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Droghe e Diritti

Rems, un patto tra Stato e Regioni

Raffaele Barone, Roberto Mezzina, Pietro Pellegrini scrivono sulla situazione delle REMS per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto del 15 novembre 2017.

ll 24 ottobre il Coordinamento Nazionale delle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems) è stato ricevuto dal sottogruppo di lavoro del Ministero della Sanità e delle Regioni. Il coordinamento si è costituito con l’obiettivo di vigilare sulla piena realizzazione della legge 81/2014 e valorizzare le buone pratiche che in alcune regioni si sono avviate con la chiusura degli Opg e l’apertura delle Rems.

Il radicamento territoriale, in connessione con tutta la rete dei servizi, è forse il cambiamento più significativo. In questa prospettiva la Rems non sostituisce in alcun modo l’Opg, tanto che i criteri d’invio, l’accesso, la cura, la dimissibilità sono tutti elementi che nella legge 81 connotano in maniera innovativa le strutture che accolgono pazienti in misura di sicurezza detentiva (da considerare “residuale” rispetto ad altre forme di misura di sicurezza) e con le quali risulta inconciliabile il regolamento penitenziario dell’Opg. Ciò in una situazione in cui, purtuttavia, il codice penale e il codice di procedura penale restano ancora inalterati: persiste il “doppio binario”, il concetto di incapacità e di non imputabilità esclude “il folle reo” dal normale percorso giudiziario. La misura di sicurezza “detentiva”, nonostante che le sentenze della corte costituzionale la abbiano parzialmente modificata, si basa sul riconoscimento della pericolosità. La persistenza dell’incapacità e della pericolosità come figure giuridiche di riferimento rafforza la contraddizione tra cura e custodia, già propria del manicomio civile. Una contraddizione che piuttosto che scomparire si trasforma in un equilibrio da gestire con intelligenza. Il clima dell’incontro è stato positivo con la disponibilità ad accogliere le proposte che dovranno essere confrontate anche con altri interlocutori, il Ministero della Giustizia e il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria. E’ stata accolta la richiesta del Coordinamento di essere consultato su tutte le questioni che riguardano l’applicazione della legge 81/2014, così per la prima volta potranno aver voce in capitolo gli operatori che si trovano in prima linea a gestire una serie di contraddizioni e difficili equilibri tra i diversi poteri.  Vi è stato accordo su quasi tutti i punti, in particolare quelli riferiti allo statuto della “persona con misura di sicurezza” (non più “internato”), con la scomparsa di ogni riferimento al regolamento penitenziario; su una visione del sistema di accesso che vede la Rems come “soluzione residuale” rispetto alla prevenzione e alla messa in campo di alternative da parte dei Dipartimenti di Salute Mentale; alla visione stessa della Rems non come luogo chiuso in sé, ma come insieme di servizi che si integrano tra loro; sulla globalità del piano di cura e del “progetto terapeutico riabilitativo individuale” che comprende le uscite sul territorio per relazioni sociali e lavorative e non solo singoli permessi.

Si è fatto inoltre riferimento alla figura del garante delle persone private della libertà; alla facilitazione di un “cruscotto operativo regionale interistituzionale” con la Magistratura e il DAP, che eviti l’assegnazione casuale alle Rems e fornisca soluzioni alternative concordate; all’abolizione della precisazione sui livelli di sicurezza, all’esclusione dei sanitari da qualsiasi atto o pratica che non siano di rilevanza sanitaria e terapeutico-assistenziale. Gli esiti dell’incontro saranno discussi in una riunione sul tema che si terrà a Trieste il 17 novembre in occasione della conferenza internazionale “The right [and the opportunity] to have a [whole] life” (Trieste 15 – 18 novembre) promossa dal Dipartimento di Salute Mentale in collaborazione con l’OMS (www.triestementalhealth.org).

 

mer, novembre 15 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Archeologia delle droghe a Firenze

Giovedì 9 novembre presso il Centro Java a Firenze incontro con Giorgio Samorini sull’archeologia delle droghe.

