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Droghe e Diritti

Presentazione Libro Bianco sulle Droghe 2016

Presentazione alla stampa dell’edizione 2016 del Libro Bianco sulla legge sulle droghe il 28 giugno 2016 a Roma alla sala stampa della Camera.






Martedì 28 giugno 2016 alle ore 11,30 presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati (Via della Missione 4) si terrà la presentazione del 7° Libro Bianco sulla legge sulle droghe promosso da La Società della Ragione ONLUS insieme a Forum Droghe, Antigone e CNCA e con l’adesione di CGIL, Comunità di San Benedetto al Porto, Gruppo Abele, Itaca, ITARDD, LegaCoopSociali, LILA, Associazione Luca Coscioni.

Per accedere alla Sala Stampa è necessario accreditarsi alla mail info@societadellaragione.it (per operatori video e foto prego segnalare l’attrezzatura). Per gli uomini è obbligatoria la giacca.

gio, giugno 23 2016 » Agenda » No Comments

La cultura del bere bene, via alla prevenzione

Paolo Nencini, farmacologo, Università La Sapienza, Roma, recensisce il volume “La rivoluzione del bere. L’alcol come esperienza culturale.” di Franca Beccaria per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 22 giugno 2016






La rivoluzione del bere. L’alcol come esperienza culturale.Il dibattito pubblico sugli alcolici continua ad essere dominato da due tematiche che paiono procedere in maniera assolutamente indipendente l’una dall’altra: da un lato, si dibatte in che misura le conseguenze sanitarie, ritenute per lo più negative, del consumo di alcolici debbano generare campagne e provvedimenti sollecitanti il comportamento astemio, e, dall’altro, si ragiona come tradurre una produzione vinicola nazionale di sempre maggiore qualità in incoraggiamento del bevitore di tutti i giorni ad adeguarsi ai nuovi stili dettati dalla enogastronomia. Che in un paese dalle antiche tradizioni vitivinicole, le due tematiche siano incomunicabili non è tuttavia possibile; anzi si può ipotizzare che le nuove tendenze del bere abbiano irrobustito la funzione di protezione dagli eccessi alcolici che quelle tradizioni hanno da sempre svolto.

Questa ipotesi è stata verificata sul campo da Franca Beccaria e dal suo gruppo di ricerca confrontando zone vitivinicole e non del Piemonte per quanto riguarda i rischi e i danni del bere, a fronte della tradizione ed evoluzione negli stili del bere e delle relative pratiche di socializzazione. Franca Beccaria è ricercatrice di formazione sociologica ben nota per i suoi eccellenti studi di confronto fra culture “intoxication-oriented” (quelle nordiche) e “non-intoxication oriented” (quella italiana) e anche questo studio eccelle per rigore metodologico e per interesse di risultati. Pubblicati in un libro agile e di facile lettura (Franca Beccaria. La rivoluzione del bere. L’alcol come esperienza culturale. Carrocci editore, 2016, 119 pagine), i risultati confermano l’ipotesi che una radicata tradizione vitivinicola favorisce il bere sobrio. In particolare, pur nell’ambito di un generale basso livello di consumo a rischio, le zone vitivinicole mostrano ancor più ridotti livelli di “binge drinking” e di bere fuori pasto, sebbene in queste zone sia maggiore il numero di coloro che si dichiarano bevitori moderati. Non è dunque un caso che a questa maggiore sobrietà corrispondano minori morbilità e mortalità per cause alcol-relate.

Lo studio mostra poi come la tradizione vitivinicola si traduca in una cultura del bere che, pur in continua evoluzione, mantiene ben ferma la riprovazione della sbornia, al massimo condonata nell’adolescente in quanto ancora inesperto, mentre conduce l’adulto a ridurre progressivamente il consumo di alcolici orientandolo verso l’assunzione moderata del vino di qualità. Diffusa rimane anche la tradizionale iniziazione familiare al bere vino, in particolare nelle zone di produzione vinicola, dove è curata l’educazione al bere di qualità come parte integrante di una sana alimentazione. In definitiva, a partire dalle zone definite “vitate” si va espandendo anche ai territori limitrofi la tendenza a considerare il consumo di alcolici, da identificarsi soprattutto con il vino, come un prodotto culturale la cui fruizione richiede l’identificazione e l’apprezzamento delle qualità organolettiche del prodotto, incoraggiando quell’assunzione lenta e moderata della bevanda che da sempre è il modo migliore per evitare l’ubriachezza. A che pro allora condurre campagne antialcoliche che, nella misura in cui si basano su modelli di bere “intoxication-oriented”, sono percepite, come accade nei territori studiati, allarmistiche e in contrasto con la realtà?

