MATERNITA' RICERCA SOCIALE
Gigliola Toniollo - Sasha, Amanda e le altre
Droghe e gravidanza. Dagli Usa un'indagine contro gli stereotipi
L'immaginario maternale pretende il mistero glorioso della
nuova vita iscritto dentro il comandamento del cuore votivo
e delle buone pratiche: super mom si prepara a dare il suo alto
contributo alla causa umana e perciò mangia nutriente e calibrato,
non fuma, evita soprattutto ogni stress, in questo sostenuta
da una famiglia chioccia e da una società complice e ammiccante,
tutta dalla sua parte. Mamma dunque è il buono, mamma è sempre
il sacro, odoroso di latte e vitamine. Perché allora svelare
scenari inquietanti e penetrare il buio? E invece proprio sul
buio - sulle donne che, in gravidanza, assumono crack, eroina,
coca, alcool e chissà che altro - hanno deciso di indagare le
sociologhe americane Sheigla Murphy e Marsha Rosenbaum, le quali
nel loro libro Pregnant women on drugs, combating stereotype
and stigma (Rutgers University Press, pp. 205) raccolgono le
esperienze di donne tossicodipendenti incinte effettuando 120
interviste. Sono donne segnate dalla riprovazione sociale, in
una situazione di difficile rapporto col proprio corpo, quando
le mestruazioni non le hai da tanto tempo per l'eroina e la
nausea è una compagna di strada quotidiana. A loro capita di
scoprire di aspettare un figlio. Come decidere se andare avanti?
Se dire al partner della gravidanza, se dire ai medici o a chi
altro della dipendenza, con il rischio che il bambino possa
essere portato via dopo la nascita? Come sedare le più profonde,
indicibili inquietudini, come fare per sapere se il figlio non
abbia già subito danni? L'inattività aggrava in molti casi vicende
umane tragicamente incerte, moltiplicando il peso della dipendenza
da un partner spesso violento e invasivo. Avendo vissuto drammatici
distacchi, una nuova gravidanza è avvertita da alcune come miracolosa
opportunità di rimediare a una sensazione di fallimento e di
privazione, per ricominciare, e riaprirsi alla speranza: questo
spiega il raro ricorso all'aborto. E speranza è in ogni caso
il sentimento prevalente, anche per le giovanissime, le babies
with babies. Sono tutt'altro che delle sciagurate, comunque,
tutt'altro che dei mostri, queste madri che non riescono a smettere
con la droga e continuano fra rabbia e disperazione a bere,
a farsi di crack, di coca, di eroina... Volendo a tutti i costi
tenersi il bambino, molte di loro ricorrono "naturalmente" a
forme di riduzione del danno: impraticabile l'astinenza dalle
droghe, atroce la paura di danni irreparabili al figlio, Sasha
fuma marduana al posto del crack, Amanda si impone di nutrirsi
contro la formidabile repulsione al cibo. Queste donne dimostrano
di aver ingaggiato una furibonda battaglia con se stesse, scegliendo
sino allo stremo delle forze di far da sole, lontane da istituzioni
e servizi che dettano regole ferree e hanno il potere di decidere
sulla custodia del bambino. Tanto sole da rischiare e partorire
in casa, ma volendo al di sopra di tutto il proprio figlio sano
e felice. Perdendo se stesse quando un giorno qualcuno si presenta
alla loro porta per portare il bambino chissà dove, lontano
da loro, da chi è "not good enough to be pregnant". Non all'altezza
di diventare madre.
Il libro è disponibile solo nella versione originale
in lingua inglese.
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