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Ottobre 2000
Finanziata dagli Usa, si prepara una campagna senza precedenti
di eradicazione forzata delle colture
Piano Colombia: un punto di non ritorno?
La strategia anti-droga di Pastrana riproduce un modello che
negli anni si è dimostrato completamente fallimentare e ha causato
gravi danni
Martin Jelsma*
amsterdam
«Ci sarà la pace, ma prima sarà
guerra». (Generale Fernando Tapias, comandante dellesercito
colombiano, 20 agosto 2000).
La visita di Clinton in Colombia lo scorso 30 agosto ha rappresentato
simbolicamente il fischio dinizio per il Piano Colombia
del presidente Pastrana. Il contributo statunitense di 1.3 miliardi
di dollari è largamente riservato ad operazioni militari
antidroga nel contesto di unavanzata nella Colombia del
sud. Lo scopo è quello di scatenare una campagna senza
precedenti di eradicazione forzata delle coltivazioni di coca
e papaveri da oppio attraverso un massiccio spargimento aereo
di erbicidi. Il piano Colombia è fortemente avversato dalla
più ampia delle coalizioni che include tra gli altri organizzazioni
degli agricoltori, sindacati, gruppi che si occupano di diritti
umani, popolazioni indigene, movimenti pacifisti ed organizzazioni
ambientaliste non-governative. Essi temono che la guerra alla
droga determini una escalation del conflitto armato e mini così
ogni tentativo in atto nei colloqui di pace in svolgimento di
raggiungere un accordo politico. Essi temono inoltre che possa
peggiorare la situazione dei diritti umani oltre a generare ulteriori
allontanamenti forzati e apportare danni irreparabili alleco-sistema
della foresta amazzonica. Parlamentari e autorità locali
nelle aree che saranno prese di mira non sono stati consultati
riguardo al Piano e hanno manifestato forti obiezioni.
I paesi confinanti, Ecuador, Brasile e Venezuela hanno espresso
forti preoccupazioni per quel che concerne limpatto del
Piano oltre confine e le conseguenze destabilizzanti per lintera
regione a fronte di un possibile spostamento delle popolazioni
e delle coltivazioni illecite nei loro territori. Clinton ha riconosciuto
che le operazioni militari implicheranno un certo scavalcamento
dei confini ma ha presto aggiunto la volontà da parte
sua di fornire «una sostanziosa somma di denaro per aiutare
gli altri paesi ad affrontare questi problemi ai confini quando
si presenteranno». A dispetto della richiesta di Clinton
ai paesi confinanti di sostenere il presidente Pastrana e il Piano
Colombia, dodici presidenti degli stati del Sud America si sono
riuniti in Brasile, ma nella dichiarazione finale dellincontro
si sono guardati bene dallesprimere il loro favore per il
Piano Colombia.
La strategia anti-droga del Piano semplicemente ricicla ed intensifica
un modello che negli ultimi dieci anni si è dimostrato
completamente fallimentare e ha causato grandi danni. Nonostante
il sistematico spargimento aereo di erbicidi sulle coltivazioni
illecite, il numero di ettari di coca continua a crescere. Ha
solo messo in moto un circolo vizioso distruttivo di inquinamento
chimico, distruzione dei mezzi di sostentamento, migrazioni in
aree ancora più vulnerabili, disboscamento della foresta
amazzonica, spostamento ed espansione delle aree occupate da coltivazioni
illecite che sono poi bruciate ecc. In questo perverso ciclo continuo
i progetti di sviluppo alternativo abortiscono, la legittimità
dello stato si erode, i diritti umani sono violati e cresce il
sostegno dei contadini alla guerriglia. È necessario spezzare
al più presto questo circolo vizioso e insensato, in difesa
dei contadini che si vedono distrutti i loro mezzi di sussistenza,
per preservare lambiente e migliorare le prospettive di
pace.
Il congresso americano aveva posto diverse clausole sui diritti
umani quali condizioni imprescindibili per concedere gli aiuti,
ma il presidente Clinton vi ha rinunziato nonostante che il governo
colombiano non abbia ottemperato a nessuna delle condizioni. Il
pacchetto di aiuti militari di Clinton comprende dozzine di elicotteri
armati e lequipaggiamento e laddestramento di tre
nuovi battaglioni scelti antidroga. Ben 500 consiglieri militari
e 300 civili statunitensi aiuteranno lesercito colombiano
a recuperare il controllo sulle zone di coltivazione della coca
occupate dai guerriglieri, prima di procedere con le massicce
irrorazioni di pesticidi. Secondo il vice segretario di stato
americano, Rand Beers, «questo focus sullassistenza
militare, il cosiddetto bastone farà sì
che altri sponsor provvedano alla carota dei progetti
di aiuto umanitario, per i quali hanno un particolare interesse
e vocazione».
Ci si aspetta dunque che lEuropa svolga questo ruolo fornendo
il miliardo di dollari della carota al Piano. Tuttavia
alla riunione dei paesi europei a Madrid nel luglio di questanno,
quasi tutti si sono dimostrati riluttanti a concedere gli aiuti
e hanno vivacemente criticato lapproccio militare del Piano
e lassenza di consultazione della società civile
nel predisporlo. Solo la Spagna si è distinta dalla posizione
europea mettendo sul tavolo 100 milioni di dollari. La ministra
di Gabinetto britannica Mo Mowlam, una degli architetti della
pace nel Nord dellIrlanda e attualmente coordinatrice delle
politiche sulle droghe, ha reagito alla decisione di Clinton di
rinunziare alle clausole di rispetto dei diritti umani dichiarando:
«È a dir poco uno sfortunato incidente». Durante
una recente visita a Bogotà, parlando a proposito delle
preoccupazioni britanniche sul Piano Colombia, la stessa Mowlam
diceva: «Abbiamo sottolineato con forza limportanza
dei diritti umani in relazione ai finanziamenti europei».
Diversi altri paesi hanno espresso la loro posizione fermamente
contraria allirrorazione chimica indiscriminata dei territori
e la ritengono incompatibile con la richiesta allEuropa
di investire in programmi di sviluppo in quelle regioni.
Lampia coalizione di forze della società civile colombiana
invita ora lEuropa a contribuire al processo di pace: la
grande sfida è trovare un modo per prevenire lescalation
della guerra, sospendendo lapplicazione del Piano Colombia
e raccogliendo consensi su politiche alternative.
Una proposta articolata in tal senso è stata predisposta
dalle comunità indigene e dei coltivatori insieme a esperti
indipendenti, ad associazioni non governative nazionali e internazionali,
e ai paesi che si stanno aprendo alle politiche di riduzione del
danno in reazione al sempre più evidente fallimento della
guerra alla droga. Il piano alternativo opta per la
fine delle irrorazioni chimiche e per la decriminalizzazione dei
piccoli coltivatori di droga; per la graduale sostituzione delle
piantagioni illegali con la partecipazione delle comunità
coinvolte, nel rispetto della legalità internazionale e
dei diritti umani. Queste misure potrebbero permettere di ridurre
il danno delle attuali indiscriminate politiche repressive e salvaguardare
il fragile processo di pace, messo ora duramente alla prova dallarrivo
degli aiuti militari americani. La Colombia ha bisogno urgentemente
di un segnale chiaro dallEuropa: una nuova politica sulle
droghe quale quella proposta da questo piano alternativo deve
contare sul sostegno della comunità internazionale. n
*Transnational Institute, Amsterdam.
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