Insomma, non è un libro a tesi, al contrario fornisce confortanti dati empirici che confermano la millenaria tradizione italiana di controllo ed utilizzo sociale del bere.

 

mer, giugno 22 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

I volti dell’alienazione a Matera

La mostra di disegni di Sambonet nell’ambito della campagna per la chiusura degli OPG arriva a Matera. Inaugurazione sabato 25 giugno alle ore 12.30.






sambonet-materaI VOLTI DELL’ALIENAZIONE, disegni di Roberto Sambonet

Matera, Palazzo Lanfranchi, 26 giugno – 31 luglio 2016

Inaugurazione sabato 25 giugno ore 12.30
Il 31 marzo del 2015 era la data stabilita per la chiusura definitiva degli ospedali psichiatrici giudiziari. Il ritardo intollerabile di alcune regioni  che non hanno predisposto strutture e programmi terapeutici individualizzati per l’uscita dalla istituzione totale e il progressivo inserimento nella società degli internati ha provocato la nomina di un Commissario da parte del Governo. Sono stati chiusi tre manicomi criminali, quelli di Secondigliano, di Reggio Emilia e di Aversa. Rimangono rinchiuse solo 53 persone e nei prossimi mesi si potrà procedere alla chiusura degli ultimi due Opg, Montelupo Fiorentino e Barcellona Pozzo di Gotto. L’impegno dovrà continuare per impedire il risorgere di logiche manicomiali. Il ritardo burocratico e il sotterraneo boicottaggio della legge devono essere contrastati per affermare i valori di civiltà e umanità per cancellare l’orrore.

La mostra I volti dell’alienazione, disegni di Roberto Sambonet, ospitata a Matera a Palazzo Lanfranchi dal 26 giugno al 31 luglio 2016 vuole dare il proprio contributo a questa campagna di sensibilizzazione

La mostra, promossa da La Società della Ragione, onlus impegnata sui temi del carcere, della giustizia e dei diritti umani e sociali, con la collaborazione dell’Archivio pittorico Roberto Sambonet,  di StopOpg, del Polo Museale della Regione Basilicata – Ministero Beni Culturali e dall’Associazione Culturale “Mens libera et feconda [sei cappelli per pensare] è a cura di Franco Corleone e Ivan Novelli e raccoglie 40 disegni e 70 studi dell’artista e designer milanese Roberto Sambonet.

La mostra sarà inaugurata sabato 25 giugno alle ore 12.30 alla presenza di Vito De Filippo, Sottosegretario al Ministero della Salute, Anna Selvaggi, Assessore al Turismo del Comune di Matera, Marta Ragozzino, Direttore del Polo Museale della Regione Basilicata, Stefano Cecconi, responsabile del Comitato Nazionale StopOpg, Giovanna Del Giudice, della Conferenza Permanente per la Salute nel Mondo Franco Basaglia, di Alfonsina Guarino, Presidente dell’Associazione Culturale “Mens libera et feconda” [sei cappelli per pensare] e dei curatori.

Attraverso i ritratti che Roberto Sambonet ha realizzato tra il 1951 e il 1952 nel manicomio di Juqueri, a cinquanta chilometri da San Paolo in Brasile, l’esposizione racconta e indaga il complesso fenomeno del disagio mentale.

Sambonet ha trascorso sei mesi nei reparti dell’ospedale, conducendo una sua personale ricognizione e ha ritratto gli internati in una serie di opere di grande intensità, a china e a matita, ma tutte capaci di andare al di là del volto e mostrare pensieri, emozioni, sentimenti. Una sorta di viaggio di umana partecipazione, uno scavo nelle pieghe della malattia e della sofferenza, che nel 1977 è stato raccolto nel volume Della Pazzia (M’Arte Edizioni, Milano 1977).

