il Blog di Fuoriluogo.it

Droghe e Diritti

Chiamiamola tortura

Aderite all’appello dell’Associazione Antigone.

APPELLO

Chiamiamola tortura
Per l’introduzione del reato nel codice penale italiano

In Italia la tortura non è reato. In assenza del crimine di tortura non resta che l’impunità.

La violenza di un pubblico ufficiale nei confronti di un cittadino non è una violenza privata. Riguarda tutti noi, poiché è messa in atto da colui che dovrebbe invece tutelarci, da liberi e da detenuti.

Sono venticinque anni che l’Italia è inadempiente rispetto a quanto richiesto dalla Convezione contro la tortura delle Nazioni Unite, che il nostro Paese ha ratificato: prevedere il crimine di tortura all’interno degli ordinamenti dei singoli Paesi.

Quanto accaduto nel 2001 alla scuola Diaz ha ricordato a tutti che la tortura non riguarda solo luoghi lontani ma anche le nostre grandi democrazie. Il caso di Stefano Cucchi, la recente sentenza di un giudice di Asti e tanti altri episodi dimostrano che riguarda anche l’Italia.

Per questo chiediamo al Parlamento di approvare subito una legge che introduca il crimine di tortura nel nostro codice penale, riproducendo la stessa definizione presente nel Trattato Onu. Una sola norma già scritta in un atto internazionale. Per approvarla ci vuole molto poco.

PRIMI FIRMATARI

Andrea Camilleri, Massimo Carlotto, Ascanio Celestini, Cristina Comencini, Erri De Luca, Luigi Ferrajoli, Rita Levi Montalcini, Elena Paciotti, Mauro Palma, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Daniele Vicari, Vladimiro Zagrebelsky

E DAL MONDO DELLA GIUSTIZIA E DEI DIRITTI UMANI

Stefano Anastasia (Antigone), Don Luigi Ciotti (Libera, Gruppo Abele), Franco Corleone (coord. Garanti territoriali), Daniela De Robert (Usigrai, Vic – Caritas), Roberto Di Giovan Paolo (Forum salute in carcere), Ornella Favero (Ristretti Orizzonti), Patrizio Gonnella (Antigone), Elisabetta Laganà (Cnvg), Luigi Manconi (A buon diritto), Alessandro Margara (ex capo Dap), Carlo Renoldi (Magistratura Democratica), Marco Solimano (Arci), Valerio Spigarelli (Ucpi), Irene Testa (Il detenuto Ignoto), Christine Weise (Amnesty International)

Per aderire

segreteria@associazioneantigone.it

ven, maggio 18 2012 » giustizia » No Comments

Canapisa 2012

Il 26 maggio a Pisa la dodicesima edizione della manifestazione promossa dal Laboratorio Antiproibizionista, ecco l’appello e le adesioni.

E’ dal 2001 che l’Osservatorio Antiproibizionista porta avanti un lavoro di ricerca, divulgazione e diffusione di pratiche di riduzione del danno, finalizzate allo sviluppo di una cultura consapevole e critica nell’affrontare la realtà del consumo di sostanze proibite e la repressione attuata dalle politiche ultra proibizioniste “made in Italy” in materia.

Lo scenario che abbiamo di fronte, dopo cinquanta anni di proibizionismo planetario, è quello di un campo minato dove non ci si può muovere per paura di fare la mossa sbagliata e vedersi rovinare la vita solo perché si è scelto di consumare sostanze proibite.

Mentre da una parte c’è un consumo diffuso in tutta la società, molte volte non problematico, dall’altra viviamo circondati da controlli di polizia pronti a stravolgere la vita dei malcapitati, anche ad uccidere come nei casi di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Aldo Bianzino e di molti altri.

Il proibizionismo con il suo espandersi ha prodotto una sorta di apartheid, che in Italia si concretizza, anche a causa degli sbandierati allarmi securitari, nell’incarcerazione e nella persecuzione di massa messa in campo nell’applicazione della Legge Fini-Giovanardi.