Da alcuni decenni gli scavi archeologici stanno rivelando un inatteso ruolo del territorio italiano e delle popolazioni che lo abitarono, nelle origini della relazione umana con il papavero da oppio, e come secondo fulcro di addomesticamento della vite selvatica per ricavare vini autoctoni, sardi e campani. E sempre in Italia sono state ritrovate le più antiche testimonianze europee di canapa. Oltre ai reperti materiali, l’archeologia si avvale delle moderne strumentazioni utili nell’individuazione dei principi attivi rintracciabili nel vasellame, nelle mummie e negli scheletri umani, come “ombre” che testimoniano l’antico uso delle fonti inebrianti.

Giovedì 9 novembre
C/o Centro Java
via Pietrapiana angolo via Fiesolana, zona S.Croce/ S.Ambrogio
Firenze

ARCHEOLOGIA DELLE DROGHE
INCONTRO CON GIORGIO SAMORINI – ETNOBOTANICO

ore 19h.00 Aperitivo alcol free

ore 21h.00 incontro ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

prenotazione obbligatoria centrojavafi@gmail.com

Giorgio Samorini, nato a Bologna nel 1957, è uno studioso etnobotanico che da decenni svolge un lavoro di ricerca sull’uso tradizionale delle piante inebrianti. Ha svolto indagini sul campo presso gruppi etnici in Africa, America Latina, Asia. Ha pubblicato numerosi articoli in riviste scientifche e diversi libri fra cui L’erba di Carlo Erba (1996), Funghi allucinogeni. Studi etnomicologici (2001), Droghe tribali (2012), Animali che si drogano (2013), Jurema, la pianta della visione (2016), Mitologia delle piante inebrianti (2016), Archeologia delle piante inebrianti (2017).

 

lun, ottobre 30 2017 » Agenda » No Comments

“Noi possiamo”, la prima campagna italiana sulla TasP

Lanciata dalla Lila la campagna italiana a sostegno della TasP (Treatment as Prevention – Terapia come Prevenzione) per le persone con HIV per spezzare l’immaginario “malattia – morte – dolore – contagio” che l’infezione ancora evoca.

Tasp la campagna della LILALa campagna che LILA lancia in occasione del suo trentennale è dedicata a far conoscere il tema TasP (Treatment as Prevention – Terapia come Prevenzione), il rivoluzionario concetto scientifico secondo il quale le persone con Hiv, che seguono regolarmente le terapie antiretrovirali (ART) e che hanno stabilmente una carica virale non rilevabile, non trasmettono il virus.

La campagna “Noi Possiamo” è la prima in Italia su questa straordinaria acquisizione scientifica e aderisce ad una più ampia campagna internazionale lanciata un anno fa dalla rete Prevention Access Campaign denominata “U=U, Undetectable=Untrasmittable”, ossia “non rilevabile=non trasmissibile”, che sta riscuotendo in tutto il mondo adesioni e sostegno da parte di istituzioni pubbliche e private, comunità scientifiche, associazioni e Ong.

Obiettivo di “Noi possiamo” è far conoscere gli straordinari effetti che le terapie antiretrovirali stanno producendo: mantenere la viremia di chi è in trattamento ART sotto il livello di rilevabilità migliora la salute e la qualità della vita delle persone con HIV, impedendo la trasmissione del virus ad altre persone. 

Questa informazione rappresenta anche una potente arma per porre fine alle discriminazioni e allo stigma sociale che da sempre gravano sulle persone con HIV e può incoraggiare un maggior ricorso al test. Per questo si parla di “TasP, Treatment as Prevention”: il trattamento ART, quando efficace, è anche uno strumento importante di prevenzione che può integrare efficacemente le politiche d’incentivazione del profilattico.
Articolata in un video e in una serie d’immagini, “Noi Possiamo” vuole spiegare con chiarezza questa “rivoluzione” ad un pubblico più vasto possibile attraverso l’aiuto dei media (on-line, cartacei, radio-tv), dei social e del materiale informativo (flyers, brochure, locandine, manifesti) che sarà distribuito dalla LILA in occasione delle tante iniziative organizzate sui territori.

Tasp la campagna della LILACon il video, curato da Giorgia di Pasquale, direttore creativo di Diversity, LILA ha voluto così raccontare il tema del ritorno ad un’esistenza normale per tante persone con HIV per le quali oggi è possibile, grazie alle terapie ART e alla TasP, amare, divertirsi, fare dei progetti, avere dei figli sani e in modo naturale, vederli crescere, invecchiare… essere insomma “come tutti” con la serenità di non essere più infettivi/e. Soprattutto però il video è un invito a non avere paura di chi vive con l’HIV a scardinare i propri pregiudizi, a spezzare l’immaginario “malattia – morte – dolore – contagio” che l’infezione ancora evoca.

