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Novembre 2000
L’Onu e le droghe
La Scienza negata
Giancarlo Arnao è stato il responsabile scientifico
di Forum Droghe e, come tale, uno dei collaboratori
più assidui di Fuoriluogo. Per ricordarlo riproponiamo
questo suo articolo, scritto in occasione dellAssemblea
generale delle Nazioni Unite sulle droghe del giugno 98.
Dove Giancarlo affronta uno dei temi che più gli stavano
a cuore: la faziosità delle burocrazie internazionali
Giancarlo Arnao
Nellimminenza dellAssemblea generale delle Nazioni
Unite sulle droghe, fissata a New York, vanno fatte alcune riflessioni
sui rapporti fra lOnu e i governi degli stati nazionali.
Il rapporto fra i politici e i vertici delle agenzie antidroga
dellOnu è condizionato da due fattori: 1) I politici
non hanno generalmente una conoscenza approfondita del problema;
tendono ad affidarsi ai propri pregiudizi ideologici e ai pareri
dei tecnici. 2) Le agenzie Onu che gestiscono la politica
della droga hanno unimmagine di massima competenza tecnico-scientifica,
e (per il fatto di avere una dimensione sovranazionale)
danno limpressione di essere al di sopra delle parti,
dotate cioè di imparzialità politica. In realtà
questa immagine è del tutto discutibile.
La scienza dellOnu
Le agenzie antidroga dellOnu hanno dimostrato di ignorare
i criteri di oggettività scientifica in molte occasioni.
Una di queste è stata la scelta delle sostanze che sono
state proibite dalla Convenzione del 1961. Come è noto,
gli intossicanti voluttuari più diffusi nella società
occidentale, alcool e tabacco, determinano un danno sanitario
e sociale di gran lunga superiore a quello di molte droghe
illegali. La Convenzione Unica ha messo fuori legge soltanto gli
intossicanti voluttuari tradizionalmente usati in Asia, Africa
e America Latina (oppio, cannabis, coca). È evidente che
questa scelta è stata dettata da motivi estranei a una
logica scientifica. Secondo il Royal College of Psychiatrists
(la più autorevole istituzione psichiatrica britannica):
«Poiché lalcool era lintossicante preferito
degli europei e dei loro discendenti coloniali americani, e poiché
linfluenza politica dellEuropa e del Nord America
era così forte nella prima metà del XX secolo, furono
i costumi, i pregiudizi e gli interessi economici europei e americani
a determinare la politica della Lega delle Nazioni e dellOnu
(...) Il fatto che (...) il commercio internazionale in bevande
alcoliche non è soggetto ad alcun controllo (...) non è
il risultato di una valutazione razionale delle proprietà
farmacologiche della sostanza o di un oggettivo confronto dei
suoi relativi pericoli; è semplicemente il risultato della
possibilità degli europei occidentali di imporre i loro
princìpi, costumi e pregiudizi ad altri popoli» (Royal
College of Psychiatrists: Alcohol: Our Favourite Drug, Tavistock
1986, p. 19). Infatti, lOms (Organizzazione Mondiale della
Sanità) ha rifiutato nel 1954 di classificare lalcool
fra le droghe che danno dipendenza (cfr. Bruun-Pan-Rexed, The
Gentlemens Club, The University of Chicago Press 1975, p.
176). Nel 1961, durante i lavori che hanno preparato la Convenzione
Unica dellOnu (quella che ha formulato lelenco delle
sostanze da definire droghe e da proibire) i partecipanti
sono stati espressamente istruiti dalla segreteria
generale dellOnu a escludere lalcool dalla discussione
(Official Records, II, 1961: 94).
Dopo quattro anni, nel 1965, lOms ha finalmente ammesso
il concetto di dipendenza da alcool. Ciononostante,
un manuale dellOms del 1980 ha stabilito che lalcool
deve essere escluso dalla classificazione fra le droghe che creano
dipendenza (Rootman-Hughes, Drug-Abuse Reporting System, Who,
1980, p. 9). Lo stesso è accaduto con il tabacco. Nel 1962
lOms ha sentito il bisogno di negare lesistenza di
una dipendenza da sigarette, basandosi su una ricerca su una scimmia.
Nel 1973 un documento dellOms ha sostenuto che «la
dipendenza da tabacco» è «forse la più
diffusa forma di dipendenza da droghe» (Who, Tech. Rep.
ser. n. 516); nel 1977 la dipendenza da tabacco è stata
sottolineata da un Rapporto del Nida (National Institute on Drug
Abuse, Usa) e dal Royal College of Physicians britannico. Tuttavia,
ancora nel 1979, lOms pubblicava un rapporto dettagliato
sui danni del tabacco in cui la parola dipendenza
neppure appariva (Who, Controlling the Smoking Epidemic, 1979).