Inoltre si continua a parlare di togliere le patenti a tutti i consumatori, di togliere i bambini alle madri e di licenziare coloro che usano sostanze proibite, insomma di togliere tutti i più elementari diritti a coloro che abitualmente sono chiamati “drogati”, quando le politiche sociali in Italia praticamente non esistono più, mentre aumentano le strutture e i sistemi per contenere le persone.

Non è con la repressione, con le carceri, con le cliniche, con la forza che si affronta un fenomeno di tale entità e portata storica. Fino ad ora questa strada ha portato solo disastri. Mentre la gente continua a morire nelle carceri, all’esterno il consumismo di sostanze legali ed illegali si sta diffondendo a dismisura e tutto ciò avviene in una ignoranza spaventosa dovuta ad anni di proibizionismo, che con il suo porre muri di gomma, ostacoli e paure si pone a perfetto emblema di una società totalitaria avanzata: libertà per chi ha molto denaro e prigione per chi non detiene abbastanza ricchezze. Società imperialista in cui gli affari vengono prima di tutto e dove farmaci e droghe, come due facce della stessa medaglia, non a caso rappresentano i mercati più fiorenti al mondo. Per questo, come era immaginabile prevedere, a Vienna 2012 (Conferenza Mondiale sulle Droghe) la tanto attesa fine del mondo proibizionista purtroppo non è ancora arrivata, nonostante nel corso dell’ultimo anno, a livello internazionale, diversi sono stati i tentativi anche istituzionali di dichiarare fallite le politiche proibizioniste!

Canapisa, oltre a rappresentare una forma di resistenza collettiva alle politiche proibizioniste, per istinto di sopravvivenza propone e pratica delle possibili alternative al sistema culturale, sociale ed economico del pensiero unico. Per questo dal 2005 entra a far parte del Progetto Rebeldia, condividendo non solo un semplice spazio, ma laboratori di idee e socializzazione, nel quale negli anni si sono verificate diverse interessanti contaminazioni politico-culturali che hanno dato vita ad un movimento di trasformazione sociale della città. La politica di proibizionismo degli spazi adottata dal Comune di Pisa, come dimostrano ad esempio lo sgombero di via La Pergola, la mancata assegnazione diretta di spazio al Progetto Rebeldia e il bando per la Leopolda, è un tentativo di annientare ogni forma di pensiero critico e di opposizione sociale di tutti i movimenti cittadini di rivendicazione di spazi abitativi, sociali e culturali di libera aggregazione. Al bisogno di cambiamento le istituzioni rispondono rigidamente con un restringimento dei diritti e degli spazi di libertà, escludendo i progetti non convenzionali, non autorizzati e non omologati. Da tutti i fronti vengono poste barriere!

Canapisa può essere interpretata come il tentativo locale di resistere ad un mondo sempre più claustrofobico e senza vie d’uscita.

Nel dar vita alla dodicesima edizione di Canapisa i propositi dei promotori sono quelli di riconnettere e socializzare esperienze, saperi, ricchezze materiali ed immaginarie e rivendicare DIGNITA’ E RISPETTO per tutte e per tutti.

Si denuncia quindi con forza il lascito concesso dallo Stato alle organizzazioni mafiose nella gestione del mercato nero delle droghe e gli enormi profitti esentasse di queste ultime. Il risultato è di fatto la persecuzione di migliaia di consumatrici e consumatori, repressione di forme di socializzazione e diffusione di una falsa informazione sulle sostanze legali e illegali in un contesto di totale assenza di strategie concrete di riduzione del danno.

E’ importante lottare contro la formazione di pregiudizi culturali e istituzionali, che giustificano terapie forzate, negando la libertà individuale di scegliere o rifiutare determinate cure. Sostenere Canapisa è scegliere la logica del bene comune piuttosto che quella della persecuzione di massa di individui colpiti soltanto per il loro stile di vita. Viene naturale, è una questione di logica.

