home



































   
ospiti
 
 
 
   
   

Settembre 2000

Breve viaggio nella storia dell’Ecstasy. Utilizzata negli anni ‘70
dagli psicologi californiani, nell’85 fu dichiarata fuorilegge
L’eden perduto
Conosciuta come “Adam”, la droga veniva associata a esperienze psichiche d’élite, ma il mercato l’ha ridisegnata culturalmente

Stefano Canali

L’Ecstasy (Mdma) venne sintetizzata per la prima volta nel 1912 nei laboratori dell’industria farmaceutica Merck, come semplice molecola intermedia per la produzione di sostanze terapeutiche.
Il primo studio tossicologico di cui si abbia notizia venne effettuato molti anni più tardi, nel 1953. Condotta dall’Università del Michigan e finanziata dall’esercito americano, l’indagine sull’EA1475, questo il codice militare assegnato all’Ecstasy, sembra fosse anche finalizzata alla messa a punto di un “siero della verità” da utilizzare in operazioni belliche e dei servizi segreti militari.
Come racconta Alexander Shulgin in PihKal (acronimo di Phenethylamines I have known and loved, fenetilamine che ho conosciuto ed amato), sua autobiografica “chemical love story”, fu lui a riscoprire l’Mdma alla fine degli anni ‘60 nel corso dei suoi studi sistematici sulle fenetilamine, un gruppo di sostanze ad azione empatogena.
Grazie a una autorizzazione della Dea, per cui lavorava come consulente, Shulgin sperimentò gli effetti dell’Mdma e delle altre fenetilamine su se stesso e su un gruppo di amici per circa dieci anni. La particolarità degli stati mentali indotti dall’Mdma convinsero Shulgin che l’uso dell’Mdma poteva dare grandi vantaggi nella ricerca psicologica e nella psicoterapia. Quindi, nel 1977, anno in cui l’Mdma veniva bandita in Inghilterra, Shulgin fece conoscere la sostanza a Leo Zeff, un anziano amico psicologo. Zeff rimase folgorato dalla scoperta e cominciò a viaggiare negli Stati Uniti per divulgare il potenziale terapeutico dell’Mdma, contattando circa 4000 colleghi, i quali a loro volta diffusero ulteriormente la pratica. Così, nel decennio successivo, psicologi e psichiatri californiani da soli somministrarono mezzo milione di dosi durante le sedute terapeutiche. Essi trovavano Adam (il nome con cui tale sostanza veniva chiamata nella comunità medica) un potente sussidio terapico, capace di facilitare la comunicazione, l’empatia tra paziente e terapista, l’introspezione e la riduzione dell’ansia.
Nonostante la fede riposta nell’efficacia terapeutica dell’Mdma, questi psichiatri erano riluttanti a realizzare e a pubblicare studi sistematici, temendo che ciò avrebbe accelerato, come era accaduto per l’Lsd, la mescalina e gli altri allucinogeni, la criminalizzazione della sostanza.
Parallelamente a questa diffusione in clinica, Adam trovava accoglienza nella schiera elitaria di “esploratori” della coscienza, tra coloro che avevano vissuto l’avventura psichedelica della fine degli anni ‘60 con Lsd, mescalina e Psylocibe. La diffusione e la commercializzazione di Adam crebbe così, almeno fino ai primi anni ‘80, in una sorta di circuito chiuso, all’interno dei circoli della controcultura americana: in un mercato animato più dalla volontà di diffondere un nuovo strumento per la ricerca introspettiva e “metafisica”, che dal miraggio del facile profitto.
Dal chiuso del mercato d’élite, dove il consumo era controllato dal singolare valore mistico-terapeutico attribuito ad Adam, l’Mdma si diffuse prima tra i circoli e i locali dove si sperimentava la nuova musica e cultura dance e in seguito venne attratta nei meccanismi dell’economia delle sostanze ad uso voluttuario. Con ciò mutarono i sistemi e le finalità di commercializzazione, come testimonia il nuovo battesimo imposto dai distributori clandestini ad Adam: Ecstasy, un nome certamente più adatto ad una sostanza utile all’evasione, al divertimento, alla soddisfazione sensuale.
