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Droghe e Diritti

Mariella Gramaglia, in ricordo della bella politica

Per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 22 ottobre 2014 pubblichiamo, a pochi giorni dalla scomparsa di Mariella Gramaglia, la sua dichiarazione di voto in occasione dell’approvazione della legge sulle droghe Jervolino-Vassalli nel 1990.

Mariella GramagliaL’esperienza in Parlamento di Mariella Gramaglia è stata breve, ma intensa. Nella discussione della legge sulle droghe Jervolino-Vassalli nel 1990, ebbe un ruolo di rilievo, come testimonia la sua dichiarazione di voto finale in nome del gruppo. Ispirazione umanitaria unita a pragmatismo (contro l’ideologia e la retorica governative), rivendicazione dei diritti per tutti e difesa dello Stato di diritto (contro gli strappi emergenziali): sono i tratti salienti di questo intervento così come del suo impegno politico più generale.

“La Sinistra Indipendente voterà contro questo disegno di legge con sicura determinazione e con la coscienza di compiere il proprio dovere. Colleghi del governo, voi avete puntato i vostri occhi e le vostre intransigenze solo sulla figura del tossicodipendente. Di lui però, colleghi, non sapete nulla, nemmeno quello che la gente per l’esperienza di vita sa benissimo, e cioè che si tratta di una persona sofferente nella mente, nella psiche e nel corpo e non di un delinquente; se lo trattate da criminale, ne farete un criminale, se lo trattate da spacciatore ne farete uno spacciatore, se ne fate un cittadino di serie B lo consegnerete nelle mani dei trafficanti.
Ne fate un criminale, perché imponendo una sanzione per il solo consumo voi lo spingete alla clandestinità e alla segretezza, a sfuggire quei servizi sociali che qualora non potessero salvarlo dalla droga potrebbero almeno contenere i suoi mali peggiori: la crisi di astinenza, i rischi di overdose, il pericolo dell’Aids.
Ne fate uno spacciatore perché, incapaci come siete di graduare le pene in questo disegno di legge, prevedendo come prevedete da otto a vent’anni per reati diversissimi tra loro, dai reati piccoli a quelli gravissimi, lo invitate implicitamente a fare di più e peggio, a dirsi che una volta che ha saltato il fosso della dose media giornaliera, tanto vale delinquere alla grande.
Lo consegnate infine nelle mani dei trafficanti, perché di fronte ad una collettività nemica l’unico perverso amico, l’unico boss e l’unico protettore sarà per il tossicodipendente il trafficante.
In più, con questa legge, intendendo punire nel tossicodipendente lo spacciatore senza porvi neanche il problema della prova, voi infliggete un’ennesima ferita alla nostra civiltà giuridica: confondete i reati con i comportamenti, per quanto autolesivi possano essere; assumete una presunzione di colpevolezza senza prova, che noi non possiamo accettare e che stravolge l’intera cultura del diritto.
Alla vigilia della discussione alla Camera, noi della Sinistra Indipendente parlammo di “modica qualità” del dibattito politico su questa materia. Oggi ci sentiamo di essere più severi e di parlare di parlare di infimo esito di questa discussione, con le opposizioni ridotte via via la silenzio, con la maggioranza sorda ad ogni ragionamento, anche a quelli di buon senso, e con i “soldatini di piombo” intenti a votare per il vicino nell’indifferenza dei più. Mi fa piacere, forse mi consola, ripensare alla saggezza dei tanto vituperati olandesi che dicono: “Noi olandesi costruiamo le dighe, gli altri popoli fanno la guerra, ma ad ogni appuntamento internazionale scopriamo che i nostri interlocutori hanno perso un’altra guerra mentre le nostre dighe non sono state abbattute..”.
Ebbene, colleghi della maggioranza, signori del Governo, noi continueremo a progettare le nostre dighe con i tanti operatori del diritto e della sanità che abbiamo incontrato in questi mesi e in questi anni e che sono consapevoli dei diritti e dei doveri della loro funzione. Nessuno di quelli che abbiamo incontrato, e sono tantissimi, nei servizi pubblici e nelle comunità private, ritiene che questa vostra legge li aiuterà a lavorare meglio.”

mer, ottobre 22 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Sigarette porporate

L’iconoclasta commenta la notizia delle sigarette, benefit “vizioso” per i porporati vaticani.

