il Blog di Fuoriluogo.it

Droghe e Diritti

#IOdigiuno contro il ritorno agli OPG

Lanciata la mobilitazione contro il ritorno agli OPG






StopOPG ha lanciato una mobilitazione nazionale contro il ritorno agli Ospedali Psichiatrici Giudiziari previsto dalla riforma della Giustizia ora in discussione alla Camera.

In particolare stopOPG propone una nuova staffetta del digiuno, durante la discussione del DdL alla Camera, per ottenere lo stralcio della norma in questione. Tutte le informazioni a questa pagina:
http://www.stopopg.it/node/1508

Vi invitiamo ad aderire (scegliendo il o i giorni di digiuno e scrivendo all’indirizzo redazione@stopopg.it “nome e cognome, città, ev. associazione di appartenenza, ev. incarico-professione, giorni di digiuno).

A questa pagina trovate invece la lettera-appello dell’ex commissario straordinario per la chiusura degli OPG Franco Corleone:
http://www.francocorleone.it/sito/2017/04/12/mai-piu-opg/

mer, aprile 12 2017 » Agenda, news » No Comments

L’Aids, priorità nell’agenda politica

Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe, presenta il Piano Nazionale di Interventi contro Hiv e Aids che è arrivato alla Conferenza Stato Regioni per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 12 aprile 2017.






Finalmente il nostro Paese ha un Piano Nazionale di Interventi contro Hiv e Aids. Il documento, valido per il triennio 2017-2019, è stato recentemente inviato dal Ministero della Salute alla Conferenza Stato-Regioni. Si tratta di un piano innovativo sia per i contenuti, il linguaggio utilizzato e le indicazioni elaborate sia per quanto riguarda il processo di stesura, che ha visto un forte coinvolgimento della società civile italiana. Gli obiettivi aderiscono a quelli indicati dalle principali agenzie internazionali, Unaids, Oms, Ecdc, che puntano a sconfiggere l’Aids entro il 2030 attraverso un drastico calo delle nuove infezioni tra adulti e l’aumento fino alla soglia del 90% del numero delle persone testate e trattate.
Il Piano nazionale Aids/Hiv delinea diverse strategie per raggiungere gli obiettivi indicati: interventi per ridurre il numero delle nuove infezioni, strumenti di prevenzione combinata, accesso al test ed emersione del sommerso, accesso alle cure, mantenimento in cura delle persone con Hiv in trattamento, lotta allo stigma e tutela dei diritti delle persone con Hiv allo scopo di promuovere lo empowerment e il coinvolgimento attivo delle popolazione chiave.
Rispetto agli strumenti individuati, viene analizzata la situazione attuale, si evidenziano le criticità, si definiscono gli obiettivi e i risultati da raggiungere, e infine si indicano alle regioni e agli enti attuatori le proposte e le strade da percorrere per arrivare ad una vera policy sull’Hiv in Italia, capace di coinvolgere la società civile.
Tra le importanti indicazioni contenute nel Piano, ne segnaliamo alcune: sugli strumenti di prevenzione, si sottolineano il ruolo preservativo e l’utilizzo della terapia; per gli interventi verso le popolazioni chiave e vulnerabili, si afferma la validità dell’approccio di riduzione del rischio e del danno e si riconosce l’importanza del coinvolgimento attivo e dell’empowerment delle comunità di riferimento, per rendere efficaci tali strategie; per l’accesso al test Hiv, oltre a potenziare l’offerta più “tradizionale”, si propone di incrementare e favorire il modello Cbvct (community-based voluntary counseling and testing) raccomandato fortemente dalle linee guida internazionali. Tale modello prevede l’utilizzo dei test rapidi in contesti non sanitari quali le sedi delle associazioni, i servizi a bassa soglia, i luoghi di ritrovo e d’aggregazione attraverso il coinvolgimento dei rappresentati delle stesse comunità, adeguatamente formati. Continuare a garantire la gratuità del test e la possibilità di eseguirlo in anonimato è un’altra delle priorità del Piano. Per gli interventi verso i giovani, una novità importante è la proposta di inserire nel curriculum formativo scolastico l’educazione alla salute e alla sessualità, prevenzione compresa, attivando il protagonismo giovanile mediante l’educazione tra pari. Circa la presa in carico e il mantenimento in cura, il Piano chiede alle strutture sanitarie di dotarsi di strategie e strumenti personalizzati e innovativi sul singolo paziente che favoriscano l’adesione alla cura.
Ora diventa fondamentale la firma del recepimento del Piano da parte della Conferenza Stato-Regioni e il reperimento dei fondi per avviare quanto prima i programmi indicati dal documento.
Altro aspetto su cui vigilare è sicuramente quello degli adeguamenti legislativi, normativi e amministrativi necessari a rendere il piano operativo nel più breve tempo possibile: dalle modifiche della legge 135/90, alle norme che riguardano l’accesso al Test Hiv per i minorenni, alla riorganizzazione dei servizi regionali, alla riforma del sistema di sorveglianza secondo le priorità indicate.

