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Vittorio Zucconi su Repubblica pone l’interrogativo sull’efficacia della guerra alla droga in Italia e nel mondo. Gli obiettivi dei guerrieri di cancellazione delle sostanze, della produzione e del consumo si sono rivelati non solo impossibili ma dannosi. Le conseguenze sulla giustizia, sulle carceri, sulla salute e sull’economia e sulla corruzione, anche [...]

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Carceri aperte ai giornalisti

L’opinione pubblica ha diritto di conoscere quanto accade nei penitenziari italiani. Non esiste alcuna norma che vieti espressamente alla stampa di visitare gli istituti carcerari. Ma, negli ultimi anni, l’amministrazione penitenziaria ha ristretto sempre più le possibilità di accesso.
Il diritto all’informazione libera deve poter comprendere la visita dei luoghi di detenzione, nel rispetto della sicurezza pubblica. Al ministro della Giustizia, che denuncia l’emergenza carceri, segnaliamo che esiste anche “un’emergenza informazione”, per questo chiediamo di cambiare regole e prassi autorizzando l’accesso ai giornalisti nelle sezioni delle carceri al fine di raccontare la quotidianità della vita reclusa, non solo gli eventi tragici o eccezionali.

Primi firmatari:
Rita Levi Montalcini, Stefano Rodotà, Valerio Onida, Lucia Annunziata, Bianca Berlinguer, Rosaria Capacchione, Gian Antonio Stella

Clicca qui per aderire:
http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/01/articolo/2193/

Qui i primi risultati dell’appello:
http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/02/articolo/2292/

(via fioreblog e franco corleone)

C’era una volta la città dei matti

Franco-Basaglia.jpgAndrà in onda nelle serate di Domenica 7 e Lunedì 8 su Rai1 “C’era una volta la città dei matti”, la fiction RAI incentrata sulla figura di Franco Basaglia accolta la scorsa settimana con 20 minuti di applausi al Bif&st Fiction di Bari. Protagonisti Fabrizio Gifuni e Valeria Puccini. On line la recensione di Toni Jop dall’Unità del 27 gennaio e la recensione da il Friuli.

E dal 9 al 13 febbraio 2010, proprio nell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni dove lavorò Franco
Basaglia, Trieste ospiterà l’incontro per una rete mondiale di salute comunitaria intitolato “Trieste 2010: che cos’è ’salute mentale’?” al quale parteciperanno operatori provenienti da oltre 40 paesi e da tutte le regioni italia. Sul sito ufficiale trovate programma e dettagli utili: www.trieste2010.net

Per quest’occasione Forum Droghe ha rivisitato il dossier su droghe, salute mentale e OPG che da oggi potete scaricare o leggere on line:

Per ulterioi approfondimenti:

Morgan e la fiera dell’ipocrisia

Ha ragione Francesco Merlo su Repubblica di oggi a decretare che Morgan non è un artista maledetto ma un debole arruffato. Basterebbe poco, un po’ di dignità, senza essere un eroe per mandare al diavolo i due Mauri, Masi e Mazza, per ridere in faccia a Vespa e mostrare un sano disprezzo per politici e colleghi così perbene da far vomitare!

Eppure vogliamo esprimere la nostra solidarietà a Morgan oggi, come ieri a Lapo, a Emilio Colombo e a tutte le vittime sconosciute del proibizionismo. Una infame ideologia legata alla menzogna antiscientifica, al perdonismo peloso, ad una concezione salvifica dell’astinenza.

La war on drugs uccide anime e corpi, tortura le coscienze e incatena nelle galere. Abbiamo dunque pietà di chi vive nell’ombra la propria vita, con il terrore di essere scoperto e additato con uno stigma di malato e criminale.

Le dichiarazioni di Gasparri, La Russa, Castelli, Meloni, Merlo, Giro, Mussolini, Carlucci, Bocciardi, Ronconi, Ciocchetti, Bobba e tanti altri carneadi confermano che tra le loro virtù e i vizi di Morgan è facile scegliere da che parte stare.

