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Febbraio 2001

La denuncia di un alto funzionario Onu: «l’Odccp è nel caos»
Guerrieri allo sbando
Accentramento delle decisioni, impegni non mantenuti, scarsa qualità dei programmi: queste le accuse mosse a Pino Arlacchi, mentre da New York arriva un team di ispettori

Marina Impallomeni

Il j’accuse porta la firma di un alto funzionario delle Nazioni Unite. Il tedesco Michael von der Schulenburg lo scorso dicembre ha preso la penna in mano per scrivere la propria lettera di dimissioni dall’Odccp, l’agenzia Onu per la lotta alla droga e al crimine organizzato guidata da Pino Arlacchi. Arlacchi, che ha appena presentato il suo rapporto sulle droghe “World Drug Report 2000”, è nell’occhio del ciclone. La lettera di Schulenburg è un vero e proprio dossier. Naturalmente le accuse mosse nei suoi confronti, gravissime, nulla hanno a che vedere con la critica al proibizionismo. Più semplicemente, il senatore è accusato di aver gestito l’agenzia a lui affidata in modo disastroso, portandola allo sbando e compromettendone la stessa credibilità. Un’agenzia che, con i suoi 350 dipendenti nel mondo, si propone come la portabandiera della “war on drugs” così cara agli americani.
All’interno dell’Undcp – il programma antidroga che dall’Odccp dipende – Schulenburg il settimo dirigente a dimettersi nel giro di tre anni), è stato per un anno e otto mesi Director for Operations and Analysis, un incarico di massima responsabilità. Almeno, tale dovrebbe essere sulla carta, perché egli lamenta invece la totale estromissione sua e di tutti quanti abbiano osato opporsi ai metodi gestionali del direttore, e traccia un quadro desolante: promesse non mantenute nei confronti dei governi di vari paesi, scarsa qualità dei programmi attuati, accentramento delle decisioni, una gestione non trasparente del budget, un clima intimidatorio nei confronti dei dipendenti, favoritismi. Il tutto corredato da un’appendice finale con riferimenti a nomi e fatti.
Impegni non mantenuti
«La maggior parte dei programmi – scrive Schulenburg – vengono avviati con finanziamenti molto limitati oppure sono diluiti in lunghi periodi di tempo senza che ci sia una concreta possibilità che essi vengano attuati nello loro interezza. Programmi che sono stati a loro tempo annunciati al suono delle fanfare scivolano silenziosamente nell’oblio. Altri programmi promessi non raggiungono la fase della realizzazione [...] Nuovi programmi e iniziative non pianificati vengono presentati con la stessa velocità con la quale Lei sembra perdere interesse in loro. Troppe iniziative divengono priorità assoluta per un tempo molto breve, solo per essere successivamente dimenticate». Tra le promesse naufragate lungo la strada vi sarebbero: due programmi di riduzione della domanda in India firmati da Arlacchi nel ‘99 per un totale di cinque milioni di dollari, dei quali risulterebbe stanziato un solo milione di dollari; 6 milioni di dollari promessi alla Turchia nel ‘98, da destinare alla nascita di una “Turkisch International Academy against Drugs and Organized Crime” ed altre iniziative, a fronte di un versamento effettivo di soli 300.000 dollari, con la promessa ormai dimenticata di aprire un ufficio regionale ad Ankara, e scarse possibilità di reperire altre risorse in futuro; la promessa, fatta nell’aprile ‘99 all’allora primo ministro pakistano Sharif, di finanziare 200 centri di disintossicazione per un totale di 2 milioni di dollari, promessa che sarebbe ancora lettera morta, salvo un recente stanziamento di 600.000 dollari, sufficienti per dieci-venti centri. Per l’Afghanistan le cifre in ballo sono molto maggiori: nel corso di una visita nel ‘97, scrive Schulenburg, Arlacchi promette al governo dei talebani 250 milioni di dollari, cifra mai raccolta. Ottobre 2000: Arlacchi annuncia ai media l’intenzione di chiudere tutte le attività operative in quel paese per mancanza di fondi senza informare preventivamente nessuno, nemmeno il rappresentante dell’Undcp in Afghanistan.
Qualità dei programmi
Tra le critiche mosse alla gestione Arlacchi, vi è quella di non aver saputo garantire la qualità dei programmi avviati. Sotto accusa la carenza di strumenti idonei a valutare i progetti e, successivamente, a sottoporli a controllo e verifica: «al momento attuale – scrive Schulenburg – non esiste alcun meccanismo convincente che si occupi della revisione della fattibilità economica e tecnica dei nuovi programmi e progetti». E ancora: «la valutazione dei programmi rimane una delle preoccupazioni principali. Sebbene gli uffici nazionali conducano valutazioni locali sui singoli progetti, tale processo resta frammentario e pone interrogativi sulla loro indipendenza e oggettività. Cosa ancora più importante, non c’è alcun meccanismo per valutare il contesto più ampio dei nostri programmi. Programmi che rientrano nella stessa area tematica non vengono valutati insieme, e dunque poco si può dire sull’impatto degli interventi dell’Undcp. Non c’è virtualmente alcun processo istituzionalizzato di apprendimento dall’esperienza o finalizzato allo sviluppo di migliori pratiche che un sistema di valutazione più accurato potrebbe promuovere».