Qui l’artista accosta ai ritratti dei malati di mente testi di autori che nei loro scritti hanno affrontato e raccontato il tema della pazzia, come Allen Ginsberg, Dino Campana, Friedrich Wilhelm Nietzsche, Edgar Lee Masters, William Shakespeare, Voltaire e altri.

Roberto Sambonet, nato a Vercelli nel 1924, è stato un importante pittore, designer e grafico. Si è formato all’Accademia di Brera e ha partecipato attivamente alla vita cittadina frequentando l’ambiente delle avanguardie artistiche che avevano come punto di ritrovo il bar Giamaica. Ha partecipato all’avventura del gruppo dei Picassiani con Cassinari, Morlotti e Treccani. Tra il 1948 e il 1953 si è trasferito in Brasile, dove il suo linguaggio artistico ha vissuto una maturazione molto importante che lo ha condotto verso quell’essenzialità della linea che divenne tratto fondamentale della sua opera, nella pittura, nella grafica e nella produzione di celebri oggetti di industrial design.

La mostra è già stata ospitata dalla Fabbrica del Vapore di Milano, dal Teatro Chille de la balanza di Firenze, dal Palazzo Municipale di Ferrara, dal Museo in Trastevere di Roma e dal Museo Ken Damy di Brescia.

In occasione della mostra è stato pubblicato da Palombi Editori un catalogo illustrato.

 

SCHEDA INFO

 

Mostra

 

I volti dell’alienazione, disegni di Roberto Sambonet
Dove

 

Inaugurazione mostra

Matera, Palazzo Lanfranchi – Piazza Giovanni Pascoli,

sabato 25 giugno ore 12.30

 

Date mostra

 

26 giugno – 31 luglio 2016
Orari Tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 20.00; il mercoledì dalle ore 11.00 alle ore 20.00

gio, giugno 16 2016 » Agenda » No Comments

Le droghe in Europa, una sfida alla politica

Susanna Ronconi commenta i dati sulle droghe in Europa e il rapporto dell’Osservatorio europeo sulle droghe per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 15 giugno 2016.






susanna_ronconiIrrefrenabile vivacità  del mercato e mutevoli andamenti degli stili di consumo: quasi un urlo muto alla politica, quello che arriva dalle pagine del Rapporto 2016 dell’EMCDDA, l’agenzia europea delle droghe (www.emcdda.europa.eu/edr2016). Urlo muto perché celato tra le righe del linguaggio scientifico e del politically correct di conclusioni, che, però,  non rinunciano ad invitare la politica comunitaria a far sì che “l’agenda politica europea in materia di droghe contempli un insieme di indicazioni politiche di più ampio raggio e più articolate rispetto al passato”, perché il “problema droga” in Europa è definito “crescente”. Insomma, la inadeguatezza delle politiche è sul tappeto, e forse non a caso l’urlo  muto dell’agenzia è lanciato proprio a ridosso del rinnovo del Piano d’azione europeo sulle droghe, nel 2017. Impossibile dare conto in poche righe dei tanti e complessi trend evidenziati dal Rapporto (ulteriori interventi in www.fuoriluogo.it).

Il Rapporto, se da un lato tradizionalmente riporta le frequenze d’uso delle varie sostanze, da cui si evince che le politiche di riduzione della domanda e dell’offerta hanno efficacia zero, dall’altro dà ampia attenzione ai pattern d’uso, questione molto più interessante se si vuole poi metter mano a interventi davvero in grado di ridurre rischi e danni,  più che invocare una generica  diminuzione della domanda (accento, questo sui pattern d’uso, che ci piacerebbe veder sviluppato meglio e di più anche nella nostrana Relazione annuale, prima o poi). Emergono “vecchie” sostanze usate secondo nuove modalità: è il caso del MDMA, di nuovo in crescita fuori dai gruppi e contesti del  passato, secondo una sorta di normalizzazione dell’uso presso popolazioni sempre più generali, con un mercato che recupera in qualità e purezza. Su questo, l’EMCDDA invita all’adozione di “risposte atte a ridurre il danno” per  “sostenere una nuova popolazione di consumatori che potrebbero utilizzare prodotti ad alto dosaggio, senza comprendere appieno i rischi associati”. Il ritmo frenetico della produzione di nuove molecole, poi vendute on line, non accenna a diminuire: 560 sostanze  sotto analisi, 98 quelle nuove segnalate nel 2015, e si tratta principalmente di cannabinoidi e catinoni sintetici, ma non mancano gli oppioidi di laboratorio (ce ne sono 19 di nuovi, cui sono imputate 32 morti nel 2015). Gli stimolanti, amfetamine e cocaina, il cui uso si mantiene variabile nei diversi paesi, vedono un aumento dell’assunzione per via iniettiva,  in calo per gli oppiacei ma in crescita per questa sostanze, con una necessaria rinnovata attenzione alla prevenzione delle malattie trasmissibili.

