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A cura di
Carla Serra e
Simona Di Pangrazio.

Sì del giudice all'hashishmedicina
Roma, assolto un malato di epilessia trovato con tremila dosi
MARIA NOVELLA DE LUCA
ROMA Cannabis terapeutica, anche in Italia arriva il primo
sì. Un primo sì destinato a far discutere viste le
correnti che già tormentano il delicatissimo settore «Droga»,
ma che avvicina, invece, il nostro paese alla legislazione internazionale.
Il tribunale di Roma ha assolto un uomo, Pietro Chiellini, di 44
anni, fermato all'aeroporto di Fiumicino con oltre tremila dosi
di hashish, e accusato di importazione e spaccio di droga. Assolto
perché «il fatto non costituisce reato» visto
che tutto quell'hashish a Pietro Chellini, invalido civile, serviva
e serve per tenere sotto controllo l'epilessia, ed evitare così
l'assunzione di dosi, massicce, di barbiturici. Chiellini aveva
25 anni quando dopo un incidente stradale mentre andava a lavorare,
restò in coma per 2 mesi, riportando «un grave trauma
cranico con conseguente emiparesi e il sopraggiungere di una sindrome
epilettica, curata con i barbiturici».
Farmaci che com'è noto hanno pesanti effetti collaterali.
Chiellini, attraverso il tam tam di altri malati che hanno già
sperimentato l'effetto analgesico della Cannabis, smette di prendere
farmaci e inizia a curarsi con l'hashish, derivato anch'esso dalla
Cannabis. La vita per Chiellini cambia, i dolori si placano, gli
spasmi scompaiono, ma la dose quotidiana di «fumo» diventa
per lui irrinunciabile. Cominciano così i suoi lunghi soggiorni
in India, e l'importazione dall'estero di grossi quantitativi di
hashish. Ma a quel punto iniziano anche i guai con la giustizia:
per ben due volte viene fermato all'aeroporto di Fiumicino, il 28
aprile del '98 con 415 dosi di hashish, e il 19 maggio del '99 con
altre 3046. Sulla sua testa pendono due richieste di rinvio a giudizio.
Chiellini si fa assistere dagli avvocati Giuseppe Campanelli e
Marco Pepe. I due legali decidono di dimostrare, sulla base di una
già vasta documentazione raccolta in Italia dal Forum
Droghe che per Chiellini quelle partite di hashish sono
un «farmaco», una terapia. La perizia tossicologica
del tribunale conferma le ipotesi. Riconosce cioè che «l'uso
terapeutico del principio attivo della Cannabis Indica può
avere rispondenza scientifica nella patologia epilettica e depressiva
posttraumatica di cui è portatore Chiellini» e «può
avere un effetto antispastico ed anticonvulsivante».
Ieri la sentenza, emessa in sede di rito abbreviato dal giudice
Antonio Trivellini. Commenta Giuseppe Campanelli: «Una pronuncia
coraggiosa nel momento in cui si levano voci di intollerante proibizionismo.
Ed stato fondamentale sul piano scientifico il grande apporto del
Libro bianco sull'uso terapeutico della Cannabis».
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