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Droghe e Diritti

Cannabis. Associazioni consegnano Libro Bianco sulle droghe ai deputati

Oggi, in occasione dell’inizio della discussione sulla legalizzazione della cannabis, la consegna in parlamento di centinaia di copie del Libro Bianco sulle droghe 2016.






Copertina libro bianco sulle droghe 2016Oggi, in occasione dell’inizio della discussione in aula della proposta di legge 3235, Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati, le organizzazioni raccolte nel Cartello di Genova, fra cui Forum DrogheLa Società della Ragione, CGIL e Antigone consegneranno ai deputati una copia del il 7° Libro bianco sulle Leggi sulle Droghe in Italia. Il testo elaborato a più mani raccoglie dati ed indicazioni utili per un’analisi delle conseguenze penali e sociali della legislazione proibizionista sulle droghe in Italia, e avanza proposte concrete che possono, nell’opinione degli autori, supportare la discussione Parlamentare. Lo stesso Roberto Saviano vi ha fatto riferimento in un suo recente articolo sulla cannabis apparso sul settimanale L’Espresso.

Dichiarazione di Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe:

Distribuiremo ai deputati italiani centinaia di copie del 7° Libro Bianco droghe, che è di fatto l’unica pubblicazione che prova a fare una valutazione sull’efficacia delle normative sulle droghe in Italia, con un commento ragionato a dati e politiche” afferma Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe. “Purtroppo sull’argomento droghe troppi parlano senza conoscere, anche fra i nostri parlamentari, prova ne siano alcuni emendamenti presentati alla proposta di Legge sulla regolamentazione della cannabis in discussione alla Camera. Il Libro Bianco è invece uno strumento utile e rigoroso nelle sue analisi numeriche e nei suoi commenti alle attuali politiche sulle droghe nazionali e internazionali. Speriamo che oltre alle irresponsabili prese di posizione ideologiche di alcuni soliti noti, la discussione parlamentare sulla cannabis possa entrare nel merito delle questioni che riguardano milioni di cittadini vessati da divieti e punizioni. Divieti e punizioni – continua Stagnitta – che non fanno altro che peggiore le loro condizioni di vita senza peraltro aver sortito alcun effetto nella diminuzione dei consumi di droghe. La scienza parla chiaro e anche i numeri sui produzione, traffico e consumo di sostanze. Contiamo che il Parlamento sia all’altezza delle proprie responsabilità e della serietà dell’argomento e approvi in tempi rapidi una riforma dovuta e richiesta dal Paese come dimostrano le migliaia di firme a sostegno della legalizzazione che vengono raccolte proprio in queste settimane nel paese”.

L’ufficio Stampa

lun, luglio 25 2016 » news » No Comments

Omicidio stradale, un pasticciaccio brutto

Giorgio Bignami torna sulla questione droghe e guida e omidicio stradale per la rubrica di Fuoriluogo su il manifesto del 20 luglio 2016






Giorgio BignamiNel Libro Bianco 2016 sugli effetti della legge sulle droghe, diffuso alla fine di giugno l’aggiornamento sul tema «droghe e guida» si era esteso a una critica della nuova legge sull’omicidio stradale. La critica riguardava principalmente due aspetti: primo, la sproporzione tra le pene previste (sino a 18 anni di carcere) rispetto a quelle per i più gravi reati non solo colposi ma anche dolosi; secondo, nei casi in cui entrano in gioco l’alcol e/o le droghe illecite, le molte incertezze sulla fattibilità e validità di affidabili e tempestivi accertamenti clinici e analitici, e, in particolari casi, anche i sospetti di incostituzionalità.

Dopo la stesura dell’aggiornamento si è avuta una dura presa di posizione dell’Unione camere penali, che ha definito la legge sull’omicidio stradale un «arretramento verso forme di imbarbarimento del diritto penale, frutto di cecità politico-criminale e di un assoluto disprezzo per i canoni più elementari della “grammatica” del diritto penale». Inoltre è apparsa su Diritto Penale Contemporaneo una minuziosa analisi critica della legge (di ben 34 pagine) condotta dal penalista Giuseppe Losappio, docente all’Università di Bari; un testo denso di riferimenti giuridici che non tenteremo di riassumere, limitandoci a citare alcuni passaggi del sommario. «E’ l’ennesima riforma che introduce nell’obsoleto tessuto del codice penale il frutto di opzioni politico-criminali di impostazione mediatico-emergenziale». Quindi «non sorprende che la nuova disciplina sia diffusamente caratterizzata da svariati errori di scrittura, difficoltà di lettura e coordinamento sistematico, da ricorrenti tracce di irragionevolezza/sproporzione, alcune delle quali persino di dubbia legittimità costituzionale». Seguono considerazioni sulla «imprecisione della formula che descrive il rapporto tra violazione della regola cautelare ed evento», al punto di postulare un «intervento di ortopedia interpretativa»; il che, se abbiamo capito bene, apre la strada a una troppo ampia discrezionalità nella applicazione della legge.

