e tassazione simile a quella del tabacco, consumi costanti e assenza di esportazioni e/o turismo da cannabis sarebbero le seguenti:

  • imposte sulle vendite: 3 miliardi di euro;
  • Imposte sul reddito: 200/300 milioni di euro
  • Diminuzione spesa pubblica sulla sicurezza: 600 milioni di euro

Per un impatto complessivo sui conti pubblici di circa 4 miliardi di euro. A questi si aggiungerebbero una probabile riduzione, non stimabile, dei costi sanitari ed un miglioramento dei conti economici nazionali derivante dalla sostituzione delle importazioni illegali con coltivazione nazionale per circa 500 milioni di euro. Una regolamentazione restrittiva della cannabis non avrebbe ricadute occupazionali particolari, se non la sostituzione/emersione dei posti di lavoro illegali per massimo circa 75.000 unità (gli spacciatori sono stimati in circa 100.000 unità). In caso di un regime meno restrittivo, sul modello olandese, si potrebbe invece ipotizzare fino a 300.000 nuovi addetti nei coffe-shops da aggiungersi ai 75.000 impegnati nella produzione. In quest’ultimo caso le imposte sui redditi del nuovo settore legale legato a produzione e distribuzione potrebbero superare il miliardo di euro annuo.

Gli altri contenuti del Libro Bianco

In appendice, l’appello al Governo per una svolta nelle politiche sulle droghe, le proposte di legge maturate nell’ambito del Cartello di Genova in materia di depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti, di misure alternative alla detenzione e di programmi di riduzione del danno, per la regolamentazione del consumo, la produzione ed il commercio della cannabis e dei prodotti da essa derivati, la proposta dell’inter-gruppo parlamentare per la legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e la proposta di legge di iniziativa popolare per la regolamentazione legale della produzione, consumo e commercio della cannabis.

Dichiarazioni

Maria Stagnitta (Forum Droghe): “La situazione che fotografiamo nel Libro bianco non è per niente rosea: a fianco delle novità introdotte nei Lea in relazione agli interventi di riduzione del danno, sui quali come Forum Droghe abbiamo da anni costruito riflessioni e proposte concrete, si riacutizza la pressione sulle carceri. I dati dimostrano che se non si riforma la legislazione sulle droghe nessuno sforzo di ammodernamento dei servizi e di aggiornamento culturale sui consumi delle sostanze stupefacenti potrà avere successo. Il paese, l’Europa e tutto il mondo occidentale sulle droghe parlano una lingua diversa di quella declinata da norme vecchie di 27 anni.

Stefano Anastasia (la Società della Ragione):Torna ad aumentare la popolazione detenuta, in larga parte per effetto della legge sulle droghe. Una situazione insostenibile, anche perché più di un terzo degli ingressi in carcere è di persone tossicodipendenti. Bisogna cambiare politiche e norme: questo Parlamento purtroppo non è stato in grado di farlo, è ora di prepararsi alla prossima legislatura.”

Patrizio Gonnella (Antigone):Chiediamo al Governo e al Parlamento di non stare più in silenzio ed abbandonare le politiche repressive che hanno finora portato tragedie e rovinato vite. D’altronde come le più alte cariche della magistratura hanno detto legalizzare significa togliere aria alla mafia. Ma significa anche assicurare salute ai ragazzi e ai consumatori. Infine significa risparmio di spesa pubblica.”

Marco Perduca (Associazione Luca Coscioni) È passato oltre un anno dalle dichiarazioni in controtendenza col passato del Ministro Andrea Orlando all’ONU ma niente è accaduto: non si tengono di conto le evidenze scientifiche, si continua a finire in carcere per droga e non s’ascolta la società civile. All’ideologia proibizionista s’è sostituita quella cerchiobottista.

CGIL, Funzione Pubblica CGIL: “Sulle droghe è necessario depenalizzare e regolamentare-legalizzare l’uso di sostanze, a partire dalla cannabis, per combattere il narcotraffico, potenziare i servizi socio sanitari per le dipendenze, in modo da affrontare con la prevenzione, la cura e la riabilitazione le sfide di vecchi e nuovi consumi e quindi applicare i nuovi Lea, a partire dalla riduzione del danno finalmente riconosciuta.