E’ ora di dire che la TV, pubblica e privata, fa più danno della cocaina!

Siamo comunque felici di avere una ragione in più per non guardare il festival di Sanremo; di questi tempi non è poco.

Franco Corleone

Trieste 2010, pratiche e conflitti nella salute mentale

Peppe Dell’Acqua scrive per la rubrica di Fuoriluogo in vista dell’appuntamento di Trieste 2010,  9-13 febbraio, parco culturale San Giovanni. (Info e programma: www.trieste2010.net)

Stiamo vivendo tempi d’indubbie difficoltà, per tutti. Per quanti come me vivono ciò che accade intorno alla salute mentale, i problemi appaiono evidentissimi nelle realtà locali, sostenuti da una grigia e preoccupante confusione a livello culturale, etico e politico. Il clima creato a sostegno delle politiche per la sicurezza giustifica il ritorno prepotente delle psichiatrie del pessimismo, del rischio e della pericolosità. La diffusione di pratiche sempre più disattente alla dignità delle persone e alla inviolabilità dei corpi è la conseguenza altrettanto palese. Tuttavia, a uno sguardo più attento, si colgono ovunque segni e storie di cambiamento. Un incalcolabile numero di  persone sono presenti sulla scena e lavorano per guadagnare margini più ampi di libertà, per tenere aperti spiragli di possibilità. Per questi e per questo la convocazione di Trieste, dal 9 al 13 febbraio.
Le persone che vivono direttamente l’esperienza e i loro familiari, gli operatori della salute mentale, i cooperatori sociali, i cittadini attivamente coinvolti, i gruppi sempre più attenti di giovani volontari e studenti si collocano in un campo contraddittoriamente  attraversato da una parte da progetti, risorse, politiche che intravedono costantemente l’orizzonte dell’ emancipazione, della guarigione, della possibilità di vivere la propria vita malgrado la malattia, gli impedimenti istituzionali, le ragioni della sicurezza; dall’altra, dalla spinta inarrestabile alla criminalizzazione e alla medicalizzazione dei bisogni, dei comportamenti, del disagio. In Italia, la ricorrente ripresa della questione della legge che si deve cambiare sostiene questa parte del campo e nasconde la riottosità di tanta psichiatria e di tante fallimentari politiche regionali che si fanno anacronisticamente scudo della legge. Le parole esclusione/inclusione,  tutela/contratto, oggetto/soggetto sembrano disegnare il campo dell’agire. Un campo di forte tensione. Nel manicomio di Gorizia prima e di Trieste dopo, Basaglia, aprendo la porta, scompaginava praticamente  le forze in campo riportando nella dimensione della cittadinanza, del diritto, del contratto sociale le persone che avevano perduto con la malattia ogni cosa; e che oggi sempre più numerose, (la “maggioranza deviante”), rischiano di vedere sottratta la loro soggettività, la loro possibilità di essere nei luoghi, nelle relazioni, nel tempo della loro vita. Il film televisivo “C’era una volta la città dei matti”, in onda su Raiuno il 7 e 8 febbraio, è pervaso dalla drammaticità di  questo passaggio e di questi rischi.
L’incontro di Trieste intende creare uno spazio amplissimo di discussione intorno a queste questioni. Che cos’è la psichiatria? è stato l’interrogativo che, alla fine degli anni ’60, ha aperto la ferita più irreparabile nel corpo dei saperi e delle istituzioni psichiatriche. Che cos’è salute mentale? è l’interrogativo che oggi si propone di illuminare il campo ormai vastissimo della deistituzionalizzazione, delle fabbriche del cambiamento, dei nuovi orizzonti possibili. Queste le aree tematiche individuate per i quattro giorni in cui il Parco di San Giovanni sarà invaso da più di un migliaio di persone provenienti da più di 40 paesi e da quasi tutte le Regioni italiane: i saperi e i paradigmi, la pratica critica anti istituzionale, la “maggioranza deviante”: economia sociale e inclusione, memoria, archivi e comunicazione sociale.
Il lavoro faticoso che le persone fanno, la durezza della vita che le persone sperimentano nella dimensione della dipendenza, del disturbo mentale, dell’immigrazione, della periferia, del carcere, dell’istituto, della disoccupazione pretendono riconoscimento. Il rischio dell’isolamento, dell’autoreferenzialità, della frammentazione e della demotivazione incombono. Da qui l’appiattimento culturale e l’omologazione ai paradigmi scientifici e operativi dominanti.
Le persone e gli operatori hanno bisogno di confronto, di provocazioni, di rischio. È necessario cercare parole che rappresentino queste condizioni. Le parole in uso sembrano consunte. Chi attraversa questi campi rischia l’afasia, il silenzio e sempre più avverte la necessità di un vocabolario da condividere e di un lessico familiare che garantisca significato al confronto e all’asprezza dei conflitti. Che verranno.