Le immagini curate da Cristina Perone, creativa di Cliccaquì, rivolte a target differenziati, puntano con forza al cuore del messaggio. Il claim “ho l’HIV non sono contagiosa/a”, soprattutto legato al sesso, irrompe con la forza di un paradosso nel senso comune che, tuttora, associa l’HIV/AIDS al contagio e alla morte. È un messaggio che induce a fermarsi, a porsi delle domande e – è il nostro auspicio- a cercare le giuste risposte.

Dati a sostegno

Studio Partner
Studio osservazionale condotto in settantacinque centri clinici, in quattordici paesi europei. Il trial ha arruolato 1166 coppie siero-discordanti (un partner con HIV e in terapia con soppressione viremica e un partner HIV negativo) che hanno avuto rapporti sessuali senza preservativo. I rapporti penetrativi senza condom riportati sono stati 58.000 di cui 22.000 tra MSM (uomini che fanno sesso con altri uomini) e 36.000 eterosessuali. In sei anni nessuna infezione è stata registrata.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27404185
https://www.youtube.com/watch?v=NSRc_PZNEr8

Campagna U=U
Campagna internazionale promossa da ricercatori e attivisti di Prevention Access Campaign a sostegno delle evidenze scientifiche sulla non infettività delle persone con HIV in trattamento e con carica virale non rilevabile. Sostiene per questo anche l’importanza dell’accesso immediato al trattamento. Collegandovi a questo sito potrete trovare un’ampia rassegna di articoli e dichiarazioni scientifiche sulla validità della TasP.
https://www.preventionaccess.org/
https://www.youtube.com/watch?v=T3wfHtGFTPQ

Statement del Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie di Atlanta (CDC)
https://www.cdc.gov/hiv/library/dcl/dcl/092717.html

lun, ottobre 30 2017 » news » No Comments

41bis: novità, divieti e nodi irrisolti

Stefano Anastasia scrive sul regime penitenziario del 41bis per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 25 ottobre 2017.

Un codice penitenziario speciale: questa sembra essere l’ambizione della recente circolare con cui l’Amministrazione penitenziaria ha dato nuove disposizioni per l’organizzazione del circuito detentivo previsto dall’art. 41bis. Nel merito, la disposizione più significativa pare essere quella che consente ai minori di dodici anni di partecipare al colloquio familiare stando dalla parte del padre o del nonno detenuto per tutta la sua durata, mentre gli altri parenti sono dall’altra parte del vetro divisorio. Non solo: la perquisizione del detenuto che vada o torni dal colloquio dovrà essere eseguita con il metal detector e solo in casi eccezionali (e sulla base di motivazioni scritte) attraverso il suo denudamento. Piccole cose, ma non irrilevanti in un sistema che mantiene prescrizioni legali e amministrative incomprensibili, se il fine è quello di impedire comunicazioni verso i gruppi criminali di appartenenza. Restano così senza spiegazione, per esempio, le limitazioni all’acquisto di beni o generi alimentari o al possesso di foto, libri, colori e quant’altro. Questo articolo, per esempio, non potrà essere letto nelle sezioni 41bis: questo giornale, infatti, così come l’Avvenire o il Mattino, il Foglio o il Dubbio, non può esservi acquistato. D’altro canto, non potrà essere neanche ascoltato tramite Radio radicale o qualche altra emittente, stante il divieto di ricezione delle radio in modulazione di frequenza.

Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura nella sua ultima relazione sull’Italia, resa pubblica il mese scorso, formula alcune raccomandazioni sul 41bis. Salvo la possibilità di cumulare due ore di visita non usufruite (il minimo che si poteva concedere alla richiesta di accumulare tutte quelle non utilizzate), la circolare non interviene su ciò che gli è precluso per legge (un’ora di colloquio settimanale senza vetro divisorio, salvo rischio individuale e motivato; una telefonata al mese, indipendentemente dal fatto che il detenuto abbia o non fatto colloquio con i familiari), ma neanche su ciò che avrebbe potuto disciplinare, come lo svolgimento di almeno quattro ore di attività fuori dalla cella, o modalità tempestive ed efficaci di attuazione delle decisioni dei magistrati di sorveglianza.

