|
Dicembre 2002
Una riforma controversa
Axel Klein
DrugScope
londra
Verso la fine degli anni ‘90, la politica
sulle droghe della Gran Bretagna è emersa dall’impasse
in cui si trovava da quando nel 1971 era stato approvato il Misuse
of Drugs Act. È stato istituito il nuovo ufficio del coordinatore
anti-droga per il Regno Unito, e nel 1998 è stata formulata
un’ampia strategia sulla droga. Questa strategia –
comprendente quattro punti diversi: trattamento, giovani, sicurezza
del territorio e repressione – cercava di integrare le attività
di servizi diversi. L’aspetto più significativo era
l’attribuzione di una chiara priorità alle “droghe
che procurano il maggior danno”: eroina e cocaina.
Questo spostamento di prospettiva va letto alla luce della pratica
concreta dell’azione repressiva. Nel Regno Unito la maggior
parte dell’attività di polizia era – e resta
– diretta contro la cannabis. Poiché la grande maggioranza
delle persone arrestate per cannabis non era giudicata a rischio
dal punto di vista medico, né coinvolta in altre forme
di criminalità, questa pratica è stata giudicata
uno spreco di risorse per la polizia.
Alcune delle voci che chiedevano la riforma delle leggi sulla
droga sono giunte da un settore inatteso: i servizi di polizia.
Alla seconda Conferenza Europea sul Traffico di Droga organizzata
da DrugScope a Parigi in settembre, un partecipante lamentava
che non è più possibile avere una buona discussione
con funzionari di polizia circa la politica sulle droghe, come
si poteva fare negli anni ‘80. Uno dei funzionari di polizia
presenti ha risposto che questo era dovuto semplicemente al fatto
che negli anni ‘80 la polizia pensava ancora di poter vincere
la guerra.
I fortissimi tassi di incremento, e la cosiddetta normalizzazione,
dell’uso di droga tra ampie fette della popolazione hanno
cambiato tutto questo. Secondo un’indagine sulla criminalità
in Gran Bretagna nel 2000 (“2000 British Crime Survey”)
il 44% dei giovani dai 16 ai 29 anni ha provato la cannabis. Oggi
la polizia è sempre più preoccupata di mantenere
buone relazioni con la comunità, in particolare con i giovani
e gli appartenenti ad alcune delle comunità etniche. Il
fatto che la polizia avesse usato la mano pesante contro membri
della comunità delle Indie Occidentali, combinato con l’uso
diffuso di cannabis in alcuni settori della popolazione, era stato
una delle scintille che avevano scatenato disordini urbani dall’inizio
fino alla metà degli anni ‘80. Uno studio della Metropolitan
Police Force dello scorso anno, noto come “Lawrence Inquiry”,
aveva rilevato un razzismo endemico. Quale luogo migliore per
cominciare una profonda revisione, se non il multietnico distretto
londinese di Lambeth?
Nel luglio 2001 Brian Paddick, comandante della polizia locale,
ha lanciato il cosiddetto esperimento Lambeth: le persone trovate
in possesso di cannabis sarebbero state ammonite e diffidate,
invece che arrestate. Il successo del programma nel far risparmiare
tempo ai poliziotti ha convinto quest’anno il ministro degli
interni David Blunket a riclassificare la cannabis portandola
dalla tabella B alla tabella C. Questo significava, in altre parole,
che il possesso di cannabis non sarebbe stato più un reato
per il quale si preveda l’arresto.
Questi adattamenti della legge alla realtà, tardivi e relativamente
banali, hanno scatenato la furia della stampa di destra. Il Daily
Mail, un tabloid della destra con una lunga storia di intolleranza,
ha pubblicato una raffica di articoli che attaccavano l’esperimento
di Lambeth e demonizzavano la cannabis. Tale posizione ostile
trova un flebile sostegno in due studi recenti, pubblicati sul
British Medical Journal. Secondo uno degli studi condotti in Nuova
Zelanda, diretto da Louise Arseneault, i consumatori di cannabis
all’età di 15 anni avrebbero maggiori probabilità
di sviluppare disturbi di tipo schizofrenico all’età
di 26 anni. Ottenuti lavorando su un campione di 29 persone, comunque,
questi risultati sono mitigati dalla conclusione che «la
maggior parte dei giovani usano la cannabis durante l’adolescenza
senza danno». L’editoriale, soffermandosi anche su
studi condotti in Svezia, Olanda e Australia, commenta che «l’uso
di cannabis contribuirà a far aumentare gli episodi o i
nuovi casi della malattia: materia di riflessione tanto per i
clinici quanto per i legislatori».
Questo arretramento tra i clinici è comprensibile. I riformatori
della legge sulla droga hanno usato la cannabis, la sostanza illecita
più popolare e ampiamente accettata, come ariete di sfondamento
contro le porte della proibizione. Nel fare questo, essi hanno
sottostimato gli effetti avversi di questa potente sostanza. Un
riassetto medico è sì necessario, ma solo all’interno
della cornice di una politica sulle droghe realistica.
Comunque il governo britannico, sempre sensibile alla disaffezione
da destra, sembra aver ceduto alla pressione, e ha cambiato di
nuovo strada. Avendo riclassificato la cannabis da B a C, il ministro
degli interni ha poi deciso di introdurre l’arresto per
il possesso delle sostanze della tabella C.
La linea ufficiale è che i poliziotti debbano mantenere
i poteri d’arresto in circostanze aggravanti, tra cui l’uso
di cannabis davanti alla polizia. Al pubblico questa scelta appare
frutto di titubanza e indecisione, e non soddisfa nessuna delle
due parti. |