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Droghe e Diritti

A New York archiviata la war on drugs

Grazia Zuffa commenta i lavori di UNGASS 2016 per la rubrica di fuoriluogo su il Manifesto del 27 aprile 2016.






zuffaPer Ungass 2016, appena conclusa a New York, è tempo di non facili bilanci. Se ripercorriamo gli obiettivi e le aspettative del movimento internazionale delle Ong, è comprensibile un certo amaro in bocca. Il documento finale (outcome document) ripercorre in gran parte il modello declamatorio ideologico delle passate Assemblee Generali, senza passi avanti: ad esempio, si riconferma la fedeltà alle Convenzioni, senza prendere in considerazione alternative; nessun termine alla pena di morte per reati di droga e neppure richiesta di moratoria delle esecuzioni; nessuna indicazione per la decriminalizzazione del consumo personale, né per la riduzione del danno. Per di più, a sancire la volontà di chiudere subito i giochi, il documento è stato approvato addirittura prima dell’inizio del dibattito generale.

Eppure, appena finito il voto, è emersa a sorpresa la vera novità: un dibattito diretto e acceso su questioni chiave, con fronti contrapposti ben definiti, senza l’usuale linguaggio felpato della diplomazia. I paesi latino- americani promotori di questa Assemblea straordinaria (Colombia, Messico e Guatemala) hanno ripercorso le ragioni dell’insostenibilità (economica, politica, democratica) della war on drugs, ribadendo la necessità di un cambio di passo che allinei il controllo globale della droga al rispetto dei diritti umani. Ed è apparso chiaro dalle loro parole che la ricerca è a tutto campo, verso soluzioni anche al di fuori dei limiti delle Convenzioni (“ci sono altri strumenti in campo, la regolazione dei mercati della cannabis o della foglia di coca in Bolivia ne sono esempi” – ha detto Milton Romani, responsabile delle politiche antidroga dell’Uruguay. Siamo solo all’inizio di un percorso, ha concluso).

Dall’altro versante, il fronte dei “duri” ha argomentato in posizione nettamente difensiva. Così è stato per la pena di morte, rivendicata dall’Indonesia (a nome di altri paesi asiatici, africani, medio orientali) in quanto “scelta nazionale di politiche di giustizia”. Ancora più chiaro il cambio di registro sulla riduzione del danno. Un tempo ignorata o dismessa come “eresia antiproibizionista”, a New York la riduzione del danno è stata rappresentata dai tough on drugs come “l’approccio dei paesi occidentali, alternativo alla riduzione della domanda” (la riduzione della domanda è la nostra strategia, fatta di prevenzione e di risposta penale, non forzateci a scegliere la riduzione del danno – si è raccomandato il rappresentante di Singapore – a nome dei paesi asiatici).

L’approdo politico di Ungass 2016 l’ha riassunto il Segretario di Stato statunitense, William Brownfield: riformare le politiche all’interno della “flessibilità” delle Convenzioni, ridimensionare l’approccio penale, puntando sui reati violenti di traffico e tralasciando i reati minori non violenti e il consumo, cui si addice l’intervento sanitario, non la risposta carceraria (subito dopo Milton Romani ha convenuto, sposando il “riequilibrio” a favore dell’approccio di sanità pubblica).

Cambiare corso lasciando intatte le Convenzioni: è un compromesso accettabile? Per il momento, la “flessibilità” sembra l’unico strumento per tenere insieme i due fronti e lo stesso sistema di controllo Onu. Il rischio è di una divaricazione crescente fra i paesi, in seguito al “rimpatrio” delle politiche. Col vantaggio però di veder “deperire” le Convenzioni, nel loro (discutibile) carattere di prescrizione penale. Forse, solo il declino delle Convenzioni può aprire la strada alla loro possibile riforma, verso un impianto alternativo di promozione civile e umana.

Per noi Italiani, c’è anche altro di cui prendere nota: il discorso del ministro Orlando, prudente ma deciso sulla via del rinnovamento. Un cambio di passo via dal sentiero di Giovanardi e Serpelloni.

(corrispondenze da Ungass su www.fuoriluogo.it)

mer, aprile 27 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Riunione laboratorio leggi il 30 aprile a Ferrara

Il laboratorio sulle leggi del Cartello di Genova si ritrova il 30 aprile a Ferrara.






Care amiche, cari amici,

con un po’ di ritardo rispetto alle previsioni, siamo ad invitarvi a partecipare alla prosecuzione del lavoro del laboratorio del Cartello di Genova su Leggi e relazione annuale che abbiamo organizzato a Milano lo scorso novembre.

L’appuntamento, che vorremmo focalizzare sull’analisi delle ormai numerose proposte di legge in campo sulla riforma della regolamentazione delle sostanze, si terrà in concomitanza con l’assemblea de la Società della Ragione a Ferrara:

Sabato 30 aprile 2016
presso la Sala Rossa della Camera del Lavoro di Ferrara
Piazzetta Verdi 5 a Ferrara

con il seguente Ordine del Giorno:

Ore 10/13 Riunione del laboratorio sulle leggi del Cartello di Genova

Ore 13/15 Pausa pranzo

Ore 15/18 Assemblea statutaria de la Società della Ragione

A questo link trovate il dossier di Fuoriluogo con le principali proposte di legge sul tavolo, aggiornato con la nuova legge di iniziativa popolare per cui tra breve partirà la raccolta firme.

Per motivi organizzativi vi prego di segnalare la presenza alla mail leo@leonardofiorentini.it.

Qui sotto informazioni per raggiungere la sede dell’incontro.

Come Arrivare
Visualizza su Google Maps:
https://www.google.com/maps/place/Camera+Del+Lavoro+Territoriale+-+Cgil/@44.831559,11.61971,16z/data=!4m2!3m1!1s0x0:0x188bd4e6318a87d3?hl=it-IT

Treno: dalla Stazione di Ferrara sono disponibili taxi (corsa di 10 minuti scarsi) oppure Bus:
Dal piazzale antistante la Stazione – Linea 2 direzione Viale Olanda (fermata Carlo Mayr-Piazzetta Verdi, corse ogni 30 min.)
Dal Piazzale di fronte Stazione – Linea 11/A e 11/B direzione Chiesuol del Fosso/Ospedale San Giorgio (fermata Corso Porta Reno poi 450m a piedi, corse ogni 15 min.)
Scarica gli orari dei Bus urbani Tper del Bacino di Ferrara.
A piedi dalla Stazione in circa 25 minuti.

In auto: parcheggi a pagamento in Piazza Travaglio, ex Mercato Cavalli, Via dei Baluardi e Parcheggio Centro Storico (consigliato per sosta lunga). Quest’ultimo, il più lontano, si trova a 500 metri dalla Camera del Lavoro.

In aereo: navetta aeroportuale Fly&Bus dall’Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna. Vedi gli orari.

gio, aprile 21 2016 » Agenda » No Comments

Cannabis legale, al via la legge popolare

Leonardo Fiorentini torna sulla proposta di legge per la legalizzazione della cannabis per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 20 aprile 2016






leo_2013Inizia ufficialmente oggi in tutta Italia la raccolta firme sulla Legge di iniziativa popolare per la regolamentazione legale della cannabis e dei suoi derivati. Promossa dai Radicali e dalla Associazione Luca Coscioni e sostenuta da un vasto schieramento di associazioni, da Forum Droghe ad Antigone, dalla Società della Ragione alla Cild, passando per la Coalizione per la legalizzazione, la campagna vuole portare il dibattito sulla legalizzazione della marijuana nelle piazze delle nostre città. Dichiaratamente “a sostegno dell’azione parlamentare dell’intergruppo per la legalizzazione della cannabis”, il testo sul quale dovranno essere raccolte almeno 50.000 firme differisce però in alcuni punti non irrilevanti da quello presentato con la prima firma di Roberto Giachetti. Le differenze sono di particolare interesse perché contribuiscono a farne una proposta più avanzata, e se vogliamo anche più libertaria e liberale, rispetto a quella dell’intergruppo. Una proposta che tiene conto del dibattito avviato nella società civile in questi mesi, e quindi anche delle proposte nate all’interno del gruppo di associazioni che si riconoscono nel Cartello di Genova.

In primo luogo, all’articolo 1, viene definita la liceità dell’uso di sostanze, ribaltando finalmente l’impianto legislativo di stampo proibizionista. Una proposta questa già contenuta nella legge di modifica del 309/90 elaborata dal gruppo di lavoro della Società della Ragione e depositata alla Camera dei deputati da Filippo Fossati. Per la coltivazione personale la competenza passa dai Monopoli all’assessorato all’Agricoltura regionale. Una modifica di competenza che è più significativa per quel che riguarda la produzione a fini commerciali: salta infatti il monopolio di Stato previsto dal testo dell’intergruppo, e viene invece introdotto un sistema di autorizzazioni, con il coinvolgimento dei Comuni per quanto riguarda la localizzazione dei locali per la vendita al dettaglio.

Per quel che riguarda il trattamento fiscale la cannabis viene assimilata ai tabacchi, e viene anche definita la destinazione delle risorse derivanti alla vendita: 10% per finanziamenti di campagne informative e per programmi terapeutici e riabilitativi ed il resto suddiviso fra attività di previdenza sociale, assistenza sociale, riduzione delle imposte e incentivi all’occupazione, finanziamenti di investimenti produttivi e infine per la riduzione del debito pubblico. Ricordiamo che stiamo parlando, secondo gli studi più recenti di una cifra compresa tra 4 e gli 8 miliardi di euro all’anno (vedi  Marco Rossi, 6° Libro Bianco sulla legge sulle droghe).

Mentre i Gasparri e i Giovanardi insistono nella caccia alle streghe, come dimostra l’esilarante interrogazione parlamentare sulla composizione della delegazione italiana ad UNGASS 2016, finalmente aperta a tutta la società civile (e non solo agli amici proibizionisti), in Italia il tema della regolamentazione legale entrerà finalmente nel dibattito pubblico, a partire dalle piazze delle nostre città. Certo pare difficile che il Parlamento che sta per licenziare le Unioni Civili in quanto “formazioni sociali specifiche” possa legiferare sulla legalizzazione della cannabis. Come del resto appare improbabile che a New York in questi giorni si possano registrare significativi cambiamenti. Ma sarà importante il dibattito nel Paese per obbligare il Parlamento a discutere una proposta seria, ragionevole e condivisa di regolamentazione legale della cannabis, così come sarà decisivo il ruolo delle Ong perché la prossima UNGASS nel 2019  sia disponibile a una rivisitazione delle politiche sulle droghe nel mondo. Una proposta su cui confrontarsi con i cittadini e sulla quale costruire consenso già dalle prossime settimane.

Vai al sito della campagna.

mer, aprile 20 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

A New York si apre UNGASS 2016. Associazioni: Italia sia promotrice di dibattito onesto e a tutto campo

Droga. A New York si apre UNGASS 2016. Associazioni: Italia sia promotrice di dibattito onesto e a tutto campo. Intervento di Leopoldo Grosso, portavoce del Cartello di Genova, in occasione dell’apertura a New York della Sessione speciale dedicata alle politiche sulle droghe dell’Assemblea Generale dell’ONU (UNGASS 2016) Dichiarazione di Leopoldo Grosso, portavoce del Cartello di […]

Droga. A New York si apre UNGASS 2016. Associazioni: Italia sia promotrice di dibattito onesto e a tutto campo.
Intervento di Leopoldo Grosso, portavoce del Cartello di Genova, in occasione dell’apertura a New York della Sessione speciale dedicata alle politiche sulle droghe dell’Assemblea Generale dell’ONU (UNGASS 2016)

Dichiarazione di Leopoldo Grosso, portavoce del Cartello di Genova “sulle Orme di Don Gallo”:

“Oggi si apre a New York l appuntamento straordinario dell assemblea generale dell’Onu sulle droghe: Ungass 2016. Il percorso di avvicinamento a questo importante appuntamento è stato lungo e faticoso, soprattutto per il mondo della cosidetta societá civile che in maniera seria e consapevole ha proposto all attenzione dei rappresentanti politici di tutto il mondo i risultati disastrosi  di 40 di guerra alla droga.  L’Italia sará rappresentata dal Ministro Andrea Orlando che in questi giorni raccoglie i risultati degli Stati Generali dell’esecuzione penale, e ci rivolgiamo a lui affinchè l’Italia possa farsi promotrice di un dibattito onesto e a tutto campo che possa valorizzare gli esempi di paesi come il Canada, l’Uruguay ed il Portogallo che grazie ad un approccio laico e incentrato sul benessere delle persone stanno iniziando a risolvere  i problemi legati alla droga nei loro paesi. Ci aspettiamo che le politiche di riduzione del danno e di prevenzione entrino significativamente nel documento finale e ne sia espulso l’approccio repressivo ai danni dei consumatori come sottolineato anche durante il recente confronto fra le associazioni e le organizzazioni che si è tenuto presso il Dipartimento Antidroga alla presenza della Dott.ssa De Rose e del sottosegretario Migliore.”

Il Cartello di Genova è composto da: Antigone, CGIL, Comunità di San Benedetto al Porto, Coordinamento Nazionale Comunità d’Accoglienza, Coordinamento dei Garanti territoriali dei diritti dei detenuti, Coordinamento Operatori Bassa Soglia Piemonte, Fondazione Giovanni Michelucci, Forum Droghe, FP CGIL, Gruppo Abele, Isola di Arran, Itaca, Itardd, La Società della Ragione, Legacoopsociali, LILA, Magistratura Democratica

Roma, 19 aprile 2016

L’Ufficio Stampa

mar, aprile 19 2016 » news » No Comments

ASSEMBLEA 2016 DI FORUM DROGHE, Firenze 7 maggio 2016

Care amiche e cari amici, con la presente, come da Art. 10 del nostro Statuto, è convocata l’Assemblea Annuale di Forum Droghe in prima convocazione il giorno 30 aprile 2015 alle ore 23, ed in seconda convocazione il giorno 7 maggio 2016 dalle ore 14.30 alle ore 17.30 presso la sede dell’associazione  in Via di […]

Care amiche e cari amici,

con la presente, come da Art. 10 del nostro Statuto, è convocata l’Assemblea Annuale di Forum Droghe in prima convocazione il giorno 30 aprile 2015 alle ore 23, ed in seconda convocazione il giorno 7 maggio 2016 dalle ore 14.30 alle ore 17.30 presso la sede dell’associazione  in Via di San Salvi, 12 – Palazzina 31, sala riunioni, Firenze con il seguente Ordine del Giorno:

Dalle ore 11.00 alle ore 14.00

Introduzione del Presidente

Dibattito aperto su “I risultati di UNGASS 2016 e sulle prospettive di lavoro a livello internazionale.”

Interverranno i rappresentanti delle organizzazioni aderenti al “Cartello di Genova. Sulle orme di Don Gallo”.

Dalle 14.00 alle 14.30 : Buffet

Ore 14.30:

  1. Comunicazioni del Presidente e resoconto dell’attività svolta e programma prossime iniziative
  2. Approvazione bilancio 2015 dell’Associazione
  3. Votazione modifiche statutarie
  4. Elezione  Consiglio Direttivo
  5. Varie ed eventuali

Questo appuntamento vuole essere una assemblea aperta a tutti coloro che sono impegnati nella battaglia per i diritti e una diversa politica sulle droghe. Un occasione  di confronto e scambio di opinioni oltre che un momento di progettazione per le iniziative future.

Nella speranza che possiate partecipare numerosi a questo importante appuntamento dell’Associazione ricordo che, chi fosse impossibilitato, può far pervenire una delega al seguente indirizzo email:  segreteria@forumdroghe.it.

Per meglio poter organizzare la pausa pranzo vi chiedo di confermare per tempo la vostra presenza.

Un caro saluto

Roma, 5 aprile 2016

La Presidente Maria Stagnitta

Il 2015 di Forum Droghe

Il 2015 è stato un anno importante  per l’associazione Forum Droghe, durante il quale sono state promosse numerose iniziative con uno sguardo sia al livello nazionale che internazionale. Di seguito riportiamo alcune delle iniziative più significative promosse da Forum Droghe (tutte le novità, l’archivio, la documentazione della formazione, le campagne e le informazioni sul nostro sito www.fuoriluogo.it; www.formazione.fuoriluogo.it/novita/; http://ungass2016.fuoriluogo.it/):

·         Abbiamo concluso la campagna La pena illegittima insieme a La Società della Ragione per il ricalcolo della pena di coloro che erano stati condannati ai sensi della Legge incostituzionale Fini Giovanardicosì come confermato dalle numerose sentenze della Corte di Cassazione succedutesi anche durante il 2015.

·         Abbiamo pubblicato il nostro VI° Libro Bianco sulla Legge sulle Droghe dopo la Fini Giovanardi  presentato alla Camera dei Deputati il 24 giugno 2015, continuando la preziosa iniziativa di informazione sulle conseguenze sanzionatorie delle Legge sulle droghe in Italia.

·         Allegate al Libro bianco sono state presentate due proposte di Legge sostenute da numerose associazioni ed elaborate in collaborazione con La Società della Ragione: un testo di riforma della Legge 309/90 a partire dal risultato del referendum del 1993 e una proposta di regolamentazione della produzione, della vendita e dell’acquisto della canapa.

·         La tradizionale Summer school che si è svolta a Firenze  il 3,4,5 settembre 2015 dal titolo“Canapa. Culture e pratiche di regolazione sociale e di limitazione dei rischi”, ha visto la partecipazione di più di 100 persone fra operatori pubblici e del privato sociale, soci, militanti e semplici cittadini.

·         Come cartello di organizzazioni del “Cartello di Genova.Sulle Orme di Don Gallo” abbiamo organizzato a Milano la conferenza “Da Genova a Milano sulle orme di Don Gallo. Cambiamo verso sulle droghe. ADESSO!” che ha rappresentato l’unico momento di confronto aperto sul tema droghe in Italia nel 2015,  di fatto sostituendosi alla Conferenza Nazionale sulle Droghe che non viene convocata da più di 6 anni. L’iniziativa ha visto la partecipazione della Dott.ssa De Rose che è a capo del Dipartimento antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Nell’ambito delle iniziative in previsione dell’Assemblea straordinaria dell’ONU sulle droghe Ungass2016:

·         abbiamo organizzato un seminario internazionale di esperti: “Towards UNGASS 2016: new trends in drug policies and drug legislation in Italy and Europe” a cui hanno partecipato i massimi esperti italiani e stranieri.

·         Abbiamo scritto al Presidente del Consiglio, agli ambasciatori e i referenti italiani presso l’Onu, al Dipartimento antidroga,  per evidenziare la posizione delle maggiori ONG italiane a proposito del dibattito internazionale sulle droghe che si è aperto in previsione di UNgass 2016, e per  sollecitare un confronto fra le ONG e le organizzazioni della società civile che si occupano di droga con le Istituzioni impegnate in UNgass. L’incontro si è svolto il 4 Marzo 2016 presso la Presidenza del Consiglio, Dipartimento Antidroga con il titolo: “UNGASS 2016: incontro con le Amministrazioni centrali, le ONG e le Associazioni, in preparazione della Sessione Speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”;

·         Abbiamo contribuito alla stesura della Carta di Budapest, documento delle ONG Europee in previsione di UNGASS 2016 indirizzato ai membri dell’Unione Europea perché l’Europa possa giocare un ruolo di primo piano in sede Onu rimarcando i successi delle politiche  di riduzione del danno e di depenalizzazione dei consumi di droga di alcuni paesi.

·         Siamo membri del Civil Society Forum on Drugs presso la Commissione Europea e abbiamo contribuito alla stesura delle raccomandazioni della società civile Europea per UNgass2016.

·         Abbiamo completato le procedure per l’iscrizione come membro con funzione consultiva presso ECOSOC il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite;  abbiamo formalizzato l’adesioe al New York NGO Committee on Drugs e rinnovato quella al Vienna NGO Commite presso l’ONU, e abbiamo chiesto di essere parte della delegazione italiana per che parteciperà  a New York all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulle Droghe del prossimo aprile 2016.

·         Continuiamo la nostra attiva collaborazione con le reti internazionali del TNI (www.tni.org/) e IDPC (http://idpc.net).

dom, aprile 17 2016 » Agenda » No Comments

Carcere, basta con il populismo penale

Stefano Anastasia scrive sugli Stati Generali dell’esecusione penale e il carcere per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 13 aprile 2016.






stefano_anastasiaCon un confronto in pubblico nel carcere romano di Rebibbia tra responsabili istituzionali e coordinatori dei diciotto tavoli di lavoro che hanno loro dato vita, si chiudono lunedì e martedì prossimi gli Stati generali dell’esecuzione penale voluti dal Ministro della giustizia Andrea Orlando. Si è trattata di una forma di partecipazione e di condivisione inedita che ha coinvolto direttamente alcune centinaia di persone (operatori professionali e volontari, studiosi, attivisti e conoscitori del mondo dell’esecuzione penale) nella elaborazione di possibili linee-guida per il futuro del penitenziario.

La necessità era lì, evidente. Dopo la condanna della Corte europea per i diritti umani per i trattamenti inumani e degradanti inflitti ai detenuti in condizione di sovraffollamento, l’intero sistema penale – dagli operatori di strada ai vertici politico-amministrativi – ha lavorato nella direzione della riduzione della popolazione detenuta, con interventi legislativi mirati e con la giusta misura nell’applicazione delle norme incriminatrici e carcerogene. In poco più di due anni la popolazione detenuta è diminuita di circa 14mila persone, salvando il nostro Paese da nuove infamanti condanne. Ma questo risultato è stato il frutto di una eccezionale mobilitazione di tutti gli attori del sistema, altrettanto eccezionalmente sostenuta da una diffusa indignazione nell’opinione pubblica per le condizioni di detenzione riscontrate dalla Corte europea e ampiamente documentate dalla stampa e dai periodici rapporti di Antigone (il prossimo sarà presentato a Roma venerdì). Chiunque abbia seguito l’evoluzione del sistema penitenziario italiano negli ultimi venticinque anni, viceversa sa che il sovraffollamento penitenziario – in Italia come altrove – non è stato frutto eccezionale del caso, ma l’inevitabile conseguenza di un modello sociale e di un sistema politico fondati l’uno sulla esclusione sociale della marginalità e l’altro sulla raccolta di consensi nelle campagne di law and order. La condanna europea (come altre, analoghe decisioni delle corti supreme e sovranazionali in altri Paesi) ha semplicemente registrato la rotta di collisione tra quel modello sociale e i fondamenti dei nostri ordinamenti giuridici, riconosciuti nella dignità di ogni essere umano e nella universalità dei diritti fondamentali della persona. Il sistema ha reagito con prontezza ed efficacia, ma non ci si può nascondere che i risultati raggiunti sono tutt’altro che consolidati. Basti vedere i dati sulle presenze in carcere negli ultimi tre mesi per scoprire che la popolazione detenuta ha ripreso a crescere al ritmo di cinquecento persone al mese. Un segno preoccupante degli esiti che può avere un calo di tensione sulle condizioni di detenzione e, peggio, di nuove – assai prossime – contese elettorali intorno alla “sicurezza dei cittadini”.

Per questo erano necessari gli Stati generali dell’esecuzione penale: per consolidare un orientamento politico e culturale nella direzione della decarcerizzazione e delle alternative all’esecuzione penale detentiva. Pur nella babele delle lingue e nelle differenze culturali e professionali, i tavoli di lavoro hanno mostrato di voler andare in quella direzione. Adesso spetta al Governo e al Ministro fare tesoro di questa elaborazione diffusa, se non per una riforma compiuta del sistema penale e penitenziario, almeno per resistere alle sirene risorgenti del populismo penale che vedono nella centralità del carcere il proprio faro e la propria guida.

mer, aprile 13 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Droghe a scuola, educare e non punire

Leopoldo Grosso scrive sui cani a Scuola per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 6 aprile 2016.






leopoldo-grossoRoma, Torino, Caltanissetta, Treviso. Tutta Italia è stata teatro di perquisizioni e controlli dentro le aule scolastiche. Questa è l’eredità della legge Fini-Giovanardi, che se pur  abrogata in alcuni suoi articoli dalla Corte Costituzionale, ha lasciato pesanti eredità culturali, di cui sono esempio gli interventi  delle Forze dell’Ordine nelle scuole per reprimere il consumo di sostanze psicoattive. Le Scuole e le Asl, anche per via dei drastici  tagli dei fondi destinati alla prevenzione, tendono a delegare sempre più l’intervento ai Carabinieri, che agiscono la “deterrenza preventiva” con ampio dispiegamento di mezzi. I cani-poliziotto, che qualche tempo fa si notavano all’ingresso delle scuole,  oggi vengono condotti fin dentro le aule per fiutare e scovare l’haschish direttamente negli zainetti degli studenti, malgrado sia chiaro che il “contagio” del consumo avviene per via amicale tra i ragazzi stessi senza alcun spacciatore che li adeschi. Qualche professore, che con coraggio difende la dignità del proprio lavoro, non consentendo l’irruzione in classe e l’interruzione del suo insegnamento, viene denunciato e sanzionato.

Il risultato dell’ “inseguimento”  del giovane consumatore fino al suo banco di scuola, non comporta solo la stigmatizzazione pubblica di qualche ragazzo e della famiglia, con inevitabili ripercussioni sul percorso di studi, ma anche la denuncia amministrativa o penale. Il danno di questo tipo di interventi di “prevenzione” nelle scuole va oltre le singole situazioni “intercettate”: si misura nel solco di sfiducia che si scava tra le istituzioni e gli studenti, che non capiscono né l’accanimento delle modalità, né l’arbitrarietà dell’intervento, fiutando l’ipocrisia di uno Stato che, dal loro punto di vista, usa due pesi e due misure, lucrando sullo spaccio di tabacco, alcol e gioco d’azzardo. Qualcuno ha parlato di “effetto boomerang” degli interventi di questo tipo, che sono eredi locali di una più globale strategia di “guerra alla droga”.  Il consumo non ne viene scalfito, i ragazzi imparano a nascondere  e mimetizzare meglio i propri comportamenti d’uso, rendendo più aspro l’inutile “gioco” a “guardia e ladri” che si instaura con  Carabinieri e  Polizia. Anche nelle famiglie, e tra le famiglie stesse, si produce una maggiore difficoltà relazionale e comunicativa: nei figli si rinforzano i lunghi momenti di silenzio e di non detto, con l’effetto di chiudere, anziché aprire gli spazi educativi; tra i genitori aumentano le contrapposizioni invece delle collaborazioni, c si maturano giudizi diversi sulle modalità di intervento delle Forze dell’Ordine, che li esclude dal ruolo di interlocutori.

L’educazione alla legalità  degli adolescenti non è conseguibile con facili scorciatoie. Non è mostrando i muscoli che i ragazzi apprendono il rispetto delle regole, nè tantomeno interiorizzano le norme. Del resto il quasi milione di giovani apparsi in 25 anni davanti al Prefetto, i quali spesso sono stati privati del passaporto e della patente, perché trovati in possesso di haschish e marijuana per uso personale, non ha determinato alcuna flessione nei consumi. La strada educativa è più lunga e faticosa, e richiede la costruzione della collaborazione di tutti gli attori in campo: gli insegnanti che necessitano di essere valorizzati nel loro ruolo educativo anziché (ad esempio) essere sottoposti a sorpresa all’alcol test; le Forze dell’Ordine che dovrebbero condurre un lavoro di concerto con gli operatori dei servizi, mettendo a disposizione la loro autorità per mediare la problematica con le famiglie; gli stessi studenti che, utilizzando il supporto tra pari, introducono dinamiche di confronto e responsabilizzazione rispetto al comportamento dei consumatori.

mer, aprile 6 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » 1 Comment

L’Onu e la droga, il sistema tutela se stesso

Axel Klein, Direttore della rivista Drugs and Alcohol Today, commenta i lavori della Commissione delle Droghe Narcotiche (Cnd) dell’ONU in vista di Ungass 2016 per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 30 marzo 2016.






Axel_klein“Non è questione di sistema per il problema mondiale della droga, solo di risorse”: ecco la conclusione della Commissione delle Droghe Narcotiche (Cnd), in vista di Ungass.

Ma che cos’è di preciso “il problema mondiale della droga”? Significa che i prezzi sono troppo alti, che la qualità è bassa e la distribuzione è lenta? Oppure che perseguire l’astinenza con la forza ha causato spargimento di sangue e repressione? E’ un riconoscimento dell’errore di base, stante che nelle società capitalistiche spingere nella clandestinità beni di consumo si traduce in economie parallele e in incubazione di criminalità organizzata? Oppure che l’utilizzo del sistema penale per fini di salute pubblica conduce a incarcerazioni di massa? I tassi di omicidio sospinti dal narcotraffico in Messico, Guatemala o Giamaica sono parte del problema? O lo è l’intreccio di guerra e droga in Afghanistan e in Colombia? E che dire del problema della corruzione globale?

La riunione della Cnd della scorsa settimana a Vienna ha avuto il compito di preparare la Sessione Speciale sulle droghe dell’Assemblea Generale Onu di aprile. Lì i politici hanno la possibilità di verificare che, nonostante i loro sforzi, i consumi globali sono in ascesa, le produzioni di coca e di cannabis sono più alte che mai, e che laboratori chimici clandestini immettono tutti gli anni sul mercato nuove sostanze psicoattive. Tanto è complesso il problema che bisogna trovare una soluzione globale: da qui l’urgenza di un documento unanime. Ma portare tutti a tagliare il traguardo significa riconfermare principi come “un mondo libero dall’abuso di droga”, proprio quando la legalizzazione della marijuana sta diventando una realtà in alcuni stati membri delle Nazioni Unite.

I leader di Messico, Brasile, Nigeria e Grecia hanno invocato la normalizzazione delle “droghe” oggi proibite, proprio per prevenire la violenza. L’Uruguay è stato il primo stato a legalizzare la cannabis, proprio per combattere il narcotraffico. Ma il prezzo dell’unanimità è di regredire alla mediana, al “risoluto impegno alla riduzione della domanda, alla riduzione dell’offerta e alla cooperazione internazionale”.

Questi solenni proclami sono necessari, apparentemente, per tenere a bordo i paesi conservatori, come l’Arabia Saudita, Singapore e il Kazakhstan. Può il prezzo dell’unanimità consistere nel supporto alle tattiche brutalmente repressive di regimi autoritari? L’Onu è l’assise per le buone pratiche a sostegno del benessere e dei diritti umani: rimpiazzate – constatiamo- da più pragmatiche preoccupazioni di mantenimento del sistema di controllo antidroga.

Perciò, la risoluzione “riafferma” e “sottolinea” gli impegni delle tre Convenzioni sulle droghe, sì che ogni “guerriero della droga” possa avvolgersi nella bandiera delle Nazioni Unite. Non solo vanno avanti come al solito, guardano anche al proprio business. Per prima cosa, i rappresentanti concordano nel “conferire adeguate risorse” alla riduzione dell’offerta e della domanda e “per assistere i paesi in via di sviluppo”. Poi si identificano i beneficiari di queste elargizioni, iniziando dall’ospite: si “riafferma” il ruolo principale della Cnd, e i ruoli “prescritti dai trattati” dell’Ufficio per la Droga e il Crimine (Unodc) come l’entità guida del sistema Onu, così come i ruoli, prescritti dai trattati, del International Narcotic Control Board (Incb) e della Oms.  Dopo aver assicurato gli interessi del sistema stesso, il documento raccomanda di indirizzare risorse per i trattamenti sanitari e per la repressione penale.

Invece di confrontarsi con l’evidenza, la riunione Cnd ha riconfermato precedenti asserzioni non verificate, a sostegno di principi “sacri” e di interessi professionali.

Se Ungass andrà allo stesso modo, un decennio di riforma della politica della droga sarà sprecato.

I documenti della Cnd scaricabili nello speciale UNGASS 2016 di fuoriluogo.it.

mer, marzo 30 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

La legalizzazione della canapa va in piazza

Patrizio Gonnella e Andrea Oleandri scrivono sulla campagna per la legalizzazione della canapa per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 23 marzo 2016






legalizziamo-social14Legalizziamo! E’ la proposta di legge di iniziativa popolare depositata giovedì scorso alla Corte di Cassazione, promossa dall’Associazione Luca Coscioni e Radicali Italiani – con la collaborazione e il sostegno della Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili, Forum Droghe, Antigone, Società della Ragione, La PianTiamo, Canapa InfoPoint, Ascia, comunità di OverGrow, la coalizione “Legalizziamo la Canapa” e decine di grow shop italiani.

Nei prossimi sei mesi dovranno essere raccolte almeno 50.000 firme affinché la proposta possa essere presentata al Parlamento divenendo parte del dibattito istituzionale in corso. L’obiettivo è infatti quello di contribuire a superare le resistenze alla legalizzazione della cannabis attraverso la mobilitazione popolare e di imporre, dopo la prossima assemblea generale dell’Onu, la convocazione di una Conferenza nazionale che sappia finalmente cambiare rotta alle politiche sulle droghe in Italia. Il testo della proposta parte dalla versione calendarizzata alla Camera dalla quale, tuttavia, si diversifica in alcune parti grazie ai contributi delle organizzazioni della società civile, di esperti e giuristi, per rendere il modello di regolamentazione quanto più libero possibile.

La regolamentazione è rivolta ai maggiorenni e prevede, tra l’altro, la libertà di auto-coltivazione individuale fino a 5 piante, con comunicazione da 6 a 10; la possibilità di coltivare associandosi in “cannabis social club” che potranno avere fino ad un massimo di 100 componenti, i quali avranno la possibilità di coltivare cinque piante a testa. Si prevedono inoltre pratiche semplificate per la produzione commerciale; il più ampio accesso possibile alla cannabis terapeutica; l’allocazione delle entrate ad attività informative e sociali; una relazione annuale al Parlamento; la depenalizzazione totale dell’uso personale di tutte le sostanze nonché la liberazione per i detenuti per condotte non più penalmente sanzionabili.

Una proposta di ragionevolezza che prende atto degli ultimi trent’anni di politiche fallimentari sul tema delle droghe, fatte di criminalizzazione, repressione e stigmatizzazione sociale e che tuttavia si scontrerà contro le attuali norme che regolano le leggi di iniziativa popolare.

Un sistema che non aiuta la partecipazione dei cittadini. Nell’era della comunicazione digitale, di internet, dei social media, dove sarebbe facile costruire piattaforme web dove ciascuno – previa verifica della propria identità – possa manifestare il proprio consenso, noi dobbiamo essere sommersi da tonnellate di carta, dalla necessità di avvalersi di autenticatori, dalla produzione di centinaia di migliaia di documenti e certificati elettorali.

Una difficoltà sperimentata già nel 2013 quando diverse organizzazioni lanciarono la campagna per le “3 leggi” su carceri, droga e tortura e che, all’epoca, fu superata da una grande partecipazione popolare. Furono molte le persone – giovani e meno giovani – che ci scrissero e si mobilitarono per firmare e raccogliere le firme. I nostri banchetti furono presi d’assalto ovunque si facessero.

È questo l’unico modo che abbiamo, anche oggi, per superare queste barriere legislative.

Sappiamo bene che sul tema delle droghe – come su altre questioni che riguardano le libertà civili – il corpo del paese è proiettato molto più avanti di quanto non sia chi siede nelle istituzioni. Sappiamo che  i cittadini pronti a firmare questa proposta sono molti di più  dei 50.000 necessari affinché una legge di iniziativa popolare sia presentata al Parlamento.

Per questo l’invito che rivolgiamo a tutti è di mobilitarsi. Il tema riguarda tutti noi, la nostra salute, la nostra libertà, la nostra società.

Legalizziamo! è l’occasione per far sentire la nostra voce.

Vai al sito della campagna per proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della canapa.

mer, marzo 23 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Droga. Sulla perquisizione al Liceo Virgilio di Roma

Hassan Bassi segretario della storica associazione antiproibizionista Forum Droghe interviene sui fatti accaduti al Liceo Virgilio di Roma






hassan_bassiQuanto accaduto nel Liceo Virgilio, dove alcuni agenti in borghese hanno arrestato un ragazzo per cessione di cannabis durante la ricreazione,  è grave per le modalità e poco utile nell’efficacia. Ogni anno si ripetono questi rituali dal sapore totalitario, che negli ultimi tempi hanno assunto una dimensione preoccupante, e malgrado questo il consumo di cannabis fra gli adolescenti continua ad aumentare. Il problema del consumo fra i giovani di sostanze stupefacenti andrebbe affrontato all’interno di  un processo educativo di prevenzione che si basi sulla fiducia fra educatore e studenti. Creare un clima di controllo e punizione non può portare che a peggiorare la situazione.

Per ogni ragazzo denunciato ce ne saranno 10 che si nasconderanno ancora di più e finiranno direttamente fra le braccia del mercato nero e del malaffare. La scuola perde così l’occasione per svolgere il proprio ruolo educativo, vitale nel vero senso della parola per i nostri ragazzi. Crediamo che queste modalità non aiutino i ragazzi a capire quali sono i rischi legati al consumo droga ma solo a stare attenti a “non farsi beccare”. L’opposto di un approccio educativo che voglia avere effetti duraturi. Voglio ricordare i numerosi articoli pubblicati sul nostro sito www.fuoriluogo.it ed in particolare l’intervento di Susanna Ronconi del 30 aprile 2014 che mantiene intatta la sua attualità.

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