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Droghe e Diritti

Droghe, la Cassazione delle pene illegittime

Luigi Saraceni per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 25 febbraio 2015

SaraceniNel primo anniversario della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittime le pene draconiane previste dalla Fini-Giovanardi per le droghe “leggere” (da 6 a 20 anni di reclusione) e ripristinato le più miti pene della legge precedente (da 2 a 6 anni), le Sezioni Unite della cassazione sono chiamate a risolvere i prevedibili contrasti insorti tra pubblici ministeri e giudici, di legittimità e di merito, sulla incidenza della pronuncia della Consulta sulle condanne definitive in corso di esecuzione.

Gli appelli di giuristi e associazioni per un intervento legislativo che prevenisse tali contrasti, adottando una soluzione equa ed uniforme per tutti i condannati, sono caduti nel vuoto e così, nella latitanza della politica, sarà ancora una volta il massimo organo della giurisdizione penale che, nell’udienza di domani, dovrà dire una parola definitiva sulla sorte di migliaia di detenuti che stanno scontando pene “illegittime”.

I giudici di piazza Cavour si trovano la strada parzialmente spianata da una precedente decisione delle stesse Sezioni Unite, che, sia pure con riferimento ad una diversa vicenda, nel maggio scorso hanno spazzato via il feticcio del “giudicato”, invocato da una parte della magistratura per contrastare gli effetti delle decisioni della Consulta sulle condanne definitive.

Ma i giudici più restii a dare piena attuazione ai valori costituzionali, non potendo continuare ad invocare lo sbarramento del “giudicato”, si sono attestati su una nuova frontiera. Dicono che la decisione della Consulta vale solo per i casi in cui la condanna definitiva superi il minimo della pena prevista dalla Fini-Giovanardi, che coincide con il massimo previsto dalla ripristinata legge precedente (6 anni di reclusione). In altre parole, secondo questa giurisprudenza, può considerarsi “illegale” solo la parte di pena che superi il minimo della legge precedente, sicché, per ripristinare la legalità, basterebbe eliminare la pena eccedente.

Questo orientamento non tiene conto di un dato, ben noto a chiunque abbia una qualche conoscenza delle prassi giudiziarie. La commisurazione della pena è una scelta che i giudici compiono collocando il fatto da giudicare nella “cornice edittale” prevista dalla legge vigente e riservando il minimo ai fatti di minore gravità. È perciò evidente che il minimo della pena inflitta nel vigore della illegittima legge Fini-Giovanardi (6 anni di reclusione) potrebbe riguardare, e quasi sempre riguarda, fatti che, se giudicati secondo i parametri legali ripristinati dalla decisione della Consulta, avrebbero meritato un minimo di 2 anni o comunque una pena di gran lunga inferiore.

Perciò la giurisprudenza più attenta a dare effettiva attuazione ai valori costituzionali, ritiene che tutte le condanne in corso di espiazione inflitte nel vigore della Fini-Giovanardi per droghe leggere vadano annullate e il trattamento sanzionatorio vada rideterminato dal giudice della esecuzione sulla base delle pene previste dalle precedenti norme costituzionalmente legittime (più miti, anche se ancora troppo severe).

Sono appunto questi contrastanti orientamenti giurisprudenziali che i giudici della Cassazione dovranno risolvere nell’udienza di domani. L’auspicio è che le Sezioni Unite proseguano il percorso della ragione intrapreso nel maggio scorso, ponendo fine alla esecuzione delle pene illegittime.

Resta comunque il rammarico per tutti coloro che l’inerzia della politica ha nel frattempo condannato ad espiare, nell’ancora sovraffollate galere, una pena che per i principi costituzionali del nostro ordinamento non avrebbero dovuto espiare.

mer, febbraio 25 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Digiuno per la chiusura degli OPG

Dal 1 al 31 marzo: le giornate del digiuno della campagna StopOPG: dedica uno o più giorni di digiuno per la chiusura degli OPG al 31 marzo 2015.

stop-opg-digiunoChiudere gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, senza proroghe e senza trucchi
“… luoghi indegni per un Paese appena civile” (Giorgio Napolitano)

La data per la chiusura degli OPG si avvicina: il 31 marzo 2015 è la scadenza fissata dalla legge.

