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Giugno 2001
Lezioni americane
Il movimento per la riforma della politica Usa sulle droghe
si è incontrato nel New Mexico per fare il punto sui risultati
ottenuti. Scoprendosi vicino a una svolta
Peter Cohen
albuquerque
Si è tenuta ad Albuquerque (New Mexico) la
prima conferenza (della durata di tre giorni) del Lindesmith Centre/Drug
Policy Foundation, nato dalla recente fusione delle due organizzazioni.
I lavori sono cominciati il 31 maggio con una intensa sessione
dapertura, alla quale hanno partecipato 700 persone, che
ha deciso il tono dellintera conferenza, a tratti profondamente
commovente.
I tre discorsi dapertura, pronunciati da Ira Glasser (Aclu),
Ethan Nadelmann e il Reverendo Edwin Sanders hanno affrontato
le principali questioni in gioco nella politica sulle droghe americana:
gli aspetti razziali (i detenuti per reati connessi alla droga
sono principalmente neri e ispanici), la marijuana medica e il
trattamento in alternativa al carcere.
Secondo la mia opinione, essendo stato presente alle conferenze
della Drug Policy Foundation sin da quando sono iniziate, nel
1987, per la prima volta cè stato sentore di una
svolta.
Politici importanti e conosciuti come Gary Johnson, governatore
del New Mexico, Rocky Anderson, sindaco di Salt Lake City e Maxine
Waters, congresswoman nera di Los Angeles, hanno chiesto un cambiamento
radicale della politica sulle droghe, condannando lattuale
politica punitiva di ampio ricorso alla carcerazione in quanto
distruttiva e moralmente sbagliata.
Inoltre, per la prima volta, è stata affrontata esplicitamente
la questione molto spinosa della partecipazione dei neri al movimento
di riforma della politica sulle droghe, in modo particolare dal
Reverendo Sanders di Nashville.
Sanders ha pronunciato un discorso veramente evangelico, definendo
oltraggiosi gli aspetti razziali della guerra alla droga e affermando
che lanno prossimo la metà dei partecipanti alla
conferenza dovranno essere African American.
Il suo tema è stato Svegliatevi, urlato di
tanto in tanto con tutto il fiato che aveva in gola, in un modo
che noi europei non sappiamo eguagliare, nemmeno in Italia. I
secondi di silenzio, prima che scoppiasse lovazione, costituiscono
uno dei momenti più toccanti a cui mi sia mai capitato
di assistere ad uniniziativa della Drug Policy Foundation.
Due sessioni plenarie meritano qui di essere menzionate: la sessione
sullMdma (ossia lecstasy) con una consumatrice a cui
era stato somministrato Mdma per aiutarla ad affrontare la sofferenza
per il marito che stava morendo; Charles Grob, un ricercatore
che ha illustrato lenorme componente di affarismo politico
nel finanziamento della ricerca sulla cosiddetta Mdma negli Usa,
e le lunghe ma costanti sperimentazioni per ottenere dal governo
centrale finanziamenti per gli studi dalla nostra parte
sullMdma medica. Se qualcuno non lo sapeva già, dopo
questa sessione si è convinto ancora una volta di come
linformazione ufficiale sullecstasy assomigli più
alla propaganda politica che a opinioni scientificamente fondate.
Molto resta ancora da scoprire sullecstasy, ma lallarme
sulla grave neurotossicità di questa sostanza è
semplicemente infondato e non plausibile.
Unaltra sessione plenaria ha trattato la difficile questione
di quanto il movimento di riforma della politica sulle droghe
debba sostenere il trattamento coatto come alternativa al carcere.
Ira Glasser ha sostenuto lidea che il trattamento coatto
è una situazione terribile per chi vi è sottoposto,
e certamente lo è se applicato allamericana.
Le persone resterebbero a lungo in trattamento a causa della durata
delle pene, con ripetuti test delle urine e altre forme di controllo
sugli stili di vita. Egli ha affermato che optare per il trattamento
non è una soluzione, e che preferirebbe fare a meno sia
del carcere sia del trattamento, prevedendo questultimo
solo per coloro che ne facciano spontaneamente richiesta.
