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Novembre 2003

Regno Unito, il parlamento depenalizza l’uso di cannabis
La svolta soft

Salvina Rissa

Lo scorso 29 ottobre la Camera dei Comuni del Regno unito ha approvato la proposta del governo di declassificare la canapa, con 316 voti a 160. La canapa è stata con ciò spostata dalla classe B alla classe C, che contiene gli steroidi anabolizzanti e alcuni farmaci antidepressivi. Ciò significa che la detenzione di canapa non comporterà più l’arresto, se non in caso di aggravanti particolari, come ad esempio fumare uno spinello di fronte alle scuole. Da ora in poi gli adulti trovati in possesso di canapa per uso personale saranno soggetti ad ammonizione, e la droga verrà confiscata. Le previsioni per lo spaccio sono invece rimaste a 14 anni di carcere, come massimo di pena. Il 12 novembre, anche la Camera dei Lord ha dato il via alla nuova classificazione.
Il segretario per gli Interni, David Blunkett, fautore della riforma, ha spiegato che il cambiamento legislativo permetterà alla polizia di concentrarsi sul contrasto alle droghe più pericolose della classe A, come l’eroina e la cocaina. Caroline Flint, sottosegretario agli Interni, ha sottolineato le finalità educative del provvedimento, per facilitare una «discussione onesta» fra genitori e figli: «I giovani sono in grado di vedere da sé i differenti effetti delle diverse droghe, e se non diciamo loro le cose come stanno, non ci staranno a sentire».
Il percorso della riforma era iniziato nell’ottobre di due anni fa, quando il governo britannico richiedeva il parere nel merito dell’organismo di consulenza scientifico, l’Advisory Council on the misuse of drugs. Nel marzo del 2002, il Consiglio consegnava il proprio rapporto, contenente una approfondita revisione della letteratura scientifica sulla canapa. Il rapporto respinge tutti i più comuni argomenti di allarme per l’uso di canapa. «Nonostante il nesso fra consumo cronico di canapa e malattia mentale sia oggetto di dibattito da più di un secolo, non è stato mai dimostrato un legame causa-effetto» afferma ad esempio il documento. E sui danni al cervello: «Non c’è alcuna prova che causi danni strutturali al cervello dell’uomo. Né gli esami radiologici, né quelli post mortem hanno mostrato atrofia o altri fenomeni tali da suscitare allarme». Circa il rischio di cancro ai polmoni: «Il fumo della canapa può essere più pericoloso del tabacco, poiché ha una più alta concentrazione di sostanze cancerogene, anche se nel fumo di canapa ci sono fattori che possono abbassare il rischio. Ma in generale i consumatori di canapa fumano meno sigarette al giorno dei fumatori di tabacco, e la gran parte cessano l’uso dopo i trenta anni, riducendo così il tempo di esposizione, il fattore critico per lo sviluppo di cancro ai polmoni in chi usa sigarette».
In conclusione, il rapporto raccomanda la riclassificazione della canapa, in quanto sostanza assai meno pericolosa delle altre contenute nella precedente tabella (tra cui le anfetamine). «Continuare ad accostare la canapa a sostanze più pericolose – sottolinea il rapporto – significherebbe avvalorare l’idea sbagliata (e pericolosa) che tutte queste sostanze siano equivalenti nelle conseguenze sulla salute. I consumatori che non risentono alcun effetto dannoso dal consumo di canapa, potrebbero pensare che anche le altre sostanze della stessa tabella siano ugualmente sicure».
In seguito a questo inequivocabile responso dell’organismo di consulenza scientifico, un anno fa il governo decideva di declassificare la canapa.
Una riforma importante, che segna l’avvio di un corso più tollerante nella politica britannica sulle droghe. Se infatti La Gran bretagna è stato uno dei primi paesi europei a sviluppare le politiche di riduzione del danno, è anche vero che la normativa penale e la retorica dei politici hanno tradizionalmente seguito la linea dura. Il “new deal” sulla canapa era stato oggetto di un grave incidente diplomatico fra l’International Narcotic Control Board dell’Onu (Incb) e il governo britannico. Il presidente dell’Incb, il nigeriano Emafu, aveva attaccato violentemente la decisione inglese, sostenendo fra l’altro che gli ospedali psichiatrici si sarebbero riempiti di pazienti fumatori di canapa. In risposta partiva una lettera formale di protesta a firma del sottosegretario agli interni, Bob Ainsworth, che accusava lo Incb di non tenere in alcun conto le evidenze scientifiche, a favore della (relativa) sicurezza della canapa (cfr. Fuoriluogo, aprile 2003).
L’opposizione delle agenzie Onu sulle droghe non ha spostato di un millimetro l’iter della riforma, approdata ora in parlamento. La nuova normativa entrerà in vigore alla fine di gennaio.

 

 

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