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Febbraio 2002


DUE LIBRI PER RIFLETTERE

Il linguaggio della mala ha ispirato molte canzoni e pagine di letteratura, ma è anche servito come tecnica di identificazione all’interno del carcere, per distinguere gli appartenenti all’una o all’altra famiglia malavitosa. Come ricorda l’introduzione del volume, il linguaggio comune serve a integrarsi e senza conoscere il codice si verrà sempre guardati con sospetto e diffidenza. Una galera come San Vittore, nel cuore di Milano, non potrebbe allora esprimere altro che una lingua pesantemente condizionata dal lombardo, dove il gergo si piega al dialetto. Ma le lingue della malavita sono diventate tante e differenti. Oggi a San Vittore i detenuti sono 2.400 per una capienza di 800 e, fra loro, più del 50% è di provenienza extracomunitaria: africani, slavi, cinesi, nomadi. I giovani non fanno più parte di quel ceppo linguistico e quando comunicano fra loro usano lo slang della banlieue parigina, invertendo le sillabe e pronunciando le parole al contrario.
Scovare fra i lemmi del piccolo dizionario di San Vittore le parole più intriganti è una chiave di lettura de I pugni nel muro. Linguaggio e frammenti di vita dei detenuti del carcere di San Vittore, editore Berti, curato dall’equipe di Magazine2, il giornale dei detenuti del carcere milanese, e di Terre di mezzo. Ma il volume offre anche un altro spunto: è una piccola guida di diritto penitenziario, dove vengono spiegate le regole fondamentali della vita di chi sta dentro. Utili anche per chi sta, provvisoriamente, fuori. (maurizio baruffi)
Linguaggio e frammenti di vita dei detenuti del carcere di San Vittore, editore Berti,
pp. 127, euro 7

È stato finalmente tradotto in italiano il best-seller inglese del “Marco Polo della droga”, che ha venduto in Gran Bretagna oltre 500.000 copie ed è già stato tradotto in altre lingue europee.
Howard Marks racconta in una brillante autobiografia la sua ‘carriera’ nel mondo del traffico di hashish e marjiuana. Quest’attività lo porterà alla cattura e all’arresto da parte della Dea, fino a scontare una pena di sette anni nel più duro penitenziario americano, a stretto contatto con i più pericolosi criminali e assassini.
La storia inizia dunque dalle esperienze adolescenziali di Howard Marks nel suo nativo Galles, poi studente e professore di fisica a Oxford, all’epoca dei movimenti giovanili degli anni ‘60. Il protagonista, attirato da queste culture alternative, si trasferisce a Londra e si avvicina alle droghe. Inizia a consumare quantità sempre maggiori di hashish e, da semplice consumatore, diviene un vero e proprio spacciatore su scala mondiale. I nuovi traffici lo portano a conoscere da vicino le più disparate organizzazioni: Ira, Cia, mafia, mentre le incalzanti indagini giudiziarie lo spingono ad escogitare innumerevoli stratagemmi. Arriva a usare 43 nomi falsi, 89 linee telefoniche, 25 società di copertura, rivelandosi «un eroe... eccentrico e intelligente».
Mr Nice, pur narrando storie ed episodi che hanno per sfondo il clima culturale degli anni ‘60 e ‘70, è riuscito a riscuotere un inatteso successo soprattutto fra le giovani generazioni. Queste ultime vedono forse, nelle rocambolesche vicende di Mr Nice, un riflesso di quel loro spirito ribelle e irriverente che il proibizionismo delle leggi attuali finisce per frustrare.
Howard Marks è stato in Italia in dicembre e ha visitato anche il Parlamento, senza suscitare troppo scandalo, nonostante i suoi trascorsi... (giuseppe angeleri)
Mr Nice di Howard Marks,
edizioni Socrates, pp. 540, euro 19

 

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