Sul piano pratico, a parte quanto riguarda alcol e droghe di cui si è detto nel Libro Bianco, hanno iniziato a piovere segnalazioni allarmanti su vari possibili effetti perversi della legge. Per esempio, non pochi incidenti di per sé non gravi – come un tamponamento e il conseguente «colpo di frusta» – possono produrre lesioni con prognosi superiore ai canonici 40 giorni. Ebbene, in questo caso il responsabile pur «pulito» di sostanze dovrà affrontare un processo penale con una pena prevista da 3 a 12 mesi di reclusione e con una automatica sospensione della patente per ben cinque anni.

Inoltre il gruppo Pd della Regione Emilia-Romagna ha adottato una risoluzione che chiede alla Giunta regionale di attivarsi insieme al Ministero dell’Interno per ridefinire la responsabilità degli Enti Locali proprietari e gestori delle strade, laddove sia venuta a mancare la manutenzione per mancanza di fondi. Da un lato, infatti, la legge 41/2016 si applica anche a coloro cui compete la tutela della sicurezza stradale, quindi agli Enti locali che abbiano mancato di rendere sicure e fruibili le strade pubbliche. D’altro lato per gli Enti locali, soprattutto per i comuni più piccoli, diventa sempre più difficile garantire una manutenzione adeguata della rete stradale a causa della contrazione delle risorse disponibili.

Insomma, questo fiore populistico-penale all’occhiello di Matteo Renzi pare proprio un bruttissimo imbroglio, e non solo per ciò che riguarda gli incidenti sotto l’effetto di alcol e droghe.

mer, luglio 20 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Sos suicidi, fermare la morte in cella

Sergio Segio scrive sull’emergenza suicidi in carcere per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 13 luglio 2016.






Se Il Fatto si schiera contro i giudiciIl problema è antico quanto l’invenzione della prigione. Perché, il più delle volte, è proprio il carcere a scatenare pulsioni e pratiche suicidiarie. O, meglio, è ciò che il carcere toglie alla persona, assieme e oltre alla libertà: presente e futuro, affetti, lavoro, ruolo sociale, dignità. E, infine, speranza.

Per quanto ogni suicidio sia un caso a sé, con alla base un intreccio di fattori, spesso la spinta a morire viene dall’incapacità di resistere alla spoliazione di tutto ciò che rende la vita meritevole di essere vissuta. Uccidersi in cella, allora, può sembrare paradossale e tragico recupero di sé. Come nella Ballata del Michè di De Andrè: adesso che lui s’è impiccato / la porta gli devono aprir.

Il problema è tanto antico quanto insoluto, come mostrano le statistiche. Per stare alle più recenti, i suicidi in cella sono stati 44 nel 2014, 43 l’anno successivo, mentre alla fine dello scorso aprile erano già 12, oltre a ben 302 tentati suicidi e 2278 atti di autolesionismo. Così che il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha voluto richiamare l’attenzione delle strutture penitenziarie con una direttiva, indirizzata al capo del Dipartimento non a caso a ridosso dell’estate, quando, con disagi e sofferenze, aumentano i rischi. Una direttiva e un richiamo non solo formale, giacché dispone e dettaglia diverse misure, mirate in particolare ai giovani detenuti, a soggetti più fragili quali tossicodipendenti, alcolisti, abusatori di psicofarmaci e alla prima fase della carcerazione; assieme, rimarca la necessità dell’attento monitoraggio, osservazione e studio del fenomeno, nonché della formazione.

Se i numeri non decrescono, pure e infine qualche maggiore consapevolezza sembra essersi fatta strada. Tanto che il ministro riconosce come il «prevalente» fattore di rischio sia quello ambientale e non soltanto quello individuale. Ne consegue che «la sola sorveglianza e l’isolamento del detenuto con tendenza suicida non possono costituire incisivo strumento di prevenzione»; tali misure, anzi, possono accentuare «il rischio di azioni autodistruttive».