mer, aprile 12 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

#IoDiserto. I disertori della guerra ai poveri

Alessandro Metz racconta l’assemblea degli operatori autoconvocati contro i decreti Minniti – Orlando che ha lanciato l’appello #IoDiserto.






Un disegno securitario e repressivo, una guerra dichiarata ai poveri e chi vive una marginalità sociale dettata da problemi di reddito, da problemi legati a dipendenze da sostanze legali e illegali, senza fissa dimora o semplicemente giovani.

Questo il disegno complessivo che sta dietro ai due decreti Minniti – Orlando che in questi giorni Camera e Senato stanno trasformando in legge.

Leggi che andranno a comprimere il diritto d’asilo e la libertà di tutti e che andranno a stravolgere il vivere sociale delle nostre città. Dentro questa trasformazione c’è un cambio radicale del ruolo degli operatori sociali, che per alcune fattispecie saranno parificati alla figura del pubblico ufficiale.

Significa in questo modo far venir meno il ruolo di terzietà dell’operatore, ruolo che si basa sulla costruzione del rapporto di fiducia con la persona che supporta nel suo percorso di emancipazione e miglioramento delle condizioni di vita, trasformandolo di fatto in controllore sociale.

Proprio per questi motivi sabato a Roma è nata la Rete degli Operatori e Operatrici sociali contro i decreti Minniti – Orlando. Rete nata a conclusione della prima assemblea nazionale autoconvocata che ha visto la partecipazione di più di duecento operatori provenienti da sedici diverse regioni italiane.

Una assemblea ricca di interventi ragionamenti e proposte, che ha decretato il #IoDiserto.

#IoDiserto sarà lo strumento per comunicare e condividere la volontà di non essere oggetti passivi e ubbidienti a chi li vuole anello della catena di controllo sociale e di repressione; proprio perché, essendo anello debole, può esprimere una potenza enorme nel resistere e nel far inceppare il meccanismo securitario. Il bisogno di strumenti comuni, legali e giuridici, sociali e politici possono essere trovati solo in una dimensione costruita assieme a molti altri e dentro quella campagna culturale, sociale e politica di cui si vedono già le premesse e di cui vogliono essere uno dei motori. Per questi motivi la Rete ha deciso di darsi continuità promuovendo assemblee territoriali ma mantenendo e rafforzando anche la dimensione nazionale di collegamento e coordinamento per iniziare a costruirli questi strumenti, una cassetta degli attrezzi, da poter utilizzare nella quotidianità. La preoccupazione è enorme, la restrizione dei diritti di alcuni diventa la restrizione delle libertà di tutti, minare il diritto d’asilo significa compromettere il diritto alla vita. L’istituzione di “tribunali speciali” per migranti, il diritto differenziale a seconda della “categoria sociale” di appartenenza, il confino urbano che può essere agito dal Sindaco e dal Questore nei confronti delle persone che “minano il decoro urbano” utilizzando il mini-daspo, sono solo gli strumenti più eclatanti, significativi di un disegno più ampio. Il messaggio è chiaro: nessuno è uguale davanti alla legge. Questo è solo l’inizio, ne sono consapevoli, ma la presenza e la ricchezza delle proposte e dei ragionamenti che sono emersi dalla prima assemblea dimostra che hanno la voglia e la necessità di continuare insieme questo percorso. Non come “categoria” ma come cittadini, uomini e donne, che nelle città, in cui vivono e lavorano, hanno gli strumenti per smascherare le carenze del sistema di accoglienza, l’assenza di politiche sociali adeguate e gli abusi che troppo spesso vengono perpetrati sulla pelle dei più deboli. Convinti che in un mondo diviso in “categorie sociali” da colpire prima o poi viene toccata anche quella in cui ognuno di noi viene “costretto”.