Vogliamo essere sicuri che sarà rispettata.

E che al loro posto non si apriranno nuove strutture manicomiali.

Perciò continua la mobilitazione:

  • per far chiudere gli  OPG al 31 marzo 2015 senza proroghe e senza trucchi
  • per la nomina di un Commissario per l’attuazione della legge 81/2014 sul superamento degli Opg
  • per fermare i nuovi ingressi e favorire le dimissioni, con buone pratiche per la salute mentale, una buona assistenza socio sanitaria nel territorio,
  • per evitare che al posto degli Opg crescano nuove strutture manicomiali (le cosiddette Rems: i “mini Opg” il cui numero può e deve essere invece drasticamente ridotto)

L’Appello è promosso per stopOPG da:

Stefano Cecconi (Cgil nazionale), don Luigi Ciotti (Gruppo Abele) Franco Corleone (Garante diritti dei detenuti Toscana), Adriano Amadei (Cittadinanzattiva referente salute mentale), Denise Amerini (Fp Cgil), Stefano Anastasia (Società della Ragione), Cesare Bondioli (Psichiatria Democratica), Antonella Calcaterra (Camera Penale di Milano), Enzo Costa (Auser nazionale), Vito D’Anza, Peppe Dell’Acqua (Forum Salute Mentale), Giovanna Del Giudice (Conferenza Permanente Salute Mentale nel Mondo), Maria Grazia Giannichedda (Fondazione Basaglia), Patrizio Gonnella (Antigone), Fabio Gui (Forum Salute e Carcere), don Giuseppe Insana (Ass. Casa di Barcellona Pozzo di Gotto, Elisabetta Laganà (Presidente Conf. Naz. Volontariato Giustizia), Aldo Mazza (Edizioni Alphabeta Verlag), Anna Poma (coop. Con.Tatto), Alessandro Sirolli (Associazione180Amici Aq), Gabriella Stramaccioni (Libera) Gisella Trincas (Unasam), don Armando Zappolini (Cnca)

mar, febbraio 24 2015 » news » No Comments

Droghe. Diciamo basta alle pene illegittime della Fini-Giovanardi

Mercoledì 24 febbraio, alle 11, presso la Sala Nassiriya del Senato conferenza stampa in vista della pronuncia della Corte di Cassazione.

La Corte di Cassazione alle prese con le pene illegittime della Fini-GiovanardiDROGHE. E’ ORA DI DIRE BASTA ALLE PENE ILLEGITTIME DELLA FINI GIOVANARDI
NEL SILENZIO DELLA POLITICA LA PAROLA TORNA ALLA CORTE DI CASSAZIONE

Come pre-annunciato dal Primo Presidente della Corte di Cassazione, Giorgio Santacroce, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, giovedì prossimo le Sezioni unite sono chiamate “a fare un po’ d’ordine” nella giurisprudenza che sta affrontando le conseguenze della dichiarazione di incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi. Dei circa 10.000 detenuti potenzialmente beneficiari della decisione della Consulta, a giugno almeno 3000 erano ancora in carcere in attesa della rideterminazione della pena. Ma in questi mesi i giudici di merito e la stessa Cassazione hanno espresso orientamenti tra loro molto diversi, in alcuni casi con esiti paradossali di conferme di condanne che da minime sono diventate massime, alla luce della nuova normativa.