Cambia anche la geografia delle morti per overdose da oppiacei che sebbene in calo nel corso degli anni, nel 2015 ha registrato un aumento in alcune singole regioni, correlato all’uso di oppiacei sintetici da parte di giovani consumatori. Anche qui l’invito dell’EMCDDA è alla riduzione del danno: la distribuzione del naloxone ai consumatori è all’ordine del giorno del dibattito europeo (per inciso, pratica su cui l’Italia, per una volta, è da vent’anni all’avanguardia, se solo se ne trovasse traccia nel sistema nazionale di monitoraggio, ancora muto attorno alla riduzione del danno). Insomma, il Rapporto segnala un fenomeno crescente, ma non solo  in senso quantitativo quanto in termini di complessità, differenziazione e mutevolezza, rispetto al quale la politica appare balbettante. Basta dare un’occhiata alla geografia delle iniziative mirate, dall’inizio degli anni  ’10, alle nuove molecole: una mappa di azioni di law enforcement e superfetazione di tabelle. Sono passati sei anni, e forse non è una buona e sufficiente risposta.

mer, giugno 15 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Legalizzazione cannabis: continuano le audizioni alla Camera

Mercoledì prossimo seconda tornata di audizioni sulla legalizzazione della cannabis per le commissioni riunite Giustizia e Affari sociali della Camera dei Deputati.






Continuano le audizioni delle commissioni Giustizia e Affari Sociali della Camera sulle proposte di legge C. 971 Gozi, C. 972 Gozi, C. 1203 Daniele Farina, C. 2015 Civati, C. 2022 Ermini, C. 2611 Ferraresi, C. 2982 Daniele Farina, C. 3048 Turco, C. 3229 Nicchi, C. 3235 Giachetti, C. 3328 Turco e C. 3447 Bruno Bossio, recanti disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati.

Mercoledì 15 giugno alle ore 14 le commissioni riunite, come si evince dal calendario della commissione, i deputati ascolteranno i pareri di

– Carla Rossi, professoressa di statistica medica presso l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”
– Roberto Saia, componente del Comitato Ospedale senza dolore – Azienda ospedaliera di Padova
– Giocondo Santoni, Maggiore generale chimico farmacista
– Leopoldo Grosso, presidente onorario del Gruppo Abele
– rappresentanti della Società italiana di psicologia (SIPs)

Ecco la registrazione video della precedente seduta di audizione:

lun, giugno 13 2016 » news » No Comments

Canapa in giardino, la parola al legislatore

Michele Passione torna sul reato di coltivazione di canapa per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto dell’8 giugno 2016.






La coltivazione a uso personale non è equiparabile alla detenzione (sempre a uso personale): questo il senso della sentenza n.109/2016, con cui la Consulta ha respinto la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte d’appello di Brescia. Questa, con due distinte ordinanze aveva promosso l’incidente in ordine all’art.75 del DPR 309/’90, nella parte in cui non include tra le condotte punibili con sole sanzioni amministrative anche la coltivazione di cannabis finalizzata in via esclusiva all’uso personale.