E’ solo l’inizio, ma almeno è un inizio che parte bene.

mar, aprile 11 2017 » news » No Comments

[Save the date] NPS: gli stili di consumo, i mercati, le politiche. Intanto partecipa all’indagine!

La summer school 2017 di Forum Droghe e CNCA sarà dedicata alle NPS, le nuove sostanze psicoattive. A Firenze, 8/9/10 settembre 2017.






Forum Droghe, CNCA, CTCA
Summer School 2017: 8, 9, 10 settembre 2017
Centro studi CISL- Via della Piazzuola 71-50133 Firenze

Nuove Sostanze Psicoattive:
gli stili di consumo, i mercati, le politiche

Lancio di un’indagine fra gli operatori sul tema delle Nuove Sostanze Psicoattive

La Summer School 2017, organizzata come ogni anno da Forum Droghe, CNCA e CTCA, è dedicata alle Nuove Sostanze Psicoattive (NPS). L’intento è di offrire uno sguardo comprensivo alla sfida che le NPS rivolgono, sia al sistema dei servizi per le dipendenze, sia alle politiche delle droghe, allargando lo sguardo allo scenario europeo. Gli aspetti controversi della questione emergono già nella definizione ufficiale delle NPS, che fa riferimento unicamente nel loro statuto legale di “sostanze non (ancora) classificate fra quelle illegali secondo le legislazioni antidroga”. La stessa terminologia è dunque spia dello sbilanciamento delle attuali politiche verso il pilastro penale, a scapito dei pilastri sociosanitari, in specie della riduzione del danno. Ancora più grave, la rincorsa alla messa al bando delle altresì dette Designer Drugs copre i veri caratteri di novità del fenomeno, a iniziare dalle inedite modalità di invenzione delle molecole chimiche, di produzione, di marketing, di modalità di utilizzo di queste sostanze.

Il nostro obiettivo è di offrire un inquadramento alternativo alla questione NPS, centrando non tanto sulle sostanze, quanto sui consumi di NPS. Il noto paradigma interpretativo “droga, set, setting”, ci permette di individuare diverse linee d’indagine, alla ricerca delle motivazioni che spingono i consumatori verso le nuove sostanze; delle forme in cui queste si integrano o meno coi consumi “tradizionali”; delle credenze e delle aspettative dei consumatori verso sostanze acquisite per nuovi canali; delle “regole” informali di controllo per un uso più sicuro che vengono applicate/non applicate su sostanze inedite.
Com’è nella tradizione, la Summer School 2017 si avvarrà di contributi internazionali, con la partecipazione di Danilo Ballotta (EMCDDA), Jean Paul Grund (Addiction Research Center, Utrecht), Claudio Vidal (Energy Control, Barcellona).

Indagine fra gli operatori

Per avere una base di conoscenza dal sistema italiano dei servizi, abbiamo pensato di attivare un’ indagine fra gli operatori impegnati nei diversi nodi della rete dei servizi (riduzione dei rischi e dei danni, SerD, servizi residenziali e comunità terapeutiche) attraverso un questionario. L’obiettivo è di verificare quanto i servizi abbiano familiarità con questi tipi di consumo, come si presenti lo scenario del consumo di NPS dal loro punto di osservazione, quali siano le loro aspettative rispetto a questo appuntamento formativo, e altro ancora.

Siete vivamente pregati di riempire un breve questionario on line https://goo.gl/forms/ozMtOPMVSRYC0I0x1
composto da un massimo di 20 domande entro l’8 maggio 2017.

Ci sarà di grande aiuto per il lavoro di istruzione del tema. I risultati di questa indagine saranno oggetto di discussione durante l’evento formativo della Summer School 2017.

ven, aprile 7 2017 » Agenda » No Comments

10 aprile, il momento della ragione

Stefano Anastasia scrive sulla situazione della giustizia e del carcere in questo finale di legislatura per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto del 5 aprile 2017.