Mercoledì 24 febbraio, alle 11, presso la Sala Nassiriya del Senato, il Senatore Luigi Manconi, l’on. Franco Corleone, Garante dei detenuti della Regione Toscana, Luigi Saraceni, autore delle prime memorie che hanno portato alla pronuncia di incostituzionalità, e Stefano Anastasia, presidente della Società della Ragione, illustreranno gli sviluppi della campagna contro l’esecuzione di pene illegittime in materia di droghe e le prospettive del movimento internazionale per la riforma delle convenzioni e delle leggi sulla droga in vista dell’Assemblea Onu del 2016.

Scarica il fascicolo di documentazione: fascicolo-pena-illegittima.pdf.

mar, febbraio 24 2015 » Agenda, leggi e sentenze » No Comments

La superiorità morale dei gatti

L’iconoclasta e le perquisizioni delle unità cinofile nelle scuole fiorentine.

GattoL’ingresso dei cani a scuola certifica non la crisi ma la morte della scuola stessa. Un luogo di studio, di impegno, di severità e di rigore, ridotto a uno spazio di ricreazione senza fine. Di fronte a un vero dramma, la risposta d’ordine affidata ai questurini è la repressione cieca alla ricerca, spesso delusa, di un po’ di canapa. A Firenze alcuni presidi si sono opposti all’ingresso dei cani poliziotto, antidroga negli istituti. Le immagini televisive dei ragazzi e delle ragazze addossati al muro e annusati da animali che producono paura è impressionante. Nessuna rivolta, ma la sottomissione a un abuso del potere. Complici insegnanti e genitori. L’ipocrisia è intollerabile: che senso ha organizzare i viaggi ai lager nazisti per poi praticare nelle scuole di un paese che si proclama democratico azioni che colpiscono la dignità delle persone?
Il destino dell’Italia è segnato ineluttabilmente. La tragedia si tramuta in farsa.
Una cosa sola consola davvero: la superiorità morale dei gatti.

lun, febbraio 23 2015 » l'iconoclasta » No Comments

Recluse, presentazione a Roma

Presentazione del libro di Susanna Ronconi e Grazia Zuffa RECLUSE Lo sguardo della differenza femminile sul carcere a Roma, martedì 24 febbraio, ore 18.00

recluse_locandina_24 febLA PENA INGIUSTA È LA PENA INSENSATA
«La detenzione crea insicurezza, crea quasi un’incapacità di vivere fuori perché alla fine questa qua non è la vita. Il carcere ti toglie l’autonomia, ti toglie la personalità»

Roma, martedì 24 febbraio, ore 18.00
Libreria Arion, via Cavour 255 (angolo via dei Serpenti)

Presentazione del libro di Susanna Ronconi e Grazia Zuffa
RECLUSE
Lo sguardo della differenza femminile sul carcere

Le autrici ne parlano con
Cecilia D’Elia, Consulente del Presidente della Regione Lazio sulle politiche di genere
Mauro Palma, Presidente del Consiglio Europeo per la cooperazione nell’esecuzione penale

Coordina Stefano Anastasia, presidente de La Società della Ragione

Letture di Maria Grazia Comunale

Le donne intervistate in questo libro chiedono di non patire altra sofferenza oltre
la privazione della libertà, di poter essere protagoniste nell’immaginare e costruire
un futuro dopo la pena, di diventare titolari di diritti

Come vivono le donne in carcere? Com’è vissuta dalle donne la lontananza dalle persone più care e dai figli? Come si sviluppano le relazioni fra donne- fra le detenute e fra le detenute e le operatrici- all’interno del carcere? Le donne sono una percentuale minoritaria dell’intera popolazione detenuta italiana, appena il 4%. Questa loro scarsa presenza, invece di garantire una migliore gestione degli istituti che le ospitano, si traduce spesso in irrilevanza, e porta con sé un’omologazione all’immagine della detenzione maschile che cancella ogni differenza di genere e ogni analisi che la includa. Eppure, la differenza femminile ha profonde influenze sulla percezione di sé e delle proprie scelte, sulla dimensione affettiva, sulle strategie personali che le donne mettono in campo per resistere all’invasività dell’istituzione carceraria. Il libro, nato da una ricerca qualitativa condotta nelle carceri di Sollicciano, Empoli e Pisa, indaga la soggettività delle donne detenute dando ad esse voce, senza assecondare visioni «patologizzanti» del reato al femminile né facili stereotipi sulla loro «debolezza».