Era il 1983 quando un’organizzazione texana cominciava un’imponente opera di produzione e commercializzazione dell’Ecstasy. La creazione della domanda venne perseguita attraverso un’accorta politica di propaganda: bassi prezzi e capillare distribuzione. L’Ecstasy veniva venduta apertamente nei bar di Austin e di Dallas, tanto che l’acquisto poteva essere fatto anche tramite carta di credito. Si organizzarono e si pubblicizzarono i primi Ecstasy parties in cui si acquistava, unitamente al biglietto, il diritto alla consumazione di una dose di Mdma.
Nel 1985, l’uso silenzioso e limitato di Adam si era trasformato in un fenomeno epidemico: l’Mdma era stata riformulata culturalmente e il suo uso si faceva sempre meno tranquillo. Si originò così l’allarme sociale e la richiesta di una regolamentazione del consumo negli Stati Uniti.
La proposta di criminalizzazione dell’Ecstasy suscitò la reazione del nutrito gruppo di psichiatri che credevano nel valore terapeutico della sostanza. Il dibattito che in tal modo si creò trovò largo spazio sui media. Programmi televisivi, articoli praticamente su ogni pubblicazione popolare, inclusi Life, Newsweek, Time, Washington Post, Harpers Bazaar, Psychology Today, Rolling Stones, narravano l’uso e la cultura dell’Ecstasy con toni sensazionalistici, finendo per offrire una eccezionale propaganda gratuita alla “nuova” droga che intendevano combattere.
I produttori dell’Ectasy incrementarono la manifattura e il commercio, cercando di vendere il più possibile e di radicare la domanda di Mdma sul mercato prima che la sostanza venisse bandita. Sembra che nei due mesi prima che l’Ecstasy venisse resa illegale si distribuirono negli Usa, ad un costo unitario ridotto di un terzo, oltre due milioni di dosi: circa lo stesso quantitativo venduto fino a quel periodo.
Il primo luglio 1985, l’Ecstasy venne inserita nella prima tabella delle sostanze psicotrope, quelle vietate per ogni uso, compreso quello medico e della ricerca, come l’eroina, la cocaina, l’Lsd. La giustificazione del provvedimento si incentrava su uno studio non ancora pubblicato che dimostrava nei ratti la tossicità dell’Mda (non dell’Mdma, si badi) sulle terminazioni dei neuroni che usano la serotonina come trasmettitore.
Su pressione del governo americano, tutti gli stati europei proibirono in breve il consumo dell’Ecstasy. L’Mdma però aveva ormai conquistato il mercato illegale ed era diventata assieme alla multiforme evoluzione della musica dance, alla nuova cultura del ballo e del modo di vivere la notte uno dei perni della nuova tecnologia ed economia del divertimento giovanile.
A Ibiza, l’Mdma si imponeva alle amfetamine, all’hashish e all’Lsd nelle notti danzanti, mentre in Inghilterra si originava il fenomeno dei rave-parties. E in tutta l’Europa occidentale, le techno culture, i nuovi spazi psicologici, le accelerazioni materiali, i valori ridisegnati per l’universo giovanile fissavano nelle proprietà psicostimolanti ed estetiche dell’Mdma la sua ennesima identità dall’ampio catalogo farmacologico che le appartiene.
Nel giugno del 1988 in Inghilterra si registrò il primo caso di morte inequivocabilmente attribuibile all’Ecstasy: il ventenne Ian Larcombe aveva assunto un intero sacchetto di diciotto tavolette ed era stato colpito da infarto dopo essere stato fermato dalla polizia mentre andava in discoteca. Nell’ottobre successivo avveniva il secondo decesso. Ma l’ascesa della cultura e soprattutto la crescita dell’economia dell’Ecstasy, ormai in buona parte sovrapponibili alla cultura e all’economia della scena dance, erano diventati inarrestabili. Nel 1993 gli analisti di mercato dello Henley Centre stimavano il valore di questo sistema in Gran Bretagna in quasi due miliardi di sterline, un valore pari a quello dell’industria del libro o dei giornali.
L’assimilazione dell’Ecstasy nei meccanismi dell’industria e del mercato del tempo libero sancì la definitiva cacciata di Adam dall’Eden chimico prefigurato da Shulgin. Niente è più diverso dalla ricerca dei contenuti profondi della psiche, della comunicazione intima, dell’empatia con gli altri e col mondo, delle esperienze da viversi in standard e stereotipi commerciali spacciati da una merce prodotta in serie, intorno al quale prospera il mercato più ricco del mondo.

 

 

indice del mese