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Aprile 2001
Attesa per giugno, la sentenza dovrebbe stabilire
se i pazienti
potranno invocare la necessità medica nelle
corti federali
USA, cannabis terapeutica davanti alla Corte
Suprema
Bernardo Parrella
SAN FRANCISCO
Lo scorso 28 marzo la Corte Suprema degli Stati Uniti ha tenuto
lattesa audizione sulla cannabis terapeutica. Nello specifico,
il caso giudiziario viene definito United States v. Oakland
Cannabis Buyers Cooperative e la Corte Suprema dovrebbe
prendere una decisione su un fatto assai specifico: se chi distribuisce
marijuana per uso medico possa invocare la difesa della necessità
medica nelle corti federali. Queste ultime, come è
noto, devono attenersi alle rigide regolamentazioni attualmente
in vigore, le quali includono la marijuana nella Tabella I, ovvero
tra le sostanze che non possono essere prescritte come medicina
perché non avrebbero alcun valore terapeutico riconosciuto.
Va detto subito che nonostante il caso sia giunto dinanzi alla
più alta autorità costituzionale statunitense, il
condizionale è più che mai dobbligo. La Corte
ha infatti a disposizione un ampio ventaglio di decisioni finali,
anche se i principali scenari che verrebbero a crearsi sono tre:
a) esiste una concreta necessità medica per pazienti affetti
da malattie assai serie, soprattutto per malati terminali o comunque
ad alto rischio di decesso; tale sentenza diverrebbe automaticamente
valida e applicabile in tutti i 50 stati; b) la necessità
medica rimane valida, ma non può estendersi a terze parti,
quali lOakland Cannabis Buyers Cooperative (Ocbc),
aprendo ulteriori diatribe sui potenziali soggetti coinvolti;
c) nessuna possibilità dinvocare la necessità
medica come difesa, rimettendo così i pazienti alla mercé
delle autorità repressive federali che potrebbero incriminare
pazienti e medici che ricorrono alla cannabis terapeutica; costoro
non potrebbero quindi avanzare largomento a loro difesa
nei successivi processi a livello federale; ciò però
non intaccherebbe legislazioni statali, incluse quelle in cui
sono stati approvati referendum pro-marijuana medica, come in
California ed altri sette stati.
In pratica, qualunque sia la decisione della Corte Suprema, questa
non avrà il potere di influenzare o modificare le attuali
legislazioni dei singoli stati, né di punire quei pazienti
che posseggano o coltivino cannabis ad uso terapeutico in quegli
stati in cui ciò viene o verrà espressamente consentito.
Un margine dintervento assai ristretto, quindi, poiché
in realtà questultimo episodio fonda radici nello
scorso luglio, quando la Corte dAppello di San Francisco
aveva decretato la necessità medica come difesa valida
per luso di marijuana, spianando così la strada ai
giudici di Oakland per consentire la riapertura ufficiale della
Ocbc. Questa, al pari di altri Buyers Club attivi nella
Bay Area di San Francisco, era stata definitivamente chiusa sul
finire del 98 dietro londata repressiva avviata in
tutta la California pur in contrasto con la volontà popolare
di netto segno opposto (nellautunno 1996 il 65% dei votanti
aveva detto sì alla Proposition 215, con punte di quasi
80% a San Francisco). Ma a fine agosto era proprio la Corte Suprema
a bloccare lingiunzione, cedendo alle forti pressioni del
Dipartimento di Giustizia federale, il quale non perdeva tempo
nel presentare istanza presso la medesima Corte Suprema.
Ricostruito liter e le ripercussioni giudiziarie, resta
da dire che i giudici costituzionali hanno dimostrato notevole
scetticismo. Interrogando il legale dellOcbc, il giudice
Antonin Scalia ha ad esempio chiesto in maniera del tutto
retorica se lordinamento federale preveda alcuna
necessità medica per quelle sostanze vietate
dalla Federal Drug Administration. Aggiungendo altresì
che, pur potendo rispondere positivamente a tale domanda, lestensione
di questopportunità a terze parti costituirebbe «unespansione
decisamente più ampia di qualunque necessità difensiva
abbia mai avuto modo dimbattermi». Quasi inosservata
la pur precisa replica di Gerald Uelman, avvocato dellOcbc:
tale necessità è stata implicitamente riconosciuta
dal governo con il programma denominato Investigational
New Drug, avviato nel 1978 e chiuso nel 1992 sotto la marea
di richieste avanzate da persone affette da Aids. Partito con
79 pazienti, a tuttoggi il programma offre quotidianamente
la necessaria dose di marijuana medica ad otto pazienti.
Replicando alla scontata posizione di Barbara Underwood, avvocata
del fronte governativo, secondo cui si tratterebbe di sostanza
priva di valore terapeutico, il giudice Ruth Ginsburg ha poi sottolineato
come da parecchio tempo si parli dei benefici della cannabis per
pazienti affetti da malattie molto serie. Mentre per il giudice
Anthony Kennedy la questione interesserebbe tuttaltro che
una parte infinitesimale del Controlled Substances Act. Approvare
la necessità medica costituirebbe «unenorme
revisione di tale statuto» ha affermato Kennedy. Ergo, difficile,
se non impossibile, darle via libera in questa sede. Da notare
che la sentenza, attesa per giugno, potrebbe anche risultare in
parità (4 contro 4), dato che Stephen Breyer si asterrà
dal voto, essendo fratello del giudice di San Francisco che aveva
emanato lingiunzione iniziale. Una circostanza non del tutto
improbabile, che confermerebbe la decisione della corte minore,
dando la vittoria allOcbc e ai sostenitori della canapa
medica.
In definitiva il caso spinge al limite la contraddizione tra regolamentazioni
statali e quelle federali, tematica storicamente calda su svariati
fronti. Come ha ribadito il legale governativo, affermare la necessità
medica finirebbe per sconfessare anni e anni di leggi repressive,
nonché una drug war sempre più impopolare
ma comunque attuale e valida come strumento ideologico. Non a
caso nonostante il forte sostegno popolare in svariati stati,
i politici di Washington continuano ad inchinarsi alla strategia
di zero-tolerance sostenuta dallamministrazione
Clinton ed ancor più da George Bush. Una impasse soprattutto
politica, quindi, comè daltronde inevitabile.
Altrettanto politica cè da scommetterci
sarà la decisione della Corte Suprema, qualunque essa sia.
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