IL PROIBIZIONISMO HA FALLITO!
SCENDI IN PIAZZA PER DIRE BASTA!
MANIFESTAZIONE ANTIPROIBIZIONISTA CANAPISA
* Fino alla fine del mondo proibizionista *

SABATO 26 MAGGIO 2012
ORE 17 PIAZZA SAN ANTONIO – PISA
Osservatorio Antiproibizionista
Canapisa Crew

ADESIONI ALL’APPELLO:
AFRICA INSIEME
ASS.MEZCLAR
BABIL
BIBLIOTECA FRANCO SERANTINI
CINEMALTROVE
CIRCOLO CORTEMAGNO-CALCI
COBAS-PISA
COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD
COLLETTIVO AULA R
FRATELLI DELL’UOMO-PISA
GASP-REBELDIA
GRUPPO ANARCHICO KRONSTAD PISA
KLUB EPIKURUS
LABORATORIO DELLE DISOBBEDIENZE
NUOVO CIRCOLO ROSSINI-PONTASSERCHIO
RIFONDAZIONE COMUNISTA PISA
TIJUANA PROJECT
ANTIPRO PERUGIA
COMITATO VERITA’ PER ALDO
CSOA GABRIO
LAB57-ALCHEMICA
XM24 BOLOGNA
TERRA DI NESSUNO-GENOVA
MOSQUITO

Info: http://osservatorioantipro.org/

gio, maggio 17 2012 » Agenda, canapa, war on drugs » No Comments

Ci vorrebbe una canna…

Cosa saresti disposto a fare per una bomba? Un’avventura urbana per l’approvvigionamento di droghe leggere…


Da: http://vimeo.com/fattincasa

gio, maggio 17 2012 » media, war on drugs » 1 Comment

Droghe, Riccardi alla prova

Leopoldo Grosso, vicepresidente Gruppo Abele, racconta l’incontro con il Ministro Andrea Riccardi che ha la delega alle politiche sulle tossicodipendenze per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 16 maggio 2012.

E’ realistico pensare che la questione delle dipendenze e dei consumi di sostanze psicoattive non rientri nell’ “agenda” delle cose da fare dell’attuale governo. Un’eventuale modifica della legge Fini-Giovanardi, proprio per il dibattito fortemente ideologico e molto poco pragmatico che finirebbe per essere sollevato dalle forze politiche che l’hanno imposta nel decreto sulle Olimpiadi invernali del 2006, sarebbe ritenuta eccessivamente destabilizzante.

Ed anche rispetto all’assetto dei servizi, al superamento delle sue criticità e alle tante innovazioni possibili senza modifiche di legge, è difficile prevedere una qualche “discontinuità”, nel momento in cui è stato confermato, pur provvisoriamente, l’intero staff dirigenziale del Dipartimento antidroga.
Alcune recenti prese di posizione della delegazione italiana a Bruxelles nelle riunioni del Gruppo orizzontale di tutti gli Stati membri, coordinati dalla Commissione europea, non si discostano sostanzialmente dalla “linea-Giovanardi”, essendone stato ribadito il “manifesto ideologico” contro la riduzione del danno, cavallo di battaglia del precedente governo alle conferenze ONU, sia di New York che di Vienna.

In base a queste preoccupazioni, un gruppo di associazioni che lavorano con le persone dipendenti e si occupano di politica delle droghe (CNCA, Gruppo Abele, Forum droghe, Itaca, Antigone) hanno chiesto e  recentemente ottenuto un incontro con il Ministro Andrea Riccardi, cui compete la delega del settore.

Messa da parte la possibilità di indire la Conferenza nazionale sulla droga, come previsto dalla scadenza triennale, il  Ministro si è  tuttavia dichiarato disponibile a partecipare ad un’iniziativa nazionale nel prossimo autunno, indetta dalle associazioni e dalle reti più significative che operano nel settore, insieme alle Regioni disponibili, con l’obiettivo di individuare le priorità condivise.

Nel frattempo ci si è trovati d’accordo sull’istituzione di un tavolo comune tra il Ministero della Cooperazione, della Giustizia e della Salute, allo scopo di mettere mano ad alcuni compiti urgentissimi: contenere i flussi d’entrata delle persone dipendenti e consumatrici di sostanze psicoattive nelle carceri sovraffollate.

E’ stato riproposto all’attenzione del Ministro un progetto (già presentato e conosciuto dal Dipartimento ma che non ha avuto corso col sottosegretario Giovanardi) per l’effettiva realizzazione delle misure alternative alla detenzione previste per i detenuti tossicodipendenti. Negli ultimi anni, le alternative al carcere hanno subito un drastico calo di applicazione, sia per le persone provenienti dalla libertà che dal carcere.