Il cardinale Crescenzio Sepe regala ai detenuti dell’OPG di Secondigliano stecche di sigaretteLa clamorosa notizia delle “sigarette cardinalizie”, apparsa su Repubblica del 9 ottobre (p.24), fa riflettere sulle contraddizioni di chi si accanisce contro i consumatori di droghe illecite, e in particolare di cannabis – comprese le demonizzazioni vaticane, notevolmente amplificate dalla popolarità di Bergoglio, il quale ripetutamente torna su questo argomento. Per chi non avesse visto il succitato articolo: tra i vari benefici di cui fruiscono cittadini sia vaticani, sia italiani dipendenti della Santa Sede (benzina scontata, &c) – benefici che tra l’altro servono come integrazione, a spese di quelli di noi che pagano le tasse, dei salari vaticani spesso piuttosto bassotti – spiccano i 500 (diconsi cinquecento) pacchetti di sigarette al mese cui hanno diritto i porporati: in parte a prezzo “normale”, cioè già fortemente scontato date le esenzioni fiscali concordatarie mussoliniane e poi craxiane, in parte a prezzo ulteriormente ridotto. L’articolo avanza dubbi sulla destinazione di tali imponenti quantità di droga: quanta parte se ne va in regalini a parenti, amici, clientes? quanto invece passa a un elettronico “mercato grigio”? Ma questo dilemma, in verità, poco ci interessa; ci interessa piuttoso lo stridente contrasto – cautamente ignorato dai vari schieramenti sociali e politici, forse anche per evitare una impopolare critica a Bergoglio – tra il proibizionismo duro e puro nei riguardi delle droghe illecite e questa elargizione urbi et orbi di una droga al top della patogenicità. Tra l’altro, pur dopo alcune misure limitative introdotte a seguito di passati scandali, sono proseguite in diverse forme le manipolazioni operate dalle multinazionali del tabacco al fine di accrescere il già forte potenziale della nicotina di indurre dipendenza; un potenziale, secondo gli esperti, addirittura superiore a quelli dell’eroina, degli psicostimolanti e del crack. Insomma, stretta la foglia della cannabis, ma larga la manica per Nicotiana tabacum…

L’iconoclasta.

mar, ottobre 21 2014 » l'iconoclasta » No Comments

Città e riduzione del danno in Europa

Susanna Ronconi scrive per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 15 ottobre 2014.

Susanna Ronconi scrive sulla la rete europea per la Riduzione del Danno per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 15 ottobre 2014.Bilancio positivo e nuove sfide per la riduzione del danno europea (RDD): nata a Marsiglia nel 2011, da operatori, consumatori e città, la rete europea EuroHRn ha fatto il punto ad Amsterdam, il 2 e 3 ottobre. Si è cominciato dal contributo dell’Olanda, che si è interrogata sul proprio pluridecennale modello, offrendo una riflessione su alcune questioni cruciali. Intanto la centralità, nella RDD di successo, del paradigma dell’apprendimento sociale, quel “consumatori si diventa” giocato in prospettiva di un consumo più sicuro, autodeterminato e centrato su competenze individuali e collettive in grado di proteggere da rischi e danni; in seconda battuta, l’attenzione a non incentivare, con scelte politiche e legislative, processi di etichettamento dei consumatori, come quelli relativi alla criminalizzazione (ma anche alla patologizzazione), il che consente di costruire un contesto sociale incline alla normalizzazione del consumo e a facilitare la coesione sociale: per intenderci, quella scelta che alla fine degli anni ’60 consentì la rinuncia a sanzionare una quota importante della gioventù olandese. Ma anche, su un altro piano, scelte di politica sociale, in cui certi fattori “determinanti” la qualità della vita dei consumatori a rischio di esclusione giocano un ruolo incisivo, come e più di specifiche politiche “delle droghe”. L’Europa di Eurohrn, dalla Scandinavia ai Balcani, dall’Italia all’Estonia, non è l’Olanda, ma queste “lezioni apprese” hanno risuonato con concretezza e forza nelle esperienze comuni. Una sfida condivisa è apparsa quella dei nuovi consumi e dei consumatori del loisir: lo scenario è quello di una produzione mutante e “home made” di molecole, in un mercato frammentato e veicolato dal web, e dall’altro di consumatori lontanissimi dall’immagine del consumatore-tipo su cui la RDD è andata costruendosi negli anni ’80 e ’90: i nuovi consumatori si collocano agli antipodi di ogni lettura all’insegna del modello medico o di quello dell’esclusione sociale. Una distanza che è risuonata non solo tra gli operatori alla ricerca di prassi rinnovate, ma anche nella neo-nata rete europea dei consumatori, Euronpud (European Network of People who use Drugs) che ne ha fatto un fulcro critico. Tre temi specifici nei lavori della rete. Le stanze del consumo, analizzate in una aggiornata tornata di ricerche: 83 in tutta Europa, con un trend di clienti che non accenna a diminuire, una differenziazione nell’offerta che si adegua al mutare dei consumi e una conquistata capacità di interagire con i contesti urbani. E una novità: una rete europea delle stanze che offrirà esperti a chi vuole aprirne una (e l’Italia, si sa, potrebbe fruirne per superare un ormai insostenibile gap). La lotta alle overdose: studi di assessement sulle migliori prassi europee, con le tante variabili che, insieme, dovrebbero concorrere all’efficacia degli interventi. Ruolo importante è risultato quello dei consumatori e delle loro competenze, e qui l’Italia – per una volta… – può vantare come miglior prassi la distribuzione del farmaco salvavita, il naloxone, nell’ambito degli interventi di bassa soglia e di peer support. Infine, il lavoro della RDD nei e con i contesti urbani è stata posta come un trend necessario del suo sviluppo: le città continuano ad essere attori e luoghi privilegiati della RDD che deve assumere sempre più la dimensione di una politica integrata nelle politiche municipali. Proprio agganciandosi a questa priorità, la rete italiana ITARDD – che di EuroHRn è focal point nazionale – terrà il suo appuntamento annuale 2014, il 14 e 15 novembre a Napoli, proprio sui contesti urbani e i loro attori (www.eurohrn.eu )