Massimo Oldrini (LILA):La speranza è che con l’applicazione del Piano Nazionale AIDS cambino le cose. È agghiacciante leggere ormai da 10 anni nelle relazioni al parlamento che solo il 34% delle persone in carico ai servizi ha effettuato il test HIV. Dà la misura di come le indicazioni delle agenzie internazionali siano disattese e di quanto siamo indietro in Italia rispetto all’obiettivo UNAIDS 90x90x90.”

Rete Italiana per la Riduzione del Danno (ITARDD): “La Riduzione del Danno, pur essendo considerata a livello europeo il quarto pilastro, a pari dignità con la riduzione dell’offerta e il trattamento per uso di droghe, e quindi meritare un dettaglio nel World Drug Report uscito recentemente, nel nostro paese continua ad avere un ruolo ancillare a quello del trattamento. Per quanto si accolga con favore il suo inserimento nei LEA, ribadiamo la necessità di definirne i contenuti operativi e quindi definire il Drug National Action Plan anche nel nostro paese.

Alessandro Metz (Legacoop Sociali):Continua l’assenza politica del governo in materia di tossicodipendenze e riduzione del danno e dei rischi, i servizi sempre più in difficoltà nel rispondere alle nuove e vecchie problematiche su consumi e abusi mentre continuiamo ad aspettare una riforma della legge 309 del ’90 e finalmente una legge per la legalizzazione della cannabis che permetta di non criminalizzare ma educare e prevenire.

Andrea Oleandri (CILD):Parte degli Stati Uniti e il Canada di Trudeau hanno aperto la strada a nuove politiche della droga, dimostrando che esiste un’alternativa concreta e più efficiente del proibizionismo e della criminalizzazione, ovvero regolamentare la cannabis, avviare campagne informative e investire sulla riduzione del danno. L’Italia ha la possibilità di essere parte di questo cambiamento approvando una legge a partire dalle leggi in discussione alla Camera presentate in questo Libro Bianco.

lun, giugno 26 2017 » news » No Comments

Opg, svelato l’imbroglio, la lotta continua

Stefano Cecconi scrive sul ritorno agli OPG per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 21 giugno 2017.






Non siamo riusciti a cancellare quel comma maligno (art. 1 comma 16 lettera d), che rischia di riportare in vigore le norme dei vecchi OPG, contenuto nella Legge “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario” approvata alla Camera la settimana scorsa. Infatti, ponendo la questione di fiducia, il Governo ha impedito l’approvazione degli emendamenti che diversi deputati, della maggioranza e dell’opposizione, avevano presentato, accogliendo l’invito di StopOpg e di tutti coloro (più di duecento persone in 49 giorni) che hanno partecipato alla staffetta “IO Digiuno perché non devono tornare gli OPG” .

Ma la discussione alla Camera, anche nelle posizioni espresse dal relatore, l’on. Ferranti e dal sottosegretario Ferri per il Governo, ha segnalato che la nostra mobilitazione ha colpito nel segno. Entrambi hanno ammesso che quella norma va in qualche mondo “disinnescata”.

Ne sono una prova tangibile gli otto (ben otto) Ordini del Giorno approvati per condizionare l’attuazione della norma – ricordiamo che si tratta di una legge delega per la cui attuazione sono previsti decreti legislativi del Governo – sui quali abbiamo espresso un chiaro apprezzamento, e un ringraziamento alle/ai deputate/i che li hanno proposti.

Tra questi segnaliamo l’Ordine del Giorno presentato dal Presidente della Commissione Affari Sociali Marazziti, insieme al Presidente della Commissione Ambiente Realacci, che afferma testualmente:limitare per casi eccezionali e transitori” il ricovero in Rems sia dei detenuti (con sopraggiunta malattia mentale o in osservazione) che delle persone con misure di sicurezza provvisoria. Questo è davvero importante: infatti quasi la metà delle presenze in queste strutture è con misura provvisoria, segnale (come ricorda l’ex Commissario Corleone) di un uso improprio e abnorme delle Rems, al punto che si è creata una lista d’attesa.  Invece queste strutture dovrebbero essere “extrema ratio”, come dichiara senza mezzi termini anche una recente delibera del Consiglio Superiore della Magistratura. L’Odg, come auspicavamo, afferma che il diritto alla salute e alle cure dei detenuti va garantito con un adeguato potenziamento delle sezioni di cura nelle carceri e attraverso misure alternative alla detenzione, e sempre con la presa in carico da parte dei servizi di salute mentale delle Asl. Gli Ordini del Giorno, pur vincolanti e chiari, sono soggetti alla lealtà del Governo, e per questo abbiamo voluto incontrare il Presidente Marazziti per aprire un  confronto con il Ministro. Chiederemo ai deputati e ai senatori che si sono impegnati, durante il dibattito in parlamento  in difesa della riforma, di vigilare.