Strada Facendo 4

Si svolgerà a Terni, dal 5 al 7 febbraio la quarta edizione di Strada Facendo, iniziativa sulle politiche sociali organizzata da Cnca, Gruppo Abele e Libera.

L’apertura in plenaria si svolgerà presso il Palatennistavolo di Terni.
Il sabato si svolgeranno i 7 gruppi di lavoro dedicati alle tematiche:

1) Lavoro: disoccupazione, bassi salari, contratti precari. Quali riforme possibili in una nuova prospettiva di politica economica; Leggi il documento

2) Welfare. Quali concrete misure da proporre oggi in grado di tracciare il solco per le riforme di domani; Leggi il documento

3) La difesa del diritto alla casa, le politiche dell’abitare in una città vivibile; Leggi il documento

4) I diritti negati dei migranti. Tra il lavoro come merce e la mercificazione delle persone; Leggi il documento

5) La costituzione e la realizzazione del servizio sanitario nazionale. Valorizzare i punti di forza e superare i punti di debolezza; Leggi il documento

6) Carcere: revisionare le normative penali, realizzare le misure alternative, evitare le recidive; Leggi il documento

7) Le politiche giovanili, tra diritti, risorse e opportunità. Leggi il documento

Venerdì 5 febbraio, alle ore 21,30 partecipazione acustica dei Ned Ludd e dei Modena City Ramblers.

Sabato 6 febbraio alle ore 21, incontro pubblico sul tema “le politiche sociali e la difficoltà di reperire risorse” con don Luigi Ciotti, Damiano Stufara, Leopldo di Girolamo, Livio Pepino, Luca Palamara. Coordina Antonio Dell’Olio.

Domenica mattina, sempre al Palazzetto dello Sport, la plenaria di chiusura.

Leggi il Programma definitivo

Consulta gli Orari e collocazione degli incontri

Comunicato Stampa del 2 febbraio


Leggi la Rassegna Stampa di “Strada Facendo”

Le iscrizioni via fax sono CHIUSE
Sarà possibile iscriversi on line fino a giovedì 4 febbraio

Per informazioni
Gruppo Abele
Tel 011.3841042 (dalle ore 9 alle ore 17, dal lunedì al venerdì)
Fax 011.3841091
stradafacendo@gruppoabele.org

Per informazioni su prenotazioni alberghiere e orari navette clicca qui

Il traffico di droga distrugge una comunità indo-americana

Il volume crescente del traffico di droga, legato agli alti margini di profitto consentiti dal proibizionismo, può fregiarsi di un ennesimo effetto perverso: l’agonia di un piccolo popolo di 28.000 indo-americani della Tohono O’odham Nation, di stanza in Arizona al confine con il Messico (v: la selezione da “New York Times” in “Repubblica” del 1° febbraio, p. V).