Lo stesso tavolo di coordinamento interministeriale avrebbe il compito di individuare le piccole modifiche legislative utili a modificare il flusso d’ingresso in carcere delle persone dipendenti, con positivi effetti sia sul contenimento del sovraffollamento, sia sull’immediato accesso ai percorsi di cura in comunità terapeutica o in progetti di riabilitazione territoriale.

Si è infine ribadito come le persone straniere, tossicodipendenti e alcoldipendenti, pur senza permesso di soggiorno, abbiano diritto, sulla base della stessa legge sull’immigrazione,  a cure sanitarie “urgenti, essenziali, ancorché continuative”. Si chiede di applicare queste norme per non essere soggetti attivi di discriminazione.

mer, maggio 16 2012 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto, riduzione del danno » 3 Comments

Piazze agli spacciatori e turismo in fuga

A due settimane dall’introduzione dei wietpas a Maastricht si cominciano a vedere gli effetti negativi anche sul turismo. Le cronache settimanali dal nuovo fronte occidentale del nostro corrispondente da Amsterdam Massimiliano Sfregola.

Appena due settimane di vita ed il “wietpas” già conferma i timori dei detrattori; la tv locale di Amsterdam AT5, ha dedicato pochi giorni fa, un ampio servizio alle tre province meridionali del paese dove ormai si parla apertamente di “piazze in mano agli spacciatori”.

Guerra di numeri tra le amministrazioni e tra queste e la stampa, in larga parte scettica sul rapporto costi-benefici del wietpas. In un editoriale al vetriolo, il direttore di un celebre sito di informazione di Maastricht, il dichtbij, ironizza sulla mole di comunicati stampa diramati a ritmo continuo a partire dal I maggio dalla polizia locale: le forze dell’ordine informano dell’incremento sostanziale nell’arresto degli spacciatori e garantiscono un controllo assiduo e capillare del territorio. Ma la realtà, denunciata da molti locali ed immortalata dagli organi di stampa di mezza Europa, è che la militarizzazione del territorio non ha sortito alcun reale effetto deterrente, danneggiando tra l’altro l’economia turistica di Maastricht che in appena quindici giorni avrebbe già perso il 30% dell’introito.

Intanto, nella capitale del Limburgo, 4 coffeeshop su 19 hanno riaperto per 5 ore al giorno, nonostante le poche decine di clienti che hanno accettato di registrarsi mentre gli altri si dirigono, insieme ai non residenti, a nord, a Nijmegen, in una zona ancora “pass-free” che ha registrato negli ultimi giorni un boom nelle vendite di cannabis. “Mai viste da queste parti tante auto con targa belga come nell’ultima settimana..” avrebbe detto un agente di polizia locale alla stampa. Forti i timori dei residenti per il tentativo di “schedatura di massa dei consumatori”, come viene definita dai coffeeshop la lista dei soci, in seguito al sequestro da parte della polizia di Tillburg dell’elenco dei soci di uno dei coffeeshop della cittadina.

mer, maggio 16 2012 » canapa, Cronache dal nuovo fronte occidentale, war on drugs » 3 Comments

L’Italia riflette sui “danni collaterali” della lotta alla droga

All’indomani dell’apertura del processo al fondatore di Rototom Filippo Giunta Udine ospiterà il 1 giugno in Sala Ajace un grande convegno nazionale che vedrà la mobilitazione del fronte che vuole riformare la Legge “Fini Giovanardi”

Nel 2009 l’accusa agli organizzatori di “agevolazione all’uso di sostanze stupefacenti” costrinse di fatto all’esilio dall’Italia Rototom Sunsplash, il più grande festival reggae d’Europa. Oggi, a distanza di tre anni, la storia sta diventando infinita, con il rinvio a giudizio di Filippo Giunta, fondatore e responsabile dell’evento culturale. Nel frattempo il festival in Italia non esiste più, perché da Osoppo è emigrato in Spagna portandosi dietro il suo contenuto di esperienza culturale di livello internazionale e, nondimeno, un indotto economico da milioni e milioni di euro che ieri ricadeva sul territorio friulano e oggi invece fa felici gli operatori economici di Benicassim, nella Comunitat Valenciana.