Collana Saggi, pagine 320, prezzo 16,00. Prefazione di Stefano Anastasia, Postfazione di Franco Corleone. Con il contributo di Maria Luisa Boccia, Serena Franchi, Tamar Pitch. Il volume è stato realizzato in collaborazione con l’associazione La Società della Ragione che ha come finalità lo studio, la ricerca e la sensibilizzazione culturale sul tema della giustizia, dei diritti e delle pene http://www.societadellaragione.it

gio, febbraio 19 2015 » Agenda » No Comments

Canapa medica in Toscana, nuove evidenze

Francesco Muser per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 18 febbraio 2015

CANNABIS_balconeUn diritto per essere tale deve essere esigibile, tanto più se si tratta di un diritto legato alla salute. Ebbene, in Italia la canapa ad uso terapeutico è per molti malati ancora un miraggio. Occorre affrontare un percorso a ostacoli per ottenere una prestazione resa legittima da due decreti ministeriali. Il primo del 18 aprile 2007 che inseriva nella Tabella II, sezione B, della legge sugli stupefacenti fra le sostanze ad uso terapeutico il Delta-9- tetraidrocannabinolo e il Dronabinolo, consentendo la vendita di prodotti sintetici come il Sativex; l’altro del ministro Balduzzi, del febbraio 2013, che aggiungeva i medicinali a base di cannabis di origine vegetale.

Molte regioni hanno approvato leggi per tradurre queste novità legislative in linee operative, ma le resistenze degli apparati burocratici che devono predisporre i regolamenti attuativi, i ritardi delle Asl motivati con la preoccupazione dei costi da sopportare (e non ultimo i boicottaggi per ragioni ideologiche) hanno fino ad oggi frenato l’accesso a questi farmaci, ben al di sotto del target di pazienti potenzialmente interessati.

La Regione Toscana si è mossa per sbloccare l’impasse. L’11 febbraio scorso, il consiglio regionale ha votato alcune modifiche importanti alla legge di tre anni fa, proposte dalla consigliera Monica Sgherri. La cannabis potrà essere prescritta prescrizione anche dai medici di base, con oneri a carico del Servizio sanitario regionale, sulla base di un piano terapeutico redatto da uno specialista. I farmaci potranno essere somministrati a domicilio e saranno forniti dalla farmacia ospedaliera. Per ridurre il costo dei farmaci importati dall’estero, si è dato incarico alla giunta regionale di avviare azioni sperimentali o specifici progetti pilota per la produzione dei farmaci stessi. Quest’ultima disposizione dovrebbe accelerare l’avvio della produzione di medicinali cannabinoidi da parte dell’Istituto chimico militare di Firenze, già individuato allo scopo dalle ministre Pinotti e Lorenzin.

Sono di particolare interesse i risultati di uno studio condotto dall’Azienda Ospedaliera di Pisa sui pazienti trattati con cannabis terapeutica nella terapia del dolore nell’ospedale di S. Anna, nei tre anni successivi all’approvazione della legge toscana. I dati sono stati presentati dal dottor Paolo Poli, direttore dell’unità operativa competente, in sede di audizione di esperti presso la Commissione sanità del Consiglio regionale della Toscana.