La zona infatti è diventata un crocevia di trafficanti che offrono soldi ai locali, spesso disoccupati e miserabili, in cambio di stoccaggio e trasporto di droga, soprattutto marijuana. Ma la zona è ormai capillarmente militarizzata, soprattutto da parte della United States Border Patrol, oltre che dalle molte compagnie di vigilantes armati sino ai denti e con licenza di uccidere; quindi per i disperati che accettano di fare i magazzinieri e gli spalloni si tratta di attività ad altissimo rischio. Cioè è sempre più elevata la frequenza dei sequestri (144 tonnellate di marijuana nel 2009, contro le 91 del 2008), così come quella degli arresti e dellecondanne penali.

Purtroppo questa è solo una goccia nel mare delle quotidiane tragedie provocate dal traffico di droga e di migranti clandestini attraverso gli sbarramenti del confine Messico-USA, di cui un efficace assaggio si è potuto vedere nel film dei fratelli Coen “Non è un pese per vecchi”. E naturalmente i veri profittatori restano il più delle volte impuniti, grazie alla corruzione e alle complicità politiche: non solo i boss del narcotraffico e del commercio di carne umana, ma anche, per esempio, i venditori di armi, per lo più sempre più potenti e costose armi d’assalto. Infatti negli stati confinanti con il Messico questi possono vantare un volume d’affari assai superiore di quello dei loro pur benestanti colleghi nel resto degli USA: il tutto sotto lo scudo della Costituzione della Repubblica stellata, sotto la ferrea protezione dell’intoccabile National Rifle Association e dei politici che essa foraggia.

Sorpresa: l’Italia apre alla produzione di Canapa Terapeutica

Mercoledì 20 gennaio si è svolta, presso la sede nazionale del partito radicale, una conferenza stampa organizzata dalla sen. Donatella Poretti per illustrare iniziative e proposte in tema di libertà di cura e cannabis terapeutica, nonché sulle nuove norme in discussione al senato riguardanti la terapia del dolore.

Alla conferenza stampa hanno partecipato, oltre alla Sen. Poretti, il sen. Marco Perduca, il farmacologo Paolo Pesel, l’avvocato Angelo Averni, Claudia Sterzi segretaria dell’associazione radicale antiproibizionista, Luigi Manconi, presidente di A Buon Diritto, Marco Cappato, segretario dell’associazione Luca Coscioni e Paolo Crocchiolo in rappresentanza del Forum Droghe e dell’Associazione Cannabis Terapeutica.

La discussione, oltre alla terapia del dolore (prevalentemente ottenuta mediante l’uso di oppiacei), è stata focalizzata principalmente sull’impiego terapeutico dei cannabinoidi, non solo per contrastare il dolore, ma anche nelle varie sindromi in cui la ricerca ne ha ampiamente dimostrato l’efficacia. Al termine della conferenza, la sen Poretti ha avanzato l’idea di proporre in parlamento un emendamento che preveda la produzione di farmaci cannabinoidi da parte dell’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, partendo dal materiale che potrebbe essere fornito dal Centro di Ricerca per le Colture Industriali di Rovigo.

La proposta presenterebbe il duplice vantaggio di evitare l’inutile spreco consistente nell’annuale distruzione di tutta la cannabis prodotta da parte del Centro di Rovigo e al tempo stesso di permettere un considerevole risparmio per lo Stato Italiano, che eviterebbe in tal modo di dover importare dall’estero come avviene oggi i farmaci cannabinoidi per i molti pazienti che ne hanno diritto.

Gli stessi estensori della proposta si sono dichiarati scettici sull’accoglimento della stessa da parte di un parlamento profondamente ideologizzato e prevenuto nei confronti della cannabis, ivi inclusa la cannabis terapeutica. Nei giorni successivi invece, contrariamente alle aspettative dei relatori e degli stessi proponenti, è stato reso noto che il governo per bocca del viceministro Fazio sta considerando con favore e attenzione la proposta lanciata durante la conferenza stampa del 20 gennaio. La proposta si è dunque concretizzata in un Ordine del Giorno proposto dai senatori radicali Poretti e Perduca fatto proprio dal Governo che, nonostante le precisazioni del Dipartimento antidroga, pone le basi per una produzione italiana di farmaci a base di cannabis.