In primo luogo, occorre rilevare come malgrado l’autorevole pronuncia del Giudice delle Leggi, la giurisprudenza offra ormai da tempo spazi di interpretazione diversi della normativa (tra le altre, Tribunale Milano, Tribunale Trento, Tribunale Monza, Gip Cremona, Gip Rovereto, Tribunale Roma, Gip Milano, Tribunale Cagliari, Corte d’appello Cagliari, Tribunale Ferrara, e da ultimo, con sentenza del 26 aprile – dunque, dopo la pronuncia della Corte Costituzionale – il Tribunale di Firenze), affermando che “il fatto non costituisce reato”. Si dirà: la Corte Costituzionale non giudica il fatto, e in qualche misura ciò spiega come il suo giudizio si fermi alla verifica in astratto della conformità della norma ai principi della Carta. Secondo la Corte “non è irragionevole la valutazione legislativa di pericolosità della condotta considerata per la salute pubblica – la quale non è che la risultante della sommatoria della salute dei singoli individui – oltre che per la sicurezza pubblica e per l’ordine pubblico”. A questa affermazione è possibile obiettare utilizzando le parole della Suprema Corte (Cassazione Sez.IV, 14.1.2009, n.1222), che ha censurato la pretesa di allargare l’oggetto di tutela previsto dalla norma, chiarendo che altrimenti “il bene della salute, come parametro di selezione qualitativa della meritevolezza della pena, viene affiancato da altri beni/interessi, ritenuti strumentali alla tutela del primo, che è quindi ridimensionato come strumento di orientamento dell’intervento punitivo dello Stato…mediante il ricorso a beni giuridici di vaga determinazione…, che ne ampliano la sua influenza, pur in assenza di specifica offensività”. Sono parole chiare.

La Corte Costituzionale ritiene spetti al Giudice del merito, che ha a disposizione ogni elemento per la valutazione del fatto, “il compito di allineare la figura criminosa in questione al canone dell’offensività in concreto, nel momento interpretativo e applicativo”. Prendendo sul serio il monito della Consulta, occorre dunque che la condotta sia davvero lesiva del bene giuridicamente protetto. Una volta chiarito (come accaduto a Firenze, ove si è inconfutabilmente dimostrato che una coltivazione di dieci piante, in un campo attiguo all’abitazione, era esclusivamente destinata ad uso personale) che la sostanza non viene ceduta a terzi (e dunque non può arrecare alcun danno alla salute pubblica), e che alcun incremento del mercato illecito può pertanto derivare dal prodotto ricavato, non rimane spazio per affermare l’illiceità del fatto. Di più. Il Tribunale di Firenze ha accolto la tesi difensiva, ritenendo che “è innegabile che occorra fare riferimento anche alla decisione quadro 2004/757/GAI del 25.1.2004, circa i criteri di identificazione degli elementi costitutivi dei reati e delle sanzioni in tema di stupefacenti”, essendovi sul punto “un obbligo di interpretazione conforme”.

In conclusione, come afferma il Prof. Lombardi Vallauri, “il diritto, per sfuggire al rischio di porsi come dinamica autoreferenziale, deve essere giustificato filosoficamente, a partire da opzioni valoriali che attengono alla concezione della Giustizia”. E’ tempo che il Parlamento provveda con coerenza.

mer, giugno 8 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Cannabis, 7 piante a Ferrara non sono reato

Luca Morassutto commenta la sentenza del tribunale di Ferrara sulla coltivazione di cannabis per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 1 giugno 2016.






luca-morassuttoAppare ormai chiaro che l’indirizzo emerso nella sentenza delle Sezioni Unite n. 28605/2008, cioè l’equazione proposta in forza della quale la coltivazione di cannabis comporta sempre un aumento della sostanza disponibile sul mercato, è sempre più spesso disatteso in quanto lontano dalla realtà che ogni giorno si respira nelle aule di giustizia. Anche se talvolta è stata riproposta (sent. n. 49476/2015 e sent. n. 3037/2016) sempre più spesso tanti tribunali di merito, da ultimo il Tribunale di Ferrara, sezione monocratica, con sentenza di assoluzione ex art. 530 primo comma del codice di procedura penale (siamo in attesa della pubblicazione della motivazione), abbracciano soluzioni di diritto ben diverse, forti anche di nuovi indirizzi giurisprudenziali degli Ermellini (le sentenze nn. 2548 e 5254 del 2016).

