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Droghe e Diritti

Manifestazione nazionale contro il razzismo

A Roma contro il razzismo, sabato 21 ottobre dalle 14,30 concentramento in Piazza della Repubblica. Forum Droghe ha aderito.

Accogliere non è reato. Il 21 a Roma contro il razzismoSi moltiplicano in queste ore le adesioni alla manifestazione nazionale contro il razzismo indetta da decine e decine di associazioni, ong, forze sociali e politiche, che si ritroveranno a Roma, sabato 21 ottobre in Piazza della Repubblica, a partire dalle 14.30 per un corteo che giungerà fino a Piazza Vittorio Emanuele,

Un mondo laico e religioso vasto e che da sempre è schierato in difesa del diritto di migrare e che agisce in prima persona, anche disobbedendo a decisioni italiane e europee che sono in aperto contrasto tanto con la nostra Costituzione che con in fondamentali principi internazionali.

Tra gli aderenti, oltre a Forum Droghe, citiamo: Medici Senza Frontiere, Amnesty International, Emergency, CNCA, Gruppo Abele, Libera, Arci, Lunaria, organizzazioni note di una società impegnata che invita a scendere in piazza per ribadire che migrare, accogliere, essere solidali o poveri, dissentire #non è reato, come ribadisce il nostro slogan di convocazione.

Ci sono giunte inoltre lettere di sostegno alla manifestazione che alleghiamo, una di queste vede come primo firmatario Monsignor Nogaro, insieme a intellettuali laici e cattolici, una seconda è giunta dalla Rete delle Città in comune.

In tante/i ribadiremo la volontà di vivere in un paese diverso, inclusivo e in un continente che non resti fortezza inespugnabile per chi aspira ad una vita migliore.

In allegato, oltre alle lettere di sostegno, l’elenco delle adesioni aggiornato a questa mattina e l’appello generale di convocazione della manifestazione.

Questo il link alla pagina fb https://www.facebook.com/events/281944142306771/

mar, ottobre 17 2017 » Agenda » No Comments

La Consulta monca. Appello a Mattarella

Franco Corleone scrive sullo stallo per la nomina dell’ultimo giudice della Corte Costituzionale per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto dell’11 ottobre 2017.

La Corte Costituzionale da quasi un anno assume decisioni in assenza di un giudice, infatti l’avv. Giuseppe Frigo si dimise dalla Corte per motivi di salute il 7 novembre 2016. Il plenum rappresenta un elemento di garanzia particolarmente in casi delicati e quando emergono orientamenti non unanimi e  la stessa legittimità delle decisioni è messa dunque in discussione.

Il Parlamento in seduta comune ha il compito di eleggere il giudice costituzionale mancante entro un mese, ma il termine non è perentorio e in molte occasioni non è stato rispettato. Nella prima repubblica la spartizione era codificata e i cinque giudici di nomina parlamentare era attribuiti tre alla Democrazia Cristiana, due al PCI e uno ai socialisti e ai partiti laici.

Questa spartizione sulla base della logica del cosiddetto arco costituzionale impedì sempre l’elezione di un esponente della cultura garantista.

Già nel 1995 si era verificata una grave impasse che spinse Franco Ippolito, esponente storico di Magistratura democratica a chiedere un metodo nuovo e trasparente con il coinvolgimento dei cittadini per valorizzare il ruolo della Corte Costituzionale; io scrissi un articolo intitolato “Camere a Consulta” sul Manifesto del 24 maggio 1995 proponendo alcune soluzioni per sbloccare una anomalia istituzionale assai grave.

Nel 1996, parliamo della XIII legislatura, presentai alla Camera dei deputati una proposta di legge (n. 167) elaborata con l’ausilio del costituzionalista dell’Università di Pavia, Ernesto Bettinelli, per superare le possibili situazioni di inadempienze nella elezione dei giudici costituzionali. La norma di chiusura prevedeva che se entro due mesi dalla vacanza verificatasi, gli organi previsti non avessero provveduto alla nomina dei nuovi giudici, si sarebbe proceduto per cooptazione da parte della Corte Costituzionale.

Purtroppo nulla è stato fatto e ora di nuovo si manifesta una pericolosa incapacità delle Istituzioni repubblicane ad assolvere doveri fondamentali. Il Parlamento è giunto al settimo scrutinio senza esito, certificando addirittura la indecente mancanza del numero legale.

Il 26 aprile il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontrò il Presidente del Senato Piero Grasso e la Presidente della Camera Laura Boldrini e con un comunicato stampa fece sapere di avere “sottolineato l’esigenza di approvare la legge elettorale e di nominare il giudice della Consulta”. Anche il Presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi ha lamentato una condizione insostenibile. Stupisce che non si manifesti una grave preoccupazione per la caduta di credibilità del Parlamento e della crisi inarrestabile della democrazia.

In primo luogo tocca al garante della Repubblica, al Presidente Mattarella esercitare la propria responsabilità, inviando un Messaggio alle Camere come previsto dall’art. 87 della Costituzione.

