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Marzo 2000

MATERNITA' • RICERCA SOCIALE
Gigliola Toniollo - Sasha, Amanda e le altre
Droghe e gravidanza. Dagli Usa un'indagine contro gli stereotipi

L'immaginario maternale pretende il mistero glorioso della nuova vita iscritto dentro il comandamento del cuore votivo e delle buone pratiche: super mom si prepara a dare il suo alto contributo alla causa umana e perciò mangia nutriente e calibrato, non fuma, evita soprattutto ogni stress, in questo sostenuta da una famiglia chioccia e da una società complice e ammiccante, tutta dalla sua parte. Mamma dunque è il buono, mamma è sempre il sacro, odoroso di latte e vitamine. Perché allora svelare scenari inquietanti e penetrare il buio? E invece proprio sul buio - sulle donne che, in gravidanza, assumono crack, eroina, coca, alcool e chissà che altro - hanno deciso di indagare le sociologhe americane Sheigla Murphy e Marsha Rosenbaum, le quali nel loro libro Pregnant women on drugs, combating stereotype and stigma (Rutgers University Press, pp. 205) raccolgono le esperienze di donne tossicodipendenti incinte effettuando 120 interviste. Sono donne segnate dalla riprovazione sociale, in una situazione di difficile rapporto col proprio corpo, quando le mestruazioni non le hai da tanto tempo per l'eroina e la nausea è una compagna di strada quotidiana. A loro capita di scoprire di aspettare un figlio. Come decidere se andare avanti? Se dire al partner della gravidanza, se dire ai medici o a chi altro della dipendenza, con il rischio che il bambino possa essere portato via dopo la nascita? Come sedare le più profonde, indicibili inquietudini, come fare per sapere se il figlio non abbia già subito danni? L'inattività aggrava in molti casi vicende umane tragicamente incerte, moltiplicando il peso della dipendenza da un partner spesso violento e invasivo. Avendo vissuto drammatici distacchi, una nuova gravidanza è avvertita da alcune come miracolosa opportunità di rimediare a una sensazione di fallimento e di privazione, per ricominciare, e riaprirsi alla speranza: questo spiega il raro ricorso all'aborto. E speranza è in ogni caso il sentimento prevalente, anche per le giovanissime, le babies with babies. Sono tutt'altro che delle sciagurate, comunque, tutt'altro che dei mostri, queste madri che non riescono a smettere con la droga e continuano fra rabbia e disperazione a bere, a farsi di crack, di coca, di eroina... Volendo a tutti i costi tenersi il bambino, molte di loro ricorrono "naturalmente" a forme di riduzione del danno: impraticabile l'astinenza dalle droghe, atroce la paura di danni irreparabili al figlio, Sasha fuma marduana al posto del crack, Amanda si impone di nutrirsi contro la formidabile repulsione al cibo. Queste donne dimostrano di aver ingaggiato una furibonda battaglia con se stesse, scegliendo sino allo stremo delle forze di far da sole, lontane da istituzioni e servizi che dettano regole ferree e hanno il potere di decidere sulla custodia del bambino. Tanto sole da rischiare e partorire in casa, ma volendo al di sopra di tutto il proprio figlio sano e felice. Perdendo se stesse quando un giorno qualcuno si presenta alla loro porta per portare il bambino chissà dove, lontano da loro, da chi è "not good enough to be pregnant". Non all'altezza di diventare madre.

Il libro è disponibile solo nella versione originale in lingua inglese.

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