Tra le inadempienze c’è anche quella che avrebbe potuto disciplinare a termini di legge i colloqui con i Garanti, di cui ha scritto in questa rubrica Franco Maisto all’indomani di un provvedimento giurisdizionale che ha disapplicato una circolare che parificava i Garanti ai familiari nelle forme e nel numero dei colloqui, di fatto privando i detenuti in 41bis della possibilità di incontrarli, se non rinunciando all’unico colloquio mensile loro consentito con i familiari. Vi si fa riferimento solo in un articolo riguardante le modalità di esecuzione delle “visite del garante”, in cui si riconosce al Garante nazionale la facoltà di incontrare riservatamente e senza limiti di tempo i detenuti in 41bis in quanto Meccanismo nazionale di prevenzione previsto dal Protocollo aggiuntivo alla Convenzione Onu contro la tortura e ai garanti territoriali di incontrarli durante la visita accompagnata dal personale dell’Istituto, con la superflua specificazione che questi “incontri” non incideranno sul numero di colloqui con i familiari cui essi hanno diritto. Nulla si dice, invece, su quanto giudicato illegittimo dai giudici di Terni e di Sassari, e cioè che i veri e propri colloqui con i garanti, espressamente previsti per legge, siano assimilati a quelli con i familiari, conteggiati con essi, effettuati con il vetro divisorio e, se del caso, ascoltati e videoregistrati. Un’occasione persa, cui speriamo che la riforma penitenziaria in via di approvazione voglia mettere riparo.

mer, ottobre 25 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Manifestazione nazionale contro il razzismo

A Roma contro il razzismo, sabato 21 ottobre dalle 14,30 concentramento in Piazza della Repubblica. Forum Droghe ha aderito.

Accogliere non è reato. Il 21 a Roma contro il razzismoSi moltiplicano in queste ore le adesioni alla manifestazione nazionale contro il razzismo indetta da decine e decine di associazioni, ong, forze sociali e politiche, che si ritroveranno a Roma, sabato 21 ottobre in Piazza della Repubblica, a partire dalle 14.30 per un corteo che giungerà fino a Piazza Vittorio Emanuele,

Un mondo laico e religioso vasto e che da sempre è schierato in difesa del diritto di migrare e che agisce in prima persona, anche disobbedendo a decisioni italiane e europee che sono in aperto contrasto tanto con la nostra Costituzione che con in fondamentali principi internazionali.

Tra gli aderenti, oltre a Forum Droghe, citiamo: Medici Senza Frontiere, Amnesty International, Emergency, CNCA, Gruppo Abele, Libera, Arci, Lunaria, organizzazioni note di una società impegnata che invita a scendere in piazza per ribadire che migrare, accogliere, essere solidali o poveri, dissentire #non è reato, come ribadisce il nostro slogan di convocazione.

Ci sono giunte inoltre lettere di sostegno alla manifestazione che alleghiamo, una di queste vede come primo firmatario Monsignor Nogaro, insieme a intellettuali laici e cattolici, una seconda è giunta dalla Rete delle Città in comune.

In tante/i ribadiremo la volontà di vivere in un paese diverso, inclusivo e in un continente che non resti fortezza inespugnabile per chi aspira ad una vita migliore.

In allegato, oltre alle lettere di sostegno, l’elenco delle adesioni aggiornato a questa mattina e l’appello generale di convocazione della manifestazione.

Questo il link alla pagina fb https://www.facebook.com/events/281944142306771/

mar, ottobre 17 2017 » Agenda » No Comments

La Consulta monca. Appello a Mattarella

Franco Corleone scrive sullo stallo per la nomina dell’ultimo giudice della Corte Costituzionale per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto dell’11 ottobre 2017.

La Corte Costituzionale da quasi un anno assume decisioni in assenza di un giudice, infatti l’avv. Giuseppe Frigo si dimise dalla Corte per motivi di salute il 7 novembre 2016. Il plenum rappresenta un elemento di garanzia particolarmente in casi delicati e quando emergono orientamenti non unanimi e  la stessa legittimità delle decisioni è messa dunque in discussione.

Il Parlamento in seduta comune ha il compito di eleggere il giudice costituzionale mancante entro un mese, ma il termine non è perentorio e in molte occasioni non è stato rispettato. Nella prima repubblica la spartizione era codificata e i cinque giudici di nomina parlamentare era attribuiti tre alla Democrazia Cristiana, due al PCI e uno ai socialisti e ai partiti laici.

Questa spartizione sulla base della logica del cosiddetto arco costituzionale impedì sempre l’elezione di un esponente della cultura garantista.

Già nel 1995 si era verificata una grave impasse che spinse Franco Ippolito, esponente storico di Magistratura democratica a chiedere un metodo nuovo e trasparente con il coinvolgimento dei cittadini per valorizzare il ruolo della Corte Costituzionale; io scrissi un articolo intitolato “Camere a Consulta” sul Manifesto del 24 maggio 1995 proponendo alcune soluzioni per sbloccare una anomalia istituzionale assai grave.

Nel 1996, parliamo della XIII legislatura, presentai alla Camera dei deputati una proposta di legge (n. 167) elaborata con l’ausilio del costituzionalista dell’Università di Pavia, Ernesto Bettinelli, per superare le possibili situazioni di inadempienze nella elezione dei giudici costituzionali. La norma di chiusura prevedeva che se entro due mesi dalla vacanza verificatasi, gli organi previsti non avessero provveduto alla nomina dei nuovi giudici, si sarebbe proceduto per cooptazione da parte della Corte Costituzionale.

Purtroppo nulla è stato fatto e ora di nuovo si manifesta una pericolosa incapacità delle Istituzioni repubblicane ad assolvere doveri fondamentali. Il Parlamento è giunto al settimo scrutinio senza esito, certificando addirittura la indecente mancanza del numero legale.

Il 26 aprile il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontrò il Presidente del Senato Piero Grasso e la Presidente della Camera Laura Boldrini e con un comunicato stampa fece sapere di avere “sottolineato l’esigenza di approvare la legge elettorale e di nominare il giudice della Consulta”. Anche il Presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi ha lamentato una condizione insostenibile. Stupisce che non si manifesti una grave preoccupazione per la caduta di credibilità del Parlamento e della crisi inarrestabile della democrazia.

In primo luogo tocca al garante della Repubblica, al Presidente Mattarella esercitare la propria responsabilità, inviando un Messaggio alle Camere come previsto dall’art. 87 della Costituzione.

Un atto, solenne e severo, metterebbe i parlamentari di fronte al dovere di adempiere a una funzione essenziale. I Presidenti Grasso e Boldrini, sarebbero costretti alla convocazione quotidiana del Parlamento, in una sorta di conclave laico, in modo da chiudere una vicenda incresciosa che non può essere protratta in un momento delicato come la fine della legislatura.

Il paradosso inaccettabile è che neppure sono sul tappeto nomi alternativi; è ora che si esca dall’oscurità e che il confronto parta magari da una rosa di nomi autorevoli per favorire la convergenza più vasta anche dei 571 voti necessari.

Questo appello sarà raccolto? Di fronte a questo insulto allo stato di diritto, sono certo che Marco Pannella avrebbe iniziato un digiuno di dialogo per far rispettare l’imperativo kantiano.

mer, ottobre 11 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Cannabis: si continua a giocare sulla pelle dei malati

Intervento di Maria Stagnitta presidente di Forum Droghe, rispetto al rinvio a novembre della discussione in aule del ddl sulla cannabis terapeutica (ex ddl intergruppo).

Maria StagnittaNon siamo particolarmente delusi per il rinvio a novembre del testo sull’uso terapeutico della cannabis sul quale le commissioni Giustizia e Affari sociali hanno lavorato per mesi. In fondo il testo “Miotto” non aggiunge niente di significativo all’attuale legislazione sull’uso terapeutico che soffre solo di una scandalosa mancata applicazione.

Purtroppo dobbiamo invece rilevare come si continui a giocare con la pelle delle persone per miserevoli calcoli di tattica prima politica e parlamentare. In questo caso parliamo di persone il cui diritto alla cura viene colpevolmente ignorato e, rileggendo alcuni emendamenti, anche irriso da chi istituzionalmente avrebbe l’obbligo di occuparsene.

