home



































   
ospiti
 
 
 
   
 

Gennaio 2002

Droghe, il perché dell’approccio punitivo svedese. Parla Henrik Tham, criminologo all’Università di Stoccolma
Un mito in frantumi

A partire dagli anni ‘80 la Svezia non fu più un “paradiso in terra” e le idee liberali furono rigettate come esterne alla sua cultura

Enrico Fletzer

Quando si parla di Scandinavia in generale e di Svezia in particolare si pensa a un paese moderno e liberale, se non libertario. Ma il modello svedese si è rotto ben prima dei fatti di Goeteborg. In alcuni campi come la droga e la prostituzione la Svezia ha una politica completamente diversa dagli altri paesi europei, dai contorni estremamente bizzarri e repressivi. Che cosa è successo? Lo chiediamo a Henrik Tham, professore di criminologia all’università di Stoccolma, che ha accettato di rispondere ad alcune domande sul carattere delle politiche sociali in Svezia.
«Quello che Lei ha detto è assolutamente vero. Ma questa – spiega Tham – è in parte una tendenza generalizzata in tutti gli stati dell’Unione europea verso una politica più dura in campo criminale, anche se qualcuno potrebbe chiedersi come mai la Svezia, nota per essere un paese relativamente liberale per quanto riguarda i detenuti e soprattutto nella politica di contenimento della popolazione carceraria, abbia una tale politica draconiana sulle droghe».
Lei che spiegazione dà ?
Una ragione è data dal fatto che storicamente in Svezia e nei paesi scandinavi è sempre esistito un forte movimento per la temperanza, sfociato all’inizio del ‘900 in un divieto assoluto di consumare alcolici. La politica sulle droghe ha ereditato queste impostazioni. Le leggi sull’alcool sono molto dure e così anche quelle sulle droghe.
Ma vi è anche un altro aspetto: negli anni ‘80 crollò il mito secondo il quale la Svezia era considerata un paradiso in terra e in qualche modo, per ristabilire il consenso, si scoprì il tema delle droghe, su cui potevano confluire vari approcci e vari interessi. Il tutto si trasformava in un attacco alle idee politiche liberali, percepite come fenomeni non appartenenti alla cultura svedese, provenienti dall’esterno. E questo attacco dunque non si è indirizzato solo contro le droghe, ma anche contro le idee liberali prevalenti in Europa.
A questo punto si incominciò a raccogliere vari elementi per dimostrare che si trattava di un fenomeno esterno alla Svezia, con riferimento non solo alle droghe ma anche alle idee liberali. Inoltre in Svezia è molto forte l’ideologia del recupero, secondo l’ingegneria sociale di stampo socialdemocratico.
D’accordo, questa politica che gode di molto consenso viene indirizzata addirittura contro le politiche di riduzione del danno e dei rischi, visto che secondo uno studio olandese si sarebbe verificata negli anni scorsi una percentuale molto più alta che negli altri paesi di morti collegate alle droghe pesanti, nonostante la politica di rigore. Siamo a questo punto?
In Svezia è attualmente impossibile esprimere un parere o un proposito liberale senza rischiare il posto. Ma bisogna stare anche attenti alle statistiche. Per quello che dice lei è anche possibile che il nostro governo abbia gonfiato i dati rispetto ai decessi collegati all’uso di stupefacenti. In ogni caso i dati o le notizie provenienti dall’estero non vengono presi sul serio, non vengono accolti nel dibattito politico e non vengono nemmeno considerati.
Quali sono le tendenze in Europa rispetto all’incremento della popolazione carceraria?
La liberale Olanda, nota per le sue basse percentuali di detenuti, ha ora triplicato la popolazione carceraria che è ormai simile alla situazione svedese rimasta sostanzialmente stabile. Ma la cosa grave della Svezia è che è un paese dove è molto forte il campo della retorica, dove si afferma che i delinquenti vanno reclusi più a lungo, dove domina la parola d’ordine della «tolleranza zero».
Molto eclatante fu il caso del divieto di due anni fa dell’acquisto di rapporti sessuali e la successiva criminalizzazione dei clienti delle prostitute.

 

 

Speciale Europa

indice del mese