Innanzitutto, lo studio ha evidenziato l’esistenza di critiche e resistenze di parte del mondo sanitario all’utilizzo di cannabinoidi nella cura del dolore cronico, oncologico e non. Emerge anche che il materiale vegetale presenta notevoli vantaggi rispetto al Thc sintetico. Non solo le infiorescenze prodotte in Olanda (utilizzate nello studio) derivano da piante con profilo genetico stabile, per cui forniscono un prodotto con un contenuto di principio attivo costante; rispetto ai farmaci a base di Thc sintetico, “l’infiorescenza secca permette di sfruttare le proprietà terapeutiche di un intero fitocomplesso, di cui il Thc è solo uno dei costituenti”, si è detto nell’audizione. Ben 327 pazienti sono stati trattati e monitorati: dopo tre mesi di trattamento, si constata un buon risultato sul dolore, un miglioramento della qualità del sonno rispetto agli effetti delle benzodiazepine e si riscontrano minimi effetti collaterali.

L’unico aspetto negativo è il costo della terapia, che nella prima versione della legge regionale era ancora a carico del paziente. E’ uno studio importante, che avvalora le proprietà benefiche della cannabis e mina i miti del terrorismo anti cannabis. Con buona pace dei buchi nel cervello!

(dossier sulla canapa medica su www.fuoriluogo.it)

 

mer, febbraio 18 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Ridurre i rischi in carcere, l’Italia è ultima

Cinzia Brentari, criminologa – Care project expert, presenta lo studio Pride per la rubrica di fuoriluogo su il Manifesto dell’11 febbraio 2015

carcere-corridoioI risultati dello studio Pride, una ricerca realizzata in 5 paesi europei, confermano la scarsa attenzione agli interventi fondamentali per assicurare la salute dei detenuti, soprattutto di categorie a rischio come i tossicodipendenti. Si tratta delle misure di riduzione del danno, una serie di interventi di salute pubblica destinati a ridurre i rischi correlati all’assunzione di sostanze.

Lo studio Pride fa parte del più ampio progetto “Care – Quality and continuity of care for drug users in prisons”, coordinato dalla Facoltà di Scienze Applicate dell’Università di Francoforte, in partnership con amministrazioni penitenziarie, istituti di ricerca e organizzazioni del terzo settore, che ha coinvolto nove paesi europei.

L’obiettivo del progetto Care, conclusosi di recente, era di produrre, raccogliere e diffondere informazione ed evidenze scientifiche sul consumo di sostanze stupefacenti tra carcerati, sui trattamenti e sugli interventi di riduzione del danno in carcere, nonché di sostegno all’uscita del carcere. La salute in carcere è questione di salute pubblica, soprattutto per un luogo dove la concentrazione di problemi sanitari è significativa, con tassi di Hiv e epatiti sostanzialmente più alti che nella popolazione generale. Sono diffusi anche i disturbi mentali e il consumo problematico di sostanze stupefacenti.

Lo studio Pride ha investigato il punto di vista del personale sanitario nelle carceri di Austria, Belgio, Danimarca e Italia nel corso del 2013-2014, applicando una metodologia di ricerca già testata in Francia nel 2010: si tratta di un questionario, rivolto al personale sanitario delle carceri, per conoscere quanto sia applicata la riduzione del danno.

Le misure di riduzione del danno investigate sono quelle elencate nelle linee guida delle Nazioni Unite (il progetto ha fatto riferimento in particolare alle linee guida del 2007 dell’OMS “Effectiveness of interventions to address HIV in prisons”, e del 2012 di UNODC “HIV prevention, treatment and care in prisons and other closed settings: a comprehensive package of interventions”, e cioè: disponibilità di materiale ed attività di informazione ed educazione ai detenuti circa i rischi collegati al consumo di sostanze ed altre attività a rischio per le infezioni quali HIV e epatiti, la disponibilità di test per le infezioni e di counselling, disponibilità di preservativi e lubrificanti, trattamenti farmacologici sostitutivi per gli oppiacei, presenza di candeggina o altri disinfettanti, vaccinazioni per l’epatite B, profilassi post-esposizione per l’Hiv, programmi di scambio di siringhe, trattamenti farmacologici per Hiv/Aids, prevenzione delle infezioni legate alle pratiche di tatuaggi e piercing. Un punteggio da 0 a 12 misura il livello di aderenza delle diverse nazioni agli standard delle linee guida internazionali.

