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Droghe e Diritti

Opg, addio. Parola della Corte costituzionale




Stefano Cecconi e Franco Corleone per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 29 luglio 2015






opg-targaLa scorsa settimana è stata pubblicata la sentenza della Corte Costituzionale che ha respinto per totale infondatezza il ricorso promosso dal Tribunale di Sorveglianza di Messina contro la legge 81 del 2014 sulla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Veniva contestata la violazione di ben tredici articoli della Costituzione ed aveva come punto centrale la contestazione dell’accertamento della pericolosità sociale basato sulla base delle qualità soggettive della persona e senza tenere conto delle condizioni (cosiddette ambientali) di cui all’articolo 133, secondo comma, numero 4, del codice penale e inoltre la norma per cui “non costituisce elemento idoneo a supportare il giudizio di pericolosità sociale la sola mancanza di programmi terapeutici individuali”.

La Consulta ha dunque affermato con nettezza la legittimità costituzionale della legge 81 sia nel procedimento legislativo sia nei contenuti e in particolare conferma che un malato povero, emarginato, senza casa o abbandonato dai servizi non può diventare, per questa ragione, socialmente pericoloso e finire in una istituzione totale per tutta la vita, come troppo spesso è accaduto in passato. La storia degli ergastoli bianchi nasce proprio da questa giustizia di classe.

Si conferma e si rafforza così l’orientamento di quella che abbiamo definito una buona legge. Il tratto più interessante della nuova norma è di avere spostato il baricentro dai binomi prettamente manicomiali “malattia mentale/pericolosità sociale e cura/custodia” ai progetti di cura e riabilitazione individualizzati e all’affidamento al territorio. In particolare, confermando orientamenti espressi in fondamentali sentenze precedenti, la decisione della Corte ha stabilito che la regola deve essere l’esecuzione di una misura di sicurezza diversa dalla detenzione, ieri in Opg e oggi in una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), salvo gravi situazioni ben fondate e motivate che devono costituire l’eccezione.

Ora non possono essere più accampati alibi da parte del Governo, delle Regioni e della Magistratura di Sorveglianza: sono ormai passati più di cento giorni dal 31 marzo, data stabilità dalla legge per la chiusura dei manicomi criminali, come abbiamo denunciato nel seminario di Firenze del 14 luglio. E’ ora di abbattere questo muro di illegalità. La situazione di centinaia di internati che sono letteralmente sequestrati in strutture che non devono più esistere viola l’art. 13 della Costituzione che si esprime chiaramente sui modi di restrizione della libertà personale. Lo stato di diritto non può essere calpestato impunemente. L’associazione Altro Diritto ha raccolto 58 istanze di internati nell’Opg di Montelupo fiorentino in base all’art. 35bis dell’ordinamento penitenziario e rivolte al magistrato di sorveglianza competente per far cessare la violazione dei loro diritti. Viene dai pazzi una lezione di saggezza rispetto del principio dell’habeas corpus!

Il Governo deve immediatamente commissariare le regioni inadempienti che non stanno applicando la legge 81 e non hanno potenziato i Servizi per la salute mentale. Compito essenziale del movimento abolizionista è vigilare per impedire il risorgere di forme nuove della logica manicomiale che deve essere superata per sempre.

La sentenza del 24 giugno non dà adito a dubbi. Si aprono, come ha scritto efficacemente il costituzionalista Andrea Pugiotto, “contraddizioni, tanto inedite quanto feconde, al sopravvissuto sistema del doppio binario”, sia pure a codice penale invariato. Ancora una volta la suprema magistratura indica un percorso per la piena realizzazione di una riforma di civiltà. I diritti, anche in questo caso, aspettano la politica.

mer, luglio 29 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Il PD dà un primo segno di vita sulle droghe







Maurizio Coletti scrive per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 22 luglio 2015.











coletti-maurizioIl Partito Democratico ha convocato lo scorso 16 Luglio una riunione sui temi delle droghe e delle tossicodipendenze presso la sede nazionale del Nazareno.

Sono stati invitati una quarantina di soggetti attivi nel campo delle dipendenze e delle policies sulle droghe. Tra le varie organizzazioni presenti, a sorpresa, due rappresentanti di San Patrignano.

La riunione è stata aperta da una breve introduzione di Micaela Campana, responsabile nazionale del PD per il Welfare. Erano presenti anche due deputati, Federico Gelli e Donata Lenzi e il Sottosegretario al Ministero della Salute Vito De Filippo.

Si sono susseguiti numerosi interventi, molti da parte di rappresentanti di organizzazioni che aderiscono al Cartello di Genova. Franco Corleone ha consegnato ai dirigenti del PD il 6° Libro Bianco sulla legge antidroga, ribadendone i contenuti per quanto riguarda i dati sulla portata criminogena degli approcci repressivi, le considerazioni sulle disastrose politiche internazionali dell’Italia negli ultimi anni e le due proposte di legge, una sulla depenalizzazione/liceità del consumo di sostanze stupefacenti, sulla riduzione del danno e sulla revisione delle norme sugli interventi dei servizi pubblici e del privato sociale; l’altra sulla legalizzazione della cannabis.

