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Luglio 2003
Raggiunto un accordo fra Usa e Olanda per operazioni congiunte
su droga e terrorismo
Sovranità limitata
Sta nascendo un sistema transatlantico di repressione del crimine
che sfugge al controllo della democrazia olandese
Peter Cohen e Justus Uitermark
Centre for Drug Research, Università di Amsterdam.
Il 13 e 14 marzo 2003 rappresentanti del governo e funzionari
di polizia olandesi e americani hanno tenuto una riunione sull’attività
di repressione del crimine e sul terrorismo. Ma gli accordi raggiunti
hanno ben poco a che vedere col terrorismo e riguardano quasi
tutti le droghe, in particolare l’ecstasy. Sembra infine
essersi avverato il desiderio delle agenzie americane preposte
alla repressione del crimine: poter disporre della collaborazione
completa e incondizionata del sistema legale olandese.
Malgrado siano stati formalmente decisi nel quadro della “guerra
al terrorismo internazionale”, tali accordi vanno visti
alla luce di una guerra molto più vecchia, la “guerra
alla droga”. L’unica differenza è che ora si
sta ricorrendo a metodi più severi. I nuovi accordi rientrano
in una tendenza generale del governo americano, delle agenzie
investigative e dei servizi di intelligence ad avere (meno) rispetto
per la sovranità di altri paesi dopo gli attacchi dell’11
settembre 2001. Le competenze dei loro servizi di contrasto del
crimine vengono estese per mancanza di fiducia nelle capacità
degli altri paesi di far rispettare la legge. In aggiunta al numero
(segreto) di agenti già presenti in Olanda, il Dipartimento
di Stato nominerà un nuovo responsabile per gli affari
globali e la Dea (Drug enforcement administration) designerà
un agente speciale e un analista con il compito di supervisionare
le operazioni di polizia. Tutti gli agenti Dea sono di stanza
presso l’ambasciata americana all’Aia e godono di
immunità diplomatica. Questo significa tra l’altro
che, in presenza di scandali o di dubbi sul funzionamento del
sistema legale – come è avvenuto per l’indagine
parlamentare nel caso Van Traa – gli agenti americani non
possono essere processati né interrogati.
Dalla cooperazione alla fusione
Ancora più importante dell’espansione della Dea in
Olanda è l’integrazione del sistema americano con
quello olandese. Tale integrazione riguarda tre aspetti. Il primo
è lo scambio di informazioni tra le diverse agenzie. «Gli
Usa e l’Olanda – recita il documento che registra
gli accordi – intendono scambiare e condividere quanto più
possibile le informazioni riguardanti la cooperazione sulle azioni
di contrasto del crimine». Inoltre le dogane di entrambi
i paesi si consulteranno più spesso: si parla di corsi
di addestramento congiunti e della messa a punto di un database
congiunto per prevenire e analizzare il narcotraffico. La proposta
più estrema di cooperazione è una auspicata integrazione
del personale delle strutture di polizia: esperti statunitensi
e olandesi hanno deciso di verificare la possibilità di
indagare insieme su grosse organizzazioni internazionali dedite
al narcotraffico.
Il secondo aspetto concerne la ricerca accademica e la prevenzione
del consumo. Questo argomento è stato appena sfiorato,
ma i rappresentanti di entrambi i paesi auspicano una stretta
cooperazione anche in questo campo. Il documento afferma che la
circolazione di informazioni e di ricerche accademiche dovrebbe
servire a prevenire il consumo di droghe. In questo modo non si
ha un’osservazione obbiettiva degli effetti delle droghe.
La ricerca accademica diventa funzionale a una data politica,
e non è essa stessa a informare la politica delle droghe.
Qui vediamo un (altro) esempio di una tradizione olandese che
si sta perdendo: la ricerca obbiettiva sugli effetti delle droghe
e sui loro modelli di consumo.
C’è poi un terzo fattore. Le regole stesse del sistema
penale saranno alterate. Così, si afferma che le «incompatibilità»
tra i due sistemi giuridici nazionali saranno «risolte»
per facilitare richieste legali e procedure di confisca. Leggi
e norme sono viste come faccende puramente tecniche, che possono
essere modificate in base ai desideri e alle richieste dei servizi
di repressione del crimine. Altre considerazioni non svolgono
alcun ruolo e viene meno il controllo democratico. Questo modo
di trattare la legge e le regole è coerente col modo in
cui il documento è stato presentato alla Camera bassa:
il risultato logico di uno scambio tra esperti che va al di là
delle dispute e non necessita di disposizioni di legge.
In concreto, si configura una graduale integrazione dei due sistemi
legali. Non si tratta di semplice cooperazione, ma di fusione.
Sta nascendo un sistema legale in cui le agenzie preposte alla
repressione del crimine, in entrambi i paesi, possono selettivamente
appropriarsi delle normative o rivederle, sottraendosi così
al controllo da parte dei sistemi legali. Non è del tutto
chiaro dove questa integrazione ci porterà, ma di certo
essa mina la logica della politica delle droghe olandese. Nel
documento non v’è traccia di considerazioni di tipo
sanitario, tradizionalmente la pietra angolare della politica
sulle droghe olandese. Questo emergente regime transatlantico
di repressione del crimine sfugge al controllo della democrazia
nazionale olandese: ha le sue regole, la sua logica e la sua dinamica.
