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Gennaio 2002
Le intimidazioni del Governo Bush
Chris Conrad
el cerrito, california
Autore, tra gli altri, dei volumi Hemp: Lifeline to the Future
e Hemp for Health.
Negli Stati uniti la schizofrenia della politica
sulle droghe imperversa: la repressione attuata dai federali va
in una direzione mentre i governi statali, la scienza e il sentire
pubblico vanno tutti in direzione opposta. Il governo nazionale,
sotto la guida del presidente George W. Bush e del ministro della
giustizia John Ashcroft, ha sfruttato l’ondata di intolleranza
che ha attraversato gli Usa dopo l’attacco su New York per
stabilire nuovi record, arrestando e perseguendo i pazienti che
fanno uso medico di cannabis e i loro fornitori. Esso ha aggressivamente
preso di mira la cannabis in Stati dove il suo uso medico è
stato legalizzato dal voto popolare – in particolare la
California, dove le strutture che forniscono la cannabis ai pazienti
sono venute allo scoperto. I tribunali statali hanno stabilito
che i pazienti godono di ampia tutela per coltivare e possedere
cannabis. La corte suprema degli Stati uniti ha stabilito che
le agenzie federali non sono soggette alle leggi statali, e che
sono libere di arrestare e perseguire i pazienti. In diverse città
le amministrazioni cittadine hanno votato decidendo di raccomandare
alla loro polizia di non collaborare con i federali nella repressione
della droga. La legislazione che permetterebbe agli Stati di decidere
le proprie politiche sulla marijuana medica è bloccata
al Congresso.
Attualmente nei tribunali federali le argomentazioni della difesa
per l’uso medico e i diritti degli Stati non vengono prese
in considerazione dalla giuria, e questo ha determinato recentemente
numerose condanne. Quando Bryan Epis è stato arrestato
con svariate centinaia di piante, gli è stata contestata
l’accusa di “cospirazione per coltivare più
di 1.000 piante” perché l’accusa di cospirazione
federale non richiede che il reato sia fisicamente dimostrato.
Epis è stato condannato a dieci anni di carcere, cosa che
ha suscitato proteste e dozzine di arresti per disobbedienza civile
che hanno fatto chiudere gli edifici federali a Washington DC
e in California. Successivamente, due pazienti hanno presentato
una diffida al ministro Ashcroft per impedirgli di arrestarli
in quanto il loro uso medico di cannabis avviene nel rispetto
della legge statale.
Adesso uno degli autori più conosciuti al mondo sulla coltivazione
e la legalizzazione della cannabis, Ed Rosenthal, è sotto
processo per aver aiutato dei malati, alcuni dei quali terminali,
a coltivare la canapa nel privato delle proprie case in California.
Poiché la cannabis non ha mai attraversato i confini statali,
egli non si aspettava di essere perseguito a livello federale,
ma un giudice lo ha rimandato a giudizio e ora gli si prospettano
venti anni in una prigione federale. Rosenthal, che era stato
incaricato da rappresentanti dell’amministrazione locale
di coltivare la cannabis e fornirla ai pazienti, denuncia il fatto
che il procedimento giudiziario nei suoi confronti ha motivazioni
politiche, dovute alla sua battaglia di alto profilo a favore
della riforma sulla cannabis, e che quindi esso costituisce una
intimidazione alla libertà di espressione.
Intanto, in presenza di uno storico spostamento a destra del potere
politico nelle elezioni del novembre 2002, la riforma della politica
sulle droghe ha riportato risultati contrastanti. In Ohio ha perso
una proposta di trattamento invece del carcere. Un sorprendente
40% dei cittadini che si sono recati alle urne nello Stato conservatore
del Nevada ha votato per legalizzare il consumo di cannabis da
parte degli adulti. In Massachusetts e in California la riforma
della cannabis ha avuto un successo notevole. L’area di
Boston ha votato per ridurre le pene per l’uso personale
e San Francisco ha deciso di studiare la possibilità di
coltivare la cannabis per i pazienti che abitano in città,
sfidando apertamente il divieto federale. Ma Bush ha poca considerazione
per la volontà degli elettori, cosa che getta luce sulla
debolezza del sistema elettorale all’americana in base al
quale “chi vince prende tutto”.
Più recentemente, l’Ondcp (Office of National Drug
Control Policy) ha lanciato una furiosa diatriba propagandistica
contro la cannabis che è direttamente contraddetta dal
rapporto scientifico che lo stesso Ondcp commissionò all’Accademia
nazionale delle Scienze/Istituto di medicina, e che pubblicò
nel 1999. A causa della pressione esercitata dalla Casa Bianca
e dall’Ndaa (National District Attorneys Association), in
tutti gli Stati Uniti i rappresentanti dell’accusa stanno
cominciando a prendere di mira la cannabis, facendo dei procedimenti
connessi ad essa una priorità. Con i fondamentalisti repubblicani
che controllano tutti i rami del governo federale, i prossimi
due anni pongono una sfida interessante per il movimento di riforma
della politica sulle droghe.
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