Deborah Small, del Lindesmith Centre, ha cercato di convincere
il pubblico, numeroso e interessato, di quanto sia importante
mettere immediatamente fine alle pene detentive inflitte in grande
quantità, che stanno distruggendo le comunità nere.
«Se è necessario, il trattamento forzato è
sempre meglio delle carceri disumane e sovraffollate». Small
ha confessato di essere stata profondamente coinvolta dalla violenza
della guerra alla droga, in seguito alla quale sono stati uccisi
suo padre e un suo vecchio boyfriend. Essa ha sostenuto lopportunità
di ottenere subito dei miglioramenti piuttosto che impegnarsi
in una battaglia di riforma di più lunga durata, e il suo
punto di vista ha trovato un vasto consenso.
Molte sessioni hanno avuto luogo al di fuori delle plenarie, e
tutte erano strapiene. Una di esse è stata dedicata completamente
allAmerica Latina, unaltra ha affrontato le novità
europee (in particolar modo della Svizzera e dellOlanda).
Alcune sessioni sono state dedicate ai vincitori di premi. Il
premio più importante è andato al governatore del
New Mexico Gary Johnson. Johnson ha tenuto un discorso lungo e
molto vivace, in cui ha fornito fatti e cifre, e ha messo in ridicolo
i guerrieri alla droga. Tutti si sono alzati e hanno applaudito
per parecchi minuti! Le premiazioni offrono ricchi spunti sulle
vicissitudini e gli effetti distruttivi della guerra della droga.
Chi riceve il premio ha combattuto questa guerra per lungo tempo,
opponendosi alla sua violenza con energia e intelligenza a volte
incredibili. Ricordo quella donna fragile, lavvocata Lynn
Paltrow, che conduce una battaglia solitaria a favore delle donne
nere cui vengono tolti i figli, perché accusate di averli
drogati attraverso il cordone ombelicale. È
incredibile a quanti tribunali si è rivolta, incredibili
sono le motivazioni che le sono state opposte, incredibile il
comportamento poliziesco del personale sanitario: a tutto ciò
Fuoriluogo dovrebbe dedicare uno spazio di attenzione. Non dobbiamo
pensare che queste cose non possano accadere qui!
Ricordo anche Chris Conrad, che con sua moglie Mikki ha attraversato
gli Usa per dimostrare che i cosiddetti criminali della droga
sono nella maggior parte dei casi non violenti, semplici persone
normali che non fanno altro che fumare un po
derba, coltivare qualche pianta o guidare una macchina che
è stata usata per trasportare droga. Le lunghe pene che
vengono inflitte a queste persone, spesso perché rifiutano
di fornire informazioni alla polizia, sono sbalorditive.
I premi sono per la maggior parte assegnati a persone che combattono
una battaglia quotidiana contro la repressione in modo da fare
notizia o produrre qualche significativo risultato a livello locale.
Per finire, voglio ricordare la proiezione di un recente documentario
su quarantasette cosiddetti spacciatori di cocaina
arrestati lanno scorso a Tulia, un piccolo villaggio di
coltivatori di trecento anime in Texas. La gran parte degli abitanti
neri furono accusati di spacciare cocaina e condannati a lunghissime
pene carcerarie sulla base della sola testimonianza di un poliziotto.
Li abbiamo visti mentre lavoravano in prigione, incatenati gli
uni agli altri come ai tempi della schiavitù. Abbiamo sentito
parlare del cosiddetto processo e per un momento abbiamo
guardato attraverso il telescopio del tempo: così, nella
Silicon valley, abbiamo visto le streghe sui pali.
Ho guidato per un giorno attraverso il magnifico paesaggio del
Nuovo Messico e i pueblos indiani. A Giancarlo Arnao sarebbe certo
piaciuto. Appuntamento al prossimo anno, speriamo nello stesso
posto.
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