Altri hanno sottolineato come sia imprescindibile parlare di politiche sulle droghe e non di tossicodipendenze, essendo queste ultime una fetta molto piccola di un campo dei consumi che è invece assai ampio.

Una forte insistenza è stata espressa sull’urgenza di avere un interlocutore politico all’interno del Governo, al fine di dare sostanza e certezza alle azioni che riguardano la Conferenza Nazionale e la sua preparazione, la Relazione al Parlamento, il coordinamento con i Ministeri e con le Regioni, la Consulta Nazionale degli Operatori e degli esperti.

Si è insistito sull’urgenza di ricostruire totalmente l’approccio italiano nei fora internazionali, in quanto siamo quasi alla vigilia dell’appuntamento UNGASS dell’Aprile 2016.

Tutti gli intervenuti hanno ribadito l’importanza di proseguire con l’azione di riforma del Dipartimento Politiche Antidroga, superando completamente le pesanti conseguenze della passata gestione.

Diversi sono stati anche coloro che hanno denunciato lo stato pietoso in cui versano i servizi pubblici territoriali e i centri di privato accreditato: problemi di budget, di rette, di personale, di mancato turn over, la tendenza non comprensibile all’accorpamento ai Dipartimenti di psichiatria. Su quest’ultimo punto, qualche brevissima considerazione: la tendenza all’accorpamento è molto diffusa nelle Regioni; ma non si comprende il vantaggio che ne consegue. La psichiatria ha sempre rifiutato di occuparsi di consumatori di sostanze; e continua a farlo anche là dove l’accorpamento è stato realizzato. Lancio una proposta: una commissione indipendente di esperti venga incaricata dal DPA e dalle Regioni di valutare i risultati dell’operazione lì dove sono passati quattro o cinque anni dall’avvio.

La denuncia dello stato di abbandono è stato fatto con dignità, competenza e ragionevolezza.

Ha concluso l’on. Gelli prendendo l’impegno, a nome del PD, di proseguire dopo l’estate i lavori del gruppo di esperti. Ma, soprattutto, ha ribadito che il PD sta lavorando per definire a breve una responsabilità politica del settore. Ha anche sottolineato l’interesse per mettere mano ad una legge che superi quella pasticciata in vigore attualmente.

Non ha ripreso direttamente i temi della Conferenza e dell’Ungass.

Se veramente fossimo alla vigilia di un’identificazione di un sottosegretario per i temi delle droghe e dei consumi, tutti gli impegni che sono emersi nell’incontro potrebbero finalmente trovare una risposta.

mer, luglio 22 2015 » Senza categoria » No Comments

Legalizzazione cannabis: ecco la proposta dell’intergruppo parlamentare







Ecco il testo del Disegno di Legge proposto dall’Intergruppo Parlamentare per la legalizzazione della Cannabis











parlamentari-legalizzazione-cannabisE’ stata presentata oggi nella sala stampa della Camera dei Deputati la proposta di legge scaturita dall’Intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis promosso da Benedetto Della Vedova.

Ecco i punti principali della legge, in fondo il testo scaricabile in formato pdf:

  • Coltivazione in forma personale e associata di cannabis: si legalizza la coltivazione della cannabis a scopi cosiddetti ricreativi (e la conseguente detenzione del prodotto da essa ottenuto) a determinate condizioni ed entro precisi limiti, concernenti sia i requisiti soggettivi (persone maggiorenni), sia i quantitativi ammissibili (5 piante di sesso femminile) e si consente, altresì, la coltivazione in forma associata, attraverso enti senza fini di lucro, sul modello dei cannabis social club spagnoli cui possono associarsi solo persone maggiorenni e residenti in Italia, in numero non superiore a cinquanta. È possibile associarsi a uno solo di questi enti, pena la cancellazione d’ufficio da tutti quelli cui il soggetto risulta iscritto e, in ogni caso, la decadenza dal diritto di associarsi per i cinque anni successivi alla data di accertamento della violazione. È stabilito che non possono far parte degli organi direttivi, coloro che siano stati condannati, in maniera definitiva, per alcuni reati di maggiore pericolosità sociale (associazione di tipo mafioso, commercio illecito di precursori di droghe e associazione finalizzata al traffico illecito di sostanza stupefacenti o psicotrope).
  • Detenzione personale di cannabis: si inserisce la disciplina della detenzione personale di cannabis e dei prodotti da essa ottenuti nel Titolo III del DPR 309/90, concernente alcune tipologie di condotte “lecite”. In sostanza si capovolge l’impostazione attualmente vigente, per consentire alle persone maggiorenni la detenzione di una piccola quantità di cannabis (5 grammi innalzabili a 15 grammi in privato domicilio), non subordinata ad alcun regime autorizzatorio. Restano, comunque, sanzionabili le condotte, anche se aventi ad oggetto la cannabis in quantità inferiori ai limiti stabiliti, per le fattispecie previste dall’articolo 73 (ad esempio, il piccolo spaccio). Si stabilisce, infine, un principio generale di esclusione dell’assunzione (fumo) di derivati della cannabis in luoghi pubblici, aperti al pubblico e in ambienti di lavoro, pubblici e privati.
  • Condotte non punibili e fatti di lieve entità: si sancisce la “non punibilità” della cessione gratuita di cannabis e dei prodotti da essa ottenuti a determinate condizioni e entro specifici limiti. In sostanza si depenalizza la cessione gratuita a persona maggiorenne (e comunque la cessione che avvenga tra soggetti minori) di una modica quantità di cannabis (comunque nel limite massimo previsto per la detenzione personale consentita), in quanto presuntivamente preordinata al consumo personale.
  • Illeciti amministrativi:, si esclude la sanzionabilità amministrativa (ad es. sospensione della patente di guida, della licenza di porto d’armi, del passaporto) delle condotte indicate, finalizzate all’uso personale dei derivati della cannabis ovvero riguardanti, altresì, le sostanze inserite nella tabella IV del citato testo unico;  inoltre si sancisce che alle condotte aventi ad oggetto la cannabis e i prodotti da essa ottenuti, si attribuisce una rilevanza di illecito amministrativo, e si prevede l’applicazione di una sanzione pecuniaria, solo nel caso in cui avvengano in violazione dei limiti e delle modalità prescritte in tema di detenzione e coltivazione consentita, da parte di persona maggiorenne (pagamento di una somma da euro 100 a euro 1.000, in proporzione alla gravità della violazione commessa). Le sanzioni sono accresciute sensibilmente (quintuplicate) nel caso di violazione delle norme in materia di coltivazione in forma associata. Tale disposizione, sostituendo interamente il vigente comma 1-bis dell’articolo 75 sopprime il riferimento al necessario accertamento della destinazione delle sostanze ad un uso esclusivamente personale, che si considera invece presunto, salvo che non sia accertata una condotta rientrante nelle previsioni dell’articolo 73 (cioè la coltivazione, importazione, detenzione ecc. a fini di spaccio).
  • Monopolio della cannabis: si prevede che il sistema delle autorizzazioni per la coltivazione delle piante di cannabis, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita al dettaglio nel mercato legale avvenga istituendo un monopolio di Stato e prevedendo anche forme di autorizzazione all’esercizio dell’attività di produzione, trasformazione e vendita da parte di soggetti privati; sono escluse esplicitamente dal regime di monopolio la coltivazione in forma personale e associata della cannabis, la coltivazione per la produzione di farmaci, nonché la coltivazione della canapa esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali. Il quadro della disciplina che emerge è particolarmente restrittivo sia sotto il profilo fiscale, dove è sostanzialmente equiparato a quello dei tabacchi, sia sotto il profilo economico-commerciale (tracciabilità del processo produttivo, divieto di importazione e esportazione di piante di cannabis e prodotti derivati, autorizzazione per la vendita al dettaglio solo in esercizi dedicati esclusivamente a tale attività, vigilanza del Ministero della salute sulle tipologie e le caratteristiche dei prodotti ammessi in commercio e sulle modalità di confezionamento). La violazione del monopolio comporta l’applicazione delle sanzioni previste dal titolo VIII del DPR 309/90. L’obiettivo è complessivamente quello di giungere a un sistema di offerta in grado di soddisfare (cioè sottrarre al mercato criminale) la domanda di cannabis, senza incentivarne né ampliarne il consumo.
  • Divieto di propaganda: è infine sancito l’espresso divieto della propaganda pubblicitaria, diretta o indiretta, della cannabis e dei prodotti da essa derivati, pena l’applicazione al responsabile della violazione di una sanzione amministrativa pecuniaria. È comunque prevista una clausola di salvaguardia per le opere dell’ingegno non destinate alla pubblicità e tutelate dalla legge sul diritto d’autore.
  • Coltivazione della cannabis per la produzione farmaceutica e semplificazione del regime di produzione, prescrizione, distribuzione e dispensazione dei farmaci contenenti derivati della cannabis: si rinvia ad un decreto del Presidente della Repubblica la disciplina delle modalità di individuazione delle aree per la coltivazione di cannabis destinata a preparazioni medicinali e delle aziende farmaceutiche autorizzate a produrle, in modo da soddisfare il fabbisogno nazionale e si autorizza espressamente enti, persone giuridiche private, istituti universitari e laboratori pubblici aventi fini istituzionali e di ricerca, alla coltivazione di piante comprese nelle tabelle I e II di cui all’articolo 14 del DPR 309/90 per scopi scientifici, sperimentali, didattici, terapeutici o commerciali finalizzati alla produzione farmacologica e semplifica le modalità di consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci contenenti cannabis.
  • Destinazione delle risorse finanziarie: si stabilisce che i proventi delle sanzioni amministrative relative alla violazione dei limiti e delle modalità previste per la coltivazione/detenzione di cannabis, in forma personale o associata, siano interamente destinati ad interventi informativi, educativi, preventivi, curativi e riabilitativi, realizzati dalle istituzioni scolastiche e sanitarie e rivolti a consumatori di droghe e tossicodipendenti. Mentre i proventi derivanti per lo Stato dalla legalizzazione del mercato della cannabis siano destinati per il 5% del totale annuo al finanziamento dei progetti del Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga.
  • Relazione alle Camere: si impegna il Presidente del Consiglio dei ministri a presentare alle Camere, dall’anno successivo a quello di entrata in vigore della presente legge, una relazione annuale sullo stato di attuazione della legge e sui suoi effetti, fissando alcuni parametri di valutazione legati al consumo e alle sue caratteristiche, al rapporto tra consumo di droghe leggere e altre droghe, all’eventuale persistenza del mercato clandestino della cannabis, nonché all’utilizzo delle risorse finanziarie derivanti dalla legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati.
  • Rideterminazione delle pene illegittime: si prevede che il giudice dell’esecuzione, con proprio decreto, anche d’ufficio, ridetermini automaticamente – riducendole di 2/3 – le pene irrogate per i reati di cui all’articolo 73 del DPR 309/90 in applicazione delle norme della cosiddetta legge Fini-Giovanardi, dichiarate incostituzionali dalla Corte costituzionale.