La legislatura rotola verso la fine e inevitabilmente dà il peggio di sé. Non è la prima volta che accade, ma questa evidenza statistica non ci consola. Questa involuzione, infatti, potrebbe pregiudicare i risultati ottenuti negli anni difficili che sono alle nostre spalle. Ricordiamoli rapidamente: dopo la condanna europea del 2013 per il sovraffollamento inumano e degradante delle nostre carceri, anche grazie ad alcune misure legislative ad hoc, la popolazione detenuta tra il 2014 e il 2015 è diminuita di diecimila unità, tornando a livelli commensurabili con la capienza degli istituti e con la storia penale italiana; nel febbraio 2014 la Consulta ha dichiarato l’incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi, cancellando le norme più odiose della legislazione sulle droghe; qualche mese dopo viene introdotta la messa alla prova per gli adulti e la legge 81 del 2014 dà il via al superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari e cancella gli ergastoli bianchi delle misure di sicurezza senza fine.

In questi ultimi mesi, invece, l’ansia di “portare a casa” prima del termine della legislatura provvedimenti contestati o di bandiera rischia di compromettere quei risultati e di esporci nuovamente sul crinale dell’abuso del carcere, della pena, del controllo penale e amministrativo. Ne conosciamo la sequenza. Il disegno di legge di riforma dell’intero sistema di giustizia penale, legittimamente perseguito dal Ministro Orlando, porta con sé – tra le altre – la polpetta avvelenata della trasformazione delle nuove residenze sanitarie per l’esecuzione delle misure di sicurezza in tanti piccoli ospedali psichiatrici giudiziari, con il rischio che rientri dalla finestra il manicomio criminale che era stato accompagnato all’uscio dalla sollevazione popolare e istituzionale seguita allo scandalo svelato nel 2011 dalla Commissione d’indagine del Senato sul servizio sanitario. Giustamente il Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, ha sollevato il problema istituzionale che impone a Parlamento e Governo di concordare con le Regioni modifiche della legislazione nazionale che possono avere un enorme impatto non solo sull’organizzazione dei servizi psichiatrici, ma anche sulla loro stessa filosofia (la trasformazione delle Rems in piccoli Opg farebbe tornare dentro il servizio sanitario nazionale l’esperienza manicomiale rifiutata dalla legge Basaglia). Nel frattempo, il neo-ministro Minniti ha voluto dare il segno della sua assunzione di responsabilità attraverso l’adozione di due decreti-legge sulla sicurezza urbana e sull’immigrazione i cui requisiti di necessità e urgenza appaiono labili, quando non completamente assenti. Molto è stato detto, in queste settimane, sui due provvedimenti. Movimenti e associazioni per i diritti civili hanno legittimamente protestato, ma il Governo sembra intenzionato tirare diritto, anche attraverso l’imposizione della questione di fiducia.

Non bisogna essere uccelli del malaugurio per prevedere che la somma di questi provvedimenti amplierà enormemente la platea delle persone sottoposte a controllo penale per fatti di minimo disvalore sociale e di nessuna pericolosità reale: persone senza fissa dimora o con problemi di salute mentale, consumatori di sostanze stupefacenti, migranti irregolari sottoposti a ogni forma di sfruttamento possibile. Non se la sicurezza sia di destra o di sinistra, ma delle conseguenze reali di questi provvedimenti deve rispondere il governo e la maggioranza che lo sostiene.

Ne discuteremo lunedì prossimo, nella sede romana del Parlamento europeo, in occasione di un’assemblea pubblica promossa da Antigone sul destino degli Stati generali dell’esecuzione penale e dell’assemblea annuale della Società della Ragione.

mer, aprile 5 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Garante dei detenuti: la relazione 2017

Ecco la relazione del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Mauro Palma, presentata Martedì 21 marzo, alle ore 10, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio.






Ecco la prima relazione del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, Mauro Palma, presentata Martedì 21 marzo, alle ore 10, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio.

mer, marzo 22 2017 » news » No Comments

La polizia giudiziaria fuori controllo

Luigi Saraceni scrive sulla riforma della Polizia giudiziaria per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 22 marzo 2017.






Attenendosi ad un diffuso malcostume – secondo cui a ferragosto si pubblicano i provvedimenti che si vogliono sottrarre all’attenzione dell’opinione pubblica – il governo Renzi ha pubblicato il 19 agosto scorso il decreto legislativo n. 177 sulla “razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato”. Nel provvedimento è stata introdotta alla chetichella una disposizione (art. 18, comma 5) che dice testualmente: “Il capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza e i vertici delle altre Forze di polizia adottano apposite istruzioni attraverso cui i responsabili di ciascun presidio di polizia interessato, trasmettono alla propria scala gerarchica le notizie relative all’inoltro delle informative di reato all’autorità giudiziaria, indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di  procedura penale”.