Smantellare una realtà di libero pensiero, di incontro tra culture, di confronto e critica alla sterile globalizzazione del mercato ad ogni costo, è stato più facile del previsto: è bastato un articoletto di una legge, la “Fini-Giovanardi”, che non ha eguali in Europa per ottusità retrograda. Con l’insensata quantità di provvedimenti restrittivi che genera, essa rappresenta la principale fonte di saturazione delle invivibili carceri italiane e a giudizio di molti intellettuali, giuristi, operatori carcerari e autorevoli esponenti del volontariato sociale, crea molti più problemi di quanti ne risolve.

Nella società italiana da tempo esiste un movimento trasversale per modificare questa legge. Tutto questo fronte di associazioni ha deciso di cogliere l’occasione dell’apertura del processo a Filippo Giunta, che si celebrerà giovedì 31 maggio a Tolmezzo, per riflettere su questi temi in una giornata di studio di livello nazionale, significativamente intitolato “Lotta alla droga. I danni collaterali”. L’incontro si svolgerà venerdì 1 giugno in Sala Ajace a Udine ed è un’iniziativa promossa da una galassia di realtà eterogenee: Forum Droghe, La Società della Ragione, Antigone, Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza, Unione Camere Penali, Magistratura Democratica. “Abbiamo voluto cogliere questa occasione per mettere sul banco degli imputati la legge Giovanardi per le conseguenze che provoca sul funzionamento della giustizia e sul sovraffollamento delle carceri. Sono danni collaterali assolutamente non casuali” dicono gli organizzatori, il cui riferimento di spicco è Franco Corleone, già sottosegretario alla giustizia e oggi presidente della Società della Ragione e Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze. “Offrire una prospettiva ragionevole ed efficace sul terreno della riforma della legge sulle droghe” è l’obiettivo dichiarato: e non dovrebbe essere difficile, vista la qualità e quantità degli ospiti che interverranno a questo “brain storming”.

I temi degli interventi spazieranno a 360 gradi sul pianeta droga. Nella sessione mattutina, dalle 10 alle 13, Corleone parlerà di “Effetti e contraddizioni della legge sulle droghe”, l’avvocato Luigi Saraceni (già magistrato e fondatore di Magistratura Democratica) illustrerà “Gli aspetti di incostituzionalità della legge”, Michele Passione dell’Unione delle Camere Penali e l’avvocato Rino Battocletti analizzeranno “Il peso della repressione penale sull’amministrazione della giustizia e sul carcere”, mentre infine il giudice del Tribunale di Cagliari Carlo Renoldi si soffermerà su uno dei più contraddittori aspetti della legge, la “coltivazione domestica”, che ha dato origine a una giurisprudenza con pronunciamenti davvero disparati. Le conclusioni saranno tratte da Mauro Palma, già Presidente del Comitato Europeo contro la tortura.

La sessione pomeridiana durerà invece dalle 15 alle 19, introdotta da Stefano Anastasia, presidente onorario di Antigone, associazione che si batte per i diritti e le garanzie nel sistema penale. Franco Maisto (presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna) evidenzierà “L’impianto della legge Giovanardi e l’alternativa”. Interverranno poi due parlamentari del Partito Democratico da sempre in prima linea per la rivisitazione della Fini Giovanardi: il deputato Mario Cavallaro lancerà “Una proposta per ridurre i danni maggiori”, mentre il senatore Roberto Della Seta mostrerà come anche in Italia sia ormai venuta “L’ora di legalizzare la cannabis”. Riccardo De Facci, vicepresidente del Cnca (Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza), Leopoldo Grosso (vicepresidente del Gruppo Abele di don Luigi Ciotti) e Cecco Bellosi della Comunità Il Gabbiano sosterranno la necessità di “Liberare i tossicodipendenti dalle catene”.