mer, luglio 15 2015 » news » No Comments

Onu 2016, per un dibattito a tutto campo







Articolo di Pien Metaal, TransNational Institute, Amsterdam per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 15 luglio 2015











ONUL’Assemblea Generale Onu sulle droghe (Ungass), che si svolgerà a New York dal 19 al 21 aprile 2016, è stata convocata dietro la spinta dei capi di stato di Messico, Colombia e Guatemala, tre paesi affetti dalla violenza correlata alla droga. Essi chiedono alla comunità internazionale di pensare a politiche alternative alle attuali.

E’ innegabile che nel mondo è in atto un cambiamento: sempre più paesi si concentrano su salute e sviluppo, sul minor ricorso alla legge penale, sul rispetto dei diritti umani, sul miglioramento dell’accesso ai farmaci essenziali. Fortunatamente, le convenzioni Onu sono abbastanza flessibili per facilitare il processo di “umanizzazione del controllo sulla droga”.

Ma con dei limiti: specie per la foglia di coca e la cannabis, sono sorte tensioni fra le riforme che stanno avvenendo in questi campi e la cornice legale delle convenzioni. Non è più possibile evitare un dibattito sulla natura del regime dei trattati internazionali, non più all’altezza dei tempi.

La Bolivia per prima ha sfidato apertamente il sistema di controllo globale, denunciando nel 2011 la Convenzione Unica del 1961 per poi tornare a sottoscriverla un anno e mezzo dopo con la riserva della liceità dell’uso della foglia di coca nel proprio paese. Ma anche le riforme di regolazione del mercato della cannabis in alcuni stati degli Usa e in Uruguay mostrano tensioni fra ciò che le democrazie nazionali decidono nell’interesse dei propri paesi e ciò che il sistema di controllo Onu prescrive.

Tuttavia, molti stati resistono a mettere la riforma dei trattati nell’agenda ufficiale di Ungass e, nelle attuali condizioni politiche, i negoziati per emendare le Convenzioni porterebbero inevitabilmente ad uno scontro. Meglio sarebbe cominciare a pensare a possibili riforme sistemiche che non prevedano necessariamente il consenso di tutti gli stati aderenti alle Convenzioni.

Per prima cosa, non si devono negare le difficoltà che esistono nel sistema di controllo internazionale e non si devono imporre limiti alla discussione. Proclamare i trattati una pietra sacra per il futuro, da difendere ad ogni costo così come sono, è del tutto controproducente. Se il mondo ha bisogno di un dibattito aperto, deve esserlo davvero. Se certe idee sono off limits, allora non è più un dibattito aperto.

Cerchiamo intanto di imparare dalle due precedenti Assemblee Generali, nel 1990 e 1998. Allora, i comitati consultivi giocarono un ruolo positivo. Si potrebbe ripetere quell’esperienza per il 2016.