Un ragionamento che potrebbe apparire persino banale, ma che ha faticato a farsi strada nella tradizionale gestione e cultura operativa del carcerario. Dunque è fatto positivo che oggi – o meglio ieri, con una nota del Dipartimento datata 4 febbraio sulla prevenzione dei suicidi in carcere – si sottolinei l’importanza di «evitare ogni forma di isolamento del soggetto a rischio» e di individuare – pur con la cautela del «per quanto possibile» – «compagni di detenzione umanamente e culturalmente più idonei a instaurare un rapporto proficuo con la persona in difficoltà».

Parimenti, sembra acquisita la centralità della formazione del personale, troppo spesso in passato limitata unicamente alle funzioni di custodia e sicurezza.

Insomma, pur con storici ritardi, i responsabili delle carceri sembrano essersi resi conto che la segregazione, il “carcere chiuso”, la carenza di relazione, la negazione degli affetti costituiscono una morte dilazionata, fonte di quella disperazione che può portare a scegliere di morire in fretta e di propria mano. E sembrano intenzionati a dare seguito e concretezza a quel corposo Piano nazionale per la prevenzione delle condotte suicidiarie in ambito penitenziario da tempo allo studio.

Siamo sempre e ancora ai buoni propositi, può obiettare non senza ragioni qualcuno. Rimane vero che se il carcere è la malattia, la vera è più efficace cura sarebbe la sua abolizione. Tuttavia, i buoni propositi sono l’indispensabile presupposto delle buone pratiche. Che, a loro volta, possono costituire altrettante tappe per finalmente “liberarsi dalla necessità del carcere”. Come si riteneva possibile non molto tempo addietro.

mer, luglio 13 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Canapa, l’Antimafia sposa la legalizzazione

Marco Perduca commenta la nota della Direzione nazionale Antimafia per le audizioni sui pdl per la legalizzazione della cannabis per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 6 luglio 2016.






Marco PerducaNegli ultimi decenni “in Italia, sotto il profilo macro-economico (ma non solo) il narcotraffico è stato il più rilevante ed efficace moltiplicatore di ricchezza, creando in pochi anni enormi accumulazioni patrimoniali che nessuna attività economica è stata in grado produrre. Una ricchezza illecita che, inevitabilmente, è rifluita sul mercato finanziario ed economico legale, alterandone le regole essenziali e, fra queste, la più importante che è quella che, in un sistema liberal-democratico, assicura giustizia, equità e progresso sociale: la parità di partenza fra i diversi operatori economici”. Non è l’incipit del capitoletto “antiproibizionista” di un movimento politico contrario alla “guerra alla droga” né una delle analisi ospitate solitamente su queste pagine, bensì un estratto dal parere inviato dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo alle Commissioni giustizia e affari sociali della Camera dei deputati che in questi giorni sta terminando un’indagine conoscitiva relativa alle proposte di legge per la legalizzazione della cannabis previste per l’Aula entro la fine di luglio.

A differenza delle cose dette, e dei documenti presentati alle Commissioni nelle scorse settimane da decine di esperti, associazioni e cultori della materia, il Sostituto Procurato Nazionale, Francesco Curcio e il Procuratore Nazionale, Franco Roberti hanno “espresso un parere sui progetti di legge”. Per quanto riguarda la legalizzazione della cannabis, purché avvenga con la creazione di un monopolio e scongiuri il consumo associato, Curcio e Roberti esprimono parere favorevole.

“Negli ultimi 20/25 anni si stima che in termini assoluti in Italia le narco-mafie abbiano disposto di un patrimonio ‘ripulito’ presente sui mercati finanziari, immobiliari e mobiliari, pari a circa 400 miliardi di euro. Un patrimonio che, sulla base dei dati forniti dalle Nazioni unite, si incrementa di 20 miliardi di euro di anno in anno”. Il “parere”  della Direzione Nazionale Antimafia segnala che “le mafie nazionali e internazionali godano di una posizione di sostanziale monopolio nella gestione dei traffici di stupefacenti” ivi compresa quella della cannabis e che “la crescente domanda di cannabis ha trovato una pronta risposta, nella straordinaria, nuova, produzione afgana” e non, come si pensava, nella produzione diffusa in Europa.

