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Marzo 2002
Nel 1980 l’allora ministro Aniasi emanò due decreti per regolare
l’uso dei farmaci sostitutivi, compresa la morfina
L’ALBA DEL METADONE
Il trattamento con morfina veniva spesso scelto perché considerato
più efficace del metadone nel disincentivare l’uso di droga di
strada
Giorgio Bignami
Negli anni 7O era andata crescendo lattenzione per
i lavori dellamericano Vincent Dole, i quali mostravano
gli effetti positivi nella tossicodipendenza da eroina della somministrazione
di un narcotico-analgesico di sintesi, il metadone: cioè
la riduzione del ricorso alla droga di strada, quindi delle patologie
da essa prodotte e della microcriminalità legata alla caccia
alla dose; il miglioramento della funzionalità scolastica
o lavorativa; ecc. Dole inoltre ipotizzava la maggiore efficacia
del metadone, se somministrato a lungo termine: il cosidetto methadone
maintenance (metadone a mantenimento). Era una importante conferma
per la validità dei trattamenti farmacologici, che nella
pratica dei servizi erano già abbastanza diffusi anche
in Italia: soprattutto quelli con metadone, ma anche con morfina,
usata in alcune regioni e città, come Napoli, Firenze,
Roma.
In questo periodo vi fu un significativo via-vai di carte tra
la direzione generale competente (Medicina sociale) del Ministero
della sanità, il Consiglio superiore di sanità e
lIstituto superiore di sanità. Questi documenti spesso
mostrano notevoli incertezze nella valutazione dellimpiego
di metadone, soprattutto per gli usi più prolungati di
quello a scalare nella disassuefazione rapida (entro i 21 giorni).
Per i trattamenti di maggiore durata le varie parti tendevano
a usare formulazioni ambigue, spesso con toni sostanzialmente
sfavorevoli: interrogandosi per esempio se fosse opportuno parlare
di «terapia di mantenimento» e non piuttosto di «disintossicazione
prolungata», onde «ridurre il concetto [sic] di irreversibilità
della sindrome». Inoltre affioravano varie preoccupazioni:
come quella per la sostanziale impotenza dellautorità
sanitaria centrale, che poco o nulla riusciva a fare di fronte
alla disomogeneità degli interventi nei vari servizi (per
esempio, metadone per via iniettiva a Genova e a Milano, per via
orale a Firenze e a Roma); o quella per il mercato grigio sul
quale gli organi di stampa spesso battevano con toni allarmistici.
Si discutevano infine i paletti da introdurre nella
regolamentazione, ribadendo che la sostituzione di una tossicodipendenza
lecita a quella illecita non è una cura; e questo, sottolineando
anche il fatto che le adulterazioni del mercato nero, in quanto
suscettibili di ridurre notevolmente il quantitativo di eroina
assunta, spesso risultavano in una dipendenza più psichica
che fisica - donde il rischio che il sostitutivo creasse
una dipendenza fisica che prima non cera [sic!].
Per un lungo periodo i tentativi di ricondurre allordine
questa situazione confusa non sortirono effetti positivi o furono
addirittura maldestri e controproducenti. In particolare, il decreto
Anselmi del 6.6.1978, considerati gli «usi impropri»
che si facevano del metadone, ne restringeva luso agli ospedali.
Date le forti reazioni a tale limitazione, il ministro tornò
poco dopo a decretare (4.8.1978), allargando di nuovo luso
del metadone ai servizi operanti ai sensi della l.685/75,
ma lasciandolo fuori dalle farmacie, e quindi impedendone la prescrizione.
Lanno successivo, il 1979, il ministro per la sanità
era il liberale Altissimo, che agli inizi di settembre lanciò
la sua clamorosa proposta di somministrazione controllata di eroina,
che mandò in fibrillazione tutta lItalia. Non si
può qui neanche tentare un riassunto di questi furibondi
contrasti, meritano tuttavia qualche cenno le varie posizioni,
che ebbero dei riflessi sulle filosofie di impiego dei sostitutivi
leciti (metadone ed eventualmente morfina). Da un
lato cera il fronte dellopposizione, sulla base dellargomentazione
che «la droga non si cura con la droga»; dallaltro
si riscontrò che anche tra coloro i quali non negavano
o esplicitamente raccomandavano luso di sostitutivi correvano
differenze spesso notevoli. Per esempio, lo psichiatra Franco
Basaglia (la Repubblica, 4.9.1979) e il neurologo Hrayr Terzian,
questultimo più esplicitamente favorevole del precedente
(il manifesto, 11.9.1979), ambedue insistevano però sul
rischio di creare nuove istituzionalizzazioni affidate agli specialisti,
come quelle che da sempre avevano penalizzato gli ammalati di
mente. Lo schieramento degli oppositori della droga di stato
attraversava con molte diverse sfumature tutto larco delle
forze politiche. Tra le molte voci contrarie dallinterno
del Pci (ma la Fgci era per lo più favorevole, insieme
alle federazioni giovanili del Psi e del Pdup), oltre a quella
dello psichiatra Cancrini, si levò anche quella del medico
Laura Conti, in polemica con Terzian.
