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Settembre 2001
Il razzismo della war on drugs
Marina Impallomeni
La war on drugs «affonda le proprie radici nella discriminazione
razziale». Questa la denuncia contenuta in un appello che
il Lindesmith Centre-Drug Policy Foundation ha indirizzato il
24 agosto scorso a Kofi Annan in occasione della Conferenza sul
razzismo di Durban in Sud Africa. «Negli Stati Uniti e in
molti altri paesi recita lappello non è
più possibile parlare onestamente e francamente del razzismo
senza parlare della guerra alla droga. Questa non
è una guerra contro le raffinerie o contro le sostanze
chimiche, ma contro i cittadini e gli altri esseri umani che troppo
spesso sono membri di minoranze razziali o etniche». (...)
I dati parlano chiaro: negli Stati Uniti, come lappello
stesso ricorda, il 57% degli arrestati per reati connessi alla
droga sono neri, mentre gli ispanici sono il 22%. E ancora: «nello
stato di New York sede del quartier generale delle Nazioni
Unite il 94% di tutti i detenuti per reati di droga sono
neri o latino-americani».
Negli ultimi anni, negli Stati Uniti, le vittime della guerra
alla droga sono aumentate in modo esponenziale, e la comunità
nera continua ad essere la più colpita. Esemplare in questo
senso è il caso di Tulia una cittadina della Contea
di Swisher nel Texas che conta circa 5.000 abitanti in
cui è finito in prigione il 17% della popolazione africano-americana.
La storia comincia nel 1997, quando il distretto scolastico di
Tulia decide di condurre dei test antidroga sui suoi studenti.
Alcuni genitori si oppongono e si rivolgono alla corte federale.
Nel frattempo, lo sceriffo della Contea assolda un agente, Tom
Coleman, e lo incarica di infiltrarsi nella comunità nera.
Nel giugno 1999 partono gli arresti. In carcere finiscono 43 persone,
tutte africano-americane tranne tre (ma anche queste, sembra,
legate alla comunità nera), con laccusa di spaccio.
Praticamente, della locale comunità africano-americana
finisce in carcere la metà della popolazione maschile adulta.
Dopo 18 mesi di indagini sotto copertura, Coleman (un personaggio
poco limpido già accusato di furto nella Contea di Cochran)
non è in grado di fornire prove come nastri registrati,
fotografie o testimoni a carico. Le azioni penali si basano solo
ed esclusivamente sulla sua testimonianza. La mattina in cui i
poliziotti fanno irruzione nelle case per eseguire gli arresti
non verranno inoltre trovate armi, né soldi, né
droga. La comunità nera è in ginocchio, con famiglie
distrutte e decine di bambini improvvisamente abbandonati a loro
stessi per larresto di entrambi i genitori. Tra le persone
arrestate, alcune saranno condannate a pene di 20, 60 e persino
99 anni di detenzione.
«Gli ispanici e i neri ricorda il documento del Lindesmith
Centre-Dpf consumano droghe illegali praticamente nella
stessa proporzione degli americani di origine europea. (...) La
risposta può essere trovata solo nel razzismo e nel pregiudizio
che permeano la guerra alla droga dallinizio
alla fine. (...) Oggi ogni livello del sistema giudiziario è
pervaso da un trattamento discriminatorio delle minoranze razziali.
(...) I neri e gli ispanici hanno molte più probabilità
degli altri di essere fermati e perquisiti dalla polizia sulle
strade e sulle autostrade degli Stati Uniti. Lo stesso vale per
i nativi americani. I procedimenti di accusa sono viziati da pregiudizio
razziale. Così anche le sentenze, nelle quali i neri hanno
maggiori probabilità di essere incarcerai e condannati
a pene più lunghe». Un quadro a dir poco drammatico,
non certo limitato ai soli Stati Uniti, per uscire dal quale il
Lindesmith Centre-Ddf ha sollecitato limpegno della comunità
mondiale ai massimi livelli.
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