La giornata di studio proseguirà poi con una tavola rotonda, moderata dall’ex sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello, per approfondire “Il fallimento del proibizionismo e l’alternativa di una politica umana ed efficace”. All’incontro sono stati invitati il senatore radicale Marco Perduca, Fabio Scaltritti della comunità di San Benedetto di Genova di Don Gallo, Daniele Farina del Centro sociale Leoncavallo di Milano e Alessandro Oria, responsabile cultura e relazioni istituzionali del Rototom Sunsplash che collabora alla realizzazione del convegno. Chiuderà la giornata un intervento d’eccezione, quello di Peter Cohen, titolare della cattedra di sociologia dell’università di Amsterdam, che tratterà de “La stupidità della guerra alla droga”.

Sarà questo il messaggio finale di un incontro che vuol dare un contributo fattivo alla rivisitazione di un dispositivo normativo che non fa altro che prosciugare inutilmente risorse, in un momento dove le finanze dello Stato dovrebbero essere utilizzate con maggiore efficacia ed economicità, bruciando tempo ed energie delle forze dell’ordine e della magistratura per arrivare a un unico risultato: l’inutile repressione di migliaia e migliaia di giovani che poi la brutalità dell’universo carcerario introduce in una spirale non di rado senza ritorno. Una legge che permette anche la criminalizzazione di interi movimenti di persone, come le centinaia di migliaia di ragazzi che frequentavano in Italia il Rototom Sunsplash, il festival in esilio da un Paese da cui i cervelli fuggono, ma nel quale gli ottusi restano. Illudendosi di aver eliminato la droga, quando invece hanno eliminato il diritto alla libertà d’opinione e d’espressione. Ovvero la democrazia.

Vai al programma.


 

mar, maggio 15 2012 » Agenda, giustizia, war on drugs » 1 Comment

La pena, il carcere e le città

Lunedì 14 maggio 2012 a Roma Presentazione del libro “Il corpo e lo spazio della pena. Architettura, urbanistica e politiche penitenziarie”.

Inarch Lazio
i lunedì dell’architettura

ore 20.00 | lunedì 14 maggio 2012
ACER – via di Villa Patrizi 11, Roma

La pena, il carcere e le città
Architettura, urbanistica e politiche penitenziarie

LA VERTIGINOSA CRESCITA DELLE INCARCERAZIONI NELL’ULTIMO VENTENNIO HA FATTO ESPLODERE IL PROBLEMA DEL SOVRAFFOLLAMENTO PENITENZIARIO, E CON ESSO QUELLO DELLA QUALITÀ DELLA PENA NEL RISPETTO DELLA DIGNITÀ DELLA PERSONA DETENUTA. TRA TIMIDE RIFORME E OCCASIONALI PROVVEDIMENTI DEFLATTIVI, LA COSTRUZIONE DI NUOVE CARCERI E LA SATURAZIONE DI QUELLE ESISTENTI CONTINUANO A DOMINARE L’AGENDA POLITICA.

LA STRUTTURA ARCHITETTONICA, LA QUALITÀ EDILIZIA E LA COLLOCAZIONE URBANISTICA DEL PENITENZIARIO CORRISPONDONO ALLA SUA FUNZIONE E AL MODO DI INTERPRETARE LA PENA PRIVATIVA DELLA LIBERTÀ. CHI SI PROPONE DI RIFORMARE LA PENA NON PUÒ RINUNCIARE, QUINDI, A RIPENSARE LO SPAZIO PENITENZIARIO, ALMENO FINO A QUANDO IL CARCERE RESTERÀ DOMINANTE NELLE NOSTRE CULTURE E NELLE NOSTRE PRATICHE PUNITIVE.

Presentazione del libro
“Il corpo e lo spazio della pena. Architettura, urbanistica e politiche penitenziarie”
a cura di Stefano Anastasia, Franco Corleone, Luca Zevi. 2011 – EDIESSE – 13,00 Euro – ISBN 978-88-230-1601-9.