Un atto, solenne e severo, metterebbe i parlamentari di fronte al dovere di adempiere a una funzione essenziale. I Presidenti Grasso e Boldrini, sarebbero costretti alla convocazione quotidiana del Parlamento, in una sorta di conclave laico, in modo da chiudere una vicenda incresciosa che non può essere protratta in un momento delicato come la fine della legislatura.

Il paradosso inaccettabile è che neppure sono sul tappeto nomi alternativi; è ora che si esca dall’oscurità e che il confronto parta magari da una rosa di nomi autorevoli per favorire la convergenza più vasta anche dei 571 voti necessari.

Questo appello sarà raccolto? Di fronte a questo insulto allo stato di diritto, sono certo che Marco Pannella avrebbe iniziato un digiuno di dialogo per far rispettare l’imperativo kantiano.

mer, ottobre 11 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Cannabis: si continua a giocare sulla pelle dei malati

Intervento di Maria Stagnitta presidente di Forum Droghe, rispetto al rinvio a novembre della discussione in aule del ddl sulla cannabis terapeutica (ex ddl intergruppo).

Maria StagnittaNon siamo particolarmente delusi per il rinvio a novembre del testo sull’uso terapeutico della cannabis sul quale le commissioni Giustizia e Affari sociali hanno lavorato per mesi. In fondo il testo “Miotto” non aggiunge niente di significativo all’attuale legislazione sull’uso terapeutico che soffre solo di una scandalosa mancata applicazione.

Purtroppo dobbiamo invece rilevare come si continui a giocare con la pelle delle persone per miserevoli calcoli di tattica prima politica e parlamentare. In questo caso parliamo di persone il cui diritto alla cura viene colpevolmente ignorato e, rileggendo alcuni emendamenti, anche irriso da chi istituzionalmente avrebbe l’obbligo di occuparsene.

Il testo arrivato in aula rappresenta solo una sbiaditissima ombra di quella riforma sulla cannabis che il paese aspetta da tempo, a partire della depenalizzazione completa della coltivazione ad uso personale, almeno per i malati. Le 60.000 firme presentate alla Camera insieme alla legge di iniziativa popolare sono il segno che la società chiede a gran voce una regolamentazione legale della cannabis. Esse sopravviveranno a questa pessima legislatura, con l’augurio che il prossimo confronto elettorale ponga attenzione ai milioni di consumatori di cannabis del nostro paese.

Forum Droghe insieme a numerose associazioni promuoverà questo confronti di fronte ai cittadini. Aspettiamo dalla politica segnali ben più seri e decisi di riforma della normativa sulle droghe, di cui la legalizzazione della cannabis rappresenta ormai un passaggio che dire scontato sarebbe riduttivo. Dopo 27 anni la legge attuale ha dimostrato tutta la sua dannosità: fiumi di inchiostro sono stati spesi per dimostrarne la pericolosità e l’inadeguatezza. Come al solito non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

ven, settembre 29 2017 » nota a margine » No Comments

I libri di Pavarini e il destino del carcere

Stefano Anastasia ricorda Massimo Pavarini e commenta la situazione del carcere in Italia per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 27 settembre 2017

Venerdì prossimo, 29 settembre, in occasione del secondo anniversario della sua scomparsa, la Casa circondariale e l’Università di Bologna, apriranno al pubblico la biblioteca di Massimo Pavarini nel carcere della sua città. Per volere dei familiari e con il concorso di molti (non ultima la Società della Ragione, che ha devoluto i fondi raccolti con il 5×1000 all’acquisto delle scaffalature lavorate dai detenuti della Dozza per ospitarne i libri), si compie così un desiderio di Massimo. Paradossale lascito, questo, per un abolizionista, salvo che si tenga nel debito conto il doppio movimento che una biblioteca come quella può suscitare in carcere, invogliando gli studiosi della pena a entrarvi (seguendo l’ammonimento di Calamandrei: “bisogna aver visto” per discutere del carcere e delle possibilità di una sua riforma) e stimolando i detenuti a evadere dalla propria condizione attraverso lo studio e la conoscenza. Nel pomeriggio, sempre a Bologna, Studi sulla questione criminale, la rivista che fu di Pavarini e che prosegue la tradizione della criminologia critica italiana, presenterà al pubblico il fascicolo doppio dedicato alla sua sociologia della pena. Sarà l’occasione (e altre ne verranno, speriamo, in molte altre città) per ripercorrere i temi e gli argomenti del pensiero e della ricerca di Pavarini, e di misurarne la rilevanza di fronte ai quesiti e alle sfide di oggi.