Poco dopo, col cambio di governo, alla sanità subentrava
il socialista Aniasi e si tentava di affrontare la questione dei
sostitutivi in maniera più realistica con un primo decreto
del 7.8.1980 (ma con entrata in vigore 60 giorni dopo). Il decreto,
mentre allargava alle farmacie la distribuzione del metadone prescritto
anche dai singoli medici curanti, creava non pochi problemi. In
particolare, col rinvio a dopo ulteriori istruttorie della eventuale
approvazione di altri sostitutivi, esso di fatto delegittimava
i trattamenti con morfina cui faceva ricorso un numero pur limitato
di medici.
Il trattamento con morfina, va ricordato a questo punto, veniva
spesso fatto non solo per la indisponibilità del metadone
nelle farmacie dopo i provvedimenti dellanno precedente,
ma anche in base alla convinzione che nei casi più difficili
la morfina fosse più efficace del metadone nel disincentivare
luso di droga di strada. (Notoriamente il metadone, soprattutto
per via orale, dato lavvio assai più graduale dei
suoi effetti rispetto a quelli di morfina ed eroina per via endovenosa,
non produce lo sballo desiderato, a parte labolizione
del rito del buco). Il trattamento era a volte effettuato
dal servizio pubblico, ma in genere erano i medici di base a fare
la ricetta per i pazienti, che ritiravano le fiale nelle farmacie.
Luso di morfina suscitava spesso conflitti tra gli stessi
gestori delle iniziative di assistenza più sensibili alle
esigenze dei soggetti presi in carico. Per esempio, la cooperativa
romana Bravetta 80 aveva fatto sapere «che la maggioranza
degli appartenenti alla comunità di Villa Maraini usufruiscono
della pratica del morfinaggio attuata presso la nostra cooperativa»
(Corriere della Sera/Roma, 24.5.1980). Per contro Villa Maraini
denunciava il troppo facile acquisto della morfina in farmacia,
che in effetti comprendeva casi di prescrizioni e vendite a go
go, per puro scopo di lucro, da parte di alcuni medici e farmacisti.
Il varo del primo decreto Aniasi fu dunque seguito da una grandinata
di prese di posizione degli addetti e non addetti ai lavori: ora
contrarie al provvedimento, in quanto promotore di un allargamento
della droga di stato (e qui si schierò il sottosegretario
Dc del ministro Aniasi, lo psichiatra Orsini); ora contrarie per
motivi diametralmente opposti, in quanto il provvedimento delegittimava
luso della morfina; ora favorevoli in quanto «tra
i mali abbiamo scelto il minore». I pronunciamenti favorevoli
non di rado battevano sul fatto che la maggiore accessibilità
del metadone poteva frenare luso di morfina, ribadendo la
contrarietà a qualsiasi impiego della medesima nei tossicodipendenti
(vedi per esempio lintervista a Silvio Garattini, Repubblica,
15.8.1980).
Intanto i farmacisti preannunciavano il blocco delle vendite di
morfina, suscitando dure reazioni soprattutto delle cooperative
e di altri centri di assistenza autogestititi, del coordinamento
nazionale operatori tossicodipendenze, del Pdup, del manifesto,
dei radicali che minacciarono denunce per omissione di soccorso.
Sia pure con forti contrasti interni, che si riflettevano in frequenti
interventi sullUnità con orientamenti assai diversi,
un sostegno a tali reazioni era fornito da una parte consistente
del Pci e, verso la metà di settembre, il partito presentava
un progetto di legge per luso sperimentale per un anno di
vari trattamenti con oppiacei (eroina e morfina comprese).
Nel contempo, a seguito di una denuncia della cooperativa Bravetta
80, venivano arrestati a Roma due medici e un farmacista i quali
prescrivevano quantità anche spropositate di morfina a
chiunque bussasse alla loro porta. La denuncia era mirata a prevenire
strumentali confusioni tra la pratica di somministrazione controllata
di morfina, nel contesto di un programma di assistenza, e quella
fatta invece a ruota libera a scopo di lucro. Insomma, chi trattava
con morfina i tossicodipendenti a forte rischio era costretto
a battersi su più fronti altrettanto difficili: cioè
contro chi voleva a tutti i costi la soppressione di tale pratica;
contro chi di fatto faceva il giuoco dei precedenti con una distribuzione
insensata e palesemente illecita a scopo di lucro; e contro altre
parti ancora, come quelle che ammettevano la prosecuzione delluso
di morfina nei soggetti che già la ricevevano, ma volevano
vietare il trattamento di nuovi soggetti.
In un clima sempre più rovente si avviarono affannose contrattazioni
per varare modifiche del decreto prima che entrasse in vigore,
o viceversa per ostacolarle o addirittura per far fare marcia
indietro. Una via di uscita dallimpasse venne offerta in
extremis dal direttore dellIstituto superiore di sanità,
in base a un parere favorevole alluso sperimentale
di morfina della Commissione per la Farmacopea da lui presieduta
(3.10.80) un uso cioè solo a particolari condizioni
e soggetto a valutazioni e verifiche in vista di successivi provvedimenti.
Così il 10 ottobre veniva firmato il secondo decreto Aniasi
il quale appunto ammetteva luso sperimentale di morfina.
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