Carcere, città, cemento e bellezza.
Introduce
Franco Corleone
discutono
Luigi Pagano, Ruggiero Lenci, Angelo Sinesio

Il fine della pena.
Introduce
Stefano Anastasia
discutono
Edoardo Albinati e Luigi Manconi

Coordina
Luca Zevi

(via Franco Corleone)

lun, maggio 14 2012 » Agenda, carcere, giustizia » No Comments

Sette ricorsi contro Alemanno

Claudio Cippitelli scrive per la rubrica settimanale di Fuoriluogo sul Manifesto del 9 maggio 2012.

No, non è una questione romana. La chiusura di servizi di accoglienza e riduzione del danno e la sostituzione dei gestori con enti amici dell’attuale amministrazione Alemanno (tra le quali spiccano le vicende della Comunità di Città della Pieve e di Nord Est, tolte, dopo decenni, rispettivamente alla Coop. Il Cammino e alla Coop. Parsec), non rientra nel  normale avvicendamento tra strutture di terzo settore nella gestione di servizi per la cura delle dipendenze. La vicenda dei bandi emessi dall’Agenzia Capitolina sulle Tossicodipendenze (ACT) dimostra che l’amministrazione Alemanno ha deciso che le dipendenze vanno affrontate con una sola cultura: quella che risponde, esclusivamente per motivi ideologici, al sentire politico della giunta di destra. Poco importa che nel resto d’Italia e in Europa lo sforzo è precisamente il contrario, ovvero favorire la pluralità delle offerte e degli approcci per raggiungere le tante diversità presenti tra i tossicodipendenti, offrendo a costoro programmi rispettosi della loro irripetibile individualità. Prendiamo ad esempio i servizi a bassa soglia: in una metropoli come Roma, i  sei centri diurni dislocati nei diversi quadranti si riducono a due e si passa da dieci a trenta utenti per centro,  peggiorando la qualità dell’accoglienza. L’impegno delle cooperative e delle associazioni che fanno riferimento al Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza del Lazio, supportate dal CNCA Nazionale, e della Fondazione Villa Maraini (alla quale hanno cancellato un servizio come il Telefono in aiuto, attivo dal 1986), sta trasformando un esito ritenuto scontato dall’Amministrazione Alemanno in una battaglia politica e legale a difesa della giustizia e dei diritti delle persone dipendenti. Oltre alle mobilitazioni di centinaia  di utenti, dei loro familiari e degli operatori in piazza del Campidoglio, sono stati presentati  ben sette ricorsi. Pochi giorni fa una prima vittoria: la ACT ha annullato le cinque gare su cui pendono i ricorsi al Tar del Lazio.
Chi sono le associazioni che, secondo l’amministrazione capitolina,  dovrebbero sostituire i gestori che sino ad oggi hanno implementato le politiche sulle droghe del Comune di Roma? Prendiamo il Modavi che, secondo i risultati del contestato bando, dovrà sostituirà la Coop. Parsec nella gestione della comunità di pronta accoglienza Nord Est. Tale comunità, da 17 anni,  accoglie persone in terapia farmacologica e metadonica per un periodo definito ( di norma tre mesi) e nasce per completare armonicamente la rete dei servizi cittadini (dalle basse soglie, alle comunità terapeutiche).  Ecco come si esprime,  in una notizia di AGENPARL del 26 aprile 2012 Irma Casula, Presidente del Modavi: “Dobbiamo prendere atto che alcune politiche, come la riduzione del danno, sono state non solo superate ma accantonate in quanto inefficaci.” Viene da chiedersi, nel malaugurato caso che tale associazione si trovi a gestire un servizio come una comunità di prima accoglienza, quale rapporto intenderà mantenere, ad esempio, con i servizi regionali che da decenni implementano con successo proprio quelle politiche di riduzione del danno che Casula improvvidamente, e senza citare alcun dato, definisce accantonate ed inefficaci: servizi che garantiscono, insieme ai Ser.T., gli invii proprio alla comunità di prima accoglienza.

mer, maggio 9 2012 » riduzione del danno » No Comments

Il wietpas? “Un dono del cielo”

A parlare è uno spacciatore tornato a fare buoni affari dopo l’introduzione del wietpas nelle regioni meridionali dell’Olanda, mentre si aprono le prime crepe anche nel fronte pro-wietpas. Le cronache settimanali dal nuovo fronte occidentale del nostro corrispondente da Amsterdam Massimiliano Sfregola.