La Direzione Nazionale denuncia inoltre che “il traffico di stupefacenti – compreso quello della cannabis – alimenta e moltiplica le risorse finanziarie delle organizzazioni di tipo mafioso (nazionali e non) e dunque, fra l’altro, la loro capacità di produzione della cannabis”; relativamente al racconto afgano, si ritiene che sia “controllata da gruppi fondamentalisti e terroristi. Il che equivale a dire che la produzione di cannabis è una delle fonti di finanziamento del terrorismo”. Segue una lista di sequestri di quantitativi che, in Italia, sono di 100-150 volte superiori a quelli di eroina e cocaina e addirittura di 8000 di quelli delle droghe sintetiche: “si sequestra in misura infinitamente più ampia la sostanza meno dannosa rispetto a quelle ben più nocive se non letali”.

La Direzione Nazionale entra poi nel merito del testo unificato a prima firma Giachetti articolando ulteriormente il proprio parere favorevole auspicando che il circuito penale resti l’extrema ratio anche per chi dovesse violare la nuova normativa. Con 300 parlamentari che hanno sottoscritto proposte per la regolamentazione legale della marijuana, un iter ormai incardinato alla Camera, una raccolta di firme su una legge d’iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis e questi auspici così autorevoli, cosa aspetta il Governo a prender posizione?

Vai al documento integrale della Direzione Nazionale Antimafia.

mer, luglio 6 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Legalizzare con successo a Ferrara

Martedì 12 luglio 2016 ore 19 presso il Chiosco Al Pinguino (Via Cassoli, Ferrara) Presentazione del libro a cura di Luca Marola Legalizzare con successo. L’esperienza americana sulla cannabis Sarà presente il curatore Luca Marola. Presenta Leonardo Fiorentini, Direttore di Fuoriluogo e consigliere comunale. L’evento è organizzato nell’ambito della Campagna Legalizziamo! per la raccolta di […]

Legalizzare-con-successo-lowMartedì 12 luglio 2016
ore 19 presso il Chiosco Al Pinguino (Via Cassoli, Ferrara)

Presentazione del libro a cura di Luca Marola

Legalizzare con successo.
L’esperienza americana sulla cannabis

Sarà presente il curatore Luca Marola. Presenta Leonardo Fiorentini, Direttore di Fuoriluogo e consigliere comunale.

L’evento è organizzato nell’ambito della Campagna Legalizziamo! per la raccolta di firme a sostegno della legge di iniziativa popolare per la regolamentazione legale della cannabis. Sarà possibile firmare.
Tutte le info su: http://www.legalizziamo.it/

Legalizzare con successo.
L’esperienza americana sulla cannabis
2015, Reality Book (collana Controluce)
160 p., brossura – € 10,00

Comitato promotore locale:
Radicali, Associazione Luca Coscioni, la Società della Ragione, Forum Droghe, Pluralismo e Dissenso, Gruppo consiliare Sinistra Italiana Comune di Ferrara, Socialisti, Rifondazione Comunista, SEL, Possibile

Dove si può firmare a Ferrara

Tutti i mercoledì sera in Piazza a Ferrara
Mobilitazione nazionale Domenica 26 giugno
dalle ore 9 alle ore 12 e dalle 17 alle 19 Via Garibaldi (fianco Beltrami)

Uffici comunali
Ufficio Protocollo Comune di Ferrara P.tta Municipale 2
Lun-Ven 9-13 Mar e Gio anche 15-17
Delegazione est e Via Bologna Via Putinati 165/e
Lun Mer Gio Ven 8,30/12,30 – mar 8,30/13 e 14/16,30
Sportello Cona Centro Servizi c/o Ospedale S. Anna
Lun mer ven 9/12,30 – gio 9/13 e 14/16,30
Delegazione Nord Piazza Buozzi, 14 Pontelagoscuro
lun mar mer ven 8,30/12,30 – gio 8,30/13 e 14/16,30
Delegazione Nord Ovest Via Ladino, 24 Porotto
lun mer gio ven 8,30/12,30 – mar 8,30/13 e 14/16,30
Sportello Boara Via Copparo 276 Boara
lun mer 8,30/12,30 – gio 8,30/13 e 14/16,30

lun, luglio 4 2016 » Agenda » No Comments

Droga. Cannabis, il Ministro Costa fa confusione

Dichiarazione di Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe:






maria-stagnitta“Le dichiarazioni del Ministro Costa sul tema della legalizzazione della cannabis ci pare che si fondino su presupposti non corretti. A partire dal fatto che non esistono tossicodipendenti per cannabis, o almeno non è la cannabis che crea dipendenza a differenza della nicotina presente nel tabacco o dell’alcol.