mer, ottobre 15 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Nasce la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili

Il 17 ottobre la prima conferenza pubblica

CILDNasce la Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili. Primo esperimento di contaminazione delle libertà la Cild nasce da un grandissimo numero di organizzazioni della società civile italiana che hanno deciso di dar vita a questa Coalizione, pur nella eterogeneità dei temi trattati e delle proprie storie. Il presidente è Patrizio Gonnella, attuale presidente dell’Associazione Antigone.
Le associazioni che aderiscono sono: A buon diritto, Antigone, Arci, Arcigay, Asgi, Associazione 21 Luglio, Associazione Luca Coscioni, Associazione Nazionale Stampa Interculturale, Associazione Tefa Colombia – Cooperazione Internazionale Modena, Cie Piemonte, Certi Diritti, Cipsi, Cittadinanzattiva, Cittadini del mondo, Cospe, Diritto di sapere, Fondazione Leone Moressa, Forum Droghe, Lasciatecientrare, Lunaria, Movimento Difesa del Cittadino, Naga, Parsec, Progetto Diritti, Società della Ragione, Zabbara.
Le grandi questioni di cui ci occuperemo riguardano la lotta al razzismo e ogni forma di discriminazione, i diritti delle persone immigrate e di etnia rom e sinti, il contrasto a un sistema penale e penitenziario privo di garanzie e irrispettoso della dignità umana, la lotta alla corruzione e le battaglie per la trasparenza nella pubblica amministrazione, i diritti delle persone della comunità Lgbt, la questione droghe, i diritti dei minori, la violenza contro le donne.
Il 17 ottobre a Roma, a partire dalle ore 10 presso la sala Capranichetta (piazza Montecitorio), si terrà la prima Conferenza Nazionale che rappresenterà il primo momento pubblico della Coalizione.
In quell’occasione verranno pubblicizzate alla stampa tute le raccomandazioni presentate a Ginevra dalla nostra organizzazione al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite che, a partire dal 27 ottobre, dovrà giudicare il nostro paese.
Il 17 ottobre è prevista la partecipazione di: Luigi Manconi (presidente della commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della Repubblica); Aryeh Neier (già direttore dell’American Civil Liberties Union, di Human Rights Watch e presidente della Open Society Foundations); Ivan Scalfarotto (Sottosegretario di Stato al Ministero delle Riforme costituzionali e Rapporti con il Parlamento); Min. Plen Gian Ludovico de Martino (Presidente Comitato Interministeriale per i Diritti Umani); Silvio di Francia (delegato del Sindaco di Roma per i Diritti Fondamentali); Balazs Dénes (Open Society Foundations); Aldo Morrone (presidente Fondazione Ime); Eligio Resta (Università di Roma Tre, filosofo del diritto); Antonio Marchesi (Presidente di Amnesty International); Judith Sunderland (Human Rights Watch); Mauro Palma Consiglio d’Europa; Uno studente del liceo classico Virgilio di Roma; Stefano Anastasia (Società della Ragione); Guido Barbera (Cipsi); Paolo Beni (Deputato PD); Valentina Brinis (A Buon Diritto); Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni); Francesca Chiavacci (Arci); Luca Cusani (Naga); Daniele Farina (Deputato Sel); Costanza Hermanin (Open Society Foundations); Pier Paolo Inserra (Parsec); Laura Liberto (Cittadinanzattiva); Antonio Longo (Movimento Difesa del Cittadino); Giulio Marcon (Deputato Sel); Susanna Marietti (Antigone); Gennaro Migliore (Deputato Led); Leonardo Monaco (Certi Diritti); Grazia Naletto (Lunaria); Enrica Rigo (Law Clinic Università Roma Tre); Guido Romeo (Diritto di Sapere); Arturo Salerni (Progetto Diritti); Gianfranco Schiavone (Asgi); Gianluca Solera (Cospe); Maria Stagnitta (Forum Droghe); Carlo Stasolla (Associazione 21 Luglio); Gabriella Stramaccioni (Gruppo Abele); Gabriella Guido (Vicepresidente della Cild); Andrea Menapace (Cild).
Inoltre, il giorno prima della conferenza, una delegazione della Cild, con alcuni degli ospiti internazionali, alcuni parlamentari e il vicesindaco di Roma, si recheranno in visita presso il Cie di Ponte Galeria e il carcere di Regina Coeli.
Invitiamo i giornalisti e le redazioni che volessero ricevere in futuro le comunicazioni della Cild a mandare una mail all’indirizzo: ufficiostampa@cilditalia.org per essere aggiunti alla lista stampa.

