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Ottobre 2002
L’agenda di Firenze
Gianni De Giuli*
L’assenza dell’antiproibizionismo e dei temi legati
alle droghe dall’agenda del movimento per un’altra
globalizzazione era già stata riscontrata a Porto Alegre.
Non riuscire a considerare i nessi evidenti tra il proibizionismo
e le stesse politiche che il movimento combatte ci era parso come
uno dei diversi vuoti, di prospettiva e di iniziativa, che vanno
necessariamente riempiti. Un vuoto che impedisce di vedere come
il proibizionismo sia l’arma di oppressione più incisiva
per mantenere i paesi produttori in uno stato di sudditanza e
di come sia perfettamente funzionale alla riproduzione di processi
di controllo, criminalizzazione ed esclusione sociale, con milioni
di consumatori a rischio di caduta dai paradisi artificiali agli
inferni carcerari. Con che risultati poi...
Essendo un processo globale è facile riconoscere soggetti
ed eventi noti nel lessico della globalizzazione: dalle grandi
istituzioni sovranazionali, l’Onu, impegnata a mettere in
atto il famigerato piano Arlacchi per eliminare le coltivazioni
illegali entro il 2008, fino all’ultimo migrante, che vende
il fumo in piazza. E poi ancora, ad esempio, le potentissime mafie
e le armi e le guerre sulle rotte del Kosovo e dell’Afghanistan
e i movimenti di contadini cocaleros sempre più attivi
e decisivi nel Sudamerica. Diritti sociali inesistenti e libertà
negate da una parte, e dall’altra i giri d’affari
e i profitti esorbitanti delle economie e finanze illegali. È
sempre la stessa storia. La puoi guardare con gli occhiali antipro
oppure no global, ma non cambia. Restringendo il campo visivo,
vediamo le politiche europee muoversi in modo contraddittorio
e confuso tra le pragmatiche aperture inglesi - si depenalizza
la marijuana - e le tentazioni neoautoritarie italiote secondo
cui tutti i consumatori sono “schiavi” dello spinello
o dell’eroina: tra una politica di riduzione del danno individuale
e sociale in Svizzera e in Olanda, e quella disastrosa dei paesi
dell’est, privi di strutture d’intervento, dove di
droga si muore di più. Tutto e il contrario di tutto, tra
città e territori che distano poche ore tra loro. E che
sono quotidianamente attraversati dai cittadini europei, tra i
quali quaranta milioni sono, o sono stati, consumatori di marijuana.
L’antiproibizionismo in Europa è un senso comune
diffuso, ma non è ancora uno spazio comune, intessuto di
pratiche e azioni condivise. A Firenze, al Forum Sociale Europeo
di novembre, incontreremo l’Europa ricca di esperienze felici
nel campo delle politiche e delle pratiche sociali sulle droghe,
lungo una catena che va dalle iniziative di istituzioni locali,
regioni, municipalità e istituti di ricerca fino alle Organizzazioni
Non Governative e ai gruppi di operatori, attivisti e consumatori.
Esperienze spesso piccole, a volte più grandi, ma ugualmente
preziose perché possono contaminarsi e contaminare l’esterno.
Sviluppare relazioni, progetti e azioni comuni, questo è
il primo obiettivo di una rete che vogliamo costruire e strutturare
meglio. I temi e le campagne possibili non sono necessariamente
nuovi: cannabis terapeutica e autoprodotta per liberarsi dal mercato
illegale, sviluppo e diffusione della riduzione del danno, legislazione
improntata a tolleranza e libertà che significa, innanzitutto,
basta carcere per i tossicodipendenti. Nuova è invece la
dimensione entro cui possiamo agire, per far crescere un movimento
capace di influenzare con intelligenza ed efficacia le politiche
e le scelte su queste materie.
*Mdma - Movimento di massa antiproibizionista
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