Ci chiediamo quindi il perchè la contraddizione ipotizzata dal Ministro, che si anniderebbe nella legalizzazione e regolamentazione delle sostanze che possono creare dipendenza, non debba essere risolta attraverso il divieto e la messa al bando delle sigarette e dell’alcol in Italia. E chiediamo al Ministro se questo, a suo parere, potrebbe davvero limitare non solo l’uso ma anche i danni dovuti ad un consumo che, siamo certi perchè la storia ce lo insegna, continuerebbe in clandestinità. È forse un rigido proibizionismo diffuso e ottuso quello a cui sta pensando il Ministro della Repubblica?

In merito poi alle risorse economiche che la legalizzazione produrrebbe, pare evidente che lasciare come oggi gli enormi introiti derivanti dalla vendita di cannabis in mano alla criminalità non aiuti a migliorare le condizioni di salute dei tossicodipendenti né le condizioni di vita dei cittadini in generale. La proposta di legalizzazione della cannabis in discussione alla Camera, pur migliorabile, ci pare una proposta sensata ed equilibrata proprio perché permetterà di uscire dall’ipocrisia di un proibizionismo che negli ultimi 40 anni ha bruciato enormi quantità di denaro cercando di risolvere ideologicamente un fenomeno sociale enorme che riguarda 247 milioni di persone nel mondo, e che ha prodotto introiti giganteschi per la criminalità organizzata senza incidere minimamente sui consumi e sulla produzione delle cosiddette “droghe”.

Roma, 30 giugno 2016

gio, giugno 30 2016 » news » No Comments

Basta Spaccio! Legalizziamo!

Iniziativa a Ferrara di confronto sulle proposte di regolamentazione legale della cannabis nell’ambito della campagna Legalizziamo!






cartolinaBASTA SPACCIO!
LEGALIZZIAMO!

Il dibattito sulle proposte di legge per la Regolamentazione legale della produzione, vendita e consumo di cannabis dal Parlamento approda nelle città.

Venerdì 1° luglio 2016 | ore 19
Ferrara | Factory Grisù | Via Poledrelli 21

Partecipano
Vittorio Ferraresi Deputato M5S
Filippo Fossati Deputato PD
Giovanni Paglia Deputato SI/SEL
Marco Perduca Associazione Luca Coscioni
Coordina Leonardo Uba

A seguire dibattito

Al termine APERITIVO di autofinanziamento!

Si potrà firmare per la legge di iniziativa popolare per la regolamentazione legale della cannabis.
Ecco dove si può firmare a Ferrara

Ulteriori info su:
http://www.legalizziamo.it/

Comitato promotore locale:
Radicali, Associazione Luca Coscioni, la Società della Ragione, Forum Droghe, Pluralismo e Dissenso, Gruppo consiliare Sinistra Italiana Comune di Ferrara, Socialisti, Rifondazione Comunista, SEL, Possibile

mer, giugno 29 2016 » Agenda » No Comments

Presentazione Libro Bianco sulle droghe 2016

Il video della conferenza stampa di presentazione del Libro Bianco sulle droghe 2016 tenutasi a Roma il 28 giugno 2016.






Martedì 28 giugno 2016 alle ore 11,30 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati (Via della Missione 4) si è tenuta la presentazione del 7° Libro Bianco sulla legge sulle droghe promosso da La Società della Ragione ONLUS insieme a Forum Droghe, Antigone e CNCA e con l’adesione di CGIL, Comunità di San Benedetto al Porto, Gruppo Abele, Itaca, ITARDD, LegaCoopSociali, LILA, Associazione Luca Coscioni.

Sono intervenuti: Franco Corleone, Stefano Anastasia, Marco Perduca, Gennaro Santoro, Stefano Cecconi, Daniele Farina, Sergio Lo Giudice.

Fonte: http://webtv.camera.it/evento/9695

mer, giugno 29 2016 » Video » No Comments

Droghe, il Libro Bianco spinge la riforma

Stefano Anastasia e Franco Corleone presenta il Libro Bianco sulle droghe 2016 per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 29 giugno 2016.






Copertina libro bianco sulle droghe 2016Abbiamo deciso di continuare la redazione dei Libri Bianchi sugli effetti collaterali della legislazione antidroga, anche dopo la bocciatura della Fini-Giovanardi da parte della Corte Costituzionale. Resta in piedi, infatti, la legge Iervolino-Vassalli che segnò la svolta proibizionista italiana. Il Libro Bianco promosso dalla Società della Ragione e condiviso da Forum Droghe, Antigone, Cnca e da numerose associazioni e movimenti raccolti nel Cartello di Genova, anticipa anche quest’anno la Relazione del Governo al Parlamento.

