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Luglio 2000
Coffee shops sempre più liberi
Peter Cohen*
AMSTERDAM
Il dibattito che alla fine di giugno si era svolto nel Parlamento
olandese, in merito a una mozione presentata da un membro del
partito laburista sulla marijuana, ha inaspettatamente raggiunto
la maggioranza, con un voto di scarto (73 a 72). La mozione chiede
al governo di «promuovere lelaborazione di norme che
regolino la produzione di marijuana olandese e la sua distribuzione
nei coffee shops». La mozione era stata presentata da esponenti
di quattro diversi partiti, in risposta a un rapporto presentato
nel marzo scorso dal ministro della Giustizia. Nel rapporto il
ministro ha rifiutato di prendere in considerazione una proposta
presentata da un gruppo di oltre sessanta sindaci di diverse città
in tutta lOlanda, in cui si chiedeva di promuovere la regolamentazione
della coltivazione di marijuana. Questo gruppo, noto come il gruppo
dei sindaci, raccoglie persone provenienti da percorsi politici
diversi, compresi i cristiano-democratici (che in Parlamento si
oppongono a unulteriore decriminalizzazione). Il gruppo
dei sindaci è guidato dal sindaco di Tilburg, socialdemocratico,
ex leader sindacale ed esponente di spicco del suo partito. Il
piano elaborato dai sindaci consiste in sostanza in una regolamentazione
molto severa dellapprovvigionamento di marijuana ai coffee
shops, in base alla quale questi ultimi potrebbero rifornirsi
presso coltivatori autorizzati, distribuiti tra le varie municipalità.
Tutti gli altri canali di approvvigionamento sarebbero severamente
monitorati e soppressi.
Non tutti apprezzano questo piano. Se adottato, accrescerebbe
di molto il livello della repressione, in base al presupposto
errato che tutto il commercio di cannabis possa essere regolato.
Piuttosto, sarebbe auspicabile una forma più morbida
di questo piano, per cui i produttori locali di prodotti a base
di cannabis potrebbero richiedere una licenza e, a determinate
condizioni, sarebbero esentati da azioni repressive nei loro confronti.
Tale forma cambierebbe soltanto lo status legale dellacquisto
allingrosso presso coltivatori autorizzati, ma non cercherebbe
di indurre la gente a pensare che tutta la restante distribuzione
di cannabis debba essere considerata alla stregua di un crimine
o comunque disfunzionale.
La mozione votata dal Parlamento non fa riferimento ad alcuna
proposta di ulteriore decriminalizzazione della coltivazione di
marijuana, né indica una preferenza per alcun modello.
Essa, semplicemente, dimostra che una parte considerevole del
Parlamento è ormai matura abbastanza da consentire ulteriori
sviluppi nel percorso di decriminalizzazione che la politica olandese
sulla cannabis ha intrapreso nel corso degli ultimi trentanni.
Fino ad ora, in Olanda, le posizioni ufficiali erano attestate
in gran parte sulla decriminalizzazione del consumo, ma non della
distribuzione.
Le principali obiezioni formulate dal ministro della Giustizia
e, in seguito, dallintero esecutivo, si basano sullopinione
che lOlanda non debba attirare su di sé maggiori
critiche da parte dei paesi (membri dellUnione Europea)
per la sua politica sulle droghe. Il Parlamento ha respinto queste
argomentazioni, ed alcuni parlamentari sono apparsi addirittura
adirati perché lattuale governo, su questa questione,
non ha affatto tentato di formare coalizioni, grandi o piccole,
con altri paesi (come la Svizzera, il Portogallo, o i länder
tedeschi che stanno cercando di andare verso una maggiore decriminalizzazione
nelle loro politiche sulla cannabis). Il ministro della Giustizia
ha dichiarato che cercherà di fare di più nella
ricerca di potenziale sostegno allestero. Gli scettici,
come me, ritengono che tali tentativi siano destinati a un misero
fallimento.
*Centrum voor Drugsonderzoek, Università di Amsterdam
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