Il sistema penitenziario italiano, si sa, sta lentamente scivolando in un nuovo sovraffollamento: in poco più di un anno e mezzo, le persone detenute sono cresciute di più di cinquemila unità, superando la soglia delle 57mila. Il respiro che la sentenza Torreggiani aveva dato al sistema penitenziario italiano, incentivando norme e pratiche per la decarcerizzazione, si è fatto corto e già si sente, in qualche istituto, la reazione di chiusura di un corpo in affanno. Nel frattempo, però, sono al lavoro le commissioni ministeriali che dovrebbero disegnare il nuovo volto all’ordinamento penitenziario, dando traduzione normativa non solo alla delega conferita dal Parlamento al Governo con l’approvazione della legge Orlando, ma anche alle centinaia di proposte e allo spirito riformatore che hanno animato gli Stati generali dell’esecuzione penale voluti dal Ministro della giustizia all’inizio del suo mandato. Immediato pensare che l’una cosa possa rispondere all’altra, che la riforma dell’ordinamento penitenziario possa ridurre il sovraffollamento e riprendere la strada maestra della decarcerizzazione. E chiunque conosca la realtà del carcere non può che sperare che sia così, e invocare l’argine del diritto e della ragione contro l’abuso della privazione della libertà e della sofferenza inflitta legalmente. Ma il realista Pavarini ci metterebbe in guardia dal coltivare eccessive speranze: il diritto penale è uno strumento determinato politicamente e affidato al consapevole esercizio dei suoi operatori, la cui principale qualità sta nel saper interpretare lo spirito del tempo e la domanda sociale di controllo e di sofferenza penale. Se nella società italiana covano sentimenti di paura e di esclusione, non sarà una norma illuminata a cambiare la sorte del sistema penitenziario e dei suoi ospiti abituali.

Che fare, allora? Rinunciare alle possibilità di una riforma e limitarsi a curare le ferite dei detenuti? No, non credo che neanche questo avrebbe condiviso il pragmatico Pavarini: comunque il diritto è – appunto – uno strumento, e la sua configurazione può agevolare o resistere al suo uso populistico. Facciamola, quindi, questa riforma, sfidando gli imprenditori politici della paura su un’altra idea della giustizia e della convivenza civile.

Ecco i due appuntamenti (dal sito de la Società della Ragione):

Inaugurazione biblioteca Massimo Pavarini

Penalità e legalità

mer, settembre 27 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Cocaine Self Management

Cocaine Self Management il nuovo strumento on line dedicato all’autoregolazione dei consumatori di cocaina è finalmente disponibile su fuoriluogo.it

E’ on line il sito di Cocaine Self Management. Questo è un servizio pensato per tutti i consumatori di cocaina che ritengono di poter migliorare il controllo del loro consumo al fine di raggiungere maggiore consapevolezza e ridurre rischi e danni che esso comprende. Cocaine Self Management è uno strumento di automonitoraggio personalizzato ed anonimo rivolto ai consumatori di cocaina ovvero uno test studiato per valutare l’indice di problematicità del proprio consumo. Il test fornisce in tempo reale alcune risposte e alcune indicazioni sui livelli di rischio e sulle modalità per ridurlo.

Cocaine Self Management è anche un percorso in cui si può ricevere un aiuto, via mail o via chat, da parte di un operatore che da anni lavorano sulla riduzione del danno per intraprendere un cambiamento finalizzato a ridurre gli aspetti critici del proprio consumo. Per entrare in contatto con un operatore è sufficiente inviare una mail a cocaine-self-management@gmail.com.

Cocaine Self Management è stato prodotto all’interno del progetto “Nuovi modelli di consumo, nuovi modelli di servizi per consumatori invisibili: il modello self regulation ideato e realizzato da Forum Droghe e CNCA Toscano, in collaborazione con ASL toscana Centro con il finanziamento di Regione Toscana – Il progetto ha promosso la diffusione on line di nuovi strumenti utili ai consumatori, come http://www.cannabism.fuoriluogo.it/ al fine di “autoregolare” i propri consumi e ridurre le criticità e rischi che sono contenuti.

 

mar, settembre 26 2017 » news » No Comments

Droghe e autoregolazione. Presentazione a Firenze

Giovedì 7 settembre 2017 alle ore 17 presentazione del libro “Droghe e autoregolazione” presso la sede de la Società della Ragione ONLUS e Forum Droghe ONLUS a Firenze, complesso di San Salvi

Droghe e autoregolazionePresentazione del volume
Droghe e autoregolazione
Note per consumatori e operatori
a cura di Grazia Zuffa e Susanna Ronconi

Sono stati invitati a discutere:
Arcangelo Alfano Funzionario Responsabile Dipendenze Regione Toscana
Stefano Anastasìa Presidente la Società della Ragione
Antonella Manfredi Responsabile Dipartimento Dipendenze Asl Centro Toscana
Lorenzo Roti Dirigente settore Diritti di cittadinanza e coesione sociale Regione Toscana
Stefano Vecchio Forum Droghe

Saranno presenti le curatrici e gli autori e autrici:
Stefano Bertoletti, Federica Gamberale, Jean-Paul Grund, Patrizia Meringolo, Maria Stagnitta

Presiede: Franco Corleone

Al termine sarà offerto un aperitivo per l’inaugurazione della nuova sede

Giovedì 7 settembre 2017 – ore 17

Presso la sede de la Società della Ragione ONLUS e
Forum Droghe ONLUS
Firenze – Complesso di San Salvi – Palazzina 35
Via di San Salvi 12

gio, agosto 24 2017 » Agenda » No Comments

Per il 41bis il Garante dei diritti c’è

Francesco Maisto scrive sui diritti dei detenuti con 41 bis per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 19 luglio 2017.

