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Novembre 2001

Regno unito, new deal del governo su marjuana ed eroina medica
Prime concessioni in trent'anni

Daniel Lukes
Londra

Il 23 ottobre scorso David Blunkett, ministro degli Interni del secondo governo Blair, ha annunciato, sotto forma di un proposta ufficiale all’Advisory Council on the Misuse of Drugs, la sua intenzione di riclassificare la cannabis portandola dalla classe B alla C, insieme a steroidi e psicofarmaci. Contemporaneamente ha dichiarato anche che, se gli esperimenti in corso sui medicinali a base di cannabis avranno esito positivo, la legge verrà modificata per permetterne l’uso.
Il possesso, l’uso e la vendita di marijuana rimarranno di fatto illegali, e Blunkett ha tenuto a ribadire che la modifica non significa la decriminalizzazione, né la legalizzazione. Nella zona di Brixton, nel sud di Londra, a partire da giugno di quest’anno, la polizia ha deciso di non arrestare più le persone per possesso di marijuana, bensì di limitarsi alla confisca e a una diffida informale, per meglio indirizzare gli sforzi degli agenti di nella lotta contro le droghe pesanti. Come già era avvenuto per questo programma sperimentale, a suo tempo cautamente sostenuto dal ministro, Blunkett ha indicato come motivazione principale della sua svolta la possibilità di impegnare meglio altrove le risorse delle forze dell’ordine, e cioè contro l’eroina, la cocaina e l’ecstasy. Con queste riforma la polizia perderebbe il potere di fare arresti per il mero possesso per uso personale.
Facendo riferimento al valore delle politiche di riduzione del danno, Blunkett ha anche annunciato che si stanno studiando nuove disposizioni per la prescrizione medica di eroina ai tossicodipendenti, comunque sottoposta a stretta regolamentazione e sorveglianza: lo scopo è di toglierli dal giro di illegalità e coinvolgerli maggiormente nei trattamenti sanitari, creando una specie di ponte tra l’eroina procurata illegalmente e la prescrizione di metadone. Le modifiche dovrebbero entrare in vigore dalla primavera dell’anno prossimo dopo la discussione in parlamento, una volta che siano approvate dall’Advisory Council on the Misuse of Drugs, che tra l’altro aveva raccomandato questi cambiamenti legislativi già dal 1981. Le proposte di Blunkett rappresentano le prime concessioni riguardo alle politiche sulla droga in trent’anni e segnano un netto contrasto con la linea dura del suo predecessore, Jack Straw, l’attuale ministro degli Esteri, che aveva rifiutato la proposta di “declassificare” la canapa, dalla tabella B alla C, avanzata da una ricerca della Police Foundation del 2000. Queste sono però più in sintonia sia con la maggioranza della popolazione, come indicano numerosi sondaggi, sia con vari esponenti dell’opposizione dei Conservatori. Infatti circa un anno fa otto di loro avevano dichiarato pubblicamente di aver fatto uso di marijuana, prendendo posizione contro la linea della “tolleranza zero” sulle droghe, voluta da una loro collega, la ex-ministro Conservatrice, Anne Widdecombe: un intervento, il suo, largamente ridicolizzato in ambito politico. Nel luglio di quest’anno è stata la volta del Conservatore Peter Lilley a chiedere la legalizzazione della cannabis.
Accolte in gran parte favorevolmente, le recenti proposte di Blunkett non sono state tuttavia esenti da critiche. In particolare hanno suscitato riserve il modo e il momento in cui ha annunciato le sue proposte: infatti il ministro ha preferito rivolgersi direttamente all’Advisory Council invece di fare una conferenza stampa o un discorso in parlamento, e proprio nello stesso giorno in cui il Sinn Fein annunciava l’abbandono delle armi da parte dell’Ira, e mentre in parlamento si dibatteva a proposito di Joanne Moore, l’assistente al ministro dei Trasporti protagonista di una gaffe clamorosa: l’11 settembre aveva mandato un messaggio e-mail suggerendo che quello era «un ottimo giorno per far uscire notizie scomode». Si è perciò accusato Blunkett di ulteriore manipolazione dei media. Ma la gran parte delle critiche, quali ad esempio quelle di Simon Hughes dei liberal-democratici, si sono appuntate sul fatto che le proposte sono giunte con molto ritardo; e che per di più decriminalizzano la canapa «dalla porta di dietro», come ha sostenuto Colin Davis, presidente del Medical Marijuana Co-operative, senza cioè che il governo assuma un’iniziativa davvero coraggiosa.
La classe politica è ancora molto indietro rispetto alla popolazione e alle opinioni della polizia, degli esperti e degli accademici. In questa situazione Blunkett vuole trasmettere con le sue riforme pragmatismo e «honest and common sense», come qualcuno lo ha definito: con l’argomento che si tratta di lottare contro le droghe pesanti e il crimine che ne deriva, senza sprecare i soldi dei contribuenti per arrestare e processare i consumatori di marijuana. Insomma una linea di buon senso e miglior impiego delle risorse, che prende accuratamente le distanze dall’ipotesi della legalizzazione.

 

 

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