Si tratta ora di intensificare l’azione di lobbying perché anche in Italia i fondamentali diritti ad una corretta e adeguata terapia del dolore, alla libertà di cura in generale ed in particolare alla libertà di cura con la cannabis siano finalmente riconosciuti e concretamente applicabili.

Paolo Crocchiolo

Alcol contro cannabis

La nota di Giorgio Bignami sullo scontro fra un’auto ed un autobus nei giorni scorsi a Roma.

Le pagine romane dei quotidiani hanno fatto scialo di titoli e foto intorno a una carambola del 24 gennaio in via Ostiense, tra un’auto con guidatore alticcio (0,8 all’etilometro) e un autobus con conducente poi risultato positivo alla cannabis. Quest’utimo stava tornando al deposito; e dopo aver  speronato  in frenata il seguace di Bacco, il quale aveva improvvisato un’inversione illecita, e anche un’altra vettura innocente, roteando si era fracassato contro un palo rimbalzando poi contro un platano. In tanto sfracello, Deo gratias, danni solo lievi alle persone, ma ingentissimi alle cose pubbliche e private.

Ovviamente non tenteremo di sentenziare sulle rispettive responsabilità; ma ci sembra opportuno  seguire il caso ed eventualmente farci sentire quando verrà giudicato. Infatti è più che certa  la  pericolosità della guida con un’alcolemia di 0,8, a fronte del limite legale di 0,5  che peraltro è già sul filo del rasoio (in Svezia, per esempio, è stato abbassato a 0,2, un quarto del livello nel nostro allegro pilota).

Per contro resta a carico dell’accusa la prova che l’autista del bus (già sospeso)  avesse assunto una quantità consistente di cannabis non molto tempo prima dell’incidente: altrimenti siamo alle solite – la canna che lascia tracce anche per più giorni dall’ultima assunzione, ecc. ; e comunque dubius pro reo – il che non sottrae il soggetto alle grinfie della Fini-Giovanardi, né lo esonera dal concorso di colpa se correva oltre i 50 alla fine del turno. O meglio: se correva verso la scuderia dopo varie ore di snervanti acrobazie nel traffico caotico di Roma, con dovizia di vetture parcheggiate impunemente in doppia e tripla fila; e qualora in movimento, pilotate col cellulare in mano incollato all’orecchio. (Per incidens, l’aumento del rischio di incidenti è lo stesso – circa 4 volte – sia con l’uso manuale del cellulare, illecito, che con il viva voce, perfettamente lecito: insomma il disprezzo per le evidenze scientifiche nelle nostre normative non si limita allo stravolgimento delle gerarchie di rischio tra le varie sostanze lecite e illecite).

Siamo tutti produttori di cannabis

Si complica sempre più la guerra alla cannabis. Per giungere ad un mondo senza droga – obiettivo che si propone l’attuale strategia proibizionista – sarà necessario non solo continuare a punire chi la consuma, ma anche intervenire con farmaci o operazioni neurochirurgiche per impedire che il cervello la produca naturalmente. Si è scoperto infatti che siamo tutti produttori e consumatori di cannabis…

Dal Notiziario Droghe Aduc il commento sulla ricerca dell’Ebri, European Brain Research Institute di Roma, che mette in evidenza come alcuni neuroni eccitatori della corteccia cerebrale, in risposta alla loro attivita’ elettrica, sintetizzano e si auto-somministrano cannabinoidi endogeni, mettendosi letteralmente a dormire per diversi minuti.

“Strada Facendo”, un cammino nel nome dei diritti

L’articolo di Leopoldo Grosso per la rubrica settimanale di fuoriluogo sul Manifesto.

Il mondo delle associazioni, degli operatori del sociale e degli amministratori che hanno a cuore l’orizzonte dei diritti ed una politica di giustizia per le fasce più deboli della popolazione si ritroveranno, ospiti del Comune di Terni e della Regione Umbria, il 5-6-7 Febbraio 2010 per la quarta edizione del meeting Strada Facendo.

