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Maggio 2001

La situazione mondiale delle droghe secondo Pino Arlacchi
Il gioco truccato

Alain Labrousse

L’Odccp (United Nations Office for Drug Control and Crime Prevention) ha presentato il secondo rapporto sulla situazione mondiale delle droghe. Il rapporto inizia con le tendenze della produzione, del traffico e del consumo, ed è preceduto dall’introduzione del direttore esecutivo dell’Odccp, Pino Arlacchi, che fin dalle prime battute dà il tono dell’insieme del rapporto suonando la carica contro «la psicologia della disperazione che si è impossessata degli spiriti» sul fronte delle droghe. Seguono una serie di dati che tendono ad accreditare l’idea di un progresso sostanziale, a tutti i livelli, nella lotta contro le droghe. Solo uno dei punti sostenuti non è contestabile: la stabilità e il declino dei consumi nei paesi sviluppati. Il resto del ragionamento soffre di gravi mancanze metodologiche... o della semplice applicazione della logica. Per esempio, viene sottolineato come le colture di coca siano sostanzialmente diminuite in Bolivia e Perù, senza menzionare che ciò è stato compensato da un aumento quasi equivalente delle superfici illecite in Colombia. Per la Colombia si avanza l’ipotesi che la droga rappresentasse il 7% del Pil a metà degli anni ‘80, mentre oggi si dovrebbe stimare intorno al 2,5%. Benché entrino in gioco molteplici fattori, (in particolare lo sviluppo dell’economia globale del paese), questa riduzione sembra essere contraddetta dal fatto che nello stesso periodo le colture illecite sono passate da 25mila a 130mila ettari. Soprattutto, bisogna sapere che il peso dell’industria della droga sul Pil è sempre stato oggetto di valutazioni divergenti tra i maggiori economisti colombiani (dall’1% al 10% del totale negli anni ‘80). Senza riferimento a fonti precise, l’affermazione di una diminuzione del peso della droga nell’economia colombiana non poggia su alcuna base scientifica.
Più sorprendente ancora è la tesi per la quale «La fine della guerra fredda e l’emergere di reali processi di pace in numerosi conflitti che sembravano insolubili hanno diminuito le tensioni in seno alla comunità internazionale, facilitando l’attuazione di politiche di cooperazione». Ma ciò contrasta con l’evidenza: non solamente i conflitti locali in corso non sono stati risolti – Angola, Afghanistan, Birmania, Colombia, per citare solo i principali paesi produttori di droghe –, ma nuovi conflitti sono divampati: ex-Jugoslavia, Caucaso, Asia Centrale, Grandi Laghi, Africa occidentale, ecc. Le grandi potenze non hanno più bisogno di manipolarli in funzione dei loro interessi, e le parti in guerra hanno dovuto cercare altrove le risorse finanziarie, in particolare nel traffico di prodotti sia leciti che illeciti. È proprio il controllo della zone di produzione da parte di fazioni armate che rende particolarmente difficile la lotta contro la produzione e il traffico.
Quanto all’analisi delle tendenze sulla produzione e il traffico, l’ottimismo espresso nell’introduzione viene ben presto contraddetto. Per la produzione di cocaina si sottolinea che il Perù e la Bolivia, avendo perso buona parte dello sbocco colombiano della loro produzione di pasta di coca, lo trasformano autonomamente, in larga scala, in cloridrato di cocaina. Per la produzione dell’oppio, il rapporto osserva che la diminuzione della produzione nel Sud-Est dell’Asia è “paradossalmente” accompagnata da un aumento degli eroinomani nei paesi produttori. Una delle spiegazioni fornite è che l’eroina colombiana ha rafforzato la sua presenza sul mercato degli Stati Uniti a svantaggio di quella tradizionalmente importata dal Triangolo d’Oro, che deve quindi essere smerciata localmente. Un’altra ragione non menzionata (pur essendo citata in alcuni rapporti interni dell’Odccp) è che uno sradicamento eccessivo dell’oppio ha privato un certo numero di consumatori di una droga che veniva consumata già da molto tempo, in particolare dalle minoranze etniche del nord della Thailandia, che sono passate all’eroina, maggiormente disponibile.
Niente di nuovo sul fronte cannabis, ma stupisce la cifra di 50mila ettari di colture fornita dal Ministero degli interni marocchino, visto che la maggior parte degli osservatori, in particolare quelli spagnoli, sono d’accordo nello stimare un minimo di almeno 80mila ettari.