Successivamente, lOnu e lOms hanno denunciato i pericoli
del tabacco, ma (non a caso) soltanto quando è iniziata
in Usa la campagna anti-fumo. Insomma, è chiaro che, per
separare concettualmente tabacco e alcool dalle droghe
illegali, Onu e Oms hanno ignorato per anni acquisizioni scientifiche
saldamente convalidate. Le posizioni dellOnu sulla droga
sono state riportate nel 1987 da un opuscolo, in cui si afferma
fra laltro: «(...) nelle discussioni circa labuso
di droga sono state usate comunemente diverse espressioni che
(...) alimentano una concezione errata e impediscono la comprensione
della natura dei problemi della droga. LOnu scoraggia luso
di tutti i seguenti termini e concetti: uso ricreativo
di droga, uso responsabile di droga, decriminalizzazione,
e la definizione di droghe pesanti e leggere»
(Un, The Un and Drug Abuse Control, Un, 1987, p. 49).
In sostanza, lOnu interviene su alcuni termini tecnico-scientifici
collegati a fatti concreti ma non per argomentare o controbattere:
semplicemente per cancellare dal dibattito i termini e concetti
con cui vengono indicati. LOnu propone cioè una censura
delle parole e anche dei pensieri che sono in contrasto con la
sua ideologia: un atteggiamento che ha più dellesorcismo
religioso che di un documento tecnico-scientifico. Rispetto alla
cannabis, lOnu ha sistematicamente ignorato limponente
letteratura scientifica (pubblicata nellarco di mezzo secolo
da prestigiose istituzioni, anche a livello governativo) che considera
questa sostanza relativamente meno pericolosa delle altre droghe
illegali e anche di alcool e tabacco. Lultimo clamoroso
episodio è recente: una ricerca sulla tossicità
della cannabis, commissionata dallOms è stata poi
rifiutata dalla stessa Oms perché arrivava alla conclusione
che la cannabis è meno tossica dellalcool (cfr. Scienza
Nuova, aprile 1998).
La politica dellOnu
Lidea che lOnu sia politicamente al di sopra
delle parti è ampiamente discutibile. Uninevitabile
conseguenza della proibizione delle droghe nei Paesi
del terzo mondo dove queste erano tradizionali è stata
quella di favorire la penetrazione delle droghe occidentali, in
particolare alcool e psicofarmaci. Ancora peggio, la proibizione
delloppio nei Paesi asiatici ha determinato unenorme
diffusione delluso endovenoso di eroina, con effetti devastanti,
tra cui la diffusione dellAids. Ma questo problema viene
completamente ignorato dalle agenzie Onu. È chiaro che
limparzialità politica dellOnu
è limitata allambito dei Paesi occidentali. In realtà,
dalla Convenzione Unica (1961) in poi, lOnu ha dimostrato
nei fatti la sua subalternità non tanto allOccidente,
quanto in particolare agli Usa. Questo dato è stato documentato
da diversi studiosi (cfr. Musto, The American Disease, Yale University
Press, 1973; Bruun-Pan-Rexed, The Gentlemens Club, The University
of Chicago Press, 1975; Edwards-Busch, Drug Problems in Britain,
Academic Press, 1981, ecc.); ed è dimostrato in maniera
emblematica dalla storia di Harry Anslinger, direttore della polizia
antidroga Usa (Fbn, Federal Bureau of Narcotics) fin dagli anni
Trenta. Anslinger aveva influito in maniera decisiva alla proibizione
della marijuana (nel 1937) sulla base di una ben orchestrata campagna
sui media basata su menzogne, su falsi e su assurdità scientifiche.
Sta di fatto che, secondo la Commissione del governo Usa del 1972,
la marijuana era stata messa fuori legge per motivi scientificamente
insussistenti e «senza nessuna ricerca seria e completa
sugli effetti» (National Commission on Marijuana and Drug
Abuse, Marijuana, 1972, p. 16). Anslinger è stato poi nominato
rappresentante degli Usa in seno alla Convenzione Unica dellOnu.
Di conseguenza, le decisioni cruciali della Convenzione Unica
del 1961 sono state pesantemente condizionate da un funzionario
di polizia che non aveva alcuna competenza scientifica e che aveva
fatto carriera grazie a una campagna di falsi. Anslinger è
stato rimosso da direttore dellFbn nel 1962: evidentemente
lo stesso governo Usa non lo considerava adeguato al suo ruolo.
Ma allOnu è rimasto come rappresentante Usa fino
alla sua morte, nel 1970.
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