Il comitato consultivo di esperti dovrebbe affrontare i temi chiave in preparazione di Ungass 2016, incluse la struttura del controllo Onu; l’armonizzazione di questo con i diritti umani e lo sviluppo; le incongruenze nella classificazione delle sostanze; la disponibilità delle sostanze a uso medico; le tensioni crescenti fra i trattati e le politiche nazionali in evoluzione, specie per ciò che riguarda la cannabis.

Il comitato consultivo avrebbe il compito di suggerire come affrontare queste difficili questioni nella sede di Ungass 2016.

Un’altra lezione dal passato riguarda il ruolo delle altre agenzie. Coinvolgere le agenzie Onu sulla salute, sullo sviluppo economico e sociale, sui diritti umani e la pace contribuirebbe di sicuro ad un approccio più equilibrato e olistico di Ungass 2016.

Il Segretario Generale Ban Ki-moon ha chiesto agli stati membri di impegnarsi in un “ampio e aperto dibattito che prenda in considerazione tutte le opzioni”. La grande maggioranza dei paesi, inclusa l’Europa, vuole andare avanti come al solito. Ma le politiche nazionali stanno cambiando rapidamente e il fossato fra le burocrazie Onu e il mondo reale si allarga sempre di più. E’ questo il mondo che vogliamo?

mer, luglio 15 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

La riforma delle droghe parte da Udine







Franco Corleone scrive sul convegno di Udine sulle droghe per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto dell’8 luglio 2015











corleone-aperteIl 10 luglio a Udine, nella Sala Aiace del Palazzo comunale si svolgerà un confronto sulla politica delle droghe e sulla urgenza di una riforma dopo la caduta della Fini-Giovanardi. La scelta della Società della Ragione e di tutte le associazioni che in questi anni hanno contrastato la svolta punitiva e proibizionista di trovarsi nella capitale del Friuli è legata alla volontà di festeggiare la piena assoluzione decisa il 13 maggio scorso dal Tribunale della città di Loris Fortuna per Filippo Giunta, l’organizzatore del festival di musica reggae SunSplash, accusato di agevolazione dell’uso di marijuana.

La vicenda giudiziaria durata cinque anni è stata accompagnata da una incessante iniziativa politica e culturale per mettere sul banco degli imputati la legge che era responsabile della persecuzione di decine di migliaia di consumatori, piccoli spacciatori e tossicodipendenti e quindi della crisi della giustizia e del sovraffollamento delle carceri. Va ricordato in particolare il fatto che la campagna per l’incostituzionalità della Fini-Giovanardi iniziò proprio da Udine con la relazione di Luigi Saraceni l’1 giugno 2012, due anni prima della pronuncia della Consulta avvenuta il 12 febbraio 2014. Il successo è avvenuto per via giudiziaria, la più alta possibile e indiscutibile. Ora le questioni sul tappeto sono diverse e interpellano direttamente la politica: la direzione del Dipartimento per le politiche antidroga, la convocazione della Conferenza governativa prevista per legge ogni tre anni e che ha un ritardo sostanzialmente di ben quindici, il carattere della partecipazione dell’Italia alla Sessione straordinaria dell’Onu sulle droghe che si terrà a New York nell’aprile 2016.

Questi temi sono stati posti il 24 giugno scorso con la presentazione in Parlamento del 6° Libro Bianco sugli effetti della legge sulle droghe dopo la Fini-Giovanardi.

I dati del 2014 parlano da soli. Sono crollati gli ingressi in carcere per violazione della legge antidroga, calano i detenuti per detenzione di sostanze stupefacenti e diminuiscono, anche se in dimensione più contenuta, gli ingressi di tossicodipendenti nei penitenziari. Infatti gli ingressi in carcere per violazione dell’art. 73 sono passati dalla punta di circa 28.000 unità (pari al 32%) negli anni dell’era di Giovanardi agli attuali 13.000 pari al 28%; le presenze in galera per lo stesso reato sono passate da 26.000 a 18.000 con una percentuale scesa dal 40% al 33%. I tossicodipendenti entrati in carcere sono passati da 27.000 a 13.000 e le presenze da 15.000 a 13.000 persone.

Insomma l’emergenza del sovraffollamento nelle carceri se si è ridotta trova la sua ragione nel ritorno alla legge Iervolino-Vassalli con la differenziazione di pena tra droghe pesanti e leggere e concretamente almeno 5.500 detenuti in meno sono determinati da questo fatto. D’altronde la persecuzione della canapa continua a fare la parte del leone nelle azioni di contrasto all’uso di droghe, infatti il 50% delle segnalazioni all’autorità giudiziaria è per detenzione di cannabis mentre le segnalazioni al prefetto per consumo di sostanze stupefacenti arrivano all’80% per i cannabinoidi.