Proprio il caso ferrarese offre una interessante occasione di riflessione. Tre studenti universitari erano tratti a giudizio per rispondere della coltivazione di sette piante di marijuana già giunte a maturazione. Dalla istruttoria dibattimentale era emerso come dalle indagini condotte non fossero emersi elementi utili a definire una attività di spaccio. Mancava qualsiasi indice attestante una attività di vendita o cessione di sostanza stupefacente (nessun confezionamento in dosi, niente denaro contante, nessun elenco nominativo di possibili clienti, una vita sociale dei tre imputati assolutamente modesta, nessun collegamento a possibili reti criminali cittadine). Il motivo, semplice, persino banale nella sua esplicitazione era che quei tre ragazzi coltivavano per un uso esclusivamente personale, sottraendosi così al rischio di comprare sostanza stupefacente da spacciatori, esponendosi così a possibili arresti, evitando di spendere – tra l’altro – notevoli somme di denaro.

La realtà fattuale si andava quindi scontrando con il principio giurisprudenziale delle Sezioni Unite che, ancor oggi, suona un po’ troppo come massima etica più che esplicitazione di regola di diritto. Indubbiamente la partita viene giocata sul terreno dei grandi principi del diritto penale, in primis quello di offensività. La stessa Corte Costituzionale invita il giudice ad una lettura non solo in astratto ma anche in concreto di tale principio tanto che non possiamo interpretare l’offensività come funzionante a corrente alternata. In altre parole non possiamo ritenere corretto il relegare l’operatività di tale principio unicamente al caso in cui la pianta difetti di principio attivo. Dobbiamo anzi ritenere che il principio di offensività operi ogniqualvolta il bene giuridico protetto dalla norma non sia aggredito. Il bene giuridico in questione è la salute pubblica ed in difetto di qualsivoglia elemento utile a dimostrare tale aggressione non possiamo che concludere che per una doverosa assoluzione. Questo significa che pensare ad un uso personale del prodotto derivante da una coltivazione è non solo possibile ma anche logico. Certo, il problema risiede nel definire quali sono i parametri utili per determinare tale uso personale che dovranno presumibilmente arricchirsi (in termini di dato ponderale e numero di piante consentite) rispetto a quelli oggi presi in considerazione nel caso della mera detenzione di sostanza stupefacente ad uso personale. Quel che appare non più eludibile è il bisogno di un ripensamento generale della materia sia a fronte di un conflitto interno tra sezioni della Corte di Cassazione che lascia presagire o quantomeno non escludere un prossimo rinvio alle Sezioni Unite, sia per una rinnovata sensibilità della società rispetto al tema.

(vedi dossier leggi e sentenze su www.fuoriluogo.it)

mer, giugno 1 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Droga & riforma, il Friuli pianta un seme

Leonardo Fiorentini commenta la presa di posizione del Friuli Venezia Giulia sulla riforma del TU sulle droghe per la rubrica di Fuoriluogo su il Manifesto del 25 maggio 2016.