Detto in linguaggio comune, ciò significa che gli organi che svolgono funzioni di polizia giudiziaria non rispondono soltanto alla magistratura, come vuole l’articolo 109 della Costituzione, ma anche ai “superiori gerarchici”, che non sono ufficiali di polizia giudiziaria, e tuttavia vanno informati delle indagini, in violazione del segreto investigativo previsto dal codice di procedura penale.
Com’è noto, i vertici gerarchici degli organi di polizia  sono molto sensibili ai voleri dell’esecutivo, come dimostrano le recenti indagini sulla  Consip, in cui alti ufficiali dei Carabinieri sono accusati di avere illecitamente rivelato agli interessati livelli politici l’installazione di microspie, poi prontamente rimosse.

La lesione del fondamentale articolo 109 della Costituzione, che ha lo scopo di sottrarre le indagini alle interferenze di poteri esterni a quello giudiziario, è dunque evidente.

Ed è aggravata da una circolare del Capo della Polizia emanata l’8 ottobre scorso, secondo la quale l’obbligo di comunicazione alla scala gerarchica riguarda non solo l’informativa di reato, ma tutto lo sviluppo delle successive indagini.

Si tratta di un salto all’indietro di alcuni decenni. C’erano volute battaglie di anni, dentro e fuori la magistratura, per tradurre in pratica il precetto costituzionale, finalmente poi accolto nel codice di procedura penale del 1989. Ora si torna al passato, nell’indifferenza generale, salvo l’iniziativa del Procuratore di Torino Armando Spataro, che in una direttiva ai colleghi sostituti prospetta la possibilità di sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Consulta, per denunciare la contrarietà della disposizione renziana al dettato costituzionale.

Per il resto assoluto silenzio, in particolare della politica ed anche da parte di esponenti della cultura garantista. Neanche nel corso della discussione sulla sfiducia al ministro Lotti, alla presenza del serafico guardasigilli Andrea Orlando, si è levata alcuna voce sulla questione, da parte del Movimento 5 Stelle o di altri senatori garantisti. È un segno dei tempi. Pensate che cosa sarebbe successo se una norma del genere fosse stata varata dai governi Berlusconi. Si sarebbe giustamente gridato alla lesione dello stato di diritto, a un attacco alla divisione dei poteri, a una indebita interferenza dell’esecutivo nell’esercizio indipendente della funzione giudiziaria. Ma, evidentemente, a Renzi è stato dunque consentito quello che non osava fare neanche Berlusconi. Su questo almeno i due sono diversi.

Ora torna all’esame della Camera dei deputati la connessa legge delega sul processo penale, approvata a Palazzo Madama con il voto di fiducia che impedisce una vera discussione. Sarebbe perciò auspicabile una riflessione su una questione che è tutt’altro che marginale.

mer, marzo 22 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

La guerra alla droga non paga. Perchè pagare la guerra alla droga?

Appuntamento a Torino il 29 marzo 2017 per una iniziativa promossa da Forum Droghe e La Società della Ragione.






Forum Droghe
Società della Ragione

Mercoledì 29 marzo 2017 Ore 21.00
Sala Molinari – Centro Lombroso 16
Via Lombroso 16 Torino

LA GUERRA ALLA DROGA NON PAGA.
PERCHE’ PAGARE LA GUERRA ALLA DROGA?

Tre studi indipendenti fanno il punto sulle contraddizioni e gli effetti perversi delle politiche globali e nazionali sulle droghe. Investimenti sulla repressione tanto enormi quanto inefficaci ed anzi controproducenti, crescita esponenziale dei costi in termini umani, sociali ed economici, una cronica carenza degli investimenti per riduzione del danno, cura e prevenzione. La “guerra alla droga” è nuda, nei suoi fallimenti, ma si continua a pagarle un enorme e irrazionale tributo. Una occasione per parlare, a partire da dati ed evidenze, di ragionevoli alternative.