Il fatto è uno, ma vale per la generalità dei detenuti. Se un detenuto parla con un familiare, il “parlare con” si definisce colloquio, e se parla poi con il Garante dei detenuti è un colloquio come gli altri o no? Secondo l’Amministrazione carceraria è un colloquio assoggettato a restrizioni, come se il Garante fosse un congiunto e quindi, potendo il detenuto in regime di carcere duro in 41 bis, fare un solo colloquio al mese (a fronte dei 6 ammessi per i detenuti comuni) deve scegliere tra un congiunto o il Garante.

È stata necessaria una argomentata ed importante ordinanza del 27 giugno 2017 del Giudice Gianfilippi, su reclamo di un detenuto in 41 bis del carcere di Terni, per decidere che non si tratta di un colloquio come altri; che deve essere disapplicata la disposizione ministeriale e che quel detenuto può parlare con il Garante della Regione Umbria, prof. Anastasia che aveva posto inutilmente un quesito al Dap.

Che la legge penitenziaria del 1975 abbia subito tante e tali restrizioni, modificazioni e distorsioni da renderne necessaria una organica revisione, come previsto dall’art. 1, comma 85 della recente legge 23 giugno 2017, n.103, non è un mistero, ma, in attesa dei Decreti, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria dovrebbe avere le risorse intellettuali per armonizzare la normativa vigente rispetto alle disposizioni di rango inferiore. Ma così non è stato. Lo statuto del Garante, per l’istituzione nel nostro ordinamento, è stato perfezionato progressivamente nel tempo.  Il D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, con l’ art. 12-bis, comma 1, lett. a), ha modificato l’art.18 della legge penitenziaria prevedendo che ” I detenuti e gli internati sono ammessi ad avere colloqui e corrispondenza con i congiunti e con altre persone, nonché con il garante dei diritti dei detenuti, anche al fine di compiere atti giuridici.”, e, con la lett.b), ha modificato l’art.67,l-bis) attribuendo ai “garanti dei diritti dei detenuti comunque denominati” il potere ispettivo alla pari di altre autorità istituzionali. Ma l’ art. 2, comma 25, lett. a), L. 15 luglio 2009, n. 94 ha modificato l’art. 41 bis, comma 2-quater, prevedendo ” b) la determinazione dei colloqui nel numero di uno al mese da svolgersi ad intervalli di tempo regolari ed in locali attrezzati in modo da impedire il passaggio di oggetti”, laddove si tratta, all’evidenza, di colloqui con i familiari. Peraltro, il comma 2 dell’art.41 bis chiarisce che sono ammesse solo le restrizioni “necessarie per il soddisfacimento delle esigenze di ordine e di sicurezza e per impedire i collegamenti con l’associazione”, ponendo un vincolo funzionale tra prevenzione speciale e restrizioni. Insomma, ogni altra restrizione è sostanzialmente inutile.

Imperterrito nella linea restrittiva, il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria trascura il Diritto di reclamo previsto dall’art. 35 o.p., modificato dalla legge 10 del 2014 (“I detenuti e gli internati possono rivolgere istanze o reclami orali o scritti, anche in busta chiusa: al garante nazionale e ai garanti regionali o locali dei diritti dei detenuti”), alla pari di altre autorità istituzionali, come, ad esempio, il magistrato di sorveglianza. È fin troppo ovvio che chi parla con il Garante non effettua un colloquio in senso tecnico, ma espone un reclamo orale.

L’ordinanza del Giudice Gianfilippi deve essere dunque segnalata, non solo per l’acutezza delle argomentazioni, ma anche perché mette a fuoco tre livelli fondamentali per la riforma di un carcere civile e secondo la nostra Costituzione: la tutela dei diritti dei detenuti, il corretto rapporto tra Giurisdizione e Amministrazione, lo statuto attuale dei Garanti dei detenuti.

mer, luglio 19 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Regioni rosse contro i Garanti dei detenuti

Bruno Mellano scrive sul tentativo di azzoppare i garanti dei detenuti regionali per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 12 luglio 2017.

L’Italia è davvero un bel Paese. Mentre il Parlamento introduceva il reato di tortura, chiudendo in modo francamente inadeguato una pagina imbarazzante per la patria di Cesare Beccaria, sembra si debba registrare una grave vicenda rilevante per i diritti delle persone private della libertà. Negli stessi giorni infatti, un convegno pubblico svoltosi a Bologna ha fatto emergere il lavorio, di alcune burocrazie e di alcuni esponenti locali del PD, per procedere ad un ‘riordino’ degli organismi di tutela nati nell’ambito dei Consigli regionali. Si è trattato di un vero e proprio lancio della “campagna d’autunno” che dirigenti di spicco del PD del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna  hanno presentato come una “rivoluzione”. Sotto l’inevitabile etichetta del risparmio, il progetto emiliano-romagnolo e la copia riveduta e scorretta dell’Ufficio di Presidenza della Toscana, con l’obiettivo di costituire un “organismo unico” fra difensore civico, garante dell’infanzia e garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà, finiscono necessariamente per ipotizzare la messa in liquidazione delle esperienze consolidate.