I risultati dello studio mostrano una scarsa aderenza alle raccomandazioni in tutti i paesi, ma con notevoli variazioni tra i cinque analizzati. Il paese con più alto indice di osservanza è l’Austria, mentre l’Italia ha il punteggio più basso. In generale, le misure più applicate sono i trattamenti con antiretrovirali per l’Hiv e il trattamento farmacologico con metadone per le persone dipendenti da oppiacei. La misura più negletta è lo scambio di siringhe, che non esiste in carcere in nessuno dei paesi oggetto di studio, ma è bassa anche l’implementazione della disponibilità di preservativi. Da ricordare che, tra i cinque paesi partecipanti allo studio, l’Italia è l’unico in cui i preservativi non sono forniti in nessun carcere.

Link allo studio sulla salute in carcere: https://www.frankfurt-university.de/fachbereiche/fb4/forschung/forschungsinstitute/isff/projekte3/care.html

mer, febbraio 11 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Itardd, la rete italiana guarda all’Europa

Susanna Ronconi sull’assemblea Itardd per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 4 febbraio 2015

ItarddNel 2014 si contano 215 aderenti – soprattutto operatori, ma non mancano gli attivisti e non pochi operatori si definiscono anche attivisti, a riprova della capacità di molti di avere del proprio lavoro una visione e una responsabilità – 42 tra associazioni e cooperative e una città, Venezia, presenze in 13 regioni. Sono i numeri attuali di ITARDD, Rete Italiana Riduzione del Danno (rdd), che sabato 7 febbraio si ritrova a Firenze per l’assemblea annuale. La rete è cresciuta, dal 2012, quando i partecipanti erano 95, e da allora si è confrontata in due seminari nazionali dove si sono affrontati il tema delle competenze (e dei diritti) dei consumatori nella prospettiva della limitazione dei rischi del consumo, e quello delle politiche delle città, che sono (sarebbero) interlocutori e attori primi nell’ottica di un governo pragmatico, negoziato e non piattamente securitario delle problematiche correlate ai consumi. Su tali temi, tra il 2013 e il 2014, la rete ha scambiato molta esperienza, intelligenza e progettualità, al tempo stesso facendo fatica ad avere alleati e interlocutori a livello nazionale: il lungo periodo buio della Fini Giovanardi e del correlato Dipartimento Antidroga, oltre ad estirpare la stessa rdd dalle politiche nazionali, ha anche seminato l’erbaccia di uno stereotipo di consumatore malato, delinquente, irresponsabile, annichilendo le tante esperienze ed evidenze di un sapere dell’esperienza che – di contro – c’è: l’approccio di rdd lo riconosce e lo legittima come motore potente nella promozione di un consumo meno rischioso e più sostenibile. E le città, in cui pure molti sono i dialoghi aperti tra servizi e municipalità, non hanno ancora espresso una capacità di governo urbano dei fenomeni del consumo, rimanendo strette nella tenaglia tra un securitarismo senza prospettiva, e una delega alla sanità, entrambe politiche anguste per fenomeno di massa, sociale e culturale. La rdd italiana si trova oggi a dover fare un deciso passo verso l’innovazione, superando la posizione difensiva cui l’epoca che si è chiusa con l’abrogazione della Fini Giovanardi l’ha costretta. Non si è mai smesso di sperimentare, in Italia, anche contro un sistema ingessato e retorico, e la rete non ha mai smesso di avere nell’Europa della riduzione del danno il proprio interlocutore: scambi e incontri transnazionali tra operatori e servizi di paesi diversi, partecipazione a progetti e a reti europee, sostenuti spesso con fatica e dispendio di energie e tempo di tanti, hanno fatto da antidoto al provincialismo piccolo-proibizionista nazionale. Fino a fare di ITARDD il focal point italiano della rete europea EuroHRN e ad aprire la prospettiva per il 2015 di una progettualità comunitaria attorno alle migliori prassi, per promuovere un dialogo costruttivo tra rdd, società civile e politica. I prossimi mesi saranno, in Italia, teatro di iniziative serrate sulle droghe: riparte il cartello di Genova, ricco del successo dell’abrogazione della Fini Giovanardi, e si riapre la prospettiva urgente di una riforma della legge insieme a una non rinviabile riflessione critica sul sistema complessivo dei servizi, che oltre ad essere minacciati dai tagli, sono anche indiscutibilmente resi obsoleti dai fenomeni cangianti del consumo di droghe. Nel perdurante silenzio della politica – il governo Renzi non ha ad oggi ritenuto opportuno conferire alcuna delega politica – è pronta a farsi sentire forte la voce “dal basso”. Non è certo più una strategia difensiva, ciò di cui la rete ITARDD si prepara a discutere.

