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A cura di
Carla Serra e
Simona Di Pangrazio.

Droga a scuola, studente assolto: «uso personale»
ROMA - La droga a scuola? Portarla si può. Chissà
cosa ne penseranno insegnanti e genitori, ma a «sdoganare»
lo spinello in aula è il Tribunale di Roma, con una sentenza
che non mancherà di suscitare critiche. «È fatto
notorio - scrive il presidente della settima sezione, Filippo Paone
- che gli studenti portano con sé tutta la droga di cui dispongono,
per evitare che a casa qualcuno possa scoprirla durante la loro
assenza». Dunque, uso personale: niente spaccio. Nel processo,
che si è concluso il 17 maggio (ma la motivazione è
arrivata soltanto ieri), era imputato per detenzione di sostanze
stupefacenti, a fini, appunto, di spaccio, un diciottenne di Tivoli,
vicino a Roma. Il ragazzo, assolto «perché il fatto
non sussiste», era stato denunciato il 10 ottobre scorso,
quando la polizia gli aveva trovato nello zaino sei confezioni di
marijuana. Lo studente era arrivato in motorino con un amico vicino
allingresso della sua scuola, un istituto tecnico, aveva visto
i cani antidroga e aveva tentato di tornare indietro. Non ce laveva
fatta, e la marijuana era stata sequestrata. In aula il pm Pierluigi
Cipolla ha chiesto la condanna a sei mesi di carcere e a due milioni
di multa sostenendo che quelle sei dosi, ben chiuse in bustine di
cellophane, erano pronte per la vendita. I giudici invece hanno
stabilito che il ragazzo voleva solo farsi qualche spinello: «Appare
evidente - si legge nel provvedimento - come la condotta dellimputato
sia del tutto compatibile con luso personale». Anche
la divisione in più dosi, secondo il collegio, non è
sintomo di spaccio: «Tutto lascia pensare - scrive il presidente
della settima sezione - che egli si recasse a scuola portando la
sua piccola scorta di fumo, divisa in piccoli involucri per meglio
conservarla». La motivazione della sentenza finisce qui. Sono
dieci righe appena, che rischiano di provocare un pandemonio.
Lavinia Di Gianvito
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