Nello specifico, la proposta appare in evidente controtendenza con la dinamica virtuosa di un processo partito dal basso e giunto, solo nel marzo del 2016, all’attivazione del Garante nazionale delle persone private della libertà a cui il Governo ha anche attribuito compiti, funzioni e ruoli derivanti dalle convenzioni europee e dell’Onu che da anni attendevano (come per la tortura) di essere fatte vivere anche in Italia. Dunque, mentre finalmente si comincia a strutturare istituzionalmente una rete di lavoro fra i garanti delle persone private della libertà, partendo proprio dalla significativa realtà delle figure regionali attive da oltre una dozzina d’anni e dai garanti comunali presenti nelle principali città ed in molti comuni, si propone il superamento del quadro esistente. In questi giorni il Garante nazionale ha formalizzato la richiesta ai Garanti regionali di partecipare al NPM, il meccanismo nazionale di prevenzione della tortura e delle pene inumane e degradanti, in una fase storica dove il sovraffollamento penitenziario torna a mordere le carni delle persone detenute, senza che si siano registrate significative modifiche strutturali dell’esecuzione penale. Nel contempo si sta attrezzando una risposta coordinata alle richieste europee di efficace monitoraggio dei rimpatri forzati verso paesi non EU e il decreto “Minniti”, fra le tante discusse novità, ha riconosciuto ai Garanti il potere di visita e di controllo nei nuovi CPR, che si dovranno creare in ogni regione. Uguale situazione per le REMS che hanno archiviato gli OPG “regionalizzando” la presa in carico dei soggetti autori di reato prosciolti per incapacità di intendere e volere.

Pensare proprio ora alla costituzione di un soggetto unico (monocratico o collegiale, articolato con osservatori tematici o con funzionari dedicati) appare non solo non tenere in conto le decisioni nazionali per corrispondere alle tante risoluzioni sottoscritte a livello internazionale, ma assume il sapore di oltraggio verso le esperienze maturate con successo nell’ambito regionale. Una rete di tutela delle libertà individuali che ha saputo dimostrare che la capacità d’intervento e di risoluzione dei problemi stia essenzialmente nell’autonomia ed indipendenza delle figure, nella specializzazione delle competenze, nella costruzione di una rete di relazioni, nella definizione di collaborazioni fra organismi paralleli nell’attività ma spesso confliggenti negli interessi da tutelare.

E’ ora di una riflessione tra Garanti e Regioni per evitare decisioni improvvisate.

mer, luglio 12 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Toscana: approvata mozione sull’accesso alla cannabis terapeutica

E’ stata approvata nella seduta del 28 giugno del Consiglio regionale della Toscana una mozione presentata dai consiglieri di “Sì Toscana a Sinistra” sull’accesso alla cannabis terapeutica.

E’ stata approvata nella seduta del 28 giugno del Consiglio regionale della Toscana una mozione presentata dai consiglieri di “Sì Toscana a Sinistra” sull’accesso alla cannabis terapeutica.

“Come segnalato dall’associazione Luca Coscioni, nei giorni scorsi è venuto nuovamente a mancare nella farmacia ospedaliera di Careggi il Bedocran, il farmaco olandese a base di cannabis che il Sistema Sanitario Nazionale importa dall’Olanda come terapia supplementare per vari tipi di trattamento medico”, hanno dichiarato i Consiglieri regionali di Sì Toscana a Sinistra Tommaso Fattori e Paolo Sarti. “E’ una questione molto seria dato che altri farmaci cannabinoidi, come il Bediol e la FM2, ossia la cannabis prodotta nello stabilimento militare di Firenze, sono da tempo irreperibili”.

“Col nostro atto ci uniamo alle richieste che già a maggio sono emerse durante il Congresso della Società Italiana Ricerca sulla Cannabis: arrivare quanto prima a coprire il fabbisogno nazionale di cannabis medica, aumentando conseguentemente la produzione di FM2 nell’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze e migliorandone al contempo la qualità. C’è poi un enorme lavoro d’informazione da fare, anche presso i medici, oltre ad un necessario snellimento della burocrazia per rendere più agevole la reperibilità e nelle farmacie”.

“E’ enorme la distanza fra ciò che in teoria le norme garantiscono ai pazienti e la realtà quotidiana fatta di mille ostacoli che rendono complicatissimo, se non impossibile, l’accesso ai farmaci cannabinoidi. Siamo ancora ben distanti dalla reale diffusione della cannabis medica come possibilità terapeutica concreta e accessibile, anche se finalmente l’Istituto Chimico Farmaceutico Militare sta producendo piccoli quantitativi di FM2, un prodotto che può aiutare molte persone ad un costo nettamente inferiore a quello pagato per importare i cannabinoidi dall’estero. Per questo serve un dibattito sereno e obiettivo, che abbandoni i pregiudizi e che coinvolga e ascolti le associazioni e i pazienti, con il loro bagaglio di esperienza.”

gio, giugno 29 2017 » news » No Comments

Dalla semina americana al deserto italiano. Ecco il Libro Bianco sulle droghe

Presentata a Roma l’ottava edizione del Libro Bianco sulle droghe. Ecco i dati in pillole e le prime dichiarazioni dei promotori.