A Udine discuteremo con Pien Metaal del TNI di Amsterdam del quadro internazionale e delle iniziative di mobilitazione verso Ungass 2016 e apriremo il confronto sulle proposte di legge per cambiare radicalmente la legge sulle droghe in Italia con una depenalizzazione completa del consumo con l’abrogazione delle sanzioni penali e amministrative, con misure alternative efficaci alla detenzione, con programmi di riduzione del danno, e per una regolamentazione della produzione, vendita e consumo della canapa. Il movimento è partito, la parola al Parlamento.

Vai al programma del convegno.

Vai all’evento su Facebook.

mer, luglio 8 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

La chiusura dell’OPG alla prova dei cento giorni




Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Toscana Fondazione Giovanni Michelucci Società della Ragione Stop OPG Camera penale di Firenze Convegno La chiusura dell’OPG alla prova dei cento giorni Firenze, 14 luglio 2015 ore 9,30 – 17,30 Consiglio regionale della Toscana Palazzo Bastogi, Salone delle Feste – Via Cavour, 18 […]






opgGarante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Toscana
Fondazione Giovanni Michelucci
Società della Ragione
Stop OPG
Camera penale di Firenze

Convegno
La chiusura dell’OPG alla prova dei cento giorni
Firenze, 14 luglio 2015
ore 9,30 – 17,30
Consiglio regionale della Toscana
Palazzo Bastogi, Salone delle Feste – Via Cavour, 18

Dopo cento giorni dalla fatidica data del 31 marzo 2015 possiamo davvero ritenere di aver superato l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario? Questo faticosissimo processo di riforma è realmente partito? Le Regioni italiane si sono dotate, come avrebbero dovuto, delle necessarie strutture intermedie di accoglienza e delle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza? I percorsi di dimissione verso il territorio a che punto sono? Qual è l’orizzonte sociale, sanitario, culturale verso il quale ci stiamo muovendo?
Quale sarà il destino della Villa Medicea dell’Ambrogiana che per 130 anni ha accolto manicomio ed OPG?
Il Seminario vuol riflettere su questi temi, cercando di fare il punto, di intravedere le prospettive di riferimento, nell’intento di mantenere alta l’attenzione sulle persone in misura di sicurezza, sulla tutela dei loro diritti e sui percorsi di riabilitazione.
Per questo motivo il Garante dei diritti dei detenuti della Toscana – in collaborazione con la Fondazione Giovanni Michelucci, La Società della ragione, Stop OPG e la Camera Penale di Firenze – organizza un terzo appuntamento, nell’arco degli ultimi dodici mesi, sulla complessa vicenda del superamento dell’OPG.

È stata richiesta la concessione dei CREDITI FORMATIVI in materia penale, riconosciuti dall’Ordine degli Avvocati di Firenze.

Ore 9.30: Inizio dei lavori
Saluti
Eugenio Giani Presidente del Consiglio regionale della Toscana
Enrico Rossi Presidente della Giunta regionale della Toscana

Introduzione
Presentazione del volume
“L’abolizione del manicomio criminale tra utopia e realtà”
Franco Corleone discute con:
Andrea Pugiotto – Università degli Studi di Ferrara
Eriberto Rosso – Presidente Camera Penale di Firenze
Corrado Marcetti – Direttore della Fondazione Michelucci

Ore 10.45: Relazioni e discussioni
La fotografia della chiusura degli OPG e l’apertura delle REMS: luci ed ombre
Relazione di Stefano Cecconi – Coordinatore della Campagna “Stop OPG”

Discussione sulle criticità: destinazioni delle misure di sicurezza provvisorie, dimissioni col contagocce e definizione del regolamento delle REMS
Interventi di:
Mauro Palma – Consigliere del Ministro della Giustizia
Emilio Santoro – Università degli Studi di Firenze
Luca Maggiora – Camera penale di Firenze
Gabriele Terranova – Osservatorio carcere Unione delle Camere Penali Italiane
Michele Passione – avvocato
Sarà presente Vito De Filippo, Sottosegretario del Ministero della Salute.

Ore 13.30: Buffet

Ore 14.30: Ripresa dei lavori
Il nodo della contenzione: il parere del Comitato Nazionale di Bioetica
Relazione del Prof. Stefano Canestrari – Università degli Studi di Bologna

La questione Toscana
Stefania Saccardi Assessore alla sanità della Regione Toscana

Il caso Montelupo, interventi di:
Franco Scarpa Psichiatra – Direttore UOC Salute in carcere USL 11 Toscana
Vito D’Anza Direttore DSM 3 Asl di Pistoia
Antonietta Fiorillo Presidente Tribunale di Sorveglianza di Firenze
Antonella Tuoni Direttrice OPG di Montelupo Fiorentino

Ore 17.00: Conclusioni
Franco Corleone Garante regionale dei diritti dei detenuti della Toscana

Sono stati invitati Paolo Masetti, Sindaco di Montelupo Fiorentino e l’On. Luca Lotti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Informazioni presso Segreteria Garante
Emanuela Masolini: 055 238 7806 – e.masolini@consiglio.regione.toscana.it
Katia Poneti: 055 238 7814 – k.poneti@consiglio.regione.tocana.it
Fabio Pratesi: 055 238 7802 – f.pratesi@consiglio.regione.toscana.it

lun, luglio 6 2015 » Agenda » No Comments

Cannabis, il dopo proibizione in Colorado







Marco Perduca scrive per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 1 luglio 2015











Marco PerducaNel 2014 il Colorado ha legalizzato la produzione, il consumo e il commercio della marijuana. A maggio ho visitato Denver, una delle due città che ha aderito alla nuova normativa per vedere come funziona l’antiproibizionismo applicato.