Sul piano del traffico il rapporto sottolinea giustamente che i sequestri di cocaina ed eroina non sono proporzionali al volume di produzione di queste due droghe: nel 1998, 380 tonnellate sequestrate su 824 che si stimano essere prodotte per la prima e solamente 75 tonnellate su 600 per la seconda. La spiegazione che viene data è che «l’offerta e la domanda di cocaina sono più concentrate geograficamente e gli invii si fanno per grosse quantità, spesso su carghi». I tre paesi produttori sono tre paesi andini e i due grandi mercati di consumatori sono gli Stati Uniti e l’Europa. Ma esiste un altro fattore: l’eroina è più cara quando esce dal laboratorio (da 3mila a 5mila dollari contro i 500/1000 dollari della cocaina) e frutta di più, perché non può essere iniettata con un grado di purezza superiore al 10%. Si tratta di un prodotto più conveniente, cosa che porta i trafficanti a diversificare i rischi. Al contrario i colombiani agiscono come se i costi di produzione della cocaina fossero del tutto trascurabili: poco importa quello che viene sequestrato, i profitti si fanno su ciò che passa. Quanto alle droghe di sintesi, se il numero dei sequestri supera di molto quello dell’eroina nel 1998, le quantità intercettate rappresentano solo un terzo di quelle vendute.
Sempre per quel che riguarda il traffico, il rapporto afferma che i sequestri d’eroina sarebbero aumentati in Europa del 25% all’anno negli anni ‘80, quando invece questo aumento non è stato che del 5%. Con qualche eccezione, in particolare quella della Turchia dove i sequestri di eroina e morfina sono triplicati nell’ultimo decennio insieme a quelli di anidride acetica, il principale precursore di queste droghe. Un fatto che conferma che la Turchia è il principale fornitore di eroina per il mercato dell’Europa di Schengen. Negli Stati Uniti le importazioni di eroina dall’America Latina (Colombia e Messico) hanno guadagnato il 60% del mercato a svantaggio della produzione del Sud-est asiatico.
In compenso l’Europa ha conosciuto un ritmo di crescita annuale dei traffici di cocaina del 21% nel corso dell’ultimo decennio. I due principali paesi d’entrata sono la Spagna e i Paesi Bassi in cui si sono effettuati il 63% dei traffici nel 1997-1998. Se tradizionalmente l’importazione e la distribuzione non sono nelle mani della grande criminalità organizzata, si osserva comunque un’accresciuta presenza di gruppi nigeriani e albanesi, così come un rafforzamento dei legami tra le organizzazioni colombiane e quelle italiane e russe.
La diminuzione del traffico mondiale di marijuana è attribuita al restringimento del più importante mercato del mondo, quello degli Stati Uniti, e alle campagne di sradicamento condotte con successo in America Latina. La crescita della domanda europea ha provocato un aumento dei sequestri durante la prima metà degli anni ‘90, ma la situazione si è poi stabilizzata. L’Albania è stata la principale fornitrice di marijuana sul mercato europeo (principalmente per Italia e Grecia) nel 1998 e nel 1999. In compenso, i sequestri di hashish durante gli ultimi tre decenni, anche se la loro crescita è passata dal 14% degli anni ‘80 al 5% degli anni ‘90, hanno conosciuto un aumento ininterrotto. Nonostante il Marocco sia all’origine del 90% delle quantità sequestrate, i gestori del traffico sono, in maggioranza, di nazionalità europee.
È il traffico dei derivati anfetaminici a conoscere la crescita più forte a livello mondiale durante l’ultimo decennio, con i sequestri quadruplicati tra il 1990 e il 1998, mentre quelli della cocaina e dell’eroina non sono aumentati che del 50%. Il traffico si è concentrato, negli anni ‘90, in tre regioni del mondo: l’Asia dell’Est e del Sud-Est ha rappresentato il 41% dei sequestri; l’Europa dell’Ovest il 38% e l’America del Nord il 16%. È l’Europa ad aver conosciuto l’aumento maggiore nel ritmo dei sequestri (25%) nel corso del decennio. La Gran Bretagna da sola ne rappresenta il 20% nel 1997-1998. Durante la seconda metà degli anni ‘80, l’Europa è divenuta un importante esportatore di ecstasy per i mercati dell’America del Nord, il Pacifico (Africa e Nuova Zelanda) e l’Africa del Sud. Nel 1999, sono stati gli Stati Uniti a realizzare i più grandi sequestri di ecstasy, di cui la maggior parte costituiti da pasticche d’origine europea.

 

 

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A cura di Ettore Colombo

Documenti
Traduzione del rapporto dell'ispezione ONU sull'UNDCP
Il rapporto dell'ispezione ONU sull'UNDCP di Arlacchi inglese
Il Dossier su Arlacchi dal sito del Radical Party
World Drug Report 2000: contenuti, omissioni e manipolazioni

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