Info su assemblea di Firenze del 7 febbraio: segreteria.itardd@gmail.com

mer, febbraio 4 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Droghe, Indonesia: basta esecuzioni.

Intervento di Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe sulle recenti esecuzioni in Indonesia

Esecuzioni in IndonesiaComunicato Stampa
Droghe, Indonesia: basta esecuzioni.
Intervento di Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe

Maria Stagnitta, Presidente di forum Droghe interviene sul caso delle esecuzioni in Indonesia: “Il caso dell’esecuzione di 6 persone in Indonesia accusate di reati legati al traffico di stupefacenti è esemplare di come in moltissimi paesi del mondo i reati legati alla droga siano trattati con maggiore severità rispetto agli altri reati. Sono molti gli stati che prevedono la pena di morte per reati legati alla droga – continua Maria Stagnitta –  vedi gli articoli di Grazia Zuffa sulla nostra testata on line Fuoriluogo.it , e solo 5 mesi fa in Arabia Saudita 4 persone sono state giustiziate per traffico di droghe leggere. La lista di questi paesi  è lunga e vede primeggiare nazioni come l’Iran nel quale si annovera uno dei più alti tassi di tossicodipendenti al mondo, dimostrando ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, quanto inutili siano pene di una così grave durezza nell’affrontare un tema delicato come quello legato alle politiche sulle droghe.  Ma la pena di morte è solo la punta di un iceberg, ci sono paesi dove anche il solo sospetto di essere tossicodipendenti o il possesso di piccole quantità di droga sono puniti con anni o mesi di carcere o di rieducazione in campi di lavoro, frustate o pesanti discriminazioni. Tutto questo armamentario di torture medioevali non trova forse giustificazione ma almeno una velata ispirazione nelle dichiarazioni ONU sulla politiche sulle droghe, nelle quali alla droga viene dichiarata guerra. Una guerra che ha causato migliaia di morti se consideriamo anche tutte le vittime del narcotraffico e quelle da infezioni HIV e HCV . Il fallimento delle politiche repressive è evidente ed innegabile ad ogni livello, tanto da aver spinto l’ONU a convocare una sessione speciale sull’argomento senza aspettare le scadenze naturali. UNGASS questa la sigla per la sessione speciale dell’ONU si terrà a New York nel 2016 e in quel consesso ogni paese potrà esprimere la propria posizione sul tema droghe. Aspettiamo che l’Italia definisca la propria con un percorso partecipato da tutte le realtà che operano nel settore e nella consapevolezza che c’è bisogno di svoltare pagina rispetto alle politiche repressive e proibizionistiche che causano tutt’oggi enormi sofferenze umane, sociali ed economiche nel mondo intero e che non sono servite a contenere le ricadute negative del fenomeno né in termini di salute delle persone né in termini di narcotraffico “.