mer, ottobre 15 2014 » Agenda » No Comments

Cannabis medica, i ritardi e le resistenze

Mariella Orsi, sociologa, Forum Droghe scrive per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto dell’8 ottobre 2014.

Mariella Orsi scrive sulla cannabis MedicaNei giorni scorsi è stato siglato il Protocollo d’Intesa tra Ministero della Salute e Ministero della Difesa per l’avvio della produzione nazionale di preparati a base di cannabis  ad uso terapeutico. 
La decisione è  stata presa -come dichiarato dal Ministro Lorenzin -per rendere  più economico il costo per lo Stato: a fronte della spesa attuale di 15 Euro al grammo, con la produzione garantita dall’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze, si risparmierà circa la metà. 
Ma sarà anche più  agevole di quanto sia attualmente  l’accesso ai farmaci cannabinoidi per i cittadini affetti da varie patologie che ne dovrebbero usufruire?
Il Convegno organizzato di recente dal gruppo di Sel  del Consiglio Regionale della Toscana poneva questo quesito come questione di civiltà. Infatti, nonostante la legge regionale n.18 del maggio 2012 abbia definito le disposizioni organizzative per l’utilizzo di farmaci cannabinoidi nel Servizio Sanitario Regionale, risultano ancora molto scarse le persone che riescono ad accedervi.
 Secondo alcune associazioni di malati, desta anche perplessità la Delibera Regionale del dicembre 2013 che restringe la tipologia dei pazienti ai quali sarà possibile erogarli: Sclerosi Multipla, dolore cronico di origine neurologico, dolore oncologico refrattario alla morfina e Sindrome di Tourette. Ulteriori disposizioni, deliberate a livello di ASL, restringono la prescrizione ai pazienti “ospedalizzati”(..ma così  non si aumentano i costi a carico del Servizio Sanitario Regionale?) afferenti ai Dipartimenti di Oncologia, Neurologia e Cure Palliative. Ma il vincolo dell’ospedalizzazione va contro quanto dichiarato dal Ministro Turco nell’audizione al Parlamento nel lontano 2007, ai tempi del Decreto di modifica delle Tabelle sulle sostanze stupefacenti previste dal DPR 309, che aprì la strada all’uso terapeutico della cannabis: 
”Considerato che la scienza medica considera il dolore come patologia a sé stante che dev’essere curata in quanto tale, e che si sta affermando, a livello scientifico, il valore terapeutico della cannabis, sulla base delle evidenze che documentano l’efficacia di questa sostanza per i malati di cancro e Aids e nelle patologie neurodegenerative, quali  sclerosi multipla, morbo  di Parkinson, epilessia, glaucoma e artrite reumatoide; e visto che molti Paesi tra i quali Usa, Canada, Regno Unito, Germania, Belgio, Olanda, Svizzera, Israele e Sudafrica hanno reso disponibili ai malati i medicinali cannabinoidi,.. si auspica che anche in Italia si possa disporre  di questi farmaci, regolarmente autorizzati all’immissione in commercio, prescritti tramite l’utilizzo della normale ricetta medica e resi  comunemente reperibili nelle farmacie”. Di fatto, la reperibilità dei cannabinoidi in farmacia è l’unica modalità di accesso in linea con quanto avviene in altri paesi, conforme alle caratteristiche di grande sicurezza della cannabis, e davvero rispettosa dei bisogni dei malati.
Perché, allora, queste “restrizioni”, queste limitazioni e, soprattutto, questo ritardo nell’adozione di provvedimenti amministrativi atti a renderli “terapie appropriate” come hanno fatto tanti Paesi, in base alle evidenze derivanti dagli studi sull’efficacia pubblicati? Si sta perpetuando  il pregiudizio  verso l’uso dei cannabinoidi, così come è avvenuto per la morfina, creando gravi disuguaglianze e rendendo l’accesso alla terapia del dolore, piuttosto che un diritto, quasi un’elargizione benevola?
E come mai la Regione Toscana che quando vuole – e lo ha dimostrato recentemente nel caso della fecondazione eterologa-riesce a decidere tempestivamente e autonomamente, non è in grado di superare le resistenze che  ostacolano l’accesso alle terapie con la cannabis?