Patrizia De Rose, che ha raccolto la difficile eredità di Serpelloni alla guida del Dipartimento delle politiche antidroga, ha il merito di avere riaperto un confronto non ideologico tra il Governo e le Ong, culminato, per ora, in seminari di preparazione e di valutazione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite dedicata alle politiche sulle droghe tenutasi in aprile a New York. Proprio in questi giorni è tornata a circolare la voce di un azzeramento del DPA e dell’assorbimento nel Ministero della Salute. Non vogliamo ergerci a difensori di una struttura inventata dalla destra, ma vogliamo discutere pubblicamente delle scelte che riguardano la politica delle droghe che riguardano la politica internazionale, la giustizia, l’informazione, le città, la scuola, lo stato sociale, e dunque ci pare inadeguata una collocazione settoriale di una politica che, viceversa, deve coinvolgere diversi branche della compagine governativa. Piuttosto, quel Dipartimento dovrebbe dismettere quel nome battagliero ereditato dalla furia ideologica dei suoi inventori e meriterebbe un referente politico nella compagine di governo, tra i sottosegretari alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Governo è invece ancora inadempiente nella convocazione della Conferenza nazionale triennale: l’ultima (finta) occasione di confronto risale al 2009 mentre l’ultima vera addirittura al 2001 a Genova.

Recentemente la Consulta ha inferto un altro colpo alla Fini- Giovanardi, cassando l’art. 75bis che prevedeva l’aggravamento delle sanzioni amministrative che rimangono un buco nero dello stigma contro i giovani consumatori. Questa ulteriore decisione – cui si aggiungono alcune recenti sentenze sulla coltivazione della canapa dei tribunali di Ferrara e Firenze – aggrava il giudizio sulla latitanza della politica. Certo alcune novità sono state introdotte negli anni scorsi, soprattutto per rispondere alla situazione insostenibile del sovraffollamento delle carceri per cui l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani. E gli Stati generali sull’esecuzione penale voluti dal Ministro Orlando hanno dato utili indicazioni per incentivare le alternative al carcere per i tossicodipendenti e per migliorare il trattamento socio-sanitario dei detenuti con problemi di dipendenza. Sono indicazioni positive, ma non sufficienti. In parlamento, oltre alle proposte di legalizzazione della cannabis (ferme, purtroppo, allo stato delle audizioni, ma ora sostenute anche da una campagna di iniziativa popolare), sono state depositate in Parlamento (alla Camera da Fossati e altri, al Senato da Lo Giudice e altri) le nostre proposte per la riforma dell’intera parte sanzionatoria  del testo unico 309 del 1990 e la ripresa di adeguate politiche socio-sanitarie per il trattamento delle dipendenze problematiche. Non solo: il Consiglio regionale del Friuli, primo – speriamo – tra altri, ha approvato una “legge voto” per la riforma del testo unico sulla base della nostra proposta. Il solco, dunque, è tracciato e speriamo che il Parlamento e la Conferenza nazionale sulle droghe possano discuterne senza pregiudizi.

(leggi il Libro Bianco su www.fuoriluogo.it/librobianco)

 

mer, giugno 29 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Ecco il Libro Bianco sulle droghe 2016

E’ stato presentato oggi, alla sala stampa della Camera dei Deputati il 7° Libro Bianco sulla legge sulle droghe. Ecco le pillole dal libro bianco sulle droghe 2016.






copertina2016E’ stato presentato oggi, alla sala stampa della Camera dei Deputati il 7° Libro Bianco sulle droghe promosso da La Società della Ragione ONLUS insieme a Forum Droghe, Antigone e CNCA e con l’adesione di CGIL, Comunità di San Benedetto al Porto, Gruppo Abele, Itaca, ITARDD, LegaCoopSociali, LILA, Associazione Luca Coscioni.

I dati in pillole

Il 12 febbraio 2014 la Corte Costituzionale ha abolito la legge Fini-Giovanardi, sancendo il ritorno alla legge Iervolino-Vassalli con le modifiche introdotte con il referendum del 1993 e quelle successive introdotte dal decreto Lorenzin. Il VII° Libro Bianco indaga le conseguenze di questo cambiamento normativo, dopo 8 anni di applicazione della legge rivelatasi incostituzionale. Nella passata edizione del libro bianco sulle droghe avevamo già rilevato come la diminuzione di 9.000 detenuti avvenuta nel corso del 2014 fosse stata determinata dal calo dei detenuti per detenzione e spaccio di stupefacenti di circa 5.500 unità.