Le regole
I funzionari di polizia possono selettivamente appellarsi alle
regole di entrambi i paesi sottraendosi al controllo dei sistemi
legali nazionali. Per citare una massima classica ma ancora valida:
dove le regole sembrano equivalersi, è il potere a determinare
l’esito. La volontà del governo olandese e dei giudici
di estradare persone sospette stride con lo scetticismo, o addirittura
con l’ostilità, degli Usa nei confronti di paesi
e di istituzioni internazionali come il tribunale dell’Aia,
che mettono in dubbio l’impunità dei cittadini americani.
Dopo lo scalpore sollevato dalle recenti estradizioni di cittadini
olandesi sospettati, questi nuovi accordi renderanno le estradizioni
ancora più facili.
La logica
L’emergente regime transatlantico ha come unico obbiettivo
quello di individuare e bloccare la produzione e il traffico di
droga, senza che nessuna attenzione sia dedicata a considerazioni
diverse dall’azione di contrasto o a interessi diversi da
quelli delle forze dell’ordine. La sovranità dello
stato olandese sta subendo una erosione così come la sta
subendo la politica olistica delle droghe attuata dall’Olanda
che, tradizionalmente, presta attenzione non solo all’azione
di contrasto ma anche a considerazioni di tipo sanitario.
Uno slittamento è già evidente. Ad esempio, ci sono
state richieste di porre fine a una politica di “quasi-tolleranza”
(nella dichiarazione di intenti del precedente governo). Martin
Witteveen dell’Unità droghe sintetiche ha dichiarato
che la politica delle droghe olandese andrebbe rivista: l’Olanda
darebbe una cattiva immagine di sé dando spazio alla riduzione
del danno connessa al consumo.
La dinamica
La logica repressiva sta entrando in altre aree di intervento.
In particolare, dato che alla cooperazione tra le agenzie preposte
alla repressione del crimine non viene posto alcun limite, ci
si può attendere che questo regime transatlantico non limiterà
la sua azione all’ecstasy o al terrorismo. Per la verità,
le autorità doganali americane non hanno intercettato quantitativi
rilevanti di ecstasy (né di qualunque altra droga) olandese
negli ultimi due anni. In passato non era chiaro se i trafficanti
arrestati – che spesso si erano imbarcati a Bruxelles o
Parigi – avessero ottenuto l’ecstasy da un produttore
olandese. Ma ora è certo che le strutture di polizia americane
stanno intercettando quantitativi di ecstasy olandese scarsi se
non addirittura nulli. Avendo la stessa Unità droghe sintetiche
dichiarato che i produttori di droga stanno abbandonando l’Olanda,
questi nuovi accordi arrivano in un momento infelice. Il fatto
che simili decisioni vengano prese proprio ora ha a che fare soprattutto
con l’atteggiamento intransigente adottato dopo l’11
settembre dalle agenzie americane di polizia e dai loro omologhi
olandesi, che condividono la stessa impostazione.
Un’altra ragione che ha reso possibili questi accordi è
la perdurante mancanza di analisi da parte dei rappresentanti
olandesi. Questi ultimi sembrano non sapere che in America la
trentennale “war on drugs” ha fallito sotto tutti
i punti di vista: i costi stanno aumentando, l’uso di droghe
è quasi sempre stabile o in aumento (e in generale è
maggiore che in Olanda), la popolazione carceraria è cresciuta
fino a raggiungere cifre stratosferiche. Oltre a tutto ciò,
nelle carceri Usa i diritti umani vengono abitualmente disattesi;
frequenti lesioni anali sono solo uno degli indicatori della violenza
sistematica delle bande e della generale indifferenza delle autorità
americane rispetto al destino dei prigionieri.
Le estradizioni di sospetti olandesi in questo sistema carcerario
– così come lo scambio di informazioni e la revisione
delle norme legali – sono trattate come questioni puramente
tecniche. Comunque, per le agenzie Usa di contrasto al crimine,
questi accordi rientrano in un programma più generale che
mira a esercitare un’influenza fuori dei confini nazionali.
Per loro non si tratta di questioni tecniche. La mancanza di analisi
da parte dei rappresentanti olandesi ha portato alla stipula di
accordi che non prevedono limitazioni. È una formula aperta,
in cui l’interpretazione e l’attuazione sfuggiranno
al controllo politico o sociale. Se vogliamo impedire che il sistema
giuridico olandese funzioni come una succursale dell’industria
americana di polizia, è necessario che i politici si assumano
la responsabilità di legiferare e governare seriamente.
Alle agenzie di polizia americane e olandesi non dovrebbe essere
consentito di dettare l’agenda politica senza che prima
siano stati fissati chiaramente gli obbiettivi politici, i mezzi
legittimi e i limiti giuridici.
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