Copertina Libro Bianco sulle drogheÈ stato presentato oggi presso la Sala Stampa della Camera l’ottava edizione del Libro Bianco sulle droghe intitolato “Dalla semina americana al deserto italiano. Dalla Fini-Giovanardi alla Jervolino-Vassalli. Dati, Politiche e Commenti sui danni collaterali del Testo Unico sulle droghe.”

In occasione della giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga il rapporto -redatto dalle associazioni che più si sono impegnate in questi anni per la riforma della legislazione sulle sostanze – dimostra, ancora una volta, come l’attuale sistema internazionale di “controllo” delle droghe – ed in particolare la legge italiana – non solo non abbia avuto alcun risultato, ma abbia creato danni collaterali ormai insopportabili.

Come sempre il Libro bianco è diviso in tre parti. I fatti illustrano ciò che è avvenuto dal precedente: la macchina della punizione (Anastasia e Cianchella), la comparazione con l’Europa (Scandurra), le evoluzioni giurisprudenziali (De Caro e Santoro), il consumo di cannabis nella popolazione giovanile (elaborazione CNCA su dati CNR), i miti e i fatti delle droghe alla guida (Bignami) e le violazioni dell’art.187 del Codice della Strada (Bassi), il sistema dei servizi (De Facci e Bellosi), la riduzione del danno nei Livelli Essenziali di Assistenza (Cecconi e Bortone, Amerini). Le politiche non possono che partire dagli impegni internazionali assunti dall’Italia a UNGASS (Perduca e Zuffa), per poi guardare alla rivoluzione americana (Fiorentini). Le possibili implicazioni economiche della legalizzazione della cannabis in Italia (Rossi) e il ruolo di innovazione della Riduzione del Danno (a cura di Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza e Forum Droghe) chiudono il quadro. In conclusione i commenti di Leopoldo Grosso, già Portavoce del “Cartello di Genova” e Presidente onorario Gruppo Abele, e di Rosanna Dettori, Segretaria confederale Cgil.

Il Libro Bianco è promosso da La Società della Ragione, Forum Droghe, Antigone, CNCA e Associazione Luca Coscioni, con l’adesione di CGIL, Comunità di San Benedetto al Porto, Gruppo Abele, Itaca, ITARDD, LegaCoopSociali, LILA. Il rapporto è curato da Stefano Anastasia, Maurizio Cianchella, Franco Corleone, Leonardo Fiorentini e Marco Perduca ed è disponibile on line in formato pdf sul sito di Fuoriluogo: www.fuoriluogo.it/librobianco.

I dati in pillole

Come abbiamo avuto modo di sottolineare lo scorso anno, alla sentenza della Corte costituzionale n. 32 del 2014, che ha cancellato gli aggravamenti imposti dalla cd. “legge Fini-Giovanardi” non hanno fatto seguito ulteriori modifiche dell’impianto repressivo e sanzionatorio che ispira l’intero Testo Unico sulle sostanze stupefacenti Jervolino-Vassalli. Il sistema di repressione penale e amministrativo continua ad essere al centro dell’applicazione della normativa italiana sulle droghe.

17.733 detenuti presenti in carcere al 31 dicembre 2016 lo erano a causa dell’art. 73 del Testo unico che punisce la produzione, il traffico e la detenzione di droghe illecite. Si tratta del 32,52% del totale: un detenuto su tre è imputato/condannato sulla base di quell’articolo della legislazione sulle droghe. A questi si aggiungono 5.868 ristretti per art. 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope), il 10,74% del totale, in calo rispetto al 2015. Mentre i “pesci piccoli” tornano ad aumentare, i consorzi criminali continuano a restare fuori dai radar della repressione penale.

13.356 dei 47.342 ingressi in carcere nel 2016 sono stati causati da imputazioni o condanne sulla base dell’art. 73 del Testo unico. Si tratta del 28,21% degli ingressi in carcere: dei 1519 ingressi in più in carcere rispetto all’anno precedente, il 70% (1072) è dovuto a condanne o accuse di produrre, vendere o detenere droghe proibite. Si inverte il trend discendente attivo dal 2012 (adozione della famosa sentenza Torreggiani e dall’adozione di politiche deflattive della popolazione detenuta) e così torna ad aumentare anche la popolazione detenuta.

– 14.157 dei 54.653 detenuti al 31/12/2016 sono tossicodipendenti. Il 25,9% del totale, in costante aumento da alcuni anni dopo che il picco post applicazione della Fini-Giovanardi (27,57% nel 2007) era stato riassorbito a seguito di una serie di interventi legislativi correttivi. Per gli ingressi si tocca invece il massimo degli ultimi dodici anni: il 33,95% dei soggetti entrati in carcere nel corso del 2016 era tossicodipendente.

