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Ottobre 2000

La commissione Sanità valuta positivamente le esperienze europee di riduzione del danno
Senatori Boni Viri

Cecilia D’Elia

La bozza di documento conclusivo dell’indagine conoscitiva promossa dalla Commissione Sanità del Senato è un documento raro nel panorama politico-istituzionale italiano. Siamo di fronte a un testo che testimonia lo sforzo di conoscenza e di acquisizione di dati sui risultati degli interventi per la lotta alla tossicodipendenza. L’indagine ha conosciuto due fasi, nella prima una delegazione della Commissione ha visitato alcune significative realtà europee (Amsterdam, Francoforte, Zurigo, Madrid e Lisbona). La seconda parte ha interessato l’Italia, con sopralluoghi sia nei Sert che nelle comunità.
La straordinaria novità è che i nostri parlamentari si siano finalmente confrontati con la concretezza delle politiche europee di riduzione del danno senza indulgere in giudizi affrettati e pregiudizi ideologici. Il documento risulta così particolarmente significativo non solo per le esperienze narrate, quanto per l’approccio pragmatico che ha ispirato l’indagine e il giudizio espresso dalla Commissione. Sarebbe auspicabile che anche il governo, nella prossima Conferenza di Genova, facesse tesoro di questo lavoro.
A proposito dell’Olanda nel documento può leggersi che «lo scopo principale della politica olandese in materia di tossicodipendenze è quello di tutelare la salute dell’individuo attraverso l’adozione di una strategia di tolleranza riguardo all’uso di droghe, tendente peraltro a differenziare l’uso delle droghe leggere rispetto a quello delle droghe pesanti. Questo tipo di politica ha consentito all’Olanda di ottenere risultati positivi in termini di consumo di stupefacenti». Così dell’esperienza di Francoforte viene sottolineata l’esistenza di una rete integrata, che coinvolge servizi sanitari, sociali e della giustizia, il potenziamento dei programmi a base di metadone, le konsumraume. Tutto questo ha portato a una diminuzione delle morti per overdose, passate dalle 147 del 1991 alle 22 del 1997. La politica della confederazione svizzera, in particolare la somministrazione controllata di eroina, viene minuziosamente spiegata. Riguardo al pilastro ridurre i danni/aiuto alla sopravvivenza il documento ci tiene a chiarirne la complessità: «gli aspetti psicologici e sociali risaltano al pari di quelli sanitari. Va in questa direzione la principale finalità dei trattamenti con metadone a lungo termine e con eroina: la stabilizzazione del paziente cui può seguire nel tempo il suo reinserimento sociale e il suo rientro nel mondo del lavoro».
Interessanti anche le pagine italiane dell’indagine, che ha toccato le città di Genova, Reggio Calabria e Rimini. Viene fuori un quadro fortemente disomogeneo tra realtà territoriali diverse e una strutturale carenza di organici nei servizi pubblici. Anche le difficoltà dei servizi sono legate all’immagine sociale della tossicodipendenza. A Genova, per esempio, l’opposizione della cittadinanza boicotta l’apertura di nuovi servizi. Il problema dell’accettazione sociale del mondo della tossicodipendenza, come lamenta don Andrea Gallo è estremamente serio. Basti pensare che la circoscrizione del centro storico ha interpellato quattrocento medici chiedendo loro di collaborare con i Sert e le comunità e solo quattro hanno risposto positivamente. Drammatica, dal punto di vista logistico e del personale, appare la situazione del Sert di Reggio Calabria. Anche in questa città la collaborazione dei medici di famiglia è scarsa. Mentre tutt’altra realtà è quella del Sert di Rimini. Non poteva mancare la visita alla comunità di San Patrignano e l’incontro con Andrea Muccioli, che non ha perso occasione per ribadire la sua contrarietà ai programmi di distribuzione di eroina che mirano «al controllo sociale dell’individuo».
Ma veniamo alle considerazione conclusive del documento. Le “spie significative” del funzionamento del sistema italiano riguardano innanzitutto le carenza del personale dei Sert, soprattutto infermieristico. Mentre viene valutata positivamente la collaborazione tra servizi pubblici e comunità e l’impegno di quest’ultime nella realizzazione di progetti a bassa soglia. Mentre si sottolinea il ruolo rivendicato dai comuni e l’importanza di realizzare anche in Italia questionari per sondare i bisogni della popolazione e modulare su questi gli interventi, così come avviene a Madrid.
Per quel che riguarda le indicazioni emerse dalla conoscenza delle esperienze europee la relazione distingue tre tipi di consumo, che sollevano specifici problemi: l’eroina, le nuove droghe, le droghe leggere. Sul primo tipo vengono valutati positivamente i risultati dell’esperienza svizzera di somministrazione di eroina e le safe injection rooms. Sul secondo «la strategia di informazione e prevenzione messa in atto in Olanda e soprattutto in Spagna è sembrata quella più adeguata». Sul terzo tipo di consumo, i cannabinoidi, «l’esempio olandese dei coffe shops rappresenta il tentativo di sviluppare un atteggiamento di maggiore tolleranza sociale».
Saprà il nostro governo raccogliere queste indicazioni di lavoro? Vorremmo crederci. L’appuntamento è a Genova.

 

 

 

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