Questo dato, seppur parziale, confermato anche dai dati 2015, evidenzia il peso sulla giustizia e sul carcere della legislazione antidroga e rende urgente la modifica radicale del Dpr 309/90 per una completa depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti compresa la coltivazione domestica di canapa, di misure alternative alla detenzione e di programmi di riduzione del danno.

La discussione su forme efficaci di regolamentazione del consumo, della produzione ed il commercio della cannabis è ormai nell’agenda della politica, sia a livello parlamentare che nella società civile.

Gli sviluppi recenti:

12.284 dei 45.823 ingressi in carcere durante il 2015 sono stati causati da imputazioni o condanne sulla base dell’art. 73 del Testo unico sulle sostanze stupefacenti che punisce la produzione, il traffico e la detenzione di droghe illecite. Si tratta del 26,80% degli ingressi in carcere: un detenuto su quattro entra in carcere perché condannato o accusato di produrre, vendere o detenere droghe proibite. Continua il trend discendente attivo dal 2012, e dunque dall’adozione della famosa sentenza Torreggiani e dall’adozione di politiche deflattive della popolazione detenuta.

16.712 detenuti presenti in carcere al 31 dicembre 2015 lo erano a causa dell’art. 73 del Testo unico sulle sostanze stupefacenti. Si tratta del 32,03% del totale: un detenuto su tre è imputato/condannato sulla base di quell’articolo della legislazione sulle droghe.

– Entrambi i dati precedenti confermano il ruolo determinante della legislazione sulla droga nelle dinamiche della demografia penitenziaria: quando cresce la popolazione detenuta, è la legge sulla droga che guida le incarcerazioni; quando essa diminuisce è sempre la legge sulla droga che trascina al ribasso le incarcerazioni. Si noti che da quando è iniziato il trend discendente delle presenze in carcere (2010), la popolazione detenuta è diminuita del 23,24% grazie alla diminuzione del 38,77% dei detenuti per art. 73 del DPR 309/90. Tra il 2014 e il 2015 la riduzione di 1.459 unità della popolazione detenuta corrisponde quasi perfettamente alla diminuzione di 1.283 detenuti per art. 73. Anche per questo preoccupa la crescita della popolazione detenuta nei primi cinque mesi di quest’anno (1.709 detenuti in più), cui potrebbe corrispondere un aumento delle incarcerazioni per fatti di droga .

Il circuito repressivo penale:

10.751 operazioni di polizia in materia di stupefacenti, il 56,31% del totale, hanno a oggetto i cannabinoidi. 13.360 segnalazioni all’autorità giudiziaria, il 48,20% del totale, riguardano persone trovate in possesso di cannabinoidi. I cannabinoidi costituiscono, dunque, il principale impiego (dispendio) di energie e risorse dell’apparato di polizia e giudiziario impegnato nella repressione penale della circolazione di sostanze stupefacenti illegali.

– solo 2.286 segnalazioni all’autorità giudiziaria su 27.718 (l’8,25% del totale) contestano l’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti: nel restante 91,75% dei casi abbiamo a che fare con detentori di sostanze di cui non è neanche sospettata l’appartenenza a organizzazioni criminali dedite al traffico di sostanze di stupefacenti.

tra il 2014 e il 2015 sono diminuiti di 16.025 unità (pari a un saldo negativo del 9,17%) i procedimenti penali pendenti in materia di droghe. Si tratta di uno scostamento che ha precedenti (di segno contrario) solo nei primi anni di applicazione della cd. Fini-Giovanardi (2006-7), circostanza che induce a ipotizzare che la riduzione dell’ultimo anno possa essere un effetto della declaratoria di incostituzionalità della legge del 2006.

Le segnalazioni e le sanzioni amministrative del consumo di droghe illegali:

27.718 persone segnalate alle prefetture per mero consumo di sostanze stupefacenti, il risultato più basso degli ultimi 9 anni, in ulteriore calo rispetto alle 31.272 del 2014. Ben 26.403 segnalazioni, pari al 78,99% del totale, sono dovute a consumo personale di cannabinoidi. A partire dall’entrata in vigore della legge Iervolino-Vassalli (11.9.1990) 1.107.051 persone sono state segnalate al prefetto come consumatrici di sostanze stupefacenti illegali, il 72,23% dei quali (quasi 800mila persone) per detenzione di cannabinoidi.