Questa vicenda ci conferma che per far vivere la grande conquista ottenuta con la chiusura dei vecchi manicomi giudiziari, è necessario mantenere alta l’attenzione sul processo di superamento della logica manicomiale, sulle criticità aperte, sull’esperienza delle Rems e sullo sviluppo delle pratiche di cura e riabilitazione che consentono l’adozione delle misure alternative alla detenzione, nello spirito della legge di Riforma 81/2014  e della stessa Legge 180. Per questo noi continueremo il Viaggio nelle Rems. E per questo chiediamo sia riconvocato l’Organismo nazionale di monitoraggio (composto da rappresentanti dei Ministeri Salute e Giustizia, di Regioni e Magistratura e che va aperto alla partecipazione delle associazioni impegnate sul tema e al neonato coordinamento delle Rems) e che venga istituita una cabina di regia nazionale e in ciascuna regione. Il Governo deve mantenere l’impegno a presentare subito la Relazione al Parlamento. La mobilitazione di stopOPG non si ferma.

mer, giugno 21 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Droghe. La traversata del deserto

Le prospettive di riforma delle politiche sulle droghe, dallo stallo parlamentare alle prossime elezioni politiche. Seminario del cartello di Genova per una nuova politica sulle droghe il 26 giugno a Roma.






Droghe. La traversata del deserto
Le prospettive di riforma delle politiche sulle droghe, dallo stallo parlamentare alle prossime elezioni politiche
Seminario del cartello di Genova per una nuova politica sulle droghe

ROMA
Lunedì 26 giugno 2017
dalle ore 15 alle ore 18
Sala del Senato dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro
Piazza Capranica 72

Quest’anno in occasione della presentazione del Libro Bianco sulle droghe le associazioni che fanno riferimento al “Cartello di Genova” promuovono un momento di confronto fra i principali attori della società civile che si occupano di politica delle droghe che si svolgerà Lunedì 26 giugno 2017 presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro in Piazza Capranica 72, Roma, dalle ore 15 alle ore 18.

NB: E’ obbligatorio l’accredito scrivendo a accrediti@fuoriluogo.it.

Per gli uomini è obbligatoria giacca e cravatta.

Programma (provvisorio)

– Introduzione

– Presentazione del Libro Bianco sulle droghe 2017

– Droghe fra consumi e servizi e i nuovi LEA. Per una road map della Riduzione del Danno.

– Politiche sulle droghe dall’assemblea generale dell’ONU alle municipalità

Il Cartello di Genova è composto da: Antigone, Ass. Luca Coscioni, CGIL, CNCA, LILA, Forum Droghe, Gruppo Abele, Isola di Arran, Itaca, Itardd, Legacoop sociali, la Società della Ragione, Comunità di San Benedetto al Porto.

mar, giugno 20 2017 » Agenda » No Comments

LEGALIZZIAMOLA!

Iniziativa della CGIL Roma e Lazio a favore della legalizzazione della cannabis






LEGALIZZIAMOLA!
Contro le mafie e la criminalità, per la tutela della salute, per la libertà di scelta

14 GIUGNO 2017 | ORE 14.30
Sala “Fredda” | via Buonarroti, 12 Roma

Coordina i lavori
GIUSEPPE BORTONE | CGIL

Introduzione
ROBERTO GIORDANO | SEGRETERIA CGIL ROMA E LAZIO

Interventi
CLAUDIO CIPPITELLI | SOCIOLOGO, PARSEC
CECILIA TARANTO | SEGRETERIA FP CGIL
RICCARDO MAGI | SEGRETARIO RADICALI ITALIANI
STEFANO VECCHIO | DIRETTORE DIPARTIMENTO DIPENDENZE
HASSAN BASSI | FORUM DROGHE

Conclusioni
ROSSANA DETTORI |SEGRETERIA CGIL

gio, giugno 8 2017 » Agenda » No Comments

Carcere, senza scelte, torna l’emergenza

Alessio Scandurra presenta Torna il carcere, il Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto del 7 giugno 2017.






Il 25 maggio è stato pubblicato “Torna il carcere”, il XIII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione. Quest’anno il rapporto esce solo in formato digitale, consultabile da tutti gratuitamente, e corredato di immagini e grafici che speriamo lo rendano più accessibile.

