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29.03.04
Salvato dalla consapevolezza del rifiuto del ragazzo che contesta
il suo stile di vita. Sullo sfondo una combattuta separazione
Assolto papà che offrì spinello al figlio
minorenne
Per la Cassazione l'uomo non è colpevole
ROMA - Non c'è reato di "induzione al consumo di hashish"
per il papà che conduce uno stile di vita trasgressivo e
offre uno spinello al figlio minorenne. Il suo atteggiamento, infatti,
per quanto "riprovevole", deve essere considerato una
semplice "provocazione" non punibile. A salvare il genitore
da una condanna è stato il suo stile di vita "anticonformista"
e la "consapevolezza" del rifiuto del giovane, proprio
perché contesta quello stile di vita. Lo ha stabilito la
corte di Cassazione (sentenza 14808).
In particolare, i supremi giudici hanno confermato l'assoluzione
di Francesco B. (50 anni), chirurgo plastico romano, rinviato a
giudizio perché - mentre fumava in compagnia di amici e parenti
sulla spiaggia del Circeo - aveva offerto una "canna"
al figlio minorenne Daniele, che continuava a rimproverargli l'abitudine
al consumo di questa droga. A ricorrere in Cassazione era stata
la ex moglie del professionista, costituitasi parte civile con il
figlio e l'altra figlia minorenne.
La Cassazione, condividendo l'assoluzione emessa dalla Corte di
Appello di Roma lo scorso giugno, sottolinea che "correttamente"
l'invito "ad aspirare la canna" è stato "ritenuto"
una "reazione dell'imputato al rimprovero del figlio e alla
sua esortazione a desistere dal fumare. Sicché" - proseguono
i supremi giudici - "non può che essersi trattato di
una squallida provocazione attuata da persona praticante uno spregiudicato,
trasgressivo e anticonformista stile di vita con la sicura consapevolezza
che l'offerta, stante la perentorietà del giudizio critico
espresso da persona recisamente contraria all'uso della droga, sarebbe
stata rifiutata".
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Aggiunge la Suprema Corte che il verdetto assolutorio non può
"in alcun modo essere sminuito dal riferimento alla personalità
dell'imputato, molto libera e permissiva anche nella sfera sessuale"
(si mostrava nudo ai figli in casa o in bagno), giacché su
simili "elementi" non si "può basare un giudizio
di responsabilità penale".
Così la Cassazione ha respinto il ricorso contro il verdetto
assolutorio presentato dalla ex moglie del chirurgo, parte civile
insieme al figlio Daniele e all'altra figlia Sara. A far da sfondo
a questa vicenda è la combattuta separazione tra Luciana
e Francesco, e il rifiuto di Daniele e Sara ad accettare Loredana,
la nuova compagna del padre.
In proposito i giudici non mancano di ricordare come, sempre nello
stesso processo, sia il chirurgo sia la sua nuova compagna siano
stati assolti anche dall'accusa di molestie sessuali rivolte da
Sara e poi dimostratesi una montatura.
L'orientamento innocentista dei magistrati di legittimità
non era per niente scontato, tanto che lo stesso rappresentante
della Procura di Piazza Cavour, consigliere Luigi Ciampoli, aveva
chiesto l'annullamento dell'assoluzione dall'accusa di induzione
al consumo di droga. Ma i giudici non hanno condiviso questa severità
e hanno spezzato una lancia decisiva a favore del padre "spregiudicato"
pur criticando la sua "squallida" offerta.
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