– Le segnalazioni al prefetto hanno dato luogo a 13.509 sanzioni amministrative e a 151 richieste di sottoposizione a programma terapeutico-riabilitativo, confermando la natura principalmente sanzionatoria della segnalazione al prefetto dei consumatori di sostanze stupefacenti.

Le misure alternative:

Nel corso dell’ultimo triennio, le misure alternative alla detenzione si sono assestate intorno ai 22.200 casi seguiti al 31.12 di ciascun anno (22.285 nel 2015). Le misure alternative speciali per tossico/alcoldipendenti in corso al 31.12.2015 ammontavano a 3.053, un quarto dei 12.096 affidamenti in prova e poco più di un decimo del totale delle misure alternative in corso. Tra il 2014  il 2015, registriamo un lieve calo delle misure per tossico/alcoldipendenti, nella misura del 6,32%, però assai più sensibile tra gli affidamenti disposti dal carcere (- 14,93%).

I consumi giovanili:

ESPAD®Italia, European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs, è uno studio sulla diffusione dei comportamenti a rischio tra gli studenti italiani, di età compresa tra i 15 ed i 19 anni, che l’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IFC-CNR) realizza dal 1995 e che dal 1999 ripete con cadenza annuale, tra marzo e aprile, su un campione rappresentativo degli studenti iscritti alle scuole superiori presenti sul territorio nazionale.

Lo studio ESPAD®Italia condotto nel 2015 evidenzia che oltre un terzo degli studenti ha sperimentato il consumo di almeno una sostanza illecita (tra cannabis, cocaina, eroina, allucinogeni e/o stimolanti) nella vita, mentre il 27% lo ha fatto nel corso dell’anno antecedente lo svolgimento dello studio campionario; di questi ultimi, l’85% ha fatto uso di una sola sostanza e circa il 15% può essere considerato policonsumatore.

Tra tutte le sostanze illegali consumate nell’ultimo anno, la cannabis è quella maggiormente utilizzata (quasi il 27%), mentre l’eroina è la meno diffusa (circa l’1%), con stimolanti (2,6%), cocaina (2,5%) e allucinogeni (2,2%) che si pongono in posizione intermedia. Rispetto al genere, si osserva una maggior attrazione dei maschi per il consumo delle sostanze psicoattive: in riferimento al consumo durante l’anno, il rapporto maschio/femmina varia da 1,4 per la cannabis, a poco più di 2 per stimolanti e cocaina, fino a quasi 3 per eroina e allucinogeni.

Un dato di particolare interesse è la percentuale di coloro che hanno utilizzato sostanze psicoattive “sconosciute”, ignorandone cioè la natura e gli effetti e, quindi, aumentando i potenziali rischi correlati al consumo. Si stima, infatti, che circa il 2,1% degli studenti di 15-19 anni abbia assunto almeno una volta nella vita sostanze psicoattive senza sapere di cosa si trattasse, in particolare il 2,5% dei maschi e l’1,6% delle femmine. Il 52% circa di questi studenti le ha assunte per non più di 2 volte, ma per il 26% si è trattato di ripetere l’esperienza oltre 10 volte. Riguardo all’aspetto delle sostanze, il 54% di questi studenti ha assunto un miscuglio di erbe sconosciute, il 56% ha assunto sostanze in forma liquida e il 52% sotto forma di pasticche/pillole. La quota maggiore di utilizzatori di sostanze psicoattive “sconosciute” si riscontra tra coloro che, nel corso dell’ ultimo anno, hanno utilizzato sostanze diverse dalla cannabis: circa il 35% di chi ha utilizzato cocaina, stimolanti e/o allucinogeni, quasi il 60% di chi ha utilizzato eroina, e solo il 2% di coloro che hanno utilizzato cannabis.

Gli altri contenuti del Libro Bianco sulle droghe:

La settima edizione del Libro Bianco sulle droghe contiene anche: un aggiornamento di Giorgio Bignami rispetto ai miti e ai fatti sulle droghe e la guida, con una particolare attenzione alla recente legge sull’omicidio stradale; una disanima delle evoluzioni giurisprudenziali in tema di stupefacenti a cura di Elia De Caro e Gennaro Santoro; ulteriori riflessioni sulle politiche nazionali e internazionali sulle droghe in particolare dopo UNGASS 2016, compresa un’analisi di Grazia Zuffa sulle prospettive della legalizzazione della cannabis rispetto alle Convenzioni ONU. In appendice vengono confrontate le principali proposte di legge di riforma delle politiche sulle droghe offerte al dibattito pubblico italiano.

mar, giugno 28 2016 » news » No Comments