Il messaggio di fondo che il rapporto lancia è però chiaro: i numeri del carcere tornano a crescere. Gli ultimi anni si erano caratterizzatati per un calo significativo della popolazione detenuta, cosa in assoluta contro-tendenza rispetto alla storia meno recente. Dal 1970 ad oggi infatti la popolazione detenuta è sempre cresciuta, nonostante peraltro i numerosi provvedimenti di clemenza. Dopo ogni provvedimento i numeri in breve tempo tornavano più alti di prima, e probabilmente questa è la situazione in cui ci troveremo nuovamente a breve. Nel 2010, quando è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale per il sovraffollamento penitenziario, la popolazione detenuta aveva raggiunto livelli senza precedenti nella storia repubblicana. Da allora è stata avviata una serie di interventi, su numerosi fronti, che ne hanno determinato un calo notevole. Si è così passati dai 68.000 detenuti del 2010 ai 52.000 del 2015. Ed ora questa stagione è giunta ad esaurimento e si riparte di slancio verso numeri ancora più alti?

Per rispondere a questa domanda bisognerebbe avere la palla di vetro, ma resta il fatto che negli ultimi 6 mesi la popolazione detenuta è passata dalle 54.912 presenze del 31 ottobre 2016 alle 56.436 presenze del 30 aprile 2017, con una crescita di 1.524 detenuti in un semestre. Si tratta di un aumento tutt’altro che trascurabile. Anzitutto perché conferma una tendenza che avevamo già registrato nei mesi precedenti, ma soprattutto perché questo ritmo viene consolidato ed appare addirittura in progressiva accelerazione. Nel semestre precedente, dal 30 aprile al 31 ottobre 2016, la crescita era stata infatti di 1.187 detenuti. Se i prossimi anni dovessero vedere una crescita della popolazione detenuta pari a quella registrata negli ultimi sei mesi, alla fine del 2020 saremmo già oltre i 67.000. Se il tasso di crescita continuasse ad accelerare, come ha fatto fino ad ora, per la fine del 2020 saremo ancora una volta di fronte a numeri senza precedenti. Con quali conseguenze?

Le conseguenze, come già successo in passato, saranno drammatiche. Come mostrano molti capitoli del rapporto di Antigone di quest’anno, il calo della popolazione detenuta ha migliorato le condizioni di detenzione da molti punti di vista: quando si manda meno gente in galera, il carcere assomiglia di più a ciò che dovrebbe essere. Al contrario, quando ce ne si manda di più, tutto precipita: aumenta il sovraffollamento, si accentua la mancanza di risorse, aumenta la percentuale degli stranieri, degli esclusi, dei detenuti in custodia cautelare o per pene brevi. E in tutto questo non sorprende che sia aumentata anche la percentuale delle persone detenute per violazione della legge sulle droghe: alla fine del 2010, nel momento di massimo affollamento delle nostre carceri, il 40,2% dei detenuti era in carcere per violazione dell’art. 73 del Dpr 309/90. Questa percentuale era scesa al 32% alla fine del 2015 dopo la bocciatura della Fini-Giovanardi da parte della Consulta, ma al 31 dicembre 2016 era già risalita al 34,2%.

Tutti questi elementi di riflessione danno una indicazione concorde: quando i numeri del carcere crescono, la pena si allontana da ciò che dovrebbe essere secondo la Costituzione, non è più extrema ratio e non è più capace di produrre reinserimento sociale, e dunque sicurezza per i cittadini. E purtroppo i numeri ci dicono che questo è proprio quello che sta nuovamente accadendo.

Vai al rapporto sul sito di Antigone.

mer, giugno 7 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

StopOPG sospende la staffetta del digiuno

StopOPG dal 1 giugno sospende la staffetta del digiuno, ottenuti importanti risultati contro il ritorno alle vecchie norme sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, ma la mobilitazione continua …






StopOPG dal 1 giugno sospende la staffetta del digiuno, ottenuti importanti risultati contro il ritorno alle vecchie norme sugli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, ma la mobilitazione continua …

– La staffetta del Digiuno continua fino al 30 maggio. Dal 1 giugno la mobilitazione è sospesa fino alla ripresa della discussione in Aula alla Camera del disegno di legge AC 4368 “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario”. Allora decideremo come proseguire l’iniziativa.