La riforma è avvenuta grazie a una proposta popolare di modifica della Costituzione dello stato che ha consentito la totale decriminalizzazione della cannabis e avviato la regolamentazione della coltivazione della pianta e la sua commercializzazione in appositi “dispensari”. Il governatore del Colorado è un democratico, ma in prima battuta s’era schierato contro il referendum. A un anno dalla legalizzazione s’è ricreduto. La normativa adottata consegna al libero mercato un prodotto proibito da oltre mezzo secolo; ciò non vuol dire un laissez-faire, bensì consentire, con mille puntigliose regole, lo svolgimento di una serie di attività e comportamenti in precedenza proibiti. Dei quattro Stati che hanno legalizzato la marijuana per via di referendum popolare, il Colorado è quello che ha optato per il modello più “liberista”, che consente a più soggetti di esser presenti sul mercato purché obbediscano strettamente a un sistema di licenze per la coltivazione.

Le licenze fissano i (pochi) luoghi in cui è possibile commerciare la pianta e i suoi derivati, e definiscono le (limitatissime) possibilità di consumo in pubblico della sostanza. In virtù del proibizionismo federale, rimane ancora irrisolta la questione dell’apertura di conti bancari dove poter depositare i proventi delle vendite. Per tale ragione, i lavoratori sono pagati quotidianamente, ma rimane il rischio per la custodia dei sostanziosi incassi, specie nel fine settimana quando arrivano i turisti da fuori. Nonostante ciò, negli ultimi dodici mesi si sono registrate solo un paio di rapine.

L’introduzione della legalizzazione in Colorado mirava a tener sotto controllo il numero dei consumatori, limitare il mercato nero, calmierare i prezzi, imporre tasse e distribuire gli introiti per progetti socio-sanitari non necessariamente legati al consumo problematico degli stupefacenti. Nei primi dodici mesi, si calcola che attraverso l’imposizione di un 22% di tasse (percentuale scandalosamente alta per gli USA) nelle casse del governo locale siano entrati intorno agli ottanta milioni di dollari. Meno dei 100 previsti, ma sicuramente significativi. Per il momento, non è stato notato un incremento nel consumo.

La Corte suprema potrebbe presto prendere in considerazione le cause intentate degli stati confinanti col Colorado per presunte violazioni del diritto federale che, in virtù della ratifica delle Convenzioni Onu, non consentirebbe la produzione delle piante in tabella (tra cui la cannabis) se non per fini medico-scientifici. Fino a quando Eric Holder era Attorney General, Washington non aveva perorato la causa; ma con l’arrivo di Loretta Lynch, la controversia potrebbe esser presa in considerazione nella complessità della intricata divisione di competenze fra singoli stati e amministrazione federale.

Un recente sondaggio ha registrato che agli abitanti del Colorado il nuovo quadro normativo non dispiace: oltre il 70% degli intervistati ha detto che non tornerebbe indietro. Nel resto degli Usa, le percentuali dei favorevoli alla legalizzazione della marijuana sono saldamente intorno al 55%. Per l’election day del 2016, si prevedono almeno altri dieci referendum per la legalizzazione della marijuana, tra cui la California. E non passa giorno che un’assemblea legislativa statuale non metta in agenda riforme per consentire la prescrizione dei cannabinoidi a uso medico.

(Il dibattito in vista di Ungass 2016 su www.fuoriluogo.it)

dom, luglio 5 2015 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Verso Ungass 2016 riunione del cartello di Genova







Riunione del Cartello di Genova per una nuova politica sulle droghe in vista della Conferenza Governativa e della Sessione ONU sulle droghe (UNGASS 2016)











Riunione delle Associazioni del Cartello di Genova per una nuova politica sulle droghe in vista della Conferenza Governativa e della Sessione ONU sulle droghe (UNGASS 2016) che si terranno nel corso del prossimo anno. Nel corso dell’incontro viene presentato il 6º Libro Bianco sugli effetti sul sistema penale, sul carcere e sui servizi della legge sulle droghe, il primo dopo la bocciatura della legge Fini – Giovanardi

mer, luglio 1 2015 » Video » No Comments

Presentato il libro bianco sulle droghe 2015







A Roma durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati











6° Libro BiancoOggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso la sala Stampa della Camera dei Deputati è stato presentata la sesta edizione del Libro Bianco Illustrazione e commento dei dati sulle conseguenze penali e l’impatto sul sovraffollamento delle carceri, sulle sanzioni amministrative e sui servizi.

