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Giugno 2001
LOnu boccia Arlacchi
Grazia Zuffa
Non ci ha impiegato molto lufficio di supervisione interna
dellOnu (Oios) a chiudere linchiesta sulloperato
di Pino Arlacchi: dopo soli quattro mesi il rapporto giace adesso
sulla scrivania di Kofi Annan. Ci auguriamo che lurgenza
sia in relazione alla gravità della situazione: il tono
del documento è durissimo e lOdccp (Office for drug
control and crime prevention) diretto da Arlacchi è dipinto
come un organismo allo sbando. Come si ricorderà, linchiesta
era partita dalle rivelazioni di un alto funzionario delle stesse
Nazioni Unite, il tedesco Michael von der Schulenburg (cfr. Fuoriluogo,
febbraio 01). Le accuse del dossier Schulenburg erano assai
pesanti: programmi sbandierati ai quattro venti, ma presto abbandonati
alla chetichella per mancanza di fondi, nessuna seria valutazione
sullazione svolta, gestione personalistica e poco trasparente
del direttore. Bene, il rapporto dellOios conferma in pieno
la fondatezza delle denunce. Basta dare uno sguardo alle lapidarie
conclusioni del documento: «Il maggior elemento di debolezza
dellOdccp deriva dalla natura del processo decisionale,
ipercentralizzato e pesantemente personalizzato, e dallassenza
di meccanismi definiti per ideare e mettere in atto i programmi,
nonché per valutarne i risultati (...) ciò ha portato
a programmi inadeguati, ad una insufficiente raccolta dei fondi,
ad una mancanza di trasparenza nelle decisioni». Fin qui
le magagne, pesantemente stigmatizzate, della gestione. Ma lelemento
più interessante del rapporto, che si intravede in filigrana,
è la crisi politica dellOdccp. Ciò si ricava
dalla preoccupazione, più volte ricorrente, circa la scarsa
fiducia degli stati nei confronti di questo organismo. Eppure,
è solo sui contributi volontari di questi donor che lOnu
può contare per finanziare i programmi: è grazie
alla loro riluttanza ad aprire i cordoni della borsa, certo facilitata
dalla scarsa affidabilità di Arlacchi, che alcuni programmi
fiore allocchiello, come quello in Afghanistan,
sono finiti nel nulla. Daltra parte il rapporto di fiducia
fra gli stati membri e lOnu è pesantemente incrinato
dalla confusione di ruoli, politici ed esecutivi.
LOdccp dovrebbe essere un organo esecutivo di decisioni
politiche prese nelle sedi appropriate. Ma non è così,
perché Arlacchi si comporta non come un funzionario, ma
come un politico. Tantè che le priorità definite
in sedi politiche non si traducono in scelte conseguenti, e se
ne fanno altre. Così, ad esempio, denuncia lOios,
il direttore dellOdccp non si è preoccupato di sottoporre
a verifica il solenne obiettivo di eliminare lofferta
e la domanda di droghe entro il 2008, stabilito dallassemblea
generale Onu del 1998; anzi, alla fine del 2000 ha mandato a casa
il team di esperti chiamati a studiare le metodologie di monitoraggio.
Dal che si evince la particolare idea che Arlacchi ha della politica
sulle droghe e del ruolo dellorganismo da lui diretto: esso
ha da essere strumento di propaganda proibizionista e niente più.
Perciò poco importa la valutazione. E anche il livello
scientifico della documentazione è un particolare irrilevante,
come si evince da un altro (incredibile) episodio: è stato
il nostro executive director, in splendido isolamento, a decidere
della struttura, della sostanza e del contenuto del rapporto
2000 sulle droghe dellOnu, senza coinvolgere le competenze
disponibili, col risultato di un arretramento nella qualità
scientifica rispetto al precedente. Ma i contenuti pilotati
del rapporto hanno permesso ad Arlacchi di conquistare la ribalta
mediatica per dire che lobiettivo finale del
2008 è quasi alle porte, e per tacciare di ideologia
un renitente alla leva proibizionista come il ministro Veronesi.
Di fronte a tanta miseria, umana e politica, i casi sono due:
o piangere o ridere. La prego, signor Kofi Annan, ci faccia ridere.
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