mer, ottobre 8 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

I VOLTI DELL’ALIENAZIONE. Disegni di Roberto Sambonet

Martedì 7 ottobre 2014, alle ore 18.30, si inaugura la mostra alla presenza dell’assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute Pierfrancesco Majorino, Franco Corleone e Ivan Novelli della Società della Ragione, Elisa Camesasca dell’Archivio pittorico Roberto Sambonet, Corrado Mandreoli, della segreteria CGIL di Milano e Silvia D’Autilia dell’Università di Trieste.

sambonet-alienazioneI VOLTI DELL’ALIENAZIONE. Disegni di Roberto Sambonet

Milano, Fabbrica del Vapore

8 – 23 ottobre 2014

Inaugurazione 7 ottobre 2014, ore 18.30

La Fabbrica del Vapore ospita dall’8 al 23 ottobre 2014 “I volti dell’alienazione”, la mostra che raccoglie quaranta disegni e settanta studi dell’artista e designer milanese Roberto Sambonet.

Una mostra straordinaria che racconta e indaga, attraverso i ritratti che l’artista ha realizzato tra il 1951 e il 1952 nel manicomio di Juqueri, a cinquanta chilometri da San Paolo in Brasile, il complesso fenomeno del disagio mentale.

Sambonet trascorre sei mesi nei reparti dell’ospedale conducendo una sua personale ricognizione e ritrae, a china o a matita, gli internati in una serie di opere di grande intensità, tutte capaci di andare al di là del volto e mostrare pensieri, emozioni, sentimenti. Una sorta di viaggio di umana partecipazione, uno scavo nelle pieghe della malattia e della sofferenza, che sarà raccolto nel 1977 nel volume Della Pazzia (M’Arte Edizioni, Milano 1977).

Qui l’artista accosta ai ritratti dei malati di mente testi di autori che nei loro scritti hanno affrontato e raccontato il tema della pazzia, come Allen Ginsberg, Friedrich Hölderlin, Friedrich Wilhelm Nietzsche, Edgar Allan Poe, William Shakespeare, Voltaire e altri.

La mostra, promossa da La Società della Ragione, onlus impegnata sui temi del carcere, della giustizia e dei diritti, umani e sociali, con la collaborazione dell’Archivio pittorico Roberto Sambonet, vuole contribuire alla campagna per la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari, prevista per il 31 marzo 2015, dove sono ancora internate 906 persone. Un decreto poi convertito in legge il 17 febbraio 2012 ne stabiliva la chiusura dando delle scadenze, che sono state, però, via via sempre prorogate.

Roberto Sambonet, nato a Vercelli nel 1924, importante pittore, designer e grafico, ha avuto un legame particolare con Milano. Si è formato all’Accademia di Brera e ha partecipato attivamente alla vita cittadina frequentando l’ambiente delle avanguardie artistiche, che avevano come punto di ritrovo il bar Giamaica. Partecipò all’avventura del gruppo dei Picassiani con Cassinari, Morlotti e Treccani. Tra il 1948 e il 1953 si trasferì in Brasile, dove il suo linguaggio artistico visse una maturazione molto importante, che lo condusse verso quell’essenzialità della linea che divenne tratto fondamentale della sua opera, nella pittura, nella grafica e nella produzione di celebri oggetti di industrial design.

Dopo la tappa milanese, la mostra sarà a Firenze, al Teatro Chille de la Balanza, San Salvi Città Aperta, dal 2 al 18 dicembre, per chiudere poi a Roma, al Museo in Trastevere, dal 24 marzo al 3 maggio 2015.

In occasione della mostra, curata da Franco Corleone e Ivan Novelli, sarà pubblicato da Palombi Editori un catalogo illustrato, con testi di Elisa Camesasca, Stefano Cecconi e Peppe Dell’Acqua.

INAUGURAZIONE

Martedì 7 ottobre 2014, alle ore 18.30, si inaugura la mostra alla presenza dell’assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute Pierfrancesco Majorino, Franco Corleone e Ivan Novelli della Società della Ragione, Elisa Camesasca dell’Archivio pittorico Roberto Sambonet, Corrado Mandreoli, della segreteria CGIL di Milano e Silvia D’Autilia dell’Università di Trieste.

INFO MOSTRA

Mostra: I Volti dell’Alienazione. Disegni di Roberto Sambonet
Luogo: Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4, Milano
Date: dall’8 al 23 ottobre 2014
Orari: da lunedì a venerdì dalle 14.30 alle 19.00; sabato e domenica dalle 11.00 alle 19.00

lun, ottobre 6 2014 » Agenda » No Comments

Dap: il conto salato del mancato ministro

Stefano Anastasia scrive per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 1 ottobre 2014

nicola gratteriSe si tratta di un risarcimento per il millantato credito nella formazione del Governo, bisogna far sapere a Matteo Renzi che l’indennizzo che sta pagando a Nicola Gratteri è decisamente sproporzionato alla frustrazione che il magistrato calabrese può aver subito dalla mancata nomina a Ministro della giustizia. Lasciamo per un momento da parte il metodo (su cui ha richiamato l’attenzione Lirio Abbate su L’Espresso ancora in edicola), e la surreale concorrenza di due ipotesi di riassetto del Ministero della Giustizia e dell’amministrazione penitenziaria, una maturata istituzionalmente nelle stanze di via Arenula e dovuta alla spending review del Governo Monti, l’altra in corso di elaborazione a Palazzo Chigi sotto la regia del procuratore Gratteri. Stiamo al merito della proposta Gratteri e a quel che se ne sa.

L’Amministrazione penitenziaria (un Dipartimento con circa 50.000 dipendenti, mica l’Anti-droga, che ne avrà sì e no una ventina) verrebbe abolito e sostituito da non si sa cosa. Certamente non verrebbe abolita la polizia penitenziaria che, invece, con un più ambizioso nome (“polizia della giustizia”) amplierebbe le sue competenze, dall’esecuzione degli ordini di reclusione alla ricerca dei latitanti, dal controllo dell’esecuzione penale esterna (detenzione domiciliare in primis) alla protezione dei collaboratori di giustizia e – già che ci siamo – anche dei tribunali e dei singoli magistrati. Ai commissari della polizia penitenziaria andrebbe poi la responsabilità diretta e formale degli istituti penitenziari, che verrebbero abbandonati progressivamente dagli attuali dirigenti “civili”, incanalati in un ruolo professionale a esaurimento. Nonostante l’ottima preparazione di alcuni dei giovani dirigenti della Polizia penitenziaria, finirebbe così definitivamente la mitologia del direttore dal volto umano, il Brubacker di Robert Redford, e il carcere tornerebbe a essere innanzitutto un luogo di reclusione e di sicurezza, a scapito di ogni promessa di trattamento e di rieducazione. Nessuna notizia delle altre figure professionali penitenziarie, dagli educatori agli assistenti sociali (di cui, scoprendo l’acqua calda, si dice che debbano occuparsi del reinserimento dei detenuti negli uffici di probation: ciò che già fanno), agli esperti (psicologi e criminologi) già sottoposti a turn over forzato dalle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi due anni.

In questo modo, attraverso la “messa in sicurezza” del carcere e delle misure alternative, “con pochi accorgimenti tecnologici e impiegando i nuovi agenti, si potrebbero avere in esecuzione pena fuori dal carcere 200 mila persone”, non si sa se e di quanto riducendo i detenuti. Dopo il disincantato realismo immobiliare di Franco Ionta, che pensava di affrontare il sovraffollamento penitenziario aumentando la capienza del sistema fino a 70mila posti letto (la storia ha poi dimostrato che si potevano diminuire i detenuti e il coraggio potrebbe fare anche di più), siamo ora all’utopia negativa del raddoppio della popolazione in esecuzione penale, dagli 80-100mila degli ultimi dieci-quindici anni, ai 200-250mila del progetto Gratteri: un popolo di santi, poeti, navigatori … e malfattori in esecuzione penale.

Non sorprende questa proposta. Qualcosa era stato anticipato in un’audizione sul 41bis presso la Commissione diritti umani del Senato dove Gratteri rappresentò le sue idee sul carcere, già ampiamente criticate su queste pagine da Franco Corleone (“Il carcere del lavoro forzato”, 18 giugno 2014). Ma ora siamo alla prefigurazione di un sistema penitenziario di tipo nuovo, la cui compatibilità con i principi costituzionali in materia di pena è tutta da verificare. Un conto davvero troppo salato per l’incauta promessa di un posto da ministro.

mer, ottobre 1 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Un’alternativa ai coffeeshops

Salvina Rissa presenta lo studio di Tom Decorte sui Cannabis Social Clubs in Belgio per la rubrica di Fuoriluogo su Il Manifesto del 24 settembre 2014.

cannabis social clubI Cannabis Social Club (Csc) sono sorti su iniziativa di gruppi di consumatori, per produrre collettivamente la cannabis destinata ad uso personale. L’iniziativa è possibile nei paesi in cui la coltivazione su scala ridotta è equiparata alla detenzione e al consumo di cannabis (ad uso personale), e tutte queste condotte sono depenalizzate, o comunque non perseguite in quanto non considerate come priorità dell’azione penale. Nati in Spagna verso la metà della scorsa decade, i Csc si sono diffusi in diversi paesi europei. In Belgio, le linee guida emanate dal Ministero della Giustizia nel 2005 stabiliscono i confini dell’uso personale: non perseguito se la detenzione non supera i 3 grammi o se si coltiva una sola pianta.
Dal punto di vista dei consumatori, i Csc hanno il merito di proteggere dalle insidie del mercato clandestino; sul piano politico, suscitano interesse poiché possono costituire una via intermedia fra la proibizione totale e la legalizzazione/commercializzazione su larga scala. Per una ragionata valutazione politica, è necessaria un’analisi in profondità dell’esperienza, alla ricerca dei punti forza, ma anche delle aree problematiche e delle possibili insidie. E’ quanto offre lo studio di Tom Decorte, Cannabis Social Clubs in Belgium: Organizational strenghts and weaknesses, and threats to the model, che sta per uscire su International Journal of Drug Policy.
In Belgio esistono 6 club, di dimensioni assai diverse: si va dai 237 membri di Trekt uw Plant (Tup) di Anversa, ai 13 membri di WeedOut di Andenne. Sono aperti ai soli residenti, maggiorenni, che siano già consumatori di cannabis. La quota associativa è di 25 euro all’anno per tutti i club. Tra le regole principali: il divieto di vendere ad altri la cannabis del Csc; l’obbligo di non causare disturbo dentro e nelle vicinanze del club. La gran parte degli associati sono consumatori ricreazionali ma c’è anche una minoranza che la usa a fine medico.
Quanto alla cura delle piante, in alcuni club i coltivatori sono membri del circolo stesso, in altri sono assunti a contratto con regole precise: non possono coltivare altre piante oltre il numero stabilito e ad ogni pianta deve corrispondere il nome di un membro del club. La coltivazione è organica e tutti i club si stanno dotando di certificazione di qualità, compreso l’esatto contenuto di Thc. In genere, il raccolto viene distribuito ogni due, tre mesi. I limiti di sostanza consentiti per socio consumatore variano molto a seconda del club, dai 10 ai 30 grammi al mese e così i prezzi (dai 5 agli 8 euro per grammo), destinati a coprire i soli costi di produzione, di immagazzinamento e conduzione del club.
Tra i punti forza del modello: la rigorosa autoregolamentazione, col divieto di vendita ai non soci, è un’alternativa discreta al modello troppo “visibile” dei coffeeshops e offre ai consumatori un ruolo attivo di controllo sulla sostanza. Il problema sta nella mancanza di base giuridica certa e nell’assenza di controlli di legge. Da un lato i Csc sono esposti al rischio di una recrudescenza proibizionista, come accadde nel 2006, quando i membri del Tup furono accusati di associazione criminale per coltivazione illegale. Dall’altro, i club subiscono le pressioni della narcocriminalità a produrre su larga scala. Stanno così emergendo i “club ombra”, che abusano del marchio di Csc: ad esempio nel 2013 la polizia scoprì che il club Eureca coltivava 60 piante, a fronte di soli 16 membri.
Conclude l’autore: sarebbe bene definire per legge le regole chiave, dal numero massimo di soci, alle procedure di qualità, alla quantità massima di Thc; perché mantenere l’autoregolamentazione e l’etica no-profit sotto la spinta della speculazione è difficile, senza alcun controllo legale.

Lo studio di Tom Decorte: Decorte_CSCs in Belgium_IJDP2014.pdf

mer, settembre 24 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » 1 Comment

Quali politiche per la sicurezza? Call for papers

Call for papers in vista del convegno internazionale sulla sicurezza che si terrà a Perugia il 14 e 15 novembre 2014.

sicurezza_2Università degli studi di Perugia
Dipartimento di Giurisprudenza
in collaborazione con Studi sulla questione CRIMINALE
con il sostegno di Regione Umbia

“Quali politiche per la sicurezza?”
Convegno internazionale
Perugia, 14-15 novembre 2014

Call for papers
Da almeno trenta anni uno spettro si aggira per l’Europa (e non solo). Viene chiamato “sicurezza” e acquisisce significati diversi a seconda dei contesti e degli ambienti che incrocia. Abbondano definizioni, ricerche, letteratura scientifica di ogni genere che lo analizzano, lo costruiscono e decostruiscono, e in fin dei conti gli infondono sempre nuova vita. Il convegno che vogliamo dedicargli si situa all’interno di quella particolare declinazione di questo spettro chiamata “sicurezza urbana”. Nell’interesse privilegiato su questo tema e le sue declinazioni politiche, giuridiche e culturali, vorremmo aprire a interventi e riflessioni sia teoriche che di ricerca che ne mettano in evidenza il carattere problematico e le conseguenze che derivano dall’uso che se ne fa sia sul piano locale che su quelli nazionale ed europeo.
Possiamo rilevare del resto come la questione urbana sia sempre stata centrale, e possa essere anzi considerata fondamento dell’analisi e della riflessione delle scienze sociali sul problema dell’ordine, problema per il quale, si può sostenere, le stesse scienze sociali si sono configurate come tali. Dunque, una ulteriore discussione sull’ambito di temi richiamato dalla “sicurezza urbana” può contribuire anche ad una riflessione critica sui concetti, gli strumenti, le metodologie di queste scienze.
Il convegno promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Perugia, in collaborazione con Studi sulla Questione Criminale e con il sostegno della Regione Umbria, si articolerà in una sessione plenaria la mattina del 14 novembre, una serie di workshop di approfondimento nel pomeriggio dello stesso giorno, e una tavola rotonda conclusiva la mattina seguente. Hanno già assicurato la loro partecipazione Jacques Donzelot (Université de Paris X Nanterre, Francia), Malcom Feeley (University of California, Berkeley, USA) e Maximo Sozzo (Universidad Nacional del Litoral, Santa Fe, Argentina).
Chi intenda proporre contributi e ricerche nell’ambito dei workshop sottoelencati, può inviare un abstract di non più di 500 parole al/la coordinatore/rice del ws di interesse entro e non oltre le ore 12 di giovedì 25 settembre. I contributi selezionati saranno comunicati ai proponenti entro martedì 30 settembre. Anche ai fini di una eventuale pubblicazione in rivista o volume collettaneo, i testi dei contributi nella misura massima di 60.000 caratteri (spazi inclusi) dovranno essere inviati alla segreteria del Convegno entro le ore 12 di lunedì 10 novembre.

Scarica il documento in formato pdf: Perugia Call IT_.pdf.

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Passato e futuro del Garantismo

Convegno a Roma in occasione dei 250 anni dalla pubblicazione di Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria

beccaria_frontespizioDipartimento di Giurisprudenza, Master in Diritto Penitenziario e Costituzione, Antigone

29 e 30 ottobre 2014

In occasione dei 250 anni dalla pubblicazione di Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria

Via Ostiense, 159 Roma

Dipartimento di Giurisprudenza

Sala del Consiglio (I piano)

PASSATO E FUTURO DEL GARANTISMO

29 ottobre ore 15

Saluti

Laura Boldrini (Presidente Camera dei Deputati)

Mario Panizza (Rettore Università Roma Tre)

Prima sessione. Il passato del garantismo

Introduce e coordina

Emanuele Conte (Università Roma Tre)

Relazioni

1. Philippe Audegean (Univesité Sorbonne Nouvelle – Parigi) Beccaria e la funzione correttiva delle pene

2. Mario De Caro (Università Roma Tre) Retributivismo e utilitarismo in Beccaria

3. Dario Ippolito (Università Roma Tre) La pena di morte tra utilitarismo e contrattualismo

4. Giulia Maria Labriola (Università Suor Orsola Benincasa Napoli) Il problema penale: alle origini del diritto di punire

5. Rosamaria Loretelli (Università di Napoli Federico II e Vicesegretario Generale della International Society for Eighteenth-Century Studies) Beccaria in Inghilterra prima di Bentham

30 ottobre ore 9.30

Seconda sessione. Il futuro del garantismo

Introduce e coordina

Patrizio Gonnella (Università Roma Tre e Presidente di Antigone)

Relazioni

1. Stefano Anastasia (Università di Perugia) Il futuro del garantismo e le pene capitali

2. Paolo Benvenuti (Università Roma Tre) Il garantismo e la giustizia trans-nazionale

3. Luigi Ferrajoli (Università Roma Tre) L’attualità del pensiero di Beccaria

4. Mauro Palma (Consiglio d’Europa) Beccaria e l’Europa delle pene

5. Marco Ruotolo (Università Roma Tre) I limiti al potere punitivo

6. Jørgen Ystehedes (Università di Oslo) La modernità di Beccaria e la prospettiva abolizionista

Conclusioni

Eligio Resta (Università Roma Tre)

Per la partecipazione agli eventi e per gli accrediti stampa scrivere a ufficiostampa@associazioneantigone.it

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1495585924028762/

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