gio, gennaio 29 2015 » news » No Comments

Anno Giudiziario, droga e pene illegali

Stefano Anastasia per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 28 gennaio 2015

anastasia“L’anno trascorso è stato caratterizzato dalla rilevante incidenza sul trattamento punitivo dei reati in tema di stupefacenti che è derivato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 32 del 2014”, questo ha detto il Primo presidente della Corte di cassazione, Giorgio Santacroce, inaugurando l’anno giudiziario. Come avevamo sostenuto già all’indomani della sentenza, alcuni delicati problemi interpretativi che ne sono seguiti “avrebbero potuto essere evitati o, almeno, ridotti da un tempestivo e coerente intervento del legislatore volto ad adeguare le pene previste in questa materia, tenuto conto del ripristino della differenziazione tra droghe leggere e droghe pesanti e, soprattutto, prendendo coraggiosamente atto della estrema inutilità dell’incremento sanzionatorio stabilito con la legge Fini–Giovanardi”. Ma così non è stato. E in carcere abbiamo visto consumarsi l’esecuzione di pene illegittime, stabilite sulla base di norme giudicate incostituzionali.

Già in due importanti pronunce la Cassazione ha fatto cadere il tabù dell’intangibilità del giudicato, non opponibile al “diritto di libertà contro ingiustificate limitazioni disposte in applicazione di una norma in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo ovvero dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale”, per stare ancora alle parole di Santacroce. Ma, si sa, la giurisdizione è un potere diffuso, e ogni giudice è indipendente nelle sue decisioni. Così non mancano decisioni assurde, che si rifiutano di rivedere la pena in esecuzione perché rientra nei limiti stabiliti dalla vecchia normativa tornata in vigore, senza che sia tenuto in alcun conto il fatto che una detenzione di droghe leggere punita con meno di sei anni di carcere ai tempi della Fini-Giovanardi era un reato poco più che bagatellare, mentre con i nuovi limiti di pena diventa equivalente a un fatto che si merita quasi il massimo della pena. Così, ha ricordato Santacroce, il 26 febbraio le Sezioni unite della Cassazione torneranno ad affrontare la questione dell’intangibilità del giudicato, questa volta proprio in materia di droghe, per “fare un po’ d’ordine nel microsistema sanzionatorio della nuova normativa”.

E, in effetti, un po’ d’ordine serve se il Procuratore aggiunto di Milano, Antonio Robledo, coordinatore dell’ufficio dell’esecuzione penale presso il Tribunale, richiesto di informazioni dal suo Capo, Edmondo Bruti Liberati, su sollecitazione della Garante dei detenuti di Milano, Alessandra Naldi, ha messo nero su bianco la soluzione tartufesca escogitata dalla VI sezione penale della Corte di cassazione e citata anche da Santacroce per motivare il ricorso al giudizio delle Sezioni unite. In base a essa, la pena sarebbe illegittima, appunto, solo nel caso in cui si collochi fuori dalle previsioni penali vigenti. Insomma, se valutate tutte le circostanze del caso, Tizio era stato condannato a cinque anni di reclusione sulla base della Fini-Giovanardi, potendo essere condannato a cinque anni di reclusione anche con la normativa rinnovata, per Robledo (e immaginiamo anche per Bruti, che su questo non obietta nulla al suo aggiunto-antagonista) non c’è problema: era condannato a una pena addirittura inferiore al minimo previsto dalla Fini-Giovanardi, oggi può restare condannato a una pena corrispondente quasi al massimo della (più mite) legislazione in vigore.

La cosa non ha senso e offende il più elementare senso di giustizia. Speriamo che le Sezioni unite della Cassazione chiudano definitivamente questa stucchevole querelle e, soprattutto, che ognuno faccia ciò che deve per porre termine all’esecuzione di pene illegittime.

(dossier sulla campagna “La pena illegittima” su www.fuoriluogo.it)

mer, gennaio 28 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments