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Droghe e Diritti

Droga: Caro Renzi, vediamoci presto

Riccardo De Facci, Vice presidente del Cnca, scrive (di nuovo) al Premier Matteo Renzi per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 16 luglio 2014

Riccardo De Facci, Vice presidente del Cnca, scrive (di nuovo) al Premier Matteo Renzi per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 16 luglio 2014Caro Presidente Renzi, il 26 giugno 2014 in occasione della Giornata mondiale per la lotta all’abuso di droghe, Le abbiamo scritto una Lettera aperta con la richiesta di un incontro urgente per avviare un confronto sulla riforma di una politica segnata per troppi anni da una visione ideologica crollata con la dichiarazione di incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi.

Non abbiamo ricevuto ancora risposta e per questo ribadiamo le nostre ragioni e i nodi urgenti.

-       Un sistema di intervento pieno di eccellenze e di moderne proposte di intervento che non ha da anni più luoghi istituzionali di riferimento, di decisione, di monitoraggio e sviluppo ( senza più direttore del Dipartimento nazionale, senza referente politico esplicito, senza più raccordo tra decisionalità europea, nazionale, regionale e locale) e che rischia una condizione di solitudine ed abbandono.

-       Una continua evoluzione di fenomeni, problemi e domande che non trovano luoghi unici di lettura e rilancio, con la conseguente completa assenza dell’Italia dai luoghi decisionali europei, soprattutto all’inizio del semestre europeo a guida italiana che invece dovrebbe vederci attori protagonisti anche in questo campo.

-       Dopo la cancellazione della Fini Giovanardi abbiamo raggiunto un importante risultato, ma che ci consegna a vari livelli una grossa responsabilità su molti temi sia a livello politico, che legislativo ( pensiamo alle migliaia di persone in attesa di revisione della pena ) che dell’ammodernamento del sistema dei servizi e dell’adeguamento ai nuovi bisogni. Perché tutto ci riporta ad una legislazione del 1990 che su questo settore è davvero vecchia, del secolo scorso ( pensiamo solo per esempio all’invadenza del gioco d’azzardo ancor non certificabile nei LEA e delle possibilità di acquisto di sostanze sempre più varie via internet o della diffusione della cocaina ed altro).

-       Come per altri settori la modernizzazione richiede una nuova riprogrammazione strutturale tra direzione, coordinamento ed indirizzi nazionali, rilancio del ruolo delle regioni e dei servizi pubblici e privati delle dipendenze. Ripartire insieme dopo un periodo di assoluta distanza tra un atteggiamento autocratico e distante del dipartimento nazionale molto ideologico e indifferente ai fenomeni ed un sistema delle regioni che ci ha portato ad avere 20 sistemi di intervento diversi poco confrontabili tra loro e con pregi, contraddizioni e criticità su cui è necessario probabilmente intervenire. Come ripensare ad un sistema nazionale di intervento, che sia capace di premiare e valorizzare eccellenze e migliorare le criticità affinchè si possa ricreare quel clima di collaborazione e riconoscimento reciproco così necessario.

-       La necessità di riavviare una seria riflessione moderna in Parlamento ma anche nella società ( attraverso una riorganizzazione dei servizi, una nuova legislazione, nuovi atti di indirizzo ed approfondimenti seri e condivisi) che sia capace di promuovere il ruolo dei servizi rispetto a consumi e dipendenze problematiche in rapida trasformazione. Forse meno tossicodipendenza ma più abusi e consumi problematici su cui lavorare.   Contemporaneamente saper anche rilanciare una seria politica di contrasto ai mercati ed alle mafie parallelamente con un miglioramento del sistema di prevenzione, riduzione del danno e presa in carico precoce di nuove domande e fenomeni ( pensiamo alla diffusione ed ai nuovi modelli di consumo dell’alcool, binge drinking, delle varie nuove droghe sintetiche, del diverso diffondersi di cocaina ed eroina). Il Cnca e le altre associazioni impegnate su questo delicato terreno attendono con fiducia un segno di attenzione.

 

mer, luglio 16 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Droga, lo scudo Usa per i trattati Onu

Martin Jelsma (TransNational Institute, Amsterdam) scrive per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 9 luglio 2014

Martin Jelsma, esperto di politica sulla droga per il TNILe riforme del controllo sulla droga in atto nelle Americhe mettono in tensione la cornice legale globale disegnata dalle tre convenzioni delle Nazioni Unite: stabilire quanto i confini delle convenzioni possano essere allargati sta diventando una questione delicata. La decriminalizzazione della detenzione di droga a uso personale, decisa da molti paesi latino americani, e l’apertura di una “stanza del consumo” a Vancouver, in Canada, hanno già innescato dispute legali con lo International Narcotics Control Board (Incb), l’organo che presiede all’attuazione delle Convenzioni.

Di recente, l’azione della Bolivia per legittimare la foglia di coca e la legalizzazione della cannabis negli stati di Washington e del Colorado e in Uruguay, hanno cambiato per sempre il panorama della politica della droga. Oggi il problema non è più se si debba aggiornare il sistema delle convenzioni Onu o meno, ma piuttosto il come e quando farlo.

E’ uno scenario da incubo, per Washington e per la burocrazia Onu. Nel secolo scorso, gli Stati Uniti si sono impegnati più di ogni altra nazione per influenzare il disegno del controllo globale sulla droga e per obbligare il mondo a rispettarlo. Aprire il dibattito ora, rischia di minare lo strumento legale che gli Stati Uniti hanno usato così spesso per costringere gli altri paesi a operare in accordo con i propri principi.

Il dipartimento di Stato Usa ha iniziato una nuova campagna internazionale, simile a quella a suo tempo intrapresa contro la Bolivia per la foglia di coca raccogliendo i paesi “amici delle Convenzioni”. La nuova campagna vuole “difendere l’integrità delle tre Convenzioni” seppur permettendo una loro interpretazione più flessibile e “una qualche differenziazione a livello nazionale”.

Washington propone di concedere più flessibilità nell’allocazione delle scarse risorse destinate all’attuazione dei trattati. Questa interpretazione, fino ad oggi sempre respinta dal Incb, è la base della tesi degli Stati Uniti secondo cui la decisione federale di non intervenire nella regolamentazione della cannabis a livello statale sarebbe in accordo con le convenzioni delle Nazioni Unite.

Se la comunità internazionale accettasse questo discorso, in cambio Washington concederebbe anche all’Uruguay e ad altri paesi di regolamentare legalmente la cannabis senza conseguenze. Tuttavia, la nuova “linea mite” degli Stati Uniti non si estende fino ad altre questioni come la politica boliviana per la coca o le misure di riduzione del danno come le “stanze del consumo”.

Riformare le convenzioni non è un percorso facile. Ma evitare il dibattito serve solo a perpetuare una cornice legale incoerente e datata: il che porta a più ipocrisia, che cela la realtà dell’infrazione dei trattati, la quale a sua volta mina il rispetto delle convenzioni internazionali. Grazie ad alcune clausole di riserva, la flessibilità degli attuali trattati è stata utile per promuovere maggiore rispetto dei diritti umani e per sostenere la legalità della riduzione del danno e di certe misure di decriminalizzazione. Ma non è sufficiente.

La cornice normativa dell’Onu dovrebbe rappresentare un terreno morale alto e offrire ai paesi una guida per fare ciò che è giusto, invece di dare spazio a interpretazioni (opinabili sul piano legale) per evitare di fare cose sbagliate. Le clausole di riserva delle convenzioni non cambiano la natura dei trattati in qualcosa la cui “integrità” valga la pena di difendere.

L’attuale impianto dei trattati è ispirato alla tolleranza zero: l’assemblea generale Onu del 2016 rappresenta un’opportunità unica per aprire un dibattito vero e cambiare le convenzioni internazionali.

Versione originale pubblicata su Nacla.org.

 

mer, luglio 9 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Antidroga, colpo di coda dei soliti noti

Giovanni Orsone per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 2 luglio 2014

D-AuditLa democrazia e la politica via web sono temi d’attualità. Possono sostituire completamente le occasioni “tradizionali” di confronto e di discussione? Per quanto riguarda il tema delle politiche sulle droghe, pare di si, a sentire il Dipartimento Politiche Antidroga. Infatti ha finanziato per € 435.000 il progetto D-Audit che verrà presentato a Roma il prossimo 11 Luglio. Le consultazioni e la raccolta di prese di posizione, gli orientamenti, le opinioni dovrebbero avvenire solo per via informatica, una volta accreditatisi sulla piattaforma. Non solo, ma il progetto ha l’ambizione di “valutare quantitativamente” i pareri e le proposte in questo modo raccolti. Raggiungendo due obiettivi: quello di autorizzare i soggetti ad intervenire (attraverso l’accreditamento) e quello di “dare i voti” ad ogni indicazione o proposta.

La lettura del primo documento pubblico contiene anche valutazioni del tutto negative sulle Conferenze Nazionali sulle droghe che, per dettato di legge, devono essere celebrate ogni tre anni. L’ultima avrebbe dovuto essere organizzata entro l’anno 2012, a tre anni dalla occasione nefasta di Trieste (2009). Le conferenze sono fonte di fastidio perché offrono “momenti di confronto e di presentazione dei diversi punti di vista, vissuti con molta intensità e con contenuti prevalentemente politico/ideologici”. Sempre nel documento, il fastidio è massimo quando si accenna a “varie lobby presenti nella società civile (sia del privato sociale che di quello commerciale/industriale) che spesso producono fortissime pressioni a livello politico e mediatico”, così testualmente è scritto nel documento di presentazione del progetto.

Perciò, basta conferenze, basta società civile, basta lobbies; si passi decisamente ad una raccolta di proposte irreggimentata, controllata e valutata a livello centrale: la cui finalità non è dunque di “modernizzare” la comunicazione e di fare economia, ma di sterilizzare, se non eliminare tout court, qualsiasi forma di confronto con il mondo che opera nel campo delle droghe. Del resto il costo di tutto rispetto del progetto D-Audit fa capire che le preoccupazioni di bilancio non sono in cima ai pensieri del Dipartimento Antidroga.

Domina invece Il fastidio per questa “società civile” che si permette di opinare, di avanzare proposte, di criticare che è palese quanto inaccettabile.

C’è da meravigliarsi ulteriormente? No, se si osserva la costante modalità decisionale centralista ed esclusiva del DPA. Ma se si volesse applicare lo stesso metodo ad altri campi? Chi vuole esprimere un’opinione sulla politica sull’immigrazione (per esempio) deve passare le forche caudine dell’accreditamento; poi, la sua proposta, la critica, il suggerimento verranno “valutate” quantitativamente; e, se accettabili all’establishment, ammesse.

L’incredibile proposta è sulla soglia dell‘attuazione. Il progetto dovrebbe essere realizzato dai soliti noti del DPA: il sociologo Pieretti dell’Università di Bologna (qualcuno ricorda la sua “valutazione” degli strabilianti risultati di San Patrignano?), l’Italian Scientific Community on Addiction (sempre DPA) Drog@news (DPA – Unicri) e l’immancabile Dipartimento delle Dipendenze della Asl 20 di Verona.

L’onda lunga della gestione autoritaria, centralista ed escludente (chi esprime dissenso dalla linea ufficiale) del DPA continua e sarà necessario ancora tempo per raddrizzare la rotta. La lobby DPA è ancora tutta al suo posto e continua a godere privilegi ed opportunità.

Una cosa è certa: la direzione va cambiata in fretta e con decisione. Tra le priorità dovrà essere la convocazione della prossima Conferenza Nazionale sulle Droghe, quella dell’era post Giovanardi-Fini.

mer, luglio 2 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Dopo la crisi, la crisi

Presentazione del Rapporto sui diritti globali 2014 a Roma l’8 luglio 2014.

Dopo la crisi, la crisi. Rapporto Diritti Globali 2014CONFERENZA STAMPA
Dopo la crisi, la crisi
Rapporto sui diritti globali 2014

PARTECIPANO
Danilo Barbi segretario nazionale Cgil
Paolo Beni deputato, componente delle Commissioni Affari Sociali e Affari Esteri della Camera
Francesca Chiavacci presidente nazionale Arci
Marco De Ponte segretario generale ActionAid Italia
Maurizio Gubbiotti coordinatore nazionale Legambiente
Alessio Scandurra Antigone
Sergio Segio curatore del Rapporto, direttore di Associazione Società Informazione
Don Armando Zappolini presidente coordinamento nazionale Comunità di Accoglienza

■ Roma ■ martedì 8 luglio 2014 ■ ore 11
■ CGIL nazionale ■ Sala Simone Weil ■ Corso d’Italia 25

Il Rapporto è a cura di
Associazione Società Informazione Onlus,
promosso da Cgil con la partecipazione di
ActionAid | Antigone | Arci | Cnca | Fondazione Basso-Sezione Internazionale | Forum Ambientalista
| Gruppo Abele | Legambiente |

ven, giugno 27 2014 » Agenda » No Comments

Caro Renzi, sulle droghe ora bisogna decidere

Il CNCA, Antigone, Forum Droghe e La società della ragione hanno inviato una lettera aperta al presidente del Consiglio per sottoporgli i nodi da affrontare urgentemente sulle droghe.

matteo-renzi_adessoIl Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (CNCA), insieme a Antigone, Forum Droghe e La Società della ragione, ha inviato oggi una lettera aperta al presidente del Consiglio Matteo Renzi in occasione della Giornata mondiale sulle droghe.

Nella lettera vengono poste al governo alcune questioni rilevanti e urgenti:

- non è più possibile continuare a non avere un organismo di coordinamento delle politiche antidroga in Italia. Il Dipartimento nazionale politiche antidroga non ha più un direttore. I firmatari della lettera – che hanno più volte denunciato la gestione monocratica, ideologica e tutt’altro che proficua esercitata dall’ultimo direttore del Dipartimento – ritengono che questa funzione di coordinamento possa essere esercitata assai più efficacemente attraverso l’istituzione, presso la presidenza del Consiglio, di un organismo a cui partecipino i principali rappresentanti dei servizi pubblici e del terzo settore in un rapporto continuo con i ministeri competenti e le Regioni. Questo passaggio è ancora più urgente per il fatto che l’Italia assumerà, a giorni, la presidenza dell’Unione europea e, dunque, acquisirà un ruolo guida che dovrebbe esercitare anche in questo settore;

- vanno congelati tutti i fondi assegnati dal Dipartimento nazionale politiche antidroga a fine 2013, circa 15 milioni di euro, al momento sotto esame presso la Corte dei Conti, finché non verrà ridefinita la sede di coordinamento delle politiche antidroga, come richiamato nel punto precedente. Questo per evitare che vadano dispersi o sprecati fondi che dovrebbero essere messi a disposizione della ridefinizione del sistema di intervento sulla base di criteri nuovi e condivisi;

- a tal proposito, si chiede la soppressione di un progetto finanziato dal Dipartimento nazionale politiche antidroga proprio con i fondi residui del 2013, con il quale si vorrebbero sostituire, illegittimamente, le conferenze nazionali sulle droghe, aperte a tutti gli operatori e che il governo dovrebbe organizzare per legge ogni tre anni, con la creazione di una piattaforma on line. L’11 luglio prossimo è previsto il primo incontro aperto – un audit – di tale iniziativa. Se questo appuntamento non verrà annullato, il CNCA e altri soggetti del settore solleciteranno un’iscrizione in massa dei propri operatori a tale evento per farlo fallire.

Per queste e altre questioni relative a una vera e propria ricostruzione del sistema di intervento, i firmatari chiedono al presidente Renzi un incontro nei tempi più brevi possibili.

Roma, 26 giugno 2014

gio, giugno 26 2014 » news » 4 Comments

V° Libro Bianco sulla Fini-Giovanardi: i dati in pillole

4 detenuti su 10 in carcere per droghe, il 45% delle denunce per cannabis, sanzioni amministrative in aumento. I dati salienti del V° Libro Bianco sulla Fini-Giovanardi.

Droghe: V° Libro Bianco sulla legge Fini-GiovanardiV° LIBRO BIANCO SULLA LEGGE FINI-GIOVANARDI
I DATI IN PILLOLE

Con la sentenza della Corte Costituzionale del 12 febbraio 2014, la legge Fini-Giovanardi è stata abolita e si è tornati alla legge del 1990, con le modifiche introdotte nel 1993 dal referendum popolare e quelle del decreto Lorenzin. Il V Libro Bianco offre una valutazione finale sui risultati dell’inasprimento repressivo introdotto nel 2006 dall’allora governo Berlusconi. Una valutazione preziosa per pianificare una riforma organica della legislazione antidroga.

Gli effetti “carcerogeni” della legge:

-       il 30% entra in carcere per reati di droga. Con la Fini-Giovanardi si registra un aumento degli ingressi in carcere per droga: nel 2006 gli ingressi per violazione dell’art.73 del Testo Unico sugli Stupefacenti erano il 28% del totale, nel 2013 sono stati il 30, 5% (con un picco del 32,4 % nel 2012)

-       il 38,6% dei detenuti presenti sono imputati/condannati per reati di droga. Si tratta di quattro detenuti su dieci: in queste cifre si riassume il sovraffollamento carcerario.

-       Tossicodipendenti presenti in carcere: il 23,7% sul totale delle presenze. Passati gli effetti dell’indulto, siamo tornati alla “normalità” del carcere come risposta alla tossicodipendenza, con un trend stabile: 23,9% nel 2010, 24,4% nel 2011, 23,8% nel 2012. Il più grave indice di fallimento per una legge che si proponeva di “non tenere in carcere tossicodipendenti”.

-       Misure alternative, ritorna la centralità del carcere: al 31/12/2013 risultavano in affidamento 3328 tossicodipendenti, contro i 3852 del 1 gennaio 2006. Al di là dei numeri, è cambiata la cornice dell’istituto dell’affidamento terapeutico: fino alla legge Fini-Giovanardi, la maggioranza delle misure era concessa dalla libertà, dopo il 2006 la maggioranza delle persone che ottengono l’affidamento passano prima dal carcere.

Il circuito repressivo penale:

-       33.676 persone denunciate per reati di droga: dopo il picco del 2010 con 39.333 denunce, il trend è decrescente, pur rimanendo a livelli elevati

-       il 45% del totale delle denunce è per cannabinoidi: rispetto al 2005, sono aumentate di ben il 35% le operazioni delle forze dell’ordine per cannabis, e diminuite quelle per cocaina, eroina e droghe sintetiche.

L’ingorgo del sistema giustizia:

-       224.530 persone con procedimento penale pendente nel 2011. Con un aumento consistente dai 197.000 procedimenti del 2006, a conferma della criminalizzazione indotta dalla legge.

La repressione sul consumo:

-       segnalazioni per cannabis in ascesa: nonostante diminuiscano le segnalazioni (dal picco di 47.932 nel 2007 ai 34.609 nel 2013, dato ancora parziale), la stragrande maggioranza è per cannabis, in ascesa dal 73% del 2009 al 78,5% del 2012.

-       Sanzioni amministrative in aumento: nel 2013 sono state 15.977 contro 11.850 nel 2007.

Reati minori di droga: quando la repressione punta la basso

Uno studio in profondità è stato condotto da Forum Droghe in Toscana su oltre 1000 fascicoli di detenuti uomini presenti nei penitenziari di Firenze, Pisa, Livorno, Lucca, Prato, dal marzo all’agosto 2013.

Lo studio si è proposto di rilevare quanti detenuti fossero reclusi per violazione del comma 5 dell’art.73, riguardante la “lieve entità” del crimine rispetto alla quantità di sostanza detenuta (in breve: piccolo spaccio o detenzione a fine personale di sostanza al di sopra della soglia quantitativa massima considerata dalla legge per uso personale). L’intento è di rilevare quanto la repressione insista sui “pesci piccoli”, piuttosto che sugli squali del narcotraffico.

I principali risultati dello studio:

-       I reati minori incidono sull’insieme dei reati antidroga per il 30-40%. Questa percentuale è comunque da ritenersi ampiamente sottostimata, perché la specifica del reato di minore entità è spesso non registrata nella matricola dei penitenziari

-       L’incarcerazione per reati minori di droga riguarda soprattutto gli stranieri. Ogni 7 detenuti per infrazione del comma 5 del 73, 6 sono cittadini stranieri .

-       L’indagine ha aperto uno spaccato interessante sui meccanismi di law enforcement: spesso le forze dell’ordine scelgono di contestare la generica violazione dell’art.73 (pur in presenza di piccoli quantitativi di droga), poiché per tale ipotesi è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza (laddove, per il comma 5, la misura cautelare deve essere motivata).

Drugs on Street: un costoso esercizio di propaganda?

Drugs on Street è il protocollo adottato nel progetto Network Nazionale per la prevenzione degli Incidenti Droga e Alcol correlati (NNIDAC). La Relazione al Parlamento riporta i dati Istat del 2011. I morti collegati all’uso di alcol e droghe sono stati 144 e 9567 i feriti. Molti, ma solo il 3-4% del totale degli incidenti che sfiora i 4000 morti e i 300.000 feriti.

La responsabilità dell’uso di sole droghe illegali, in assenza di alcol, è in relazione a 22 morti e 1472 feriti.

Per quanto riguarda i test sulle droghe (saliva, sangue, urina, capello), questi hanno forti limiti per l’individuazione della pericolosità di un conducente. In conclusione, la sperimentazione voluta dal Dipartimento antidroga in 29 Comuni ha confermato la positività per droghe illegali dell’1,9%, senza peraltro poter dire una parola certa circa le abilità o non abilità alla guida di questi positivi.

C’è un importante effetto collaterale: in nome della prevenzione/controllo, si abbandona la vera prevenzione, fatta di crescita di consapevolezza delle persone.

Test ai lavoratori: un sistema di dubbia efficacia ma di sicuro impatto sulle tasche di aziende e lavoratori

I test ai lavoratori per le mansioni cosiddette a rischio si rivelano uno strumento di controllo sociale (individuare la pecora nera) e di minaccia di licenziamento. Alle aziende l’operazione costa oltre cinque milioni di euro, infatti la tariffa media degli esami di primo livello è di 50 euro a persona, mentre quella di secondo livello, a carico dei lavoratori, è di 85 euro.

Un apparato costoso per le aziende e per i lavoratori, al fine di pescare il classico ago nel pagliaio. Infatti, aumenta il numero globale dei soggetti esaminati (54.138 nel 2009 e 88.000 nel 2012) e si abbassa il numero dei positivi (649, pari all’1,2% nel 2009 e 211, pari allo 0,23% nel 2012).

Rimane costante, oltre il 60% la percentuale dei consumatori di cannabis: a giudizio degli operatori dei Sert sono in maggioranza coloro che hanno una diagnosi di “consumo sporadico”.

Si vuole promuovere la sicurezza o colpire uno stile di vita?

Scarica il V° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi: libro_bianco_2014.pdf.

Leggi il comunicato di presentazione del V° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi sulle droghe

mer, giugno 25 2014 » Studi e Ricerche » 3 Comments

Droghe, il Libro Bianco per cambiare

Leonardo Fiorentini presenta il V° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi sulle droghe per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 25 giugno 2014

Leonardo Fiorentini presenta il V° Libro Bianco sulla legge sulle droghe Fini-GiovanardiStamattina alle 11 a Roma (Sala del Senato Santa Maria in Aquiro, Piazza Capranica 72) il Cartello che ha promosso il Manifesto di Genova, presenta la quinta edizione del Libro Bianco sulla Fini-Giovanardi. Promosso da La Società della Ragione, Antigone, Cnca, Forum Droghe il rapporto anticipa e nei fatti sostituisce la relazione governativa probabilmente congelata in attesa del nuovo Capo Dipartimento Antidroga, e vorrebbe essere l’ultimo che mette in fila i danni di una legge sulle droghe che ha fatto della propaganda e della repressione la sua bandiera.

La Fini-Giovanardi, cancellata dalla Corte Costituzionale dopo una battaglia tenacemente condotta dalle associazioni, rimane come un’ombra nera sul nostro sistema giuridico. Lo abbiamo visto con la genesi del decreto Lorenzin che, ipotizzando addirittura la riproposizione delle norme cassate, ha buttato alle ortiche la grande chance riformatrice messa in campo dalle novità politiche internazionali (Uruguay, Colorado e Washington) e dalla sentenza della Corte. Come la muffa sui muri la Fini-Giovanardi è addirittura rispuntata in Gazzetta Ufficiale, con un grottesco refuso riconosciuto dal Governo.

Il peggio di quella legge però non c’è più. Dopo 8 anni il Libro Bianco ricostruisce il calvario attraverso cui siamo passati. Oltre agli abituali contributi sulla repressione penale e amministrativa dell’uso e della detenzione di sostanze, che confermano ancora una volta come la legge sia stata una fonte di criminalizzazione, di stigmatizzazione e di discriminazione di centinaia di migliaia di giovani e consumatori, vengono proposti approfondimenti sul ruolo dei servizi pubblici e privati, sul consumo giovanile, sui test ai lavoratori e sui controlli alla guida. Non manca in appendice un trittico critico sui principali cavalli di battaglia del braccio destro di Giovanardi al Dipartimento antidroga, dalla composizione delle sostanze alla diffusione dei consumi. In chiusura, in assenza di fonti ufficiali, viene proposta una puntuale ricostruzione della normativa penale vigente del testo unico sulle sostanze stupefacenti.

E’ bene però ricordare che la strage continua: con la criminalizzazione dei consumatori (solo attenuata da pene più miti per la detenzione di droghe leggere) e con la detenzione scandalosa di condannati a pene illegittime. Alcune migliaia di detenuti, secondo la giurisprudenza della Cassazione, meriterebbero di vedersi rideterminata la pena, ma sono abbandonati a se stessi dal cinismo e dall’inazione di Governo e Parlamento. Basterebbe un decreto o un indulto ad hoc: invece si preferisce intasare gli uffici giudiziari con le singole richieste di ricalcolo delle pene o – peggio – far scontare alle persone pene ingiuste.

Come detto è cambiato lo scenario entro cui ci muoviamo. Serve allora un radicale mutamento delle politiche sulle droghe nel nostro Paese che distingua nettamente le politiche sociali e sanitarie da quelle penali. Serve una compiuta depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze destinati all’uso personale, anche di gruppo. Serve poi una regolamentazione legale della produzione e della circolazione dei derivati della cannabis e della libera coltivazione a uso personale. Serve il rilancio dei servizi per le dipendenze e delle politiche di “riduzione del danno”. Serve il superamento del fallimentare modello autocratico del Dipartimento Antidroga, con una gestione partecipata che abbia come primo obiettivo la convocazione entro l’anno della Conferenza nazionale prevista dalla legge e cancellata da troppi anni.

Scarica il V° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi sulle droghe: libro_bianco_2014.pdf.

Leggi le pillole del Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi sulle droghe

Leggi il comunicato di presentazione del V° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi sulle droghe

mer, giugno 25 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto, Studi e Ricerche » No Comments

Droghe: presentato a Roma il V° Libro Bianco sulla Fini-Giovanardi

Droga: il 38,6% dei detenuti in carcere per droghe, il 45% delle denunce per cannabis, sanzioni amministrative in costante aumento. Presentato alla Stampa del 5° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi. Le associazioni chiedono una nuova politica sulle droghe.

droghe: presentato il V° Libro Bianco sulla Fini-GiovanardiOggi presso la sala del Senato Santa Maria in Aquiro è stato presentato il V° Libro Bianco sulla Legge Fini-Giovanardi promosso da La Società della Ragione Onlus, Forum Droghe, Antigone, CNCA e con l’adesione di CGIL, Comunità di San Benedetto al Porto, Gruppo Abele, Itaca, ITARDD, LILA, Magistratura Democratica, Unione Camere Penali Italiane.

Il 38,6% dei detenuti in carcere per droga. Nel rapporto sono confermati gli effetti nefasti di 8 anni illegittimi di legge Fini-Giovanardi. Nel 2013, su un totale di 59.390 ingressi negli istituti penitenziari, il 30,56% era per violazione dell’art. 73 DPR 309/90 mentre quasi il 40% delle presenze in carcere al 31/12/2013 sono dovute direttamente alla legge sulle droghe. Nonostante i ripetuti proclami gli affidamenti terapeutici dei tossicodipendenti restano al di sotto del dato precedente all’approvazione della legge, ed oggi avvengono perlopiù dopo un periodo di detenzione.

Pene illegittime. Resta irrisolto il grave problema dei detenuti che stanno scontando pene ritenute illegittime dalla Corte Costituzionale: in assenza di un intervento legislativo si rischia il collasso dei Tribunali, costretti ad esaminare una per una le richieste di ricalcolo delle pene o peggio si rischia di lasciare scontare alle persone pene ingiuste.

Continua la repressione sulla cannabis. Per quanto riguarda il sistema di repressione se si sommano le denunce per hashish, per marijuana e per le piante si raggiunge la cifra di 15.347 casi (45,37% del totale). La “predilezione” del sistema repressivo per la cannabis è confermata dal numero di operazioni che aumentano, in controtendenza con tutte le altre sostanze, del 35,24% rispetto al 2005.

Aumentano le sanzioni amministrative, crollano i programmi terapeutici. Per quanto riguarda le sanzioni amministrative, il 78,56% di segnalazioni pervenute alla Prefettura è per cannabis, le sanzioni quasi raddoppiano percentualmente rispetto al 2006 mentre crollano le richieste di programmi terapeutici (da 6713 nel 2006 si passa a 214 nel 2013).

Nel testo vengono proposti inoltre approfondimenti sul ruolo dei servizi pubblici e privati, sul consumo giovanile, sul controllo dei lavoratori e sui controlli alla guida. Il documento contiene poi un’analisi sull’attendibilità dei dati del Dipartimento Antidroga in merito ai consumi di sostanze e sulla “variabilità” dei livelli di THC presente nelle piante di cannabis. In chiusura, in assenza di fonti ufficiali, viene proposta una puntuale ricostruzione della normativa penale vigente del testo unico sulle sostanze stupefacenti.

Per i promotori, in uno scenario internazionale profondamente mutato sulle politiche sulle droghe (con Uruguay, Colorado e Washington in testa), e dopo la sentenza della Corte Costituzionale è necessario un radicale mutamento di rotta nel nostro Paese che distingua nettamente le politiche sociali e sanitarie da quelle penali. Serve una compiuta depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze destinati all’uso personale, anche di gruppo. Serve poi una regolamentazione legale della produzione e della circolazione dei derivati della cannabis e della libera coltivazione a uso personale. Serve il rilancio dei servizi per le dipendenze e delle politiche di “riduzione del danno”. Serve il superamento del fallimentare modello autocratico del Dipartimento Antidroga, con una cabina di regia che veda coinvolti tutti: enti, istituzioni, privato sociale e consumatori e che convochi entro l’anno la Conferenza nazionale prevista dal testo unico e dimenticata da troppi anni.

Scarica il V° Libro Bianco sulla legge sulle droghe Fini-Giovanardi: libro_bianco_2014.pdf.

Leggi le pillole del Libro Bianco sulla legge sulle droghe

mer, giugno 25 2014 » news, Studi e Ricerche » 1 Comment

Presentazione del 5° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi

Mercoledì 25 presentazione a Roma della quinta edizione del Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi sulle droghe promosso da La Società della Ragione Onlus, Forum Droghe, Antigone, CNCA

cop-2014Una nuova politica sulle droghe
Presentazione alla Stampa del 5° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi
Mercoledì 25 giugno h. 11.00 – Senato della Repubblica – Istituto di Santa Maria in Aquiro – Piazza Capranica 72, Roma

Il 25 giugno 2014, a Roma presso la sala del Senato Santa Maria in Aquiro – Piazza Capranica 72, dalle ore 11.00 alle 13.00 si terrà la Conferenza stampa per la presentazione del V Libro Bianco sulla Legge Fini-Giovanardi – Illustrazione e commento dei dati sulle conseguenze penali, sulle sanzioni amministrative e l’impatto sul sovraffollamento nelle carceri.

Verrà presentato da La Società della Ragione Onlus, Forum Droghe, Antigone, CNCA e con l’adesione di CGIL, Comunità di San Benedetto al Porto, Gruppo Abele, Itaca, ITARDD, LILA, Magistratura Democratica, Unione delle Camere Penali Italiane.

Il dossier, curato da Franco Corleone e Stefano Anastasia, riporta interventi di Cecco Bellosi, Giorgio Bignami, Giuseppe Bortone, Elia De Caro, Riccardo De Facci, Leonardo Fiorentini, Carla Rossi, Gennaro Santoro, Alessio Scandurra, Lorenza Splendori e Grazia Zuffa, i quali presenzieranno all’evento.

Sono stati invitati: Sen. Felice Casson, Sen. Giuseppe De Cristofaro, Sen. Nerina Dirindin, On. Daniele Farina, On. Federico Gelli, Sen. Sergio Lo Giudice, Sen. Luigi Manconi, On. Marisa Nicchi, ed il Sottosegretario Ivan Scalfarotto.

Per accedere alla sala è obbligatorio accreditarsi scrivendo a info@societadellaragione.it segnalando l’eventuale attrezzatura foto e video al seguito. Per gli uomini è obbligatoria giacca e cravatta.

sab, giugno 21 2014 » Agenda » No Comments

Gratteri, il carcere del lavoro forzato

L’audizione del procuratore aggiunto di Reggio Calabria sul tema delle carceri rivela una cultura della pena quasi da pre anni ’30. Franco Corleone sul Manifesto del 18 giugno 2014.

nicola-gratteriA leg­gere i reso­conti dell’intervento svolto dal pro­cu­ra­tore aggiunto di Reg­gio Cala­bria Nicola Grat­teri il 5 giu­gno davanti alla Com­mis­sione diritti umani del Senato sull’applicazione del regime peni­ten­zia­rio per gli appar­te­nenti ai ver­tici delle orga­niz­za­zioni mafiose, si tira un sospiro di sol­lievo per lo scam­pato peri­colo di avere que­sto pub­blico mini­stero mini­stro della giustizia.

L’analisi di Grat­teri sul fun­zio­na­mento del 41bis è stata dav­vero a tutto campo. Ha con­te­stato la distri­bu­zione dei 750 dete­nuti in regime di car­cere duro in 12 isti­tuti, con i rischi di inter­pre­ta­zioni diverse da parte dei diret­tori delle norme e ha indi­vi­duato la solu­zione nella costru­zione di 4 nuovi car­ceri dedi­cati allo scopo con 4 diret­tori specializzati.

Grat­teri si è doman­dato anche la ragione della chiu­sura negli anni novanta delle car­ceri di Pia­nosa e dell’Asinara, auspi­cando la loro ria­per­tura con que­sta desti­na­zione. La man­canza di memo­ria sto­rica è dav­vero una male­di­zione, per­ché attri­bui­sce scelte moti­vate e dibat­tute a pura casua­lità o super­fi­cia­lità.
Va ricor­dato che la scelta di chiu­dere le car­ceri spe­ciali fu dovuta al rifiuto dove­roso da parte dello stato demo­cra­tico di sop­por­tare con­di­zioni di vio­lenza inau­dita e di gestioni para­noi­che da parte di diret­tori imme­de­si­mati nella parte di ven­di­ca­tori e aguz­zini. Si vuole tor­nare a quella pra­tica di tor­tura appena ora che l’Italia ha evi­tato una con­danna defi­ni­tiva per vio­la­zione dell’art. 3 della Con­ven­zione dei diritti umani da parte della Cedu per trat­ta­menti cru­deli e degra­danti? Va rico­no­sciuto al pro­cu­ra­tore anti ‘ndran­gheta di avere pro­po­sto una dimi­nu­zione dei dete­nuti a regime spe­ciale a 500 per una appli­ca­zione seria affi­data al Gom, il reparto spe­cia­liz­zato della Poli­zia Peni­ten­zia­ria, poten­ziando i con­trolli anche durante i col­lo­qui. Infatti “nel momento in cui c’è un col­lo­quio biso­gna guar­dare la mimica fac­ciale, i segni che il dete­nuto fa ai parenti con brac­cia e mani”.

A que­sto pro­po­sito il pro­cu­ra­tore ha invi­tato il legi­sla­tore ad inter­ve­nire su un vuoto enorme, cioè il caso della moglie del dete­nuto che è anche avvo­cato, per­ché in quel caso il col­lo­quio non si può regi­strare. Non è chiara la solu­zione pro­po­sta: obbli­gare a cam­biare avvo­cato (comun­que i col­lo­qui non sareb­bero regi­strati) o a divor­ziare? Nell’incertezza si legge anche che alla man­canza di per­so­nale esperto si può ovviare con il tra­sfe­ri­mento di mili­tari dell’esercito ade­gua­ta­mente for­mati e comun­que dimi­nuire il numero sovrab­bon­dante di agenti della poli­zia peni­ten­zia­ria pre­senti in via Are­nula, la sede del mini­stero della giustizia.

Il cul­mine dello slan­cio rifor­ma­tore si è espresso sulla que­stione del lavoro per i dete­nuti. “Io sono per i campi di lavoro, non per guar­dare la tv. Chi è dete­nuto sotto il regime del 41 bis col­tivi la terra se vuole man­giare. In car­cere si lavori come tera­pia rie­du­ca­tiva. Occorre farli lavo­rare come rie­du­ca­zione, non a paga­mento. Se abbiamo il corag­gio di fare que­sta modi­fica, allora ha senso la rie­du­ca­zione. Farli lavo­rare sarebbe tera­peu­tico e ci sarebbe anche un recu­pero di imma­gine per il sistema”.

Ci vor­rebbe dav­vero un bel corag­gio a fare strame delle norme peni­ten­zia­rie euro­pee, delle sen­tenze della Corte Costi­tu­zio­nale, della legge Smu­ra­glia e della riforma peni­ten­zia­ria del 1975, peg­gio­rando addi­rit­tura il Rego­la­mento di Alfredo Rocco del 1932! Nei reso­conti dell’audizione non si leg­gono le rea­zioni dei commissari.

Il silen­zio gla­ciale appare la rispo­sta ade­guata. Di fronte a simili derive è il caso che il mini­stro Orlando avvii subito le pro­ce­dure per la nomina del garante nazio­nale dei diritti dei detenuti.

mer, giugno 18 2014 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » 1 Comment