leo_2013Riparte dal Friuli Venezia Giulia la battaglia per la modifica della legislazione sulle droghe. Mentre la Fini-Giovanardi viene abbattuta, pezzo dopo pezzo, dalle sentenze della Corte Costituzionale, gli operatori, le istituzioni e i politici più sensibili si rendono conto che il Testo Unico degli stupefacenti, la cui ossatura risale al 1990, ha fatto il suo tempo e va profondamente riformato.
Così proprio dalla Regione che è stata teatro di uno dei momenti più bui della Fini-Giovanardi, la caccia alle streghe tramutatasi in processo contro il Rototom Sunsplash Festival, lancia un segnale forte dall’interno delle Istituzioni per la riforma della legge sulla droga.
Con una larga maggioranza, solo 6 i voti contrari, il consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha infatti dato il via libera la settimana scorsa alla “legge voto” promossa da Silvana Cremaschi, che invita il Parlamento ed il Governo a mettere all’ordine del giorno la riforma della politica sulle droghe in Italia.
Il testo approvato a Trieste richiede infatti a Governo e Parlamento di affrontare “lo scottante problema di un ripensamento globale delle pene detentive in Italia e della definizione in particolare di misure alternative alla reclusione” e riprende a questo scopo il testo del progetto di legge elaborato dal gruppo di lavoro promosso dalla Società della Ragione e poi sostenuto dal Cartello di Genova che riforma la legge 309/90, con la consapevolezza che il sovraffollamento nelle carceri ha origine proprio nella legislazione antidroga.
Va ricordato che il testo della proposta di legge depositata alla Camera da Filippo Fossati (C. 3413) e al Senato da Sergio Lo Giudice (S 2399) si apre con l’importante definizione della liceità del consumo personale di sostanze, e prevede – oltre all’eliminazione definitiva delle sanzioni amministrative – anche la non punibilità della coltivazione, anche associata, di piante di cannabis ad uso personale. Inoltre il testo delinea una armonizzazione delle pene previste per spaccio e traffico rispetto al sistema penale italiano e più in linea con i principi costituzionali: ad esempio si passa da un profilo di pena detentiva per spaccio (art. 73) che attualmente va dagli 8 ai 20 anni (diminuita di un terzo per le sostanze in tabella II, in particolare la cannabis), ad una più ragionevole previsione di pena da 1 a 8 anni. Anche i minimi di pena per i reati associativi sono diminuiti considerevolmente. Inoltre il testo della proposta di legge delinea una revisione dell’impianto previsto per l’esecuzione penale dei detenuti tossicodipendenti con il chiaro obiettivo di favorire l’accesso alle misure alternative alla detenzione. Viene anche istituito presso ogni tribunale un servizio pubblico per le dipendenze che dovrà segnalare al giudice l’esistenza di un programma terapeutico in corso e soprattutto dovrà eventualmente predisporre in via di urgenza, su richiesta degli interessati o di ufficio, un programma prima dell’udienza. Dal punto di vista dei servizi vanno segnalate le modifiche che allineerebbero l’Italia con i Paesi europei ed extra europei permettendo la sperimentazione sui territori dell’efficacia di misure di riduzione del danno come, tra le altre, le stanze del consumo sicuro e il pill testing.
Il voto friulano va rimarcato come un fatto politico importante, non solo perché finalmente una Regione, per la prima volta da alcuni anni, esce dalle paludi securitarie e prende una posizione netta sulle politiche sulle droghe, ma anche perché il Friuli Venezia Giulia è  la Regione della Presidente Debora Serracchiani, vice segretaria del Partito Democratico. Non sappiamo ancora se son rose, e se mai fioriranno. Ma di certo un seme è stato piantato.

mer, maggio 25 2016 » La rubrica di fuoriluogo sul Manifesto » No Comments

Legalizzazione cannabis: al via le audizioni alla Camera

Finalmente al via le audizioni alla Camera sui progetti di legge per la legalizzazione della cannabis






camera800Le Commissioni congiunte II Giustizia e XII Affari sociali della Camera dei Depuitati nell’ambito di un’indagine conoscitiva in merito all’esame delle proposte di legge “Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati (C. 971 Gozi, C. 972 Gozi, C. 1203 Daniele Farina, C. 2015 Civati, C. 2022 Ermini, C. 2611 Ferraresi, C. 2982 Daniele Farina, C. 3048 Turco, C. 3229 Nicchi, C. 3235 Giachetti, C. 3328 Turco e C. 3447 Bruno Bossio)” iniziano finalmente le audizioni.

Giovedì 26 maggio avrà luogo l’audizione di Patrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone e della Coalizione italiana per i diritti e le libertà civili, di Riccardo De Facci, vice presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (CNCA), di Ferdinando Ofrìa, professore di politica economica presso l’università degli studi di Messina, di Carlo Alberto Zaina, avvocato, di Andrea Trisciuoglio, rappresentante dell’associazione dell’associazione “La-pianTiamo”, di rappresentanti della Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze (Federserd), di rappresentanti della Federazione italiana comunità terapeutiche (FICT), di rappresentanti dell’Associazione italiana per la cura dipendenze patologiche (ACuDiPa), di rappresentanti della Comunità incontro Amelia.

