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Gennaio 2002
Prostituzione e diritti
PIA COVRE*
Nel nostro paese lapplicazione della Legge Merlin, interpretata
in maniera restrittiva, penalizza molto le persone che si prostituiscono.
Attualmente la repressione è divenuta insostenibile e colpisce
sia le donne in strada, in maggioranza straniere, sia quelle che
lavorano in casa, e di queste molte sono italiane.
Le attività di polizia e giudiziarie vanno sovente ben
oltre lapplicazione della Merlin: verso le immigrate cè
unattitudine persecutoria, tanto che a numerose donne, che
in passato si erano regolarizzate, sono stati revocati i permessi
di soggiorno perché si prostituivano e quindi sono state
espulse.
Mettendo al bando lipocrisia moralista che alimenta la stigmatizzazione
sociale di chi la pratica o la usa, si dovrebbe avere il coraggio
di legittimare la prostituzione per garantire a chi lo desidera
la possibilità di praticarla. Ciò non significa
che si debba per forza regolamentarla in qualche forma più
o meno moderna, basterebbe un intervento minimo sulla legge, depenalizzando
del tutto alcuni reati, come ladescamento e il favoreggiamento,
ed eliminando il divieto di lavorare in casa. Ciò modificherebbe
di molto laspetto del fenomeno e certamente consentirebbe
alle donne di essere meno esposte a violenze e rappresaglie.
Ma la difficoltà vera viene quando le prostitute sono immigrate,
esse non hanno diritti perché clandestine nel nostro paese.
Se sono vittime della tratta possono chiedere di entrare in un
programma di protezione/integrazione sociale, ma devono abbandonare
la prostituzione.
Un prerequisito per linclusione sociale delle prostitute
immigrate è il riconoscimento e lapplicazione dei
loro diritti: come donne, come migranti e come prostitute.
Non possiamo accettare che la legge sulla prostituzione abbia
due misure e discrimini le donne straniere. Se affermiamo un diritto
a prostituirsi, esso deve valere per tutte le persone adulte che
decidono volontariamente di farlo.
I sistemi proibizionisti non danno esiti positivi, perché
creano un mercato clandestino e sotterraneo con tutte le immaginabili
conseguenze di sfruttamento e vulnerabilità delle donne.
Daltra parte anche i sistemi che scelgono di regolare possono
produrre lo stesso effetto, quando escludono dal diritto le immigrate.
LOlanda ne è un esempio: il riconoscimento del diritto
di lavoratrice a chi si prostituisce è per ora precluso
alle persone che non sono della Comunità europea. Nonostante
una recente sentenza della corte europea favorevole alle sex workers
di paesi come la Polonia e la Repubblica Ceca, ci vorranno ancora
molte battaglie legali per affermarlo.
Inoltre a distanza di un anno dallentrata in vigore della
nuova legge che riconosce il lavoro sessuale, questa stenta a
partire: sono pochissime le lavoratrici autonome che si registrano
presso lufficio delle tasse (unica registrazione prevista),
e le norme che lo inquadrano come lavoro dipendente non sono applicate,
perché non convenienti per i gestori. La sorte della prostituzione
legalizzata in Olanda è perciò molto incerta. n
*Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute
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