Il testo arrivato in aula rappresenta solo una sbiaditissima ombra di quella riforma sulla cannabis che il paese aspetta da tempo, a partire della depenalizzazione completa della coltivazione ad uso personale, almeno per i malati. Le 60.000 firme presentate alla Camera insieme alla legge di iniziativa popolare sono il segno che la società chiede a gran voce una regolamentazione legale della cannabis. Esse sopravviveranno a questa pessima legislatura, con l’augurio che il prossimo confronto elettorale ponga attenzione ai milioni di consumatori di cannabis del nostro paese.

Forum Droghe insieme a numerose associazioni promuoverà questo confronti di fronte ai cittadini. Aspettiamo dalla politica segnali ben più seri e decisi di riforma della normativa sulle droghe, di cui la legalizzazione della cannabis rappresenta ormai un passaggio che dire scontato sarebbe riduttivo. Dopo 27 anni la legge attuale ha dimostrato tutta la sua dannosità: fiumi di inchiostro sono stati spesi per dimostrarne la pericolosità e l’inadeguatezza. Come al solito non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

ven, settembre 29 2017 » nota a margine » No Comments

I libri di Pavarini e il destino del carcere

Stefano Anastasia ricorda Massimo Pavarini e commenta la situazione del carcere in Italia per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 27 settembre 2017

Venerdì prossimo, 29 settembre, in occasione del secondo anniversario della sua scomparsa, la Casa circondariale e l’Università di Bologna, apriranno al pubblico la biblioteca di Massimo Pavarini nel carcere della sua città. Per volere dei familiari e con il concorso di molti (non ultima la Società della Ragione, che ha devoluto i fondi raccolti con il 5×1000 all’acquisto delle scaffalature lavorate dai detenuti della Dozza per ospitarne i libri), si compie così un desiderio di Massimo. Paradossale lascito, questo, per un abolizionista, salvo che si tenga nel debito conto il doppio movimento che una biblioteca come quella può suscitare in carcere, invogliando gli studiosi della pena a entrarvi (seguendo l’ammonimento di Calamandrei: “bisogna aver visto” per discutere del carcere e delle possibilità di una sua riforma) e stimolando i detenuti a evadere dalla propria condizione attraverso lo studio e la conoscenza. Nel pomeriggio, sempre a Bologna, Studi sulla questione criminale, la rivista che fu di Pavarini e che prosegue la tradizione della criminologia critica italiana, presenterà al pubblico il fascicolo doppio dedicato alla sua sociologia della pena. Sarà l’occasione (e altre ne verranno, speriamo, in molte altre città) per ripercorrere i temi e gli argomenti del pensiero e della ricerca di Pavarini, e di misurarne la rilevanza di fronte ai quesiti e alle sfide di oggi.

Il sistema penitenziario italiano, si sa, sta lentamente scivolando in un nuovo sovraffollamento: in poco più di un anno e mezzo, le persone detenute sono cresciute di più di cinquemila unità, superando la soglia delle 57mila. Il respiro che la sentenza Torreggiani aveva dato al sistema penitenziario italiano, incentivando norme e pratiche per la decarcerizzazione, si è fatto corto e già si sente, in qualche istituto, la reazione di chiusura di un corpo in affanno. Nel frattempo, però, sono al lavoro le commissioni ministeriali che dovrebbero disegnare il nuovo volto all’ordinamento penitenziario, dando traduzione normativa non solo alla delega conferita dal Parlamento al Governo con l’approvazione della legge Orlando, ma anche alle centinaia di proposte e allo spirito riformatore che hanno animato gli Stati generali dell’esecuzione penale voluti dal Ministro della giustizia all’inizio del suo mandato. Immediato pensare che l’una cosa possa rispondere all’altra, che la riforma dell’ordinamento penitenziario possa ridurre il sovraffollamento e riprendere la strada maestra della decarcerizzazione. E chiunque conosca la realtà del carcere non può che sperare che sia così, e invocare l’argine del diritto e della ragione contro l’abuso della privazione della libertà e della sofferenza inflitta legalmente. Ma il realista Pavarini ci metterebbe in guardia dal coltivare eccessive speranze: il diritto penale è uno strumento determinato politicamente e affidato al consapevole esercizio dei suoi operatori, la cui principale qualità sta nel saper interpretare lo spirito del tempo e la domanda sociale di controllo e di sofferenza penale. Se nella società italiana covano sentimenti di paura e di esclusione, non sarà una norma illuminata a cambiare la sorte del sistema penitenziario e dei suoi ospiti abituali.