Lo ha reso noto oggi Daniele Farina, relatore del provvedimento per la commissione Giustizia della Camera dei Deputati.

mar, maggio 24 2016 » news » No Comments

Alcol e droga: un master europeo in una prospettiva multidisciplinare

Master su Alcol e Droga promosso dall’Università del Piemonte Orientale






emdasL’Università del Piemonte Orientale promuove la terza edizione del Master europeo su droghe e alcol (EMDAS), insieme all’Università di Aarhus (Danimarca), alla Middlesex University (Gran Bretagna) e all’Università Miguel Hernandez de Elche (Spagna), con la collaborazione dell’EMCDDA di Lisbona. La seconda edizione ha visto la partecipazione di circa 25 studenti provenienti da Italia, Danimarca, Inghilterra, Marocco e Albania.

Il programma del Master si prefigge l’obiettivo di dare agli studenti l’opportunità di approfondire il tema del consumo e dell’abuso di sostanze legali e illegali in una prospettiva multidisciplinare e internazionale, un’occasione per affrontare queste complesse tematiche in un’ottica comparativa.

Come parte dell’offerta formativa dell’Università Miguel Hernandez de Elche (Alicante, Spagna), dell’Università di Aarhus (Danimarca), dell’Università Middlesex (Gran Bretagna) e dell’Università del Piemonte Orientale (Italia), il master è occasione di confronto con docenti e studenti provenienti da diversi paesi, attraverso sessioni internazionali intensive, ma anche scambi e periodi di tirocinio all’estero.

Programma

L’offerta didattica del Master comprende:
1) Un modulo introduttivo di 4 giorni, che si terrà a Helche (Alicante) presso l’Universitas Miguel Hernandez dal 26 al 29 settembre 2016.
2) Quattro moduli didattici a distanza (e-learning) obbligatori:
a. Teorie su uso di sostanze e dipendenza
b. Politiche su alcol e droga in Europa
c. Evidence Based Practice
d. Le risposte ai problemi dell’uso di droghe e di dipendenza
3) Tre moduli didattici a distanza a scelta fra i seguenti:
a. Metodologia della ricerca
b. Droghe e criminalità in Europa
c. La prospettiva del consumatore
d. Aspetti culturali e sociali del consumo di droghe
e alcol
4) Una settimana intensiva internazionale organizzata da una delle università partner
5) Tirocinio non obbligatorio presso un’università partner
6) Graduation ceremony presso l’EMCDDA di Lisbona.

Destinatari

Il master si rivolge a figure strategiche nel campo della prevenzione, cura e riabilitazione delle dipendenze patologiche. In particolare a coloro che intendono acquisire una formazione e un titolo, oltre che una rete di relazioni internazionali, che possa favorire l’acceso a posizioni apicali e di coordinamento a livello di azienda sanitaria, di ente privato, ma anche di altri enti e istituzioni a livello regionale e nazionale. Si richiede visione, strategia, ambizione culturale, curiosità intellettuale, conoscenza della lingua inglese e disponibilità a viaggiare.
Il master è aperto a tutti i laureati (laurea triennale e laurea magistrale), in particolare a: ricercatori e operatori degli enti pubblici e privati che si trovano in posizione di coordinamento di servizi e progetti di prevenzione, cura, riabilitazione delle dipendenze patologiche; direttori di strutture aziendali e sovra-aziendali; professionisti e funzionari regionali impegnati nel coordinamento di attività e progetti sul campo.

Modalità di fruizione

Il Master EMDAS è un corso completamente basato sulla modalità di formazione e-learning.

Titolo rilasciato

Al candidato, che abbia raggiunto gli obiettivi previsti dai singoli moduli e abbia superato la prova finale consistente in una tesi, verrà rilasciato il certificato di Master di I livello.
Verrà inoltre consegnato un certificato di studio attestante il curriculum internazionale dello studente.

Durata

Due anni a tempo parziale

Periodo

Il Master avrà inizio in ottobre 2016 e terminerà a settembre 2018.

Informazioni

www.emdas.it

Referenti italiani:

prof. Fabrizio Faggiano, Università del Piemonte Orientale, e-mail: fabrizio.faggiano@uniupo.it,
dott.sa Franca Beccaria, e-mail: franca.beccaria@gmail.com.

mar, maggio 24 2016 » Agenda » No Comments