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Aprile 2003
RAPPORTO INCB IL REGNO UNITO CONTRATTACCA
Grazia Zuffa
«Scrivo a nome del governo britannico per testimoniare
il disappunto ai commenti espressi nel rapporto 2002 dell’Incb
(International Narcotic Control Board) circa la decisione del
mio governo di riclassificare la canapa...» Così
l’attacco della lettera ufficiale di protesta che il sottosegretario
agli Interni, Bob Ainsworth, ha inviato all’organismo Onu
Incb in seguito alla pubblicazione del suo rapporto annuale. La
lettera risale agli inizi di marzo, anche se è trapelata
solo un mese dopo.
I commenti dell’Incb citati si riferiscono alla svolta britannica
sulla politica delle droghe, maturata sul finire degli anni ‘90.
Si afferma allora l’orientamento a coordinare maggiormente
l’azione delle varie agenzie di contrasto (quelle sociosanitarie
e quelle addette alla repressione) concentrandosi al tempo stesso
su alcune priorità, ossia sulle “droghe che procurano
maggior danno”. È un indirizzo fortemente sostenuto
dalle forze di polizia, stanche di sprecare tempo e risorse nel
reprimere il consumo di canapa. La riforma approda ad una prima
tappa con “l’esperimento di Lambeth” del 2001:
nel quartiere londinese la polizia locale decide di non arrestare
più i consumatori di canapa, ma semmai di impartire ammonizioni
o diffide. Ma negli ultimi tempi si registra anche una diminuzione
delle diffide, perché i poliziotti sempre più spesso
rimettono in libertà i consumatori senza neppure darsi
la pena di diffidarli.
Nel 2002 arriva la decisione ufficiale del segretario agli Interni,
David Blunkett: la canapa viene “declassata”, passando
dalla tabella B, a quella C. In tal modo il consumo di canapa
diventa un reato non più passibile di arresto (anche se
questo rimane ancora possibile in particolari circostanze aggravanti)
(cfr. Axel Klein in Fuoriluogo, dicembre 2002).
È proprio contro i paesi e i gruppi che “sostengono
la legalizzazione o la decriminalizzazione dei reati di droga”,
accusati di “favorire una crociata”, che si appunta
il biasimo del presidente del Board, il nigeriano Emafo. Altrettanto
dura la replica inglese, che denuncia «il linguaggio allarmistico
e l’assenza di ogni riferimento all’evidenza scientifica».
È questo il nodo su cui il governo britannico insiste,
sottolineando che la decisione di riclassificare la canapa è
stata presa dietro suggerimento dell’organismo di consulenza
scientifico, l’Advisory Council on the Misuse of Drugs,
dopo che questo aveva redatto una relazione dettagliata di rassegna
su tutta la letteratura scientifica e il materiale di ricerca
disponibile. Sarcastico l’invito di Ainsworth all’Incb
a «studiare con molta attenzione» la relazione del
Council, «disponibile su Internet», precisa ancora
pungente.
E circostanziata è la contestazione delle sciocchezze scientifiche
sostenute dal Board alla presentazione del rapporto 2002. Il rappresentante
dell’Incb aveva infatti affermato che, in seguito alla decisione
del governo britannico, nel giro di venti o trent’anni gli
ospedali psichiatrici inglesi si sarebbero riempiti di persone
con problemi. Ma nel rapporto del Council, precisa puntigliosamente
la lettera, «si conclude che, in base all’evidenza
disponibile, non è stato dimostrato alcun chiaro nesso
causale fra la canapa e l’insorgere della malattia mentale».
La scelta del governo è difesa nel merito anche per ragioni
più politiche. «Si fa un gran danno alla credibilità
del messaggio rivolto ai giovani, se si fa finta di credere che
la canapa è pericolosa al pari dell’eroina o del
crack – scrive ancora Ainsworth – e (...) se non facciamo
in modo che le leggi riflettano il danno relativo delle singole
droghe, i giovani non ascolteranno i nostri messaggi circa le
droghe che procurano i danni più gravi». Nel finale,
il giudizio più tagliente: «I commenti che avete
scritto nel rapporto, l’uso selettivo e impreciso delle
statistiche che avete fatto, e il fatto di non aver citato i riferimenti
scientifici alla base delle decisioni del governo inglese, tutto
ciò contribuisce a diffondere un messaggio di disinformazione
e potenzialmente dannoso».
La protesta del governo britannico è un episodio di rilievo
dal punto di vista politico, perché un conflitto del genere
fra l’Onu e uno stato membro non si era mai verificato.
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