In qual modo taluni progetti potessero “superare” una verifica approfondita è difficile immaginare. Il caso del capitano Oren è uno di questi. Questo signore, svedese ma residente alle Canarie, avrebbe ricevuto un finanziamento dai contorni poco chiari, effettuato attraverso un ufficio Onu di Mosca, per acquistare un’auto e forniture per ufficio. Oren doveva effettuare un giro del mondo in barca a vela durante il quale avrebbe condotto una campagna di informazione sulle droghe, non è chiaro a quale titolo non essendo un esperto. Si è poi scoperto che, contrariamente a quanto affermato dal capitano, la barca coinvolta nel progetto non era di sua proprietà. Il progetto salta.
Accentramento dei poteri
Schulenburg accusa Arlacchi di aver accentrato fortemente i poteri decisionali, circondandosi di collaboratori che risponderebbero direttamente a lui ed estromettendo allo stesso tempo gli altri funzionari: «di fatto, fino ad oggi, lei continua a prendere decisioni nel più totale isolamento. All’organico viene semplicemente comunicato, quasi sempre attraverso il suo Segretariato, di metterle in atto. Oggi lei prende decisioni non solo sulle politiche e sui programmi, ma addirittura su argomenti minori come i workshop di progetto, i viaggi del personale, il reclutamento a breve termine di consulenti e perfino la destinazione di volontari Onu legati a singoli progetti e degli stagisti». Tutto questo avverrebbe, inoltre, in un contesto di assenze continue, di frenetici contatti telefonici, con un personale sempre meno avvezzo a prendere decisioni e sempre più paralizzato.
Licenziamenti immotivati, trasferimenti punitivi, un clima generale di intimidazione: il personale dell’Odccp sarebbe fortemente demotivato e timoroso di suscitare reazioni avverse da parte di Arlacchi. «Sono sconvolto – scrive Schulenburg – dall’insensibilità del suo modo di agire nei confronti del personale. [...] La sensazione generale è che le sue decisioni si basino sul pettegolezzo o sul sentito dire piuttosto che sui fatti. [...] Circola la voce allarmante che qualsiasi cosa possa essere percepita come “sleale” potrebbe essere riferita e conseguentemente condurre alla propria rovina».
L’elenco delle lamentele potrebbe continuare per pagine e pagine. Preferiamo fermarci qui. Naturalmente Arlacchi ha negato ogni accusa, dichiarandosi sostanzialmente vittima di una burocrazia refrattaria alle sue innovazioni, i cui interessi sarebbero stati colpiti. Il fatto è che la polemica avviata da Schulenburg non è un caso isolato. Alcuni casi sono riportati dal Financial Times. Secondo il quotidiano inglese il funzionario Jean-Francois Thony, un magistrato francese, si è dimesso dall’agenzia perché riteneva non originale una consulenza. Compenso stanziato: 10.000 dollari. Critiche nei confronti di Arlacchi erano state avanzate anche da Tony White, inglese, un ex ufficiale di Scotland Yard che ha lavorato per l’Odccp tra il marzo 1997 e il maggio 2000. Tony White ha denunciato il fatto che all’interno dell’agenzia le promozioni si sarebbero basate più su rapporti personali di amicizia che sul merito. Infine, il quotidiano riporta il parere di un diplomatico di stanza a Vienna, secondo il quale funzionari inglesi, tedeschi, francesi e svedesi non sarebbero più disposti a tollerare le manie di grandezza di Arlacchi. E non è tutto: il coordinatore del World Drug Report 2000, Francisco Thoumi, ha ritirato la firma dal rapporto in segno di protesta per i tagli e le modifiche dell’ultima ora voluti dal senatore. Per vederci più chiaro, è giunto a Vienna da New York un team di ispettori dell’ufficio Oios dell’Onu. Arlacchi, il cui mandato – lo ricordiamo – scade nel settembre di quest’anno, giura di averli convocati lui stesso. Attendiamo i risultati.

odccp
WORLD DRUG REPORT 2000
Pino Arlacchi, che dal settembre ‘97 è a capo dell’agenzia Onu Odccp, ha presentato recentemente a Londra e a Milano il suo World Drug Report 2000. A Londra era presente Keith Hellawell, “zar antidroga” del governo Blair. A Palazzo Marino c’erano invece tra gli altri il sindaco Albertini, il ministro degli interni Bianco, il cardinale Ersilio Tonini, Letizia Moratti. Secondo Arlacchi si stima che i consumatori di droghe illegali nel mondo siano 180 milioni. «Obiettivo – ha detto Arlacchi – è eliminare le coltivazioni di oppiacei e cocaina entro il 2008.» In ambito europeo la presentazione del rapporto è stata accompagnata da aspre polemiche. Francia e Germania si sono rifiutate di presentare il rapporto, e anche la Svezia e il Regno Unito stanno prendendo le distanze dal senatore. Il coordinatore del rapporto, Francisco Thoumi, ha inoltre ritirato la firma in segno di protesta per i tagli richiesti da Arlacchi all’ultimo momento.

 

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