Tsunami di spacciatori invade le strade di Venlo”, questo il titolo con cui ha esordito nella puntata di ieri sera Eenvandaag, noto programma di approfondimento della tv olandese; ad una settimana dall’entrata in vigore del discusso wietpas – la misura voluta dal governo di destra dimissionario che limita ai soli residenti nei Paesi Bassi l’accesso ai coffeeshop – nelle province di frontiera del paese è il caos: da Venlo, cittadina sul confine sud-orientale con la Germania fino a Tillbuerg, sul versante occidentale, la stampa ha documentato per l’intera settimana il dilagare a macchia d’olio dello spaccio in strada. “Un dono del cielo” è arrivato a definire il pass, ai microfoni di una tv locale, uno dei tanti spacciatori che a piedi ed in auto si aggirano giorno e notte alla ricerca di clienti. Scene inedite in Olanda, che stanno alimentando lo scontro politico, assicurando al futuro dei coffeeshop un posto di rilievo nell’agenda della prossima campagna elettorale. Tra i sostenitori del giro di vite, resta convinto ed inamovibile il ministro della giustizia dimissionario Ivo Opstelten mentre il sindaco di Maastricht continua a difendere a spada tratta la misura, sostentendo che il boom di dealer è solo un temporaneo effetto collaterale. Di diverso avviso i partiti di sinistra: a Venlo, il partito laburista, contrarissimo al pass, ha lanciato un numero verde per raccogliere le denunce dei cittadini allarmati dallo spaccio in strada, mentre il partito socialista, secondo del paese nei sondaggi, ha annunciato che se entrasse a far parte della prossima compagine governativa farà abrogare la misura. Ma da destra è arrivato un inaspettato supporto al fronte “anti-wietpas”: l’organizzazione giovanile del partito liberale del ministro Opstelten, ha avviato una campagna per chiedere il ritiro immediato del provvedimento, dichiarandosi a favore della legalizzazione della cannabis.

mer, maggio 9 2012 » canapa, Cronache dal nuovo fronte occidentale, war on drugs » No Comments

Canapa Medica: il Connecticut sarà il 17esimo stato USA a legalizzarla

Un altro Stato del New England approva una legge per l’uso terapeutico della canapa. Un terzo della popolazione USA vive oggi in stati che tutelano i pazienti che fanno uso di canapa medica.

Dopo un acceso dibattito, durato più del previsto, il Senato del Connecticut ha approvato la legge per la cannabis medica approvata dalla Camera in precedenza che ora passa alla firma del Governatore Dannel Malloy. Il disegno di legge del Connecticut crea le linee guida e regolamenti per i centri di coltivazione e dispensari. Per saperne di più sulla nuova legge del Connecticut clicca qui.

“Con la svolta in Connecticut – commenta l’associazione americana NORML che ha lottato duramente per questo obiettivo – circa un terzo della popolazione degli Stati Uniti ora risiede in uno stato che ha deciso di agire secondo la volontà dei suoi cittadini; un fatto importante se comparato all’atteggiamento del governo federale, ancora recalcitrante sugli usi medici e che stupidamente insiste ancora a dire che la cannabis è un pericoloso ‘narcotico’ e che non ha valore medico accertato.

Sempre nel New England, il legislatore del New Hampshire dovrebbe superare il veto del Governatore la prossima settimana, approvando così una nuova legge per la Canapa Medica. Secondo NORML in Massachusetts, questo novembre, gli elettori dovrebbero approvare con un ampio margine una proposta di legalizzione dell’uso medico della cannabis (nel 2008 gli stessi elettori del Massachusetts hanno approvato una iniziativa di depenalizzazione dell’uso di canapa con il 65 per cento).

Da ovest a est, gli Stati USA con protezioni legali per i pazienti che usano cannabis medica sono: Hawaii, Alaska, Washington, Oregon, California, Nevada, Arizona, New Mexico, Montana, Colorado, Michigan, Delaware, New Jersey, Connecticut, Rhode Island, Vermont e Maine (così come il District of Columbia).

lun, maggio 7 2012 » canapa, salute » No Comments