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Maggio 2001

Il rapporto della discordia

a cura di Marina Impallomeni

Che cosa dice il rapporto ONU

Il secondo World Drug Report dell’Odccp, l’ufficio “antidroga” dell’Onu presieduto da Pino Arlacchi, presenta una panoramica mondiale dello stato del fenomeno “droghe” in tre aspetti cruciali (produzione, traffico e consumo) e nei tre “pilastri” della riduzione della domanda: epidemiologia, prevenzione e trattamento. Vi è poi una terza parte sul bilancio dei programmi di sviluppo alternativo.
Il documento sottolinea i progressi conseguiti dalla war on drugs, a partire dai dati sulla produzione: in calo di quasi il 20% fra il 1992/93 e il 1999 la coltivazione di piante di coca e la produzione di cocaina, con un’inversione dell’andamento di crescita degli anni ‘80. Quanto all’oppio, ci sarebbe una stabilizzazione della coltivazione (4800 tonnellate nel 2000). Soprattutto la produzione si sarebbe concentrata in un numero limitato di paesi: l’Afghanistan e il Myanmar (col 90% della coltivazione mondiale di oppio) e la Colombia, il Perù e la Bolivia (per le piante di coca). Niente di simile invece per la canapa, coltivata in 120 paesi per circa 30.000 tonnellate all’anno. Le stime sono basate sui dati forniti dai governi nazionali senza alcuna verifica, tanto che il rapporto stesso è costretto a riconoscere il limite metodologico.
Al contrario della produzione, il traffico è ormai globalizzato. Il numero dei paesi in cui si sono verificati sequestri è salito da 120 nel 1990/91 a 170 nel 1997/98. Il traffico di eroina e cocaina continua ad aumentare, seppur più lentamente rispetto agli anni ‘80. La crescita più consistente riguarda le amfetamine (con un aumento dei sequestri del 18% all’anno fra il 1990/91 e il 1997/98). Circa i consumi, il documento ammette che «l’abuso di droga è diventato un problema di dimensioni mondiali» e che «la divisione fra paesi produttori e consumatori ha perso il suo valore». Oggi 130 paesi sono interessati al fenomeno, con incremento dell’uso di eroina e cocaina, stabile solo nell’Europa occidentale e Nord America. La distruzione delle coltivazioni illecite viene presentata come un successo, nonostante i fondi per lo sviluppo alternativo siano irrisori – si ammette – rispetto a quelli impiegati nello sradicamento.
Ottimista la prospettiva: gli obiettivi fissati all’assemblea generale dell’Onu del 1998 (la riduzione dei consumi del 50% e l’eliminazione della produzione entro il 2008) appaiono “perseguibili”, sulla base delle “valide indicazioni dell’esperienza di questi due anni”.

"Così l'oedcp ha manipolato i dati"

Una serrata critica al World Drug Report 2000 è contenuta in uno studio scientifico condotto da Carla Rossi, membro del Consiglio di amministrazione dell’Osservatorio europeo sulle droghe di Lisbona (Emcdda) e docente presso l’università di Tor Vergata a Roma. Lo studio, di cui un’ampia sintesi è apparsa su Narcomafie di aprile, dimostra che ampie parti del rapporto sono poco più che un collage di analisi dei dati, molti dei quali già disponibili in rete o pubblicati, e che dati e grafici provenienti da altri enti ed organismi internazionali sono stati manipolati e contraffatti.
Per quanto riguarda l’accusa più grave, quella di manipolazione, citiamo come caso esemplare un grafico sui decessi per droga nell’Ue (Wdr2000, fig. 11 pag. 99) per il quale viene citato come fonte l’Emcdda. In realtà, nel grafico del World Drug Report i trend dei diversi paesi sono stati aggregati, e inoltre è stata estrapolata una curva esponenziale indicante il trend dei decessi degli anni ‘80 «se fosse proseguito». «L’Osservatorio europeo – scrive Carla Rossi – non riporta mai dati aggregati a livello sovra-nazionale, perché tale aggregazione conduce ad analisi distorte e falsate [...]. Non a caso proprio in Svezia, dove la politica repressiva è molto vicina all’impostazione Undcp, l’andamento dei decessi negli anni recenti risulta crescente». Ma non è tutto: «se il trend degli anni ‘80 – recita il World Drug Report – fosse proseguito, il che sarebbe potuto succedere senza adeguati interventi, il numero dei decessi per droga, meno di 7000 all’anno alla fine degli anni ‘90, avrebbe potuto essere tre volte maggiore alla fine degli anni ‘90». Anche questo punto viene contestato da Carla Rossi: «tutti quelli che lavorano nel campo sanno che nessun andamento effettivo potrebbe mostrare un trend che cresce esponenzialmente in modo indefinito, poiché il fenomeno «uso problematico di droghe», in particolare di oppiacei, è di tipo epidemico a saturazione».
La ricerca integrale è on line,

 

 

 

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Documenti
Traduzione del rapporto dell'ispezione ONU sull'UNDCP
Il rapporto dell'ispezione ONU sull'UNDCP di Arlacchi inglese
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