– La staffetta del Digiuno, alla quale hanno partecipato 197 persone in 49 giorni, è partita il 12 aprile, con l’avvio della discussione alla Camera del Disegno di Legge AC 4368, per ottenere lo stralcio della norma che riporta agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (art. 1 comma 16 lettera d AC 4368). Questa norma, se approvata, delega il Governo a emanare un decreto che potrebbe disporre il ricovero di detenuti nelle Residenze per le Misure di Sicurezza (Rems) come se fossero i vecchi OPG.

– Come abbiamo più volte affermato, se il problema che si vuol risolvere con l’emendamento è garantire l’assistenza sanitaria ai detenuti, troppo spesso impedita dalle drammatiche condizioni delle carceri, la soluzione è ben altra. Occorre qualificare e implementare nelle carceri i programmi dei Dipartimenti di salute mentale di prevenzione e di presa in carico delle persone con problemi di salute mentale, anche attraverso le sezioni di osservazione psichiatrica e le previste articolazioni psichiatriche nelle carceri stesse (con strutture e personale adeguato e formato). Ma soprattutto incentivare le misure alternative alla detenzione. Così invece le Rems diventerebbero il contenitore unico per i “folli rei e per i rei folli”, riproducendo all’infinito la logica manicomiale.

– Grazie alla staffetta del Digiuno abbiamo ottenuto alcuni risultati concreti:

· il Documento del Consiglio Superiore della Magistratura
http://www.sossanita.it/doc/2017_04_CSM_SU_REMS.pdf

· il Documento della Conferenza delle Regioni e P.A. per lo stralcio della norma
http://www.stopopg.it/system/files/2017_05_Lett_Bonaccini_Orlando_REMS_.pdf

· la presentazione alla Camera di diversi Emendamenti soppressivi o che modificano la norma
http://www.stopopg.it/system/files/2017_05_EMENDAMENTI_ddl-AC4368-REMS.pdf

· L’approvazione dell’importante PARERE della Commissione Affari Sociali (Presidente Marazziti) che rivede profondamente la norma
http://www.stopopg.it/node/1516

· L’intervento della Relatrice al D.d.L. (on. Ferranti) Presidente della Commissione Giustizia alla Camera (e la sua Relazione)
http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0801&tipo=stenografico#sed0801.stenografico.tit00020.sub00020

E intanto il 18 maggio è nato il Coordinamento delle Rems
http://www.stopopg.it/node/1531

I risultati ottenuti ci spingono a mantenere aperta la mobilitazione, sia in vista della ripresa del dibattito alla Camera sul Disegno di Legge (dopo la seduta del 22 maggio è stato rinviato sine die), sia perche la riforma per il superamento degli Opg (legge 81/2014) e quindi della logica manicomiale, abbia successo. Per affermare il diritto alla salute e la dignità di ogni persona, come afferma la nostra Costituzione.

Vai al sito della campagna:
http://www.stopopg.it/node/1508

mar, maggio 30 2017 » news » No Comments

Giovani, Alcol e Divieti

Opinioni ed atteggiamenti dei giovani italiani sulle norme in materia di alcol. Milano, 15 giugno 2017






Giovani, Alcol e Divieti

Opinioni ed atteggiamenti dei giovani italiani sulle norme in materia di alcol

Università Milano Bicocca

Aula Martinotti – Edificio U12 – Via Vizzola, 5

15 giugno  2017

9.15-9.30

Indirizzo di saluto

Maria Grazia Valsecchi – Direttore Dip. Scienza della salute

Massimo Clerici – Psichiatra – Dip. Medicina e Chirurgia – Università Milano  Bicocca

Introduzione

Enrico Tempesta – Presidente Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool

h.9.30-10.15 Presentazione dei risultati dell’Indagine

Franca Beccaria – Istituto di ricerca e formazione Eclectica – Torino

Franco Prina – Dip. Culture, Politica e Società – Università di Torino

Ne discutono

Gherardo Colombo – già Magistrato

Rita Gallizzi – Cooperativa Lotta contro l’emarginazione – Area Dipendenze

Fabio Madeddu – Dip. di Psicologia – Università Milano Bicocca

Tommaso Dapri– DJ, producer e organizzatore di eventi

Massimiliano Verga – Sociologo del Diritto – Università Milano Bicocca

11.15 -12.00

Repliche degli autori e dibattito

Conclusioni

Michele Contel – Segretario Generale dell’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool

mer, maggio 24 2017 » Agenda » No Comments