Che fare, allora? Rinunciare alle possibilità di una riforma e limitarsi a curare le ferite dei detenuti? No, non credo che neanche questo avrebbe condiviso il pragmatico Pavarini: comunque il diritto è – appunto – uno strumento, e la sua configurazione può agevolare o resistere al suo uso populistico. Facciamola, quindi, questa riforma, sfidando gli imprenditori politici della paura su un’altra idea della giustizia e della convivenza civile.

Ecco i due appuntamenti (dal sito de la Società della Ragione):

Inaugurazione biblioteca Massimo Pavarini

Penalità e legalità

mer, settembre 27 2017 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Cocaine Self Management

Cocaine Self Management il nuovo strumento on line dedicato all’autoregolazione dei consumatori di cocaina è finalmente disponibile su fuoriluogo.it

E’ on line il sito di Cocaine Self Management. Questo è un servizio pensato per tutti i consumatori di cocaina che ritengono di poter migliorare il controllo del loro consumo al fine di raggiungere maggiore consapevolezza e ridurre rischi e danni che esso comprende. Cocaine Self Management è uno strumento di automonitoraggio personalizzato ed anonimo rivolto ai consumatori di cocaina ovvero uno test studiato per valutare l’indice di problematicità del proprio consumo. Il test fornisce in tempo reale alcune risposte e alcune indicazioni sui livelli di rischio e sulle modalità per ridurlo.

Cocaine Self Management è anche un percorso in cui si può ricevere un aiuto, via mail o via chat, da parte di un operatore che da anni lavorano sulla riduzione del danno per intraprendere un cambiamento finalizzato a ridurre gli aspetti critici del proprio consumo. Per entrare in contatto con un operatore è sufficiente inviare una mail a cocaine-self-management@gmail.com.

Cocaine Self Management è stato prodotto all’interno del progetto “Nuovi modelli di consumo, nuovi modelli di servizi per consumatori invisibili: il modello self regulation ideato e realizzato da Forum Droghe e CNCA Toscano, in collaborazione con ASL toscana Centro con il finanziamento di Regione Toscana – Il progetto ha promosso la diffusione on line di nuovi strumenti utili ai consumatori, come http://www.cannabism.fuoriluogo.it/ al fine di “autoregolare” i propri consumi e ridurre le criticità e rischi che sono contenuti.

 

mar, settembre 26 2017 » news » No Comments

Droghe e autoregolazione. Presentazione a Firenze

Giovedì 7 settembre 2017 alle ore 17 presentazione del libro “Droghe e autoregolazione” presso la sede de la Società della Ragione ONLUS e Forum Droghe ONLUS a Firenze, complesso di San Salvi

Droghe e autoregolazionePresentazione del volume
Droghe e autoregolazione
Note per consumatori e operatori
a cura di Grazia Zuffa e Susanna Ronconi

Sono stati invitati a discutere:
Arcangelo Alfano Funzionario Responsabile Dipendenze Regione Toscana
Stefano Anastasìa Presidente la Società della Ragione
Antonella Manfredi Responsabile Dipartimento Dipendenze Asl Centro Toscana
Lorenzo Roti Dirigente settore Diritti di cittadinanza e coesione sociale Regione Toscana
Stefano Vecchio Forum Droghe

Saranno presenti le curatrici e gli autori e autrici:
Stefano Bertoletti, Federica Gamberale, Jean-Paul Grund, Patrizia Meringolo, Maria Stagnitta

Presiede: Franco Corleone

Al termine sarà offerto un aperitivo per l’inaugurazione della nuova sede

Giovedì 7 settembre 2017 – ore 17

Presso la sede de la Società della Ragione ONLUS e
Forum Droghe ONLUS
Firenze – Complesso di San Salvi – Palazzina 35
Via di San Salvi 12

gio, agosto 24 2017 » Agenda » No Comments