Gruppo Abele, Cnca e Libera, insieme alle tante altre organizzazioni aderenti sentono il bisogno di condividere alcune proposte sociali, sia per rispondere ai bisogni generati dallo scompenso dell’attuale fase economica, sia per costruire una prospettiva di maggiore uguaglianza nell’offerta delle opportunità e nella distribuzione delle risorse nel nostro paese.

La crisi occupazionale ancora pesantemente in corso si abbatte sulla realtà italiana, segnata da un forte ampliamento delle disuguaglianze sociali come risultato di un ingente trasferimento di reddito dal lavoro dipendente al profitto ed alla rendita. La crisi ed i suoi effetti generano ulteriore impoverimento, riducendo le entrate familiari, mettendo a repentaglio per alcuni  la possibilità di conservare la propria abitazione,  aumentando le schiere di popolazione emarginata.

Uscire in positivo dall’attuale situazione non significa solo ridurre i danni; occorre attuare i fragili accordi internazionali per la difesa dell’ambiente nella prospettiva di riscrivere un nuovo patto tra le generazioni, con un significativo dislocamento di investimenti a favore dell’ecosistema, promuovendo occupazione e creando risorse a favore di un modello di sviluppo più sostenibile;

occorre, soprattutto in Italia, raggiungere gli standard europei di  welfare, specie  per ciò che concerne gli ammortizzatori sociali e le azioni positive per le pari opportunità.

Gli attuali provvedimenti tampone del governo rischiano di discriminare ed etichettare ulteriormente alcune fasce di popolazione, in particolare gli esclusi che confluiscono nell’area dell’emarginazione grave: le politiche attuali sembrano perdere di vista il riferimento essenziale ai diritti sociali, riducendo il confronto unicamente tra “compassionevoli” da una parte ed “autoritari” dall’altra.

I tagli e la disoccupazione riguardano anche gli operatori del sociale e della sanità. Come conseguenza si riducono le prestazioni erogate e con esse vengono “tagliate” le risposte ai bisogni degli utenti e delle persone svantaggiate.

Un sintomo evidente della spirale negativa creata dall’intreccio tra le attuali politiche  e la crisi economica e’ nella situazioni delle carceri, il cui sovraffollamento, dopo l’indulto, è risalito fino a livelli mai toccati. La detenzione ha sempre di più la funzione di discarica sociale.

Il meeting  vedrà impegnati operatori, volontari ed amministratori  su questi temi principali:

- Il lavoro, la disoccupazione, la precarietà: quali iniziative, quali investimenti e in quale direzione? L’obiettivo è uno sviluppo eco-sostenibile e che abbia come riferimento i valori di uguaglianza della nostra Costituzione.

- Lo stato attuale del welfare e le concrete misure da proporre oggi in grado di tracciare il solco per le riforme di domani.

- L’attacco strisciante e i rischi di sgretolamento del sistema sanitario nazionale, con la privatizzazione delle funzioni: quali iniziative di difesa dell’accesso universale e gratuito al diritto alla salute?

- Le politiche dell’abitare e le risposte da parte delle comunità locali per impedire l’ampliamento  dell’esclusione sociale e migliorare la qualità della vita nei territori.

-  I diritti negati dei migranti: il “caso” dei migranti stranieri senza permesso di soggiorno. Il ruolo delle organizzazioni no profit e di volontariato nella difesa dei diritti e della dignità delle persone.

- Il carcere e la necessità di alternative alla detenzione per ridurre il sovraffollamento e limitare la costruzione di nuovi penitenziari.

- Le politiche giovanili, il ruolo del protagonismo giovanile e la funzione di promozione delle amministrazioni locali di una reale emancipazione giovanile.

L’obiettivo del meeting è di elaborare una “ Carta di Terni”, che il mondo del sociale presenterà ai rappresentanti della politica e delle istituzioni.

info : www.gruppoabele.org, tel   011.3841042