Nel 2016 tornano quindi ad aumentare le presenze in carcere, dopo alcuni anni di diminuzione, e torna ad aumentare la percentuale di detenuti per violazione della legislazione sulle droghe. Possiamo quindi ribadire che la legislazione sulle droghe e l’uso che ne viene fatto sono decisivi nella determinazione dei saldi della repressione penale: la decarcerizzazione passa attraverso la decriminalizzazione delle condotte legate alla circolazione delle sostanze stupefacenti così come le politiche di tolleranza zero e di controllo sociale coattivo si fondano sulla loro criminalizzazione.

Le segnalazioni e le sanzioni amministrative del consumo di droghe illegali

Dopo il vistoso calo del 2015 tornano ad aumentare le persone segnalate al Prefetto per consumo di sostanze illecite: da 27.718 a 32.687 (+17,92%) con una impennata delle segnalazioni dei minori (+237,15%). Aumenta sensibilmente anche il numero delle segnalazioni (da 32.478 a 36.795, +13,29%).

Si conferma marginale il peso della vocazione “terapeutica” della segnalazione al Prefetto: solo 122 persone vengono sollecitate a presentare un programma di trattamento socio-sanitario; 9 anni prima erano 3.008. Le sanzioni amministrative riguardano invece il 40,25% dei segnalati. La segnalazione al prefetto dei consumatori di sostanze stupefacenti ha quindi natura principalmente sanzionatoria.

La repressione colpisce per quasi l’80% i consumatori di cannabinoidi (78,98%), seguono a distanza cocaina (13,68%) e eroina (5,35%) e, in maniera irrilevante, le altre sostanze. Dal 1990 1.164.158 persone sono state segnalate per possesso di sostanze stupefacenti ad uso personale; di queste il 72,57% per derivati della cannabis.

Le misure alternative

Nonostante un leggero aumento delle misure alternative alla detenzione in corso, e nonostante il pur lieve aumento, nel loro ambito, degli affidamenti in prova al servizio sociale, gli affidamenti terapeutici per dipendenti da sostanze, sono leggermente diminuiti al termine del 2016, e costituiscono il 23,35% del totale degli affidamenti e il 12,77% delle misure alternative in corso alla fine dell’anno.

Le violazioni dell’art. 187 del codice della strada

Sono significativi i dati rispetto alle violazioni dell’art. 187 del Codice della Strada, ovvero guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti. I dati interamente disponibili della Polizia Stradale (2015) indicano che solo lo 0,39% dei conducenti coinvolti in incidenti stradali risulta positivo ai test antidroga. Nel 2016 solo lo 0,83% delle persone controllate a seguito di incidente stradale risultava positivo ai test, non si conoscono i dati relativi al totale degli incidenti per comparare la percentuale con il 2015.

Rispetto al nuovo protocollo operativo della polizia stradale attivo dal 2015 – che prevede l’effettuazione di test di screening sulla saliva direttamente su strada – si è rilevato come nel 2016 su 17.565 controlli l’1,22% dei conducenti fermati è risultato positivo ad almeno una sostanza stupefacente, in calo rispetto all’1,42% della campagna 2015 (su 14.767 conducenti fermati). Da notare come nel 2016 oltre il 30% dei conducenti risultato positivo al test salivare sia poi stato “scagionato” dalle ulteriori analisi di laboratorio (nel 2015 i falsi positivi furono il 21%).

Gli effetti economici della legalizzazione della cannabis

Il Libro bianco contiene un saggio dell’economista Marco Rossi (Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali, Università La Sapienza, Roma) che sviluppa argomenti già introdotti nel suo precedente scritto del 2013. Per Rossi le implicazioni economiche della regolamentazione della cannabis, assumendo una regolamentazione e tassazione simile a quella del tabacco, consumi costanti e assenza di esportazioni e/o turismo da cannabis sarebbero le seguenti:

  • imposte sulle vendite: 3 miliardi di euro;
  • Imposte sul reddito: 200/300 milioni di euro
  • Diminuzione spesa pubblica sulla sicurezza: 600 milioni di euro

Per un impatto complessivo sui conti pubblici di circa 4 miliardi di euro. A questi si aggiungerebbero una probabile riduzione, non stimabile, dei costi sanitari ed un miglioramento dei conti economici nazionali derivante dalla sostituzione delle importazioni illegali con coltivazione nazionale per circa 500 milioni di euro. Una regolamentazione restrittiva della cannabis non avrebbe ricadute occupazionali particolari, se non la sostituzione/emersione dei posti di lavoro illegali per massimo circa 75.000 unità (gli spacciatori sono stimati in circa 100.000 unità). In caso di un regime meno restrittivo, sul modello olandese, si potrebbe invece ipotizzare fino a 300.000 nuovi addetti nei coffe-shops da aggiungersi ai 75.000 impegnati nella produzione. In quest’ultimo caso le imposte sui redditi del nuovo settore legale legato a produzione e distribuzione potrebbero superare il miliardo di euro annuo.