– Il 7° Libro Bianco sulla legge sulle droghe 2016. L’impatto delle politiche penali.
Franco Corleone (La Società della Ragione – Forum Droghe)

– I costi e le conseguenze sociali del proibizionismo sulle droghe.
Carla Rossi (Centro Studi Statistici e Sociali – delegata UNODC per il Partito Radicale)

– Pochi, incerti, insufficienti. Gli investimenti per la Riduzione del Danno in Italia.
Susanna Ronconi (Forum Droghe – ITARDD Rete Riduzione del Danno Italia)

Coordina Bruno Mellano (Garante dei Detenuti – Regione Piemonte)

Info: segreteria@forumdroghe.it, 3394155985

Vai all’evento Facebook.

mer, marzo 15 2017 » Agenda » No Comments

Appello contro il Decreto Minniti

Appello delle associazioni contro il decreto Minniti sulla sicurezza.






Le organizzazioni ed i firmatari in calce al presente appello ritengono che
il cd decreto Minniti sia da respingere sia per le modalità con le quali è stato prodotto, senza la consultazione della società civile e con un provvedimento di urgenza immotivato, sia per i contenuti che veicolano un messaggio politico culturale reazionario e per soluzioni normative inefficaci e pericolose.
In particolare preoccupano le norme contenute nel decreto del 20 febbraio 2017, n. 14, Disposizioni urgenti in materia di sicurezza delle città, che valutiamo assolutamente sbagliato nella impostazione generale ed in riferimento ai poteri di ordinanza in materia di ordine pubblico attribuiti ai sindaci oltre i limiti di garanzia costituzionale.
Riteniamo totalmente arbitrario l’utilizzo della decretazione d’urgenza e grave che un decreto sulla sicurezza emanato dal Ministero dell’Interno e della Giustizia intervenga con strumenti di controllo e repressione con l’obiettivo dell’eliminazione della marginalità sociale come previsto dall’art. 4, accreditando la tesi della criminalizzazione degli ultimi.
Le nuove disposizioni invece di risolvere i problemi della esclusione sociale ne aggravano l’intensità, suggerendo ai sindaci come unico strumento di intervento, per la “tutela ed il decoro di particolari luoghi” (come ad esempio le stazioni o i parchi pubblici o ogni altro luogo interessato da flussi turistici), quello dell’allontanamento ed il divieto di frequentazione da parte delle persone più in difficoltà, identificando esplicitamente fra le altre anche coloro che hanno problemi di abuso di alcol o sostanze stupefacenti.
Riteniamo questa impostazione grave e contraria a qualsiasi principio di solidarietà sociale e di riconoscimento di pari dignità dei cittadini, quasi che le persone in difficoltà non fossero anch’esse parte della comunità locale, ma soggetti da contenere anche fisicamente.
Ci preoccupa anche l’impostazione secondo la quale i provvedimenti di divieto di accesso a determinati luoghi, emanati ai sensi dei regolamenti di polizia urbana possano essere più severi nei confronti di coloro che sono stati destinatari di condanna confermata solo fino al grado di appello, aggravando una pena comminata dopo un regolare processo; ledendo in tal modo il principio fondamentale della presunzione di innocenza.
Altrettanto grave ci pare la persecuzione, con il divieto di frequentare locali pubblici o aperti al pubblico verso chi è stato condannato fino all’appello per reati di cui al dpr. 309/90 la nefasta legge antidroga, riproducendo il contenuto delle disposizioni dell'art 75 bis recentemente dichiarato incostituzionale dalla Corte costituzionale. La riproposizione di una norma bocciata dalla Consulta è segno di arroganza e inoltre la sua applicazione avrebbe inevitabilmente applicazioni diverse nei Comuni e potrebbe portare a provvedimenti di stigmatizzazione sociale arbitrari.
La norma include esplicitamente anche i minori, e potrebbe giungere a vietare la frequentazione della scuola a soggetti già evidentemente segnati da situazioni di marginalità e difficoltà, senza fornire alcuna alternativa educativa o di supporto sociale.
Si prevede altresì per tali soggetti la possibilità della sospensione condizionale della pena legata al divieto di frequentazione di locali e spazi determinati, ponendo in atto così una norma in contrasto con il principio di riabilitazione della pena previsto dall'art.27 della Costituzione.
Ancora più sorprendente è che il decreto consenta alla Regioni di sbloccare risorse per l’assunzione di personale finalizzato alla gestione del numero unico per le emergenze 112 che fa riferimento alle forze di polizia e comprende solo le emergenze sanitarie, mentre i servizi sociali e socio sanitari che lamentano da anni la riduzioni di organici e la cronica mancanza di risorse rimarrebbero senza sostegno.
Chiediamo che il Parlamento respinga in toto il decreto nella sua formulazione attuale e che si apra al più presto un confronto per una riforma del testo unico sulle droghe che permetta un rilancio dei servizi a favore di coloro che hanno problemi di dipendenza patologica nell’ambito di un rilancio generale dei servizi sociali, respingendo la riproposizione di logiche proibizioniste, moraliste e punitive.