Curato da la Società della Ragione Onlus, Antigone, CNCA e Forum Droghe, il Libro Bianco 2015 è il primo che vede esplicitarsi gli effetti della cancellazione della Fini-Giovanardi dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Al suo interno anche si trovano anche i dati sul consumo di sostanze in Italia forniti dal CNR e un’analisi del contesto internazionale in vista di “UNGASS 2016″, la sessione straordinaria sulle droghe dell’ONU che si terrà il prossimo anno.

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mer, giugno 24 2015 » news » No Comments

Il Libro Bianco e due leggi sulla droga







Stefano Anastasia e Franco Corleone presentano il Libro Bianco per la rubrica settimanale di Fuoriluogo su il Manifesto del 24 giugno 2015











6° Libro BiancoOggi a Roma alla Camera dei Deputati si presenta il sesto Libro Bianco dedicato agli effetti collaterali della legge antidroga e in particolare alle sue conseguenze sanzionatorie, amministrative, penali e nelle carceri. Il primo libro bianco in cui sia possibile registrare gli effetti della clamorosa bocciatura della legge Fini-Giovanardi da parte della Consulta per incostituzionalità.

Promosso e redatto da La Società della Ragione, Antigone, Cnca, Forum Droghe e sostenuto da un ampio numero di associazioni, unite nel Cartello di Genova, anche quest’anno il nostro lavoro anticipa la relazione annuale del governo al Parlamento.

Dobbiamo denunciare con amarezza che il Governo non ha colto l’occasione offerta dalla Corte Costituzionale e sostenuta dalla Cassazione per cambiare passo sulla politica delle droghe e così non è stato ancora individuato un responsabile politico per il Dipartimento politiche antidroga. Così oggi abbiamo in vigore la resuscitata Iervolino-Vassalli e alcune parti della Fini-Giovanardi non abrogate che già il programma del Governo Prodi del 2006 prometteva di superare.

Certo alcune novità sono state introdotte soprattutto per rispondere alla situazione insostenibile del sovraffollamento delle carceri per cui l’Italia è stata condannata dalla Cedu, dall’introduzione della fattispecie autonoma per i fatti di lieve entità con una pena da sei mesi a quattro anni di reclusione (però senza distinzione tra le sostanze) all’ipotesi alternativa di irrogazione della pena del lavoro di pubblica utilità.

Presentiamo i numeri degli ingressi in carcere per violazione dell’art. 73, dei presenti nelle carceri al 31 dicembre 2014, delle misure alternative e delle segnalazioni alle prefetture per consumo e le relative sanzioni amministrative. La diminuzione di 9000 detenuti nel corso del 2014 è determinata dal calo dei detenuti per detenzione e spaccio di stupefacenti di circa 5500 unità. E’ evidente il peso che l’abrogazione della legge Fini-Giovanardi, la differenziazione di pene per le cosiddette droghe leggere e il non ingresso in carcere per i casi di lieve entità hanno prodotto. Purtroppo, e lo denunciamo, l’Amministrazione penitenziaria e il ministero della Giustizia non sono in grado di fornire dati più dettagliati sugli effetti delle diverse fattispecie penali determinate dalla legge sulle droghe e su quelli della declaratoria di incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi.

Dopo la Conferenza di Genova “Sulle orme di don Gallo”, un gruppo di lavoro promosso da La Società della Ragione ha proceduto alla elaborazione di due proposte di legge: un testo di riforma del 309/90 a partire dal risultato del referendum del 1993 e una proposta di regolamentazione della produzione, della vendita e dell’acquisto di canapa. Offriamo queste ipotesi all’attenzione dei parlamentari, in particolare a quelli che hanno costituito un intergruppo su questa questione non più rinviabile con la speranza di un fruttuoso confronto tra il mondo delle istituzioni e il movimento diffuso nelle città.

Il 2016 sarà un anno decisivo sul piano internazionale perché è convocata a New York nel mese di aprile una sessione straordinaria dell’assemblea generale delle Nazioni Unite sulle droghe per approfondire i cambiamenti avvenuti in molte parti del mondo, ma soprattutto in Sud America, dalla Bolivia all’Uruguay. Vorremmo che l’Italia arrivasse a questo appuntamento avendo abbandonato definitivamente la compagine repressiva degli stati proibizionisti e essendo invece partecipe di un impegno europeo per la modifica delle Convenzioni internazionali.

Il Libro Bianco è consultabile dalle ore 15 del 24 giugno su www.fuoriluogo.it/librobianco

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