Gli altri contenuti del Libro Bianco

In appendice, l’appello al Governo per una svolta nelle politiche sulle droghe, le proposte di legge maturate nell’ambito del Cartello di Genova in materia di depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti, di misure alternative alla detenzione e di programmi di riduzione del danno, per la regolamentazione del consumo, la produzione ed il commercio della cannabis e dei prodotti da essa derivati, la proposta dell’inter-gruppo parlamentare per la legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e la proposta di legge di iniziativa popolare per la regolamentazione legale della produzione, consumo e commercio della cannabis.

Dichiarazioni

Maria Stagnitta (Forum Droghe): “La situazione che fotografiamo nel Libro bianco non è per niente rosea: a fianco delle novità introdotte nei Lea in relazione agli interventi di riduzione del danno, sui quali come Forum Droghe abbiamo da anni costruito riflessioni e proposte concrete, si riacutizza la pressione sulle carceri. I dati dimostrano che se non si riforma la legislazione sulle droghe nessuno sforzo di ammodernamento dei servizi e di aggiornamento culturale sui consumi delle sostanze stupefacenti potrà avere successo. Il paese, l’Europa e tutto il mondo occidentale sulle droghe parlano una lingua diversa di quella declinata da norme vecchie di 27 anni.

Stefano Anastasia (la Società della Ragione):Torna ad aumentare la popolazione detenuta, in larga parte per effetto della legge sulle droghe. Una situazione insostenibile, anche perché più di un terzo degli ingressi in carcere è di persone tossicodipendenti. Bisogna cambiare politiche e norme: questo Parlamento purtroppo non è stato in grado di farlo, è ora di prepararsi alla prossima legislatura.”

Patrizio Gonnella (Antigone):Chiediamo al Governo e al Parlamento di non stare più in silenzio ed abbandonare le politiche repressive che hanno finora portato tragedie e rovinato vite. D’altronde come le più alte cariche della magistratura hanno detto legalizzare significa togliere aria alla mafia. Ma significa anche assicurare salute ai ragazzi e ai consumatori. Infine significa risparmio di spesa pubblica.”

Marco Perduca (Associazione Luca Coscioni) È passato oltre un anno dalle dichiarazioni in controtendenza col passato del Ministro Andrea Orlando all’ONU ma niente è accaduto: non si tengono di conto le evidenze scientifiche, si continua a finire in carcere per droga e non s’ascolta la società civile. All’ideologia proibizionista s’è sostituita quella cerchiobottista.

CGIL, Funzione Pubblica CGIL: “Sulle droghe è necessario depenalizzare e regolamentare-legalizzare l’uso di sostanze, a partire dalla cannabis, per combattere il narcotraffico, potenziare i servizi socio sanitari per le dipendenze, in modo da affrontare con la prevenzione, la cura e la riabilitazione le sfide di vecchi e nuovi consumi e quindi applicare i nuovi Lea, a partire dalla riduzione del danno finalmente riconosciuta.

Massimo Oldrini (LILA):La speranza è che con l’applicazione del Piano Nazionale AIDS cambino le cose. È agghiacciante leggere ormai da 10 anni nelle relazioni al parlamento che solo il 34% delle persone in carico ai servizi ha effettuato il test HIV. Dà la misura di come le indicazioni delle agenzie internazionali siano disattese e di quanto siamo indietro in Italia rispetto all’obiettivo UNAIDS 90x90x90.”

Rete Italiana per la Riduzione del Danno (ITARDD): “La Riduzione del Danno, pur essendo considerata a livello europeo il quarto pilastro, a pari dignità con la riduzione dell’offerta e il trattamento per uso di droghe, e quindi meritare un dettaglio nel World Drug Report uscito recentemente, nel nostro paese continua ad avere un ruolo ancillare a quello del trattamento. Per quanto si accolga con favore il suo inserimento nei LEA, ribadiamo la necessità di definirne i contenuti operativi e quindi definire il Drug National Action Plan anche nel nostro paese.

Alessandro Metz (Legacoop Sociali):Continua l’assenza politica del governo in materia di tossicodipendenze e riduzione del danno e dei rischi, i servizi sempre più in difficoltà nel rispondere alle nuove e vecchie problematiche su consumi e abusi mentre continuiamo ad aspettare una riforma della legge 309 del ’90 e finalmente una legge per la legalizzazione della cannabis che permetta di non criminalizzare ma educare e prevenire.

Andrea Oleandri (CILD):Parte degli Stati Uniti e il Canada di Trudeau hanno aperto la strada a nuove politiche della droga, dimostrando che esiste un’alternativa concreta e più efficiente del proibizionismo e della criminalizzazione, ovvero regolamentare la cannabis, avviare campagne informative e investire sulla riduzione del danno. L’Italia ha la possibilità di essere parte di questo cambiamento approvando una legge a partire dalle leggi in discussione alla Camera presentate in questo Libro Bianco.

lun, giugno 26 2017 » news » No Comments