Le organizzazioni promotrici:

A Buon Diritto
Antigone onlus
CGIL
Cnca (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza)
Comunità San Benedetto al Porto
Forum Droghe
Funzione Pubblica CGIL
Itardd (Rete Italiana Riduzione del Danno)
La Società della Ragione onlus
Legacoop sociali
Lila (Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids)
L'Isola di Arran
Presidenza onoraria Gruppo Abele

Primi firmatari: Fabio Scaltritti, Domenico Chionetti, Leopoldo Grosso, Maria Stagnitta, Hassan Bassi, Elia De Caro, Alessandro Metz, Leonardo Fiorentini, Maria Teresa Ninni, Pino Di Pino, Massimo Oldrini.

Nome e Cognome:

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mar, marzo 14 2017 » news » No Comments

Consumatori invisibili e Self Regulation

DALL’AUTOMONITORAGGIO VIA WEB ALLA CONSULENZA NEI SERVIZI: L’APPROCCIO DI AUTOREGOLAZIONE PER CONSUMATORI “INVISIBILI” Giornata di restituzione del progetto “Nuovi modelli di consumo di droga, nuovi modelli di servizi per consumatori invisibili: il modello self regulation” (Forum Droghe, CTCA, Azienda USL 10) Lunedì 27 marzo 2017 Aula formazione palazzina 31- area San Salvi Via San Salvi, […]

DALL’AUTOMONITORAGGIO VIA WEB
ALLA CONSULENZA NEI SERVIZI:
L’APPROCCIO DI AUTOREGOLAZIONE
PER CONSUMATORI “INVISIBILI”

Giornata di restituzione del progetto “Nuovi modelli di consumo di droga, nuovi modelli di servizi per consumatori invisibili: il modello self regulation” (Forum Droghe, CTCA, Azienda USL 10)

Lunedì 27 marzo 2017
Aula formazione
palazzina 31- area San Salvi
Via San Salvi, 12 – Firenze

Programma

ore 9,30 Saluti
Lorenzo Roti, dirigente settore Diritti di cittadinanza e coesione sociale Regione Toscana

ore 10 Introduzione
Lo sviluppo del progetto toscano
“Consumatori invisibili”
Grazia Zuffa, Forum Droghe

ore 10,30
Il modello di autoregolazione: i punti chiave, i punti di forza, le aree problema
Susanna Ronconi, Forum Droghe

L’automonitoraggio via web per consumatori di cocaina e di cannabis
Stefano Bertoletti, Forum Droghe e CTCA

ore 11,30 Dibattito
L’approccio di autoregolazione in setting innovativi (Firenze e Napoli)

ore 12
Alcuni casi di consulenza vis a vis
Federica Gamberale – Centro Java, Firenze

Ore 13-14 pausa pranzo

Ore 14
L’esperienza di Mama Coca a Napoli
Chiara Cicala, psicologa, Asl Napoli 1

Ore 15
Il modello di autoregolazione nei SerD: spunti per l’applicazione nel sistema dei servizi
Stefano Vecchio, Dipartimento Dipendenze Asl Napoli 1. Ne discutono con lui: Marco Becattini (Dipartimento Dipendenze Ausl Toscana sud est), Guido Intaschi (responsabile SerD di Viareggio), Antonella Manfredi (dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Asl Toscana centro)

16,30 Conclusioni
Maria Stagnitta (presidente Forum Droghe) e
Fabrizio Mariani (presidente CTCA)

ISCRIZIONE OBBLIGATORIA E GRATUITA
Posti limitati**
Scadenza delle iscrizioni: 24 marzo 2017
Per iscriversi compilare il form qui sotto
**Sarà data priorità agli operatori della Regione Toscana
Per informazioni scrivere a: formazione@fuoriluogo.it

mer, febbraio 22 2017 » Agenda » No Comments